la mia prima anoressica

Qualche giorno fa in uno dei miei primi incontri con nuove modelle ne ho conosciuta una che è stata anoressica. E riconosco la Verità del Dolore Passato: quello che dichiari. Rapido, deciso, ad alta voce. Una cosa che si può nominare, che quella persona di fronte a te deve sapere, gliela dici subito, non è più un segreto, non è un compagno demone mostruoso che conosci solo tu senza sapere cosa sia.

Il dolore grosso, duro, tagliente, lacerante, un grumo di nero che si contorce nel tuo morbido straziandolo piano ma acutamente, facendoti sempre piangere e provare che respirare non sempre è una operazione piacevole: può essere un incubo che vorresti smettesse. Quel dolore, non tutto. Solo quello, è superato. Lascia ferite, lascia strascichi, tu sei una persona diversa. Quel dolore e quel problema che prima non sapevi proprio da che parte prendere, quando poi lo hai preso, lo hai guardato in faccia, lo hai maneggiato … dopo… non è più da tacere: è da dichiarare.

Glielo riconosco subito: me lo dice per darmi Verità. La prendo asciuttamente. Spero apprezzi, spero non la consideri noncuranza. Continue reading →

perché tenere un blog

Perché non tenere un diario personale, localmente, sul proprio computer? Lo facevo tanto tempo fa. La cosa iniziò in una forma particolare.

Avevo 17 anni e l’amore della mia vita non sentiva ciò che pensavo e sentivo. E così ho deciso di iniziare a scriverle delle lettere, senza mai consegnargliele.

a female bloggerUn giorno ho deciso di consegnarle questo fascio di carte, che era flusso di coscienza, vere cose dedicate e riferite a lei, veri ragionamenti che avrei fatto su cose che ci riguardavano, amore smieloso a cucchiaiate. Mi ha conosciuto meglio. Per un po’ siamo anche stati assieme. Poi mi ha lasciato senzaddurremotivazioneplausibileeeeeeeee (cit) e io ho iniziato il mio “ciclo dei sette anni”: ci metto sette anni a farmi passare una delusione da Vero Amore.

Fatto sta che poi non ho smesso. Ho usato un computer, però. Un vecchio M24 (o forse M240) che avevo per fare altro, programmazione, cazzeggio, qualche gioco… ma non si poteva fare niente senza sapere abbastanza, una volta. Quindi… alla fine mi sono fatto un editor ed un gestore database dei miei CD e cassette (oggi mi dicono: sono le prime due cose che fanno tutti!) … ma ho imparato molto, e da solo. Nel frattempo ragionavo e mi sfogavo, con me stesso, aumentavo la mia pratica con la tastiera, senza aver fatto il dattilografo. Oggi scrivo come i ragazzini chattaroli senza aver praticamente chattato per tutta la mia “learning curve” … le chat erano roba nuova. Internet? eh? Che è? Gli mp3 non li ho capiti per anni, non aveva senso. Ma il diario l’ho tenuto per anni.

Nel 2003 è iniziata sta roba del blog. Il blog non è una cosa nuova. Tutto il “web 2.0” era solo una facilitazione lato utente. Scrivere un diario su internet era sempre possibile, ma era solo tecnicamente meno a portata. Ho provato per dire “boh, cerchiamo di capire”. E alla fine ho fatto quello che ho sempre fatto. Non scrivevo più a mia morosa, al mio amore, a qualcuno di specifico. Scrivevo un po’ a me stesso, un po’ a qualcuno che poteva essere interessato, chiunque fosse, per qualunque motivo. E non a me grasso, basso, brutto, puzzolente, antipatico a vedersi, mal vestito od ogni cosa al suo contrario, maschio o femmina che fossi. Ma al mio nocciolo. E solo ora, solamente ora, scopro che anche questo può essere un errore, perché esiste l’io desiderato e quello percepito, quello ideale. Ecco, quindi, quello che con RAGIONE , finalmente avendola, avrebbe pototo rispondermi MariaCristina Vecchiarelli. Ma non lo sapeva, io non lo sapevo. Questa è l’unica vera ragione per considerare malamente l’anonimato di chi scrive su internet. Che il nocciolo duro del suo pensiero potrebbe essere idealizzato, un ideale al quale si tende ma che non si è davvero.

Ma io ovviamente lo sono.

GH! 😀

ha gli occhi che piangono

Dicono che nella bellezza ricerchiamo quella primordiale di nostra madre, ricordo di aver letto da qualche parte chissà quanto tempo fa; almeno in quella di una donna.

