Delirium – Humanitas

Titolo a cazzo, perché termino con argomento solito, cavallo di battaglia perdente mia.

Ascolto le storie dei Pietro Maso ed Erika ed Omar, raccontate ora; mentre accadevano io facevo altro. Spesso facevo altro invece di ascoltare la cronaca, la politica, quando accadeva. Forse una certa dose di inconsapevolezza era anche il segno di attività ed attenzione dedicata a qualcosa che occupava tempo, azioni e pensiero. Mi preoccupava e mi dava meno visione negativa del mondo, che già non si scherzava a ottimismo.

Io li capisco questi poveri stronzi. Vogliono tutto e subito. Vogliono la libertà. Odiano la fatica, sentono che è una inculata vivere altrimenti.

A me, ragazzi? Davvero non serve dirmelo. Quello che ho però capito durante il tempo è che persino in alcune persone apparentemente irreprensibili, se espongo la mia visione, e cioè la prosecuzione di quel ragionamento con “… ma non a scapito di qualcun altro. Se qualcuno deve morire perché non accetto che il vivere la mia vita sia una merda, quello sono io, nessun altro” – ecco, in quel caso più di una persona e in diverse occasioni mi ha obiettato “eh no, vaffanculo, porto qualcuno con me!” oppure altre versioni di “prima tu e gli altri si fottano”. Ma caro amico… gli altri sei tu. Ti fotto, ti uccido? Mi prendo la mia libertà contro la tua volontà? Che dici? Ho voglia di incularti, che dici faccio quello che voglio io?

Quelle bestie siamo tutti. Quello che si frappone fra il nostro proposito e l’obiettivo suscita rabbia, deve essere rimosso. Violenza. E se resiste? Frustrazione che diventa odio.

Con la disponibilità del suicidio rapido-e-indolore a prezzo di un paio di pizze e la rimozione dell’istinto di sopravvivenza come spinta primaria, dovremmo negoziare meglio tutti assieme. Mi sfrutti troppo, vado. Non ho dove andare muoio. Quello che ha preso il mio posto si accorge presto della cosa muore. Dopo un po’ ti devi arrangiare muori. Quelli che stavano osservando la cosa dicono “hey, forse dobbiamo rimuovere ubi maior e lavorare per il maggior bene degli individui, ma sicuramente non per il male, che dite? Ma dite quello che volete, tanto altrimenti desidererete e otterrete di sparire… quindi dobbiamo farlo”.

Ok, vado a folleggiare altrove.

su “femminicidio”

Non sul, ma su. Sulla parola. La parola mi ha lungamente infastidito, dal punto di vista della pedanteria, pignoleria, del ragionier rompinelli, dei conti che non mi tornano. E tutt’ora, quelle ragioni non scompaiono. Tuttavia la spiegazione fornita dall’aforisma attribuito a Michela Murgia mi spinge a riflettere sul fatto che la parola mi spinge a riflettere, la usiamo per quello. La citazione dice

A cosa serve chiamarlo femminicidio? La parola omicidio comprende già i morti di tutti i sessi!

No, la parola femminicidio non indica il sesso della morta. Indica il motivo per cui è stata uccisa.

Una donna uccisa durante una rapina non è un femminicidio. Sono femminicidi le donne uccise perché si rifiutavano di comportarsi secondo le aspettative che gli uomini hanno delle donne.

Dire omicidio ci dice solo che qualcuno è morto. Dire femminicidio ci dice anche il perché

Michela Murgia

e così la prendo.

La mia palinculaggine (o pigna, se siete più moderni) mi spinge a ricordare che se questa fosse la logica dovremmo avere dei termini di sottoinsiemi di omicidio-con-causa-e-autore infiniti. Non abbiamo il tradicidio (omicidio-assassinio ai danni del traditore operato dal tradito quale che siano i sessi degli interessati) o il “sindacalisticidio” o una parola unica pari ad “infanticidio” ma dedicata a “omicidio-per-mafia”. Continue reading →

avviso di possibile scomparsa per percosse

😀 Il ragazzo di una modella mi ha fatto una velata minaccia. Non velatissima. Piuttosto diretta.

La sequenza, su messenger, dopo che ha fatto pressioni per venire a posare anche lui (alquanto strano, di solito i maschi si fanno pregare, da chiunque, anche dalla ragazza):

tizio– ah si, io ho un tatuaggio e delle cicatrici, ma niente di turpe
CG– l’altro ovviamente è morto
tizio– ci ha provato con la ragazza sbagliata

Così, d’amblé. Quindi direi che vi sto preannunciando che uno stressato ingegnere portatore di testosterone con ragazza molto molto fica che posa nuda da un tizio che lui non ha ancora potuto minacciare ha deciso che deve marcare il territorio e rimarcare di chi sia la proprietà. Ho avvertito la tizia. Ha risposto “ossignur”. Le ho chiesto di non dirgli niente. Io stesso non ho detto niente, solo una faccina e fatto finta di niente. Continue reading →

farsi uccidere dal deep web è molto caro

Ottantamila?! ventimila?!!! Quindicimila?!!!! Sono costi proibitivi: farsi uccidere da un killer professionista è costosissimo. Assoldarlo per te stesso o per qualcuno: terribile, costa sempre tanto. Pure questo.

Ma possibile che uno nostrano, per una millata, non ti faccia BUM sulla nuca e ciao? Ma davvero possibile? checcazzo.

“femminicidio”

Sfatando la nuova terminologia di chiara impronta femminista, ricorderei che la parola “omicidio” deriva dal latino “homo” che non significa propriamente “uomo” inteso come individuo di sesso maschile (la cui accezione è data dal vocabolo “vir”, da cui l’italiano “virile”), ma si riferisce all’essere umano in quanto specie… E’ quindi assurdo (e sessista) proporre il termine “femminicidio” per definire una tipologia di delitto che, purtroppo, non conosce distinzioni di genere…

Rossella Zilli, 12 ott 2016 su Facebook

giustizieri gentiluomini ma sicari per suicidi no

Notizie dal mondo dell’omicidio. Insomma oggi ero bello determinato: a cercare qualcuno che mi uccidesse con un colpo in testa ed arma da fuoco propria o perlomeno la sostanza letale (rapida & indolore, ovvio).

Ma potete crederci? Oltre a dover rivelare a dei poveracci che non sono quella faccia di simpatia che conoscono perché mi voglio seccare, ho scoperto – in una sola giornata – che almeno DUE persone conoscevano direttamente, ognuno, almeno UNA persona che sarebbe stata in grado e sarebbe stata disposta ad uccidere qualcuno. Purché per una buona ragione. Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhh ma solo io devo trovare i sicari gentiluomini? Cioé dovevi dirgli PERCHE’… e se era un cattivo cattivo allora pampampam in due secondi. Altrimenti ti attacchi. Cioé io volevo che uccidessero me, e no, questo non si fa.

E non avete idea di quanti potenziali suicidi, mezzi depressi, mezzi checcazzo siano in realtà INTERI FINTI. Alla fine ti dicono quelle merdate che tutti ti dicono: gli da fastidio che tu ti ammazzi, anche se loro di tutta la tua fantastica esistenza vedono un microsecondo all’anno. E nel resto del tempo tu sei solo, solo come un cane, hai voglia di morire, ti senti pieno di merda fino all’orlo.  Continue reading →