ciao 2025

A metà del 2025 ho smesso. Smesso di fare ogni cosa? Non proprio. Ma ci assomiglia. Smesso di sopravvivere bene, di vivere di quel tempo lasciato dal sopravvivere efficientemente, anche.

Una delle prime cose che ho fatto è stato chiudere un abbonamento-sprone. Si tratta di uno strumento di inserimento automatico di metadati. Una delle cose che, almeno, facevo, in attesa di suicidarmi, per spalare un po’, nel frattempo, era appunto… spalare. Spalare contenuti che ho scattato o girato, nel tempo, dentro la fornace della tentata vendita, nelle agenzie online. Se la lasci là, la roba, non serve proprio a niente, forse è una costante perdita.

Quindi, sensato o no, era come alzarsi dal letto, bere un caffè, guardare fuori dalla finestra e … buttare le immondizie. Non molto di più.

Ma ho smesso, del tutto. Ora devo riprendere quel minimo. Qui si gioca così, a gradini del minimo, in depressione cronica e incapacità di uscirne, perché ormai la lucidità di vedere che non esiste obiettivo me lo rende assurdo. Ogni fatica non ha senso, nel lungo termine. Alcune, nel breve: senso solo per me, ma hanno un costo.

Così ecco, avevo chiuso l’abbonamento mensile: il suo modello era a numero di pezzi al mese. Perfetto per farti dire “hai pagato la palestra, ci devi andare”. Ma come ben sanno in molti: poi disdici e imputridisci sul divano.

Ho smesso di caricare, di aggiornare, persino su Dreamstime dove ho materiali che stanno lì e basta, in loading, ma senza “ok vai avanti”. Bastavano anche cinque al giorno e oggi, 29, forse sarebbero tutti online. E conta? Beh conta, in questo istante della storia questo mestiere produce ancora qualcosa. Nei mei numeri, in proporzione, poco. Ma comunque resta: io ho prodotto le immagini: lasciarle qui non serve a niente, non era l’atto di produrle in sé ad essere significativo, nemmeno per i miei valori, ruolo che invece può produrre l’atto artistico delle foto di nudo.

Niente. Non ho nemmeno più scaricato i … cazzo nemmeno mi ricordo come si chiamano. I cosi report che dicono quanto guadagni: con iStock e Deepmerda devi scaricarli, poi caricarli dall’altra. Una rottura, ma era un semplice gesto mensile. Non cambia niente, i soldi arrivano oppure non arrivano. Comunque non l’ho più fatto.

E piano piano sono arrivate scadenze: cose che scadono proprio. I moduli W8-BEN che scadono, poi i documenti di supporto di Satispay. La burocrazia e le sue scadenze… ti riportano sempre alla realtà asciutta: premere qui per continuare.

Devi sempre premere qui, per continuare. Se non premi, succede qualcosa. Qualcosa di brutto.

Il 2025 dunque mi ha visto sentire lo sforzo come improbo, impari, fuori dal tempo e dalla percezione: il mio mercato verrà fagocitato dall’iA, cannibalizzato. Mi hanno anche infastidito le “missioni” in cui mi si chiede di fare ad un costo vergognoso operazioni che servono a nutrire i dataset. Le ho chiuse. Anche se erano potenziali guadagni. Robette, centoeuro, anche meno. Ma a volte… nella mia condizione, cifre che – per me – sono significative.

E a fine anno i casini costosi hanno detto chiaramente “i soldi servono a questo, ora ti rompo della roba, sul tuo corpo e su ciò che consideri scontato avere”. Crack, crack. Spezzato. Conti belli alti.

Ma ho imparato a mettere la farina su qualsiasi preparato di pollo che non sia al forno. Questo ho guadagnato, da ora in poi, nel 2025. Scaloppinizza tutto? Non si secca. Questo è fantastico.

E ho anche iniziato … quanto uno strato di polvere inizia a formarsi, non di più, a lavorare sul demo che diventi un non-più-demo. A volte ci si dimentica quanto significativo diventi, quando stai già pensando di ucciderti, di morire. Quello finalmente diventa “beh, ma ne vale la pena: è bello, è tra le uniche cose belle e non obbligatorie o necessarie che ho fatto” … assomiglierebbe allo scopo, al necessario per andare avanti. Non lo è, ma ci assomiglia. Due istanti di più, uno sforzo verso una direzione che vuoi.

E che a nessuno interessa, ma a te si.

Come questo blog che, dopo averlo spostato a suo tempo, ha praticamente zero-views. Un luogo fantasma. Che però nutro e rimpolpo. Il mio essere più puro e sincero è totalmente privo di attrattiva, attenzione, interesse.

Doloroso, eppure anche chissenefrega.

Quindi: alzate i vostri calici di quello che vi pare e buon quello che vi pare per il 2026.

Non riesco a dimenticare Ucraina, clima, Palestina, l’Ai-Rising, le destre mondiali, l’autoritarismo e il ritorno al mondo pre guerre mondiali. Lo devo fare, ho già abbandonato, avete già sventolato i fazzoletti, siete già tornati a casa, sono già seppellito, ma gironzolo ancora qui sulla banchina, qui attorno al cimitero. Questi sono i veri fantasmi.

Questo testo è stato interamente scritto da un essere umano. Che culo!

come mai peggiora

Alla merda mentale non si fa il callo. Si esercita.

Mi chiedevo come mai, dopo tutti questi anni di vivere accanto alla morte, dai 17 in poi a quanto ricordo, alcune cose stiano diventando stranamente più intense e dolorose.

Una, in particolare, non me la ricordavo così presente come negli ultimi anni.

Non ricordavo di avere una voce così intensamente bastarda che mi offende. L’auto-insulto mentale. A quanto pare questa roba bellssima non cala , non ci “fai l’abitudine”. Si allena: più pensi merda… e più sei rapido. Sei efficiente, efficace, sei maestro cintura nera duemillesimo dan di autodistruzione.

