For all mankind, S2 Episodio 3: bello, ma falso.

Tutta la stagione 1 è perfetta se vuoi conoscere com’eravamo, come siamo cresciuti, da dove veniamo. Un autoritarismo maschilista anni ’50 , figlio della recessione e poi rinascita, che ti descrive, silent, boomer e generazione X (in una prima sfumatura di quello che diventeranno Y, Z e i ragazzi di oggi).

Ma nella stagione 2 episodio 3 un conflitto viene risolto seriamente, in modo emotivamente maturo, niente colpi di testa, nessuno viene mandato via di casa, nessuno vive con paure esistenziali e prende decisioni del cazzo che modificano tutta la vita e rendono vite future delle merde, famiglie disfunzionali. Ed è quel tipo di padre. La moglie è il tipo di moglie che vi si adatta. Quindi come mai la discussione invece fa esattamente ciò che dovrebbe succedere? Si ferma, si fa un passo indietro, ci si chiede che cosa hai provato, perché hai fatto così, cosa ti ha fatto sentire così?

So che si tratta di fantascienza e di una ucronia che vede il bivio “corsa allo spazio” vinto dai Sovietici e alcuni cambiamenti nel mondo femminile.

FORSE e dico forse, questo è uno dei primi cambiamenti, nella serie, che potrebbe essere la derivazione di tutti quei pezzetti del domino. Oppure è un errore anacronistico (dentro una ucronia? Ok). Perché le cose non andavano così: la gente veniva mandata via di casa, “diseredata”, disconosciuta, ci si mandava affanculo oppure si eseguivano gli ordini e si serbava rancore per sempre, magari passandolo ai figli. Questo succedeva. Tanto amore se fai quello che dico io.

Per ora rimango in ascolto. Bellissima serie cmq. Fantascienza … poca, ma … chi lo sa. La fantascienza è quello che permette tanti racconti. Scienza? Dai, un po’ tirato per i capelli.

Ad ogni modo serie ottima.

Questo no, io no. (Tilt)

Passo a preparare la scatola settimanale delle medicine di mia madre, dopo alcune altre commissioni di cui porto il risultato. Sto per andare ma vedo che vuol fare un po’ di conversazione. Mi pare che delle nipotine le va di sentir parlare e io ne parlo come parlo io. Qundi a parte i fatti, faccio considerazioni e metto in relazione alcune cose.

Ad un certo punto cito la dificoltà che riconosco nell’essere genitori in un piccolo fatto accaduto anni fa con una mia modella. Si lamentava perché i suoi genitori non avevano provveduto a lei (non faccio a tempo a specificare: alla sua salute) e che lei se ne stava occupando, ma che contemporaneamente li biasimava perché avrebbero dovuto insistere di più!

“Come hai fatto tu!” – mi dice.

Muto, colpito da questo diretto al volto, colto alla sprovvista: lei continua.

“quando hai detto che avrei potuto insistere che tu tornassi a scuola”.

Rispondo in 0.1 secondi “questo-non-è-mai-accaduto-mamma” e le dico subito come funziono, che io di certe cose ho una memoria pazzesca (mentre non mi ricordo un cazzo di altre cose), che mi fa appiccicare al luogo in cui determinate frasi e dialoghi si sono svolti, ricordo a lei ad esempio come fosse ieri di quando mi disse che non avrei avuto mai la forza di rimettermi a studiare lavorando, perché è faticoso e la sera si è stanchi. E che col tempo ho pensato che lei avesse ragione ma…

Di mille altre cose, le ricordo, sia che mi sia trovato d’accordo, sia in disaccordo, ho riavvolto il nastro e confermato o smentito: avevate sbagliato, avevate fatto bene. QUESTA non è tra loro.

Sono sgomento ma sento anche: confuso.

Come può avere un simile ricordo? Da dove viene?

Poi vedo nella mia velocità di reazione la stessa che ho visto l’altr’anno in mio padre nel verificare che negava l’evidenza “no” – diceva, per cose che io so che sono “si”, ero lì, sono pietre miliari nel mio fastidio o nel dolore.

Lo sto facendo anche io, mi chiedo?

Ma conosco anche la pluri verificata inattendibilità e poca credibilità di mia madre.

Ho anche questo elemento: da sempre si lamenta che non ho finito la scuola o che ho avuto risultati scolastici non all’altezza delle loro aspettative. Non perde occasione per farlo. Non sono io a citare questo.

Penso: che si sia sognata questo evento per darsi ragione? Troppo facile che lo dica io.

Penso: potrebbe averglielo detto con la consueta violenza che quelle parole, così citate (“potevi insistere!”) e così accusatorie e scarica barile, mio padre.

