Il piacere, la felicità, la soddisfazione. La “qualità della vita”. Possono essere, per qualcuno, o per una componente importante, il significato, lo scopo, il motivo di vivere, di faticare per restare in vita anche domani.
A volte la gente semplicemente mangia.
Si riempie per noia, qualcuno, si dice.
O magari prova una soddisfazione immediata, piacere, una carezza, anche un godimento intenso, anche prolungato.
Ripetibile.
Più o meno incondizionato. Indipendente da giudizi di come questo piacere debba essere, da parte di terzi.
A volte dici “mi resta solo questo”.
Capisco chi si rintana, con tv e pizza. Capisco tutto. Muori lentamente.
Hai perso ogni gara, ogni sfida, ogni “essere all’altezza”.
Se ti piace il sesso ti resta la masturbazione.
Se ti piace esprimerti ti resta un blog.
Se ti piace cantare ti resta la doccia.
E il cibo, se ti piace gustare, chilo su chilo, ben oltre all’utile per nutrire, ti droga per consolarti, come tutte le droghe. Che non risolvono niente, ma ti accarezzano un po’, e poi peggiorano la situazione.
Avevo cucinato per oggi e domani.
Domani farò altro.