stupidocoglionesilosostupidocoglionehocapito

  • “Stupido coglione!”
  • “… Su questo non ci sono dubbi…”

Voci interne. Sensazione di schifo di sé… veloce recap su quanto questo livello di stupidocoglionaggine sia medio, recap sul fatto che della mia mediocrità ho già contezza, che per qualche motivo mi fa soffrire, che per qualche motivo sapere di essere mediocre e non infimo non mi dà sollievo, ma semplicemente lucidità di informazione, ma zero lucidità di emozione.

Il mio dialogo è così, ormai, spesso. Su questo sono peggiorato. Non era esplicito. Non so che voce dare a questo me stesso che mi pungola. Una vecchia suocera? Un piccolo demone teatralmente espressivo, sadicamente derisorio? Un me stesso giovane ma un po’ uncanny-valley per qualcosa? Non lo so.

Mi sposto, osservo la mia micia, considero che sia la costante positiva della mia esistenza dal 2015: sempre qualcosa che non viene da me. Viene da fuori. Certo l’ho cercata, voluta, pensato al fatto che la sua esistenza “in prigionia da me” sarebbe stata qualcosa di cui essere responsabili… in contrapposizione alla sua possibile soppressione se non la prendeva nessuno (ma come si può? È una adorabile pipistrellina tirannicamente coccolona … mostra così tanto affetto… affetto vero: cibo di qua, coccole di là, indica le coccole: sceglie luoghi per azioni). Ma non viene da dentro di me.

Io non mi amo, direbbe chiunque, ormai, ma anche un/a terapeuta eh? …E dovrei trovare questa amabilità dentro di me bla bla bla. Un po’ come invitare uno che vuole fare sesso a spararsi delle sontuose seghe e poi fare le battute del buon vecchio Woody.

Rifletto sempre più spesso (rimuginio / ruminazione … oooooook) su questa bellissima situazione dell’essere coscienti della propria esistenza, consapevoli di essere un ingranaggio nella riproduzione dei geni, uno strumento della vita, un “essere” che non è, ma che informa i viventi tutti. Quando ti rendi conto che i tuoi bisogni non sono scelte li odi, sono costrizioni e ricatti, per un essere cosciente, che pensa voglio-non-voglio. Non è che tu non possa non-volere. Semplicemente muori o stai di merda… o stai di merda e muori, oppure muori stando di merda. Ogni cosa serve solamente a perpetuare la tua specie, comunque a “mandarla avanti”. Tutto qui. Sei questo per la vita. La vita è il vero Dio. L’ho scelto – credo di avervelo detto – recentemente, per poter indirizzare le mie bestemmie a qualcosa di sensato. Un Dio che non è, che non ha vita ma è la vita. Che è amorale e quindi noncurante dell’immoralità, ingiustizia, dolore, sofferenza. Dio non esiste, così ecco, identifico il vero dio e posso maledirlo, bestemmiarlo, contrastare l’idea che ha fatto anche cose buone (e salutava sempre) … perché la percentuale di dolore, sofferenza, fatica, atrocità, crudeltà, orrore, è nettamente inferiore alle cose buone, nel tempo e nello spazio, dimostratamente.

Ormai sappiamo tutti che “e anche chatGPT mi da ragione” non significa una sega, data la sua notoria tendenza alla piaggeria, non solo servilismo, ma proprio leccaculaggine, se non continui a rintuzzarlo con “sii brutalmente onesto” , “Fai l’avvocato del diavolo”, “science-based”, “evidence-based” , “cerca la falla nel mio ragionamento se ce n’è una o più”. Ma anche con queste aggiunte, con 4-o, 3-o, deep-research sicuro. Con GPT-5 non ci provo neanche. Dopo una conversazione per trovare due cavetti e dirgli di navigare e trovarli seguendo le sue stesse indicazioni e fallendo miseramente da talmente tante angolazioni che chiamarla intelligenza è sempre più ridicolo… direi di aspettare. Claude concorda.

