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Testa di Pazzo

svuotamento di depressioni, alti e bassi di un mediocre

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Widget di testo della barra laterale che non ho chiesto

Questo è un widget di testo. Siccome non l’ho chiesto, per ora ci metto questa puntigliosa puntualizzazione piccata.

Tag / dialogo

novembre 14, 2024 by schizofrenico

Cantiamoci (riascoltiamoci) la nostra canzone

  • boomer, ovvietà, parlarsi addosso, politica, rosicone, sproloqui, status
  • "ai miei tempi", anni '80, apprendistato, cambiamento, competenze, contraddizioni, crescita, critica, dialogo, disconnessione, esperienze, esperienze umane, gen-x, generazione X, generazioni, giovani, manipolazione, nostalgia, opportunità, politica, potere, relazioni, sfide, x-gen
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Leggere di alcuni giovani “notevoli” (ma la tristezza di “dover essere notevoli”?) degli anni ’80 (perché? Perché in quel momento io ero tra le elementari e le medie, lontanissimo dal lavorare-per-vivere) li penso comunque alle prese con una lotta, ma possibile. Era possibile quello che oggi ai giovani viene raccontato, ma non dimostrato oggi, dimostrato adesso, con le forze che hanno loro, alle prese con le forze con le quali sono alle prese loro. Di fronte ad un “ai miei tempi” che non intende confrontarsi con “questi tempi sono i miei” (cit) dicendo solo “ehhh io ho già dato” il dialogo non ha alcun senso. Ha senso se non fai così.

In my shoes, come si dice.

Scendi qui, con quello che ho io, vedi quali vere opportunità ci sono, quali parole si dicono e quali invece sono i fatti e probabilmente l’unica esperienza utile che mi potrai dare, vecchio, è quella umana, relazionale, quella “sporca” , brutta e dura, quella politica, meschinità, branco, contrapposizioni, giochi di potere, manipolazione, interessi. Quella roba lì. A quel punto le competenze le vedi, certo, ma non con quella splendida favola razionale che è “impari questo, quindi questo, quindi costruiremo tutti insieme questo mondo migliore ingranando le nostre competenze appassionatamente”. No. Dirai solo: imparare questa cosa perché me la insegna qualcuno sarà più efficiente che impararla sul campo, più completo.

Di quei giovani, che però vivevano e costruivano cose interessanti, in un mondo che un pochino pochino poteva permettersi sia di produrle che di pagare per averle, è per me agrodolce sapere. Sono vecchi o morti. Non avrebbero appeal né successo oggi se dicessero o facessero qualcosa, sensato e bello o meno, non conterebbe.

Basta, sto inaridendo tutto, ora.

La chiudo qui.

Il titolo? Molte delle cose di cui si protestava con i nostri vecchi ora dovremmo dircele addosso da soli e dire: stiamo facendo la stessa cosa con loro.

agosto 8, 2024agosto 8, 2024 by schizofrenico

Se non scopate

  • boomer, comunicazione, ovvietà, parlarsi addosso, politica, rosicone, sproloqui
  • coglione, colpa, comunicazioen, comunicazione, conosci te stesso, dialogo, disperazione, dolore, educazione sessuale, gen-x, generazione X, incompetenza, lento, lento di comprendonio, ormai è tardi, perdonarsi, perdono, porchi e madonne, psicologia, psicoterapia, rincoglionito, ritardato, sesso, tardi, terapia, vergogna, x-gen
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Queste parole, sono scritte da chi… ha esperienza. Una dolorosa esperienza. E non da “vero figo” eccetera. Sono un generazione-X, giusto nel mezzo. Era attorno al 1998-1999 che mi misi assieme a B. Facevamo sesso, era bello, avevo persino fatto casino nel lavoro, che avevo da poco, pensando al suo culo: questo significa coinvolgimento, per come sono fatto. Magari chi lo sa, non era tanto bello per lei, sembrava ok… comunque “era ok” (rispetto a dopo). Cosa minchia è successo poi? Non mi attizzava più perché era ingrassata? Ero ingrassato io e mi vergognavo di me? Io non lo so. Stress lavoro insicurezza tutto misto? Ma è arrivato il 2001 che di sicuro non scopavamo più. E questo è andato avanti per almeno 10 anni, lentamente, senza risolvere nulla.

10 – anni.

L’orrore. Come si sarà sentita lei? che nemmeno (a suo dire) amava darsi piacere da sé.

Lei era delicata, come sempre è stata. Gentile, rispettosissima con me, niente affatto insistente o violenta o offensiva… si sarà fatta mille domande anche su di sé. Pian piano non ci baciavamo più (nel senso vero, non limonavamo) , sempre colpa mia… perché? Avevo paura del dopo, di non farcela. Coglione. Già quando ci eravamo conosciuti io avevo problemi precedenti. Ma ne avevo anche risolti mentre ci conoscevamo, perché frequentavo lei e un’altra (S). Non sapevo che fare. Con S avevo fatto del sesso che per me era wow, mi arrapava tantissimo. Ma non usava protezioni e a me non tira col profilattico. Sono io il problema qui, non mi sto tirando indietro. Era, inoltre, una stronza, mi rendevo conto… ma cavolo… mi arrapava molto e sembrava un buon segno. Ma non era tanto questo: col tempo l’ho rivista più volte. Oggi direi che è una antisistema , novax eccetera. Ma un tempo capivo solo che qualcosa non andava nel suo modo di ragionare. Finivo per litigarci ad una velocità pazzesca. Ora so queste cose e posso scriverle come se fosse la ricetta della frittata: queste tipe, nel ragionare, sono lo stampo di mia sorella: so che ci litigo, fanno tutte la stessa cosa e io con loro (nel parlare: non trovo fica mia sorella, non mi fa sesso in nessun modo).

