3, poi nanna

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Mentre rientro, la faccia di merda che vedo nel vetro del portone mi urta. Mi sto sul cazzo, antipatico proprio. Non riesco ad identificare quale stronzo di quale film, un criminale di qualche tipo, assomiglia alla faccia di merda che vedo. In certe situazioni la barba che ho, come la ho, mi va bene. Altre volte mi fa schifo. Forse è correlato al livello di gonfiore/tondezza che prende il mio viso in differenti giornate od orari. Forse è correlato a quanto di sorpresa vengo colto da quella faccia di vecchio di merda antipatico. I capelli sulle tempie che mi fanno schifo ma per ora non ho soluzioni? Può essere. Comunque che-schifo.

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È arrivato The Drop. Avevo fatto una cazzata comprando un octaver, ma su Thomann sono stati al pari di Amazon/Zalando/quellerobelì: “scusate ho fatto un errore idiota, ho aperto, provato, richiuso, accorto che comprato cosa sbagliata, possiamo fare una permuta e basta, senza rimborsi eccetera? Voi non avete sbagliato, l’oggetto non è sbagliato né danneggiato…” – “restituisca, rimborsiamo”. Fine. O… ok… va… bene.

Quindi arriva. E visto che sono lì dove sono e ormai chevvoifà, prendo con calma la calma, scendo verso lo studio con il pitch shifter , bla bla, prendo momentaneamente in prestito l’Ampeg di T, collego tutto, e già è piacevole di suo, normale, anche col mio basso del cazzo starter, così amplificato. Poi però faccio uno dei pezzi-circa, e quando è il momento: ZAC provo TheDrop che …DROPPA, cazzo se droppa! La nota che mi serve davvero è una sola. Non capiterà mai che debba farla dal vivo, ma vorrei poterlo fare. Comunque mi metto li e smanetto un po’. Ora ho un livido tra la seconda e la terza falange, un mezzo ematoma. Mi aspettavo più dolori alla destra, come in gioventù: tendinite eccetera. Allora CI KIEDO AL MIO AMIKKO CIATTE GIPITI e poi mi sono anche fatto fare un piano di “riabilitazione al basso” tenendo conto dell’età, della TTROKA (possibile fragilità capillare a causa della venlafaxina) fornendo anche foto e descrizione del tutto. Mi fornisce un piano dettagliatissimo (e anche che mi sovrastima di parecchio) ma finisce con “se mi dici i pezzi che devi fare , il dettaglio di corde, manico eccetera possiamo essere più precisi”. Ok, avevo detto di non essere pressapochista con “qualche” al posto di ore, giorni eccetera. Però… Mecojjjjjioni!

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Un’altra piccola zoccoletta bidonara del cazzo ha tirato pacco un po’ dopo l’ultimo momento. Purtroppo, per me, il grave ritardo senza avvisi e/o il pacco sono una delle più estreme mancanze di rispetto, di noncuranza, di menesbattoilcazzodiqualsiasicosa. Ma ormai sono anni che ne vedo di queste persone. Maschi o femmine che siano la scusa “eh ops, mi è passato di mente” è una valida scusa. Oppure anche niente. Chisseneincula. Ma siccome era arrivato The Drop ho solo percepito che da qualche parte dentro di me il megavaffanculo era lì, in fondo al burrone, non so, laggiù lontano, piccolino. Era molto più potente il dispiacere, la resa. La considerazione di assoluta normalità nel non rispettare impegni dei… (e ora soffro e cringio cringeggiando ) “giovani d’oggi”. Ma di più, gradualmente (ormai sono 10 anni che faccio ‘sta roba) è aumentata la cosa e diminuita la sensazione di quanto sia grave: diciamo +1 generazione. Eppure sono certo che in qualsiasi regolamento lavorativo ritardi e assenze ingiustificate siano motivo di licenziamento alla terza recidiva. Così … pazienza, se sono troppo giovani me ne sbatto? Ignoro, soprassiedo? Io non lo so. Forse ero già depresso +2 ‘sta mattina che invece di arrabbiarmi sono stato più “massì, chisseneincula”; però certamente prendo nota, so chi sei. E così sono andato a fottermi l’incavo tra falangina e falangetta. Però come suona l’ampeg di T. !!! Bello!
Pensare che mi preoccupavo per lei perché avevo visto i tagli rimarginati credo da … 3-4 anni sembrava. Tutte le pippe poverina bla. E poverina sicuramente. Ma intanto è anche stronza. Mica si devono escludere vicendevolmente le cose. Ma sembrava tutta carina e sociale e rispetto BLA.

