Se non insegni l’Ai ai tuoi figli

Qui un esempio del perché è molto, molto importante non considerare i chatbot basati su LLM , ossia quelle che stiamo comunemente chiamando “iA”, davvero intelligenti: senzienti, che capiscono, che sanno, comprendono. Non sanno un cazzo. Soprattutto non capiscono un cazzo. Cercate tutte le argomentazioni più precise date dal dott. Walter Quattrociocchi. Io invece qui vi fornisco un esempio di interazione che mostra un errore marchiano; terribile se data in mano a un complottista di qualche tipo, ad una persona che usi volontariamente o inconsciamente/inconsapevolmente dei ragionamenti fallaci e che magari faccia gruppo con altri come lui/lei che ancora non avevano assorbito l’argomento fallato. L’iA (che di “i” non ha nulla) rischia, come si sa, di corroborare puttanate ma con un eloquio elegantissimo. Ecco l’esempio:

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Misc #20250112 – smartphone starter

Non dico smartphone, ma il semplice cellulare: c’è stato un mondo prima. Un modo, soprattutto.

A volte sono i telefilm crime, quelli con “uno che è dentro casa”. A volte riesci persino a vederli ambientati prima del telefono stesso. C’è uno dentro casa. E fine, non puoi fare altro che urlare. Ma è sempre una casa di campagna, guanti neri di pelle, candelabro, bonk.

Ma poi arriva il telefono. “C’è qualcuno in casa mia”.

Allora scene in cui il telefono – rigorosamente fisso – è troppo lontano, o tagliano i fili.

Oggi questo accade al massimo con i ripetitori nel deserto, nelle serie crime (o “procedurali”).

Ma uscivi … e non sapevi se ti avrebbe chiamato la tua bella. Avevi aspettato… ma niente. E che fai, vivi li? Esci. E 20 minuti dopo, mentre sei in treno, in autobus, qualcosa… la chiamata arriva e tua madre ovviamente dirà qualcosa di sbagliato. O lo dirà a te dopo.

Cosa sia la privacy e quanto sia importante la privacy avrebbero dovuto capirlo: interrompere i traumi spezzando la catena intergenerazionale: io non farò quello che avete fatto voi. Gente che stava in camerate da 30 così all’ospedale come in collegio o in (mio dio) “colonia”.

Ricordo “ti mando in colonia” come una minaccia. Per qualcuno sarebbe stato bello, ma ovviamente significava solo: starai nel branco dove la legge del più forte è viva e vegeta tra piccoli pezzi di merda violenti senza controllo che si bullizzano a vicenda, fanno scherzi sadici per deridere ed umiliare. Sto esagerando? Ragazzo disabile messo a testa in giù in cesso, tenuto per i piedi in modo che si pisciasse addosso e poi lasciato andare nel water. A parte ne “il braccio violento della legge” non ve lo sareste aspettato no? Beh, il nonnismo e tutta quella merda era viva e vegeta mentre io ero adolescente, soprattutto fino alle medie… poi stava migliorando la sensibilità, lo dicevamo forte.

Telefono si diceva. Beh ovviamente sotto controllo: gente che entra di brutto e ti urla di chiudere. Che il telefono si usa solo per le cose serie. Che costa! Cos’è, una interurbana, ma sei matto? Ma sai quanto costa? Sono tre ore che sei li. Ok, io no, ma mia sorella abbastanza. Ma pure quando ci passavamo i compiti: muoviti che costa!

Domenica si telefona agli zii lontani, ai nonni. Costava meno di domenica? Non lo so. Che io poi… “saluta la nonna”. Ma quale? La mia nonna è qui, è gentile. Quella stronza lì mi sta sul cazzo (nota che l’essere gentile veniva deriso, considerato un vizio, una “roba da deboli”, machismo anche tra donne).

E – scopro oggi – forse anche io stavo sul cazzo a lei. Ma quasi sono soddisfatto, guarda. Nei pelosi ispidi, grassa, puzza di fumo e fritto. Autoritarismo stupido. Per carità avrà avuto anche dei difetti.