Insomma : presi la mia decisione assieme a B. Sapevo cosa era per me l’amore furioso e/o intenso… ma anche cosa era quella calma e quella intesa al 98% con lei, quello stare bene quotidiano, condividere moltissimo. Ma non era abbastanza. E neanche gli interessi, tutto sommato: del resto chi cazzo li condivide i miei interessi? Sono strano forte. Ma i suoi? Andare in montagna, fare sport… non è il mio… ma c’è altro, ci sono tante altre cose. Sembrava che fossero abbastanza. E poi la vita lascia poco spazio dopo il lavoro.

Prendemmo assieme la nostra decisione, a suo tempo. Ma è giusto dire che lei aveva tutte le informazioni? E io? Ora so che non mi conoscevo. So anche che posso incolpare di incompetenza la psicologa dalla quale andavo. Io non sapevo un cazzo di me né di nessun altro. Ma lei? La sua competenza minima nel NON dirmi almeno “vai da un andrologo, vai da un sessuologo e poi ne riparliamo” ?

Sono passati oltre 20 anni. Ora so, grazie alla divulgazione online, che è possibile scegliere e anche valutare la competenza di un terapeuta, esistono degli strumenti, oggi, per valutare e cambiare. Io ero il problema, io non sapevo cosa fare, non sapevo niente, di me, di noi, di aspetti della sessualità. Pensavo di amarla troppo (cosa che è sempre vera, la amo sempre) e che il sesso dentro di me significasse qualcosa di sporco anche se non mi sembrava proprio (e infatti). Ipotesi, cazzate. Forse, dico forse, la più semplice spiegazione quando finalmente potei parlarne perché ormai, dopo che B mi lasciò anche se viviamo tuttora assieme, scoperto che con A scopavo esattamente come con S, lo dissi a mio fratello: gli dissi “io non so, non mi tirava, non la scopavo… che pezzo di merda, quanto l’ho fatta soffrire?… ” e lui come niente fosse “eh, è la chimica, è così, si sa, capita… “.

Cioè lui lo sapeva benissimo. Ma io no. Chimica? Che chimica? Mai sentito.

Che “è una questione di chimica”, che “o va o non va”. Anche lui… nella mia vita a parte cazzate machiste sulla terza gamba e scopo questa scopo quella non è che mi abbia detto. Altra generazione, altri maschi.

Insomma tutto è arrivato troppo tardi, conoscere sé stessi, avere esperienze. Io ho tanta, tantissima responsabilità. Eppure incolpo anche molto attorno a me: una cultura familiare bigotta, retrograda, sessuofoba, moralisteggiante e castrante di mia madre… ma nessun contrasto ed educazione da parte di mio padre, zero. Io non ho chiesto, lui non ha detto. Del resto che esempio di relazione avevo di fronte? Zero sesso, un tizio che tratta una come una serva e per il resto dovere dovere dovere. A chi chiedevi, dove ricevevi educazione alla sessualità vera? Qualcosa avevo visto in un manuale di mia sorella, pensa te, sbirciato per vedere la fica, che però era un libro serio, immagino nato in seno al femminismo, qualcosa come “scritto dalle donne per le donne” e che parlava direttamente di pratiche sessuali come il sesso orale (ma lo chiamava “bacio sui genitali” … ehm). Per il resto qualche giornale porno trovato in giro (IN GIRO!!!!) in cui mi raccapezzai su come cavolo erano DAVVERO fatte le donne. Secondo la descrizione di mia madre le donne erano dei colapasta, per me. Cosa che non combaciava con quella “righina” che aveva mia cugina e quella compagna di classe che faceva il giro di tutti “se ti mostro mi mostri?…”.

Ho avuto esperienze catastrofiche, disastrose, che mi hanno dato profonda vergogna quando era ora di fare del buon sesso con qualcuno che con tutta evidenza mi trovava attraente e avrebbe fatto qualsiasi cosa e a qualsiasi condizione con me. Eppure io non avevo esperienza, mi trovai di fronte alla figa di lei ed usciva un liquido biancastro così biancastro che nemmeno oggi saprei dire se è normale: quando A aveva la candida non si presentava così. Certo io avevo molta più esperienza e tutto andava così bene che l’avrei scopata anche con lo stucco, fisicamente. Ma a occhio, ricordando, nella mia mente, come colava piano fuori, tipo dentifricio dal tubetto (ora chiedo a chatGPT eh, che lui/lei non si schifa) io non provai desiderio ma repulsione. Non per la figa, ma per quel liquido che sembrava qualcosa di sbagliato. Ma come potevo, cosa sapevo… chissà in quale modo sono fuggito da quella situazione. Era un capodanno. Lo avrei ricordato come uno dei peggiori della mia vita. E con la stessa ragazza feci di nuovo cilecca, niente. Dopo un miliardo di anni scoprii che era tanto, tanto, tanto maiala… che non avendo io problemi ci saremmo divertiti molto. Era la mia paura del profilattico che non me lo fa tirare? Ma che cazzo ne so! Oggi, solo oggi, so di più su “ascoltare il proprio corpo” e sulla comunicazione, so che ho scopato con alcune donne… ma so anche che certe cose del corpo delle donne mi tolgono completamente l’attrazione. Non mi va affatto bene tutto. Non è che basta che sei nuda lì… se mi trovo una panza in mano mentre ti prendo da dietro, mi sparisce tutto, me la sento in mano… bloblbbblobblob… che schifo. Zero sesso. Sei simpaticissima, in gambissima. Ma sesso no, il mio cazzo se ne va.

