#iorestoacasa , di solito, ma ‘sta volta…

Ho una nuova opinione sui ragazzi di queste ultimi 2 decenni. E voi non aspettavate altro che sentirla, questa importantissima opinione. In occasione della “quarantena”, come stanno già iniziando a chiamare il periodo di restrizioni dell’ultimo DPCM per il CoronaVirus, approfittando della sovraesposizione di cazzi propri che tutti fanno via social, social-instantmessenger eccetera, vedo una grande espressione di opinioni.

Ed ecco che quanto si diceva sui bamboccioni, sui viziati eccetera, mi balza maggiormente agli occhi per un preciso aspetto di spazio e tempo di convivenza di cui forse hanno già parlato tutti, ma che io vedo chiaramente solo ora.

Molti adulti e ragazzi non sanno che cazzo fare a casa. Non sanno che fare del proprio tempo libero se non possono uscire. Non hanno una casa fatta per viverci. Vivere dentro casa. E vabbè, parleremo di questo un’altra volta.

Ma quello che si capisce di più, questa volta, non è tanto la mancanza del poter uscire a fare qualcosa. No. Quello che manca è potersi allontanare dalle persone con le quali devi vivere. I ragazzi, in particolar modo, si trovano a vivere con genitori che trovano insopportabilmente opprimenti.

E la novità? Direte voi. Continue reading →

caino

Mi sento Caìno. I miei hanno 80 e 81 anni. Mio fratello ne ha 51. E’ certamente depresso, ma non vuole riconoscere che questa sia una malattia, un disturbo dell’umore o quel che vuoi, ma che le mere condizioni avverse della vita, prima, non erano sufficienti a renderlo il calzino usato che è ora. Sapete come sto: non sono uno che sottovaluta il dolore o che sottovaluta la voglia di non-vivere, che crede che la depressione sia un “problema di carattere” e che “volere è potere” e via cazzando. No. Ma rimangono svariati fatti che rendono comoda la sua posizione. Ha rinunciato ad un lavoro alienante per non impazzire, ma il lavoro lo portava a vivere di notte e dormire di giorno, lontano dalla gente. Ora che fa? Guarda la tv e cazzeggia su internet .. di notte e dorme di giorno. Solo che non guadagna più nemmeno un soldo. La sua prigione, oggi, se la impone da solo. Io lavorativamente sono messo in merda, ma mi do da fare attivamente. Avevo persino proposto a lui di fare keywording, lo avrei pagato io stesso. Poco, ma comunque “a cottimo” e quindi l’idea era: fai tanto, prendi tanto. E l’idea non dichiarata era “e almeno fai qualcosa invece di marcire”. Comunque no, non lo ha fatto.

Quando andammo dallo psichiatra, senza di lui ovvio, a descrivere la situazione, la soluzione fu la stessa identica di uno che gestisce tutto questo in modo non-medico, con ex drogati, potenziali suicidi, eccetera… un sacerdode, ma “Esperto di vita” e comunque diceva la stessa-identica-cosa: sbattetelo fuori di casa se non fa orari regolari. Quest lo smuoverà automaticamente. E siate inflessibili.

Naturalmente questo è considerato eccessivo per tutti. Il tempo passò, le cose rimasero immutate. Trovò quel lavoro, il lavoro si dimostrò corrosivo per la sua anima, ora siamo daccapo. Continue reading →

siamo viziati o fatti per essere liberi?

Mio fratello alla fine ha lasciato il lavoro che lo stava rendendo un fantasma ( ” in prigione a pagamento ” ) ; attualmente mia madre dice che comunque non si alza, che non cerca lavoro, che fa comunque orari tali per cui non vede la gente, sta su a spippolare col computer e poi dorme comunque negli stessi orari in cui dormiva quando faceva il lavoro che lo alienava. E’ danneggiato? E’ rimasto alienato? Non ha comunque voglia di fare un cazzo? Io non lo so. Spero che si rimetta in piedi e riesca a fare qualcosa, glielo auguro, lo auguro a tutti noi spezzati.

Ma me lo domando, dopo aver visto una persona fare la scelta di non fare niente, di non guadagnare niente progettando un futuro in cui finire a fare l’elemosina è la cosa più probabile (in una terra, la mia, che non ti perdona: fa talmente freddo che i poveri non esistono: muoiono – e gli immigrati che fanno l’elemosina dopo un po’ ne hanno piene le palle e vanno pure loro; qui o lavori o non ti scaldi) – piuttosto che fare un lavoro che ti rende una larva umana, viva, sopravvivente si, ma in una condizione che ti fa odiare la tua stessa vita. Mi domando se siamo fatti per sopravvivere e mandare avanti la specie oppure se appena alziamo la testa da quella condizione non possiamo mai più tornare indietro e vogliamo stare bene, come diciamo noi. Siamo quindi viziati dalla – come dicevano gli antichi Romani “mollezza dei costumi” ?