Mi dicono che amava molto (cioè lo percepivano) i miei fratelli. Ma era anche “cosa faremo con questa bambina?” (testa ce fa “no no”) … perché le teneva testa e non accettava le sue puttanate, i suoi imbrogli mascherati da “ma io ho esperienza perché sono anziana”. Si ma… o dimostri che la tua esperienza vale, o chisseneincula, vecchia.

Comunque.

Uscire a fare la spesa all’ingrosso a 20 km e chi stava a casa si ricorda di qualcosa mentre tu sei lì: ciccia. Ti attacchi. Oggi puoi mandare un messaggio, chiamare “hey ricordati della colla di budella di crisantemoooo!”, anche se chi è al super ha il piede quasi fuori dalla porta.

E soprattutto abbiamo CONOSCENZA: internet. Non puoi raccontarmela troppo. Posso verificare abbastanza facilmente. Sembra ormai la normalità ed è una normalità alla quale non vorrei mai rinunciare, internet soprattutto. Ma non lo è stata per tanto, tantissimo tempo. Credo, ma non sono certo, di aver avuto il mio primo cellulare nel 1996 o ’97. Accesso ad internet credo 1995. E il bello è che riuscivo a capire di cosa si trattava almeno un po’ perché sapevo cosa era, per esperienza diretta, un BBS. Col mio amico ci eravamo collegati in Norvegia cazzo. Quello no che non lo sapevamo. Era un bbs, figata, tutto qua. Ovviamente con un 2600 baud immagino, che funzionava con la cosiddetta “ratio”. Niente che ai tempi (2003) di WinMX non si sia replicato almeno in modo “ideale” con i “leeches”, il “trading” e lo “sharing puro” (se vi sembra vecchio, tutto ciò è vivo e vegeto, da e-mule a soulseek, compreso in forma di container docker, andate a cercarvelo su github).

Però adesso: ZAC.

Le abitudini, i metodi, i tempi, anche i “costumi” hanno attraversato la mia vita. È dura che ogni volta le abitudini e i modi di trattarlo cambino e non si sappia mai come la gente li prende. Cioè come i ragazzi nuovi li prendano. Cosa sia “educato” per loro, cosa “non si fa”. Sono tutte sensazioni. Ma partono da adolescenti, da bambini persino, da ambienti di gioco, un galateo che non parte dai vecchi, anche se sono stati i più vecchi ad inventare e portare il mezzo stesso, hardware e software.

Mandare la posizione, controllare la posizione. Io ho avuto un NAVIGATORE. Ora … smartphone. Fine. La scomodità e la vista mi impediscono di godere di altre cose sicuramente fattibili col cellulare: un giochino che mi piaceva… ingiocabile col cellulare, non ci vedo un cazzo. Ma sono certo che ci si possa fare un disco e senza usare le iA, proprio una DAW mobile.

Sarebbe bello. Ma non è solo bello. Quando sono in buona però cerco di essere amante dell’opportunità, del mezzo, delle possibilità fiche, senza gli svantaggi o le conseguenze di merda.

Una cosa che non c’entra un cazzo? Aristofane ne “Le Nuvole” parla di un figlio che argomenta “padre tu trovasti giusto picchiarmi da piccolo, ora io farò lo stesso con te per i medesimi motivi” (riassumo e interpreto).

Ora ho un pelo di ottimismo che mi circola in vena. La quantità di libertà che si respira in un certo periodo è indimenticabile: non credo che tutta questa merda reazionaria di destra funzionerà su cose fondamentali di costume grosse, solide. Il cosiddetto wokismo “della parola” e dell’offendersi, quello immagino verrà spazzato via con l’acido cloridrico. E sinceramente mi sembra totalmente comprensibile: “giusto” non lo so.

