dei paesi tuoi

La saggezza popolare, pragmatica. Realismo.

L’altra sera lei mi ha fatto tornare la tristezza. Era il suo compleanno, quello che le avevo promesso che le avrei fatto passare “non-di-merda-come-al-solito”. Io sono stato uno di quelli. Lo sono ancora. Di quelli che vogliono dimenticare il proprio compleanno, che odiano il natale. Ma in realtà il fastidio per il natale me lo sono scrollato di dosso qualche anno fa. Era colpa delle aspettative e dei miei. O di altra gente che ci sta intorno.

Quella del complenno… beh me l’hanno rovinata così tanti anni fa che non si recupera più. Poi ci ho messo il mio carico sopra. Cioè per quale cazzo di motivo dovrei festeggiare la mia esistenza?

Per le mamme dico questo: non subordinate il festeggiamento di un compleanno a qualche merito. Se i vostri figli sono intelligenti e sensibili (o hanno la testa piena di cazzate, non so, dipende dal vostro punto di vista) prima o poi si faranno due domande e qualche somma di fatti: devo meritare di esistere? – Tu che mi hai messo al mondo subordini il festeggiare il fatto che esisto al mio rendimento scolastico o al mio comportamento ? Ci saranno momenti, domani, ieri. Ma quel momento deve essere una specie di “pausa”: non si festeggia un merito, ma il semplice fatto che tu sei vivo.

Potresti già non esserne felice. Se ci metti sopra che “noi ti sorridiamo solo se”. Allora me ne fotto del compleanno. Se non mi volete sorridere, fatene a meno. Questo vi dirà un adolescente. Non fate questo errore.

Detto questo… lei quella sera dopo un tutto-perfetto-graziegrazie per qualche motivo ha preso a tentare di farmi da chaperon di Facebook. Le sue intenzioni erano buone, in qualche modo. Ma come se non mi conoscesse affatto, come se non le avessi detto io quelle parole prima, mi ha voluto dire che meglio soffrire che sopravvivere e non vivere affatto. Sul fatto che sia meglio vivere che sopravvivere ovviamente dirlo a me è offensivo. Mi diceva “persino Y ha beccato su Facebook, vuoi non farcela tu?”. Ricordiamoci che Y è incatenato ad una moglie che tradisce costantemente e che la catena sono le figlie che gli vieterebbe di vedere. E che lui ama tantissimo. Quindi magari beccherà anche. Dice che è perché mi vuole bene e che siccome è chiaro che non “voglio” (??)  “levare le tende” (ho un mutuo trentennale con una persona di cui mi fido e nessuno che mi ama… guadagno poco per fare pazzie e il mio studio a questo affitto ce l’ho solo qui ed ho penato 2 anni per trovarlo) e che il convento passa quel che passa “perché non premi quel potresti conoscere” di Facebook?

Mi sono sentito ancora più sfigato di quanto non mi ci sentissi prima. Lo sono, lo so. Cerco di affrancarmi da questa condizione in cui chissà quanti anni fa sono entrato passetto dopo passetto, credo alle elementari, alle medie? Lontano dalla competizione, dall’arrivismo, dalle sgomitate.

Quando l’idea di tirare lo sciacquone della vita e colare giù torna così forte (a occhio tra la 15 e le 16.30 aumenta) buttarsi un po’ sul dovere aiuta. O no? No, magari non aiuta. Ma l’idea di avere roba in sospeso con gente a cui devi qualcosa, che gliel’hai promessa, che si fida di te… questo non mi piace. Come ho detto preferisco mettere in ordine tutto, prima. E tra le tante cose da fare prima di schiattare ho decine di migliaia di foto da caricare in agenzia. Se smettessi in questo stesso istante di tentare di vivere potrei lavorare ininterrottamente a casa per un anno, senza mai uscire. Beh potrei. Se rinunci a vivere ma non a sopravvivere, comunque la scelta la fai ed è giusto essere coerenti: ti dedichi a quello. E se rinunci a tutto, scegli. Vai via. Tasto rosso.

Sembra così puerile, infantile, immaturo eccetera, vero? Eppure vivere senza amore non è vivere, per me. E stare con “chiunque” non lo vorrei. Ma la cosa buffa e realistica e che non c’è nemmeno traccia di questo chiunque. Una traccia realistica, non un sorriso od una conversazione educata. Un oggi, un domani.

Ogni volta (e sono state tante) che mi hanno dato del pessimista ho sempre detto che sono realista. Ho anche sfottuto gli ottimisti. Ma l’illusione di una speranza può sollevarti. Questo fa la fede: la religione si basa su questo. Ed era con la speranza che facevano muovere i prigionieri nei campi di sterminio. Funziona. Per cui un po’ di illusione ottimistica e di sensazione che “tutto può accadere” mi stava bene. Era falsa, era una illusione. Ma con la realtà, questa realtà, ho smesso di voler avere a che fare. Mi si chiede di restare in vita, civilmente, educatamente, in ordine. Ma non è nemmeno vero. Non è richiesto davvero: è solo ostacolata la scomparsa comoda, rapida ed indolore. Lasciate passare 6 mesi: a nessuno frega niente se scomparite. Devono pensare ai fatti propri. 

