GOMORRAMI IN FACCIA

swingQuand’ero piccolo vicino a casa mia c’era un parco giochi. L’altalena legata a questo ricordo si trova ancora lì, credo sia la stessa, quella che sostituì la precedente, forse fuori norma, ora è ancora salda al proprio posto. Su quella altalena accaddero due “cose sessuali”. Anche se per me non lo erano chiaramente. Più che altro furono “incontri di concetti”, più che fatti materiali.

Ero sicuramente alle elementari. Ricordo con chiarezza che al momento ogni parola “difficile” gravitava attorno al sesso, per cui non era facile chiedere ai genitori, e nessuno sapeva un cazzo: sparavamo tante di quelle cazzate, per cui ad esempio mi fu spiegato con totale sicurezza da un compagno di classe che “essere di sinistra” significava che “sei così” e mimava il gesto di spostare l’orecchio da dietro in avanti. Il mio livello di conoscenza si fermava a questo, perché – e qui il corso di semiotica ci starebbe tutto – conoscevo una parola associata a quel gesto, cioé “RECCHIONE”, ma restava comunque un mistero cosa questa faccenda dell’essere “di sinistra” e “recchione”, anche indicabile con il segno succitato della-recchia, significasse.

Questo dunque il contesto di grande conoscenza. Continue reading →

lo SHOGUN-MUZZUKINIMITO!

Quando io ero piccino, quindi nel secolo scorso, in pieni anni ’80 del millenovecento, quando ancora l’inventore di Facebook doveva nascere ed internet era ancora arpanet e i cartoni animati si vedevano in una pletora di schifose tv dette “private” ancora suddivise in tante emittenti locali preberlusconiane (i dinosauri si erano estinti da poco) esisteva un cartone animato (un anime, come noi non sapevamo si chiamassero quelli giapponesi) che qui da noi era intitolato “L’invincibile Shogun”. Il che era una puttanata. Ma io non lo sapevo e figurati quanto ce ne sbatteva.

Quello che ci interessava, precursore di mille tormentoni (grazie) era il mitico momento in cui una delle due guardie del corpo dell’anziano Signore errante finiva per dire SHOGUN MITSUKINUMITO! FASCIA DELLA POTENZA!!!!!!!!!  Continue reading →

stanno tornando i gilet?! macchéddaverodavero?

Post iniziato 19-12-2013

Per qualche motivo negli anni ’90 decisi di NON buttare via i gilet che acquistai nella fine degli ’80 con in testa l’idea che stavo ancora facendo le medie… insomma probabilmente i gilet andavano negli anni ’80, ma dove sto io le mode sono più lente (o lo erano).

E così feci anche con una serie di jeans (non blu) che non mi stavano più: pensavo che in fondo le ossa erano quelle e che prima o poi.

Ma sono passati così tanti anni che osservandoli pensavo al fallimento, uno dei tanti della mia vita di essere mediocre. “Distante della mediocrità” mi risuona sempre in mente Carmen Consoli… che mi ricorda che si, che la mediocrità non è bella, che fa schifo, che fa schifo alle donne interessanti, interessanti per te in qualche modo, che siano salottiere o da bungee jumping. Distante dalla mediocrità io non sono. Sono distante da alcune cose, ma non dalla mediocrità: io sono la mediocrità. L’eccellenza è merce rara. E la bassa lega è merce diffusa.

Ma torniamo ai gilet! Quando iniziai questo post, nel 2013, mi sembrava, osservando i ragazzini e la moda di quel momento nella mia zona, che stessero tornando! E lo trovavo un po’ buffo. L’ho sempre trovato un po’ buffo, un po’ teatrale e un po’ travestimento, persino quando li mettevo io.

Sono passati 5 anni. E no, non era daverodavero.

 

E con questo siamo a 101. Le bozze diminuiscono.

COME PREVISTO sono un anninovantaro

Mentre gli anni 90 finivano io mi dicevo “OK, ho capito, non amerò mai tanto un periodo musicale come quello degli anni ’90” (del 1900, lo scrivo per i miei lettori del 3000 ed oltre, che necessitano di questo spiegone).

Ed è vero. E’ totalmente vero. Ogni tanto qualcosa capita, ma che mi prende proprio lo stomaco, la testa, il cuore, tutto assieme… di solito è una di queste robe qua. Grunge compreso, che ho vissuto quando ormai finiva.

Prima ancora mi dicevo “morirò sordo e ciccione”. Sul ciccione… beh, per ora ci siamo, ma sto tentando di porre rimedio: ho preso il controllo della situazione, anche se non sono certo mister controllo totale. Faccio qualcosa.

Sulla sordità cmq ormai i passi sono stati fatti, come previsto. Ora ci sento, ma da anni ho problemi sulle frequenze della voce umana.

Mi fa una certa impressione sentire i ragazzi di OGI (citazione per anziani) dire “ascolto musica anni 80” come noi dicevamo “anni 70”. Chissà se la loro sensazione, quando sentono “anni 70” è la stessa che per me sarebbe stata quella di paragonare Bobby Solo ai Led Zeppelin. Per me molta della musica anni 80 è merda totale. Ma … c’era anche roba buona, solo non tanto modaiola, credo.

