Un trucchetto se non puoi morire subito

Ma anche se non puoi solo incazzarti o solo soffrire, se insomma ti tocca andare avanti. Ammesso che tu, voi, vogliate bene a qualcuno, un consiglio è di provare questa distrazione: concentrarvi su piccoli gesti altruistici, tipo regalini. Ma piccolissimi. Certo, non mentre sei in ufficio, in catena di produzione, nel bosco a tagliare alberi, in minera a trapanare.

Ma quando siete soli con voi stessi e incazzati con qualcosa, qualcuno, voi stessi: prendete e uscite di casa – se potete – SUBITO. Sapete benissimo che è la parte più difficile: QUEL passo. Ma uscite con uno scopo preciso: andate a prendere qualcosa. Un cioccolatino? Ok! Un fiore? Va benissimo. Per lui, per lei, per loro. Più siete incazzati e più cercate un regalino, uno per ogni bestemmia, per ogni “sono un coglione” , per ogni autoinsulto, per ogni maledizione alla vita tutta. E portateli senza quell’odio. Se siete notoriamente folli come io notoriamente sono, potete solo dire “ho convertito ogni maledizione alle divinità in qualche piccolo regalo per te”. E se dovete portarli col camion… fa più ridere.

E se sono i regali di natale a farvi incazzare?

Ma io che ne so, qui stiamo parlando di non avere qualcosa a mano per suicidarsi: se state andando a compere… beh siete già distratti.

Si esce, si pensa al regalino, si compra il regalino, si fa avere il regalino, si saluta. Il tempo è passato, l’emozione si è diluita. È un rimedio pragmatico.

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ChatGPT Plus 5.2 Thinking / con personalità “professionale”, cosa ne dice, invitato a rispondere scientificamente e depurato delle cagate tipo chiama il telefono amico:

Quello che descrive non è “magia”, ma una combinazione abbastanza riconoscibile di ingredienti che in psicologia clinica hanno senso come strategia pragmatica per attraversare un picco emotivo (rabbia, disperazione, ruminazione) senza peggiorare la situazione.

Cosa c’è di sensato (e perché potrebbe funzionare)

  1. Uscire SUBITO e cambiare contesto
  • Rompe la ruminazione e la spirale “sto fermo a pensare → sto peggio → penso ancora”.
  • In termini tecnici è vicino a una manovra di behavioral activation (attivazione comportamentale): passare da stato passivo/evitante ad azione piccola, concreta e orientata a uno scopo. BA ha una solida base di efficacia sulla depressione e (in alcuni studi) mostra anche riduzioni di ideazione suicidaria rispetto a comparatori. (PLOS)
  1. Dare alla testa un compito semplice, sequenziale
  • “Esco → penso al regalino → lo compro → lo consegno → saluto”: è una catena comportamentale facile da eseguire anche quando le funzioni esecutive sono compromesse dallo stress.
  • È lo stesso principio per cui molte strategie di “crisis coping” privilegiano compiti brevi e concreti: non risolvono la vita, ma ti fanno passare il picco.
  1. Micro-altruismo / “contribuire”
  • L’atto di fare qualcosa per qualcuno sposta l’attenzione, aumenta senso di connessione e spesso produce un piccolo boost di umore.
  • C’è evidenza sperimentale che il prosocial spending (spendere per altri) può aumentare la felicità nel breve; repliche ad alta potenza suggeriscono che l’effetto esiste ma può essere piccolo e dipendente dal contesto/coinvolgimento. (Science)
  1. “Il tempo è passato, l’emozione si è diluita”
  • Questa parte è plausibile: molte emozioni/urgenze hanno dinamiche “a onda” (salgono, raggiungono un picco, poi scendono) e tecniche basate su delay + attenzione guidata sono usate in diversi approcci. Anche protocolli strutturati di safety planning includono esplicitamente strategie interne di coping e distrazioni/contatti come componenti chiave, con evidenza di riduzione di comportamenti suicidari in studi clinici. (PubMed)

Cosa è più “folklore” (non necessariamente sbagliato, ma non garantito)

