stupidocoglionesilosostupidocoglionehocapito

  • “Stupido coglione!”
  • “… Su questo non ci sono dubbi…”

Voci interne. Sensazione di schifo di sé… veloce recap su quanto questo livello di stupidocoglionaggine sia medio, recap sul fatto che della mia mediocrità ho già contezza, che per qualche motivo mi fa soffrire, che per qualche motivo sapere di essere mediocre e non infimo non mi dà sollievo, ma semplicemente lucidità di informazione, ma zero lucidità di emozione.

Il mio dialogo è così, ormai, spesso. Su questo sono peggiorato. Non era esplicito. Non so che voce dare a questo me stesso che mi pungola. Una vecchia suocera? Un piccolo demone teatralmente espressivo, sadicamente derisorio? Un me stesso giovane ma un po’ uncanny-valley per qualcosa? Non lo so.

Mi sposto, osservo la mia micia, considero che sia la costante positiva della mia esistenza dal 2015: sempre qualcosa che non viene da me. Viene da fuori. Certo l’ho cercata, voluta, pensato al fatto che la sua esistenza “in prigionia da me” sarebbe stata qualcosa di cui essere responsabili… in contrapposizione alla sua possibile soppressione se non la prendeva nessuno (ma come si può? È una adorabile pipistrellina tirannicamente coccolona … mostra così tanto affetto… affetto vero: cibo di qua, coccole di là, indica le coccole: sceglie luoghi per azioni). Ma non viene da dentro di me.

Io non mi amo, direbbe chiunque, ormai, ma anche un/a terapeuta eh? …E dovrei trovare questa amabilità dentro di me bla bla bla. Un po’ come invitare uno che vuole fare sesso a spararsi delle sontuose seghe e poi fare le battute del buon vecchio Woody.

Rifletto sempre più spesso (rimuginio / ruminazione … oooooook) su questa bellissima situazione dell’essere coscienti della propria esistenza, consapevoli di essere un ingranaggio nella riproduzione dei geni, uno strumento della vita, un “essere” che non è, ma che informa i viventi tutti. Quando ti rendi conto che i tuoi bisogni non sono scelte li odi, sono costrizioni e ricatti, per un essere cosciente, che pensa voglio-non-voglio. Non è che tu non possa non-volere. Semplicemente muori o stai di merda… o stai di merda e muori, oppure muori stando di merda. Ogni cosa serve solamente a perpetuare la tua specie, comunque a “mandarla avanti”. Tutto qui. Sei questo per la vita. La vita è il vero Dio. L’ho scelto – credo di avervelo detto – recentemente, per poter indirizzare le mie bestemmie a qualcosa di sensato. Un Dio che non è, che non ha vita ma è la vita. Che è amorale e quindi noncurante dell’immoralità, ingiustizia, dolore, sofferenza. Dio non esiste, così ecco, identifico il vero dio e posso maledirlo, bestemmiarlo, contrastare l’idea che ha fatto anche cose buone (e salutava sempre) … perché la percentuale di dolore, sofferenza, fatica, atrocità, crudeltà, orrore, è nettamente inferiore alle cose buone, nel tempo e nello spazio, dimostratamente.

Ormai sappiamo tutti che “e anche chatGPT mi da ragione” non significa una sega, data la sua notoria tendenza alla piaggeria, non solo servilismo, ma proprio leccaculaggine, se non continui a rintuzzarlo con “sii brutalmente onesto” , “Fai l’avvocato del diavolo”, “science-based”, “evidence-based” , “cerca la falla nel mio ragionamento se ce n’è una o più”. Ma anche con queste aggiunte, con 4-o, 3-o, deep-research sicuro. Con GPT-5 non ci provo neanche. Dopo una conversazione per trovare due cavetti e dirgli di navigare e trovarli seguendo le sue stesse indicazioni e fallendo miseramente da talmente tante angolazioni che chiamarla intelligenza è sempre più ridicolo… direi di aspettare. Claude concorda.

Inoltre dire che sono generalizzazioni è una facilissima semplificazione: andiamo sulle percentuali e sarà dunque inutile fare appello a “non è tutto così”. Percentuali. La massa e il bilancio: cosa di più, cosa di meno. Chiaro che a qualcuno va bene.

