Ti interessa vivere? NO. Non ti vedo sereno…

Accompagno in passeggiata, per assicurarmi che la faccia. Papà dice che mi vede serio.

Avrei voluto rispondere con una grassa risata. Erano 2 ore che mi parlava di roba che… ridere non fa di certo. Condividiamo la preoccupazione che mio fratello abbia il – noto e già visto – momento di picco ed euforia a cui di solito segue la discesa agli inferi. E anche, dopo la centesima volta che lo fa, mi dice che è preoccupato che “caschi il palco” quando lui morirà. Mi ribadisce, diretto, in faccia, che lui vive (invece di lasciarsi andare) per mantenere economicamente me, che tutto sommato non si sente utile e non ha quindi grande voglia di vivere, il suo mondo si restringe (tutto vero, lo capisco).

Quanto vuoi che rida – quindi – babbo caro? Mi hai appena detto che sono un fallito ed un parassita. Certo no, non hai usato queste parole. Ma, poi … incredibile: a domanda rispondo, e sembra che non sia successo niente: assurdo!

Spiego.

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E forzaitaaaaaaaaaaaa (eh?)

Eh si.

Ora no mi ricordo più se ve l’ho detto o non ve l’ho detto. Riassumo: stavo andando a cercare un assicuratore o delle pompe funebri per capire come fare ad assicurarsi di aver messo al sicuro i soldi per morire senza rompere i coglioni agli altri, senza dar loro spese, fastidi, pensieri. Decidere tutto, mettere via i soldi perché sia fattibile, trovare qualcuno che se ne incarichi per lavoro.

Arrivo da uno che sono anni che vedo dove ho lo studio e ci beviamo dei caffè. Per me era un assicuratore, questo sapevo io. Seduto da lui scopro che non è che una piccola parte delle sue attività. Ma esco con un’offerta di lavoro. Per di più con l’offerta di essere assunto con un contratto, visto che non intendo aprire la partita IVA. “vabbé” è stata la mia risposta.

Verso sera mi aveva chiamato – io pensavo “ok ora mi dirà che ha bevuto e che scherzava” – e mi aveva chiesto se potevo occuparmi di una campagna elettorale. Io “beh si, ok”.

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donne nude a un depresso cronico

Sono anni che G viene a posare da me (vestita!). Almeno un paio. È sempre stata entusiasta, gioiosa. Anche se aveva un sacco di storie in mezzo di maschi idioti e (mal) giudicanti. Da un po’ si è decisa che le va di posare nuda. Meraviglioso, bene. F mi ha scritto che non sa più cosa decidere di stampare perché per lei sono una più bella dell’altra (nudi).

Eppure io mi sento la morte nelle vene, mi viene da piangere sempre più spesso in questi giorni, mi faccio schifo, mi sento una merda. Non mi odio eh. Se penso a quanto ho fatto perdere il tempo della vita a B, questo si, allora mi odio. Lei no, mi ha perdonato in un attimo ora e forse prima, col tempo. Ma è una cosa “localizzata” e specifica, non generalizzata come la demoralizzazione che provo per il fatto che … sono inutile. Se fossi ricco non sarebbe un problema. Non mi interesserebbe. Ma sento la pressione della sopravvivenza utile, l’autosufficienza economica passa per la necessità altrui. In qualche modo mi fa sentire schiavo e contemporaneamente inadatto ad essere persino quello. Uno schiavo che non comprerebbe nessuno.

Assurdo, no? Cosa fa la chimica di questo cervello. Ci sono persone che mi invidierebbero la capacità e la possibilità di fare quello che faccio. E io lo faccio nel modo in cui voglio: senza interesse economico (le ragazze che posano nude lo fanno perché vogliono). In effetti ormai funziona come una droga. Mi da contentezza per il tempo in cui questo succede. E poi mi sento di nuovo una merda.