Adesivi e cotillon, 2021

Interessante come qualsiasi forma merdosa di “contenuto divertente” poi in mano alla gente davvero creativa diventi – effettivamente – divertente. Un sacco di adesivi di merda, oppure modi orrendi di appiccicare in modo kitsch assieme stili completamente differenti di arti visive sono diventati interi universi “stilistici” o comunicativi di una generazione che si comprende, si esprime e si trasferisce informazioni e sensazioni, emozioni. Creazioni originali divertenti, significative, coinvolgenti e a supporto di contenuti sensati, storie che hanno una trama e uno svolgimento niente affatto banale, sono supportati da stili che forse, a volte, o anche in tanti casi, sono frutto di errore, incapacità di usare, imparare… e si sono trasformate in altro. Altro che funziona, che è un nuovo stile, che addirittura inizia a darsi una struttura e dire “si fa così”: è diventato regola in un suo piccolo recinto. Soprattutto si sono trasformate attraverso l’intervento combinato di migliaia di persone in tempi brevissimi. La generazione Z forse fa questo in un modo che toglie loro qualcosa ma sicuramente crea qualcos’altro.

Non dobbiamo per forza abbracciare tutto. Nemmeno siamo obbligati a comprendere tutto.

Però questo momento storico, nel cosiddetto occidente civilizzato, è caratterizzato da manifestazioni che riguardano l’espressione e la comunicazione che hanno tratti legatissimi alle contrapposizioni, che potrebbero essere mescolanze, all’accettare e rifiutare, al comprendere e voler essere compresi.

Continue reading →

E forzaitaaaaaaaaaaaa (eh?)

Eh si.

Ora no mi ricordo più se ve l’ho detto o non ve l’ho detto. Riassumo: stavo andando a cercare un assicuratore o delle pompe funebri per capire come fare ad assicurarsi di aver messo al sicuro i soldi per morire senza rompere i coglioni agli altri, senza dar loro spese, fastidi, pensieri. Decidere tutto, mettere via i soldi perché sia fattibile, trovare qualcuno che se ne incarichi per lavoro.

Arrivo da uno che sono anni che vedo dove ho lo studio e ci beviamo dei caffè. Per me era un assicuratore, questo sapevo io. Seduto da lui scopro che non è che una piccola parte delle sue attività. Ma esco con un’offerta di lavoro. Per di più con l’offerta di essere assunto con un contratto, visto che non intendo aprire la partita IVA. “vabbé” è stata la mia risposta.

Verso sera mi aveva chiamato – io pensavo “ok ora mi dirà che ha bevuto e che scherzava” – e mi aveva chiesto se potevo occuparmi di una campagna elettorale. Io “beh si, ok”.

Continue reading →

Pigne in culo

Noi pigne in culo siamo difficilmente tollerabili. A suo tempo M. disse che, quando mi succede che qualcuno mi mandi ai matti e qualcuno no, non si tratta di un problema  di comunicazione, bensì  di relazione. Per ora sospendo il giudizio perché avevamo differenti interpretazioni e visioni su alcuni punti cruciali ed inoltre non ho letto il libro fondamentale che dovrei, ma già la wiki mi dice che  non è detto. Proprio perché essendo un approccio sistemico quello di cui tratta il libro, la comunicazione potrebbe entrare fortemente in gioco.

Credo abbia ragione però. Quando entro in contatto con alcune persone subito l’atmosfera … frigge. Non è che si surriscaldi piano: il  misunderstanding o ancora peggio, l’interpretazione  malevola o comunque in luce negativa di quanto io dico o di quanto dice l’altro sembra sempre presente.

Le puntualizzazioni sembrano diventare irrinunciabili per tentare di dissipare i fraintendimenti, che invece si affastellano, prendendo il posto del vero dialogo, sostituendosi del tutto.

Una mia ex collega, anzi un paio, arrivano velocemente a questo, in special modo con me. Ma io credo sia perché abbiamo un approccio identico, uguale e contrario, contrapposto, per qualche aspetto di permalosità. Prendiamo “per male” qualcosa. Un tono, un significato, un’intenzione.

Mi scrive, questa ex collega, per fare una donazione di un vecchio PC. Le dico a chi farla, mi chiede se non ci possiamo trovare, le ricordo che ci ho provato per mesi, a vederla, anche solo per un caffè, ma poi ho desistito (per 6 mesi, un anno fa: aveva sempre qualcosa). Quindi che la cosa migliore era l’indirizzo della sede dove consegnare il materiale. Ed aggiungo “farai sicuramente una buona azione”.