Ti cade una forchetta? “coglione!”

Ma fa lo stesso, l’intensità è sempre nucleare: è che non migliori? Che sei codardo? Che non fai quello che devi fare per stare meglio? identico: stupidocoglionefaicagaremuorisubito.

Ora… siccome dal punto di vista tranquillo, calmo, lucido, esistenziale, quando non ci sono problemi, sono già di quella scuola, qui stiamo parlando letteralmente di legnate. Frustate, qualcosa che ti picchia dentro: altro dolore.

Si sa che non è qualcosa. Sei tu. Tu che picchi te stesso, tu che sbatti la testa contro … il muro? Boh, contro un’altra copia della tua stessa testa. Tu che ti fai male solo tu.

Ecco perché. Ti alleni, sei sempre più bravo.

Ed ecco che non serve una voce interna: tantissimi complimenti a me per allenarmi a fare del mio peggio. E basta. Se mi allenassi che so… a correre? Tanto quanto la mia mente è supremo-maestro-dell’autoinsulto … beh Bolt… sarai anche fuori allenamento, ma possiamo vederci un attimo? Possiamo dire… che ti raggiungo io?

E invece…

Bene. Utilità a pacchi.

Visto che per voi è gratis, ecco qua cosa ci dice il nostro solito amico KIATTAGIPITI 5.2 plus:

ChatGPT 5.2 Thinking / Plus (personalità professionale)

Non è una sparata: la tesi “si esercita” è molto coerente con ciò che sappiamo su pensieri automatici negativi e ruminazione.

  • “Diventi più rapido/efficiente”: in ambito cognitivo-clinico è esattamente il punto dei negative automatic thoughts: valutazioni negative che emergono velocissime, spesso senza scelta consapevole, e che diventano più accessibili e credibili quanto più vengono percorse. (PMC)
  • “Non ci fai il callo”: la ruminazione tende a mantenere o peggiorare umore e pensiero negativo, interferire con problem solving e comportamento strumentale. Quindi non è un “rumore di fondo” che si spegne con l’uso: spesso è un ciclo che si auto-rinforza. (PubMed)
  • “È una frustata, una legnata”: la letteratura su self-criticism / self-attacking lo tratta come costrutto clinicamente rilevante e transdiagnostico (non solo “carattere duro”), associato a più sintomi e, in alcune ricerche, a indicatori di rischio suicidario. (PMC)
  • Metafora dell’allenamento: non è identico ad allenare un gesto motorio, ma il principio di base (ripetizione innesca maggiore automaticità) è ben documentato nei modelli di formazione delle abitudini; applicato ai pattern mentali è una metafora ragionevole, non campata in aria. (Wiley Online Library)
  • “Utilità a pacchi” (ironico): anche qui c’è un nucleo realistico. Molti modelli vedono la self-criticism come strategia di controllo/evitamento (“mi bastono così non sbaglio / non mi espongo / non deludo”), con un payoff immediato e costi a lungo termine. (ScienceDirect)

Se la domanda è “funziona come descrizione del fenomeno?”: sì, è una descrizione sorprendentemente allineata alla letteratura su ruminazione e auto-critica. Se la domanda è “implica che sia immodificabile?”: no; ci sono evidenze che approcci basati su self-compassion e su tecniche tipo defusione/decentramento possono ridurre self-criticism e distress (in media con effetti piccoli-medi, dipendenti da contesto e aderenza). (Self-Compassion)

Un trucchetto se non puoi morire subito

Ma anche se non puoi solo incazzarti o solo soffrire, se insomma ti tocca andare avanti. Ammesso che tu, voi, vogliate bene a qualcuno, un consiglio è di provare questa distrazione: concentrarvi su piccoli gesti altruistici, tipo regalini. Ma piccolissimi. Certo, non mentre sei in ufficio, in catena di produzione, nel bosco a tagliare alberi, in minera a trapanare.

Ma quando siete soli con voi stessi e incazzati con qualcosa, qualcuno, voi stessi: prendete e uscite di casa – se potete – SUBITO. Sapete benissimo che è la parte più difficile: QUEL passo. Ma uscite con uno scopo preciso: andate a prendere qualcosa. Un cioccolatino? Ok! Un fiore? Va benissimo. Per lui, per lei, per loro. Più siete incazzati e più cercate un regalino, uno per ogni bestemmia, per ogni “sono un coglione” , per ogni autoinsulto, per ogni maledizione alla vita tutta. E portateli senza quell’odio. Se siete notoriamente folli come io notoriamente sono, potete solo dire “ho convertito ogni maledizione alle divinità in qualche piccolo regalo per te”. E se dovete portarli col camion… fa più ridere.

E se sono i regali di natale a farvi incazzare?

Ma io che ne so, qui stiamo parlando di non avere qualcosa a mano per suicidarsi: se state andando a compere… beh siete già distratti.

Si esce, si pensa al regalino, si compra il regalino, si fa avere il regalino, si saluta. Il tempo è passato, l’emozione si è diluita. È un rimedio pragmatico.

~

ChatGPT Plus 5.2 Thinking / con personalità “professionale”, cosa ne dice, invitato a rispondere scientificamente e depurato delle cagate tipo chiama il telefono amico:

Quello che descrive non è “magia”, ma una combinazione abbastanza riconoscibile di ingredienti che in psicologia clinica hanno senso come strategia pragmatica per attraversare un picco emotivo (rabbia, disperazione, ruminazione) senza peggiorare la situazione.