No?

quando scoprii che la giustizia non esiste

Osservare le cose “grosse” come gli atti di guerra tra Stati, o tra classi, tra poteri … spesso non è diverso che osservarle tra i bambini.

Ero, credo, in terza elementare. Era uscita la replica di “Radici” in TV: anni ’80 appena iniziati. La maestra per qualche motivo non era in classe e siamo stati laciati a noi stessi.

Alcuni dei compagni di classe tra le vittime designate abituali (tanto perché non pensiate che i genitori non debbano ricordarsi quanto i bambini possano essere dei pezzi di merda) ovverosia il ciccione e un altro suo amico vengono frustati dai due bulli in carica della classe con le corde delle tende (cordini di nylon grossi e pesanti, direi di 4-5 mm di diametro, con un peso in fondo) al grido di “prendi KuntaKinte, sporco negro!!”.

Anche se ho altri ricordi di questi personaggi che oggi brucerebbero chiunque non voglia tenere il crocefisso in classe, ad esempio mentre bestemmiando con la foga che solo i bambini e gli uomini appena traditi sanno avere, prendeva la mira e faceva a tiro a segno con le ciabatte sul suddetto crocefisso…  non divaghiamo. Continue reading →

Sono un nativo digitale?

i ragazzi del computer

“i ragazzi del computer”, serie TV ’80

Nel 1980 io avevo sei anni. Ero appena in prima elementare. Non lo sapevo ma internet in qualche modo esisteva già. Ma a saperlo erano in pochissimi. Io iniziavo ad usare un Epson HX-20, in basic, con il meraviglioso spirito con cui ho imparato le cose che so fare meglio nella mia vita: per giocare.

Solo che con quel cazzo di coso non potevi giocare. Se volevi giocare ti dovevi fare i giochi. E ovviamente, come ogni cosa così nerd, i giochi finiscono per piacere solo a te, perché per muovere un fottuto puntino, che dovrebbe essere parte del gioco, facevi così fatica che alla fine la cosa divertente era solo il fatto di esserci riuscito. Certo, questo mi ha insegnato ad usare un computer: per usare un computer, un po’ di tempo fa, tu dovevi programmare. Se volevi un’applicazione (o un “programma applicativo” come usavano dire i nerd più vecchi di me) te la dovevi fare.

Tenete conto che circa 10 anni dopo i miei coetanei che facevano ragioneria, quando facevano la “sperimentale” mi davano una noia pazzesca perché imparavano a fare le quattro operazioni – e su carta. Pure allo scientifico i prof non sapevano un cazzo. Anche oggi, noto, parlando con ragazzi che fanno l’ITIS, non è che si muovano tanto le chiappe. I prof sono ancora arretrati rispetto a quanto c’è a disposizione. Non entro poi (ora) nel merito alla curiosità ZERO che hanno i ragazzi a cui viene regalata ogni conoscenza. Comunque ne ho preso uno da parte e mi sono fatto spiegare in circa 30 minuti un anno intero di programmazione c++, cosa che potreste trovare su HTML.IT credo nelle prime due pagine, gratis. Questo se, come facevamo noi, ti leggi tutto e provi.

Certo io ero sega, non un vero nerd. I veri nerd sanno. Hanno anche il cervello. Io ero un entusiasta, ma un mio compagno genietto stava già muovendo grafica su un commodore 64 della biblioteca. Vojo dì … noi altri sfigati andavamo con le cassettine comprate in edicola (in 6) a vedere se potevi caricare un gioco… lui no. Lui andava li, DIGITAVA un listato di un programma (eh si:  si dettava e si copiava, A MANO) e imparava e soprattutto capiva quello che copiava. Ci ho messo un bel po’ per capire alcune cose che avevo copiato da quei listati anni prima, pure io. Lui le capiva alle elementari.

Ad ogni modo il pc, una baracca IBM di quelle che sembrano un autoscontro dal rumore che fanno, è stato in camera mia per un po’. Lo scopo era sempre giocare. Ma non si riusciva così facilmente: dovevi sempre sapere qualcosa. E quel sapere era talmente vicino alla macchina da lavoro che avevi in mano, che un po’ per forza imparavi, se volevi usare quella roba. Imparavi il sistema operativo, imparavi cose per renderti più comoda, facile, migliore la vita con quelle baracche. Poi ne è arrivato un altro: un mio cugino lavorava in ASEM negli anni ’90 e quindi mio padre si è fatto fare un assemblato… io volevo sempre e solo riuscire a giocare … ma più di Tetris non passava il convento. Ad ogni modo anche solo per raggiungere un gioco o per far partire l’ambiente di sviluppo (LOL!) del GWBASIC dovevi sbatterti. Esistevano cose come Norton Commander (cose che oggi voi tutti fate cliccando su finestre e trascinando) … ma eri cosciente di cosa ti stesse facilitando. Di cosa c’era sotto.

