Misc #20250112 – smartphone starter

Non dico smartphone, ma il semplice cellulare: c’è stato un mondo prima. Un modo, soprattutto.

A volte sono i telefilm crime, quelli con “uno che è dentro casa”. A volte riesci persino a vederli ambientati prima del telefono stesso. C’è uno dentro casa. E fine, non puoi fare altro che urlare. Ma è sempre una casa di campagna, guanti neri di pelle, candelabro, bonk.

Ma poi arriva il telefono. “C’è qualcuno in casa mia”.

Allora scene in cui il telefono – rigorosamente fisso – è troppo lontano, o tagliano i fili.

Oggi questo accade al massimo con i ripetitori nel deserto, nelle serie crime (o “procedurali”).

Ma uscivi … e non sapevi se ti avrebbe chiamato la tua bella. Avevi aspettato… ma niente. E che fai, vivi li? Esci. E 20 minuti dopo, mentre sei in treno, in autobus, qualcosa… la chiamata arriva e tua madre ovviamente dirà qualcosa di sbagliato. O lo dirà a te dopo.

Cosa sia la privacy e quanto sia importante la privacy avrebbero dovuto capirlo: interrompere i traumi spezzando la catena intergenerazionale: io non farò quello che avete fatto voi. Gente che stava in camerate da 30 così all’ospedale come in collegio o in (mio dio) “colonia”.

Ricordo “ti mando in colonia” come una minaccia. Per qualcuno sarebbe stato bello, ma ovviamente significava solo: starai nel branco dove la legge del più forte è viva e vegeta tra piccoli pezzi di merda violenti senza controllo che si bullizzano a vicenda, fanno scherzi sadici per deridere ed umiliare. Sto esagerando? Ragazzo disabile messo a testa in giù in cesso, tenuto per i piedi in modo che si pisciasse addosso e poi lasciato andare nel water. A parte ne “il braccio violento della legge” non ve lo sareste aspettato no? Beh, il nonnismo e tutta quella merda era viva e vegeta mentre io ero adolescente, soprattutto fino alle medie… poi stava migliorando la sensibilità, lo dicevamo forte.

Telefono si diceva. Beh ovviamente sotto controllo: gente che entra di brutto e ti urla di chiudere. Che il telefono si usa solo per le cose serie. Che costa! Cos’è, una interurbana, ma sei matto? Ma sai quanto costa? Sono tre ore che sei li. Ok, io no, ma mia sorella abbastanza. Ma pure quando ci passavamo i compiti: muoviti che costa!

Domenica si telefona agli zii lontani, ai nonni. Costava meno di domenica? Non lo so. Che io poi… “saluta la nonna”. Ma quale? La mia nonna è qui, è gentile. Quella stronza lì mi sta sul cazzo (nota che l’essere gentile veniva deriso, considerato un vizio, una “roba da deboli”, machismo anche tra donne).

E – scopro oggi – forse anche io stavo sul cazzo a lei. Ma quasi sono soddisfatto, guarda. Nei pelosi ispidi, grassa, puzza di fumo e fritto. Autoritarismo stupido. Per carità avrà avuto anche dei difetti.

Mi dicono che amava molto (cioè lo percepivano) i miei fratelli. Ma era anche “cosa faremo con questa bambina?” (testa ce fa “no no”) … perché le teneva testa e non accettava le sue puttanate, i suoi imbrogli mascherati da “ma io ho esperienza perché sono anziana”. Si ma… o dimostri che la tua esperienza vale, o chisseneincula, vecchia.

Comunque.

Uscire a fare la spesa all’ingrosso a 20 km e chi stava a casa si ricorda di qualcosa mentre tu sei lì: ciccia. Ti attacchi. Oggi puoi mandare un messaggio, chiamare “hey ricordati della colla di budella di crisantemoooo!”, anche se chi è al super ha il piede quasi fuori dalla porta.