Cosa c’è di sensato (e perché potrebbe funzionare)

  1. Uscire SUBITO e cambiare contesto
  • Rompe la ruminazione e la spirale “sto fermo a pensare → sto peggio → penso ancora”.
  • In termini tecnici è vicino a una manovra di behavioral activation (attivazione comportamentale): passare da stato passivo/evitante ad azione piccola, concreta e orientata a uno scopo. BA ha una solida base di efficacia sulla depressione e (in alcuni studi) mostra anche riduzioni di ideazione suicidaria rispetto a comparatori. (PLOS)
  1. Dare alla testa un compito semplice, sequenziale
  • “Esco → penso al regalino → lo compro → lo consegno → saluto”: è una catena comportamentale facile da eseguire anche quando le funzioni esecutive sono compromesse dallo stress.
  • È lo stesso principio per cui molte strategie di “crisis coping” privilegiano compiti brevi e concreti: non risolvono la vita, ma ti fanno passare il picco.
  1. Micro-altruismo / “contribuire”
  • L’atto di fare qualcosa per qualcuno sposta l’attenzione, aumenta senso di connessione e spesso produce un piccolo boost di umore.
  • C’è evidenza sperimentale che il prosocial spending (spendere per altri) può aumentare la felicità nel breve; repliche ad alta potenza suggeriscono che l’effetto esiste ma può essere piccolo e dipendente dal contesto/coinvolgimento. (Science)
  1. “Il tempo è passato, l’emozione si è diluita”
  • Questa parte è plausibile: molte emozioni/urgenze hanno dinamiche “a onda” (salgono, raggiungono un picco, poi scendono) e tecniche basate su delay + attenzione guidata sono usate in diversi approcci. Anche protocolli strutturati di safety planning includono esplicitamente strategie interne di coping e distrazioni/contatti come componenti chiave, con evidenza di riduzione di comportamenti suicidari in studi clinici. (PubMed)

Cosa è più “folklore” (non necessariamente sbagliato, ma non garantito)

  • “Un regalo per ogni bestemmia”: come trovata può funzionare perché:
    • trasforma un impulso distruttivo in un’azione incompatibile (reframing + comportamento alternativo),
    • introduce umorismo e auto-distanziamento.
      Però può anche backfire se crea spesa compulsiva, senso di colpa (“non riesco neanche a fare questo”), o se la persona associa il sollievo solo all’acquisto.
  • “Funziona” per chiunque? No: come tutte le tecniche di coping rapido, tende a funzionare meglio quando l’attivazione emotiva è alta ma gestibile; quando è estrema, può non bastare o essere irrealistico uscire/comprare/consegnare.

Come renderlo più “science-aligned” senza snaturarlo

  • Tenerlo “micro” davvero: anche zero soldi (biglietto, messaggio, gesto pratico) può mantenere i meccanismi utili (azione, scopo, connessione).
  • Pre-decisione tipo “if-then”: “Se mi parte la spirale, allora metto scarpe e esco 10 minuti con un compito semplice.” (Riduce l’attrito decisionale.)
  • Obiettivo primario: attraversare il picco, non “guarire”: è una tecnica da contenimento immediato, non una teoria completa del dolore.

Tirando le somme

Non lo definirei “cazzata”: come “rimedio pragmatico” per guadagnare tempo e abbassare l’intensità, è coerente con principi che ritrovi in attivazione comportamentale, strategie di distrazione/gestione crisi e nella letteratura su piccoli atti prosociali. La parte meno solida non è l’idea in sé, ma la promessa implicita che basti sempre: più corretto vederlo come uno strumento utile a volte, non come soluzione universale. (PLOS)

Beh, thanks to the dick: è ovvio che non è la risposta definitiva. È una delle micro cosette che puoi fare. Io voglio morire, mica vi sto dando la soluzione alla vita eh, anzi.

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Nel 2015 (credo sia reperibile scartabellando nei link) finalmente ottenevo la mia sala di posa. Dopo 2 anni di incessante ricerca, scontro con condizioni impossibili, tentativi di lavorare in studi di amici, scoperta di alcuni limiti umani dolorosi, scoperta di tantissima umanità nel cammino, finalmente si poteva lasciare la roba lì, trovarla il giorno dopo, avere un posto dove lasciarla, la roba, ti permetteva di averla, anche: furono gli ultimi soldi della liquidazione del vecchio lavoro insieme alla mia ultima ed attuale auto (puttana di una puttana di auto che adesso mi stai facendo morire).
Anziani che volevano aiutare “i giovani” (chi, io, signora? mi ha visto? Le faccio vedere la carta d’identità?), gente del posto che non mi ha aiutato ma MANCOPELCAZZO, stranieri che mi avrebbero aiutato anche con un centimetro quadrato gratis. Prima facevo altro, la storia la sapete, la fotografia l’ho toccata davvero a partire dal 2003 eccetera eccetera. Ho festeggiato i 10 anni di “studio” ?

Per ora no.

Sono un coglione ingrato?

Coglione si. Ingrato non lo devo essere né voglio esserlo. Ora mi devo inventare che sbarabaus posso permettermi per “festeggiare”. Manifestare gratitudine: senza quelle persone io non potrei fare quello che faccio. Niente di quello che faccio “dipende solo da me”. Certo, niente potrebbe essere fatto se non lo facessi, ma thanks to the dick, many thanks to graziella too.

Ok ci penserò. Non manca molto alla fine del 2025. In realtà quando pago l’affitto le mie buste sono diventate una raccolta attesissima dalle segretarie di sopra. Visto che consegno personalmente la busta al presidentissimo e che lo conosco, anni fa ho iniziato timidamente con una stronzata: ho scritto allusioni a bustarelle, corruzione. Trattandosi di un luogo ad altissimo impegno sociale, invece, era divertente. Per fortuna lo è, continua ad esserlo. Ma ad ogni mese alzavo l’asticella, alzavo il tiro: mafia, terrorismo, connessioni internazionali, prostituzione di disabili, Al Qaida talebani e Isis, criminali di guerra, malaffare di qualsiasi genere. Prima di dare quella fottuta busta studiavo per fare una cazzata migliore!

