ragazi di ògi

Analisi Comparativa: Temi, Sentimenti ed Emozioni della Gioventù in Quattro Opere

Introduzione: Le quattro opere proposte – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, I ragazzi della via Pál, il concetto storico dei Ragazzi del ’99 e la canzone Noi, ragazzi di oggi – offrono ciascuna una rappresentazione della gioventù in contesti molto diversi tra loro. Dal dramma reale della tossicodipendenza nell’adolescenza degli anni ’70, alla nostalgica avventura infantile di fine Ottocento; dalla tragica epopea dei giovani soldati del 1917 alla voce speranzosa dei ragazzi negli anni ’80. In questa analisi comparativa esamineremo i temi principali comuni, le differenze nella rappresentazione della gioventù, il mood generale di ciascuna opera e i contrasti tra le diverse visioni della giovinezza, con riferimenti storici e letterari per contestualizzare ogni caso.

Temi Principali Comuni alle Opere

Crescita e perdita dell’innocenza: Tutte le opere, pur con toni differenti, esplorano il passaggio dall’infanzia all’età adulta e le difficoltà che lo accompagnano. In Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino la crescita assume un volto traumatico: Christiane e i suoi coetanei passano prematuramente dall’adolescenza innocente alla dura realtà della droga e della prostituzione, perdendo la spensieratezza giovanile (Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: riassunto | Studenti.it). Ne I ragazzi della via Pál, invece, l’innocenza infantile coesiste con un precoce senso di responsabilità e onore: un gruppo di ragazzi combatte la propria “guerra” di gioco difendendo il terreno di via Pál, ma quella che inizia come un’avventura ludica culmina in un tragico rito di passaggio con la morte di Nemecsek, il più piccolo del gruppo, che sacrifica la propria vita in un atto di eroismo (I ragazzi della via Pál – Wikipedia). Anche l’idea dei Ragazzi del ’99 incarna una brusca fine dell’innocenza: migliaia di diciottenni italiani, nati nel 1899, furono strappati alla giovinezza e mandati al fronte nella Prima Guerra Mondiale, diventando adulti dall’oggi al domani in trincea (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net). La canzone Noi, ragazzi di oggi tocca il tema della crescita in modo più positivo e aspirazionale: i giovani degli anni ’80 si sentono con “tutto il mondo davanti” e vivono di sogni per il futuro, segnalando la consapevolezza di essere in un momento di transizione ricco di promesse ma anche di bisogno di trovare la propria strada (centocinquanta canzoni • Noi ragazzi di oggi (Luis Miguel)).

Amicizia e solidarietà: Un altro tema che accomuna le opere è il legame tra coetanei. I ragazzi della via Pál mette in scena un fortissimo spirito di gruppo, in cui l’amicizia è alla base della “Società dello Stucco” (il club dei ragazzi di via Pál) e motiva gesti di lealtà e sacrificio: alla fine tutti riconoscono il coraggio di Nemecsek, definito “il piccolo eroe” per il suo altruismo (I ragazzi della via Pál – Wikipedia). Nel contesto tragico di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, i legami tra ragazzi esistono ma sono fragili, spesso subordinati alla necessità della droga: i giovani tossicodipendenti formano una sorta di micro-comunità ai margini della società, uniti dalla dipendenza più che da autentica amicizia. Christiane ha un ragazzo e frequenta un gruppo di amici, ma questi rapporti sono instabili e segnati dall’egoismo imposto dalla sopravvivenza quotidiana e dall’assuefazione (come emerge dalla sua insensibilità di fronte alla morte di amici, effetto devastante della droga sulla personalità (Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F. – scheda di lettura – Biblioteca Liceo Copernico di Bologna)). Nei Ragazzi del ’99 la solidarietà assume la forma del cameratismo militare: i giovani al fronte condividevano privazioni e paure, sostenendosi a vicenda nelle trincee. Pur essendo meno romanzata e più storica, l’esperienza comune forgiò tra loro un vincolo simile a quello di fratelli d’armi, ricordati dalla storiografia come una “generazione spezzata”, costretta a crescere insieme sotto il fuoco nemico (I Ragazzi del ’99). Nella canzone di Luis Miguel, infine, c’è un senso di appartenenza generazionale: “Noi, siamo diversi ma tutti uguali” recita il testo, sottolineando che i ragazzi condividono sogni e bisogni (come “un paio d’ali”, metafora di libertà) in un’unica comunità solidale (centocinquanta canzoni • Noi ragazzi di oggi (Luis Miguel)).

Conflitto e sfida: Ogni opera presenta un conflitto centrale, sebbene declinato in forme diverse. Nel romanzo di Christiane F. il conflitto è sociale e personale: da un lato i giovani protagonisti si scontrano con una società che li esclude e con famiglie disgregate; dall’altro combattono la propria battaglia interna contro la dipendenza. Christiane vive in un contesto di “solitudine, disagio e tristezza”, un vuoto affettivo e sociale che la spinge sulla “superstrada dell’oblio” rappresentata dall’eroina (Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino – ArteSettima). In I ragazzi della via Pál il conflitto è più ingenuo ma simbolico: una guerra in miniatura tra bande di ragazzini (i ragazzi di via Pál contro le “Camicie Rosse” guidate da Feri Áts) per il possesso di un terreno. Questo scontro, per quanto giocoso, veicola valori importanti come la difesa dei propri diritti e la resistenza ai prepotenti (I ragazzi della via Pál – Wikipedia). La lotta culmina in una vera tragedia, evidenziando in controluce una critica antimilitarista: il romanzo mostra quanto possa essere crudele e insensato lo scontro, anche se condotto per gioco, anticipando i conflitti reali degli adulti (I ragazzi della via Pál – Wikipedia). Il conflitto dei Ragazzi del ’99 è bellico e generazionale: sono coinvolti in uno scontro epocale (la Grande Guerra) senza averne colpa né forse piena coscienza, chiamati a “resistere, resistere, resistere!” sul Piave e a difendere la patria (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net). Il loro nemico è l’esercito invasore austriaco, ma anche la paura e l’inesperienza dovute alla giovanissima età. Molti di quei ragazzi affrontarono la sfida con incredibile coraggio – “andavano in prima linea cantando”, scrive il generale Diaz (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net) – ma pagarono un prezzo altissimo, con “decine di migliaia” di caduti e feriti tra loro (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net). Nella canzone Noi, ragazzi di oggi il conflitto è meno evidente, ma si può leggere in filigrana una sfida generazionale: i giovani degli anni ’80 vogliono spiccare il volo e trovare “stimoli eccezionali” (centocinquanta canzoni • Noi ragazzi di oggi (Luis Miguel)) in una società che forse tende a omologarli. Il testo lascia intuire un contrasto implicito tra i sogni dei ragazzi e le aspettative del mondo adulto, anche se il tono rimane propositivo e non polemico.

