non ero io (50ma puntata)

Un po’ di chiarezza con lei. Le richiedo “com’è possibile che tu abbia avuto quello che hai chiesto e adesso tu sia risentita del fatto che quello che era il tuo ragazzo ora cerchi di essere felice invece che andare dritto verso la morte, cosa che sai non essere uno scherzo?”.

Dal punto di vista irrazionale dice, un po’ di fastidio me lo da. E lo so che non ha senso. Quindi non ci pensiamo.

Bene, lo capisco. E’ come essere geloso di tutte le tue ex. DENTRO di te, esiste quella bestia che vuole essere il capobranco e dominare le femmine in mezzo alla savana. Che si batte il petto e insemina ogni cosa. E quando accade ti sfotti da solo in testa. Quindi non vedi perché, se lo capisce, non può pensare lo stesso. Tutte le tue ex per lei sono stronze troie grasse brutte eccetera e quelle future peggio. Ok. Lo dice sapendo che è irrazionale? A posto.

Ma il resto, dice, l’ho capito. Era per F. (il suo Acquaman). Che si sta scopando delle altre. Come se lei non lo avesse fatto. Ma era così, ha pensato che “tutti sono felici tranne me” e sotto sotto forse pensava che io non avrei cercato di esserlo. Ma se c’è una cosa che mi ha cambiato proprio lei è stata questa: farmi capire che mi mentivo. Quindi ora non può lamentarsi. E lo sa. Sapere di me le ha fatto ricordare che quello che per lei è strafigo e del quale si sta innamorando, però non è solo per lei. E questo le ha fatto pensare per un po’ “ecco uomini di merda tutti poligami tutti con l’harem” … e ovviamente dimenticando che lei si è scopata il suo migliore amico (di lui) andando a sentire “cosa pensa”. Denigrandolo poi per la sua scarsa prestanza fisica. Con me, non con lui. Almeno questa delicatezza l’ha avuta. Avere a che fare con i 20 anni è difficile. Sono sanguigni, spontanei, stronzi, sinceri nel pensiero immediato e poco etici e sinceri con sé stessi. E’ un casino in quelle teste.

Io non ero troppo turbato. Ma mi sembrava davvero il colmo: volere tutti per te al tuo servizio. E invece no. Siamo persino usciti a mangiare e chiacchierare. E si sente di nuovo bella, quindi potrà posare. E come mai si sente di nuovo bella? Perché lui che di solito dice merda di tutto si è lasciato sfuggire qualcosa di positivo. Certo che Ferradini mi viene ancora sempre in mente eh. Però … però a ripensarci, credo che tutto , anche quella volta, quella della mia epifania riguardasse comunque lui. Era lui che non le aveva dato l’idea di essere abbastanza bella?

Beh questa volta me ne fotto. Senza cattiveria: sono fatti loro. E in tutto questo c’è stata la mia epifania artistica. Quindi grazie e buon proseguimento nel tuo romanzo di formazione.

forse vuole un prete? (49ma puntata)

Per tutte le feste non l’ho sentita. Nella mia e tua follia, lei non c’era. Anche auguri era “si si, auguri” (nel tono, nella fretta), ho detto beh, ok, siete amici, è ventenne, tu hai altri pensieri, lei ha altri pensieri, ora che ti ha archiviato come “ok ho un amico a disposizione, a posto, altra tacca sul mio legnetto”. Può darsi, me ne fotto, gli amici sono amici, non fanno troppi conti.

Sono qui che rendo le fighe più luminose (questo è letterale)* quando mi arriva un messaggio “vieni in studio?”. Non avevo intenzione o necessità. Ma la domanda è ambigua. Chiedo chiarimenti. Dice che vuole “supporto morale”. E allora ok, ci sono. Ho deciso di esserle amico, e a dispetto di quel che disse lasciandomi, io sono affidabile cazzo, cazzo si, se sono affidabile. Nei limiti delle possibilità umane non do parole che non posso mantenere. Certo, certo che lo faccio, ma in modo non intenzionale. Quindi finisco un po’ di lavoro e vado, dice che non è al freddo perché sta con il gruppo che suona davanti al mio studio.