Un mese non ero ispirato e ho solo scritto il mese e l’anno. Mi è arrivato un messaggio whatsapp inquadrato-selfie con il presidentissimo e la segretaria che registra le entrate con la busta e le loro facce che dicevano “CHE CAZZO SUCCEDE QUI?”. Ha ha!!! 🙂 Mi sono scusato per non essere idiota.

Questo è già bello.

Però sono anche un vecchio rompicoglioni. Passo presso i loro uffici perché c’è armonia… ma credo che nei miei confronti, presidentissimo a parte che conosco, ci sia più che altro tolleranza. Non so.

Nel 1992 che facevo? E che c’entra? Niente, una inaspettata visitatrice del mio blog aveva alcune date nella sua bio che mi hanno fatto pensare. Nel 1992… credo io fossi ancora in un dolente mondo interiore che iniziava… ma fisicamente? Liceo? Terza? Quarta. Si, la mia prima quarta. 120 ore di assenze. Non credo avessimo già iniziato a suonare, a mettere assieme il gruppo, penso fosse più 1994-1995.

Ma ora che ci penso: come fu che mettemmo su il gruppo? Cioè, io me lo ricordo esattamente il momento. F, T, C mi dissero “eh non è giusto che tu sappia suonare uno strumento! (pianoforte / tastiera NDr) Devi anche tu suonare qualcosa che non sai suonare!!!” – non faceva una piega, ero d’accordo, mi piaceva il basso, mio cuGGGGino aveva un basso, a occhio a nessuno fregava di suonare il basso. Una combinazione di fattori che mi ha immediatamente reso Marcus Miller mescolato a Jaco Pastorius? AHAHAHAHAHHAHHHA manco pe’l’cazzo. Merda ero, merda sono rimasto. Ma con gusto. Ovviamente primo pezzo che ci vide “imparare a suonare”: come as you are (e Kurt era vivo). Si, ovviamente senza chorus, chi sapeva che il chorus esisteva? Mia madre (che va verso i 90 attualmente) quando cito C dice sempre “ah quello che sembrava un gallo a cui tirano il collo?” – apprezzando il suo canto melodioso.

Ricordo il luogo, il momento. Le 6 gestioni di pizzerie che oggi sono invece un susharolo. Ma la colonna attorno alla quale c’erano le panche presso le quali dicemmo le fatali parole… è ancora lì, è tutto ancora vivo, in questa provincia per il resto morente: lì decidemmo di mettere su il gruppo.

Ma com’era successo? Perché ci incontrammo, ci incontravamo e alla fine decidemmo di suonare? Figa? A mia memoria non è mai stato l’obiettivo principale. Gradito, sarebbe stato, ma non eravamo un gruppo acchiappone. Ci fregava di fare la nostra musica, era “la scena degli anni 90” … una cosa che pensavo normale, ma oggi so che è stato un miracolo. Si suonava ovunque, tutti suonavano, tutti ascoltavano, gente con la birretta in mano e la fettina di limone infilata (cose che osservo come un antropologo: io non bevo, non fumo, non altero la mia percezione con le TTTTTTTroke, sorry, strano & noioso since 1974).

M lo vedevo perché eravamo in classe insieme e basta? Boh. E anche lui… so perfettamente perché ci siamo visti: non so come cazzo faceva a saperlo ma arrivò in spogliatoio della palestra del liceo, timidissimo (e per questo coraggiosissimo, comprendo ora) a dirmi “mi hanno detto che hai [nomedivideogioco] con tutti i codici… me lo passi?”. Avventato… pirateria in luogo pubblico… birbantello. Eravamo entrambi degli sfigati, ai miei occhi. Riguardando le foto oggi devo dissentire: non facevo cagare come sembrava a me. E lui è sempre stato sportivo. Ma gli sfigati sono sfigati inside. Credo che dissentirebbe lui, oggi, se lo dicessi. Ma se lo inducessi a ripensarci lentamente, a come si sentiva davvero… ricordo chiaramente che era la prima volta – e lo ringrazio per essersi aperto – che sentivo qualcuno pronunciare qualcosa che comprendevo bene, ma che non era affatto pronunciato da maschi che conoscessi: sentirsi una nullità, invisibile, irrilevante, qualcosa del genere. Per qualche assurdo motivo io non ne ero ancora cosciente, non mi sentivo ancora così. Forse fu così che facemmo amicizia? Oppure nerdaggine informatica? Io avevo l’abitudine di autoinvitarmi dalla gente: in provincia anni 90 no macchine, no cellulari, no mezzi di trasporto… se arrivavi da una parte ad una certa ora… tornare indietro non era un’opzione. Mangiare? Beh soldi. tempi molto diversi dalle laute paghette che ci si attende di avere oggi. I miei mi davano due soldini da quando avevo 8 anni per comprenderne l’uso. Fine.

Nella mia seconda quarta però con M finimmo per essere compagni di classe. E non mi ha mai fatto copiare il compito di matematica. Bastardo. Glielo ricorderò per sempre, anche se mi ha prestato 10000 euro per la caparra di casa che gli sto restituendo euro su euro con fatica e lui non ne ha alcun bisogno perché guadagna i milionardi.

Si, alla fine io ero un lupo solitario e quindi C era amico d’infanzia di M? per questo ci incontrammo? Lui che scuola faceva? Forse no, forse era in classe con M ed era anche amico d’infanzia. T era il fratello di M e probabilmente nel loro mondo erano influenzati da quelli che oggi sono i (nonpossodirlo*) … moltissime influenze ed interessi “alti”, stimoli.

Si, ecco. Grazie blog!