Il perché? Consiglio di leggersi le tecniche e l’arte del negoziare di Harvard, diventa abbastanza comprensibile. Serve tempo. Non me lo concedi? Si scende verso il potere, la forza. No, non mi imporrai di chiamarti come vuoi, no non daremo per scontato che la tua sensibilità valga più della mia. No, non daremo per scontato che il tuo percepire la mia intenzione sia corrispondente al vero. No non daremo per scontato che “normale” significhi qualcosa di diverso dal “numericamente in una determinata distribuzione percentuale” ossia per la gente “quello che fa la maggioranza e che darò per scontato se non MI AVVERTI PRIMA”.

Queste cose, di normale convivenza, non si normano. Si assorbono piano piano, con la convivenza, il dialogo, la negoziazione PERSONALE, ragionando. Io e te a casa, partner, parenti, amici, potenziali amanti. A quanto mi dice una iA il desiderio di moderare i tempi del progresso che pure si accetta sono comunque parte dell’essere “conservatori”. E allora sarò conservatore, anche se mi sento parecchio sul lato progressista. Ma ci sono cose che sono date per scontate come giuste mentre sono invece soggettive. E come tali generano singole isole che stanno nello stesso mare, non un continente unico.

Quando dico così, asserendo, “si fa” “non si fa”, intendo: le evidenze ci hanno mostrato che il reale comportamento umano, non idealistico, misurato, in condizioni reali, funziona in un certo modo.

Non fraintendiamo anche il “non puoi fare così”… intendo: se ti aspetti che abbia senso, che funzioni, se pensi di seguire una certa coerenza. “Non puoi” usato in questo modo nella lingua italiana non significa “io non ti permetto di”.

Buon 2025.

architettura e fotografia

Ieri mi aveva stupito che una modella volesse stampare le foto che stavamo facendo. Oggi ho scoperto che faceva architettura. E questo spiega molte cose. In effetti tendo a dimenticare che chi studia architettura ha parecchio a che fare con la fotografia: si studia, si danno esami e la cosa ha anche a che fare con la formalità, con l’estetica, con la pratica.

Ecco quindi che con la frequentazione e la conoscenza viene anche l’apprezzamento. Ecco anche come mai tutto sta involvendo in Italia: mancanza di cultura, di interessi. Se ti interessa una cosa hai più voglia. Se ti si presenta davanti tenderai a interessartene invece che ignorarla: so simple.

Ho poca speranza per l’Italia. Leggiamo meno, ci interessiamo meno alle arti. Almeno un po’ di gusto generalizzato in quello che ci circonda lo abbiamo ancora. Ma boh, non so nemmeno quello.

bambini capricciosi che crescono altri bambini capricciosi

Bambini idioti per colpa di genitori viziati, stupidi, testardi e vittime di un mondo di populismi, social-stronzate, fake, falsità scientifiche. Disadattati alla socialità.

Disadattato sono anche io eh. Ma distinguo in questo modo: io ho avuto tutte le istruzioni per essere inserito nella società, tutte le istruzioni e le informazioni relative alla cultura, scienza, conoscenza fondate su esperienze, errori e verifiche di chi ha fatto parecchio i compiti a casa su altri compiti a casa su altri compiti a casa su qualche secolo precedente. Non devo fare molti passi per sapere come mai l’aria esiste anche se non la vedo mentre non ho la stessa possibilità con Dio. Non ho grosse difficoltà nell’ottenere buone, solide, sensate informazioni sulla reale forma del pianeta. Ho diverse fonti, persino non concordanti ma tutte sensate e migliori di “secondo me” relative a quali errori non commettere nella crescita di una persona di piccole dimensioni e di giovane età. Disadattato o asociale io lo sono comprendendo quello che sto facendo. Se dovessi essere responsabile di un piccolo essere umano potrei affidarmi ad esperienze di persone migliori di me, demandare la scelta di essere una pessima persona a colui o colei che crescerà. Nel frattempo potrei dargli tutti gli strumenti per essere in salute psichica, fisica e culturale decente. Sei sempre in tempo per degenerare.

