fotografia stock VS nonstock #34985734857

Fa sorridere di tanto in tanto leggere nei gruppi online cose come “so excited I sold my first enhanced license and saw my picture in a major mag! 😀 ” … o cose del genere, tipo “ho guadagnato 100 euro!”.

Fa sorridere perché se faceste i camerieri in gelateria guadagnare 100 euro in un mese con il vostro lavoro non vi farebbe esultare. Devi sapere, avere, fare, tanto e con costanza.

Ma ovviamente la parte “major magazine” fa sempre sorridere: il motivo per cui NON fare il fotografo è venire scelto (da chicchessia) perché costi poco. Certo nel mondo dello stock (ormai dominato dal microstock) ognuno è così: tutti costano poco e devi vendere tanto. La foto stock è una commodity (ok, ne si discute), come le sottilette o le mutande. Ovvio che devono essere fatte come dio comanda, ma costano in maniera diversa dall’andare da un tessitore e dirgli di confezionartele.

Oggi stesso ho avuto a che fare con il classico rapporto con un cliente: ha le sue difficoltà (che non intendo accettare) ma è molto facile guadagnare. Se non lo fai sei un pirla, ovviamente, quindi non mi confronto con chi lavora gratis in un mercato in cui ci sono precisi prezzi per far stare in piedi un lavoro.

Però ecco… se stai esultando perché hai guadagnato 100 euro dopo un anno… beh non va bene 🙂 Devi farti stipendio, contributi, malattia. Da solo.

sbattersene e via

Di tanto in tanto mi faccio problemi. Mi PONGO problemi. Mi faccio domande. Mi espongo al confronto, al dialogo, con persone che hanno espresso opinioni rispetto ai campi di cui mi occupo professionalmente.

Cioé faccio una cosa per cui mi pagano in misura tale da non dover fare un altro lavoro per pagare l’affitto e sopravvivere.

Tempo fa era un lavoro, oggi è un altro.

In ogni caso ho sempre trovato chi mi ha fatto pensare di essere inadeguato. Le argomentazioni esposte mi si appiccicavano addosso. Avrei dovuto smettere o migliorare sensibilmente, spesso studiando molto per fare le stesse identiche cose ma essendo in grado di controbattere con una serie di nozioni a chi aveva studiato. Ma il mio lavoro sarebbe rimasto invariato: il servizio od il prodotto che soddisfacevano il mio cliente (fosse esso diretto od una funzione aziendale) non sarebbe cambiato. La mia sensibilità nel variare il mio modo di agire professionalmente provengono sempre dall’ascolto del cliente, se mi è possibile, oppure alla risposta in termini di vendite che rappresenta comunque l’espressione di una preferenza, di una scelta.

Spesso, parlando con colleghi, prima e anche ora, questi mi guardano e mi dicono “ma che cazzo di problemi ti fai? Fallo e basta!” Continue reading →

E il direttore creativo chi lo ha assunto?

Ritengo utile pubblicare l’articolo che Massimo Guastini – direttore creativo e partner di CookiesAdv, Presidente dell’Art Directors Club Italiano dalla fine del 2010 al febbraio 2016, ha scritto sul sito della sua agenzia. Utile per tutti/e i/le giovani che intraprendono percorsi di studi umanistici, in particolare nell’area della comunicazione, perché offre elementi concreti sul mercato […]

via “Fertility Day: andiamo oltre i capri espiatori”, di Massimo Guastini — D I S . A M B . I G U A N D O

Alamy cambiamenti contratto giugno 2016 (PARTE 1)

La maggior parte dei termini chiave sono stati rimossi dalla parte iniziale del contratto: sono già nel corpo del contratto o ci sono stati inseriti magari ripetendo, in modo che si trovino direttamente nei vari punti.

