Paradosso vecchiaia

Certamente quando l’età avanza si accumula esperienza. Uno pensa “esperienza = competenza”. Ma anche rotture di coglioni vissute. Esperienze di merda. Delusioni. Amarezze. Mentre ti viene presa a martellate la forza, drenata l’energia che devi continuare a pompare dentro solo per stare in piedi mentre tutto ti prende a calci e grandinate… una cosa che accumuli è la fatica. Il “non ne posso più”, “anche basta”, “ne ho pieni i coglioni”, “non un’altra volta”, “succede sempre questa merda”.

Certo, ti puoi rimboccare le maniche, prendere un respirone e fare quello che devi. Ma appunto: devi.

Se non devi, tendenzialmente hai esaurito la tua quantità di energia disponbile per la merda, non per aprirti a curiosità, diversità, opportunità, possibilità.

“Ho già dato” se ti hanno menato per tre ore e sei stato un duro a incassare, non è che alla quarta dici “ho esperienza quindi non mi avete frollato la carne e ora sono maciullato”. Non tutto incallisce, qualcosa si incrina, si spezza, si indebolisce, si fiacca. E a noi tutti fa schifo la debolezza: ecco perché non vogliamo stare con chi non ci sopporta, vicendevolmente. Non deve, in effetti, farlo, così come non siamo tenuti noi.

E allora ognuno a casa propria, eccetera. No? Questo poi è quello che accade. Con un bel cane che è meglio delle persone, con tua figliachelacosapiùbellacheabbiamaifatto ma che se se ne va sei da capo. Con i gatti eccetera. Che non possono esprimere opinioni diverse dalla nostra, dirci che spariamo cazzate, che esistono altre vie.

One of my turns #20240919

Oggi è davvero dura. Ti svegli la mattina e fare 4 cose in tutto il giorno, quando stai così, è sfiancante, un’impresa. La concentrazione nel voler morire, il fastidio per tutta quella parte di mondo che ti vuole nascondere gli strumenti per farlo agevolmente, per nascondere e tenere lontano quanto di questo ci sia ovunque, su internet. Lo schifo non tanto e non solo di sé, ma nel constatare l’impegno necessario per una contropartita insoddisfacente e assolutamente non certa, l’osservazione di un mondo concentrato sulla sopraffazione e non sulla collaborazione, che non intende alleviare la pena dell’esistenza in modo determinante, che lo sfruttamento ed il bene vivano davvero contrapposti come padrone e schiavo.

In giorni così fare davvero qualcosa, 10-20 minuti e trascinarsi per altre ore in mezzo, poi altri 6 minuti veri, funzionanti ma dolenti, concentrati, sensati nell’insensato… è dura. Solitudine subìta, colpa, rancore che ormai osservo e riconosco come responsabilità.

Ma che fatica pure senza fare troppa fatica.

Anzi, ho notato che una corsetta ora la sento: parliamo di attraversare rapidamente la strada.

Una fatica diversa dunque. Fatica di esistere. E ancora non ho con me un metodo per morire, questo mi esaspera.

inversione, ancora, notte e giorno

ancora una volta … è quasi mezzogiorno … e mi sono alzato quando? a mezzogiorno di ieri? quindi… in teoria 24 ore fa … mi sono ALZATO e non sono… andato a dormire…

ho fatto un’altra tirata… anche utile, per carità, non improduttiva… però che diavolo… la stanchezza… non è chiara, pesante, schiacciante… di quelle che ti metti giù e ZZZZZZZ.

no.

E’ questo lo schifo.

Ma almeno ho risposto a qualcuno a cui non stavo dedicando il tempo che meritava.