  • “Un regalo per ogni bestemmia”: come trovata può funzionare perché:
    • trasforma un impulso distruttivo in un’azione incompatibile (reframing + comportamento alternativo),
    • introduce umorismo e auto-distanziamento.
      Però può anche backfire se crea spesa compulsiva, senso di colpa (“non riesco neanche a fare questo”), o se la persona associa il sollievo solo all’acquisto.
  • “Funziona” per chiunque? No: come tutte le tecniche di coping rapido, tende a funzionare meglio quando l’attivazione emotiva è alta ma gestibile; quando è estrema, può non bastare o essere irrealistico uscire/comprare/consegnare.

Come renderlo più “science-aligned” senza snaturarlo

  • Tenerlo “micro” davvero: anche zero soldi (biglietto, messaggio, gesto pratico) può mantenere i meccanismi utili (azione, scopo, connessione).
  • Pre-decisione tipo “if-then”: “Se mi parte la spirale, allora metto scarpe e esco 10 minuti con un compito semplice.” (Riduce l’attrito decisionale.)
  • Obiettivo primario: attraversare il picco, non “guarire”: è una tecnica da contenimento immediato, non una teoria completa del dolore.

Tirando le somme

Non lo definirei “cazzata”: come “rimedio pragmatico” per guadagnare tempo e abbassare l’intensità, è coerente con principi che ritrovi in attivazione comportamentale, strategie di distrazione/gestione crisi e nella letteratura su piccoli atti prosociali. La parte meno solida non è l’idea in sé, ma la promessa implicita che basti sempre: più corretto vederlo come uno strumento utile a volte, non come soluzione universale. (PLOS)

Beh, thanks to the dick: è ovvio che non è la risposta definitiva. È una delle micro cosette che puoi fare. Io voglio morire, mica vi sto dando la soluzione alla vita eh, anzi.

Mental dickpics voyeurs

guarda le mie seghe! – mentali, e cosa avevi capito?

Quelle che molte persone chiamano “seghe mentali” sono semplicemente ragionamenti. E con ragionamenti non intendo tanto QUESTO (che, per carità, è giustissimo) quanto piuttosto i significati 1 e 3 del Vocabolario Treccani (QUI). Ma cosa accade? Accade che ti prendi i tuoi pensieri, che di giorno in giorno si nutrono di nuove informazioni, punti di vista, opinioni, considerazioni, critiche, ribaltamenti, ma soprattutto DOMANDE, e te li meni di brutto. Li incroci, li confronti, verifichi, vedi che cosa ne esce, magari dici solo che quello che ti sembrava vero ora non lo sembra. Se per il “semplice” dilemma del tram (trolley problem) NON ci sono soluzioni ma più che altro puoi usarlo per capire come tu pensi, come tutti noi pensiamo, in quale modo le persone si comportino davvero e non in modo ideale e magari perché … non si vede perché non potresti avere pensieri, domande e … ragionamenti relativi a questo. A volte potrebbe essere il semplice “se questo, allora quest’altro”. Ma come dice il buon Casto, naturalmente ,la parte “SE-QUESTO” spesso è quella da verificarsi. Ciononostante porre sul piatto questo tipo di “if” non è ininfluente: spesso spinge persone capaci a chiedersi “si ma… quell’IF li, iniziale? Lo verifichiamo o no? Perché a me la risposta a quella domanda mi interessa, non mi va bene se va così, non mi piace, quindi vediamo se quell’IF è vero”. Ed ecco l’evidence based: la verifica, il metodo.

Bene, quando leggiamo i saggi, le domande, stiamo guardando le seghe mentali di esseri umani, guardiamo fisso nella loro mente, lo srotolarsi ed il chiedersi, il dubbio, le eventuali fallacie o la loro correzione.

Guardoni.

Non fare confronti (thanks to the penis)

Egrazialcàzzo – tu non fare confronti! – ti dicono. Eraclito avrebbe riso parecchio forte. Eppure la mia regressione, il mio declino iniziato già da un punto non poi troppo alto, circa trent’anni fa, è evidente sempre, quando chiedo, parlo e – mi confronto, così si dice – con altre persone.