L’ampeg, pensiamo all’ampeg che non è mio: Devo vedere come simularlo con gli IR e TUTTECOUS’

Magari prima vedo di non massacrarmi, di reimparare a “suonare” senza farmi troppo male. Le virgolette sono d’obbligo.

C. invece credo abbia terminato la sua esperienza “synth” e preferito la pittura.

Invece l’altra sera ho parlato… no, ho ascoltato lei. E… ne farò un altro post eh? Si dai, meglio.

Menefreghismo esistenziale ed altre quisquilie

Sono sempre io. La stessa persona. Sono in grado di ascoltarmi i Dream Theater, i TOOL e i Liquid Tension Experiment tanto quanto spararmi, con piacere, cercandolo, quanto Cliff Martinez nella colonna sonora di “Solaris” come “The Shutow Assembly” di Brian Eno. Roba che è anche perfettamente in grado di farmi addormentare, chiaramente. Ma spesso anche di rilassarmi e basta, mentre lavoro spesso. Con piacere.

Sono sempre io.

Questo essere questo e quello disorienta sempre gli altri. A tutti piace essere, o anzi, gli piace che tu sia questo OPPURE quello. Il questo E quello che vorrebbero, di solito riguarda altri argomenti. Ma i gusti, il carattere… mi pare, dico mi pare di non contraddirmi, di solito non lo accettano, non lo gradiscono.

O fai casino, o silenzio. O sei quello dark oppure tarantelle. O ti piacciono i supereroi oppure i film francesi pallosi. Un po’ di questo e un po’ di quello no, non è possibile. Se io sto bene con te e tu con me e io mi innamoro allora anche tu devi, tu non puoi solo stare bene tuttigliuominisonouguali.

Eppure io, da solo nella mia fottuta solitudine, sono qui che ascolto Martinez. E poco fa ascoltavo i TOOL veramente ad alto volume.

La calma e il casino nella mia mente invece sono strani. Stavo quasi pensando di smettere l’Efexor ora. Di sbattermene ed entrare in modalità tasto rosso “distaccata”, cioè senza disperazione: per necessità economiche qualora sopraggiungessero. Quindi invertire notte e giorno con calma, andare avanti con tutto, iniziare a smettere, iniziare a disperarmi sinteticamente (astinenza-assuefazione) … e ad agosto, inizio settembre avrei finito, forse. E poi basta anestetico. Basta medicina. Basta. Poi potrei tornare a lasciar scorrere nelle vene il pericolo, la paura, la disperazione autentiche, non filtrate, come facevo prima. 7 anni fa. Ironico.

Come sempre. Anche se non voglio. Anche se non ci penso. Quando sento che il dolore forte scema, di solito sono passati sette anni. Questa volta il dolore non era l’amore e basta. Era … tutto. Era disperazione, burnout, tutto compresso. Niente è scomparso, credo.

La prospettiva della morte facile, a portata di mano (il tubo col monossido, oppure buttarsi in un lago gelido di montagna, come suggeriva un’avventrice che secondo me ha idee un po’ PULP su cosa sia soffrire tantissimo per non soffrire… io non sono autolesionista: io sono cacasotto, non voglio soffrire: figurati congelamento con terrore e soffocamento: una delle morti più dolorose e terrificanti che esistano) – la prospettiva dico, della morte facile, mi rende più facilmente avvicinabile quella sensazione di “chissenefotte” che tutti ti suggeriscono con il classico “non farti le seghe mentali”. Il menefreghismo esistenziale, la sensazione che per quanto possa andare male, tu puoi sempre morire, in un istante. Andartene via.

Mi ripeto che mio padre, credo, vorrebbe andare, sia stufo di vivere. Ma resta per noi, per noi poveri tre sfigati ed in particolare per me, che sostanzialmente mantiene in una situazione in perdita. E mio fratello che mantiene tout-court, non dico vitellone, ma quantomeno depresso e “neet”.

Adesso, in questo momento, dico queste cose con un certo distacco. Non vado in palestra da mesi, sento la pancia gonfia. Il resto sarebbe a posto, ma questo richiede serio impegno. E a suo tempo mi dissero: devi allenare la resistenza. Certo seguito da un “dico per te, non per me”. Eppure se non fosse per la controparte io non sentirei nessuna necessità di avere maggiore resistenza.