  • Alcuni cambiamenti sul Rights Managed, con riferimenti al “calculator” presente al punto 8.1 del contratto.
  • Si parano il culo come tutti gli altri dicendo che possono non accettare o cancellare le immagini come cazzo gli pare, ma in modo più elegante.
  • Si parano il culo PIU’ DEGLI ALTRI, dicendo che tu, contributor, non puoi pensare che le guardino tutte, le immagini e che sei il solo responsabile, che l’ospitalità va considerata solo una CORTESIA (ah, quindi la percentuale sui guadagni non è per i servizi dovuti riguardo all’ospitalità sui server? è una cortesia costosetta).
  • Hanno eliminato una parte relativa al cambio licenza da royalty free a rights managed.
  • Devi aggiornare ciò che metti in esclusiva su ALTRE agenzie (leggi: togliere, immagino).
  • Nuova clausola “anti-odio” in cui si parano il culo relativa ai soliti generici tu ti impegni a non usare i nostri server per scopi criminali offensivi, razzisti eccetera. Ovviamente io qui vorrei che – parole in altri luoghi a parte, del tipo “ma è ovvio che” – chiarissero che se una immagine è stata preparata con l’ovvia intenzione di essere al servizio di campagne CONTRO l’odio eccetera eccetera, va da sé che conterranno potenzialmente questo tipo di contenuto costruito appositamente e chiaramente NON facendo male a qualcuno o con lo scopo di far del male, ma il suo contrario. Solo che se non si dice in modo chiaro, i contenuti in effetti possono rappresentare queste cose. Va chiarito, Alamy, capito?!
  • Chiariscono distintamente che tu puoi fornire le immagini in modo non esclusivo, posto che rispetti le condizioni contenute in questo contratto (suppongo si riferiscano a quelle in cui se le dai in esclusiva agli altri devi rimuoverle da Alamy).
  • Puntualizzazione sul fatto che devi mantenere i dati di contatto aggiornati.
  • Puntualizzazioni (due) sul fatto che sei il detentore dei diritti o insomma non ci sono terzi coinvolti in nessun modo e che se ci sono delle restrizioni le hai indicate (ma tanto non puoi farlo se non sono rights-managed, quindi non simpaticissimi).
  • Aggiunta la clausola che le foto non sono state prodotte in luoghi in cui la fotografia per scopi commerciali non è consentita (musei, gallerie d’arte, altri edifici pubblici o privati). Bella questa ultima pubblici o privati! Comunque direi di riferirsi come sempre alla legislazione nazionale per regolarsi.
  • Autorizzazione esplicita ad aggiungere le immagini ad uno o più database di Alamy.
    Aggiunta del “noi facciamo quello che cazzo ci pare” anche riguardo alla eliminabilità dei file a causa di restrizioni che tu hai messo.
  • Esplicitazione riguardo alle commissioni per Alamy.
  • Altre parate di culo sul fatto che ci possano essere delle licenze di esclusività (avranno avuto casini con qualcuno che non li ha avvertiti).
  • Aggiunta la possibilità da parte loro di abbassare di tanto in tanto il quantitativo minimo pagabile ed indicarlo sul sito ovviamente a propria discrezione.
  • Variazione (con aggiunta di clausole nuove) sulla possibilità, da parte di Alamy, di usare le tue immagini per la promozione di Alamy stessa:
    e se le immagini in questione sono state inserite in materiali promozionali prima della chiusura di un account potranno restarci;
  • e per chiarire ogni dubbio le immagini cancellate o soggette a chiusura di account non verranno usate in nuovo materiale promozionale;
  • e per essere chiari si includono articoli ed interviste che riguardino Alamy, social media, elenchi dei motori di ricerca e promozione, inclusa ma non limitata a “google immagini”;
  • e che possono, in questo preciso ambito, fare esattamente quello che possono fare i clienti (modificare ecc).
  • Chiarimento/precisazione sul fatto che se, una volta notificate le modifiche al contratto da parte di Alamy, hai 45 giorni di tempo per dare richiesta scritta di terminazione del contratto in accordo con le disposizioni di cui alla clausola 20.1.2.5 (che a quanto vedo non è cambiata, quindi dovrete andarvela a cercare).
  • Il punto 28 non mi è chiarissimo ma è riferito alle “collecting societies“, che in sostanza – CREDO – sono cose come la SIAE (e ora, in Italia, anche Patamù): si definiscono i rapporti che consenti di avere, in relazione alle TUE immagini, da parte di Alamy con tali Collecting Societies. Non mi è parò chiaro quanto dicono relativamente alle esclusive, proprio non mi è chiaro. Viene anche definito in modo chiaro che una volta pagate le tasse il 50% è tuo.
  • Una nuova clausola dice che “se non ci hai specificamente informato ed istruito di NON agire per tuo conto riguardo alla raccolta (vedi le collecting societies) negli UK prima del giorno 30 luglio 2016 allora noi non lo faremo a meno che non veniamo istruiti a farlo. Se ci istruirai a farlo allora questo continuerà ad essere, per tutta la durata del contratto.