Certo magari seleziono le persone interessanti. Lo sono, quindi ecco che sono sopra la media, media di cui io invece faccio – lo dico io – parte. La rapidità di risposta e pensiero critico complesso a domande abbastanza astratte che ho ricevuto su questioni spinose e controverse è stata stupefacente.

Ed era “ho sparato a caso”. Eh beh, cara amica, se hai sparato a caso in quel modo, non voglio immaginare che succede quando ti metti lì a pensare con calma.

Era tutto cervello? Era preparazione accademica e muscoletti fatti con questa?

Carlo Hitler, perché hai pensato solo all’efficienza? Se avessi pensato ad un modo indolore, io mi auto-assumo nelle fila degli eliminandi. Inferiori in corpo, spirito e mente. Lenti, deboli, di mente, di corpo, di spirito. Sono io. In questo mondo queste cose sono vive e presenti, necessarie.

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Oggi me ne vado al vaffanpride della mia zona. Ne sarei moderatamente entusiasta, mi va di dare il mio supporto, se non fosse che è alle 14.30 SOTTO IL CAZZO DI SOLE BATTENTE ZIOMAIALE.

Ma lo farò. Ovviamente dopo aver sentito anche solo parlare di virtue signaling non so più che cazzo sto facendo: sto dando il mio supporto o sto ostentando ed esibendo il fatto che lo faccio? E’ indistinguibile ed intrinsecamente legato alla natura dell’evento che, appunto, rende necessaria la manifestazione esteriore della cosa per dire “smetti di stupirti, noi esistiamo” ?

La faccenda della sessualità, del sesso vero e proprio, è una questione in tutto questo? Domanda che mi è stata posta ieri. E sono d’accordo: sul porsela. La mia, di risposta, è che si, lo è, anzi, è tutto li. Chi infila cosa dove, chi manifesta che ama chi – e per amarlo fisicamente ci farà sesso.

Ok la mia risposta è si.

Ma per darla ci ho messo un tempo infinito ed ho argomentato in maniera poco solida.

Tool: così belli da deludere

Hey, questo post non è una recensione. Questo blog è comunque sempre autobiografico. Parla di me. Non vorrei illudervi.

Aspettative, delusioni: legati inscindibilmente. Quando sono arrivato all’ippodromo del Visarno (le Cascine) e poi nel prato, mancavano si e no 10 minuti all’inizio. L’esperienza dell’anziano e arrivi così, a vedere quello che aspetti da mesi e mesi in assoluta tranquillità, senza ansia, senza correre, senza fare file, senza morire sotto il sole dal giorno prima, senza fretta e magari pure avendo dormito e con la panza piena. Continue reading →

giornatella dimmmmm…

Sento che la porta si chiude: B è andata a lavorare. (per chi non segue: convivo con una donna che fu la mia compagna, abbiamo acquistato casa circa 10 anni fa, mutuo trentennale, ora ognuno si fa le sue cose, anche se siamo come fratelli). Ma la giornata non inizia bene, sento. A parte che ho caldo, caldo, caldo e questo mi infastidisce già. C’entra? Forse.

Ma inizia subito a mordere, il pensiero ossessivo: sei una merda sei una merda sei una merda fai schifo fai schifo fai schifo non combini un cazzo tutto è un fallimento quello che sei e fai fa schifo e nembutal, come me lo procuro? come so che quello che vedo online è vero? sono 500 euro, e se me lo buttano in culo? Quando sei depresso e vuoi morire, essere preso in giro proprio su quello non ti fa bene, vi assicuro. Io non voglio soffrire. Antiemetico e Pentobarbital di sodio è la ricetta delle cliniche della morte decente. Non sono segreti, non vi sto istigando a fare lo stesso: vivete la vostra vita, scegliete voi. Ma io a volte voglio solo premere il tasto OFF e spegnere tutto, subito, senza dolore, senza dover avere coraggio per qualcosa.