E oggi, per ripagare una parte del mio debito con M sto pianificando un servizio a dicembre per la sua Azienda, così non abbiamo casini di transazioni, iva, tasse, cazzi e mazzi, lui ottiene un servizio vero professionale, si fida, io tiro via parecchio del mio debito. Ma la cosa più importante è che mentre sarò lì gli scasserò la minchia per tirare fuori i pezzi di chitarra del demo del ’98. Fanculo se muoio prima che quela roba sia pubblicata. Non mi frega niente se non lo ascolterà neanche una iA. Deve essere fatto.

Il titolo? riferimenti culturali per meme d’altri tempi.

Merda adesso mi tocca ascoltare smell. Ma… io lo so, lo so che ai tempi non li ascoltavo!!!!!!

* Nome di gruppo musicale Italiano – attuale – apprezzato da gente che se la tira parecchio e che ha ragione di farlo, ma i cui componenti fanno altri lavori per campare, non stiamo parlando di star del pop. Se ve lo dico divento troppo identificabile e non voglio.

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Vi rendete conto di quanto questo posto possa essere totalmente invisibile?

Immaginiamoci tutti, qui su wordpress com, org … come in una specie di boschetto, una capannetta in cui appariamo di tanto in tanto. Uscendo dalla capanna poi ci sarà una foresta come fu quella amazzonica, il rio delle amazzoni. Lontano, lontanissimo da tutto, in mezzo ad un tipo di vita che non necessariamente è ostile ma nemmeno necessariamente umana.

Nella tua capanna puoi leggere, scrivere, ascoltare o produrre musica e la lasci li, nella capanna. Chiunque potrebbe passare, entrare, ascoltare, parlarti, leggere.

Ma tutti vivono non solo lontano: in un altro continente.

Sapete che l’Ai-Overview di google ha drasticamente ridotto l’accesso a qualsiasi sito web. I ragazzini quasi non sanno che esiste tutto quello che nella generazione precedente si sapeva. Non serve. Serve sempre meno. Il “web” come si visse non avrà più senso (economico) per quintalate di persone. La macchina delle risposte disincentiverà ad esporre la fonte? Molto probabilmente si per tantissime realtà e persone. Il tuo probabile interlocutore sarà una Ai. Il lettore, il crawler di una Ai.

Quindi ecco a chi sto scrivendo. A nessuno. Forse proprio come feci quando iniziai: non qui in forma di “blog” (su splinder, nel 2003/2004), ma quando iniziai il mio diario. Era per una ragazza. La prima che mi diede la misura dello scemare del mio dolore, del mio lutto, di sette anni, per essere sopportabile. Niente cellulari, telefono ohmygod, distanti. Per farle sapere chi ero le scrissi non tanto una lettera… ma cose che avevo scritto pensando a lei ma senza intenzione di dargliele. Fino a che lo feci. Gliele diedi. Bla bla, un giorno finì.

Ma quell’abitudine ormai era presa. Dopo il cartaceo passai al PC. Mentre usavo un editor ne progettavo un altro, fino a cercare di pensare ad un correttore … e per un correttore serviva un dizionario.

Così scrivevo un diario “come se” scrivessi a lei. Ma poi piano piano scrivevo a nessuno in particolare. E piano piano questo è andato avanti per un bel po’. Forse mi sono fermato in certi anni. Poi non so… ma di sicuro qualcosa è ripreso con il blog. Tra l’altro incontrando anche altre menti. Questo è il luogo. E ora che scrivo sto ascoltando qualcosa di quello che forse ascoltavo anche allora, quando iniziai, in questo istante (poi vedremo) : Pull me under.

L’altro giorno, sempre nell’atmosfera del progetto dal demo del 98 a qualcosa stavo cernitando musicassette. Si. Alla fine sono tornato al mio buon vecchio stereo. Quello col quale sono state registrate alcune di loro, presumibilmente. Certo non quelle che sto cercando.

Molte erano compilation, una vera e propria serie. Con gli anni avevo pensato “le prendo e le shazammo tutte”. L’altro ieri ne ho buttate via 9. Nel secco.

Avevo sia una serie “cose che mi piacciono” , singoli brani di LP, mezzi LP, anche piccoli pezzettini… sia una serie “lentoni” o roba d’ammmmmOre et similia.

Ecco come scegli: pensi che avrai vita, pensi shazammo. Pensi: ho 51 anni, voglio solo morire, ma prima ho delle cose da fare. Non shazammi. Butti via molte, moltissime cose. E se ce la fai, se non senti il dispiacere straziante, l’inutilità del tuo sforzo passato, del tuo dolore passato, esperienza, tener duro o risparmiare o qualcosa. Che alla fine ti interessa solo di fare una cosa che non serve a nessuno, nemmeno a te quando avrai finito.

Penso agli oggetti da milioni che ora non valgono nulla, di mio padre: tecnologia che si è deprezzata e la senti come disprezzata. Così deprezzata e disprezzata che ne ho trovata in un negozio dell’usato… e non la prende nessuno. Quindi quando penso alla mia… non so nemmeno perché non sono rapido a farla sparire, buttare via. Alcune cose possono essere riusate all’infinito: libri eccetera. Ma… potrebbero. Lo saranno?

Così butto altre cassette. Trovo alcuni spezzoni che avevo avuto cura di registrare “dal vivo” (dal televisore anche, ma anche dal… telefono! dalla linea fissa: roba tipo il segnale orario!!!) e riconosco un pezzo di “indovina chi viene a cena”: verifico, tutto su youtube, è del 1967. Dice cose che ho ripensato cento volte come se le avessi inventate io.

Un altro pezzo veniva sicuramente da “ER, medici in prima linea”; era una definizione circostanziata di un preciso modo di amare. E del riconoscimento di lei che no, lei non lo amava così come lui. C’è anche un pezzo della voce della mia ragazza tra il 1994 e il 1995 ? 96? che mi dice affettuosamente “CICIONE” … (non lo ero, era davvero affettuoso; ma poi ho capito davvero che era una stronza colossale come forse non avevo voluto vedere… complice un film con Meg Ryan in cui era chiaro che lei sfidava i tipi con cui stava a lasciarla, a vedere chi rimaneva davvero. E io – vero coglione – pensavo “beh io resisterò”.