Arrivo, sembra che siano tutti li in tranquillità. Mi fanno tutti “si esce a bere qualcosa?!” e io la guardo e lei faccetta felice tipo “siiii!” e iniziano a fare quelli che ti convincono ma io li stoppo e chiedo a lei “dunque?”. Perché non sono uscito la sera prima di un servizio che inizia mattina presto per andare a bere. Non io. Io non bevo, cazzo. Per fortuna mi conoscono tutti, sono il solito stronzo che non ama bere in gruppo, lupo solitario (non è vero: ci sono anche andato: ma come regola generale è vero). La guardo bene, le chiedo con gli occhi “mi volevi qui per un problema, adesso vuoi andare a bere con la ciurma? io sono qua per te“. Ma niente, facciamo il capriccetto, ha fame. Se sono il babbo-zio, bisogna nutrirli ‘sti cuccioli. Per fortuna mi ero dato il tempo di usare la struttura per stampare delle liberatorie, almeno il viaggio non è andato in culandia. Saliamo in macchina e scopro in pochi secondi che il supporto morale necessario era per un vaffanculo momentaneo de sticazzi del porcoddue. Proprio il tempo di andare al pub. Le faccio “cioè, mi hai detto che avevi bisogno di supporto morale perché non ti fanno il trasporto, principessa, nella tua tonalità e siccome la Regina Oscura del Male è abituata che i sudditi che studiano al conservatorio non fanno fatica a farlo allora se lo aspetta da una band rock-ska? Sul serio? Supporto morale?” “si perché mi dicono che se non si possono fidare che io ci sia davvero poi devono ritrasportarsela in un’altra tonalità e bla”. Toh, mi viene da ridere. Qualcuno, che non sono io, le fa notare che non ci si può fidare che lei resti. Nemmeno in una cazzo di band. Che poi. “Nemmeno”. Il motivo per cui le band esistono è che non si separano. Per la maggior parte. Non è che sono fighi. No, vanno d’accordo, si fidano, ci sono, non se ne vanno, non mollano, restano uniti e cercano accordi. E la base è che si possono fidare.

Comunque questo richiede circa 4 minuti. Al pub le faccio presente un dettaglio di una cosa che le fa dire “e tu che ne sai?”. E capisce che non sono stato asessuato. Che mi vedo con qualcuno.

Vedo che le crollano le spalle e le si spegne la vista, di colpo. Continue reading →

foto che rendono felici

Ho occasioni, di tanto in tanto, di fare foto che rendono felici le persone. Mi è capitato con ritratti di disabili. Mi è capitato aggiungendo due cazzate in un servizio mio, facendo avvicinare un moroso, un parente, qualcuno.

E mi è successo con una cena di ex compagni di scuola, visti dopo più di vent’anni, come se ci fossimo lasciati una settimana fa. Compresa quella che è stata la mia prima “ex”, che ha dato inizio ai “sette anni di dolore”. Era splendida, lievissimamente invecchiata, ai miei occhi, ma proprio poco. Felice finalmente, mi diceva, dopo anni di casino, sposata da pochissimo.

Ma ho colto l’occasione per fare un ritratto a tutti. A lei però vorrei rifarlo: io so cosa possono fare quegli occhi: o si porta il marito oppure devo farglielo ricordare e veder quella luce che io so che può avere. Anche la scorsa settimana ho visto quelle mezze lune prendere forma, colore, brillantezza. E per fortuna non mi fa soffrire, ma gioire. Era così bella quando era così felice per suo marito.

E alla fine quando glieli ho passati erano tutti felici, alcuni commossi, alcuni mi hann detto di aver “rimesso assieme pezzi del puzzle dell’adolscenza che non avevano capito di aver vissuto”.

Quando capita così è davvero bello.

Ed è brutto dover guadagnare per vivere 😀 Queste erano gratis!!!!! 😀

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di nuovo il senso di vuoto, di essere sbagliati

eccomi.

Sono quasi le tre. Come sapete con X ci siamo lasciati. L’ho lasciata? Mi ha lasciato? Beh mi ha lasciato, io il “adesso basta mi sono rotta” e io che le dico che si, se non vuole restare e calmarsi, risolvere, è giusto, che se pensa che sia meglio sola che male accompagnata, davvero, allora ok, ma che per me no, per me anche coi casini e le cose che non mi vanno, il totale di lei, quello mi va.

So che pian piano riaffioreranno cose meravigliose di lei. Sono sempre quelle belle a fare più male. Ma dobbiamo ricordarcele quelle brutte. Che io lo so che valevano di meno, e cionondimeno, c’erano e non le potevo, né volevo, ignorare. Solo mettere da parte, accettarle. E quando non potevo accettarle, molto più raramente di quando le percepivo, ne parlavo.

Ma ora è notte, lei, la mia ex-ex, dorme. Le ho chiesto se anche lei avesse bisogno di essere messa a dormire. No, mi dice, ma mi mancava il tic-tic della tastiera di là. Mi viene da piangere. Questa donna è amabile, gentile, cortese, civile, buona, d’animo generoso, generosa con le azioni. E quando la amavo (la amo ancora, certo: quando scopavamo, ok? quando lei percepiva passione o la sperava ancora) lei si sentiva già sola. Questo non riesco a perdonarmelo, ad accettarlo, di questo voglio fare comunque ammenda. Lo volevo anche mentre ero assieme ad un’altra. Lo vedevo, venendo a casa (che è il mio ufficio) e ne avevamo parlato. Io non me ne capacitavo e volevo fare qualcosa. Ma cosa? Ripeto: se mentre eravamo assieme già ero insufficiente … ora? Devo fare senza che mi venga chiesto, immagino. Come ci insegnavano a catechismo 40 anni fa: non devi aspettare che ti venga chiesto: fa’ il tuo dovere. Continue reading →

Fine. (29ma puntata)

Quando ancora eravamo assieme alla radio è passata questa canzone e giuro che ci ho pensato, ci ho pensato tanto. Si, certo, ho paura. Si, certo, rischio calcolato. Ho 43 anni e non ho fatto l’esperienza in 20. Ma ci ho pensato, ho pianto forte, perché mi sento una merda come lui vuole che tu ti ci senta.