Sacrificio e perdita: Il tema del sacrificio attraversa soprattutto I ragazzi della via Pál e la vicenda dei Ragazzi del ’99, ma in modo diverso affiora anche nell’opera di Christiane F. e, per contrasto, è quasi assente nella canzone di Luis Miguel. Nel romanzo di Molnár il sacrificio è eroico e commovente: Nemecsek, pur essendo il più fragile e indifeso, affronta pericoli (cadendo nell’acqua gelata, affrontando da solo i nemici) e si ammala gravemente; il “piccolo soldato semplice” muore di polmonite a causa dell’“atto d’eroismo” compiuto per i suoi amici (I ragazzi della via Pál – Wikipedia). La sua morte impartisce una dura lezione a tutti e rappresenta la perdita irreversibile dell’innocenza per il gruppo: il gioco è finito in tragedia. Nei Ragazzi del ’99 il sacrificio assume dimensioni collettive e patriottiche: quell’intera classe di leva affrontò la guerra con spirito di abnegazione, contribuendo “in modo decisivo alla vittoria, spesso a costo della vita” (I Ragazzi del ’99). La storiografia italiana li ricorda con rispetto proprio per questo: fu un’intera generazione immolata sull’altare della patria, una gioventù sacrificata il cui ricordo ha dato vita a monumenti e vie dedicate in molte città (I Ragazzi del ’99). Al confronto, Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino non presenta un sacrificio nobile, ma piuttosto la perdizione di giovani vite: Christiane e i suoi amici sacrificano salute, futuro e affetti in cambio di una dose di eroina. Non c’è gloria nella loro sofferenza, ma solo emarginazione e degrado; alcuni, come la piccola Babsi (amica di Christiane), perdono la vita per overdose a soli 14 anni, una morte anonima che sconvolge il lettore ma rientra tragicamente nella “normalità” di quel mondo disperato. Infine, Noi, ragazzi di oggi si distingue perché non contempla il sacrificio: qui la gioventù non perde ma cerca qualcosa – cerca libertà, emozioni, futuro. La canzone incarna un desiderio di vivere pienamente, evitando i tragici destini delle altre opere. In questo senso rappresenta quasi una risposta ottimistica alle storie di sacrificio: i ragazzi di oggi vogliono “un paio d’ali” per volare, non pesi sulle spalle da portare.

Esclusione sociale e aspirazioni giovanili: Mentre Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino mette in luce l’esclusione e il disagio sociale (giovani emarginati che frequentano la stazione dello Zoo di Berlino, ai margini della società benpensante (Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F. – scheda di lettura – Biblioteca Liceo Copernico di Bologna)), le altre opere presentano giovani che, pur in contesti diversi, esprimono aspirazioni e bisogni di appartenenza. Christiane F. cerca evasione da “un futuro senza prospettive” e da una famiglia disfunzionale attraverso la droga (Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F. – scheda di lettura – Biblioteca Liceo Copernico di Bologna) – la sua è un’aspirazione distorta verso un falso sollievo. I ragazzi di via Pál aspirano invece a valori alti, anche se calati nel gioco: vogliono onore, vittoria, e mantenere il loro piccolo mondo (il campo di gioco) libero dall’usurpazione (I ragazzi della via Pál – Wikipedia). La loro aspirazione di fondo è essere riconosciuti e rispettati, valori mutuati dagli adulti ma declinati nel loro linguaggio infantile. I Ragazzi del ’99, più che aspirare a partire per la guerra, vi furono obbligati; eppure dalle testimonianze e dalla letteratura emerge spesso il loro desiderio di non deludere la patria e i propri cari. Alcuni partirono con entusiasmo patriottico, altri solo con senso del dovere, ma tutti condividevano l’aspirazione (o speranza) di porre fine a un incubo collettivo e di tornare a una vita normale. Emblematiche sono le parole di Gabriele D’Annunzio che descrivono il momento del loro addio all’infanzia: “Eravate ieri fanciulli e ci apparite oggi così grandi!” (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net) – l’aspirazione dei ragazzi del ’99 finì per essere semplicemente sopravvivere e dimostrarsi all’altezza dell’onorevole appellativo di “classe di ferro”. Al polo opposto, Noi, ragazzi di oggi dà voce alle aspirazioni moderne dei giovani: realizzarsi, spiccare il volo dai nidi familiari, trovare uno scopo. “Viviamo nel sogno di poi” recitano i versi, indicando che i ragazzi guardano al domani con progettualità; la canzone trasmette il bisogno di “stimoli eccezionali” e di rompere la monotonia, aspirando a un futuro straordinario (centocinquanta canzoni • Noi ragazzi di oggi (Luis Miguel)). Qui l’inclusione sociale è implicita: i ragazzi di oggi si sentono parte attiva della società futura (hanno “tutto il mondo davanti”), a differenza dei giovani berlinesi di Christiane F. che si percepivano ai margini senza un posto nel mondo.

Differenze nella Rappresentazione della Gioventù in Ogni Opera

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: In questo romanzo-verità (1978) la gioventù è rappresentata in modo crudo e allarmante. Christiane F. e i suoi amici incarnano l’adolescenza perduta, ragazzi di appena 13-15 anni inghiottiti dal vortice della tossicodipendenza in una grande città (Berlino Ovest) negli anni Settanta. La gioventù qui è vista come un’età vulnerabile, esposta a tentazioni e pericoli urbani: non c’è spensieratezza né ribellione costruttiva, ma una rapida discesa nell’auto-distruzione. L’opera – basata su interviste reali – vuole essere una denuncia sociale: attraverso il linguaggio diretto e giovanile di Christiane, il libro documenta “un’epoca e un fenomeno: quello della tossicodipendenza” giovanile di massa (Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: riassunto | Studenti.it). La gioventù è ritratta come vittima sia di sé stessa che di un contesto irresponsabile: genitori assenti o violenti, istituzioni incapaci di offrire alternative sane, una città grigia che lascia i ragazzi a loro stessi. Christiane e coetanei appaiono allo stesso tempo carnefici e vittime della propria giovinezza: la loro è un’età tradita, in cui i sogni infantili (Cristiane è inizialmente una ragazzina che ama gli animali e la musica) si deformano in incubi di astinenza e degrado. In definitiva, Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino rappresenta la gioventù come un periodo in balia della perdizione: l’innocenza giovanile viene corrosa dalle droghe, la “purezza” scompare presto e lascia spazio alla dura lotta quotidiana per procurarsi una dose (Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F. – scheda di lettura – Biblioteca Liceo Copernico di Bologna). È un ritratto pessimistico: i ragazzi appaiono persi, salvo rarissimi sprazzi di speranza (i tentativi di disintossicazione di Christiane) che però faticano a invertire la rotta. La società attorno è dipinta come indifferente o incapace, cosicché la giovinezza qui non è sinonimo di speranza ma di smarrimento.