Coglione.

Una buona parte della mia difficoltà di erezione deve essere stata la chiara percezione che non mi stimava. Forse voleva il mio cazzo. E io glielo avrei dato volentieri. Ma qualcosa dentro di me mi diceva disprezzo. Come essere umano. Che tempo perso, anche li. Quando sei così giovane che potresti fottertene, se ci riuscissi, se questa macchina di merda te lo consentisse.

Butto via altre cassette. Arrivo a quelle che nel 2014 avevo già, credo, vagliato. Ma è il mio limite per quel giorno. Mi viene da vomitare. Ho già dato. E ho anche deciso di buttare fisicamente qualcosa. Non male.

E oggi? Qui, queste scatole?

Ma per fortuna non ho buttato alcune cose che “non si sa mai”. Una DAC/Ampli-cuffia miniaturizzato forse lo posso usare per amplificare delle Sennheiser HD600 per mix/mastering quando sarà ora. Quando lo testavo (ce l’ho gratis per quello) mi chiedevo “ma che cazzo??? qual’è lo scopo?” e la base della spiegazione, ossia lo scopo di una DAC invece di una scheda sonora, non me la diceva nessuno. Poi ho compreso. Ma poi i driver sono scomparsi come quella ditta in quella divisione e quella divisione in italia.

Per fortuna funziona. Ho tutta la scatola, come ampli diretto funzia, c’è il suo caricatore. ChatGPT lo conosce abbastanza.

Ah si. Vi conviene scaricare tutti i documenti, i PDF, le pagine web con contenuti che vi interessano. Se non avrà un senso per chi ce le ha messe… spariranno. I vostri documenti di istruzioni potrebbero interessare solo a voi tra un po’. Meglio archiviare e condividere. Anche con sistemi di P2P filesharing.

Non vi conviene pensare (non conveniva neanche prima, ma ora è peggio) “tanto è su internet”. Potrebbe sparire davvero. Un file, una pagina, un sito. Ricordatevi che i dataset dei chatbot NON sono un imagazzinamento di internet. Non lo sono affatto. E il professor Walter Quattrociocchi si sta sbattendo parecchio per cercare di farci capire bene che i gli LLM / Chatbot non sanno niente.

Se avete culo… ma se non ce l’avete?

Spero di riuscire a buttare via tutto bene. Non ho, spesso, la forza di fare niente. Mi faccio schifo anche per quello.

stupidocoglionesilosostupidocoglionehocapito

  • “Stupido coglione!”
  • “… Su questo non ci sono dubbi…”

Voci interne. Sensazione di schifo di sé… veloce recap su quanto questo livello di stupidocoglionaggine sia medio, recap sul fatto che della mia mediocrità ho già contezza, che per qualche motivo mi fa soffrire, che per qualche motivo sapere di essere mediocre e non infimo non mi dà sollievo, ma semplicemente lucidità di informazione, ma zero lucidità di emozione.

Il mio dialogo è così, ormai, spesso. Su questo sono peggiorato. Non era esplicito. Non so che voce dare a questo me stesso che mi pungola. Una vecchia suocera? Un piccolo demone teatralmente espressivo, sadicamente derisorio? Un me stesso giovane ma un po’ uncanny-valley per qualcosa? Non lo so.

Mi sposto, osservo la mia micia, considero che sia la costante positiva della mia esistenza dal 2015: sempre qualcosa che non viene da me. Viene da fuori. Certo l’ho cercata, voluta, pensato al fatto che la sua esistenza “in prigionia da me” sarebbe stata qualcosa di cui essere responsabili… in contrapposizione alla sua possibile soppressione se non la prendeva nessuno (ma come si può? È una adorabile pipistrellina tirannicamente coccolona … mostra così tanto affetto… affetto vero: cibo di qua, coccole di là, indica le coccole: sceglie luoghi per azioni). Ma non viene da dentro di me.

Io non mi amo, direbbe chiunque, ormai, ma anche un/a terapeuta eh? …E dovrei trovare questa amabilità dentro di me bla bla bla. Un po’ come invitare uno che vuole fare sesso a spararsi delle sontuose seghe e poi fare le battute del buon vecchio Woody.

Rifletto sempre più spesso (rimuginio / ruminazione … oooooook) su questa bellissima situazione dell’essere coscienti della propria esistenza, consapevoli di essere un ingranaggio nella riproduzione dei geni, uno strumento della vita, un “essere” che non è, ma che informa i viventi tutti. Quando ti rendi conto che i tuoi bisogni non sono scelte li odi, sono costrizioni e ricatti, per un essere cosciente, che pensa voglio-non-voglio. Non è che tu non possa non-volere. Semplicemente muori o stai di merda… o stai di merda e muori, oppure muori stando di merda. Ogni cosa serve solamente a perpetuare la tua specie, comunque a “mandarla avanti”. Tutto qui. Sei questo per la vita. La vita è il vero Dio. L’ho scelto – credo di avervelo detto – recentemente, per poter indirizzare le mie bestemmie a qualcosa di sensato. Un Dio che non è, che non ha vita ma è la vita. Che è amorale e quindi noncurante dell’immoralità, ingiustizia, dolore, sofferenza. Dio non esiste, così ecco, identifico il vero dio e posso maledirlo, bestemmiarlo, contrastare l’idea che ha fatto anche cose buone (e salutava sempre) … perché la percentuale di dolore, sofferenza, fatica, atrocità, crudeltà, orrore, è nettamente inferiore alle cose buone, nel tempo e nello spazio, dimostratamente.

