Safe Talk: contro il suicidio

Stavo scrivendo un altro articolo pezzo roba coso questa roba dove scrivo serie di parole in fila … stavo scrivendo altro.

Cercavo una cosa che nella parte “pratica” di un corso di Inglese veniva chiamata “safe talk”; quegli argomenti (forse dovevo cercare topics) che permettono alla gente di chiacchierare senza invischiarsi in cose che potrebbero metterli “contro”: argomenti come la politica, la religione sono il loro contrario. Cercavo questo genere di argomento, definizione, esempi. Ora non ricordo perché.

A causa di questo mi sono imbattuto in qualcosa che viene chiamato “safe talk” e che riguarda la prevenzione suicidi, rivolta ai ragazzi per la maggior parte. Ci sono sfilze di siti ed iniziative su questo. Interessante, ma non mi vorrei dilungare ora… mi dilungherei dicendo che come sempre attacchiamo il sintomo e mai la causa. Cerchiamo di stordire qualcuno che abbiamo fatto ammalare tutti assieme, qualcuno che percepisce costantemente l’ingiustizia del vivere, dell’essere costretti a vivere così ed anche grazie al nostro comportamento collettivo (non come gruppo unito, ma come

In effetti io sono pro suicidio, ma di certo come espressione massima, fondante, principale, della libertà dell’esistere, perché se sono libero, posso non-esistere. E la libertà nel non essere ostacolato sta nel non rendere ostico, odioso, doloroso, lento, problematico, osteggiato quell’atto di rinuncia, rifiuto, restituzione del dono, abbandono della stanza, uscita dalla prigione. Non sono contro la vita, badate bene, e di certo non sono dell’idea che qualcuno possa, debba, decidere di quella di qualcun altro, se è libero. E rendere reato l’aiuto fa parte delle decisioni sulla vita di altri.

Ognuno sia libero di decidere per sé stesso, è la mia idea. Libero come uno è davvero libero di andare all’università se non ha i soldi delle rate universitarie o il tempo per frequentare. La libertà ha molte forme (ed era questo l’articolo che stavo scrivendo originariamente, ora ricordo) … e visto che la libertà finisce dove inizia quella degli altri, quello che si fa riguardo al suicidio è una prevaricazione, una violenza, una ingerenza vista la natura “auto” di questo atto.

Ad ogni modo in questi vari siti di safe-talk si trovano cose interssanti, si arriva anche (guarda un po’!) alla mindfulness ed altre cosine di questo tipo.

Se state guardando il bicchiere mezzo pieno e il lato positivo, ecco che è possibile accedere a questi buoni materiali.

Avete mai chiamato il telefono amico? O scritto via mail al medesimo servizio?

Io si.

Il fondo l’ho raschiato parecchie volte. Nel mio modo, certo. Alla fine credo si rischi di dimenticare che tutta questa gente avrebbe bisogno di una mano. Di soldi forse. Certo non posso andare io tra le loro fila, come potete ben capire. Ma se ad un certo punto passassi dal lato oscuro ai jedi… beh sarebbe ora di cacciare il grano, rimboccarsi le maniche ed andare a fare volontariato.

mio marito/ragazzo non vuole

Parlavo con B del fatto che con una certa costanza donne, ragazze che avrebbero voluto e non si sarebbero fatte alcun problema a posare nude spesso mi dicono poi “mio marito non vuole”, “adesso sono sposata, non posso”, “il mio ragazzo non vuole”, “al mio ragazzo queste cose non piacciono”, “al mio ragazzo/marito non piace che io faccia queste cose”.

E chi se ne incula? – avrebbe detto lei, da quando la conosco. Eppure vi assicuro che è gentile, disponibile, amorevole, si fa in quattro per le persone che ama. Ma mai, mai ha voluto essere la serva di qualcuno. E obbedire. Non devi obbedire a tuo marito, al tuo ragazzo. Certo, se in quel momento state scopando beh… può darsi, si, fa parte del gioco, ma è anche possibile che sia il contrario e non credo, cari maschietti, che vi sentireste umiliati dall’obbedire a ordini del tipo “sbattimi” o “vieni qui e scopami subito” , “leccamela!” o cose simili, simili a quelle che voi stesse direste. Diciamo che il caso è il limite ed è molto ristretto all’aggressività di alcuni momenti speciali. Quelli in cui facciamo, anche fisicamente, come gli animali. Qualcuno di noi, eh.