I ragazzi della via Pál: Nel classico romanzo per ragazzi di Ferenc Molnár (1907), la gioventù è rappresentata con un misto di idealizzazione e realismo. Protagonisti sono ragazzini di circa 12-14 anni nella Budapest del 1889: vengono mostrati nei loro giochi, nei rituali di gruppo, nei codici d’onore quasi parodistici degli adulti, creando un ritratto affettuoso e nostalgico dell’infanzia. A differenza dei ragazzi di Berlino, quelli di via Pál sono innocenti e puri nelle intenzioni: il loro più grande problema è difendere il grund (il terreno di gioco) dai coetanei rivali. Tuttavia, Molnár non si limita a una rappresentazione edulcorata: col procedere della vicenda, i giovani protagonisti dimostrano un senso morale profondo – lealtà, coraggio, spirito di sacrificio – e il conflitto ludico assume tinte serie. La gioventù qui è vista come portatrice di valori genuini: “valori morali che impegnano nella difesa dei propri diritti […] dell’onore e del più inatteso eroismo” permeano il romanzo (I ragazzi della via Pál – Wikipedia). Nemecsek, piccolo e inizialmente sottovalutato, dimostra che anche un bambino può essere un eroe puro, combattendo non per vanagloria ma per amicizia e senso del dovere verso il gruppo. Questa rappresentazione della gioventù è profondamente nostalgica: Molnár, scrivendo anche per un pubblico adulto, sembra voler ricordare ai grandi l’ardore e la serietà con cui i bambini vivono le proprie vicende, quasi fossero prova generale della vita adulta. Non a caso alcuni critici hanno letto nel romanzo spunti antimilitaristi (I ragazzi della via Pál – Wikipedia): la guerra “per finta” dei ragazzi riflette i codici della società militare e ne fa emergere l’assurdità, soprattutto quando conduce alla perdita reale di una giovane vita. In I ragazzi della via Pál, dunque, la gioventù è dipinta come un’età di purezza e nobiltà d’animo, capace di eroismo sincero ma anche vulnerabile alla crudeltà del destino. A differenza di Christiane F., qui i ragazzi non sono corrotti dal mondo degli adulti (che rimane sullo sfondo), ma vivono in un microcosmo tutto loro dove possono esprimere il meglio di sé. La morte di Nemecsek rompe l’idillio, segnalando simbolicamente la fine dell’infanzia; eppure, nonostante il finale tragico, la rappresentazione complessiva conserva un alone di tenerezza e ammirazione per la giovinezza, vista come età dell’onore e della camarateria.

I “Ragazzi del ’99”: Questa espressione, radicata nella storiografia italiana, non si riferisce a un’opera narrativa specifica ma a una realtà storica e al suo racconto attraverso memorie, lettere, romanzi e studi. Qui la gioventù è rappresentata nel ruolo di protagonista tragica della storia. I “ragazzi del ’99” erano giovani appena diciottenni (o poco meno) chiamati alle armi nel 1917, nell’ultimo anno della Prima Guerra Mondiale (Ragazzi del ’99 – Wikipedia) (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net). Il modo in cui la loro vicenda viene ricordata nella letteratura e nella memoria collettiva italiana pone l’accento su due aspetti: da un lato il patriottismo e il coraggio giovanile, dall’altro l’immane sacrificio che questa generazione dovette sopportare. Spesso celebrati come la “meglio gioventù” di quell’epoca, questi ragazzi vengono descritti con toni epici: basti pensare all’ordine del giorno di Armando Diaz dopo la battaglia di Caporetto, che li definì magnifici nel loro battesimo del fuoco e notò come “andavano in prima linea cantando” e, sebbene decimati, “cantavano ancora” al ritorno (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net). La gioventù in questo contesto è sinonimo di forza d’animo, resilienza e amor di patria, quasi un ideale romantico di eroismo giovanile. Ma l’altra faccia della medaglia è la perdita di vite e d’innocenza su scala impressionante: storici e scrittori parlano di una “generazione spezzata”, di giovani “arruolati quando non avevano ancora compiuto diciotto anni […] molti dei quali non fecero più ritorno”, mentre i sopravvissuti rimasero segnati a vita da traumi fisici e morali (I Ragazzi del ’99). Nei diari e nelle testimonianze, i ragazzi del ’99 appaiono spesso ancora fanciulli nei pensieri (scrivono a casa delle loro paure, dei loro sogni interrotti), ma sono costretti a una maturità forzata: dall’aula scolastica alla trincea in pochi mesi. La letteratura italiana ha reso loro omaggio in varie forme – ad esempio nei romanzi storici o nei discorsi patriottici di D’Annunzio (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net) – dipingendoli talora come martiri ed eroi purissimi, ultimi difensori di una patria in pericolo. In altre analisi più critiche, si sottolinea la tragedia di una gioventù mandata al macello, evidenziando il contrasto tra l’esaltazione retorica e la realtà di quei volti giovani impauriti nel fango delle trincee. Complessivamente, la rappresentazione dei ragazzi del ’99 oscilla tra l’epica e il lutto: da una parte la fierezza per il loro contributo decisivo (“classe di ferro” che salvò l’Italia sul Piave (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net)), dall’altra il dolore per un’intera leva di ragazzi sacrificati. Qui la giovinezza è vista come nobile ma infranta: i ragazzi incarnano ideali di purezza, coraggio e amor patrio, ma il loro destino dimostra come la guerra possa distruggere il meglio della gioventù.