Mi risponde (WhatsApp) “sono da vent’anni nel volontariato”
/
“ti pare che non faccia buone azioni”

faccetta.

Faccetta finché vuoi, puoi dirmi questa cosa sorridendo. Ma  sai che so che sei nel volontariato. Quando abbiamo avuto modo di “avvicinare i nostri cuori” (sul serio, niente sesso, due persone che capiscono meglio chi sono) e mi hai sfracellato la minchia finché sono venuto a vedere fisicamente la sede, ci sono venuto, ho ascoltato, ho compreso, mi sono anche commosso e tu c’eri. Quindi  sai che lo so. E quindi checcazzo dici?

Fornito l’indirizzo, ho salutato e tagliato corto.

Sicuramente entrambi siamo risentiti ora.

Una volta me ne sbattevo i coglioni di lei. Conoscendola ho imparato a comprendere  perché. Ma ancora una volta, forever,  comprendere non significa giustificare. Chiunque la conosca non riesce a stare troppo con lei perché trita troppo la minchia.

 

E lo stesso succede con me, direi.

 

essere/i di/a compagnìa

In un’intervista ad uno della Banda della Magliana, si riferisce ad Enrico de Pedis come ad uno che “non era di compagnia”, perché non andava, con loro, in gruppo, a troie, orge, a drogarsi e bere. Questo, per quel tale, che era schietto e chiaro in quella intervista, anche divertito, era “essere di compagnia”.

Devo sentire un mafioso, un criminale, riferirsi alla versione “100% free” (per via dell’averne i soldi e l’impunità) di quello che la maggior parte della gente chiama “fare festa” ed anche “essere  di compagnia“. Ma io direi che questi sono esseri DA compagnia. La compagnia come entità, gruppo, il classico “branco”. Se sei da branco, da gruppo, con quel gruppo ti senti un tutt’uno mentre bevete, ruttate, fate il cazzo che fate tutti. Se non sei da gruppo, in quel mucchio ti senti solo.

Io sono così.

Ma bisogna sempre vederla dai tue lati: sono  di compagnia, per me, quelle persone? Io mi annoio mortalmente con quelle persone. Ok, forse le orge. Non so. E non credo, sinceramente. Di solito quel genere di gruppo mi annoia, non mi fa compagnia, non mi fa tornare a casa soddisfatto. Eppure quando trovo questa o quell’altra persona giusta, che sia uomo o donna, che abbia 15 o 90 anni, ci chiacchiero per ore, ci faccio le 4 di mattina senza che nessuno cerchi la porta per uscire. Quindi davvero non sono di compagnia? E davvero quelle persone, per me, non lo sono, solo perché non sono degli hooligan ad un qualche livello?

Selettivi, snob, disadattati. Ma sicuramente non asociali. La società non deve essere tutta massa, gruppo, squadre. La società è fatta di individui. Due teste, due cuori, due cervelli e due mondi che si intersecano ne hanno già a bizzeffe da dirsi e darsi.

Devo ringraziare un mafioso, dunque, per aver posto la luce su “essere di compagnia”.

no telepatia #201923890479

Sempre più non mi capacito di quanto molte donne (mai sentito un maschio fare questo genere di affermazione aprioristica, mai, in tutta la mia vita, maschio di nessuna età) che più si ritengono profonde, intelligenti, addirittura sensibili e degne di interesse per quello che hanno dentro e non quello che sono fuori, non si rendano conto che il dentro sta dentro. Non si vede. Non puoi conoscerlo senza passare per il fuori.

Questa aspettativa di telepatia maschile, che arrivi uno che sa tutto di te, che ti studi (stalking?) come un documentario prima di avvicinarsi a te e conoscerti (fatti conoscere, no?) e che magicamente la pappa pronta del piacergli sia veramente disponibile senza fare un cazzo… come tutte le aspettative si presta alla più cocente delusione. Si basa su quello che TU attribuisci alla tua “controparte”. Te lo aspetti TU. Ma ti aspetti una cosa che tu non fai. E soprattutto ti aspetti una cosa disumana. Ti aspetti che un essere umano, che è prima un animale e poi un essere umano, non sia interessato al fuori.

