È diverso, io credo. Sento il rappresentante di una categoria di imprenditori che, di questi tempi (maggio 2012), considerando l’alto numero di suicidi anche fra categorie di non-dipendenti , intende dare il suo consiglio dicendo che “chiudere un’impresa in difficoltà, fallire, non è una vergogna e non deve portare a gesti estremi”. D’accordissimo, non è una vergogna, ma questo potremmo semmai dirlo a quelli che ti guardano male se fallisci, se perdi o se non hai un lavoro.
Qui il discorso personale non è di vergogna, ma è disperazione. Quando non hai speranza, sei disperato. Quando fai fatica ma vedi che il mondo non considera inutile la tua esistenza, che esiste la giustizia, che il lavoro significa retribuzione in cambio di un servizio o un oggetto avuto in cambio, quando si capisce cosa sia di qualità, quando non si fa tutto il possibile per fare a meno di te, di renderti inutile … allora c’è posto per la speranza. Anzi, non dovremmo nemmeno chiamarla così.
La dignità ce la togliamo a vicenda. Io nasco con la dignità e per me voi tutti nascete già degni del mio rispetto. Ma il rispetto lo merita chi rispetta… mentre la dignità, volenti o nolenti, ce la affibbia il sentire comune, la morale convenuta, lo sguardo dei gruppetti di persone. E questi anche ce la tolgono. In silenzio, girandosi dall’altra, evitandoci, declinando l’offerta, andando altrove. Continue reading →