Noi, ragazzi di oggi (Luis Miguel): Questa canzone presentata a Sanremo 1985 offre una rappresentazione della gioventù del tutto diversa, filtrata dalla retorica pop degli anni ’80. Cantata da un quindicenne Luis Miguel, Noi, ragazzi di oggi dipinge i giovani come portatori di speranza, vitalità e cambiamento. Qui la gioventù è vista in chiave ottimista: i ragazzi di oggi hanno “tutto il mondo davanti” e vivono “nel sogno di poi” (cioè proiettati verso il futuro), un futuro che immaginano di poter plasmare. Il testo – scritto da Cristiano Minellono e Toto Cutugno – sottolinea l’idea di una generazione unita e idealista: “noi, siamo diversi ma tutti uguali, abbiamo bisogno di un paio d’ali” (centocinquanta canzoni • Noi ragazzi di oggi (Luis Miguel)). Questo verso cattura l’essenza della rappresentazione: i giovani sono accomunati dal desiderio di libertà (le “ali” per volare via) e da grandi aspirazioni (“stimoli eccezionali”). Non ci sono conflitti bellici né drammi sociali laceranti in questa visione; al contrario, la canzone trasmette un sentimento di fiducia e leggerezza. La giovinezza è dipinta come una sorta di forza positiva, persino spensierata: i “ragazzi di oggi” sognano, credono di poter cambiare il mondo o comunque di poter vivere intensamente i propri anni migliori. È importante notare che questa rappresentazione molto positiva riflette anche il contesto storico: la metà degli anni ’80 in Italia era un periodo di relativa stabilità e benessere, in cui le nuove generazioni potevano permettersi di guardare al futuro con ottimismo, lontane sia dagli incubi della guerra (come i ragazzi del ’99) sia dalle cupezze della crisi economica e morale di fine ’70 (che fanno da sfondo al libro di Christiane F.). Inoltre, essendo una canzone pop pensata per un vasto pubblico, tende a esaltare i tratti universali e “puliti” della giovinezza – entusiasmo, amicizia, sogni – evitando volutamente temi scomodi. In sintesi, Noi, ragazzi di oggi rappresenta la gioventù come età dell’oro presente, un presente proiettato subito nel futuro: i giovani sono consapevoli di avere energie e tempo dalla loro parte, e vogliono usarli al meglio. Questa immagine contrasta nettamente con quella problematica o tragica delle altre opere, mostrando un lato complementare della medaglia: la giovinezza come sinonimo di possibilità e rinnovamento, piuttosto che di problemi o sacrifici.

Mood e Atmosfera delle Opere: Confronto

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino – Mood crudo e tragico: L’atmosfera dominante del libro di Christiane F. è cupa, realistica e sconvolgente. Il racconto in prima persona, con linguaggio diretto, immerge il lettore in uno scenario di degrado urbano e sofferenza adolescenziale. Il mood generale è tragico: sin dall’inizio si percepisce un senso di inevitabile discesa agli inferi. Ci sono momenti di apparente spensieratezza (le prime uscite nelle discoteche, le amicizie giovanili), ma vengono rapidamente oscurati dalla dipendenza. Prevale un sentimento di angoscia e impotenza – sia nei protagonisti, incapaci di liberarsi dalla droga, sia nel lettore, testimone di un dramma che si svolge sotto occhi spesso indifferenti. A tratti il tono diventa quasi documentaristico, raffreddato dalla necessità di testimoniare un fenomeno sociale: in questo il libro è “un documento importante” di denuncia (Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: riassunto | Studenti.it). Tuttavia l’immedesimazione con la giovane narratrice porta anche carica emotiva: vergogna, disperazione, alienazione sono palpabili. Nel complesso, l’umore è pessimistico: la storia di Christiane non offre veri momenti di catarsi o lieto fine (anche dopo il percorso narrato, sappiamo che la sua vita rimarrà segnata dalla dipendenza). Il sentimento predominante è la tristezza mista a shock; c’è anche rabbia nei confronti della società, ma espressa più attraverso i fatti che con toni polemici. In definitiva, il mood di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è quello di un dramma urbano estremo, quasi nichilista riguardo la gioventù: lascia il lettore con un senso di amarezza e monito.

I ragazzi della via Pál – Mood avventuroso-nostalgico con punte drammatiche: L’atmosfera del romanzo di Molnár è inizialmente leggera e vivace, tipica delle storie di ragazzi e intrisa di nostalgia per un’infanzia spensierata. Gran parte del libro ha il sapore di un’avventura estiva: c’è entusiasmo, gioco, scherzi tra compagni, e il lettore respira la genuina allegria dei protagonisti. Il mood generale è nostalgico-giovanile, con colori tenui e positivi: ricorda al lettore adulto l’epoca in cui anche una piccola contesa per un fazzoletto di terra poteva sembrare una battaglia epocale. Tuttavia, man mano che la storia progredisce verso il conflitto con le Camicie Rosse, il tono si fa più serio e teso. Vi sono momenti di suspense e tensione (le “spedizioni” segrete, il furto della bandiera, la preparazione allo scontro finale) che tingono di epica il racconto. Dopo la battaglia finale, quando Nemecsek cade malato, l’atmosfera muta in commovente e tragica: gli ultimi capitoli sono pervasi da tristezza e impotenza di fronte alla malattia del ragazzo. La morte di Nemecsek getta un’ombra dolorosa sull’intera vicenda, lasciando il lettore con un senso di vuoto e commozione profonda. Ciò nonostante, persino nel finale triste, permane una sorta di dolceamara tenerezza: Nemecsek è pianto come un eroe puro, e il suo ricordo nobilita quella breve stagione della giovinezza dei protagonisti. In sintesi, I ragazzi della via Pál oscilla tra il tono spensierato (inizio) e il tono tragico (fine), passando per momenti di eroismo romantico. Il mood comparativamente è più nostalgico-sentimentale rispetto alle altre opere: non è cupo come Christiane F., né epico come i racconti di guerra, né enfatico-ottimista come la canzone di Miguel, bensì evoca il rimpianto e la dolcezza di un tempo perduto, pur riconoscendo la durezza che può annidarsi anche nel mondo dei bambini.