E mi dispiace dirlo, anche il seno svuotato delle donne che hanno partorito e mai ripreso tono mi fa questo effetto. Non del tutto… ma alla lunga, quella “lunga” che mi serve a restare in tiro per il tempo necessario, che è … ignoto, se sto con la tipa giusta? Direi di si. Insomma la parte fisica, visuale, mi fa un grandissimo effetto. Ma io che sono, un adone? Mi sembra una pretesa che non si può avere. Eppure il cazzo pretende eccome, mica è ragionevole.

So molto, moltissimo di più di me: ma quanto tempo ci è voluto ? Come maschio io non ho avuto la possibilità di fare scuola.

Ho fatto io scuola a quasi un centinaio di ragazze sul prima. Ma vaffanculo se si arrivava all’esperienza assieme di fare il primo sesso. La mia cura e gentilezza nel fare i primi passi era apprezzata, ma a fare gli altri passi … saluti a tutti. E poi al tempo c’era questo misto di “sei un porco” e poi però chiavavi con altri.

Quella che amai per prima, a 17 anni, lo ricordo, mi disse che “dovevo svegliarmi” … ma non era chiaro… quando provavo a fare di più con lei, lei si tirava indietro. Quello svegliarmi che cazzo era allora? Tutto è sempre stato contraddittorio. Mentre io ho sempre fornito informazioni utili, ragionevoli e cazzo, sempre con feedback positivissimo come l’amazon cinquestelle del counseling di coppia adolescente. A quante minchia di ragazze che “eh, lui mi piace… sai… cosa posso fare? tu che sei un maschio…”.

“1) DIGLIELO 2) DAGLIELA”

risposta, quasi sempre “dici? … mah…”

Risposta settimana dopo : sorrisoni, pollici in su.

Buon per te. Mavaffanculo la vita però.

Perché se non fai esperienza, se non ti fanno fare esperienza, non hai esperienza. E non ho nemmeno potuto leggere o apprendere attraverso la cosiddetta conoscenza mediata. Oggi, mi sembra, molte ragazze prendono non solo l’iniziativa tout-court, ma l’iniziativa di istruire i ragazzi, di insegnare loro tutto, di comunicare, di cosa piace loro… e questo fa parte dell’eccitazione, è un “porno della vita reale”, ma senza nessun giudizio etico o morale negativo da parte di nessuno e – soprattutto – nessuna, a parte alcune bacchettone che esistono ancora e che “io rispetto me stessa” solo perché ti cachi sotto e non hai esperienza, proprio come ero io, ma non vuoi accedere alle miliardate di informazioni che TU hai e che io non avevo. Avete mai visto l’ottimo lavoro di mysecretspace? Stupendo. Oro puro.

La mia esperienza dunque è semplice: se siete in coppia e non scopate da qualche MESE, qualcosa non va. A meno che non abbiate PARLATO (parlate cristo santo, se deviate dal discorso: PROBLEMA!!!) della cosa decidendo che è ok, che non vi va ma che adorate la cosa e stare assieme… fari accesi, laser puntati, QUALCOSA NON VA e potete andare in terapia!!! E se qualcosa non va nella terapia, avete STRUMENTI.

agosto 6, 2024 by schizofrenico

Troppo lunga

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  • ascolto superficiale, blanco, cambiamento, carriere, claudio villa, collezionismo, critici musicali, dialogo, distanza generazionale, espressione, evoluzione, famiglie, giovani, giudizio, gusti musicali, linguaggi distinti, madame, musica, playlist algoritmiche, social media, tecnologie, tempi moderni, tuta gold, vecchi
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L’impressione boomerizzata che ho è che “chissenefrega della musica”.

Del resto io non sono (sempre stato) forse un ascoltatore superficiale? Ascolto e riascolto volentieri, ma se una cosa mi piace perchéssì, così resta. Forse il mio essere appassionato, affezionato all’ascoltare musica, al sapere cosa sto ascoltando (ma poi non tanto di più, no?) mi fa sembrare completamente andato tutto il resto. Sicuramente mi sbaglio. Sicuramente la gente che non prestava attenzione c’era prima e c’è ora. Quelli superinpallinati stile critico ci sono e c’erano, musicologi quasi, se non per davvero. Ma “laggente” che ascoltava la radio adesso mette su una playlist algoritmica, fa lo stesso, è lo stesso, alla fine prima sceglieva l’agglomerato 1 e ora quella funzione la svolge l’agglomerato 2.

E i giovani ascoltano quello che gli pare, distaccatisi dai vecchi. Come facevano quelli prima. Ma prima intendo proprio mia madre, non mio fratello. Gente che aveva vissuto la parola “canzonette” in prima persona, gente per la quale “il ritmo sincopato” era qualcosa di sconvolgente. Qualcuno che viveva “Claudio Villa” in contrapposizione ai “capelloni sessantottini”.