Ed ora una riflessione sull’esteriorità: nei siti di incontri l’unica cosa che si privilegia è l’aspetto fisico. Non lo so per esperienza. L’ho letto sul blog di qualche ragazzino sfigato che ne faceva una analisi brillante. Dicevano: di solito se sei sfigato de visu sei sfigato anche li, se il criterio è estetico. Non c’è modo di passare questa forca caudina: le ragazze che sono li non ci vanno per trovare l’amore della vita. Quindi se non sei figo non passi. Ecco perché, se almeno vuoi toccare un corpo ogni tanto (che magari dentro ha una persona, tipo: io ce l’ho, non vedo perché una donna non potrebbe essere nelle stesse condizioni) e decidi di non morire, puoi dedicare del tempo alla cura dell’involucro. Realismo.

in prigione a pagamento

la cella

Quando sentiamo le condizioni difficili di qualcuno è spesso facile lasciarsi prendere dal vedere soluzioni (e aprire la maledetta bocca) che pensiamo che quel poveraccio o poveraccia non abbia già pensato di percorrere. E’ anche vero che spesso lo facciamo ma ci accorgiamo che quello o quella non vogliono percorrere queste strade. Per questo ci capita di pensare quelle cose anche di chi in effetti non è svogliato, pigro o viziato.

Mio fratello ha fatto tanti sbagli, ma alcune cose che gli sono capitate sono capitate a tanti altri, non sono sbagli, sono semplicemente affari che non vanno bene, lavoro che svanisce, soldi che non ci sono più. Ora si trova a vivere con i miei genitori anziani e fa un lavoro da guardiano notturno che, a quanto dice, è peggio di quanto non fosse fare il casellante in autostrada un tempo. Non deve fare granché: e questa non è una buona cosa. Non vede nessuno, assolutamente nessuno, è completamente solo in guardiola, non ha la TV, non c’è connessione ad internet; ovvio che deve buttare un occhio alle telecamere, tanto quanto è ovvio che un sensore di movimento e un controllo remoto sarebbero una buona soluzione, visto che lui non è nemmeno armato. Continue reading →

capire i gattini su internet

Tutti scherziamo sui gattini su internet, come fotografo poi, non vi dico. Ma non lo farò.

Per me le foto degli animali significano tanta solitudine e bisogno di affetto. Certo spesso sono buffi, ma li guardi principalmente come un genitore guarderebbe un figlio che si è sporcato di gelato: perché è adorabile, non perché è sporco.

Le gatte che ho ora non le ho con lo stesso spirito con cui avevo gatti in gioventù, nelle case passate da piccolo con i miei genitori. Queste gatte mi fanno compagnia, non sono solo una cosa carina da avere per casa. Ora, sicuramente non tutti sono come me, non tutti considerano che siano gli unici esseri a darti affetto incondizionato (e questo lo dico DOPO averle nutrite: sono ancora interessate!).

Però io ci vedo tanta difficoltà con il genere umano, con le relazioni. Mancanza, buchi dentro. Io ho bisogno di baciare ogni giorno, e se poi si fa sesso meglio, ma è di baciare che ho bisogno, abbracciarti e baciarti. Possibile che sia l’unico e solo con questo bisogno di affetto fisicamente manifestato? Non credo.  Continue reading →

donne acide, fanculo e addio

dovevi leggermi nella mente: sei una merda.

Ho deciso che questa battaglia, per me,  non deve esistere proprio: la battaglia la vedo ingaggiare dal solo sesso femminile e ad ogni ondata, ad ogni lamentela pubblica, ad ogni battibecco impudico, ad ogni violento pettegolezzo del pollaio sento che l’odio nel mondo aumenta a dismisura… mi chiedo perché la gente faccia i figli se poi li senti dire certe cose, perché uomini e donne continuino a volersi confrontare se poi sento trasudare disprezzo, derisione, acido, critica-e-basta, sarcasmo e assolutismo, talvolta mascherato da sedicente femminismo.

Le stesse cose dette da alcune di queste signore, da un uomo ad un altro uomo invece prenderebbero il nome che devono prendere: ingiustizia, pigrizia, scaricabarile, incomunicabilità e “la pensiamo diversamente, discorso chiuso”.

E invece diventa “lui” o “voi uomini” eccetera. Se poi mi arrivate a parlare del femminicidio non ci stiamo capendo. Sto palando comunque di persone civili, ancora in grado di pensare (qui ci’è spazio per una battuta acida: prego, accomodatevi).

E allora chiediamoci come mai tanti maschi vadano a puttane.*

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