Ragazzi del ’99 – Mood epico-patriottico e malinconico: L’epopea dei ragazzi del ’99, così come tramandata da storia e letteratura, possiede un’atmosfera duplice. Da un lato c’è un mood epico e patriottico: i racconti celebrativi li dipingono con orgoglio, sottolineando il coraggio giovanile e il fervore con cui affrontarono la prova. Il tono epico si coglie nelle parole solenni usate per loro – “classe di ferro”, “meglio gioventù”, “magnifico contegno” – e nelle scene spesso narrate enfatizzando l’entusiasmo ingenuo (i canti, le bandiere, l’anelito di rivincita dopo Caporetto). C’è quindi un sentimento di fierezza collettiva: la nazione guarda a quei ragazzi con ammirazione e gratitudine, ed essi stessi, in alcune testimonianze, appaiono fieri di fare la loro parte. Dall’altro lato, però, l’atmosfera è inevitabilmente intrisa di tragedia e malinconia. Ogni celebrazione porta in sé il ricordo di un sacrificio: l’immagine dei ragazzi che tornano in “esigua schiera” cantando ancora, citata da Diaz (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net), è di una potenza emotiva straordinaria proprio perché mescola orgoglio e lutto. La consapevolezza moderna del costo umano di quella vittoria tinge di malinconia la retorica patriottica: quando si parla dei ragazzi del ’99 oggi, il mood è spesso quello commemorativo, con punte di mestizia per quelle vite spezzate. Frasi come “una generazione spezzata” (I Ragazzi del ’99) e i riferimenti alle “cicatrici fisiche e morali” che quei giovani si portarono dietro evidenziano un sentimento di perdita irreparabile accanto all’eroismo. Nei romanzi e film di guerra che li includono (o nelle memorie), le scene in trincea con diciottenni inesperti possono apparire strazianti: emerge la paura, la nostalgia di casa, il contrasto tra la loro giovane età e gli orrori che li circondano. Pertanto, il mood complessivo collegato ai Ragazzi del ’99 è un intreccio di epica e elegia: un inno al coraggio giovanile subito seguito da un requiem per la loro morte. Rispetto alle altre opere: è meno personale/intimistico (perché riguarda una collettività) ma ha la gravità solenne della tragedia storica. Non è disperato in modo crudo come Christiane F., ma è profondamente triste dietro la facciata gloriosa; non è leggero né nostalgico, bensì dominato da un sentimento di onore misto a dolore.

Noi, ragazzi di oggi – Mood ottimista e galvanizzante: La canzone di Luis Miguel presenta un’atmosfera diametralmente opposta a quella delle altre opere, caratterizzata da ottimismo, energia e fiducia. Il mood è quello tipico di un inno generazionale pop: fin dalle prime note e parole si percepisce un tono entusiasta e positivo. Non ci sono ombre di tragedia o conflitti reali nel testo; al contrario, il sentimento che comunica è di speranza e leggerezza. I ragazzi cantati da Miguel “vivono nel sogno” e guardano avanti: questo proietta un mood sognante ma attivo, che potremmo definire speranzoso-propositivo. La musica stessa (melodica e incalzante, secondo lo stile di Toto Cutugno) contribuisce a creare un clima emotivo elevato, quasi festoso, coinvolgendo l’ascoltatore in un messaggio di unione e positività. A differenza del mood malinconico di Via Pál o di quello tragico delle altre storie, qui abbiamo un trionfo di sentimenti positivi: gioia di essere giovani, fiducia nel futuro, senso di appartenenza. Anche quando il testo tocca indirettamente qualche insicurezza (il bisogno di “ali” e “stimoli” tradisce che i giovani sentono il limite della condizione presente), lo fa subito seguire da un’affermazione di forza. Il brano, arrivato secondo al Festival di Sanremo 1985, era pensato per ispirare e rassicurare sia i giovani stessi sia i loro genitori in ascolto: per questo il mood è edificante. In un contesto comparativo, Noi, ragazzi di oggi risulta la nota luminosa e ottimistica: laddove le altre opere presentano la gioventù in lotta o in crisi, questa canzone la presenta in festa. È un mood che potremmo definire fiducioso e sognante, un’ode all’ideale della giovinezza come età felice e piena di promesse.

Contrasti Tra le Diverse Visioni della Gioventù

Dall’analisi congiunta emergono forti contrasti su come la gioventù viene concepita e narrata in ciascuna opera. Uno dei contrasti più evidenti riguarda la dicotomia “perdizione” vs “purezza” della gioventù. In Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino la giovinezza è praticamente sinonimo di perdizione: i ragazzi sono travolti dai vizi degli adulti (droga, violenza, prostituzione) e perdono precocemente la loro purezza. Christiane a 14 anni non è più una fanciulla ingenua, ma un’eroinomane costretta a prostituirsi – un’immagine di gioventù corrotta e dolente che fa da monito e denuncia (Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F. – scheda di lettura – Biblioteca Liceo Copernico di Bologna). Di contro, ne I ragazzi della via Pál la giovinezza è associata a purezza d’animo: Nemecsek è il simbolo del ragazzo puro, leale fino all’estremo sacrificio, e la sua morte assume i contorni di un martirio innocente. Lì i giovani, pur giocando alla guerra, rimangono fondamentalmente puri nelle motivazioni (amicizia, lealtà) e anzi mettono in luce valori positivi, tanto che l’autore li usa per lanciare un messaggio etico e persino di pace (I ragazzi della via Pál – Wikipedia) (I ragazzi della via Pál – Wikipedia). Analogamente, anche i Ragazzi del ’99 possono essere visti come incarnazione di una purezza sacrificata: erano “grandi fanciulli”, per citare D’Annunzio (La leggenda dei Ragazzi del ’99 – Formiche.net), catapultati in un inferno bellico. La loro innocenza giovanile si scontra con la brutalità della guerra, e proprio questo contrasto li fa percepire come vittime pure sacrificate (non a caso spesso definiti anche “angeli del Piave” nella retorica patriottica). Al contempo, però, la narrazione storica li ammanta di gloria, quindi la loro purezza diventa virtù eroica. Infine, Noi, ragazzi di oggi ignora volutamente la dimensione della perdizione: qui i giovani non hanno nulla da espiare né da farsi perdonare, non c’è vizio né peccato generazionale, anzi la canzone sembra rispondere ai ritratti negativi con un’immagine di gioventù pulita e speranzosa. Se Christiane F. mostrava il volto oscuro dell’adolescenza negli anni ’70, Luis Miguel celebra il volto luminoso di quella anni ’80.