Ecco, rispetto a me, credo, i ragazzini di Blanco e Madame credo siano a quella distanza. Non è che non sappiano cose: ne sanno di diverse, hanno il loro gusto, il loro mondo, le loro cose da dire e il loro linguaggio, volutamente non standard, distante da noi come ci teniamo in ogni cosa, dal dialogo personale a quello attraverso i mezzi di comunicazione, l’espressione, i mezzi tecnici, i social (quello è da vecchi, quello è ancora più da vecchi – il messaggio su instagram è lo sguardo al bar di ieri – ma come mi parli di persona prima che telematicamente, sei un maniaco stalker?).

E fattene una ragione e fottitene, no? Vivi con i vecchi, rimestatevi la vostra zuppa.

Ma chi? Hanno da fare cose che si sono dati da fare, i vecchi. Le famiglie, i figli, le carriere. In varia misura.

Collezionisti di francobolli o di sassi con una certa gradazione di grigio. Creare e proporre significa questo dialogo… con chi si accorge di te che ti giudicherà da veterano, avanti un altro, avanti un altro, questo si, questo no, questo mediocre, avanti avanti avanti, prossima traccia.

E gli altri sono altro. La lunghezza della vita per certe cose è una misura sbagliata.

Quello che è stato un momento, che è stato qualcosa, che è ancora qualcosa per te, non è niente per nessuno che sia ancora vitale.

luglio 15, 2024luglio 15, 2024 by schizofrenico

Analisi metacomunicativa #12873

  • boomer, comunicazione, libertà di espressione, ovvietà, parlarsi addosso, rosicone, sproloqui, status
  • argomentazione, battibecchi, boomer, chatGPT, dialogo, finestra di overton, leoni da tastiera, rana bollita
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Un coglione come me mi contatta in relazione alla gestione di un thread in un gruppo che parla di Ai, nonché in relazione alla libertà di espressione. Gli chiarisco delle cose, siamo d’accordo. Poi lui pensa che quindi siamo d’accordo su tutto ad esempio sulla metafora della rana bollita E sulla Finestra di Overton , che sarebbero due cose in cui – secondo lui – noi stiamo letteralmente vivendo.

Della Finestra di Overton non sapevo (ve la consiglio, leggete), quindi ringrazio e prendo nota ma non mi esprimo. Ma della rana bollita so: pur essendo una metafora potente, non è una verità. Quindi si parte da un paragone viziato in partenza. Se poi andiamo a vederla sia nel reale che nel paragonato, già dal generale al particolare eccomi qui: io soffro il caldo, se mi aumenti di un cazzesimo la temperatura, anche se tutti dicono “eh?” io lo sento e col cazzo che ci sto. Mi lamento, rompo i coglioni, misuro ogni 2 secondi, sto male, non accetto la situazione, la subisco ma voglio cambiarla costantemente, ci penso, ne parlo e se posso vado dove fa fresco. Questo, nella mia persona, può essere un problema tanto quanto una risorsa, ma sta di fatto che non sono la rana che sta lì a farsi bollire, io SENTO che aumenta, lo sento anche quando per altri è impercettibile. E non sono certo un alieno speciale. Passando da fattuale a metaforico, così come non è vero che sono tutti ciechi. Ci sono giornalisti, esperti, molte persone che sono pronte a darci strumenti. Dedichiamo attenzione e tempo a questo? Beh siamo otto miliardi, ci saranno differenze di distribuzione.

Quello che intendevo subito ribadire è che è un falso che viviamo in un mondo di ciechi al cambiamento e che siamo come la rana. In primis perché la rana del racconto non è come la rana vera. E così facciamo un paragone con un fenomeno inesistente. Direi che a parte l’utilità di metterci a ragionare, che è uno spunto, poi dobbiamo andare oltre e in primis riconoscere che lo spunto aveva solo quel valore ma che è falso. Cioè è un termine di paragone che già è sbagliato di partenza. Se poi pensi di paragonarlo a qualcosa per dimostrare, beh ti sbagli.

Siccome per riassumere tutto ciò ho usato chatGPT allora “invece di interrogare chatGPT pensavo avessi capito che <citazione di chatgpt>” facendo un cherrypicking della spiegazione stessa in cui si, si parlava del vallore della metafora, ma per l’80% del resto si dice quanto sia FALSO tutto, senza fondamento scientifico. Non si può ignorare.

L’uso di chatGPT non “dimostra che non hai capito”, ma se tu citi quello che ti ho appena fornito in forma sintetizzata bene – meglio della mia capacità di sintesi – e che ho deciso di incollare perché approvo e condivido quanto contiene, fondato su dati che conosco e condivido… dove sta la dimostrazione che io non ho capito e che invece tu non hai capito, visto che prendi una piccola parte del tutto e non il tutto nel suo complesso? Se hai capito, avrai anche capito quanto valga la metafora: non è una dimostrazione, ma uno spunto, uno strumento utile per discutere e fare ulteriori analisi, ma fattuali.

Mi rode il culo?

Mi importa che lui abbia capito? Mi importa di dimostrare che ho ragione con lui?

Lo sto scrivendo qui. Potreste non leggerlo mai. A me aiuta a mettere giù i pensieri. E a cercare di esercitarmi. Perché di base io sono esattamente come lui: prono al complottismo e ad un certo modo di pensare. Per questo mi devo sempre fermare e dire “ho appena pensato che Trump si sia fatto sparare da solo per ottenere una visione violenta degli oppositori – esattamente come feci con l’11 settembre che consideravo una ferita auto-inflitta per giustificare la reazione spropositata… era una cagata quella volta, che ne dici cara mente se questa volta ci pensiamo su subito, che sia una cagata?”.