Ho visto invece bambini non vaccinati, isolati culturalmente e socialmente, inadatti all’home-schooling che pure volevano impartirgli, allevati da genitori ignoranti e testardamente viziati, adolescenti eterni nel modo di affrontare la crisi o la realtà della vita, spesso economica e di interazione con la società. Il confronto, il dialogo e il ragionamento non sono contemplati. Esiste piantare il muso, abbandonare la conversazione o il contrasto, urlare (finché qualcuno non urla di più e allora non saper che fare), lamentarsi sempre e solo degli altri.

Una persona così, che ne cresce un’altra così cosa gli insegnerà?

Io non sono cresciuto. Sono ancora un bambino e un adolescente, in molte cose. Ma so come deve e può essere un adulto: posso presentare queste alternative pur non fornendo un esempio di vita in prima persona. Le conosco, le comprendo a fondo, posso spiegarne le dinamiche e i vantaggi. Conosco moltissime delle regole che violo, non lo faccio perché non so.

Si dice spesso che ai figli mancano i genitori. Ma spesso, magari attraverso l’emotività, almeno il “buco” di non stare con i propri figli viene tappato abbastanza. L’amore, l’affetto. Il vuoto è educativo.

Violenza per noia, crescente. Baby gang in aumento. Dovrebbero essere a studiare o in altri luoghi a fare qualcosa di costruttivo. Invece si annoiano. E distruggono per noia.

Mi interesserebbe capire come mai l’istinto di riempire il tempo dev’essere qualcosa di negativo. Come dire che lasciati a noi stessi produciamo danno. Mi pare strano. Io lasciato a me stesso magari mi sento solo. Ma se sono abbastanza felice è quasi sicuro che mi interesserò a qualcosa. Cercherò conoscenza nelle cose, creazione di qualcosa, relazioni e rapporti positivi con gli altri. Comunicazione.

Questo posto, ad esempio, non posso dire che costruisca. Ma non distrugge, non reca danno a nessuno, credo.

capricciosa quattrostagioni

Appuntamento con lei post lavoro dai tu caffè io qualcosa. Ooook. Arriva con la sua (deo gratia, finalmente!). Salgo lato passeggero e fa “non esiste”. Poi inizia a dirmi quanto facesse cagare questa giornata all’asilo con questo e quel problema e che per una cosa brutta che le è successa e bla. Le rispondo che la vita lavorativa è così e che per quello specifico tipo di problema è bene che si abitui: ogni volta che non ti arrangi e chiedi aiuto, anche se te lo danno, qualcuno comincerà o in faccia o alle spalle a dire “allora a cosa mi servi facevo prima a farmelo da me e non assumerti” e simili versioni.

“non ti racconterò più niente allora!” (questo lo dice sempre) perché lei voleva (ma non siamo più assieme, amour, e quindi non sono propenso a rendere felice una che non mi ama. Sono predisposto ad una civile, normale, non aggressiva, ragionevole, conversazione. Dialogo.)  “svuotamento di roba e gente che mi da ragione e mi commisera a prescindere e non che dice la sua”. E ok. Poi fatico un po’ ad ottenere un “per favore” invece di un “guida tu”. Ci riusciamo. Salgo, inizia a dirmi “non so cos’abbia non è stabile, è sbilanciata … come se avesse un bla e ribla e salcazzo bla, PUOI VEDERE TU?” e quindi prendo e ovviamente se si tratta di gomme, sterzo, stabilità, provi ciò che coinvolge forza centrifuga, accelerazione, frenata e una leggera spinta improvvisa in curva: quel genere di situazione che se ti capita inaspettato ti mette in pericolo. Se lo fai di proposito per prova è Ok. Comincia  subito ad urlare “ahhh! non fare il coglione con la mia auto!!!!” e io non sono paziente se mi si tratta di merda: io di più! Ma dico “se devo prov…” “queste cose le fai con la tua, non con la mia!!!” “mi hai detto che ha casino e…” “se te lo dico io! questa è la mia macch” “non rompere i coglioni, mi hai detto TU , mi hai CHIESTO di provare e io sto provando, si prova così!” “ma che ne posso sapere io? Se il 99% del tempo con la macchina sei un coglione io zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz ”

Non ho sentito cosa ha detto dopo. Inchiodato, fatto manovra, fatto retro, riportato auto in parcheggio, spento auto, detto ciao, chiusa portriera, rientrato a casa, ricominciato a fare licazzimia, guardato orario per andare a prendere il frittino.

