La gente ti vede giù. Magari gli amici. Magari lei. Lei mi ha ricontattato.
Attraverso gli stati di whatsapp. Qualcuno le ha detto che non ero tanto su. Ma era ovvio, dai, ti dico che ci metto sette anni a tirarmi su… dopo un mese pensi che mi passi? Ok che divento più bravo, ma un mese me lo darai no, di lutto?
Comunque, vedo che mi ha riattivato perché tra gli stati di whatsapp c’era anche lei. E vedo che ha una foto con uno. Lo sapevo di quell’uno. Era uno con cui è stata il giorno stesso in cui mi ha mollato. Lo sospettavo, che ci avesse fatto sesso, ma non me lo ha detto: era inutile sofferenza. Mi ha mollato e basta, il giorno stesso. Il giorno dopo avermi detto si, restiamo assieme. Con questo tipo ora ci sta, ci sta assieme perché alla fin fine ci vive assieme, ci va a vivere per studiare, stesse aule, stessi corsi, stessi studi, stesso percorso per il conservatorio, stessa casa, stessa età e voglia di sbattersi corpi con corpi, stessa voglia di non promettersi nulla. Che leggerezza 🙂 Li invidio perché loro vogliono questo. Io brucio dentro.
Comunque amici vari tutti a dirmi quanto wow yeah fantastico io sia. Lo so, amici, che siete pronti a dirmi, quando sono giù, quanto fantastico io sia. E sono certo che non tirate fuori stronzate false in cui non credete.
Finita l’emergenza torna la normalità. Torno solo come un cane. Tutta ‘sta fantasticheria, questo carattere, questa forte personalità me le infilo nel culo e le ritiro fuori, su e giù su e giù e mi sbatto a sangue perché A NESSUNO GLIENE FREGA UN CAZZO di questa fantasticheria. Nessuno mi vuole accanto, nessuno vuole prendere quello che sono ed AMARMI. Amarmi e sbattermi ed avermi. Continue reading →
Alla fine mi ha lasciato. Mi ha lasciato di nuovo. Le avevo suggerito io, tempo fa, vedendola più sofferente che soddisfatta, di dire basta e di aiutarla in questo ponendo delle barriere totali nelle comunicazioni, soprattutto social, whatsapp in primis. Questo perché se continuo a vederti soffro, non riesco ad iniziare a metterci una pietra sopra… amici mai, come diceva quello.
Soffriva sempre. Per lei ero uno stronzo, ma non poteva fare a meno di me, di vedermi di nuovo, di tornare da me, straziata.
Ci siamo. Non sono passati ancora 2 mesi (manca poco, ma non sono passati) et voilà, ci siamo già: aveva ragione lei, mi dico, siamo troppo incompatibili. Lei lo sapeva già prima; ma nel guazzabuglio incasinato di vogliononvoglio, facciamo ma boh, proviamo, amore, non amore, ci siamo buttati, poco. Abbiamo intinto il piede nell’acqua dello stare assieme, appena il ditino. E già spuntano gli occhi al cielo, già litigi. Litigi! Io che non sopporto nemmeno che esista il litigio.
Mi chiede con insistenza di vedere le mie foto di quando avevo 20 anni. Lei doveva ancora nascere. Le guarda e mi riempie nuovamente di complimenti, di arrapatissimi complimenti, lusinghieri, dolci, frizzanti ed arrapaNtissimi complimenti. Guardo quelle foto finalmente apprezzando com’ero, mentre quando lo ero mi facevo schifo. Lei, dice, mi vede così, dice, io vedo che “dentro” sei così.
E la sorpresa di quanto “maschi / femmine” stia tornando potentemente di moda… “è da maschi” o “è da femmine”.