E penso possa valere anche mentre si è in relazione comunicativa con altri.

Le analisi metacomunicative non sono solo quelle in cui si analizza la cosa sul piano psicologico. Ma se proprio volessimo farlo, entrambi eravamo in modalità non-collaborativa? Può darsi. Nel momento in cui non condividiamo una parte che serve a produrre il resto del ragionamento, la collaborazione può interrompersi se invece di continuare alla modalità collaborativa passi a quella di dominazione/sfida/gerarchia.

Maggio 23, 2024 by schizofrenico

Un bel tacer #2938472

  • boomer, comunicazione, lavoro, parlarsi addosso, politica, rosicone, sproloqui, status
  • 2024, autoanalisi da bar sport, cazzate, coglione, comunicazione, confronto, dialogo, difficoltà, espressione, immagine di sé, parlare, polemica, polemos, seghe mentali, socialità, soliloqui servoassistiti, solitudine, stronzi, traintendimento
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Qualche settimana fa un amico che non vedevo da tempo mi disse che stava cercando di seguire questa massima “se ti è possibile, tra l’essere giusto e l’essere gentile, sii gentile”. Qualche tempo dopo gli scrissi “mioddio quanto è difficile, fallisco!!!”. E lui “benvenuto!”. Ok, era difficile.

Poi mi accorgo che la gente emette la propria verità di ciò che “è giusto e chi non fa così sbaglia” , continuamente, in mia presenza o addirittura verso di me, cioé sta proprio parlando con me. Magari non intende me, ma se il discorso generico mi investe in quanto sottoinsieme degli sbaglianti impliciti… o anche solo “ho ascoltato ciò che hai detto, lo elaboro, rilevo qualcosa che non va” … insomma io ci sono, sono una persona, hai parlato con me no? Io ti rispondo. E spesso rilevo incoerenza, rilevo che quello che dici dell’altro se lo sposto su di te non penso ti vada bene, o che ciò che espongono come assoluto è relativo o meglio soggettivo, opinione, gusto, non “verità”. La mia è reazione ad azione verso di me: a che scopo comunicarmi qualcosa se io devo reagire come una pianta? Perché dire a me una cosa che potrebe ascoltare un cane o un gatto e reagire come ti aspetti, cioé senza contestarti, senza dialogare?

E quindi eccomi dopo ore di inutili “stai zitto coglione, o starai antipatico a tutti – si ma allora perché loro mi dicono cose senza porsi lo stesso dubbio? mi stanno antipatici – e allora che te ne frega di stare loro simpatico? – ma perché non mi stanno del tutto antipatici, e poi… – e poi cosa?” – che Gollum togliti, eccomi addivenire a tale saggezza che ora vi vado ad enunciare piuttostoeanzichenò:

Contestare le persone può essere una via da seguire solo se correggi qualcuno che voleva correggere te con argomentazioni false, errate, soggettive, infondate e che coinvolgono te e la tua vita o contribuiscono significativamente ad influire sulla comunità della quale fai parte, altrimenti puoi tenere le tue considerazioni, che nessuno ti ha chiesto, per te. Anche se sarebbe reazione ad azione non richiesta.

–

Io cerco con questo un auto-contenimento, una regola per non rompere i coglioni od essere troppo inopportuno e cosa mi dice il mio caro amico ciatgipittìquattro-ò alla richiesta di analisi con spirito critico?

Il testo presentato afferma che contestare le persone può essere giustificato solo in determinate circostanze. Utilizzando il pensiero critico, possiamo scomporre e analizzare questa affermazione sotto diversi punti di vista:

  1. Condizioni della contestazione:
    • Il testo stabilisce che è lecito contestare qualcuno solo se:
      1. Questa persona ha cercato di correggere te.
      2. Le argomentazioni utilizzate da questa persona sono false, errate, soggettive o infondate.
      3. Le argomentazioni coinvolgono direttamente te e la tua vita.
      4. Le argomentazioni influiscono significativamente sulla comunità di cui fai parte.
    Analisi: Queste condizioni pongono dei limiti precisi al quando e al perché si può contestare qualcuno. Tuttavia, potrebbero esserci situazioni in cui contestare qualcuno è necessario anche se non tutte queste condizioni sono soddisfatte. Ad esempio, argomentazioni false o errate che non coinvolgono direttamente te, ma che possono danneggiare altri, potrebbero comunque giustificare una contestazione.
  2. Implicazioni dell’azione e reazione:
    • Il testo suggerisce che, anche se la contestazione è una reazione ad un’azione non richiesta, deve essere limitata alle condizioni sopra indicate.
    Analisi: Questo punto solleva una questione etica sull’intervento nei discorsi altrui. Limitare la contestazione solo a certi casi potrebbe portare a tollerare affermazioni dannose o scorrette che potrebbero influenzare negativamente altri. Inoltre, intervenire in maniera costruttiva può promuovere un dibattito sano e informato.
  3. Contesto comunitario:
    • Il testo menziona l’importanza della comunità e l’impatto significativo su di essa come criterio per giustificare la contestazione.
    Analisi: L’importanza del benessere della comunità è un criterio valido, ma richiede una valutazione soggettiva di cosa significhi “significativamente influire”. Le percezioni individuali su cosa sia significativo possono variare notevolmente.
  4. Invito al silenzio:
    • Il testo conclude suggerendo di tenere per sé le proprie considerazioni se nessuno le ha richieste, a meno che non ricadano nelle condizioni specificate.
    Analisi: Mentre il rispetto per gli altri e il non imporre le proprie opinioni sono principi validi, c’è un valore anche nella libertà di espressione e nel contributo personale alle discussioni, che può portare a una crescita collettiva.