Ho staccato i dati. Preso il frittino. Telefonato sulla luna (che tanto io ho minuti illimitati verso tutti, quindi le extraplanetarie sono comprese) per diverse ore anche. Ho riattaccato i dati, aspettandomi una valanga di insulti, di tumitraddidimerda, di qualsiasi cosa. Non c’era nulla. E mi ha bloccato 🙂 E io sono più leggero. Il passato, le gioie, mi davano di che dolermi. E me ne danno ancora: sono cose belle che non sono più. Non ci sputo sopra, non le cancello in nome della merda che accade comunque, con lo stesso involucro di chi mi amava. Ha sempre fatto le bizze. Ma diceva anche di amarmi. Ora è chiaro che è solo un’amica che si dimentica che gli amici non hanno il benefit. Gli amici hanno la caratteristica fondamentale di trattarsi con un certo rispetto di base. Di trovarsi bene. Di dialogare volentieri. Di ragionare, in senso moderno e in quello antico.

Posso dire di essere guarito. Molto prima dei sette anni. Di sbattermene i coglioni. Certo mi dispiace. Certo penso che da qualche parte abbiamo perso qualcosa entrambi, a parte le staffe. Ma io sono cresciuto in un mondo in cui l’educazione conta. Sono sboccato, maleducato, volgare. Ma non tratto mai gli altri esseri umani dando ordini od offendendoli a buon mercato con questa leggerezza. E soprattutto di solito do per scontato che del mio svuotamento di merda agli altri non gliene frega un cazzo perché ne hanno abbastanza della loro: quindi ho l’abitudine di interessarmi molto al fatto che ciò che dico sia di loro interesse. Non lo do per scontato. La seconda cosa fondamentale in questo campo è : non sono una radio e i miei interlocutori sono appunto, interlocutori. Interloquiscono. E lo fanno con una loro propria volontà, nel modo e con gli argomenti che provengono da sé, non dal mio libro di ciò che è consentito. Non sono monsignor Della Casa. Ma ci sono modi, di base. Un minimo.

So che ha bisogno. So che le serve compagnia. So che le serve anche poter svuotare il suo malumore. Ma lo abbiamo tutti. E non possiamo mai, in nessun caso, pensare di poter essere giustificati nel maltrattare gli altri solo perchè abbiamo una giornata no. Perché non è colpa loro. Forse non è nostra, ma più probabilmetne si. Di certo non loro.

E quindi dormirò. Tranquillo. un po’ mi dispiace, ma non abbastanza da cambiare questa tranquillità. Anche se forse ho perso una modella; persino un’amica, anche se troppo fumina per me. Vedremo. Ma come diceva “quel birba di Lucignolo”: Lasciala gridare. Quando avrà gridato ben bene, si cheterà.

educazione integra

Volevo intitolare il post come una cosa che mi è rimasta dentro: “L’educazione delle canaglie” (che non so quanto abbia a che fare con “l’educazione di una canaglia”, libro), un audio-qualcosa, audiodramma, spettacolo audio-fonico … non so definire ora. a era cinicamente meraviglioso. Trovate una via per ascoltarlo (eccezionale) cliccando (computer computer computer no cellulariiiiiiiii) QUI.

Ma non era di questo che volevo espellere inutili interazioni elettriche tra le mie cellule deputate alla formazione di pensieri.

Ieri mi chiama D. , un ragazzo… beh ormai ragazzo non lo è più tanto. Ha 25 anni e già lo scorso anno ha raggiunto quel genere di conclusioni alle quali io sono arrivato, credo… beh, a quarant’anni. E con lui si può tagliare l’età con l’accetta senza problemi. Era lui il ragazzino in motorino che rabbiosamente si lamentava che “quella cazzo di VECCHIA con il passeggino mi ha tagliato la strada!!!”