Faccio schifo e voglio morire

Il titolo è per te, amic*, che non trovi mai risultati su questo. Beh sei nel posto giusto, magari non nel post di oggi ma in generale si.

Troverai che sono con te, sono TOTALMENTE con te, che ti capisco e mi dispiace. Anzi lo dico io: per te è quello che scrivi nella ricerca, ma trovi me, trovi quello che dico io e che voglio per me stesso. Ma sai cosa? Che invece no, non mi trovi perché COL CAZZO che questa roba viene indicizzata. Qui è tutto seo-unfriendly e io … beh me ne sbatto se non ne sono addirittura felice.

Fine. Il vero titolo sarebbe stato il seguente:

MOTIVAZIONE

Ironico, ovviamente. Ma eccoci: credo che a volte la “motivazione a dare il massimo”, testa bassa e impegno a bomba, sia dovuta solo al fatto che vuoi mandare tutti affanculo e non vederli più, vuoi che il tuo lavoro o la tua opera siano sufficienti da non dover essere TU quello adeguato, che tanto non lo sei. Che o ti stanno loro sul cazzo o sei tu che stai sul cazzo a tutti. Ti dici che tanto alla fine è tutto un ignorarsi e un cercare attenzione, un voler parlare e non voler ascoltare. Salvo poi spendere soldi per qualcosa, farsi il culo per quei soldi per quel qualcosa. E ricominciare. Allora visto che è il “farsi il culo” ma in mezzo a gente di cui non hai la stima perché o hanno ragione o hanno torto ma resta quel fatto… vuoi toglierti dal cazzo.

Questo a volte è il motivo. Andare via da dove sei per non avere più a che fare con gli altri. Guardiamoci in giro, non è forse così in tantissimi posti? Chi sente sé stesso come inadeguato (osservando le reazioni a sé, negli altri) e chi, più dietro ai propri tratti narcisistici della personalità sente gli altri come inadeguati a sé. Ma resta tutto, sono solo punti di osservazione della stessa cosa.

Faccio schifo

L’auto-insulto non è mai stato così presente, pressante, automatico, continuativo nella mia testa. Esplicito, letterale: sei un coglione. Fai schifo. Sei stupido come la merda.

E varianti.

Questo a me sembra strano.

Chissà. Forse siamo più soletti io e me stesso.

Chi lo sa…

Io no.

Faccio Schifo e sono un coglione e faccio schif

In questo periodo mi sto chiedendo (senza andare costruttivamente a verificare) se per caso tutti quei riferimenti di storie e narrazioni di “sentire le voci” non siano così simili ai pensieri di merda che ti accompagnano talvolta quando non ti metti attivamente lì a fare qualcosa, a spingere quella crosta di merda seccata come un guscio in cui fare una crepa, mettere fuori il becco e cercare, appunto, di fare qualcosa, invece di pensare a qualsiasi cosa. Non che pensare faccia schifo in sé. Ma se appena pensi “potrei fare quest…” SEI UNAMMERDA “ci sarebbe questo da sistem”FAISCHIFOCAZZOSCHIFOSCHIFOSCHIFO” ma anche questo, dai che magariSEITALMENTEUNCOGLIONE, CHE SSSSCHIFO, BLEAH.

Difficile, ma possibile, prendere la voce che le sue ragioni le ha, e chiedere solo: ma non eravamo a mediocre di merda ? Cioé: non eccello, ma so per certo di non essere il TOP della merda. Ci sono i criminali intenzionali per quello. Gente che rifiuta prove di verità e sulla propria credenza produce dolore su altri. Tipo questa gente. Oppure che so… gente che dice “K” di “accappatoio”. Io no, dai.

Quindi, almeno, stabiliamo la scala dello sch…

… ed ecco che un po’ diminuisce. Un po’. Ma ci devi un attimo ragionare. Comunque il piùmmigliorissimo è stato il TED di Mark the Hammer. Un vero faro nella notte. Di tanto in tanto… prendi, e fai schifo, segui quella strada… e migliora. Ma intanto fai pure schifo.