E soprattutto abbiamo CONOSCENZA: internet. Non puoi raccontarmela troppo. Posso verificare abbastanza facilmente. Sembra ormai la normalità ed è una normalità alla quale non vorrei mai rinunciare, internet soprattutto. Ma non lo è stata per tanto, tantissimo tempo. Credo, ma non sono certo, di aver avuto il mio primo cellulare nel 1996 o ’97. Accesso ad internet credo 1995. E il bello è che riuscivo a capire di cosa si trattava almeno un po’ perché sapevo cosa era, per esperienza diretta, un BBS. Col mio amico ci eravamo collegati in Norvegia cazzo. Quello no che non lo sapevamo. Era un bbs, figata, tutto qua. Ovviamente con un 2600 baud immagino, che funzionava con la cosiddetta “ratio”. Niente che ai tempi (2003) di WinMX non si sia replicato almeno in modo “ideale” con i “leeches”, il “trading” e lo “sharing puro” (se vi sembra vecchio, tutto ciò è vivo e vegeto, da e-mule a soulseek, compreso in forma di container docker, andate a cercarvelo su github).

Però adesso: ZAC.

Le abitudini, i metodi, i tempi, anche i “costumi” hanno attraversato la mia vita. È dura che ogni volta le abitudini e i modi di trattarlo cambino e non si sappia mai come la gente li prende. Cioè come i ragazzi nuovi li prendano. Cosa sia “educato” per loro, cosa “non si fa”. Sono tutte sensazioni. Ma partono da adolescenti, da bambini persino, da ambienti di gioco, un galateo che non parte dai vecchi, anche se sono stati i più vecchi ad inventare e portare il mezzo stesso, hardware e software.

Mandare la posizione, controllare la posizione. Io ho avuto un NAVIGATORE. Ora … smartphone. Fine. La scomodità e la vista mi impediscono di godere di altre cose sicuramente fattibili col cellulare: un giochino che mi piaceva… ingiocabile col cellulare, non ci vedo un cazzo. Ma sono certo che ci si possa fare un disco e senza usare le iA, proprio una DAW mobile.

Sarebbe bello. Ma non è solo bello. Quando sono in buona però cerco di essere amante dell’opportunità, del mezzo, delle possibilità fiche, senza gli svantaggi o le conseguenze di merda.

Una cosa che non c’entra un cazzo? Aristofane ne “Le Nuvole” parla di un figlio che argomenta “padre tu trovasti giusto picchiarmi da piccolo, ora io farò lo stesso con te per i medesimi motivi” (riassumo e interpreto).

Ora ho un pelo di ottimismo che mi circola in vena. La quantità di libertà che si respira in un certo periodo è indimenticabile: non credo che tutta questa merda reazionaria di destra funzionerà su cose fondamentali di costume grosse, solide. Il cosiddetto wokismo “della parola” e dell’offendersi, quello immagino verrà spazzato via con l’acido cloridrico. E sinceramente mi sembra totalmente comprensibile: “giusto” non lo so.

Il perché? Consiglio di leggersi le tecniche e l’arte del negoziare di Harvard, diventa abbastanza comprensibile. Serve tempo. Non me lo concedi? Si scende verso il potere, la forza. No, non mi imporrai di chiamarti come vuoi, no non daremo per scontato che la tua sensibilità valga più della mia. No, non daremo per scontato che il tuo percepire la mia intenzione sia corrispondente al vero. No non daremo per scontato che “normale” significhi qualcosa di diverso dal “numericamente in una determinata distribuzione percentuale” ossia per la gente “quello che fa la maggioranza e che darò per scontato se non MI AVVERTI PRIMA”.

Queste cose, di normale convivenza, non si normano. Si assorbono piano piano, con la convivenza, il dialogo, la negoziazione PERSONALE, ragionando. Io e te a casa, partner, parenti, amici, potenziali amanti. A quanto mi dice una iA il desiderio di moderare i tempi del progresso che pure si accetta sono comunque parte dell’essere “conservatori”. E allora sarò conservatore, anche se mi sento parecchio sul lato progressista. Ma ci sono cose che sono date per scontate come giuste mentre sono invece soggettive. E come tali generano singole isole che stanno nello stesso mare, non un continente unico.