– Ma … D. … tagliato la strada… su delle strisce orizzontali bianche?
– Si… vabbè, ok, ma io ero in corsa e lei poteva aspettare
– E… D. … vecchia… secondo te quanto vecchia era?
– beh avrà avuto venti anni sicuramente!!!!

😀 Ok.

E’ stato un piacere vederlo crescere e ragionarci. E’ l’amico di M. , il figlio del Supremo Maestro. Era, dovrei dire, l’amico. Da quando M. si è messo con Kelly, ha peggiorato la sua condizione fino a vedersi privare anche della libertà delle amicizie. E siccome non risolve in modo intelligente, ora fa danno a sé e anche a lei. Ma D., invece, che ha la stessa età e faceva la stessa scuola, condivideva gli stessi interessi e anche l’umorismo, in buona parte, è venuto su in modo molto differente.

Ricordo la volta in cui se la prese molto, perché gli feci uno scherzo imbarazzante. Era sinceramente contrariato, davvero molto, vedevo il limite dato solo dal fatto che io ero un adulto. Ma questo adulto coglione ha scherzato con lui come un coetaneo, esattamente nello stesso modo. Era a telefono con una potenziale conquista femminile, una che gli interessava. E io ho fatto il mio tipico scherzo. Ho detto qualcosa di imbarazzante ad altissima voce in modo che si sentisse dall’altra. La tipa dall’altra non so se abbia reagito male o cosa. Lui però si, si arrabbiò, temeva di perderla, temeva di avere rovinato l’incontro. Aveva messo tutto il carico su sé stesso e tutto il potere giudicante su di lei.

Fu la prima volta che parlammo sul serio: gli dissi ok, io non mi sento di avere fatto una cosa che tu possa giudicare davvero 100% male, ma ti senti male e per questo ti chiedo scusa. Ma non mi fermo qui: ti chiedo invece: tu sei sicuro di voler stare con una stupida? Cioè, la tua testa capisce questo scherzo e ne ride di gusto. Tu davvero vuoi frequentare una ragazza che non riderebbe di gusto con te per la stessa stronzata? Oggi è questo. Domani cosa sarà? Un’altra cosa che non puoi dire o non puoi fare? Una cosa che a lei non manca di rispetto e non le toglie nulla ma che non è conforme ad un comportamento di plastica? Sicuro? Sicuro che vuoi che io non ti faccia più questi scherzi? Che mi astenga? Io sono sempre io, ma ecco, la prossima volta invece di avvicinarmi mi terrò a distanza, per rispetto a questo. E a te verrà sottratto qualcosa. Qualcosa che ti piaceva, ti faceva ridere, un po’ di sale della vita. Oggi sono io, domani un tuo amico, dopodomani tua madre o un gatto. Roba tua. Pezzi di te che tu hai scelto essere nella tua vita.

Troppa roba per un ragazzo?

Non per quel ragazzo.

Ci ha pensato e alla fine se n’è fottuto, ha pensato parola per parola a quello che gli ho detto. E non è uno plagiabile. Da quella volta mi chiama come chiama altri adulti che sente come parti di una famiglia, gente che lo ha accolto, che gli ha parlato sinceramente, non formalmente e da adulti che guardano i bambini in cortile che giocano. Io preferisco “fratello grande”. Oggi potrebbe dare molti consigli lui a me. Ha fatto un percorso scolastico sbagliato. Si è smazzato. Ha detto “non è per me”, ha ragionato sempre, ha cambiato, ha trovato la via, si è smazzato ancora, è un ricercatore, ha vinto borse di studio, ha mangiato unpo’ di merda in Italia e in un tempo ultracompresso ha capito quello che noi capiamo in 20 anni di lavoro. Mi ha chiamato finalmente per dire quante belle cose, che ci si aspettava fossero normali, finalmente ci sono nella sua vita. Tre anni di borsa di studio in Inghilterra e poi già pensa agli USA eccetera, anche se dopo aver visto la civiltà pura in Danimarca, vorrebbe andare li. Pare che in UK – lavoro a parte – l’inciviltà sia diffusa come qui, invece.