Non so se mia madre abbia la forma degli occhi cadenti: ma a questo punto sospetto di si, perché continuo a trovare modelle che li hanno. E una è diventata nientemeno che la mia attuale ragazza. Me ne sono accorto perché il supremo maestro (mi inchino) mi dice sempre “eh ma le trovi tutte con gli occhi che piangono e sai che non va bene per lo stock!”. E no che non lo so 🙂 Gli occhi “che piangono” è un gergo di gente che lavora nell’occhialeria, comunque. O che ci ha avuto a che fare.

Ora purtroppo mia madre è vecchia, molto vecchia, non credo sia facilissimo recuperare la forma del suo occhio, per me, capirla. Ma nelle foto da giovane, splendida sedicenne, sicuramente si.

Il che mi ricorda una cosa che disse iStock tempo fa… ma che non vi dico 😉

Fammi bella

Alcuni di voi forse hanno sentito parlare di campagne “contro la bellezza finta della pubblicità” come quella che ho messo nel video soprastante*. Però vi prego di accordarmi un minimo di fiducia quando vi chiedo di credermi su questo: le persone comuni sono le prime a chiedere di applicare ogni fottuto trucco possibile per “renderle più belle”.  Continue reading →

la religione mac [ #macreligion ]

Rendiamoci conto che il livello è “milan/inter”, ormai.

Quando ho iniziato a scrivere l’articolo che state leggendo, QUESTO articoletto ancora non era uscito. Lo stavo scrivendo circa una settimana prima, ed erano mesi che pensavo alla cosa… finché non mi è piombata in casa sotto forma di amico ingegnere di software d’alta finanza che mi fa “tié, leggi questo, tu puoi capire… io non potevo rispondere… era la cliente di un cliente… ho solo potuto chiedere se scherzasse… e mi ha risposto serissima di no, che credeva asolutamente in ciò che diceva”.

Ricordate : credeva – assolutamente.

La credenza assoluta è assolutismo, e già il “credere” denota l’aver lasciato da parte il dimostrare, il verificare e il misurare. Credere, e per di più “assolutamente” per me si chiama religione, fanatismo religioso.

Torniamo al messaggio che il mio amico mi stava mostrando: una tipa, tra l’altro con un phD in matematica finanziaria, sosteneva che il risultato di un calcolo fatto con il loro software ed uno di confronto/controllo che loro stessi fornivano – e per il quale fornivano anche le routine di calcolo utilizzate da loro stessi per i test – non combaciavano e che “a parte la ovvia superiorità del Mac su qualsiasi macchina Windows, sul quale mi hanno costretta a far girare il software … perché sicuramente voi lo fate girare su Mac …” eccetera eccetera bla bla. Continue reading →

le #uniformi uniformano… ma non è sempre un male

Ai miei tempi! Eeeeeeh ai miei tempi!

immagine raffigurante Enzo Braschi nei panni del suo personaggio "il paninaro"Quando sento “ai miei tempi” io di solito immagino tutto in bianco e nero … immagini anni ’50 … poche automobili, tanto andare a piedi, bicicletta come lusso… zero diritti per tutti, pochi per le donne e comunque non nel sentire comune.

I miei di tempi invece sono pressoché gli anni ’80 e ’90. Amo di più i ’90 per motivi estetici e sonori. Ma la mia infanzia piena si è svolta negli anni ’80. Per me vedere voialtri pirletti che vi comprate le AllStar a fior di quattrini è una colossale stronzata… le AllStar erano le nostre scarpe “da tennis” da poco… non erano considerate certamente uno status symbol. Mi pare che le superga costassero di più. Le Clarks o le Canguro erano pressoché la stessa cosa. Sono stato fan di Madonna mentre ascendeva tanto quanto degli U2 e sentito i Guns nascere (come sfigati, per i fan degli Iron Maiden) , seguirli e poterli vedere in concerto, tanto quanto visti sparire. Il sound plastorobotico che si stanno riciclando un po’ tutti da un po’ … e recentemente in modo spudorato, io lo vivevo quando andavo a comprarmi le patatine con la sorpresina. Me ne fottevo, ovviamente. Sono passati alcuni anni e c’ero dentro con tutti i piedi: Bon Jovi diventava famoso, Non è la rai di Boncompagni, bla bla. Questi erano gli ’80. I 90 erano più interessanti, per me. Continue reading →

Funerali alla cultura in Italia #20120423

sentito cordoglio e condoglianze

La cultura ringrazia.

Prendo spunto della notizia del flashmob di Viterbo, il funerale simbolico alla cultura dopo la chiusura di ogni spazio pubblico che ad essa era dedicato.

Qualcuno, quando un quotidiano nazionale (poi* lo dico) stava chiudendo, alla radio disse che ne aveva parlato con un proprio amico indignato perché non era possibile, era una vergogna e così via – e lui gli chiese “ma tu lo compri? Sei abbonato?” e l’altro rimase un po’ spiazzato, fino ad ammettere che no, non lo comprava. E allora… Continue reading →