L’inutilità di quel che sei

Nausea, nel mio cerchiobottismo di sopravvivenza, cerco di seguire l’iter del tergiverso del mio universo in un ditale di voltastomaco, mi giro a destra e sinistra, cerco di fare appello alla morte pur di avere calma, alla storia pur di avere pace. Batticuore, ansia. Ogni granello di spostamento, di avanzamento, di “progresso” di questa “giornata” è difficile. Come sempre solo disfare e rifare lavastoviglie con un ascolto che – appunto – provenga dal passato remotissimo della storia o di una storia inventata, è la cosa più calma ed accettabile.

Provo ad andare in cantina ufficio, ma niente, ogni cosa mi fa tremare un pochino, mi fa un pochino venire da vomitare, mentre mi faccio schifo. Cerco di dire che no, che non “faccio” schifo in assoluto, è falso e lo so. Ho preso con regolarità la mia medicina? Ma si, si, davvero si, regolarissimo, domani-oggi è martedì, il cellulare dice martedì, la scatola portapillole dice martedì-fatto, quindi niente, la parte della chimica gestibile l’abbiamo fatta. Niente, sarà ottobre, sarà il tempo, sarà che so delle mie magagne e delle minacce economiche e non le sto tenendo in un armadio blindato della mente abbastanza chiuse.

Non so, comunque per mandare avanti un po’ di lavoro, faccio piccoli passetti. E lo so fare questo lavoro. Ma non interessa a nessuno, non più, non c’è abbastanza bisogno o comunque non lo so fare in una certa misura. Sbaglio contenuto, alla fine sto solo meccanicamente caricando vecchio materiale super standard di cui ci sono milioni di miliardi di copie che forse vengono acquistate in un-pezzo (cosa insensata nello stock) per fare machine learning che mi fotterà definitivamente.

All’improvviso questa sensazione di quel vecchio ricordo di intenso imbarazzo, inadeguatezza. Quanti anni avrò avuto? Eppure alla fine mi sento così nell’intero esistere. Condiscendenza è una parola che non conoscevo, ma sentivo bene cosa stava succedendo, e lo sentivo probabilmente per la prima volta. Cinque? Sette? Quanti? Dieci?

Le figlie del padrone di casa e forse una vicina… gioco da loro, al piano di sopra, a qualcosa “da femmine”, qualcosa come ballo o danza, non so. Nel gioco forse era previsto un ruolo “insegnante alunni”? Ricevo sicuramente un rimprovero per la mia incapacità di eseguire qualcosa. Sicuramente piango e per le altre bimbe c’è preoccupazione: ci daranno la colpa, “lo abbiamo fatto piangere” e quindi BAM, ricordo la sensazione di “giochiamo a quello a cui sai giocare tu, tipo le macchinine? dai giochiamo a quello” e la forte sensazione di essere un coglione che muove una macchinina mentre qualcuno mi osserva fingendo approvazione e pronunciando parole tra il conforto e il complimento con il solo scopo di farmi smettere di piangere.

Questa merda non è mai sparita da me. La sensazione. Patetica commiserazione, contenimento della lamentela per evitare giudizio delle autorità – che probabilmente avrebbero del tutto ignorato la cosa – ma distanza, distacco, esclusione anche in presenza: non sei come noi, non sai fare quello che facciamo noi, quello che a noi piace fare e la cosa è risibile.

Beh la sensazione è la stessa a cinquant’anni. Quello che sai fare? Chissenefrega. Wow, sai fare questo? Come miliardi di altri. E comunque non serve. Non ci serve. A nessuno interessa se tu ti vai bene, non se il frutto della propria fatica è moneta di scambio. La mia fatica non vale la tua, ne faccio a meno, sceglierò qualcosa d’altro. Amati pure, Fattici le seghe con il tuo te stesso.

Quanto potere hanno gli altri su di noi, anche quando non c’è alcuna minaccia per loro, per cui sarebbe giusto avere del potere, per respingerla?

So delle cose, ma le sanno altri. Ed alti svalutano talmente tanto ciò che fanno da rendere quella contropartita irrilevante, non vale niente per loro e la fanno diventare di scarso valore in generale: varrà poco per tutti.

