Sono tornato da un po’ alla tecnica 15-anni standard. Ossia:
Come stai?
PERFETTAMENTE, BENISSIMO! – sorrisone – magari pollice in su e occhio strizzato, eventuale cenno del capo che annuisce ed espressione “io si che me la spasso”.
Ma ultimamente noto una cosa interessante. Lo faccio forse troppo secco e bene (anche se credo che quelli giusti – e giuste – alzerebbero subito il sopracciglio del “maccheccaz…”) ma con alcune particolari persone che è molto bene individuare la risposta è un sollievo piacevolmente sorpreso e subito un “AHHH che bello sentire gente che ” e di solito ripetono pari pari la tua formula.
E’ chiaro che qualsiasi persona del genere, che ci tiene a dirti che hai soddisfatto la loro aspettativa in risposta ad una domanda il cui scopo sembra volto a conoscere il tuo stato d’animo con sincero interesse ma che nasconde in realtà un test per giudicarti è bene sapere chi sia e memorizzarla. Metti che magari poi ti piaccia qualcosa di questa persona, non va mai scordato che sotto sotto, neanche troppo sotto, c’è questo.
E la tua, di aspettativa, eh? – mi direte. Giusto. Ma è un “piacere” assumere la consapevolezza della situazione che non tutti meritano di sapere qualcosa che li metta a contatto con emozioni spiacevoli proprie, specchiandosi nelle tue, quando chiaramente non ne hanno alcuna voglia od energia. Alcuni meritano la tua confidenza: è un “premio” perché sono degni di fiducia, ma è chiaramente un dono che porta con sé sofferenza. Può darsi, si, che parta da una supponente sensazione di superiorità morale, leggermente sarcastica/sadica. Ma si spegne presto in una specie di curiosità o di conferma che hai fatto bene, che non “se lo meritavano” (leggetela in doppio senso) e che non si sa bene perché cazzo facciano quella domanda, questo si, rimane.
E ora ascoltatevi questa.