Fintantoché tu non decidi che il rapporto è solo comunicativo, intellettuale, totalmente privo di fisicità e non invece come qualsiasi rapporto tra esseri umani, si parte dalla superficie e poi si arriverà al profondo… è meglio che ti dimentichi di amori nati a tavolino. Ci si vede, ci si annusa, ci si bacia, ci si sbatte, si parla, si chiacchiera. Succede qualcosa che promette altro? Non si sa. Non succede ma quello che è successo ti va?

Ma naturalmente non siamo tutti uguali. Continue reading →

la logica, il linguaggio e la legge #129387

Mi ritrovo ad essere portatore di un grave morbo: in me convivono due spiriti che sembrerebbero opposti. Tuttavia non lo sono. Di tanto in tanto si guardano strano, ma siccome condividono lo stesso sgabuzzino e si conoscono da tempo, quantomeno non si fraintendono. Quando non capiscono cosa dicono, sono i primi a non capire sé stessi, ad interrogarsi su qualcosa senza rispondere. Ad interrogarsi sul proprio stesso metodo, sul proprio stesso pensiero. A volte hanno la grazia di poter andare avanti e fare un passo un più ed occuparsi di qualcosa.

Questi due spiriti, lati del carattere, voglie, bisogni, robe… avrebbero bisogno di un nome ciascuno. Diciamo che quello più facile da etichettare, per comodità, per capirsi (per questo si usano le parole: non siamo telepatici) è quello “artistico”. Potremmo dire creativo. Diciamo quello più giocherellone, zuzzurrellone, che ha voglia di fare quello che ha voglia di fare. Di cantare, di pitturare di rosso, di saltare nella pozzanghera, di correre forte, di giocare, di studiare una roba perché mi interessa (i dinosauri? ok!) o di leggerla e basta perché mi interessa un po’, stare sul divano a guardare merda, di decidere che posso interessarmi un po’, ma mica impegnarmi tanto, di andare ad una mostra perché sì e non perché so, di studiare filosofia, psicologia, sociologia, miazia, fare casino, di ascoltare Vasco tanto quanto Ani DiFranco o i Dream Theater, Robert Fripp oppure le canzoni dei cartoni animati anni 80-90, oppure insomma capito.

L’altra parte è quella che cerca la Verità e – ridiamo forte – la Giustizia. Questa parte non cazzeggia con le parole. Non ama l’ambiguità buttata lì: se c’è la vuole rilevata e dichiarata ad alta voce e cartellino giallo “aaaambiguitààààà quiiii”. Non ama i “secondo me” usati come fatto, non considera il credere al pari del sapere. E non considera quello che è per quello che non è. Ad esempio che lo stesso sapere è “secondo quello che sappiamo oggi”, ma ricordando anche che il prima esiste. Esiste tutto quello che sappiamo essere falso, che è diverso da “non sappiamo”, pur ammettendo che nello stesso ambito c’è un sacco di roba che non sappiamo e che abbiamo tutti imparato che non possiamo sapere cosa non sappiamo: al massimo riconosciamo che sicuramente c’è altro. E quindi, visto che di lavoro da vare per andare avanti ce n’è parecchio, possiamo smettere di occuparci almeno del dimostrato-errato e andare avanti. Siamo più precisi di ieri, sappiamo un granellino più di ieri. Magari a quel punto scopriamo che possiamo mettere in discussione qualcosa (anche questo è andare avanti, ma in base a qualcosa). La discussione stessa, l’osservazione empirica stessa (alla base di tutto), i metodi, tutto questo, hanno trovato in diversi secoli una evoluzione. Sono cresciuti, maturati, migliorati, sono stati discussi, confermati, confutati, trovati veri o falsi o rimasti dimostrati, indimostrati o indimostrabili. Per tutto questo esiste un metodo. E la base di tutto è – anche questa ha dato prova di sé – il metodo scientifico. Ma in tutto quanto, in ognuna delle discipline, il linguaggio è fondamentale. Bisogna capirsi. E’ necessario, visto che già si cerca qualcosa che non si sa, almeno non fare casino semplicemente a parlarsi. Come se ci mettessimo le braghe di budino per andare a fare una spedizione esplorativa. O ci portassimo il frullino. O meglio: non sapessimo usare gli strumenti che hanno già dato prova di funzionare. Senza per questo smettere di considerarli migliorabili, o che se ne possano inventare degli altri migliori.

Ed ora andiamo nella pratica. Continue reading →

usare le app favorisce la censura

“per la vostra sicurezza” dicono di solito quelli che desiderano prendere il controllo. Togliendolo a voi.

E magari spesso è vero.