Ora sono completamente notturno. Sistemo altre 40 foto, poi mi faccio un caffè in qualche merdosa sala da gioco: almeno per me hanno una precisa utilità. E ho sempre un cazzo di matrimonio da sistemare. Puttana eva.

Ad ogni modo forse sono riuscito a vendere l’85 Sigma Art, che è un bel gioiello, ma ha davvero un problema di autofocus “strutturale”. Non è il mio ad averlo. Lo hanno e basta, in condizioni di scarsa luminosità devi avere una 1D e comunque fa fatica.

Continuo a pensare a quella cosa terribile di Watzlawick secondo cui non esiste una sola realtà e mi domando cosa ne direbbe Odifreddi o un qualsiasi laureato in Fisica.

Ci penso continuamente: questa sera al ristorante cinese il cameriere indiano ha detto “se mi dici che vuoi il caffè non lavo la caffetteria”. L’immagine evocata dalla parola caffetteria è un ambiente, un locale. La caffettiera, anche se non si trattava specificamente della “macchina per fare il caffè”, comunque è un oggetto, un macchinario. La caffettiera è comunque una caffettiera. Non è la Magrittiana Trahison des images, non è nemmeno il trucchetto di Eraclito relativamente al fiume che non è mai lo stesso. Questo piegare la lingua lo gradisco, mi piace, offre alternative comunicative al didascalico. Ma la descrizione della realtà materiale è possibile, univoca, inequivocabile e corrispondente al vero, misurabile. Daltonico o non daltonico, la radiazione di luce emessa e riflessa è misurabile da uno strumento. Quella è: se tu ne percepisci una differente, questo non cambia la realtà. Non percepiamo la materia oscura. Eppure ci sono modi per comprenderne l’esistenza e a colpi di successivi perfezionamenti si arriva ad una regola, ripetibile.

Poi anche se ci penso continuamente, poi penso che a discettare di simili questioni siamo davvero uno sparuto numero di individui e probabilmente ci riteniamo vicendevolmente indisponenti se non addirittura detestabili.

La complessità di una persona non esclude la compresenza e l’apprezzamento sia della capacità espressiva della parola distaccata dall’univoca e precisa individuazione di concetti astratti o concreti mai ambibigui, sia quella che invece inchioda la realtà alla comunicazione.

Questo è questo. E poi c’è poesia, utilizzo della caffettiera per farci un vaso o un fermaporta. “per me è un fermaporta” non esiste. Non sai cos’è. Oppure “io lo uso come” è corretto. Ma una caffettiera è una caffettiera. Potrebbe persino essere un oggetto a forma di caffettiera che non funziona. Senza il foro. Allora non lo sarebbe. Si verifica. E alla fine è quello che è e non altro. Del resto è una questione di cui dibattevano alcune testine già 2500 anni fa.

another day in paradise (32ma puntata)

Da quando è tornata io sono felice. Coerentemente con quanto ho già detto, la mia vita ha senso di essere se ho possibilità tangibili di essere felice, ed io sono felice con l’amore di relazione, con la mia vita che si intreccia con quella di una ragazza, di una donna. E quindi sono felice, ok?

Prendo sempre l’efexor perché nonè un medicinale che puoi far sparire come niente senza conseguenze. Arriverà il momento, ma stiamo calmi.

Lei è tornata: quello che voleva per non soffrire io lo posso fare e lo sto facendo: senza essere uno zerbino, senza cambiare ciò che sono: variando alcune abitudini e con alcune – tutto sommato piccole – complicazioni, ma gestibili. Non dormo più a casa mia e se dovessi farlo lo farei sul divano. Questo ha generato una reazione inaspettata nella mia ex. Ha realizzato quanto ci si sente soli: questo mi dispiace molto. Io sono sempre stato così da quando mi ha lasciato. So bene che lo ha fatto perché non la scopavo, ma mi aveva messo in un vicolo cieco: non c’era modo di tornare indietro e l’unica cosa che mi lasciava era – per quanto comunque apprezzabile in luogo della solitudine assoluta, la compagnia di un convivente-fratello, che però c’è poco nella mia vita. Ero solo, senza Amore, senza sesso, tenerezza, passione, condivisione totale. Lei, ora, ha incrementato la sua attività sessuale: quello che trova sono sempre uomini sposati insoddisfatti: credo se ne giri un paio ormai, ma ora può farlo con più comodità, a casa. Forse non aspettava altro, la comodità? Ma sembrava le desse fastidio che questa comodità fosse l’unica cosa che cercavano. Ad ogni modo buon per lei, cerchiamo tutti di star bene.  Continue reading →

