Se potessimo sederci e

Vorrei potessimo sederci e all’inevitabile come va, potessimo tutti dire “voglio morire, oggi di più, anzi forse era peggio tra le 13.30 e le 16, ma adesso un filo meglio quasi riesco a fare delle cose dai”. Cose di questo tipo. Ci vediamo perché abbiamo stabilito. E sono anche oltre il mio, perché a me non piace vedere DUE persone assieme. Ma a M ho detto “hey, se vuoi stabiliamo una cosa regolare, così di sicuro vedi qualcuno”, questo tempo fa. D invece boh, si vede che si associa. È stato qui così tanto mentre cercava lavoro che mi fa quasi strano potermi vomitare sul divano a cercare solo di non soccombere troppo alla voce che non c’era mai stata così chiara e forte che sembra un loop incantato di “fai schifo, sei una merda, chiaro che si: ovviamente essendo tu una merda non può che essere così, si, infatti fai schifo” e così via.

Spesso fare cose davvero noiose che per tanti anni ho cosiderato solo “queste cose mi fanno perdere tempo rispetto a quelle interessanti” diventano paradossalmente ancore di salvezza. Mi attacco al preparare i piatti. Faccio un po’ di lavoro del mio. Arriva l’ondata di merda, mi abbatte. Allora vado a fare un po’ di spesa, mi sento schifoso e orribile, mi vedo nei vetri, confermo e mi vergogno, vecchio di merda e anche coglione, fastidioso, insopportabile. Vai a prendere quelle due cazzo di cose, almeno quelle due sarai capace, no? Due, cristo. Ok che fai schifo, ma non abbiamo detto per pietà che non sei così straordinario da fare il MASSIMO dello schifo? No, allora puoi prendere quelle due fottute cose. E possibilmente in modo da rompere meno il cazzo possibile, invisibilità.

Torno a casa, mi sono almeno mosso, ho guidato, magari la radio, magari la musica. A volte niente. Ma si manda avanti un po’ di lavoro. Quella cosa mi servirebbe per lavorare… costa.. ma… Ma cosa? Ma cosa pensi che ci sarà domani? Un’occasione di usare? Di usare che? Per fare che? Non buttare nel cesso i soldi.

Ecco.

Perché diavolo uno dovrebbe conversare con la merda se non è costretto? Voglio dire… io lo faccio ma parte da sola. Ma se non sei costretto, non dovresti chiacchierare con me. Esiste di meglio.

Sto bene, benissimo. Dai chiedetemelo ancora, non vi avessi avvertito: non chiedetemi come va, offritemi un caffè solo per averlo pensato, penalità 4 punti.

Buongiornissimo.

caffè amaro

Ho bevuto del caffé con una dolcissima guerriera. Sceso dove la guerra di cui si narrava si combatte davvero, in prima persona. Oggi è generale dei cappuccini e comanderà molte truppe. Ma il prossimo anno sarà solo un soldato. Un soldato molto forte, della truppa vera, non di quelli che comandano e non annusano il sangue. Un soldato di quelli veri, che combattono per i propri cari, per salvare la vita a sé stessi e ai propri cuccioli. Che cammina sotto le bombe con l’ombrellino, ma un passo alla volta, uno dietro l’altro, senza arretrare. Al massimo si ferma e aspetta, trema un po’, procede. Arriverà alla trincea nemica a piedi. Il coltello lo sa usare.

Probabilmente non berrò mai più il caffé zuccherato. Così, di botto. Non ci sono mai riuscito da quando ho tentato. Quanto sarà? Due anni? Seriamente, dico. Ci avevo provato e sono passato solo da una bustina e mezza ad una. A volte a quella piccola, senza troppo fastidio. Ma il patto per fare un passo sulla luna e un caffé di moka veramente buono… chissà: forse hanno compiuto il miracolo. Quello in autogrill non era lo stesso: troppo acido. Ma forse il passo è fatto: sento di più il caffé. Sono anni che me lo dite tutti, che quando inizi a berlo normale (non zuccherato) poi lo vuoi solo così. Vedremo. È anche probabile. E tutto sommato mi fa doppiamente felice: per il gusto, per la dieta.

E il motivo e la persona: di più. Lo bevo zuccherato da tutta la vita, ragazza. Questo cambiamento – se c’è – lascia un segno amaro ma buono. Quindi mi hai fatto sentire anche questo? Forse si. Pensa: dicono, alcuni, mi ha detto una che ne sa, che per abituarsi a tutto bastino 2 settimane. Io sapevo tre mesi. Ma ok, proviamo prima con 2 settimane. Io però vorrei che non ci si abituasse a tutto in due settimane.

Io a certe cose non mi abituo: non mi abituerò mai.

la boccia dell’alcolista

Anni fa facevo un altro lavoro. In qualche modo per molta gente ero proprio un’altra persona. Contesto. Semplicemente ero ancora più riservato. Ad ogni modo non bevo alcolici, non ne ho mai bevuti (ok, diciamo che riesco a ricordarmi di quelle volte, tanto per dire quanto poco accada regolarmente) a parte le correzioni del caffé.

Ma per tutti sono letteralmente astemio, una cosa patologica in questa zona, un male da estirpare, non sei completamente uomo, non sei neanche una persona, che tu sia finocchio, negro, altre-categorie-odiate, ebreo, forestiero, musulmano, comunque non sarai mai merda come per il fatto che non bevi alcol.