Inoltre dire che sono generalizzazioni è una facilissima semplificazione: andiamo sulle percentuali e sarà dunque inutile fare appello a “non è tutto così”. Percentuali. La massa e il bilancio: cosa di più, cosa di meno. Chiaro che a qualcuno va bene.

Vinili 20 euro a pezzo solo di costo

Ho da qualche tempo compiuto 50 anni. Tempo, fino al giorno prima, in cui spesso non me ne danno 30. Eppure io me ne vedo 60. So che non è cambiato niente. Ma il limite “50” me lo ero già dato. Quindi ogni giorno adesso è fuori scadenza. La scadenza ESTREMA sono i 70, 75 proprio vorrei un timer alla Blade Runner per tutti, per come stanno, guardandoci in giro, conseguenze, implicazioni, società, sentimento e felicità dei milioni di singoli coinvolti.

Non c’entra un cazzo ma giorni fa ho guardato il costo di produzione minima di vinili eco-sostenibili per un lotto minimo di 50 pezzi. Il pezzo singolo, SOLO per rientrare del costo, sono 20 euro.

Chissà quant’era il costo industriale degli anni ’90*.

Perché me ne frega? Perché una delle poche cose che voglio davvero fare prima di schiattare sono le mostre dei nudi o dei libri e soprattutto registrare ciò che inventammo tra il 95 ed il 98 con uno dei gruppi. E per essere nel mondo “indie” il vinile ci starebbe: cosa di cui non me ne strasbatte un cazzo, personalmente, a parte per copertina eccetera. Quello si: è arte, è gusto, ha il senso giusto del “fisico”.

Per me io ti masterizzo il CD al volo, ti do le tracce, mi scarichi da bandcamp che cazzo me ne frega, per lo streaming mi interesserebbe solo per capire se e quanto interessa una cosa che in parte sono io e che io ti do, a te, a tutti. E a chi frega? Come qualsiasi opera di espressione.

Ma prima, prima di tutto, voglio che sia fatta, che mi piaccia, esattamente come fu 30 anni fa.

Non sono cresciuto, mai, non sono maturato, non sono diventato adulto. Riconosco ed accetto alcune responsabilità, come ad esempio quella di dare supporto diretto, se possibile e se accetato o voluto, ai giovani, come parte della società. Ma mi rendo conto che l’unica cosa che ho davvero imparato a fare nella vita è una cosa che mi schifava forse, che non mi interessava: avere a che fare con la chiacchiera da bar, da paese, con la gente, senza fare solo lo snob cagacazzi. Non tanto per me, ma per non urtare gli altri mentre gli scivoli in mezzo, lubrificante sociale.

Resta comunque un lubrificante per lo scopo principale della vita: mettermelo nel culo. Una entità non-vivente che incarna tutti i viventi informandoli della sua programmazione obbligatoria di sopravvivenza di e a sé. Quello che senti: danno collaterale.

*del 1900.

in prigione a pagamento

la cella

Quando sentiamo le condizioni difficili di qualcuno è spesso facile lasciarsi prendere dal vedere soluzioni (e aprire la maledetta bocca) che pensiamo che quel poveraccio o poveraccia non abbia già pensato di percorrere. E’ anche vero che spesso lo facciamo ma ci accorgiamo che quello o quella non vogliono percorrere queste strade. Per questo ci capita di pensare quelle cose anche di chi in effetti non è svogliato, pigro o viziato.

Mio fratello ha fatto tanti sbagli, ma alcune cose che gli sono capitate sono capitate a tanti altri, non sono sbagli, sono semplicemente affari che non vanno bene, lavoro che svanisce, soldi che non ci sono più. Ora si trova a vivere con i miei genitori anziani e fa un lavoro da guardiano notturno che, a quanto dice, è peggio di quanto non fosse fare il casellante in autostrada un tempo. Non deve fare granché: e questa non è una buona cosa. Non vede nessuno, assolutamente nessuno, è completamente solo in guardiola, non ha la TV, non c’è connessione ad internet; ovvio che deve buttare un occhio alle telecamere, tanto quanto è ovvio che un sensore di movimento e un controllo remoto sarebbero una buona soluzione, visto che lui non è nemmeno armato. Continue reading →