Ma la sensazione è quella: ti può piacere quello che fai, quello che sei. Ma questo non lo renderà attraente, interessante, piacevole, desiderabile fuori dai confini del tuo stesso essere.

Però mi ha fatto bene scriverlo, sento un leggero svuotamento, meno pressione alle viscere. Si, è il futuro, il rischio di miseria e rovina. Non è la morte il mio problema, ma la sofferenza, lo sapete. E la rovina non è solo la miserabilità economica, ma del sopravvivere per questa e basta “a qualsiasi costo”.

riempire il vuoto con l’utilità non funziona (sempre)

Nel 98 suonavo con vari gruppi. Con uno di questi facemmo un CD in studio, cosa totalmente fica e poco comune, per il tempo. Un obiettivo, un impegno economico, di tempo, di forze. Lo ricordo, tra l’altro, come uno dei momenti che ti dicono che cosa significa quando vivi, invece di quando sopravvivi. Fai qualcosa che vuoi fare. Quello che me lo diceva, lo sapete se vi è successo, è che anche se dormi poco, appena apri gli occhi con la sveglia ad ore assurde, BAM, ti alzi, come una molla, fai tutto e parti, fai chilometri, non vedi l’ora. E stai pure pagando!

Tornavo di sera così stanco che mi ricordo di essere passato drittissimo col rosso.

L’esperienza in sé era gratificante, gasante. Come direbbe Gennaro Romagnoli, in quel momento ero affezionato al processo più che al risultato? Oddio, il CD lo volevo veder finito. Ma nel fare c’era energia, si stava bene, come andare in gita, fare quello che vuoi fare. Dico che ero più innamorato del processo perché la musica che facevamo con quel gruppo mi faceva cacare. Se vi dicessi il nome la trovereste su spotify ed iTunes. Lasciai il gruppo per questo: la musica mi faceva venire il sangue acido mentre loro, tutti, mi stavano simpatici e non volevo guastare tutto; mi rendevo conto che non vedevo l’ora di finire le prove per andare al bar dopo. E io non bevo alcol, sia chiaro.

Il loro batterista, dopo anni, quando io cercavo da 2 anni uno studio a prezzi abbordabili, mi ha semplicemente ascoltato e si è preso davvero a cuore ciò che gli dicevo, proponendo dove aveva una entratura di farmi avere l’affitto che io potevo permettermi, laddove loro prima non prendevano assolutamente nulla. Ma io così ero a posto! Da quella volta ho lo studio. Non solo, mi ha aiutato fisicamente a fare un sacco di lavoro di merda, anzi: lo ha fatto lui. Lui ed un altro paio di amici. Io non ho fatto quasi niente, cazzate ho fatto.

Ecco, con lui e con l’ente presso il quale tutt’ora ho lo studio, ho certamente un debito. Con l’ente cerco di fare tutti i lavori gratis che posso, avendo messo in chiaro di non approfittarsi, cosa che non è accaduta nemmeno di striscio.

Ora lui, post-covid ha intrapreso la via del commercio; prima faceva 3 lavori e in uno di questi era dipendente presso un negozio di compravendita dell’usato che svuota soffitte, cantine, eccetera. Ad un certo punto gli hanno proposto di subentrare in una delle due sedi.

Il precedente negozio lo avevo seguito per i social, quindi come ho fatto con loro, ho promeso anche a lui: la prima dose è gratis. Cioè: ti avvio la faccenda, ti spiego, poi ti dico quale è il mio lavoro e quanto costa. Oggi però sono spuntate tutte le parti tecniche di base, di rete eccetera. Lo avevo avvertito di ogni singolo futuro passaggio e necessità e tutte puntualmente accadono. Del resto ho fatto quasi vent’anni in una PMI come sysadmin, dei servizi tecnici di base diciamo che le basi le so. Non sembra essere cambiato molto. Anche oggi ho preso, etichettato tutto, smontato il casino che c’era prima, ripulito, rietichettato, costituito uno schema per raccapezzarsi su cosa-va-dove e chiarire le stronzate che vari dicevano. Pensavo costantemente che sono un inutile pezzo di merda, lo schifo fatto schifo. Che almeno in quel momento, per qualcuno che proprio non sa niente di niente e agli occhi del quale quindi sembro qualcuno che sa tanto, come ogni orbo per il cieco, stavo dando qualcosa di utile, perché credo davvero che almeno lui sia uno che vuole vivere, che si è sempre speso per gli altri, che ha lasciato andare tantissime minacce accomodando, vivendo per i figli, per la ex moglie che non lo amava, per la sua attuale tipa che non lascia il marito. Lavora, si spacca la schiena, faceva assistenze domiciliari a disabili ed anziani. Figurati se non cerco di fargli andare internet, reti, telefoni, gestionali e social e altre puttanate.