Ma vorrei che fosse opzionale. Decido io, non tu. Decido io se ricevere la pubblicità di qualcosa. Invece no, tutto il mercato NC-17 rende “non-marketable” un sacco di produzione video, spesso perché non sono patrocinati dalla MPAA. Tanto per fare un esempio old-style della sessuofobia.

Ma oggi silenziosamente accade ancora. Avete mai visto una APP porno? Nei Marketplace: che siano Apple, Google (android) o Microsoft, non ci sono corrispondenti app rispetto ai siti web di argomenti che possono contenere o addirittura trattare specificamente, esplicitamente la sessualità. Quindi il contenuto veicolato viene inibito già dal contenitore del contenitore. I vari Marketplace delle “APP” (che non sono necessarie per la maggior parte dei contenuti: basta che il sito sia responsive) possono ad un certo punto semplicemente far scomparire una app. Supponiamo per un istante che Instagram decida che #freethenipple . All’istante Apple, Google, Microsoft fanno sparire Instagram. Oh no, non Instagram. Instagram esisterebbe ancora, andando con un browser web per computer desktop sul sito di Instagram, loggandosi ed accedendo.

Cosa molto scomoda ormai, ma che renderebbe libero Instagram dalle policies di Google, di Microsoft, di Apple. La figa, il cazzo, il culo e i capezzoli sono IL MALE. Puoi trovare cose orribili nei contenuti: violenza, odio, sevizie, dolore. Ma il sesso no. Se lo trovi c’è il tasto per segnalarlo, per fare la delazione. E scomparirà. Ma la violenza no. Non siamo un mondo VERAMENTE civile, perché anche voi che leggete qui, che avete sicuramente visto L’ESORCISTA credo vi preoccupereste di più del pompino di Zabriskye Point che di qualsiasi casino di un horror. Che so, The Hostel oppure i primi 3 “SAW”. Per me sesso anale a smorzacandela (reverse cowgirl anal, per chi cerca contenuti in inglese) con frontale visuale, per quanto sia “diretto” esplicito e sessuale, non è una cosa orrenda come una testa spaccata.

Io penso che la raffigurazione della realtà sia sempre un prodotto di una mente, destinato ad un’altra mente.

Parlare di qualsiasi cosa deve essere lecito.

MA

Se proprio volete scandalizzarvi, per me due che si inculano con gioia non sono brutti. Una persona a cui tagliano la testa, anche se è il cattivo che lo fa, comunque non è una bella cosa. Eppure per noi è intrattenimento. Anche una scazzottata di 10 minuti, con denti che volano, con ossa rotte. Cose che se le pensiamo nella realtà portano a menomazioni e alla morte.

Il sesso anale, sodomia, in alcuni stati del mondo è PUNITO CON LA MORTE, ancora. E ancora, noi, tutti, al mio paragone, pensando ai nostri figli e nipoti eccetera, non riusciamo a dire “beh si, è vero”.

No. Diremmo “eh si ma mio figlio” qualcosa. Eppure di sicuro proteggi di più tuo figlio dal vedere atti di sesso esplicito, definiti aprioristicamente osceni, che non da violenza esplicita, che non sono definiti mai osceni, disonorevoli e tutta quella serie di aggettivi che vengono inopinatamente affibbiati alla nudità, ai genitali, al sesso “così com’è”. E nota bene che non stiamo vedendo Cencio e la Gigia, i due vecchietti del paese che si tolgono la dentiera per un sessantanove. Di solito è gente anche carina, in forma, bella gente. Perfino esteticamente non c’è nulla di osceno. E’ esplicito. Si vede tutto. E non si può nemmeno dire che non sia finzione, che sia una reale rappresentazione del sesso di una coppia qualsiasi: per cui persino l’elemento “finzione” (il lichann taglia la gola al vampiro, che però se lo guardo bene, povero cristo, è una bella ragazza o un bel figliuolo, nel fiore degli anni… e lo decapitano tanto come i musulmani un giornalista).

Ma anche l’arte raffigura la nudità. Se la volete vedere o meglio, se non volete si impedisca di poporvela, lasciando a voi la scelta di vedere, nel mondo moderno, del web, ricordate che il mero preferire le app invece dei siti offre il fianco alla censura preventiva.

Creare un Marketplace alternativo? Si garantisca sicurezza INFORMATICA (no virus, no falle, no furti di dati) e per il resto della sicurezza decidiamo noi. Voi fate le classifiche e noi decideremo, come per le autorizzazioni su android, no? Facile.