Quando arriva il momento dell’ “io faccio schifo”

La vita può sembrare normale.

joy

Chi sa che prendo dei farmaci fa supposizioni su cose che non capisce; e forse questa è una delle cose che mi sembrano più seccanti. Ci sono casi in cui io non provo emozioni e me ne stupisco, ma so cosa fa il mio farmaco: non inibisce i sentimenti … semplicemente argina “i fiumi in piena” e non mi fa provare ansia … il che è di gran lunga differente dal godere di un’opera musicale senza scatenarmi, anche se mi piace davvero molto – qualcuno dice “saranno i farmaci!” ; ci sono casi in cui semplicemente in certe ore della giornata il mio viso è più gonfio e mi fa cagare, mentre in altre ore della giornata sono più sfinato e non mi cago tanto in testa per questo – “saranno i farmaci” dice qualcuno – ma la cosa mi succedeva anche prima.

Ma quello che so io è … peggio. Io so che il momento di vita in cui sono perfettamente lucido, ovvero non soffro, non mi sento una merda, non sento che è tutto inutile, e riesco a progettare una cosa qualsiasi …  è una finestra di tempo microscopica. Perché l’altro lato di questo pendolo che oscilla è la sonnolenza. Continue reading →

smettere uno psicofarmaco di colpo è consigliabile come schiacciarsi il cazzo sotto la tavoletta

gioia

Le immagini velate ed appena accennate sono quelle che preferisco, come intuite dal titolo.

Attualmente prendo Efexor 75. Da un po’. Perché in pratica prima non mi tirava neanche se la hunziker mi faceva la spaccata in faccia dopo avermi promesso 45 minuti di throatfucking ininterrotto e selvaggio – questo per restare nelle immagini delicate.

Sono rimasto, per cause di forza maggiore, senza, per due giorni. Due. A parte le leggere vertigini o simili (per definirlo meglio dovreste fare quella specie di gioco che forse avrete fatto da bambini, mettendo le mani davanti alle orecchie e poi spostandole velocemente avanti e indietro vicino-lontano … a parte la componente “sbattimento” di questa mossa, il lato “audio che viene e che va” è circa quello che provo) … dire che divento eccessivamente emotivo è ridicolmente eufemistico. Diciamo che solo il lato depressione e commozione, tristezza aumentano come non mai.

Perché trovarsi a singhiozzare, piangere singhiozzando, per un uomo adulto, dopo aver visto una scena di un film che al massimo mi avrebbe commosso alle lacrime, guardando “Bones”, è un po’ troppo. Farmacia, arrivo. E se ho pensato per un attimo “beh, dai, magari posso smettere e basta!” senza consultare un medico, beh, sono stato un Coglione di prima categoria, vincitore in tutte le edizioni possibili.

Ora, non giustificherò MAI un drogato. E’ l’atto dell’iniziare, sapendo che non è una soluzione ma un nuovo problema, che condanno per tutta la durata di ciò che accade dopo. Ma lo capisco sia per le cause, sia per gli effetti dell’astinenza. Non sei più tu. Sei uno al quale un programmatore ha cambiato alcuni pezzi di programma e quindi mentre tu pensi “perchéccazzo?” comunque tu senti sofferenza, senti tristezza. La senti con una intensità che ti fa piangere singhiozzando, scuotendo tutto il tuo corpo.

Ma siccome tu lo sai, sei cosciente, allora la cosa si mescola alle risate, perché sei cosciente dell’immagine e della causa scatenante. Non è un momento in cui ragioni sull’insensatezza dell’esistere o sul fatto che sei un cesso e la Hunziker non farà quella famosa spaccata. No. Sai che hai visto una scena di un telefilm, scena che di solito NON ti avrebbe commosso, e che sei scoppiato a piangere convulsamente, rumorosamente, disperatamente, senza appello.

E alla tua mente questo fa ridere, cazzo, fa MOLTO ridere. E quindi isteria! 🙂

Oggi aggiungiamo la figuradimmerda con la farmacista che – lo vedo dall’occhio – inizia a non credermi più quando le dico che non ho la ricetta bianca in mano perché ho talmente tanto bordello in macchina che non ho cazzi di mettermi a rovistare. Quindi la sensazione è “sei un drogato, ma per ora non faccio casino… ma la prossima volta…” – e così dovrò cercare la cazpita di ricetta.