Chiaramente io avvio le cose in modo da consegnare le chiavi e spiego sempre: io non voglio occuparmi di risolvere problemi, questo non è risolvere problemi, per me. Cioè, ora hai la roba che funzia, non toccare dove ti ho detto di non toccare, non fare casino, usa quello che ti ho detto e vivi felice senza fare “eh ma se io facessi…” solo per, che so, risparmiare, oppure perché “ma magari così è più facile” quando ti ho detto passo passo come fare le cose, perché io NON verrò a sistemare casini.

Ma: chiamami pure come content creator, o insomma copy, aiuto a postare, strategia, video, visual, tutta quella merda lì; io ti seguo per dire cose, storyminchia eccetera.

Ma con lui, che tra l’altro non si mette in mezzo come quelli che sanno loro, ho potuto aiutare a fare le parti tecniche in modo più sicuro, ovunque ho potuto usando sistemi di qualità, accortezze anti-inculata o come diceva quello “future proof” (ma senza il senso profondo che ci metteva lui) … insomma un po’ di prevenzione merda.

Questo perché lui lo vale. Ho debito e lo vorrei felice. So che comunque spenderà soldi, che è stanco, che è preoccupato, vive con la zia perché ha dato e continua a dare ad altri, che prima che inizi ad essere in attivo per un po’ di anni di seguito avrà spese e sarà sotto. Farlo per lui contribuisce a qualcosa, a qualcuno, che vale qualcosa.

Va bene farlo e sono felice di aver fatto quelle quattro cosette che per lui sono invece importanti. Dubito fortemente che dopo, quando sarebbe bello avere un rapporto continuativo per la creazione e promozione, vedrò qualcosa: non per scarsa stima di qualcuno in qualcuno, ma per risparmiare, per sfangarla, per starci dentro.

Anche solo dopo aver finito e consapevole che per lui aveva valore, contemporaneamente sentivo il dolore di esistere come schifo, una cosa che sento io. So bene che c’è di peggio, si trova sempre di peggio. Ma la mia mediocrità, la vecchiaia, il solito bilancio … schifo. Capita, a volte, come oggi, che ci sia qualcuno di cui vedi chiaramente la stima: persone che non conoscono il tuo lavoro, che vedono andare avanti qualcosa dove non sanno mettere le mani, sembri qualcuno. Suo figlio era così, vedevo che un po’ gli stavo simpatico e un po’ valutava positivamente il mio operato. Ma chiunque sappia fare qualcosa in questo settore sa che non è nulla e che io non sono nulla di più di uno che in un cantiere edile pianta un chiodo e trasporta una carriola senza cadere troppo spesso.

Felice di aver fatto la malta per chi ne aveva bisogno – restando in metafora. Ma quel sottile strato di felicità per altri, per me era il solito disgusto. Credo sia il disgusto di … si, sprecare risorse. Ossigeno, tempo, spazio. Com’è assurdo vero? Visto da fuori oggi ho fatto solo cose giuste, buone, forse persino più cose utili e corrette del solito, numericamente.

Eppure non mi vengono i conati solo perché assumo un blando antidepressivo, immagino.

E non ho la minima idea di come procurarmi il monossido al giusto grado di purezza. Inutile pezzo di merda.

Ecco, che non sia una parte dell’istinto “della vita” a dirmi che faccio schifo? Mnah: il risparmio energetico (essere un mantenuto) dovrebbe essere valutato, insieme al fatto che sopravvivo. Forse però il non avere prole né fare sesso “dicono” al mio programma : questo ingranaggio non gira come dovrebbe e quindi …

ma che cazzo dico.

