il ritorno al cocuzzolo

aloneIeri stavo una merda; per fortuna ho già i miei pensieri fissi stabiliti nella mia prigione di merda, quando arriva. ho l’elenco delle cose da fare prima di morire e prepararmi a morire; così oltre a raggomitolarmi in posizione fetale (grazie micia di avermi fatto compagnia) e piangere, verso sera ho scansionato e gettato della vecchia burocrazia, con successo. Ho iniziato ad eliminare fisicamente. Ad un certo punto toccherò i libri, poi i CD. Ad un certo punto resterà solo il quotidiano, ed il debito residuo. Poi tenterò il pentobarbital online (nembutal), oppure sarò vivo e non mi servirà. Chi lo sa.

Quando va non-merda, ho le cose da fare per vivere meglio, per continuare a sopravvivere allo scopo, poi, si spera, di vivere. Continue reading →

e il naufragar m’è amaro in questa merda

I rumori che vengono dalle case quando cammini per strada a quest’ora mi piacciono molto. Mi rassicurano, mi tranquillizzano e mi danno un senso di normalità, di tregua. Quella vecchia idea dei rumori del pasto del condominio, delle palazzine affacciate sulla strada… e anche se solo tu non sei li, a tavola coi tuoi, a mangiare, li immagini. Ci accomuna. Ci accomunava, più che altro. A noi Italiani il cibo fa abbastanza bene. Il tintinnio delle posate sui piatti di ceramica, o dei piatti che vengono messi nell’acquaio per essere lavati.

Mentre torno e il cielo si fa – grazie – scuro e promette un po’ di refrigerio che spero non sia solo umidità, sento questo rumore, per fortuna.

Mentre tornavo pensavo che forse non è vero che non posso essere amato. Qualcuno, di tanto in tanto, si innamora. Ma non dura, non mi ama, non resta. Questo significa fare la verifica, persino metterci il cuore. Non ha importanza se è infatuazione, amore, attrazione, colpo di fulmine, se le amo o non le amo. Non sono fatto per essere amato, sembra la conclusione. Continue reading →

l’ottimismo è il profumo della

Quindi dato che devo fare il Professor Ottimismo, eccoci. Sentivo anche il signor Paolo Crepet dire cose che  sarebbero anche condivisibili, se non mi fosse scivolato su un bel “ai tempi de mio nonno se stava mejo e con n bello scappellotto aeh!… ” che poi il mio caro Paolo Crepet, te lo vorrei vedere quel meraviglioso bel tempo andato con tutte le altre cose che presumibilmente sono oggetto del tuo studio: quel bel tempo andato, ad ognuna delle cose ti risponderebbe che sono tutte fanfaluche, che ci vuol nerbo, che “una volta queste cose non esistevano” (tipo: lo stress non esisteva! come altre persone che dicono che una cosa  non esisteva solo perché non gli avevano dato un nome, non l’avevano distinta da altre cose perché non ne avevano mezzi e conoscenze) che basta aria buona e mangiar meglio eccetera eccetera. Alcune di queste però, ripeto, le trovo condivisibili: ci sono alcuni tipi di dolore (frustrazione) che  devono essere vissuti per tempo, con degli scalini che si devono fare, con fatica, con dolore, lacrime, vivendoli… e deve essere fatto presto, senza nessuno che ti pari il colpo o ti prenda prima che ti sfracelli sull’asfalto col ghiaino. Sanguini, ti spezzi, ti rimargini, soffri, e soffri per un po’, mica passa subito.

A volte non passa mai, però, caro il mio Crepét. Ma sono d’accordo: alcuni culi sono un po’ troppo parati.