Un altro contrasto notevole concerne la visione del futuro associata ai giovani. Nel caso di Christiane F., il futuro dei ragazzi appare quasi inesistente o minaccioso: molti di loro non superano l’adolescenza (morti per overdose) o restano segnati a vita. L’orizzonte temporale è chiuso, privo di vere aspirazioni se non la prossima dose. Al contrario, nei Ragazzi del ’99 il futuro viene negato in modo diverso: molti di loro morirono in guerra prima di poter avere un futuro, e quelli che sopravvissero tornarono adulti anzitempo, con gli anni della giovinezza ormai alle spalle. La retorica li celebra per aver dato un futuro alla nazione a costo del loro, sottolineando quindi una dimensione tragica: la gioventù che rinuncia al proprio domani per il bene comune. I ragazzi della via Pál vivono in un presente intenso (il gioco, la scuola, l’amicizia quotidiana), e il loro futuro è appena accennato – alla fine del romanzo, dopo la morte di Nemecsek, c’è solo il rimpianto per un’infanzia che finisce; il lettore sa che quei ragazzi cresceranno con quella ferita e ricordo indelebile, ma Molnár non descrive il loro domani. In pratica, Via Pál lascia una sensazione di *nostalgia per un futuro che non sarà mai più spensierato come quel passato appena concluso. Invece Noi, ragazzi di oggi è interamente proiettata al futuro: il lessico del brano insiste su “oggi” e “domani”, come a dire che i giovani vivono il presente sognando il poi. Il contrasto è chiaro: in Christiane F. e nella guerra, il futuro della gioventù è cupo o rubato; nella canzone pop, il futuro è la promessa elettrizzante che rende significativo il presente dei ragazzi.

Si nota poi un contrasto nei contesti sociali e nelle opportunità offerte ai giovani. In Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino il contesto è quello della periferia urbana povera e problematica: ai ragazzi non viene offerto nulla di costruttivo (scuola carente, assenza di centri di aggregazione sani, famiglia disfunzionale), e loro ripiegano in una sottocultura distruttiva. La esclusione sociale è quasi totale: Christiane e gli altri vivono di notte, nei bagni della stazione, fuori dalla società civile (Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F. – scheda di lettura – Biblioteca Liceo Copernico di Bologna). In Via Pál, pur ambientato in quartieri popolari di Budapest, i ragazzi godono di una rete sociale: vanno a scuola, hanno famiglie (anche se queste appaiono poco nella narrazione), e la comunità adulta – pur non intervenendo molto – fornisce un quadro di riferimento. Il loro gioco stesso imita le strutture della società (hanno un’“organizzazione” con tanto di presidente, generali, ecc.). Insomma, non sono realmente emarginati; il conflitto è circoscritto al mondo infantile, protetto entro certi limiti dallo sguardo benevolo degli adulti (si pensi al custode Janó, o ai genitori che infine piangono Nemecsek). I Ragazzi del ’99 provengono da ogni ceto, ma nel momento in cui indossano la divisa condividono uno stesso contesto totale: l’esercito e la guerra, che azzera le differenze sociali ma getta tutti in un ambiente durissimo. Qui i giovani hanno addirittura troppe responsabilità per la loro età: la società (lo Stato) affida loro il compito più gravoso, difendere la patria. Paradossalmente, li include fin troppo (li tratta da adulti cittadini) e al contempo li sacrifica. Dopo la guerra, i sopravvissuti si trovarono spesso spaesati: tornare alla vita civile fu difficile, e molti sentirono un vuoto (la società degli anni ’20 faticava a reintegrare quei ragazzi diventati uomini anzitempo, spesso traumatizzati). Noi, ragazzi di oggi riflette un contesto sociale ben diverso, inclusivo e mediatico: i giovani degli anni ’80 sono al centro dell’attenzione (una canzone di Sanremo dedicata a loro lo dimostra), riconosciuti come parte importante della società con voce propria. Hanno opportunità – “tutto il mondo davanti” significa possibilità di studiare, viaggiare, scegliere il proprio futuro – e chiedono solo di poter esprimere le loro potenzialità. Qui il contrasto con l’emarginazione di Christiane è massimo: da un estremo in cui i ragazzi sono invisibili e indesiderati, all’altro in cui i ragazzi sono celebrati e ascoltati.

Infine, c’è una differenza marcata nel registro emotivo con cui si guarda alla giovinezza. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino suscita soprattutto indignazione e pietà verso questi giovani distrutti; la gioventù è un’età di crisi profonda, quasi un inferno. I ragazzi della via Pál evocano tenerezza e commozione; la gioventù è vista con occhi indulgenti e amorevoli, come un paradiso perduto insidiato però dal dolore. I Ragazzi del ’99 ispirano rispetto e cordoglio; la gioventù è un tempo di coraggio tragico, ammirato ma pianto. Noi, ragazzi di oggi infonde entusiasmo e fiducia; la gioventù è un periodo luminoso, che genera sorrisi e aspettative positive. Questi registri così diversi – tragico, nostalgico, epico, speranzoso – mostrano quanto il concetto di gioventù sia poliedrico. Può rappresentare il punto più basso di una società (i tossicodipendenti berlinesi simbolo di un malessere generazionale), oppure il più alto ideale (i giovani martiri per la patria). Può essere sinonimo di purezza ingenua (i bambini di Molnár) o di energia rivoluzionaria (la canzone pop).

In conclusione, le quattro opere, accostate, tracciano un percorso attraverso diverse immagini della giovinezza: dalla perdizione alla speranza, dalla purezza al sacrificio. I temi comuni – crescita, amicizia, conflitto, aspirazioni – fungono da filo conduttore, ma ogni opera getta una luce differente su cosa significhi essere “ragazzi” in un dato contesto storico-sociale. Questa comparazione evidenzia che la gioventù non è un monolite: è un’età della vita interpretata e raccontata in modi anche opposti a seconda delle circostanze. Se Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino ammonisce sui pericoli che possono annientare la giovane generazione e I ragazzi della via Pál ne celebra i valori intramontabili, i Ragazzi del ’99 ricordano quanto i giovani possano essere chiamati alle prove più dure della Storia, mentre Noi, ragazzi di oggi rivendica il diritto dei giovani a credere in un domani migliore. Queste prospettive, pur contrastanti, si integrano in un quadro ricco e sfaccettato della gioventù: un segmento di vita capace di esprimere al contempo il massimo della fragilità e il massimo della potenza, a seconda di come viene nutrito o provato dal mondo in cui cresce.

Fonti:

Da una mia richiesta, generato con: ChatGPT (plus) 4.5 + DeepResearch

Bruttezza Natalizia 2023

Faccio un giro. Vedo la mia ed altrui decadenza. Ricordo con un sorriso – che non è risata – una proposta di regalo di amazon: la copertina dice “motivi per cui vale la pena vivere dopo i 30 anni” : le pagine sono bianche. Dopo aver constatato la realtà puoi usare il blocco per scrivere.