Mi rigiro, sento il classico mal di pancia che conosco dall’adolescenza ad ogni momento di merda della vita. Eccomi, mi dice, sono qui, non me ne sono andato, ti accompagno sempre! Pezzo di merda di un bastardo. Pure doloroso fisicamente, deve essere.

Fotografare figa nuda forse è la sola cosa carina che mi fa dire “ho fatto una cosa bella oggi”, ho eternato bellezza, ho catturato un’opera d’arte vivente per quando non esisterà più. Lo dico volgarmente, figa nuda. Perché si vede, nelle mie foto il pube, il monte di venere, l’osso iliaco adorato, si vedono il più possibile. Nessuna vergogna: è bello. Splendidi corpi di ragazza, di donna. Cosa c’è in quelle teste, in quei cuori io provo a farvelo vedere dagli occhi, che io voglio sempre. Ma ovviamente è solo una foto. Mi dicono che io catturo l’anima delle persone, quando mi vogliono fare complimenti. Spero che sia vero.

Preparo il riso. Lo scuocio, porcaputtana, di nuovo. Ripenso alle mie letture di ieri sulla visione di un certo femminismo riguardo a quella che chiamano pornografia, alla nudità, al sesso, all’eros, a quello che è stato il post, alla visione anarco-femminista, libera, completamente diversa. Poi mi dico “basta seghe mentali, chi vuole lo fa, e sa che lo fa perché è bellezza”.

Bevo acqua, bevo caffè. Sento il malumore generale di un sacco di gente, vedo gli stati. Sento beba, sta di merda. Siamo in tanti in questi giorni. Che succede? Umidità?

non so se non voglio vedere nessuno oggi o se è meglio che mi metta a parlare con la gente

Hey, 12.30! Riso. Poi insalata. Con il maestro, magari. Che sta di merda pure lui. Ma lui almeno ora identifica con il solo amore perduto. Io che ho da dire? Che l’amore mi salva la vita. Che ora non c’è. Né chi ama, ne chi amo. Niente. Resto io, che sto fallendo, una vita fallita. Che spreco di materia, energia, esistenza, denari altrui. Miei cari genitori, quanta sofferenza avete patito per causa nostra? Quanta poca gioia vi abbiamo dato? Solo delusioni. Certo, ve la siete cercata: ci avete creato, e con la nostra esistenza avete creato aspettative. Come tutte le aspettative non sono correlate con la realtà ma con l’illusione che il nostro desiderio sia fondato su qualcosa di realizzabile “perché si”. Ma non è mica una colpa. E mi dispiace. Poca gioia, davvero poca, vi avremo dato: forse da piccolini.

Oggi me la piango di brutto. Fantastico. Quindi devo fare gli esercizi-facciali (quanta esperienza raga!!! sono 30 anni che lo faccio!) per ricordare ai muscoli facciali che io so ridere, cercare di non avere gli occhi rossi e andare a prendere le minchia di verdure senza sembrare un drogato. Che poi… lo sono? Beh, si, l’efexor non è aspirina.

Ora ricordo che chi mi ha amato, il giorno dopo, un solo fottuto giorno, dopo, mi ha detto “e non fare la vittima”.

E perché? Perché devo obbedire a questo ordine? Hai autorità per darmelo?

Non mi ritengo vittima. Vittima di chi? Sono vittima e carnefice. Sono artefice della mia vita di merda. E’ tutta colpa mia. Ogni cosa.

rincoglionii telefonicamente

non è il mio

Ieri, ad un certo punto, sono tornato nel 1990. Senza cellulare. Facciamo nel 1997. Senza cellulare ma con le chat. Sono ormai mesi che lo schermo dello smartphone si è scalfito. Il mio acquisto, circa un anno fa, è stato, per l’estetica, totalmente voluttuario, per la prima volta nella mia storia, non ho acquistato un telefono guardando le caratteristiche. Lo sapete, forse.