Io non rischio quasi mai. Il mio rischio è vero, è calcolato. Molte delle cose che faccio sono dettate dalla paura. E dalla paura ero? Sono? uscito con fatica in un po’ di anni. E ho recuperato la pace, o almeno l’avevo fatto, un po’, senza abbandonare molto la disperazione. E che ho paura l’ho sempre detto. Vincerla non è così facile per me come lo è, evidentemente, per altri.

Ma mi sto giustificando. Continue reading →

trentenni, non mi piacete?

yawn!

Oggi ho rivisto una mia ex, una ex importante. La prima cosa era fastidio nelle comunicazioni. La seconda cosa era molto fastidio nelle contraddizioni. Non c’era la volta prima. Che era due o tre anni fa.

Poi ho visto stranezza, forse disagio, nervosismo. Magari era stanchezza, vai a sapere. Mi ha ricordato che mi ha lasciato il segno su come si possa avere una vita vuota. Forse la volta prima l’avevo vista dolcetta, mentre oggi era in versione arida, come sapeva essere e desiderava essere in futuro.

Si parlava di andare a mangiare fuori, piccolo punto in comune. Ma mi sembrava di più che volesse andare via. Ed il disagio nel vedere che con me il pomeriggio non poteva essere “fare il giro dei bar” come riempitivo, che fare una passeggiata e parlare non era una cosa per lei. Era bere. Come 22 anni fa era farsi le canne, con poco desiderio di sapere ogni altra cosa.

Ci sono rimasto male, non lo nego. In qualche modo ogni forma di rifiuto mi colpisce sempre. Forse però lei ricordava di avermi dato un bacio sulla bocca e io non l’ho chiamata per tanto tempo. Bacio che io non ho ricambiato o “allargato”. Lei era già stata delusa dal mio sesso: non volevo ripetere l’exploit 20 anni dopo. Forse era quello. Ma allora perché venire a bere un caffé con me? Continue reading →

senza lavoro finalmente abbiamo un vero valore #1

Eri senza lavoro e ti vergognavi.

Ma oggi anche lui è senza lavoro, hai scoperto: ma dai! Ed è senza lavoro da poco dopo di te. Pensa… Da quanto? Da… solo poche settimane meno di te. Non lo sapevi. Si era nascosto… o tu eri troppo ripiegato sulla tua vergogna? E’ ancora disoccupato come te. E lei? Anche lei! Lei la splendida?! La meravigliosa. Lei che senza di lei non si fa nulla. Lei che giovani o vecchie dò merda a tutti…

Lui… che fa? Cosa?! Si avvicina? Ti saluta … quasi ti sembra umile? Non è possibile, forse… Si siede e un caffé per due.

Forse è normale, non umile. Semplicemente è senza boria: siete… uguali. Forse si. O forse semplicemente lui non vale di più solo perché una cosa che non esiste più gli aveva conferito una stelletta. Nessuna cosa può più conferirgli stellette. Vale solo se quando lo vedi non ti rompe i coglioni. E’ solo un essere umano che non serve a un cazzo, come te.

E lei? No, lei non ce la fa a scendere ancora dal piedistallo invisibile. Non ce la fa ancora a non sentirsi superiore. Era così abituata a non fare un cazzo e servirsi della sua superiorità per farlo fare agli altri… Sedersi a chiacchierare di che? Non ha mai avuto un cazzo da dire.

Ma lui? Ma dai: è umano, semplicemente ha tempo adesso. Preoccupato come te… anzi di più dai, lui ha figli, tu no.

Guarda lei… lei ora si vergogna di più, non vi vuole proprio parlare eh? Fa quasi ridere, quasi tenerezza. Siete tre pezzenti… ma tu sei sempre stato abituato ad essere normale… mentre loro avevano la divisa da superiori … lui l’avrà tolta a casa chissà quanti mesi fa … ma lei proprio non riesce a togliersela eh? Sembra perché ha sgomitato tutta la vita per indossarla come una pelle… l’unica cosa che aveva davvero… la sua boria, le sue stratregie da bulletta, la sua aria di superiorità.

E ora senza aria… soffoca, troia.