Calci nell’acqua

Mentre l’inferno in terra è sceso su gran parte dell’Italia, qui nel meravigliosonordest , siamo (relativamente) “in montagna”, si passa dal caldissimo alla pioggia ogni 2 ore in questi giorni. Se resta verso sera, di solito, il cielo coperto produce fresco serale e poi notturno.

Dunque in uno di quei momenti, ancora in tempo per i negozi, esco. Ho fatto l’insalata di riso per quando non avrò affatto voglia di cucinare col caldo, la tengo lì. Dopo essere stato a fare commissioni per i miei vecchi mi è venuta fame. Un toast, un panino. Ma fico lo voglio. Fresco dai finestrini, piano piano, buio, con una depressione mortale mi dico quanto mi faccio schifo ma la golosità per fortuna mi traina. Ulteriore motivo per rendere negativo il positivo: ovviamente mantengo la panza con questa attività.

Ma tant’è. Vado laddove si produce carne per ricchi usando fisicamente altri meno ricchi per maggior pregio e mi piglio due burritos. Scelgo di andarmene in un parco. Il cielo è così grigio che promette pioggia e non c’è qualsi nessuno. Mentre sto per parcheggiare uno mi guarda come se volesse dire “cazzo vuoi” ma potrebbe anche essere ciecato come me.

Vedo solo che c’è un uomo vecchio, verso i 70, al cento del parco che parla troppo forte al cellulare vicino ad una bici. Potrebbero sentirlo fino al 5o piano del condominio adiacente. Me ne fotto, devo solo mangiare: il parco è pieno di verde, fresco, pieno di panchine: rarissimo. Lo oltrepasso e mi scelgo una panchina. Lui cambia panchina per tenermi d’occhio. Sento ogni cosa, cerco di ignorare, assaporo il mio cibo, mi arrotolo sul mio farmi schifo, cerco di ragionare sul mio solito planning vita-morte.

Finché questo tipo smette di parlare e viene da me. E mi parla. Forse ha notato dei peli grigi che evitano il solito “capellone di merda comunista ricchione radicalchic tagliaticapellievaialavorare” et similia. Va subito al punto ma partendo dai discorsi sul tempo. Non ho paura a stare qui a mangiare fuori, con questo tempo incerto? Rispondo che sono a 15 metri dall’auto e ho una giacca che mi accompagna dal 1995 e da quell’anno mi protegge dalla pioggia, in caso di emergenze. Ma non era a questo che voleva arrivare.

Questo tempo assurdo, non ho forse sentito dei disastri in giro? Allude, credo, al terribile caldo e alle precipitazioni improvvise e violente. Tutta roba che – penso – è stata predetta in modo scientifico, non da Nostradamus. E da parecchio tempo. Ora ci siamo. Che sta succedendo, che faremo, perché?

Ed eccomi qui, piccolo e stronzo meschino.

Ora ho quasi 50 anni. Ho tutto quello che serve per parlare con una persona così: un tutto inutile accumulato come inutile polvere nel cranio. Un mediocre parassita che parla con un mediocre che ha fatto il proprio dovere di sicuro, che ne sa ancora meno. Che bello spettacolo, che grandissima utilità persa nel nulla del nulla più assoluto.

La mia predicazione alle genti è certamente stata efficace, perché se n’è andato salutandomi sconsolato, dandomi del lei, come io ho continuato rispettosamente adeguato ad una regola di altre generazioni, a fare.

Penso di poter intuire, signore, che lei nel corso della sua vita ormai non più breve, deve avere, tanto per citare un esempio a caso a noi familiare, sentito parlare un certo numero di volte – quante? le chiedo – di sistemare gli argini e gli alvei dei fiumi, ma in generale della manutenzione idrica e forestale delle nostre zone. Quante di queste volte, in tutti questi decenni messi uno dietro l’altro ad invecchiare, è stato effettivamente fatto fisicamente qualcosa?