Penso a me qui a lamentarmi mentre una figliuola che conosco è partita per dare una mano a Lampedusa. Posso farmi un po’ meno schifo? Direi di no. Oggettivo e soggettivo fanno la faccia “beh, in effetti”, mentre guardano in basso ed annuiscono involontariamente.

La cosa davvero triste è che essere impallinati per il non umano è forse la scelta migliore che esista se uno non considera la morte.

Hai una COSA che ti frega. Ti ci dedichi, è una cosa, per cui se ti evita non è per volontà. Non devi essere riamato. Non ci si aspetta nulla da te ma tu hai di che interessarti all’infinito.

È la sconfitta dell’essere umano sociale se la cosa è poco trendy. È anche palpabile: non hai niente e vivi per niente. Se è economicamente sfruttabile prima o poi incontrerai qualcuno a cui frega dei soldi, al massimo.

E questo è quanto.

Osservo tutta questa umanità di cui non distingui più il sesso se non fosse per gli abiti, divenuti grottesco evidenziatore.

Ripenso a tutte le “accuse” che potrei ricevere per i nudi di donna. Ma la sessualizzazione che vedo in giro è vera oggettificazione e strumentalizzazione: una Bellucci distesa a terra serissima per? vendere vestiti.

Almeno qui sei tu, desiderabile, ammirabile, umanamente. Dite bestialmente?

Non so se mi disturba più: della bestia che abbiamo dentro l’attrazione fisica per la bellezza di corpi generalmente considerati desiderabili cos’è di fronte all’istinto di prevaricazione, gerarchia, dominio, sopruso, sopraffazione ed esercizio del potere ancora qui, vivi e vegeti dopo che avremmo la possibilità di abbandonare tutto questo per stare tutti bene, rendendo desiderabile la vita per tutti?

Ogni attimo è prevaricatore? Fatevi un giro, salite in auto, osservateci tutti girarci attorno.

Rispondetevi.

Mi dicono che di solito ultimamente ad aprile fa il freddo che dovrebbe fare a dicembre: vedremo. Perché il caldino che fa ora di giorno… promette male per questa estate.

Riscaldamento globale. La bestia che ammira e desidera la bellezza cos’è in confronto a quella che ignora la distruzione della propria specie ed il potere dell’1% su tutti?

Testamento e curriculum: quando scriverli

Voglio testimoniare che durante la serata del 23 febbraio 2022 uscendo per la consueta “cena del mercoledì” col mio amico ex collega C, mi sono sentito “strano” mentalmente. MI sembrava che le parole non mi venissero rapidamente alla mente, ma non come nel mio consueto modo (non amo memorizzare molto, ma solo alcune parti necessarie a recuperare altre informazioni) … bensì proprio due passaggi brevi, una parola ed il suo significato, nomi propri. Mi sono dunque preoccupato perché non ho messo giù nella forma definitiva che vorrei il mio testamento olografo. Ne ho fatta una forma rapidissima di cui ho dato notizia a B nel “quaderno della casa”. Ma quello che tengo in word come traccia per poi trascriverlo come olografo completo, quello non l’ho mai completato. Oggi, sentendo che forse la testa se ne va affanculo, mi sono sentito manchevole in questo.

Credo sia il caso di tenere sempre aggiornate alcune cose.

Il curriculum è una: lo devi aggiornare quando sei di buon umore e le cose vanno bene: cioè quando non ne hai affatto bisogno.

Il testamento … beh mi pare vada fatto circa allo stesso modo.

Il problema è che il testamento olografo va fatto secondo determinate regole e una è appunto che… dev’essere olografo. Scritto di tuo pugno, a manina. Quindi io tengo il mio in word perché non scrivo a penna volentieri dai primi anni ’90. Ho sempre scritto più volentieri col computer. Ad un certo punto però quando copre decentemente tutte le parti che mi interessano maggiormente sarà il caso di metterlo giù.

E’ una gran palla di rottura perché mica è corto. Manutenzione in word, si fa relativamente presto. Quello a mano andrà riscritto. Solo che oggi ho sentito, mentre ero a cena con C, che i concetti mi sfuggivano, che c’era qualcosa che non andava. Alcune parole non avevano significato come quando le ripeti millanta volte. Io sono solito fare discorsi con mille parentesi e poi recuperarli… ma era impossibile.

Nota del periodo: sto uscendo da questo lunedì con MD , un ragazzo che ho visto crescere, perché è in piena depressione e non sta andando avanti con la tesi di dottorato. Allora gli ho dato appuntamento colazione ogni-giorno alle 10. Cosa che diventa abbastanza dura anche per me, ma anche utile allo stesso modo. Vale la pena che lui si tiri su. Lui ha speranza, ha materiale, è brillante, ha studiato seriamente ed ha assaggiato seriamente mondi in cui si fanno discrete somme di soldoni. In un modo o nell’altro può uscirne piuttosto bene. Mentre io devo solo ripagare M e poi morire: ogni altra cosa in più sarà un dono.

Lui è bravo perché si fa seguire dalla psic ed era uno che non ci credeva affatto.

Vuoto e mediocre, 18ma

gioie momentanee

Come mi sentivo prima di questo shock lo so bene. Il problema è che non sono in grado di vivere il presente quando ho qualcosa di bello, forse. O forse si? Cioé : ci sono delle cose belle, delle situazioni che non mi danno il senso di avere beccato l’appiglio per un pelo, solo per ora, per non cadere nel baratro, ma che non sai quanto durerà e se ti sfracellerai di nuovo nella merda.

Ci sono situazioni in cui senti che hai risalito la china, sei arrivato all’altopiano, respiri a pieni polmoni e se vuoi resti li, guardi sotto, se vuoi ti fai un bivacco e mangi, dormi, guardi le stelle, respiri a pieni polmoni, con calma. Non che non possa arrivare una bufera, la neve o un orso. Ma almeno cazzo hai fatto fatica e sei li, in un meraviglioso posto tranquillo, in pace, soddisfatto, appagato.

