cosa sei dispost* a fare per me

Troppo spesso sento questo atteggiamento “voglio dimostrazioni” e  “cosa sei disposto a fare per me?”.

Ragazze, signore: se ve lo dicessi io, vedo il vostro impareggiabile sopracciglio destro alzarsi in quella curva che solo voi sapete fare così bene e un pensiero formarsi nella mente, di varia foggia, ma sempre sulle nouances del “ma fottiti, gira al largo bello”.

Ecco. Direi che se un certo pensiero, una frase, viene rivolta a te e non ti sta bene, forse non sta bene – a nessuno – e basta: quindi potresti ripensarci.

Mi riferisco, in generale, a delle frasi fatte in stile “motivatori” trovate in giro; ma ripetute ad libitum, condivise e ricondivise come da vittime di violenza infinita. Di solito con “basta belle parole, siamo stufe di chiacchiere, vogliamo fatti”. Ma spesso le questioni sono di sentimento. E quindi per buona parte si esprime ciò che si sente: con le parole. In parte si fa con i gesti d’affetto, fisici.

Il resto sono beni e servizi.

Lavoro.

Magari la prendo io dal verso sbagliato, mi dico. Allora potrebbe essere, nel caso di “dimostrazioni”, di presenza. Di atteggiamento, di comportamento, gentile o no, modo di parlare, attenzione, dedizione, tempo, compagnia, condivisione di pensiero (ma si fa con le parole, attenzione, pur essendo un gesto). Di esserci. Di stare con te, o di farti sentire che ci sei, anche se non ci sei fisicamente perché la vita è così per tutti. Può essere? Continue reading →

cum plicazioni, 10ma puntata

Chiunque segua questo blog sa che ci sono state evoluzioni inaspettate nella mia vita. Forse però non è chiaro che io convivo con la mia ex: siamo come fratelli. Io avevo problemi di erezione da anni, lei ad un certo punto si è sentita con qualcosa in meno, rifiutata, che non c’era passione, che non si facevano le cose “con gusto”, fino a dire che non avevamo poi tante cose in comune. Ma che ce n’erano e che comunque ci volevamo bene … oltre alla difficoltà di mandare avanti da soli una casa ed un mutuo. Quindi conviviamo. Abbiamo libertà di letto e relazioni, purché mai in casa e cercando di non farci vedere, per non farci soffrire.

Sostanzialmente però ci sentiamo entrambi soli. Io ho sempre cercato, in tutto questo tempo di dire “hey, io ci sono, sei tu che mi hai messo da parte, non il contrario”. Ma so che quando tutto questo è scoppiato, durante il trasloco, nel 2010, quando si è sentita sola non ha chiamato me. E questo è stato ciò che mi ha dato il segnale della gravità della cosa, ancora più che i problemi di letto, totalmente dovuti a me.

Se ti senti disperata e non chiami quella che dovrebbe essere la persona più importante per te a starti vicino… allora chi cazzo è per te? Mi ha dilaniato, quasi peggio che scoprire quanto l’ho illusa, per lei, che sarei migliorato (sesso, controllo) , senza avere la possibilità di promettere una cosa che non è sotto il mio controllo.

Ora il tempo passa, passa, la vita cambia, io sono impazzito e rinsavito ma non del tutto. Ho sperimentato di andare totalmente fuori di testa. Lei era sempre qui, viveva qui. E’ stata delicata nel non mandarmi affanculo, a non essere indiscreta e sputtanarmi. Ma a parte questo, che è comunque una sua caratteristica a prescindere dal nostro rapporto, e che ho sempre apprezzato, non posso dire che mi sia stata vicina. Non mi ha nemmeno dato la minima speranza quando ho ventilato l’ipotesi di finire nella merda finanziariamente: il messaggio era “paga la tua parte come convenuto, io ho i miei problemi”. Quindi come dire… non è che mi sia sentito WOW SIAMO INSIEME. E’ una persona corretta, cortese, abbiamo passato tantissimo tempo della nostra vita ad essere coinquilini. Ma a convivere non saprei. Vivere-con. Continue reading →

Fare coppia con l’intolleranza

Una mia cara amica era disperata. Tizio – mi dice – mi ha detto che ha dei dubbi sul nostro rapporto. Faccio due domande in croce, analizzo la situazione.