Quando dico così, asserendo, “si fa” “non si fa”, intendo: le evidenze ci hanno mostrato che il reale comportamento umano, non idealistico, misurato, in condizioni reali, funziona in un certo modo.

Non fraintendiamo anche il “non puoi fare così”… intendo: se ti aspetti che abbia senso, che funzioni, se pensi di seguire una certa coerenza. “Non puoi” usato in questo modo nella lingua italiana non significa “io non ti permetto di”.

Buon 2025.

Quella cancellala subito!

Com’è bella quella foto, piena di vita vera, così naturale, bella, spontanea. Purché non ci sia tu dentro, vero? Ti senti brutta, tu senti brutto. Eppure tutte le altre… dove ci sono gli altri… si è vero, vedi delle rughe. Anche dei doppi menti, del resto… quei doppi menti ci sono, lo sai, ma tanto mica la consideravi bella quella e pure quello. Ma chissenefrega – dici – non è questo il punto: quelle foto sono belle! Sono proprio loro, no?

Eh si.

Ma quando sei tu: nessuno deve vederti in quella foto. Nessuno deve immortalare quello che, mortale, sei, anche se sei tu, ogni giorno, così, proprio in quel modo. Sei tu.

Ma nessuno deve ricordare quello, quello vero.

Quella foto è finta! – diresti su altre persone. Ma su di te: va benissimo così.

ZerinoFebb! NON col moment

ZerinoFebb! NON col moment (ibuprofene) almeno a distanza di 6 ore, nel caso e INVECE della Tachipirina se nella vostra influenza il naso c’entra poco. Può essere preso con Fluimucil (o equivalente, acetilcazzolosalaminchia). Serve a “trattare l’influenza” senza ma checcazzo ne so io? Ma davvero ascoltate me? Ma lo sapete che se chiedete a chatGPT, che pure non può essere considerato in caso di consigli medici, comunque servendosi di fonti a svalangate e non essendo un umano che si scazza a rispondere o ti giudica e ti guarda come una merda se spari cazzate, ma semplicemente ti risponde, sempre, avrete informazioni più utili che non cagando me?

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non ti do il copyright! (minchiata)

Questa cosa la spiego ad ogni nuova persona che arriva in studio per posare. Credo che tutti debbano saperlo.

Prendete una macchina fotografica in mano. Fatto? Ora siete fotografi. Fate una foto. Fatta? Siete autori! Sulla foto che avete fatto voi AVETE IL DIRITTO D’AUTORE, ovverosia il cosiddetto “copyright”. Il CopyRight è vostro. Se avete fotografato vostra zia, il copyright è vostro, non di vostra zia.

Quindi se vostra zia dicesse “hey! non ti do il diritto d’autore per questa immagine!!!” oppure “guarda che non ti do il copyright!” starebbe dicendo una o l’altra minchiata.

Il diritto d’autore ce l’ha l’autore. L’autore sta dalla parte dell’obiettivo che non cattura immagini. Sta dall’altra.
Il diritto d’autore inizia ad esistere nell’istante in cui avviene lo scatto, è automatico, è intrinseco, non serve chiedere o dichiarare niente a nessuno. Se l’opera fotografata è una “mera riproduzione della realtà” o “di carattere creativo” si discute.
Il diritto d’autore comunque non ce l’ha la persona ritratta, poiché, tranne in caso di autoritratto, non è l’autore.

La persona ritratta ha il diritto all’anonimato, o diritto alla privacy. Questo significa che in luogo PUBBLICO non può opporsi (a parte schermendosi) allo scatto della foto o alla sua registrazione (pellicola, scheda di memoria). Ma è l’unica che ha il diritto di autorizzarne la pubblicazione. Rinuncia a questo diritto in due modi: 1) con il proprio comportamento, ad esempio facendo lo youtuber, andando in TV, diventando una persona di spettacolo o comportandosi in modo tale da risultare nota, anche attraverso la politica od una carica pubblica dello stato 2) attraverso la manifestazione del consenso, che normalmente avviene in forma scritta: questo documento si chiama “liberatoria” o “model release” in inglese.