Invece no, quando trovo una … vedo solo a quanto starò male a non averla più. Abbandono, solitudine, astinenza, bastare a se stessi, crederci, andare avanti, procurarsi qualche contentino, parlare col gatto, parlare con voialtri. Continue reading →

and time goes by #201404230107

Ogni 3 o 4 giorni ho un promemoria per chiamare mia madre; non credendo di avere un cazzo da dire, penso che sia saggio non dire nulla. La mia convinzione che il mio un cazzo da dire sia poco, per lei, è arroganza: per lei non lo è. Mio padre è di quelli di una volta. Non chiama, sta a sentire quando parla mia madre. Però in realtà quando ci vediamo è un chiacchierone peggio di me: infatti vado a trovare mia madre prima, lascio che mi racconti ogni cosa, poi vado da lui. Se la cosa accade in uno stesso giorno il giorno è andato. Continue reading →

speriamo di perdere la #sovranità, dai

Eh, dai. Già non era tanto bello avere tutti questi posti fissi e i vecchi che invecchiavano con dignità (sei vecchio? muori per strada! eh, non vorrai mica tutto gratis) , e ce l’abbiam fatta, via tutto. Alé. Adesso forse dai che ce la facciamo a perdere la sovranità nazionale, che decidono gli altri, che già decidevano gli altri, ma adesso di più e senza nascondersi, che dà fastidio e ti devi ricordare sempre: la terza guerra mondiale non si fa con i cannoni, si fa con i dindini, ma direttamente, si usano le armi economiche.

Ecco.

Allora intanto tra gli stati certamente non decideremo qualcosa noi, che siamo quattro pirlètti governati da altri quattro pirlètti che non è che ci “governino”: ci impongono delle cose e noi muti (con la faccia sotto i tuoi piedi e noi… zitti sotto!) . Quindi uno o l’altro, si spera solo nel meno peggio. Dal lato vero, governano quelli con le palanche, come sempre. Al massimo si fa finta ogni tanto che i governi e gli stati, a quella gente lì gli dicano qualcosa. Ma tanto…

Ecco.

Adesso pian piano ristabiliamo un po’ di normalità, niente voto a certe persone che non piacciono a chi può deciderlo, o comunque fregarsene del voto se il risultato non piace, altrimenti si dice “il popolo ha parlato! lo vuole il popolo!” … e poi magari cerchiamo di farci un po’ di Cina qui, con i nostri, che si risparmia parecchio in trasporto e traduzioni, che sarà anche bella la internet, ma sai col gratis quanto meglio si va? Che poi devi scrivere, gestire… e quelle robe là. Boh, comunque da esternalizzare, via, via tutto, schiavetti qui e gratis, si, ma che se li gestisca qualcun altro. Ecco, due cinesi possiam portarli, che faccian loro (ma più gratis possibile eh) e senza tanti problemi.

Basta, l’unica cosa è che se noi non contiamo un cazzo, ad un certo punto, perché non si fottono tutti quanti e non si arrangiano a farsi la roba loro? A me di vivere per la merda non m’interessa. Se io me ne vado, farete voi. Auguri!

Vogliate leggere il testo soprastante con voce dialettale
della vostra zona, ma io lo farei in lombardo perché
mi ispira di più.

Congiuntivi: bambino vessato perché ama la nostra lingua (l’Italiano)

immagine tratta da una copertina di un CD dei Megadeth raffigurante degli infanti appesi a testa in giù

la mejo gioventù

non so perché sia sparito (io non lo trovo più) tra i post di niarb/afterfindus, ma devo segnalare questa barbarie in cui gl insegnanti sono inesistenti, sembra … Mi associo al rimbalzo commentato da Massimo Gramellini su “la stampa” in cui si parla di questo bambino della scuola “Don Orione” deriso e costretto a subire le note molestie infantili dagli altri bambini perché “ama i congiuntivi” e servirsene correttamente. Ovviamente non posso che unirmi, ripeto, a ciò che dice Gramellini in mezzo all’ironia, che – non mi stancherò mai di ripeterlo -la complessità del linguaggio riflette/consente quella di pensiero.

Questa banda di piccoli bastardi conferma ancora una volta in quale barbara decadenza distruttiva e corrotta stiamo andando. E con tanta calma li prenderei tutti a calci in culo, loro, i genitori e gli insegnanti che non hanno stroncato sul nascere l’ineducazione più marcia.

Sul discorso di Marchionne alla Bocconi

Bocconi, 30 marzo 2012 – Avete forse avuto modo di leggere l’intervento di Sergio Marchionne presso l’università Bocconi. Se non lo avete fatto, fatelo. Potete farlo presso queste fonti (CLICK) ed è importante perché si tratta di quel genere di discorso alla Jobs che molti poi prendono ad esempio come se fosse una verità da santone; meglio dunque conoscerlo. Il discorso è molto bello, non lo metto in dubbio. Ecco cosa scrissi a mio padre nonappena me lo sottopose, dopo aver smesso di risentire dell’effetto-commozione:

Sono belle e sono sicuramente condivisibili, ma come sempre si rivolgono solo ai cosiddetti “maschi-alfa-del-branco” e non al branco intero. Ti sferzano a “darti da fare”, ma le due categorie di persone come possono metterlo in pratica, nella realtà? Certamente non hanno le stesse possibilità e quindi non si può pretendere ed aspettarsi lo stesso comportamento da entrambe le parti.

Immagine raffigurante lavoratori, un po' inquietanteLe uniche parole che si riferivano alle persone comuni sono “…spronare la nostra rete produttiva italiana ad adeguarsi agli standard necessari a competere a livello internazionale e a produrre per…“. Un buon vecchio “taci e sgobba – e di più”.

Nel nostro caso nella sostanza, a mio avviso, significa perdere i diritti che Marchionne, nel discorso, ha identificato come provenienti dal ’68 e “non più adeguati”; ovvero dare la possibilità di trattare le persone come ingranaggi di una macchina, da accelerare, velocizzare, spegnere, accendere, staccarne alcuni pezzi e metterli da parte, riprenderli quando serve, ecc. Certamente, a parole, pensando ad ogni mossa “con responsabilità verso il paese”, certo… E’ anche probabile che tutta questa responsabilità, magari in termini di introiti e gettito fiscale, esista. Ma non siamo tutti ingegneri, tutti inventori, designer, attori, tutti in prima fila a scuola. Magari abbiamo figli che lo saranno, come magari lo furono i nostri genitori, ma noi no. E stiamo mantenendo noi quei figli e il loro benessere. E lo facciamo ora e domani. Continue reading →

No Copyright: Dal dentista si ascolta musica gratis

Interessante querelle (se seguite il forum un po’ tempestoso) sull’argomento “il dentista non deve pagare per la musica diffusa in sala d’attesa“. Per veder confermare questa sentenza ed essere sicuro che il principio sia stato davvero affermato, vorrei che i dentisti mettessero anche la TV accesa, un bel maxischermo perché la gente non si tedii. Se comunque quella non è la loro attività principale, perché no?