Detto questo, eccomi con il momento riconosco-che, ottimistico. Riconosco che avendo insistito, perseverato, essendo andato avanti in alcune cose anche “per fare qualcosa”, poi me ne sono capitate altre. Anche belle. Ad esempio un po’ di tempo fa con la società che mi ospita ho fatto delle foto ad una “sfilata” con ragazzi/e normodotati ed altri disabili, mista. In quella occasione ho incontrato e ho dato il biglietto a L, che è arrivata ed abbiamo fatto qualcosa, poi abbiamo avuto, nel tempo, dei dialoghi, poi è venuta anche a posare nuda e mentre ne parlavamo siamo andati in un bar, dove ho incontrato F, mia attuale modella di nudo, che però in quella occasione mi ha visto appunto con L, che è sua compaesana e quindi ha potuto verificare che non sono una minaccia. Ci ha messo un po’ ma poi è arrivata. Ha iniziato dicendo “non mi interessa il nudo” nei moduli, poi di persona “SI, VOGLIO”. E non ha mai smesso, facciamo quello.

Ok, anche lei vuole posare come sposa. Anche sposa lesbica. Anche sposa sexy. Ma pure suora e roba blasfema, per il gusto della blasfemia. Le avevo pure proposto di fare la madonna che se la fa leccare da sangiuseppe e lei “si!!! sarebbe fantastico!” però insomma, questo è anche un po’ troppo porno… sarebbe divertente, ma insomma, ecco. E tutti i travestimenti, Harley Queen OK, teppistella monella maiala OK … eccetera. E principalmente “as is”, al massimo coi tacchi, ma di solito senza niente. L’ultima volta ha buttato li un “ho capito che ci piacciono le stesse cose” [in quanto ad estetica fotografica] e la cosa molto carina, comune di solito a questo tipo di persona (splendore!) è che non importa quanto aperta possa essere la figa in una foto: se me la scartano è perché si è schiacciata la pancia o il collo e “fa brutto”. Questa cosa mi fa impazzire, sorrido.

Detto questo io sono sempre sull’orlo del suicidio, che vogliate credermi o meno. Non sto bene. Ma penso a questa roba per andare avanti: almeno posso produrre roba bella, sono un privilegiato del cazzo, ho accesso all’immagine intima di ragazze e donne splendide. Posso renderle eterne, ho il permesso e la partecipazione attiva. Quando loro non ci saranno più, ci saranno ancora. Questo è bello, per questo vale la pena sopravvivere un giorno in più. Fare una cosa bella.

Per quanto possa darmi una soddisfazione del produrre qualcosa, non soddisfa questo essere umano che per quanto possa capire, caro Crepet, che la vita è costellata di frustrazioni, quando frustrazione e vita coincidono, per me non vale la pena, te lo ricordo. Anche se fai un bel lavoro, anche se ci sono persone intorno che non ti odiano o ti vogliono fare la pelle per mangiarsi te o la tua roba.

Viziato di merda.

Devo rileggermi Watzlawick, che me la mette talmente giù bene, con un’ironia tremendamente condivisibile. Prende per il culo l’insensatezza di questo buco nero in un modo che riesco ad accettare. Ne ho prese due copie, grazie a m. che me l’ha fatto conoscere, ma adesso mi sa che le ho sparse in giro a gente che non lo sta leggendo. E siccome è una medicina, mi sa che me lo farò ridare.

Ora ho 3-4 giorni per consegnare un lavorodimerda. Che non verrà pagato perché sono un coglionedimerda.

come si fa a scaricare una

Ho 45 anni.

Uno di 47 mi chiama tutto imbarazzato, era qualche settimana che era tutto orgogliosetto, di tanto in tanto mi diceva “attiro ancora la fica! sono contento!” “oh questa non molla, le ho detto che sono sposato!” “mi ha detto vedo che hai del potenziale inespresso e che non sei felice” “questa insiste, mi ha trovato su Facebook!”.

Mi sembrava il classico che scende dalle scale tutto affaticato alla  maqualcunolodevepurfare dicendo “cazzo, sono otto ore che scopo questa tizia, leiè venuta sei volte e io ce l’ho duro come il marmo ma niente, che posso farci? mah”.

Cioè la lamentela-vanto di alcuni stronzi che vaffanculoavvoi.

Comunque.

Mi chiama davvero imbarazzato oggi, per dirmi “senti, ho bisogno di una consulenza, sono stato gentile fino ad ora ma … come si fa a scaricare una?!”.