Ad ogni modo ieri ha deciso, nel bel mezzo del tutto, di fottersi. Ma come è “il bello”. Lo schermo “tutto touch” ha iniziato a diventare al 95% verde o bianco lampeggiante lasciando intravedere solo un po’ la riga di stato superiore, quella con l’ora, la batteria e poco altro. Il suono funzionava, ma nel senso che tuto quello che mi era dato sentire era “click” dello sblocco, perché non vedendo che cazzo premevo, non c’era verso. Ha dato segni di riaversi due volte, in momenti in cui non ero pronto, uno dei quali con la forma di presa-per-il-culo-totale, cioè mentre ero in negozio a prendere un altro telefono.

Avevo però la botta de culo d’aver connesso prima WhatsApp-web … quindi ecco, ho almeno potuto avvertire le persone più importanti della mia vita in generale, oltre a quelle importanti questa settimana perché ho degli shooting. Fatto questo mi sono dedicato a risolvere il problema, ma abbastanza in modalità “panico”. Continue reading →

un alfa-stidioso

un consocente mi ha mandato questa roba:

E’ un uomo triste, lui, non tanto le macchine di cui parla. Ma in parte ha delle ragioni, soprattutto quella finale: comprati la tua cazzo di auto, quella che vuoi tu. Se hai famiglia, è diverso, dico io.

Credo però che lui si sia un po’ perso per strada cosa significhi essere maschio alfa. Soprattutto per quanto riguarda la riproduzione. Ma non so, non so: magari ci sono donne che lo adorano eh, quindi i suoi spermini sono in tanti uterini. Continue reading →

i troppotardici

La specie dei troppotardici vive in stratta relazione con altre. Alcuni la considerano di tipo simbiotico, altri parassitario, altri ancora di una mera condivisione della stessa nicchia ecologica. Il Dottor Harrison Ford Fiesta dell’Università del Winconscious, neurobiochimico psicomolecolare fisiobiologico dell’etologia etnica sociologica osserva che, secondo i suoi studi, questa sembra essere più una reazione : una causa-effetto.

Il troppotardico “in sé” , afferma il Dr. HFF, non esisterebbe: le specie causanti generano l’ esistenza degli altri dopo un lasso di tempo variabile di aspettativa, partendo da un nucleo originario elementale, ibncrementando fino a quello di pensiero. Da pensiero diverrebbe pensiero ossessivo ed in seguito passerebbe allo stadio “mesorrottolicojoni” sfociante, ora esplicito e udibile in un pronunciato a voce alta “ormai è troppo tardi” quando il non-troppotardico effettua un cambiamento tale da soddisfare le aspettative della specie “ospite”.

L’aspettativa, gonfiatasi in una bolla, scoppia e non esiste più. Nasce quindi il troppotardico, caratterizzato da presenza di capacità, atteggiamenti, abilità, pensieri, attitudini e disposizione d’animo verso cose inutili che lo sarebbero state fino a poco prima. Quanto poco è determinato dalla variabile di Minghenberg, dall’omonimo teorema che afferma “è troppo tardi in B in misura pari ad una frazione di nanosecondo dopo la decisione di cambiare o manifestare il cambiamento in A”.

Secondo recenti studi di scienziati indiani nessuna esplosione di bolla e conseguente generazione di troppotardico ha una vera necessità di esistere. Ad esempio alcune specie di troppotardici sono dediti al commercio. La specie-target desidera un prodotto che il troppotardico riesce ad ottenere giusto un secondo dopo che la specie-target ha perso la fregola di avere quella determinata roba. Essa era e rimane quella determinata roba. La sua necessità intrinseca non varia. Varia la voglia della specie target. La sua insoddisfazione “entro quando dico io” genera quindi il troppotardico e la troppotardica (assai rara).

Moltissimi troppotardici sono generati dal semplice scorrere del tempo e la relazione con oggetti: un troppotardico classico è l’acquirente di Ferrari. Il momento giusto per goderne a pieno è sicuramente assai prima della possibilità economica di goderne.

La teoria del dottor HFF è tutt’ora in discussione presso le maggiori università del mondo, ma pare che interessasse l’altro ieri. Oggi no. Troppo tardi, hanno dichiarato quelli che prima erano interessati. Le sue considerazioni rimangono quindi utili alla prossima ciclica invenzione dell’acqua calda.