Ormai sappiamo tutti che “e anche chatGPT mi da ragione” non significa una sega, data la sua notoria tendenza alla piaggeria, non solo servilismo, ma proprio leccaculaggine, se non continui a rintuzzarlo con “sii brutalmente onesto” , “Fai l’avvocato del diavolo”, “science-based”, “evidence-based” , “cerca la falla nel mio ragionamento se ce n’è una o più”. Ma anche con queste aggiunte, con 4-o, 3-o, deep-research sicuro. Con GPT-5 non ci provo neanche. Dopo una conversazione per trovare due cavetti e dirgli di navigare e trovarli seguendo le sue stesse indicazioni e fallendo miseramente da talmente tante angolazioni che chiamarla intelligenza è sempre più ridicolo… direi di aspettare. Claude concorda.

Inoltre dire che sono generalizzazioni è una facilissima semplificazione: andiamo sulle percentuali e sarà dunque inutile fare appello a “non è tutto così”. Percentuali. La massa e il bilancio: cosa di più, cosa di meno. Chiaro che a qualcuno va bene.

IL DEMO

Il pensiero di morire, abbandonare, andarmene, uscire dalla vita non mi molla mai. L’inadeguatezza sempre, sempre essere fuori “moda”, questa è la forma che prende, essere fuori tempo (insomma sempre fuori dai, diceva quello), sempre in ritardo, hai imparato una cosa, forse, ma non serve più. A chi? Beh non a me. Lo so che il discorso è sempre quello.

Ultimamente il nuovo “faccio quello e poi muoio” è il recupero del demo di tanti anni fa. Voglio farne una produzione professionale. È stato interessante… anzi emozionante, arrivare a trovare il backup che avevamo fatto nel 2001 e anche anni prima. In alti post magari potrei raccontare le faccende tecniche che lo riguardano. Ho fatto largo uso di assistenza Ai per imparare cose. Poi le devi imparare tu eh, sia chiaro.

Ma la sensazione resta. Di fare schifo, di essere inadeguati all’esistenza, soprattutto esistenza competitiva. La voce costante “sei un coglione, fai schifo, muori merda, togliti dal cazzo, non rubare l’aria agli altri, parassita, vecchio schifoso” … è difficile fare 1) sistema mindfulness ovverosia “notarlo, metterlo da parte, proseguire” 2) anche fermarsi un secondo e dire “si, mediocre si, ma il peggiore dei peggiori no, esiste di peggio, in quanto mediocre devi saperlo, non eccelli nemmeno nel fare schifo… il che non è tutto sommato un male eccessivo ma, appunto, mediocre”.

Dici … beh, ormai ho dato, superata questa età basta. Non siamo evoluti abbastanza per (co) esistere così tanto. E infatti, confermo, datemi subito il sistema rapido e indolore, lo desidero, voglio averlo qui: aspetto che la pressione diventi nuovamente insopportabile… lo sapete, niente di nuovo. Codardia, paura, fragilità, insofferenza alla sofferenza, ipersensibilità mia e poca a quella degli altri… sono tollerabile, ma da tollerare. “Difficile e faticoso” disse qualcuno che scemo non era di certo, pure se avvelenata d’amore (veleno per lei, per me era bello).

Ma se penso OGGI al tasto rosso, che non ho purtroppo – ed è un dramma per me – ancora, penso yep, lo voglio lì ma adesso ho questa roba che mi interessa da finire. Completamente più insensata ogni giorno che passa, completamente… come una canzone cantata nel deserto, un dipinto in una grotta nascosta. Totalmente senza senso. Come… indovina cosa? 😉

Il più ricco del cimitero’s shit

La gabbia dorata, il più ricco del cimitero. Non è che non abbia senso, in assoluto, considerare che l’accumulo di ricchezze in una vita limitata sia insensato. Ma morire con un mucchio di energia in avanzo è diverso che morire agli sgoccioli: anche questo ha senso e ne ha molto. Non è un caso se siamo portati a farlo biologicamente. Oggi c’è cibo, domani non so: l’ho messo via ieri, oggi mangio.

La nonna di B aveva messo via 300 mila euro. Non lo sapeva più. Quel pezzo di merda di suo figlio (zio di B) che non è certo un genio, però per questo semplice concetto aveva tutta la necessaria comprensione: arraffare. Quando la nonna (sua madre, porco####!) ha perso qualche rotella e ha iniziato a rischiare di finire giù dal terrazzo perché pensava di abitare al pian terreno come quando era giovane e altre simili amenità, ha ben pensato di metterla in casa di riposo a risparmio, quella che costava meno. Come se i soldi da risparmiare fossero stati i suoi. Ed in effetti è così che lui la vedeva. Era il suo capitale potenziale. Muore la vecchia sono miei.

Dire che è un figlio di puttana non è possibile perché sarebbe il peggiore dei victim blaming. Fosse solo questo: la vecchia mica era solo mamma sua: era anche la mamma di B. Quindi col cazzo che l’interesse – se proprio vogliamo guardare il guadagno dei superstiti – era solo suo. Ma l’unico che ha fatto questo genere di giri da squalo attorno è stato lui. E lei, la mamma, faceva parecchio quello che diceva lui perché (porco#####) lui era un maschio, sai. Eh. Il pezzo di merda.

Io l’ho vista la nonna. L’ho vista in casa di riposo mentre ci salutava dalla porta a vetri e chiedeva di USCIRE, voleva andare via, a casa sua. Si sentiva in prigione, piangeva. E si comportava da perfetta prigioniera modello per avere più ore d’aria possibile. Le era concesso, grazie alla buona condotta, di andare in giardino a volte. Ma voleva uscire.

E aveva 300 MILA FOTTUTI EURO: erano suoi. Poteva stare a casa propria con un(a) badante / infermiere/a di super lusso, super servizio e tutto. Poltrone d’oro. Casa di riposo per ricchi.