Devo forse vergognarmi se non voglio vivere come una bestia? Fatti non fummo a viver come bruti me per seguir virtute e canoscenza. Ora… magari virtù e conoscenza sono obiettivi alti, ma di certo l’obiettivo non è “tirare un altro giorno”. Ma metterci dentro qualcosa a questa sopravvivenza. Vivere con un progetto per domani, non per il solito progetto di ieri di “guadagnarsi da vivere” (che orribile concetto: devo GUADAGNARMI la sopravvivenza… una cosa che non ho chiesto).

Ora quindi spero che mio fratello si tiri su, comunque.

come mai le aziende non danno spiegazioni ai dipendenti

Oggi io, il Dr. prof. Cavallogoloso, vi illustrerò la mia teoria sul perché i datori di lavoro, le aziende, hanno comportamenti terribilmente frustranti quando li vediamo dal lato dipendente, o ancora peggio di “persona in cerca di lavoro”.

Mi riferisco in particolar modo alle mancate risposte. Alla zero-comunicazione, allo zero-dialogo, alle zero-possibilità di spiegare, di mostrare chi sei e cosa puoi fare.

Perché lo hai già fatto e quello che pensano non te lo vogliono dire. Anzi, non si possono permettere la rottura di coglioni di dirtelo. Perché tu, bambino viziato, ti permetteresti immediatamente di rispondere. E quello NON è un dialogo: è un favore che ti fanno a darti il feedback. Non si tratta di una contrattazione: non ci sei nemmeno arrivato al momento in cui qualcuno dice “hey questo mi interessa”.

La mia teoria è questa: io sono solo un semplice fotografo, libero professionista. Ma mi sono accorto che cercando collaborazioni di vario tipo ci sono molte persone che ti fanno perdere un casino di tempo anche se tu ti poni con la massima disponibilità nel far fare loro delle prove, di dargli qualcosa gratis per dare modo di conoscerti, di vedere come si lavora insieme ecc ecc. Spesso qualsiasi cosa tu faccia ci sono comunque motivi per tirare indietro il culo, scuse, mancanze. E alla fine tu sei solo tu con quello che devi fare … e il tempo di stare a correre dietro alle magagne degli altri non ce l’hai. O ce lo metti anche, ma solo con chi se lo merita: perché tutto il tempo “umano” che metti nel lavoro è improduttivo. Serve umanamente, mette di buon umore. Ma alla fine devi pedalare comunque come una macchina per creare ciò che fa guadagnare i soldini. Continue reading →

Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare

Frase di Manzoniana memoria, pronunciata dal pavido Don Abbondio, divenuto per questa triste caratteristica, esemplare.

Eppure le indicazioni di tanti benpensanti, ottimisti, volitivi, religiosi e coraggiosi… più o meno, ricondotte al succo di ciò che contengono, dicono “eh, non devi avere paura”, “devi essere coraggioso”, “devi fare quello di cui hai paura” … eccetera, ovverosia cose tanto sensate quanto ciò a cui si rivolgono… ovvero che se uno ha paura, ha paura e basta.

Dir loro “ma non devi averne” non cambierà le cose. Le persone sono lasciate sole ad affrontare il cambiamento da ciò che conoscono a ciò che non conoscono. Chi non fa altro che dire “questa è la vita, o mangi ‘sta minestra o salti la finestra” non sta risolvendo il problema di chi ha paura… non ha la ricetta, non sta aiutando in alcun modo. Si trova nella condizione di chi la cosa l’ha già risolta, non ce l’ha (ora), o non ce l’ha forse mai avuta… se ce l’avesse (ora) davvero non la saprebbe affrontare, perché la vera paura è quella che queste persone non riescono ad affrontare: nel momento in cui ci riuscissero, la condizione non sarebbe più quella descritta. Sembra cervellotico, sembra insensato. Cercate di rileggere e capire: quella paura che non si risolve, quel terrore, quella condizione. Una volta risolta non c’è più, non è più conoscibile, forse non è mai stata quella comprensibile, dunque.

E allora? E allora è chi mostra la via con l’esempio che scioglie le paure, che contribuisce … se il coraggioso apre la pista ma lascia chiaramente vedere che il possibile era possibile ed in che modo, alcuni paurosi saranno tali forse per meno tempo e tanti semplicemente lo saranno meno. Qualcuno starà dicendo che “è troppo facile” che “si, questi vogliono la pappa pronta” eccetera. Ma si, avete ragione. Questo tipo di persona, quella che risponde così, non è il destinatario di questo testo. Continue reading →