Ma sono arrivato a questa età mandandoli tutti affanculo, ogni volta, anno dopo anno, evento dopo evento, bar dopo bar. E ricordando solo “ma tu un bicchierino di diarrea liquida (o vernice, o sborra, o della pozzanghera qui fuori o cocacola) non te lo faresti? ma perché? ma se non provi! ma prova no? ma su, ma solo un bicchiere!” eccetera via stronzeggiando. Perché non-mi-piace. A parte la questione dell’ubriachezza. Ma insomma se mi prendete per questo verso e tentate di farmi sentire inferiore la pigna in culo che vi ritroverete ha solo la forma della pigna, ma in realtà gli ho già tolto la sicura e mi sto allontanando. E’ tutta la vita che non bevo e non bestemmio  in una terra di alcol e bestemmie. Ho iniziato a bestemmiare, a casa, da solo. Molto, ma non c’è mai nessuno a sentire. E’ quasi una litania, con quel ritmo di quel video di Benigni degli inizi.

Ma avevo una fiaschetta. Si, una fiaschetta di quelle degli ubriaconi (o dei cacciatori, immagino). Con dentro della Crema Whisky. E nel vecchio lavoro ci correggevo i 47 caffé della macchinetta che mi bevevo, anzi, dai, ne correggevo uno o due. Ma poooooooooooooooochissimo. E ovviamente quando uno se ne accorse iniziarno le prese per il culo “ahhhhh eccolo quello che non beve!!!!! Ha la fiaschetta!!!!!!” eccetera. Poi tutto andò affanculo. Poi iniziai a prendere psicofarmaci. Regalai la mia bottiglia ad un amico svuotandogli pure la fiaschetta.

Ma la quantità di correzione che faccio nel caffé è talmente esigua che i baristi in generale mi guardano malissimo e mi lasciano la bottiglia dicendo “fà tu”. Ora uso solamente la “grappa alla prugna” della CIEMME. Ne uso pochissimissismismsimsismsismismisssssima. E il mio barista preferito non la compra. Dopo un anno, tenendomi a grande distanza dal momento in cui devo prendere il mio medicinale, ho deciso di acquistare una bottiglia e portarla al barista. Lui ha sorriso, ha scritto il nome col penarello e la tiene sotto il bancone. Io bevo solo caffé. Adesso arrivoe tirano fuori “la mia bottiglia”. Io quasi mi vergogno. Invece credo che qualcuno – comunque fraintendendo – mi osserverebbe pensando “ahhh, questo si che è uno come si deve”. Uno che beve.

L’ho raccontato a mia sorella al pranzo di natale. Mi ha detto “ma quella è proprio la grappa dell’alcolizzato!!!!!! ahahahaha!”. Boh, io ne metto un cucchiaino raso. Prende appena di “mandorla”. E poco.

Quindi ZUCCHERO e CORREZIONE. Capito? 😉

Ma non sempre. Solo li.

Credo che andrò a fare colazione al mac

Lavorando spesso di notte per me, tra sabato e domenica, non è inusuale andare a farmi un caffé al Mac. Di tanto in tanto mangio anche, ma solo se è il periodo “non solo cacate del mac” (chianina, carne normale, formaggio noncheddar, eccetera).

La colazione invece mi è sempre piaciuta: colazione salata, se vuoi muffin salato , oppure omelette, eccetera. Ovviamente con spremuta, che mi da una carica pazzesca. E il caffé non fa affatto schifo, anzi, per lo standard di queste parti è pure buono.

tipica foto stock 🙂

Ovviamente mi odiano, perché io arrivo proprio ALLE 7 (non sanno che sto aspettando dalle 5 perché ruotino quel fottuto menù) e preparare la colazione salata probabilmente richiede qualche complicazione. Ogni cazzo di lavoratore nel food dovrebbe avere avuto un PROPRIO ristorante/bar, per capire come funziona e che il cliente non è “quel tizio che si materializza dal nulla per farmi fare cose che non ho voglia di fare”, ma quello che compra quello che offri. Lo offri tu, la tua azienda. E, ad esempio, gli girano i coglioni se, fatti 10 km e uscito di casa per venire da te, gli dici “ho appena pulito la macchina”. Non posso rispondere “me ne sbatto il cazzo” solo perché poi tanto mi faresti un caffé di merda. Ma il punto è: qui fate caffé, giusto? Allora perché non smetti di farlo DOPO aver chiuso? Fate spremute? si? Perché non lavi la macchina DOPO aver chiuso? Il tuo orario di lavoro non è quello per la clientela, sono due orari diversi. Se fosse IL TUO bar, forse ci ragioneresti.

Non tutti i baristi sono così, anche se proprietari. Ma quelli che hanno capito, si; quelli che hanno voglia di lavorare, si. Altri sono quelli che si lamentano perché arrivano i cinesi, i kebabbari, gente che tiene aperto quando loro tengono chiuso, gente che lavora quando serve ai clienti e non quando je pare a loro. Gente che, in sostanza, individuata la domanda, la soddisfa. Non gente che fa offerte SPERANDO che la domanda corrisponda.

Mancano ancora 40 cazzo di minuti. Continuo a lavorare eh? 🙂