MI SONO FERMATO AL PUNTO 29 PERCHE’ HO SONNO E MI SONO ROTTO I COGLIONI.
Proseguirà su parte2.

Quanto costa aprire uno studio fotografico?

Quanto costa aprire uno studio fotografico? Vi do alcune indicazioni, non tutte, perché tutte non le ho, per ora. E sia chiaro, io non parlo di un NEGOZIO o di uno studio al pubblico con la vetrina e la gente che entra, ma di una SALA DI POSA. Se sei un fotografo conosci la differenza. Continue reading →

il mood del microstocker (e del fotografo)

In generale i fotografi si lamentano, quando si parlano fra loro (intendo anche su Facebook o “spazi virtuali comuni”). Se sono di vecchia data hanno più motivi, che non sempre condivido.

Le lamentele sono le più varie: tutti fanno solo schifo, tutti non sono originali, tutti non hanno una sufficiente cultura. Poi si passa ai pro, semi-pro, wannabe-pro e pro che più o meno dicono le stesse cose, in massa, chi con ragione, chi ipocritamente, essendo la causa dei mali degli altri. Tutti possono fare le foto con le digitali, il digitale ha abbassato la media, ha alzato la media ma abbassato le punte di alto livello, il digitale sta facendo scomparire il mestiere, ecc ecc.

Molte di queste sono vere. Posso aggiungere la mia, se non siete fotografi magari non l’avete sentita: sarà più o meno quella di tutti gli altri. Continue reading →

Yuri Arcurs ipotizza il nome Nanostock per Adobe Stock

L’opinione di Yuri Arcurs riguardo ad Adobe Stock (12 ottobre 2015) – Una disamina ovviamente in stile Yuri. Spaccona e biz-manager like, ma per questo molto aggressiva. Non posso che concordare, ovviamente, riguardo al lato “nanostock”, relativamente alle commissioni per gli operatori del settore, i contributors ed il flat rate fisso al 33% e i prezzi a 5$ che mirerebbero, secondo lui, a far abbassare i prezzi di chi ha i prezzi più bassi e le stesse foto (Shutterstock, il player più interessante di tutto il mercato, per i fotografi di microstock – non di stock).

Da leggere!

MICROSTOCK, ITIN, W-8BEN, tasse: codice fiscale.

tasse ITIN, o ‘i che ttu ssei? Nel mondo del microstock, fino a poco tempo fa questo prima era un dubbio atroce, poi una certezza che “chissenefrega”, ma una certezza basata sul nulla, o peggio, sul “così fan tutti”. Ma se un cojone come me approfondiva, si leggeva tutto sul sito dell’IRS e si sbatteva, un dubbio gli poteva anche venire.

Ora finalmente iStock/Getty ha chiarito DEFINITIVAMENTE.**

Qual’era, prima, il ragionamento del cojone? Continue reading →

iStock peggiora dal punto di vista dei contributors?

Oltre al pessimo sistema di upload farraginoso e differente da tutti gli altri (no FTP, devi usare il loro programma sia per quello che per il tagging) e alla PESSIMA MOSSA di mettere al 50% (ma me l’hai chiesto?) i prezzi “per sempre” su determinati file (ma non sono bruscolini) ecco che ora ha anche problemi di irregolarità sui partner program e stranamente quando ci sono i calcoli delle royalties.

Mi pare evidente che invece Shutterstock tratta come si deve i propri collaboratori, VENDE ed è efficiente in ogni suo processo. Mi risulta un po’ diffcile, per entrambi, capire quale sia la politica delle review, dato che sembrano rigidissimi ma che poi si vedono degli obbrobri inguardabili in mezzo ai capolavori.

Spero di non essere nella prima categoria, comunque.

Ad ogni modo resta la possibilità di SCEGLIERE. Se le agenzie non funzionano bene e ci rompono le palle, basta andare con quelle che fanno qualità, che trattano con rispetto te e il tuo lavoro, che rendono la parola “lavoro” ancora sensata, soprattutto.