Così, siamo, noi sfigati. Talmente non abituati a questo, talmente convinti che devi supplicare, pregare una donna, che a loro je fa schifo e se non je fa schifo sei  tu che fai loro schifo, che ecco, non sappiamo come si fa a scaricare una.

Ma no, non è vero. Lo sappiamo: almeno io penso che non ci sia un modo giusto. Se proprio non vuoi avere nessun rapporto con una e lei in qualche modo ti vuole ma tu no, in nessun modo che sia diverso dall’amicizia o frequentazione per interessi e dialogo  compagnia (insomma non vuoi scopartela) … beh, credo che non sia poi difficile: puoi essere chiaro, limpido.

Non ti ama: vuole scoparti, tu non vuoi, ma gradisci la sua compagnia –> nessun pericolo di ferire sentimenti veri. Puoi dire “non ti voglio in quel modo, ma se vuoi che ci si veda per chiacchierare e basta” e poi sii te stesso: io non sono convinto che non esista l’amicizia tra uomo e donna. Ma io sono io. Magari voi si, siete convinti che non.

Ti ama, vuole scoparti, tu non vuoi. Non c’è via d’uscita. Qualsiasi cosa tu faccia, soffrirà. Sii gentile. Che tu voglia scoparla o meno, se ti ama, ci sono casini. Io l’errore l’ho fatto. Non mi amava, ma si è innamorata. Sono stato chiaro, sempre. Ma lei ha sofferto. Ha provato, abbiamo provato, ma poi … io non mi sono innamorato, lei si. Per me andava bene, credevo di darle molto (qualcosa le avrò dato se si è innamorata? non so, alla fine non so: a chi è dovuto l’amore? A me? a te?) e anche se non ero innamorato lei stava bene. Se c’ero. Ma quando non c’ero impazziva d’astinenza sempre più, mentre invece a me lei faceva bene: mi sentivo amato, anche se non c’era, quando potevamo vederci stavamo bene, in ogni modo, pensavo. Poi quando ha detto basta, però, è venuto fuori che tutto funziona solo se ti amo. Cioè alla fine senza la polvere magica io non sono frequentabile. Quindi, lasciando perdere il mio caso personale: non ci sono modi giusti. Ci sono modi sbagliati però. Si può solo cercare di pensare cosa vorremmo sentire o perlomeno cosa vorremmo non sentire. Se fossimo noi.

Io sono stato scaricato, rifiutato, mollato, ignorato nella vita in talmente tanti modi che posso dirvi che sono state molto rare, ma ci sono, quelle che mi hanno fatto poco male. Un classico “non sei il mio tipo” non è malissimo. Basta fermare la scimmia successiva: e com’è questo tipo? Meglio non saperlo. Meglio non andare a rincorrere l’essere qualcun altro.

Ti ama, vuole scoparti, anche tu vuoi. Ma tu la ami? Non si sa? Si sa? Siate chiari.

Ma se sei sposato … questa ultima magari veditela da solo.

il contrappasso sbilanciato (lacrime & sangue)

Leggevo un augurio malevolo su una storia di WhatsApp, di contrappasso, che tu possa versare tutte le lacrime che hai fatto versare! E ragionando sullo “spero proprio di no: del resto se dovessero essere riversate tutte quelle che ho versato io, da parte di chi ne era causa per parte mia, credo che questa reverse-Revenge causerebbe molte depressioni e tristezze … meglio se cerchiamo tutti di andare avanti eh?” … dopo un sacco mi è stato finalmente chiarito “si ma le mie figlie sono piccole e innocenti e non hanno colpe per cui piangere”.

Eh ma mica eri stata chiara, tesoro. Tu stai dicendo che tuo marito fa piangere le tue figlie. Dillo chiaro. Ma una volta detto, io resto a pensare.

Interessante. Si stabilisca una relazione tra Tizia e Caio. Questa è una relazione tra pari. Uno ferisce, l’altro subisce, da un lato, verso l’altro. Ma se ci metti di mezzo i figli, la relazione non è più libera. Qualsiasi cosa succeda tra Tizia e Caio, saranno sempre i sempronietti a soffrire? O comunque non saranno Tizia e Caio, liberi di essere tra loro quel che devono, pena il generare sofferenza in innocenti.