Non è necessario che il consenso sia manifestato in questo modo: potrebbe essere un piccolo video, potrebbe essere un documento elettronico di provata efficacia (esistono delle app). Ma la forma scritta è la più comune, facile, abbastanza sicura.

Il diritto all’immagine è un po’ diverso. Il diritto allo sfruttamento (vari tipi) dell’immagine è ancora diverso.

Queste sono informazioni “base” senza complicazioni grandi, eccezioni, postille ecc.

Speriamo sia di pubblica utilità.

 

ma la tua morosa è porca?

pissi pissi

La privacy e la sua gestione è sempre stata un argomento per me. Non aveva questo nome. Era “farsi i cazzi propri”, “impicciarsi”, “ficcanasare”, “spettegolare”, “raccontare i miei cazzi in giro”, segreto, spifferare.. Essere riservato, la parola intimità intesa come qualcosa di lontano dal bidet, anonimato, discrezione … parole che non consocevo.

Il ricordo più forte che ho, che immagino fu la goccia che fa traboccare eccetera, l’inizio della fine della fiducia e il cambio di atteggiamento riguarda un negizio del paese. Andai in macelleria e “la signora Gianna” mi chiese “allora come va col ginocchio?”.

Sgomento. Entro in un luogo deputato allo smercio di carne morta, quarti di bue colante di sangue e di fronte a me una signora non troppo distinguibile dal marito, rettangolare, rubizza e piuttosto rozza, di cui non sono parente e che non sa – legittimamente, penso io forse 13 enne, perché io non le ho detto niente in tutta la mia vita perché non mi piace – NIENTE di me, mi chiede una cosa che solo un mio stretto familiare, col quale ho confidenza, conosce. Leggere questo periodo è possibile, ma difficoltoso. Ma possibile. Respirando, modulando. Vi assicuro. Ho provato eh.

Il mio primo impulso è, ed è sempre stato, urlarle “FATTI I CAZZI TUOIIIIIIIIIII!!!!! COME FAI A SAPERE LE MIE COSE?!!!!!!”. Ma il secondo è un po di paura. Di sorpresa. Davvero ho iniziato a pensare come fosse possibile che questa brutta qui e che-non-mi-piace qui (antipatica? ma che ne so!) sappia una cosa che sa solo la mia mamma? Che poi è anche privata … insomma se mi fa male un ginocchio, se sono caduto, se sono andato qui o la … sono cazzi miei no? Ma come… ma quale servizio di servizi segreti ha la macelleria?  Continue reading →

dentro la vostra testa

Le donne sono un mistero si dice sempre. E’ una delle cose che mi interessa di più quello che c’è dentro la vostra testa. Ho fatto delle cose scorrettissime ad una sonnambula, in gioventù (mia e sua). Era attraente e morbosamente seducente perché non esisteva il mistero, né il dubbio: chiedevi e lei rispondeva; era un regalo; era scomparso quel senso di frustrazione del “ma perché non mi dici che cazzo pensi?”. Simulavi una situazione (“ci sono delle persone che mi voglono picchiare!”) e lei sognava in diretta cosa avrebbe fatto e come avrebbe reagito; senza tentennamenti, senza attese. Era meraviglioso. Non si è mai svegliata con la bocca vuota, perché quando le chiedevo cosa voleva era splendidamente porca e molto esplicita e se non lo era bastava chiedere “dimmi quello che vuoi parola per parola”.

Ma l’aspetto veramente perverso non era questo. Era che la sua mente era – miracolo tra i sessi – completamente aperta all’indagine. Chiedevi e lei rispondeva. Nessun giro di parole, nessuna cosa da immaginare. E dentro la testa c’è il cuore.