Differenze? D. è stato voluto e cresciuto con concordia, no è no, si è si, i soldi sono questo, provengono da questo, se non si può non si può, cerca di fare questo e questo, noi ci siamo, eccetera. M non è stato voluto davvero e sua madre lo ha sempre cresciuto viziandolo in un modo che ho sempre trovato assurdo: lei ha rispettato le regole e la cosa le rodeva il culo. Allora adesso io permetto a mio figlio di violarle tutte. Quindi non hai capito quali erano giuste. Non sei cresciuta. E ad ogni richiesta ripetuta più di 5 volte il no diventava si. E ad ogni culo sporco una mano puliva. E ad ogni voglio in qualche modo diventava si. E madre e padre avevano e manifestavano pareri discordanti e volontà opposte di fronte a lui. Suo padre lo ha “lasciato nascere” per paura della pressione sociale (che non c’era) su di sé. E si odia per questo e coscientemente ribalta questo odio sul figlio. La rovina della propria vita, del suo tempo, dei suoi soldi, del tempo di sua moglie sottratto a sé. Un egoista scemo, che ha fatto un solo fottuto errore. Peccato che comprenda la nascita di un essere umano. Che non ha amato e che lo ha sentito in modo chiaro, perché una cosa che non manca al maestro è la capacità di espressione, chiara, ragionevole, lucida, cinicamente glaciale.

E ha perpetuato il danno: M ha cercato come obiettivo “la morosa” , lei ha visto un fesso ma con DUE famiglie alle spalle che gli avrebbero sempre salvato il culo. Ha figliato. Ha rifigliato. Lei gli impedisce di vedere i propri amici, di frequentare gente, gli impone ogni puttanata (veg, no vax, homeschooling, qualsiasi cazzata in cui essere scettico ma mai verso chi lo è in modo corretto: la scienza) e alla fine, sotto sotto, c’è solo e sempre la paura dell’abbandono, della solitudine? Chi lo sa. Un disastro.

D. è tranquillo, proiettato verso il futuro, schiavo di nessuno, nemmeno di sé. Sono felice per lui, orgoglioso avrei detto… ma non è mio figlio, non siamo parenti. Sono molto contento per lui, contento che esistano posti giusti in cui le cose funzionano a dovere. In cui rispetti il tuo capo perché lo senti giusto, perché non è solo gerarchia pesante, ma valore, guida.

Calcinculo alla romana

Ci sono persone che hanno bisogno di essere prese a calci in culo.

Invece noi che strada abbiamo preso? Quella di non prenderli mai, in nessun modo, per nessun motivo, a calci in culo e piuttosto lasciarli morire a causa delle conseguenze delle proprie scelte nefaste.

Che si arrangi. Peggio per lui, peggio per lei, non gli ho mica detto io di fare così. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

buonismo

parole parole parole e soprattutto inazione.

Non sono cattolico, no more. Non lo sono mai stato davvero, tra l’altro. Ma nella parte attiva, di interessamento sincero agli altri, ci sono cose positive nelle azioni delle persone religiose. Purtroppo sono sempre mescolate ad un pessimo atteggiamento di disapprovazione, giudizio… non è tanto amore.

Magari sarebbe meglio che tua figlia si facesse da mangiare da sola se tu sei appena tornata, hai già mangiato e devi fare altro. E se non se lo fa da sola ma si sta sciogliendo sul divano e non puoi farlo tu? La prendi a calci in culo finché non lo fa!!!!!!!! CAZZO!!!!! Perché è spiattellata su quel fottuto divano, ad autocommiserarsi per qualcosa, magari. Tipo perché ha la panza; ma è pigra. E io so benissimo come si fa ad autocommiserarsi. Sono cintura nera 20mo dan, maestro ultra-universale di autocommiserazione. Ma ho 44 anni. Se non mangiavo a pranzo mi prendevo una compilation di schiaffazzi (cit Drive in): se non mangiavo perché non avevo fame già era un casino. Ma se per caso fossi arrivato a casa dicendo “MADONNA CHE FAME!!!!” e mia madre – ammesso in un universo parallelo in cui mia madre fosse stata impreparata – e mi avesse detto “metti su la pasta che io intanto devo allacciare le budella del gatto” ed io avessi risposto “mh… no no, allora non mangio” ecco che subito mia madre e mio padre avrebbero fatto così:

Perché non era la fame: era la PIGRIZIA. E se la tua testa non fa da sola il lavoro, qualche volta i calci in culo salvano la vita. Oppure si, oppue possiamo lasciare che tutti siano vittime di sé stessi, perché è giusto.

Ad ogni modo uno psic*qualcosa mi disse che ero l’unico ad aver capito cosa bisognava fare con mio fratello. Ed era terribile. Terribile. Ultimatum e sbatterlo fuori. Allora finalmente avrebbe fatto davvero qualcosa della sua vita, magari odiandoci. Terribile. Mi sento una merda per sapere questo.

Eppure. Ho fatto un esempio stupido, ma a volte ci sono sportivi con i manager, musicisti con i loro tutor/mentori … dipendenti con i manager. Questa gente li sprona. E lo sprone, ricordiamoci, non è meno del calcio in culo.

calci in culo ma di tacco

Inclinazio

Il 17/1/2017, quasi un anno fa, mi appuntavo di citare questo:

Fonte: http://www.weworld.it

via Parità di genere per inziare — ruminatiolaica

senza null’altro, tranne il titolo che ho messo. E ora ricordo come mai: la mia migliore amica, una donna del tipo “io basto a me stessa, non siamo fatti per la monogamia” eccetera, nel suo periodo “ora mi faccio una famiglia” e comunque nel periodo in cui è stata in coppia fissa ha “stabilito” che a suo avviso le divisioni tradizionali del lavoro hanno comunque un fondamento sulle inclinazioni personali che spesso sono genere-specifiche. Continue reading →

d’istruzione

Di ogni male sociale di questi tempi mi viene sempre da dire, quando qualcuno non lo dice all’aria, lo chiede e mi guarda in faccia (“qual è il motivo?”) che è sempre e solo colpa, merito, causa dell’educazione. Spesso questo, detto così e basta, lascia ampio spazio ad offendersi, a stizzirsi, ad una interpretazione assoluta e totale senza parlare di quanto tutto questo sia complesso.

Eppure per me, ogni volta, tutto si riconduce a come sia stata condotta l’educazione di ogni singolo essere umano, di questo in rapporto agli altri, di gruppi in rapporto ad altri gruppi. E questa educazione comprende talmente tante cose che quando dico “educazione” non voglio dire che, semplicemente, non ti hanno insegnato a comportarti. Educazione è cultura, stimolo, rispetto, ragionamento, limiti, confronto, metodo, disciplina, rapporto con gli altri, capire sé, capire che esiste altro da sé, domandarsi, approfondire, essere curiosi, essere entusiasti, incaponirsi con qualche cosa, ricominciare. Educare: condurre fuori, credo, no? Condurre, in qualche modo (come conducere, quello del Dux) … prendere per mano e condurre un nuovo arrivato nella vita. E fare in modo che possa andare avanti da solo e senza paura. Nei limiti del possibile perché non siamo “progettati” per questo.

Tutto questo, mi pare, è stato distrutto. Gradualmente ma con una certa velocità. Corroso, arrugginito. La chiamavano la mollezza dei costumi quando sbagliavo a tradurre le frasi in latino. In parte il lassismo è complice. Un misto di pigrizia, ignoranza, paura. E della nostra sopravvivenza al paleolitico dice quel tale che lo sa 🙂

Siccome mi sono rotto la finisco qui, per oggi. Che comunque era un post programmato; ‘sta roba l’ho scritta mentre trasferivo dei files da un hard disk all’altro.