Conclusione

Il testo fornisce una prospettiva su quando sia appropriato contestare qualcuno, ponendo limiti chiari e specifici. Tuttavia, l’applicazione rigida di queste regole potrebbe trascurare situazioni in cui contestare qualcuno è giustificato anche senza soddisfare tutte le condizioni indicate. Un approccio più equilibrato potrebbe considerare anche l’importanza del dialogo aperto e rispettoso, promuovendo un ambiente dove le idee possono essere scambiate liberamente e costruttivamente.

E allora io bestemmio forte, visto che la penso esattamente così ma si risulta dei rompicoglioni, bastiancontrari, “difficili”, polemici, filosofeggia pure tanto io so, eccetera. Ma porcoddue…!!!!!!!!!!

Inoltre oggi, pensando di poter avere offeso una persona quando la mia interazione con questa voleva essere tutt’altro, anzi, scherzosa e complice (ridere con e non di ) … dico ok, se si è sentita offesa nonostante io non avessi questa intenzione allora ho comunicato demmerda: ma ora devo dire cosa volevo comunicare, altrimenti la scusa del “come” sembra una stronzata. Mi risponde che non si era sentita offesa, bensì amareggiata per ché (cito letteralmente) “evidentemente il mio parlare ed il mio agire riconducono ad una immagine di me nella quale io non mi riconosco” e anche commossa e ok.

Ma allora.

Allora che vadano affanculo quelli coi quali non si può parlare: il mondo è migliore. Solo bisogna prendere un po’ più le misure. Faticoso, lento, poco spontaneo. Ma insomma, si imparano cose. Anche se è troppo tardi a questa età.

Maggio 5, 2024 by schizofrenico

A domandarti come stai

  • boomer, comunicazione, ovvietà, parlarsi addosso, rosicone, sproloqui
  • ascolto, comunicazione, consigli, consigli non richiesti, dialogo, egoismo, reciprocità, silenzio
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(la cit del titolo è ovviamente Daniele Silvestri)

Poche persone chiedono “come va” pensando davvero a ciò che hanno davvero chiesto. Lo vedi da come reagiscono, da come pensano di doverti ammannire le proprie saggezze su come ci si debba condurre nella vita. Come se avessero detto “potresti dire due parole che non ascolterò per poi ascoltare il mio sermone?”.

Perché quando ci viene chiesto come va ci si dimentica di sé. Come se le vite di tutti fossero un fiore, tutte meraviglie, esempi di una scelta azzeccata dietro l’altra, colpi di fortuna e grandissime capacità di discernimento. E se non è così, se per caso qualcosa non va, beh… ecco che posso sentirmi meglio e darti la mia ricetta. Anche se ti ho chiesto come va a te. E quello che si fa se si chiede come va è ascoltare.

Quasi sicuramente non va bene. Certo, qualcosa va bene. Ma ci chiediamo “Raccontami qualcosa che va bene della tua vita” o “come va” ? Sono due cose differenti.

Quella semplice domanda è decidere di aprire gli scuri di una casa per guardare cosa ci sia dentro, perché lo abbiamo chiesto e perché ci viene concesso. Non ci viene aperta la finestra perché ci buttiamo dentro i nostri avanzi.

Quasi chiunque ha grandi rimostranze, lamentele, problemi che attribuisce ad altri e, raramente, responsabilità o corresponsabilità che accetta, ma di cui comunque potrebbe parlare per ore. Questo è il “come va” che ci accompagna.

Chiedere davvero di saperlo è un azzardo se si fa senza la vera intenzione ed interesse sincero di sapere e comprendere, di abbracciare il sentire altrui, a prescindere dal fatto che ne condividiamo le motivazioni: il sentire altrui è sempre vero ed è questo che chiediamo di conoscere, quando chiediamo “come va”.

Se non siamo pronti ad ascoltarlo perché davvero ci interessa dell’altra persona, ma non vediamo invece l’ora di dare giudizi soggettivi ai quali senza problemi attribuiamo il grado di oggettività ed universalità, non dovremmo fare quella domanda. Si vede subito: si vuole sentire che va tutto bene, oppure ordinarie faccende della vita, il tempo, qualcosa di cui non interessarsi davvero.

A volte sentire quanto a qualcun altro vada male senza fare altro richiede di accettare che siamo impotenti, ci fa sentire piccoli, scordandoci che abbiamo appena prestato ascolto, che era l’unica cosa davvero giusta e davvero in nostro potere. Se per l’altra persona ha valore o se anche l’altra persona non è davvero interessata a condividere il proprio stato, sapendo di essere ascoltata, non è un problema che si deve porre chi offre il proprio sincero interesse.

A volte le persone vogliono solo dire quanto stanno male ed essere ascoltate. Forse vogliono essere capite. Sentirsi meno sole. Non è una cosa facile come sembra.

Potrebbe scattare la gara non tanto al consiglio, quanto al male: senti qua quanto male sto io, invece.

Di solito senza alcun ascolto reciproco.

Tutte ovvietà, lo so.

Doveva essere una lettera ad una anziana signora che ritengo non ascoltata con l’intento di ascoltarla.