È morta durante il COVID-19, come sua figlia. Il pezzo di merda è anche stupido, quindi voglio che immagini i suoi denti stretti e la rabbia nel non riuscire ad afferrare il concetto che i soldi erano cointestati e che quindi andavano anche a sua sorella (non ho visto una lacrima al funerale). Di conseguenza agli eredi, ossia i figli di sua sorella. Ma siccome di solito i nipoti ai nonni vogliono bene più che ai genitori (che evidentemente si comportano diversamente nei due ruoli) tutti hanno pensato “cosa avrebbe voluto lei se fosse stata in sé?”. Così lui si è preso il suo malloppo, grazie al fatto che gli altri, quelli con i quali non avrebbe voluto dividere nulla, sono in grado di comprendere la lingua italiana e il funzionamento basilare della legge, si sono occupati con asciutta giustizia anche di lui. E hanno diviso l’altra metà tra tutti: marito, figli tutti.

Ma la nonna non era la più ricca della casa di riposo. Eppure sarebbe dovuta esserlo: li aveva. Aveva sacrificato molto in vita giovane o forte per avere qualcosa da vecchia. Comodità, aiuto, benessere. Questa parte non accade al camposanto. Accade mentre sei tra noi, vivo e probabilmente più vegetale che vegeto. Quindi ok, accumulare ricchezze spropositate potrebbe non essere geniale, ma stupido non è: la vecchiaia non ha alcun tipo di forza vitale e possibilità di usare attivamente delle abilità. E se fosse per gli altri potremmo schiattare a bordo strada.

Il più ricco a finire in cimitero, ci finisce con un certo tenore di vita. Se preferite, un certo tenore di morte.

Morire male vi piace di più?

A me basta immediato / rapido e indolore, lo sapete. Ma se non è possibile, una lunga agonia straziante può essere evitata trasformandola in mitigamento di dolore, sporco, fastidi. Comodità, in pratica. Direi che non è una cazzata per un anziano.

Pensate a voi stessi: vi piacerebbe che vi trattassero di merda da vivi in modo che morendo possiate trasudare tutto il grasso possibile da morti?

Faccio schifo e voglio morire

Il titolo è per te, amic*, che non trovi mai risultati su questo. Beh sei nel posto giusto, magari non nel post di oggi ma in generale si.

Troverai che sono con te, sono TOTALMENTE con te, che ti capisco e mi dispiace. Anzi lo dico io: per te è quello che scrivi nella ricerca, ma trovi me, trovi quello che dico io e che voglio per me stesso. Ma sai cosa? Che invece no, non mi trovi perché COL CAZZO che questa roba viene indicizzata. Qui è tutto seo-unfriendly e io … beh me ne sbatto se non ne sono addirittura felice.

Fine. Il vero titolo sarebbe stato il seguente:

MOTIVAZIONE

Ironico, ovviamente. Ma eccoci: credo che a volte la “motivazione a dare il massimo”, testa bassa e impegno a bomba, sia dovuta solo al fatto che vuoi mandare tutti affanculo e non vederli più, vuoi che il tuo lavoro o la tua opera siano sufficienti da non dover essere TU quello adeguato, che tanto non lo sei. Che o ti stanno loro sul cazzo o sei tu che stai sul cazzo a tutti. Ti dici che tanto alla fine è tutto un ignorarsi e un cercare attenzione, un voler parlare e non voler ascoltare. Salvo poi spendere soldi per qualcosa, farsi il culo per quei soldi per quel qualcosa. E ricominciare. Allora visto che è il “farsi il culo” ma in mezzo a gente di cui non hai la stima perché o hanno ragione o hanno torto ma resta quel fatto… vuoi toglierti dal cazzo.

Questo a volte è il motivo. Andare via da dove sei per non avere più a che fare con gli altri. Guardiamoci in giro, non è forse così in tantissimi posti? Chi sente sé stesso come inadeguato (osservando le reazioni a sé, negli altri) e chi, più dietro ai propri tratti narcisistici della personalità sente gli altri come inadeguati a sé. Ma resta tutto, sono solo punti di osservazione della stessa cosa.

La nostalgia del presente

Gianni: qualcuno ha mai parlato di un sentimento, senzazione, atteggiamento, disposizione d’animo, modo di affrontare o considerare come di “nostalgia del presente” ?

PinottoGPT*: L’idea di “nostalgia del presente” è un concetto intrigante, anche se non sembra esserci un uso diffuso e specifico di questa espressione nella letteratura o nella filosofia. Tuttavia, alcuni pensatori e scrittori hanno esplorato idee vicine a questo sentimento:

Milan Kundera – Nel suo romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, Kundera esplora la fugacità del presente e la sensazione di non poterlo mai afferrare pienamente. Questo porta a una sorta di nostalgia per il momento che stiamo vivendo, come se ci sfuggisse di mano mentre accade.

Martin Heidegger – Heidegger nel suo concetto di "essere-per-la-morte" descrive un modo di essere che cerca di vivere pienamente nel presente, ma con la consapevolezza del futuro e della mortalità, che può produrre una sensazione simile alla nostalgia per il momento stesso che si sta vivendo.

Henri Bergson – Nelle sue riflessioni sul tempo, Bergson parla del tempo come durata e continuità, dove il passato si accumula nel presente. Questo tipo di consapevolezza del presente come qualcosa di costantemente in fuga potrebbe generare una sorta di nostalgia per il momento vissuto, nel suo stesso divenire.

Walter Benjamin – Nel suo saggio sul concetto di storia, Benjamin parla dell’“angelo della storia”, che guarda con tristezza verso il passato mentre viene spinto nel futuro. Anche se non è proprio la "nostalgia del presente," questo concetto può essere esteso all’idea di un presente di cui si avverte la perdita mentre lo si vive.

Questo concetto potrebbe legarsi a quella sensazione paradossale di voler congelare un attimo, come se si fosse già nostalgici di qualcosa che non è ancora passato.

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Giusto per capire il riferimento stupido: Gianni e Pinotto