Et voilà: come spesso accade, ecco un’altra donna che si è infatuata di un tipo di carattere che adorano, tranne quando capita che la forza che questo carattere esprime (e che si rifiutano di vedere negativamente) si rivolga contro di loro. Improvvisamente toh, si accorgono che non era poi una cosa così fica.

No, non la mena.

Ma non c’è poi tanta differenza. Quante donne cercano – e non vogliono ammettere di quanto piaccia loro – quel senso di protezione che l’uomo forte, muscoloso, il capo branco che uccide il nemico per difendere e conquistare proprio TE?
Eh, ma … sorpresa. Quella forza che si ferma solo quando l’altro non si muove più è sempre li dentro, nella stessa persona. Ti piaceva quando prendeva a femoràte il cervello di quel tizio? Eh beh, a lui forse non piaceva tanto ma… tu non eri lui, eri spettatrice. E ora tocca a te buscarle: bello? No, non era bello. Beh, non era bello nemmeno per quelli che hai visto maltrattare quando tu stavi in squadra col gorilla.

Le mani non sono l’unico modo. Certo, ma nemmeno a questo caso mi riferisco, quello della violenza psicologica. No.

Questa volta ho trovato una cosa che non mi sarei mai aspettato … eppure non si sa perché. Distrazione mia? Beh comunque vi ricordate il “chi non lavora non fa l’amore”?
Vi ricordate che la vostra nonna o bisnonna aveva parlato del fatto che il marito di vostra madre avesse “un buon lavoro e non fosse uno spiantato” ? Ecco, magari non ve lo ricordate, magari non avete nemmeno ascoltato… o non capivate. Beh, ora però potete capire: il ragazzo della mia amica la sta mollando perché lei è disoccupata, perché – dice il tipo – “non ti vedo autonoma”.

Questo è un life coach, uno di quelli col pallino; le ho solo chiesto se “ha pensato che ti faceva più male restando ad appoggiarti mentre sei a terra per la paura che così non avresti trovato in te stessa la forza di rialzarti e quindi era meglio abbandonarti in modo da renderti più forte”, giusto? Nel senso… lui ci crede sul serio in questa merda no? A lasciare l’amico nel momento del bisogno, anzi, neanche l’amico … la sua ragazza. Vero?

Si. E un po’ le rompeva che lo avessi capito io che non lo conosco.

Ad ogni modo ovviamente io non approvo, disapprovo totalmente: se fai coppia con lo stesso muro con cui ti devi scontrare ogni giorno, che cazzo di coppia sarebbe?

Ok, non è sposata, quindi non hanno pronunciato le parole “nella buona e nella cattiva sorte”. Insomma mi dispiace per lei, sinceramente. E non credo in una coppia fatta così. Sempre, sempre nella mia vita ho cercato qualcuno che mi volesse perché io sono io, e non per qualche bene o servizio che io sono in grado di procurare gratis al posto della fatica che tu devi fare per le tue cose. Se tu vuoi ME, quando io perdo le mie cose, a te non dovrebbe fregare. Ma invece sorpresa: la realtà è “io ti apprezzo, ti amo, ti sopporto, ti rispetto … fintantoché tu paghi la tua parte di spese”. La nuova ricetta dell’amore.
Detto questo… la cosa che forse stupisce è che inizi a succedere alle donne. Ma a me questo ricorda che per secoli i maschi hanno dovuto sopportare qualsiasi cosa nel lavoro, e di vivere come delle batterie per alimentare una famiglia da soli… e reso in questo modo anche molte, moltissime mogli delle prostitute di un tizio che le mantenesse. Beni e servizi. Beni e servizi.
Eppure io ci credo ancora. E’ possibile. Certo però… dopo quale livello di sopravvivenza spunta l’amore?