Ma ora che la rileggo, penso che non le sia di alcun aiuto. La lascio qui, mi assumo la responsabilità di non aver offerto la mia inutile visione direttamente nella buca delle lettere di qualcuno.

A proposito: pare che le toglieranno.

novembre 17, 2023 by schizofrenico

Ciao, dialogo.

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  • 2023, 2023 novembre, amicizia, argomentazione, comunicazione, dialogo, lei, nerd, novembre 2023, piani comunicativi, relazione, selettivamente sociale, solitudine
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Il 5 settembre lei si era rifatta viva. Mi aveva bannato, come un tot di altre persone a gennaio del ’22… e chi lo sa, quanti passaggi prima. E – dice – pensava che io l’avessi ghostata. Ma se mi conosci sai che io lo ritengo un comportamento che non esiste e… ed another brick in the wall. Comunque torno, le dico “se devi scomparire, avverti, sfancula, fa qualcosa, ma non in silenzio che lascia dubbi e toglie la parola”. Capisce, ci si vede. Ma presto rinascono quelle dinamiche che ci sono tra noi, nel parlare.

C’è stato però il periodo COVID-19, che per me è stato importante, illuminante, l’ultima tappa di un percorso nel comprendere un determinato approccio al pensiero, al dialogo. Mi ha portato a tagliare tagliare tagliare. Anche un dialogo con una persona, lungamente, mi ha aiutato a capire che non c’è storia, quando un determinato modo di dialogare non funziona: non sono tanto le posizioni differenti, le idee espresse, ma il dialogo stesso che ha dei problemi, tantissime volte, l’approccio all’argomentazione.

La meta-comunicazione può essere una vera sega mentale: beh per me non lo è. Quando osservi quello che stai facendo, quando pensi a come stai pensando, non mi pare sia una sega mentale. Pensare a quello che fai e a come lo fai, è normale. Non vedo perché guardare come impugni la mazza da golf per colpire la pallina o la mannaia per tagliare un albero sia diverso dall’osservare come stai conducendo una comunicazione, un confronto di idee, differente dal “sono d’accordo con te, tutto ok”.

Mi sono reso conto che lo sforzarmi di capire se sono io o è lei diventa una specie di esercizio, che alla fine se mi devo sforzare lei diventa un attrezzo di esercizi …”vediamo se ce la faccio a non sbottare” , “vediamo se riesco ad essere migliore” e io non voglio trattare le amicizie come dei corsi di inglese. Di certo non lei.

La cosa migliore che ho potuto fare è stato chiederle di parlare e dirglielo. Alla fin fine io che ne so, porei sbagliarmi, ma visto che da questi battibecchi, perché a questo si riducevano, alla fine a rimuginare e ripensare e chiedermi cose nel mio mondo privato ero io, immagino di avere dato più peso io a lei e che viceversa. Era più importante lei per me, che io per lei, anche come amico. Lasciarla andare è difficile proprio perché è tante cose belle, anche come amica. Risate, cazzeggi. Ma io cerco dialogo, scambio, ci si arriva sempre, si confrontano le idee, io ne ho bisogno nelle relazioni dove il resto non prende la parte più pesante. Se non c’è sesso o un altro obiettivo comune, le relazioni sono per me di dialogo, parole.

Quando questo non funziona, ho capito, io desisto, perché l’impegno necessario a far funzionare tutto questo ti richiede di lasciar stare quello di cui si stava parlando e deve essercene la volontà da parte di entrambi, riconoscendo che questo è importante. E per un mediocre, che non fa questo per scopi che cambiano le sorti del mondo, ma per il relazionarsi con gli altri… è strano.

Ma che sono strano me lo dicono da tutta la vita. Ormai è un vanto, cazzo.

Mi dispiace però, ma forse è meglio così: alcune persone, nonostante mi attraggano tantissimo, quando ci devo parlare poi mi respingono o sono io che respingo loro.

E così è stato anche con lei. Volevo salutarla con tranquillità, senza intense passioni e forti toni che ci fanno accalorare e distruggere anche quel poco di chiarezza. Essere adulti spesso è grigio e freddo nei modi esteriori.

luglio 15, 2023 by schizofrenico

Intellettuà onestiale

  • boomer, comunicazione, libertà di espressione, ovvietà, parlarsi addosso, politica, rosicone, sproloqui, TECHY
  • definizioni, dialogo, dibattito, le parole sono importanti, onestà intellettuale, saghe manteli, seghe mentali
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Fonte: https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/domande_e_risposte/lessico/lessico_947.html

Treccani says:

Per onestà intellettuale possiamo intendere l’atteggiamento di correttezza e lealtà che caratterizza chi riconosce, senza farsi condizionare da pregiudizi soggettivi o di parte, la consistenza reale di un fatto o di un’idea, opinione, affermazione altrui

marzo 7, 2022 by schizofrenico

Blue’s brothers #283742

  • lavoro, parlarsi addosso, rosicone, sproloqui, status
  • 2022, depressione, dialogo, falliti, famiglia, fratelli, fratello, genitori, immaturi, inutilità, mamma, morte, padre, soldi, suicidio
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Autogrill, vedo mio fratello per il caffè; da un mesetto – più una settimana –  ha quell’energia frenetica che ha quando è in quella fase. Mi preoccupa per questo. Perché fino ad ora è sempre stata una fase. Poi va in down e addio. Ha tutto il diritto di andare in down, ma è come se volesse convincere tutti mentre deve autoconvincere sé stesso. Infatti mi dice che mio padre lo guarda con sospetto. L’unica cosa che posso fare io è non lasciarlo trasparire, questo sospetto, perché io ce l’ho. Magari lui lo ha pure già visto. Solamente non manifesto particolare entusiasmo, perché non ho nessun entusiasmo in effetti, ma mica c’entra lui. Però in mezzo a questa energia non ha perso quella di sapere lui la cosa giusta. Come se durante gli ultimi 10 anni in cui è stato in narcolessia, senza contare i precedenti 20, noi tutti non avessimo avuto la capacità di fare le cose. Come si muovevano prima, le cose? Come si sistemavano prima i problemi? Ma questi sono dettagli, cazzate. Chissenefrega.