Quello che le facevo lei lo voleva, lo voleva intensamente. Sotto – sostanzialmente – ipnosi, lei mi desiderava carnalmente e contemporaneamente aveva un po’ di affezione: avrebbe subito investito con l’auto i miei cattivissimi nemici che mi volevano piachiare! Ma non era innamorata, non amava nessuno al momento, senza per questo essere anaffettiva. Era cosciente di aver amato uno. Continue reading →

protonmail e Samsung Galaxy S5 Mini CRASH

Chiunque si sia intrippato di privacy nella posta elettronica, crittografia end-to-end, pgp, gpg, hushmail, eccetera, senza però comprendere la parte tecnica sullo scambio e gnerazione di chiavi ed arrangiarsi, potrebbe comunque apprezzare l’esistenza di PROTONMAIL. Soprattutto per la base legale su cui poggia.

Per mesi, finchè ho avuto un Samsung Galaxy S5 mini, da quando ho scoperto ProtonMail, ho provato ad aggiornarlo, a dare feedback a quelli di ProtonMail ma niente da fare: crashava sempre, sullo smarzporn non ha mai funzionato.

Ora con Samsung Galaxy S8 funzia, da subito: quindi mail supercrittatissima su cellulare. Consigliato se il vostro cell lo supporta.

ottima e-mail crittografata: PROTON

Per tutti i quasinerd che avrebbero voluto usare PGP/GPG ma che alla finecheppalle, ma che si rendono conto.

Per tutti quelli che ritengono di voler intrattenere un rapporto epistolare PROTETTO, crittografato seriamente, posso consigliare:

https://protonmail.com/

Vedete voi stessi il perché.

feisbuc e soldi che forse non sapevate

fb_ads_manage

Forse lo sapevate (potete andare: adieu!) , forse lo intuivate, forse non ne sapevate niente e vi chiedevate: “ma come fa a vivere un sito come Facebook, che è gratis, con milioni di milioni di utenti che fanno milioni di milioni di cose contemporaneamente ogni secondo da diversi annetti?”. Ovviamente ormai abbiamo imparato che tutto si regge sulla pubblicità: ogni cosa è pubblicità, gli introiti vengono da li e chi ha provato un po’ di queste cose talvolta sa anche che la pubblicità su internet tende ad essere un po’ più controllata: la gente desidera vedere immediatamente un ritorno del proprio investimento: questa campagna quanti potenziali clienti interesserà? Di che target si tratta? Posso renderlo più specifico? Che obiettivo posso raggiungere?  Continue reading →

E-mail e PGP/GPG, conoscete?

Forse sapete, forse non sapete, quanto pervasivo sia il controllo delle comunicazioni dell’NSA . Alcuni provider che fornivano servizi di webmail cifrate hanno dovuto dare forfait a causa della vaghezza della terminologia legale usa che consente una talmente ampia discrezionalità a questi organismi tale da minare il motivo stesso d’esistenza di quesi servizi online: non riuscirebbero più a garantire ciò che promettono.

Ok.

Al di là di quei servizi, che potevano anche essere comodi, PGP/GPG è nato proprio dando per scontata l’intercettazione. Quindi se volete informarvi, studiare, capire come fare a proteggere la vostra privacy e le vostre comunicazioni, quella è la giusta direzione.

Un client di posta (thunderbird, the bat …) e, ad esempio, enigmail. Oppure studiare ed usare PGP/GPG. Perché solo i possessori delle chiavi alle due estremità della comunicazione (destinatario e ricevente) possono leggere i contenuti, anche se passano sotto il naso di uno spione. Su questo fronte non è cambiato molto. Quindi al massimo si dovrà alzare il livello di bit della cifratura.

Bisogna capire quanta potenza di calcolo serve e quanta ce ne sia a disposizione e ragionare sulla probabilità che venga dedicata ad N comunicazioni da spiare.Io non voglio essere spiato. Mai.

Perché ho tutto da nascondere: la mia intera vita sono cazzi miei. SE VOGLIO dischiudo quello che voglio. Quando voglio, con chi voglio. E ho da nascondere perché sono fatti miei, non perché ci sia qualcosa di male. Semplicemente non sono fatti loro, non hanno chiesto e non hanno ottenuto un permesso da me per sapere i fatti miei.