Se fai soffrire mio figlio io ti – qualcosa- è sempre una relazione impari. Sarà mio figlio a fare quel che intende fare. Non io. Ma se è un bambino?

Anche se ho generato questa cazzata per pura teoria, rimetto sul piatto la mia stupida idea: i figli ci dovrebbero essere sottratti alla fuoriuscita dal corpo per essere affidati a cure genitoriali … “della comunità”. Tutti. E nessuno. Dovremmo tutti essere reponsabili di tutti i piccoli, finché piccoli sono. E poi basta. Ma nessuno in particolare.

Tizia e Caio non si amano più, non si sono mai amati, hanno sbagliato? Devono forse risentirne i sempronietti? No. Sono figli di tutti, della comunità, non sanno nemmeno di chi sono sangue… e non dovrebbe interessare loro.

Abbiamo generato noi questo sistema sociale. Quello naturale dice solo che esci da li. Ma che sia chi ti ha generato a prendesi cura di te, questo non sta scritto da nessuna parte che debba essere così. Altre specie si comportano diversamente: tutte le femmine si prendono cura di tutti i cuccioli, ad esempio. E questi vengono su bene, maschi o femmine che siano. Certo, sono altre specie.

Ma chi ci ha convinti che noi siamo meglio? Non strepitiamo forse ai quattro venti che “più conosco le persone più amo gli animali?”. Ecco, prendiamo esempio dal meglio?

un tuffo nel dolore passato

Le foto possono rendere immortale parecchio. Il motivo per cui mi piace ritrarre splendidi nudi di donna è questo: una cosa passeggera e bellissima, diventa eterna.

Ma per quello che  poteva essere e non è stato, questo tipo di ricordo rende eterno il dolore. Certo, ragionando tu sai che quello è il passato. Ma è lì, perenne memento. Tutto scorre, no?

Un infernale meccanismo del mio cellulare di tanto in tanto mi ripropone la costruzione di album tematici, probabilmente relativi all’anno scorso in questo stesso periodo. Cioè poco prima che  lei mi lasciasse. Oggi non sto poi così male per questo, mi dico, e mi credo, e credo sia vero. Ma quando vedo quelle foto mi ricordo che tipo di persona mi attragga in maniera viscerale, mi ricordi la vitalità e la voglia di vivere…

Un tuffo al cuore, terribile, che di nuovo mi ricorda la rarità, in senso assoluto, di questo tipo di persona a vista del mio occhio. E la pressoché impossibile probabilità, per un vecchio, di essere attraente e men che meno riamato da un tipo di persona così.

Perché in tutto questo l’aspetto fisico c’entra. Mente e corpo, cuore e carattere. Io sono un individuo, non voglio tutta una persona, non voglio tutto il suo tempo e ne voglio anche per me, del mio. Tuttavia quando sei mia e sono tuo tutto questo miscuglio di bellezza…

… oh fuck.

vado

la valvola dell’amore

La valvola fa entrare e non fa uscire e viceversa, a seconda del lato da cui ti trovi. Forse quindi il mio paragone è sbagliato. O dentro o fuori? Potrebbe essere?

Io stesso, quando si trattò di lei, mi dissi: la amo, o la vedo così, del tutto, perché siamo l’uno dell’altra, ci diamo al 100% oppure non posso averla ” solo un po’ ” e soprattutto sapere che il suo corpo desidera altri corpi e non il mio. Può essere insopportabile. Forse di più del far parte di un gruppo, di essere uno dei tanti. La totale esclusione “tu no” credo sia il peggio. Non ho certezza. Qualcosa che ti dice “tu potevi, tu avevi tutto, ma hai rotto il giocattolo ed ora il meglio, il mio intimo, quello non puoi più averlo, ma puoi fare conversazione”.