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gennaio 15, 2022 by schizofrenico

Si vis pacem para bellum #129384723

  • boomer, parlarsi addosso, politica, rosicone, sproloqui
  • Cina, democrazia, dialogo, economia, espansione, forza, guerra, imperialismo, jungla, la legge del più forte, la legge della giungla, Russia, sopraffazione, storia, territoriale, ubi maior minor cessat, violenza
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Mi piace la pace. Sono anche conscio che quando si entra nel campo dell’uso della forza non sarà la ragione a prevalere, ma sempre, la forza. Questo simpatico discorso di ragionevolezza si può fare tra persone e nazioni che condividono gli stessi valori, compreso il modo di affrontare problemi grandi e piccoli in linea generale, cioè “cosa non faremo mai” è chiaro. Un po’ come il tuo amore quando ci litighi: se per un solo istante a uno dei due passa per la mente, mentre stai litigando, di minacciare di lasciare l’altro/a, questo cambia tutto: non si condivide più un valore fondativo.

Non sono un guerrafondaio. Non sono un militarista. Non mi piace troppo l’atteggiamento, soprattutto, della gerarchizzazione in tante salse. Ciononostante non sono contro la loro esistenza. Entrambi questi strumenti hanno le loro utilità.

Mezzo pianeta non è democratico. Non sono due rom al parco. Sono geograficamente, numericamente, economicamente e soprattutto militarmente soverchianti, rispetto a chi ha come regola della vita la democrazia. La democrazia parla con un’altra democrazia tenendo così lontana la guerra nei pensieri che la consideriamo praticamente inesistente. Ma è stupido, cioè non è ragionevole, tanto quanto non è ragionevole pensare che siccome a casa tua moglie e marito e figli non si sbranano a vicenda, se la tua casa è circondata da fiere e belve il fucile non ti serve. Entro i confini non ti serve. Con persone ragionevoli non ti serve.

Il grande potenziale pacifico dell’essere uniti a livello europeo poteva contemporaneamente essere pensato come un potenziale bellico difensivo in favore dei partecipanti all’Unione, con base per appartenere alla squadra il valore di essere senza alcun dubbio democratici: come un credo religioso condiviso. Tipo Ungheria, Turchia e soci, tanti saluti, ci rivediamo quando avete capito.

E invece che succede se ora noi, belli madamigelli, dovessimo trovarci in conflitto con Russia / Cina? Sfodereremo le armi di democratizzazione di massa mentre no, non ci radono al suolo, ma se ne impossessano un paese alla volta? No, certo che non vedo questo immediato desiderio da parte loro, non stanno muovendo il pezzo, ma lo schierano; non sono l’unico pirla della terra a vedere che per la Russia essere un impero con politica espansiva territoriale è una realtà che non è mai cambiata, in cui il sistema di governo ha fatto una brutta esperienza gestionale con lo pseudocomunismo, ma il sentimento generale è “noi siamo un impero, abbiamo un imperatore e il popolo e tutta questa terra e questi strumenti di esercizio del potere e della forza”. La Cina ha tenuto la testa bassa mentre imparava l’uso dell’arma del nemico e poi la usava, con i tempi del Sovrano, non certo quelli del popolo: ha imparato e sfruttato il potere del denaro e dello sfruttamento del lavoro, delle banche, dell’indebitamento. Senza muovere eccessivamente dei soldati ha mosso altri pezzi sulla scacchiera e lo ha fatto alla grande, servendosi dei nostri uomini d’affari tanto quanto si serve della Yakuza, proprio allo stesso modo: se serve, si sfrutta, ma il gigante statale ne beneficia sempre, si ingrandisce e si rafforza. Quando fa una mossa fuori dai propri confini chiunque provi ad opporsi oggi, a Russia e Cina, riceverà come risposta un “E ALTRIMENTI CHE FAI?” sostenuto dai fatti.

Si Vis Pacem Para Bellum significa soprattutto questo: preparati alla guerra, sii preparato (estote parati), sii pronto, perché se sei pronto puoi iniziare a far fare i conti delle risorse anche all’avversario, ma se non esiste resistenza da parte tua, vaselina o meno il tuo culo verrà usato come parcheggio per il cazzo dei draghi grossi, mentre dici “ma non è giusto, uffa!”.

Mentre chi ti squarta dice “non faccio differenze di sesso, razza, credo, quando mi prendo la tua vita, sono totalmente inclusivo”.

All’INTERNO del nostro mondo non solo possiamo, ma dobbiamo essere giusti, equilibrati, inclusivi, gentili, ripudiare la violenza. Ma con chi non accetta questi valori, la lotta è la stessa da centinaia di millenni, non è ragionevole: il più furbo, meglio organizzato, tatticamente migliore, forte, con più risorse, quello che sopravvive mentre fa morire te. Mors tua vita mea.

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