Io non ho mai pensato che poteva insistere nel farmi stare a scuola. Ho pensato tantissime altre cose, ma questa no. Eppure in certi momenti mia madre ha un occhietto particolare… che sembra un attimo di lucidità, di intensità di pensiero… come se dentro di lei ci fosse un’altra persona che è migliore e più forte che se ne sta a leggere nel soggiorno della sua mente e ogni tanto si scuote come se l’avessero chiamatae si affaccia dagli occhi a dar man forte e a dire il vero.

C’è anche il dubbio che quando B mi ha detto che ho detto certe cose io ne disconosco totalmente l’ideologia, ma non dubito di lei e della sua memoria, bensì della mia. Se lei dice che ero così, lo ero. Una merda, imperdonabile, già perdonata da lei, ma non da me. Quel precedente mi fa dire : se non ti ricordi quello, magari era lo stesso momento e non ti ricordi nemmeno quell’altro.

Ma sono due persone diverse! Una è credibile, l’altra no. E poi c’è proprio la ratio : io NON penso che lei avrebbe potuto, Non ho rancore, biasimo, recriminazioni da fare su questo. Per questo mi pare che non quadrino i conti. E so anche con quanta leggerezza ed una scrollata di spalle mia madre prenda le smentite e con quanta pervicacia difenda il falso che le provo vero in piccoli fatti (le medicine: “ma io l’ho presa!” – ed è li, di fronte ai nostri occhi, nello scomparto // cibo: il suo pluridecennale “ma io ho ne ho fatto tanto!” e tutti hanno fame).

Allora riporto il tutto a B che in zero secondi mi dice “no. tu non hai mai avuto questo tipo di pensiero o di lamentela: questoè qualcosa che tua sorella potrebbe aver detto. è lei che da le colpe delle proprie scelte agli altri”. Dopodiché mi cita N aspetti che quadrano perfettamente con la ratio del mio pensiero riguardo alla scuola, al rammaricarsi mio personale, di cui io sono responsabile di me stesso.

Ma il dubbio mi resta. L’ho detto?

crisi di mezza età, dunque? – 20ma puntata

Chi incasella, ed è in grado di farlo, tutto, credo mi direbbe “hey, ma sei nel pieno della crisi di mezza etàvecchio mio!”.

Ma forse ci sono da quando ho 25 anni?

Sulle questioni esistenziali non ho mai mollato, da quando le ho avute nell’adolescenza ad oggi: del resto quando studiamo filosofia non mi pare che diamo dei malati di mente a Socrate o Wittgenstein … certo, sicuramente avevano una mente inquieta, di chi continua ad usarla. Non sono nessuno dei due, ma solo perché non sono brillante come loro, non perché non frequenti lo stesso ambiente con la mente. Non valuterei l’interesse di una persona per un argomento con il successo pubblico, riguardo al rapporto che questo argomento ha con il tuo stato di salute mentale.

Mi dico ogni giorno, da tanti anni, che devo fare qualcosa per il fisico: ma lo dicono anche i medici. Se di punto in bianco iniziassi a fare quello che dico, sarebbe sbagliato? Non faccio un checkup o un’analisi del sangue da non so quanti anni: se metto assieme la dieta per fatti estetici con quella per non avere problemi di cuore? Tutte scuse? Devo fare quella fastidiosa senza cercare di darmi un incentivo divertente, questo solo per non sentirmi in crisi di mezza etàContinue reading →

aiutare gratis gli amici

Dubbi e perplessitaggini. Anni fa scrissi metaforicamente davanti a me, sul muro, qualsiasi muro avessi di fronte appena sopra il monitor, un bel “BASTA LAVORARE GRATIS“. Questo era perché avevo fatto troppi favori agli amici.

memento

memento

Cioé: o me paghi o t’arrangi. Ma ad un amico avevo detto che l’avrei sempre aiutato. Solo che un aiuto è un conto, una svalangata di cose da fare è un altro. E così ora mi trovo a dover fare i conti, a dover quantificare quanto dovrei chiedergli per un lavoro continuativo.

“manutenzione tecnologica generale”, infrastruttura IT interna, connettività, mail, problemi eventuali con hosting, e poi… web marketing di VARIA natura. Il sito da gestire (non da fare, non lo faccio più, ho dato forfait: non sono più in grado) , i contenuti, le promo, i dati da analizzare, keywords, analytics, foto, mailing list e mailing, insights, gli sbocchi possibili, la concorrenza, recensioni,  il listening, landing pages , remarketing, crossmarketing, crosspost, video, seo, sem, serp, il SMM con tutto lo storyminkia da fare, costante. I vari canali e naturalmente tutte le vie pre-web, locali, nazionali, internazionali. Oltre al fatto che poi ha le sue tecniche per ungere gli influencer tradizionali del suo settore.

Io ho il mio lavoro. Quella roba o la fai con costanza o non funziona. E anche quando funziona difficilmente puoi quantificare la vendita.

E se non te la fai tu che sei il diretto interessato devi pagare qualcuno perché se ne occupi settimanalmente. E adesso come cazzo faccio? Glielo devo dire.