Io comunque ad un certo punto ho avuto un M24 o un M240 … non mi ricordo, in camera. Un mio amico non lo voleva usare e me lo ha prestato. Io con quello ho imparato tantissimo. Ma la cosa che facevo di più era scrivere un diario personale. Programmavo, in parte, una cosa che scopro hanno fatto un casino di altre persone, ovverosia un editor di testo. Un database di altre cosette. E poi scrivevo, scrivevo, scrivevo.

Se non fosse entrato in scena Word io avrei cacato il cazzo a Windows. Non me ne fregava niente. Ma Word… beh word era un’altra storia. Quindi diciamo che scrivere da “nativo digitale” potrebbe anche essere stato un ruolo che ho anche ricoperto. Certo, come la sintassi della frase precedente testimonia, non significa un beneamato cazzo. Ma tant’è: usavo un word processor parecchio tempo fa e lo facevo per scrivere, per i fatti miei, non per lavoro. Mio padre lo usava ancora prima, quando io lo schifavo, perché a me piaceva la roba spartana, da programmatore: solo editor di testo puro. Ma Word… se non fosse esistito lo so, io oggi userei linux.

Ad un certo punto è arrivato mio fratello che mi ha detto che esistevano gli mp3. Ma senza internet che cazzo me ne poteva fregare degli mp3? Un MP3 occupava anche UN INTERO MEGA. E il mio hard disk precedente ne conteneva 20. Figuratevi. Da poco avevo un HD da un giga… ma per me i mega non erano bruscolini. Ovvio che oggi mi fa ridere vedere una micro-sd da 64 GIGA. Oppure che so… vedere come gira SimCity Buildit su un tablet di due anni fa … 3D in tempo reale per giocare … su un cellulare. Quando sembra che la fantascienza si sbagli … guardate Blade Runner … grandi tecnologie avanzatissime… e degrado. E’ corretto dai 🙂

Internet. Chiunque non abbia mai utilizzato un BBS con il TE-LE-FO-NO non ha idea di qualce cosa grandiosa possa essere internet. Nonappena è arrivato mio fratello che, per lavoro, scaricava i driver dell’autodesk direttamente dal canada spendendo UN CAZZO rispetto a quello che calcolavo io … ho iniziato a cercare di poter accedere. Cosa non proprio a portata di tutti ai tempi. Comunque sono stati i primissimi free-internet provider a generare tutta la rivoluzione vera e propria. Tiscali, Libero-Infostrada, TiN … con il loro CD con dentro internet-explorer-4 e altre amenità. A quel punto si che internet era accessibile a tutti.

Ma sono un nativo digitale? Non sono nato con il cellulare in mano. Ma ero li quando arrivava. Avevo due dei più usati cellulari pre-smartphone (si chiamano “feature-phone”) di sempre, entrambi usati. Ero li quando tutto quello che usiamo nasceva e lo provavo. Per me il 2.0 è una cazzata. E’ un nome appiccicato ad un traguardo immaginario. Ma va bene, è un concetto utile. Il filesharing … stessa cosa. Napster ha creato una rivoluzione straordinaria, ma chiunque abbia usato un BBS sa bene che tutto questo si faceva anche prima. E la pirateria d’oggi… sembra quella del 1999. Link diretti in HTTP.

Non so se sono un nativo digitale. Spesso mi sono chiesto se sono o meno un internet-addicted. Ma sono anche un figa-addicted, anche un aria-addicted, un pisciare-addicted. Sono cose che fanno parte della mia vita. E oggi, senza internet, non potrei svolgere il mio lavoro.

le #uniformi uniformano… ma non è sempre un male

Ai miei tempi! Eeeeeeh ai miei tempi!

immagine raffigurante Enzo Braschi nei panni del suo personaggio "il paninaro"Quando sento “ai miei tempi” io di solito immagino tutto in bianco e nero … immagini anni ’50 … poche automobili, tanto andare a piedi, bicicletta come lusso… zero diritti per tutti, pochi per le donne e comunque non nel sentire comune.

I miei di tempi invece sono pressoché gli anni ’80 e ’90. Amo di più i ’90 per motivi estetici e sonori. Ma la mia infanzia piena si è svolta negli anni ’80. Per me vedere voialtri pirletti che vi comprate le AllStar a fior di quattrini è una colossale stronzata… le AllStar erano le nostre scarpe “da tennis” da poco… non erano considerate certamente uno status symbol. Mi pare che le superga costassero di più. Le Clarks o le Canguro erano pressoché la stessa cosa. Sono stato fan di Madonna mentre ascendeva tanto quanto degli U2 e sentito i Guns nascere (come sfigati, per i fan degli Iron Maiden) , seguirli e poterli vedere in concerto, tanto quanto visti sparire. Il sound plastorobotico che si stanno riciclando un po’ tutti da un po’ … e recentemente in modo spudorato, io lo vivevo quando andavo a comprarmi le patatine con la sorpresina. Me ne fottevo, ovviamente. Sono passati alcuni anni e c’ero dentro con tutti i piedi: Bon Jovi diventava famoso, Non è la rai di Boncompagni, bla bla. Questi erano gli ’80. I 90 erano più interessanti, per me. Continue reading →