Dei cambiamenti climatici di cui lei ed io ora vediamo gli effetti non si parla da ieri, ma dagli anni 60. E così come per quelli citati, così per questi, non abbiamo fatto nulla. A pagarla saranno i suoi figli e nipoti, non certo noi, non si preoccupi. Cito la versione dialettale di from nothing comes nothing – accumulo potenza e credibilità perché assorbo energia dal dialetto e dalla tradizione, quindi ne so. Ricordo altri proverbi e detti facili da comprendere e che comunque approvo perché ne ho scavata la saggezza dopo averli inizialmente derisi: il tetto non si ripara mentre piove. E lui capisce e già, dice “non si fa certo legna in dicembre”.

Vedo che capisce, carissimo signore. Non abbiamo fatto nulla per cambiare condizioni di pericolo rilevate 60 anni fa. Avevamo tutti questi anni per prendere attivamente provvedimenti. Ora i buoi stanno scappando e io mi mangio il mio burrito.

Ha tanta voglia di dire che “quelli a roma bla bla bla bla”. Ma forse ha capito.

Sono un dissennatore. Un buco nero di tristezza e disperazione, di negatività e morte, faccio così schifo che se venite a me, riesco a percepire dove sono le lacrime per attrarle goccia dopo goccia verso il canale lacrimale. Sono un orrore vivente di schifo di persona. Un povero vecchio voleva solo dare la colpa al governo e al precedente incidente locale, cercando di parlare di cause che non conosce e che ha ignorato fino all’altro giorno… perché diavolo rompergli i coglioni?

Hai toccato il mio alito di morte.

Per un attimo Dio ha deciso di esistere e mi ha spezzato un incisivo la cui riparazione magistrale resisteva da 32 anni.

Me lo merito.

Brother disarms

Mio fratello ha rubato a casa dei miei. Ormai più volte. Non gli si possono dare contanti per fare cose o spariscono.

Questa sera ero in un comune diverso dal mio per ritirare una liberatoria, ero con MD, che poi si va a lavorare in notturna. Vedo in zona mio fratello. Cerco di non pensare che oggi con la scusa di farci un caffè poi come al solito era a secco di benza e non aveva i soldi per farla e gliel’ho fatta io, poi gli ho dato 50 euro perché cazzo, è mio fratello e ho deciso dai che ti dedico del tempo. Cerco di allontanare dalla mente che ha deciso di usare questo tempo per farsi scarrozzare a casa a fare un lavoro inutile e non richiesto quando a casa attendono lavori che non fa. Cerco di scordare che ha detto che i 50 li avrebbe usati x salcazzo andare a salcazzo del bla per guadagnarne altri 70.

Cerco di denticare che 30 minuti dopo era a schiena dritta come un pene al supermercato dove io facevo la spesa per cui gli erano stati dati 100 euro che sono scomparsi.

E avrei anche voluto non sentire che era andato lì,dove io bevevo un caffècon qualcuno che sa chi sono io e chi è lui, per dire alla barista che NON le stava portando i soldi che (cristodiddio) le doveva, avendo ordinato da bere senza aver di che pagare. Perché per farlo ha speso inutilmente soldi e non era in nessun posto a guadagnarli.

Ho preferito saldare io quel piccolo conto. Ma adesso ho il terrore che lasci in giro altri debiti e che questo possa ricadere in qualche modo su mio padre o mia madre.

Possibile che io faccia così tanto schifo?

È possibile si, i segnali ci sono tutti. Oggi B mi aveva chiesto di accompagnarla a portare l’auto dal meccanico, una cosa che facciamo sempre, da quando eravamo assieme a quando non lo siamo più stati, sempre, ogni anno, ad ogni cosa qualsiasi da fare dal meccanico. Una delle cose più normali ed invariate che ci siano: la stabilità più assoluta. Andiamo la sera/notte prima e lasciamo le chiavi nella buchetta del meccanico, lui il giorno dopo ha fatto tutto e quando si può si arriva in orario per pagare. Comunque il giorno dopo ci si riaccompagna a prendere l’auto. Quando lei non aveva l’auto aziendale, poi, la accompagnavo io al lavoro tanto quanto lei avrebbe fatto con me a parti invertite. Tutto normale. Tutto identico. Dal 1998 ad oggi.