Eppure nella totale solitudine, nel pieno della notte, nel silenzio con i grilli e le auto che passano sporadicamente: o tutto o niente è una bella cosa?

Lei ha insistito, ha tanto voluto continuare a frequentarmi. In qualche modo mi ha detto “io comunque ti voglio vedere”.

E alla lunga io ci ho pensato, ricordate, e mi sono detto che volevo esserci, che volevo che lei fosse nella mia vita e io nella sua, per quello che si poteva.

A volte però sei dall’altra. Ti dici: ma se non ti amo allora non posso vederti? Non è un ricatto? Non posso frequentarti, non posso parlare con te, non posso comunque darti quello che ti piaceva di me, che comunque ti davo, ti davo tutto … “solo” perché non ti amo?

Non è forse crudele? L’amore è spontaneo, ma più della voglia di stare. La voglia di stare proviene dalla convivialità. L’amore è più vicino all’incontrollabile. Alla fine credo che ci priviamo delle persone migliori e ci teniamo attorno magari quelle mediocri, quelle che sono un po’ meno … perché rifiutiamo di non averle al 100% … e quindi quelle che non ci interessano così tanto … le abbiamo, le vediamo, anche regolarmente.

Siamo stupidi? Beh la sofferenza del rifiuto, il costante vedere quello che non puoi avere come lo vorresti tu, in esclusiva … questo può farti male: un costante memento del non-amore. Comprensibile. Tuttavia l’alternativa sembra altrettanto brutta.

Non ho risposte vere e proprie.

Vado a bermi un caffè: ore 1.31, un gatto fa la serenata alla mia micia, che è corsa in terrazzo ad ascoltare il suo miagol-ONE.

clientelismo sentimentale

“Solo perché ti amo”.

“Perché sei mio amico”.

Ma quanto vali davvero?

Sembra che le tue caratteristiche intrinseche, ovverosia non relative alla relazione di conoscenza, sentimento, tra te e il tuo interlocutore, siano conoscibili solo con persone di cui non ti frega un cazzo e a cui non frega un cazzo di te. Anzi. Forse è questo che dovresti sempre fare per misurare le tue capacità. Peccato che alcune di queste siano molto difficili da mettere in atto fuori da una relazione amorosa o amicale. Ad esempio il sesso. Ad esempio la fiducia.

Sei una enorme testa di cazzo, ma tutto diventa accettabile o sopportabile perché ti amo. Ma se non ti amassi non ti stimerei affatto? Continue reading →

no telepatia #201923890479

Sempre più non mi capacito di quanto molte donne (mai sentito un maschio fare questo genere di affermazione aprioristica, mai, in tutta la mia vita, maschio di nessuna età) che più si ritengono profonde, intelligenti, addirittura sensibili e degne di interesse per quello che hanno dentro e non quello che sono fuori, non si rendano conto che il dentro sta dentro. Non si vede. Non puoi conoscerlo senza passare per il fuori.

Questa aspettativa di telepatia maschile, che arrivi uno che sa tutto di te, che ti studi (stalking?) come un documentario prima di avvicinarsi a te e conoscerti (fatti conoscere, no?) e che magicamente la pappa pronta del piacergli sia veramente disponibile senza fare un cazzo… come tutte le aspettative si presta alla più cocente delusione. Si basa su quello che TU attribuisci alla tua “controparte”. Te lo aspetti TU. Ma ti aspetti una cosa che tu non fai. E soprattutto ti aspetti una cosa disumana. Ti aspetti che un essere umano, che è prima un animale e poi un essere umano, non sia interessato al fuori.

Fintantoché tu non decidi che il rapporto è solo comunicativo, intellettuale, totalmente privo di fisicità e non invece come qualsiasi rapporto tra esseri umani, si parte dalla superficie e poi si arriverà al profondo… è meglio che ti dimentichi di amori nati a tavolino. Ci si vede, ci si annusa, ci si bacia, ci si sbatte, si parla, si chiacchiera. Succede qualcosa che promette altro? Non si sa. Non succede ma quello che è successo ti va?

Ma naturalmente non siamo tutti uguali. Continue reading →