B ha l’abitudine, finito al lavoro, da quando sua madre è morta, di andare a bere il caffè con suo padre. Oggi c’era l’auto da portare, quindi l’ho portata sia dal meccanico, sia da suo padre.

Ma mentre ci si apprestava ad arrivare a casa di suo padre mi ha chiesto se l’avrei lasciata lì o se sarei salito a prendere un caffè per riportarla poi a casa.

Questo mi ha distrutto. Che razza di persona di merda sono diventato se le viene anche solo l’idea che possa lasciarla lì?

Vorrei dire che tutto in me urla che non è giusto, che non è così che io faccio, che sono disponibile e che chiunque potrebbe…

Ma se lei, proprio lei, non agisce come se fosse ormai scontato che non sono una merda simile… non posso che dedurne che lo sono. Dice solo che “non ci fa affidamento”. Evidentemente ne ha motivo. E quindi si, mi dico che certo, faccio schifo, persino sul piano umano, anzi soprattutto, faccio schifo ANCHE per cose così semplici, basilari. Sono una merda.

Così mi rispondo anche al dubbio: ho spesso l’impressione che mi si tratti con fastidio, ma se accade così spesso… la costante sono io: sono io che ricevo in RISPOSTA al mio comportamento, di cui evidentemente non mi accorgo, un atteggiamento infastidito. Rompo i coglioni di base, così senza rendermene conto? Sono solo degli uffici pubblici o pubblici esercizi di gente che ne ha piene le balle di tutto e io lo penso su di me? Facili autoindulgenze: sono il maestro in questo. I segnali mi dicono che rompo il cazzo al mondo. Giuro che non è mia intenzione: mi addolora sapere che vi sto rompendo i coglioni. Dai quali intendo togliermi.

Tutto in me urla: ma sono due fazioni opposte: una dice “non vedi che fai schifo?” e l’altra “no! non lo vedo! non mi pare di comportarmi così!”.

E non vedono ciò che vede l’altra fazione. Comunque il contesto non se la vive bene questa contrapposizione interna.

Buco nero #29384723 (delirium)

Il momento presente, fare qualcosa ora, per ora; e basta. Niente per il futuro, niente per domani, per l’umanità, per il futuro. Lo scopo della vita, realizzazione di sé. Immagino un DJ, un musicista che fa un pezzo alla moda, oggi per oggi, che non serve a null’altro che a divertire oggi, a soddisfare l’oggi. Questa è l’immagine che mi viene in mente: le persone che più incarnano “il momento presente”. Due amanti che scopano, la realizzazione dei sensi, costante, ogni giorno ripetuta. Tu che lavori ad una cosa e poi la raggiungi, naturalmente. E che mentre la raggiungi ne hai già in mente un’altra certo, quella roba lì. Ma l’arte o la produzione di espressioni? Che scopo ha, avrà, domani? Costruire qualcosa che duri … che senso ha? Ha senso per chi?

Delirio.

Oggi male.

Mi hanno prestato un big muff. 20 anni dopo che me ne sono interessato e sicuramente almeno 15 da quando me lo sarei anche potuto comprare.

La mia solitudine è fastidiosa.

La mia antipatia è peggio?

Accumulo musica, dopo quasi 17 anni da quando avevo deciso che era troppo, che non sarei mai riuscito ad ascoltarla, che non riuscirò, nuovamente, mai ad ascoltare. Questa volta ad una qualità impareggiabile, infinitamente superiore. Mi dico che lo merita, che merita di sopravvivere, di essere preservata.

Mi dico anche che a nessuno frega un cazzo molto poco dopo.

La vita eterna potrebbe essere un paradiso di esplorazione e godimento del tutto. Oppure un inferno di infinita solitudine e malinconia.

Delirio ancora. Che dice il dizionario? Ah beh si, ci sta, sono io: “stato di alterazione mentale, consistente in una erronea interpretazione della realtà, anche se percepita normalmente sul piano sensoriale, dovuta a profonda trasformazione della psiche e della personalità”. Sono io: psicologia, tu sai sempre dipingere un marrone della miammerda.