Ma a parte questo quando è che hai dato le chiavi della tua libertà ad un uomo? Dai, mettiamoci insieme, queste sono le mie chiavi, dammi la libertà quando vuoi tu. Ah, scusa, dimenticavo anche la museruola, ora la metto, tu toglimela quado credi, caro, ma non lasciami parlare a sproposito o dire qualcosa che non pensi anche tu, specialmente in pubblico. Ecco, tieni, questa è la chiusura, è lampo, ti faccio vedere, ecc…mmmmmh. (pollice alzato). Continue reading →

tutto il resto può aspettare, ma non deve

ATTENZIONE OPINIONI FASTIDIOSE!

Ancora una volta vedo una delle classiche frasi sul fatto che quando non ci saranno più ti mancheranno e quindi goditeli adesso. I figli, chiaro. Sono sempre madri quelle che mettono fuori questi slogan conditi con cose tipo “me li godo ora, tutto il resto può aspettare”.

Ora sarò più cinico di quanto io non sia in realtà, ma serve a ragionare da quel lato.

Cosa credete che pensi un datore di lavoro, in generale, quando “tutto il resto può aspettare”? Pensano quello di cui li accusiamo, ma che è normale che pensino. Se io posso aspettare, puoi aspettare anche tu da subito, un posto di lavoro, perché questo non è lo Stato che fa assistenza a te, ma un posto che dare soldi in cambio di dare servizio e se metterai, come è giusto che sia, sempre avanti i tuoi figli a questo posto, preferisco avere più gente che metterà avanti questo posto, che è quella che mi serve e che sa che se la baracca va avanti, va avanti anche per loro.

Stronzi. Disumani. Se tutti facessero così. Eccetera. Lo dico anche io. Passo di nuovo dall’altra ora.

D’accordissimo. Continue reading →

Google non è internet, ma rischiamo che lo diventi

Salve, sono mister incoerenza. Sto assaggiando “googlemybusiness” che serve, sostanzialmente, a gestire la vostra presenza su google. Ma apparentemente, da smartphone, gestisce la vostra presenza su WEB. Su qualsiasi telefono android “google” sembra una funzione del telefono che accede banalmente alla ricerca su internet, al solito motore di ricerca SU internet.

Ma la prima cosa che succede cercando un’attività è che ti appare qualcosa che era PLACES, ora anche local places, e via dicendo. Ci sono delle schede sulla tua attività, recensioni, posizione, orari eccetera, anche se tu non hai affatto un sito web. Eppure ecco, agli occhi dei clienti LO HAI: è quello. Se alcune info sono errate i clienti non distinguono e ti dicono “sul sito non hai messo gli orari giusti”. E tu non hai il sito (!).

Storia vecchia di qualsiasi tecnico stare a spiegare che quello non è – e la frase può continuare con una cosa qualsiasi di cui il tecnico conosce la definizione e l’utente standard no. Gli smartphone, come ho già pontificato altre volte, hanno aumentato esponenzialmente questa sensazione di saper fare le cose tecnologiche, mentre invece la capacità acquisita è quella di comprare della roba che ha l’aspetto di un telefono portatile.

Quindi tu con l’attività di qualcuno, oppure il tuo cliente con te, finirete per dire “il tuo sito” di qualcosa che non lo è. Sono le schede di google places, che dal lato tuo sono gestibili con googlemybusiness. Corrisponde a prendere la proprietà della tua attività con foursquare (ora swarm, lato utente) oppure con Trip Advisor. Se vuoi rispondere alle recensioni, ringraziare, cambiare gli orari, mettere il VERO sito web, aggiungere foto giuste, logo, intestazione e sottoporti volontariamente ad un ALTRO canale di comunicazione diretta (da gestire! e subito! quindi occhio a farlo) con il cliente, allora installi la app sul cellulare e/o usi questa cosa da browser desktop.

Bene. Detto questo, già cerchiamo le cose su google. Cercavamo INFORMAZIONI che erano contenute nei siti. Quindi cercavamo siti web. Ma ora cerchiamo anche cose che non ci sono nei siti web. Cose che sono nel mondo reale: le cerchiamo su google. E google ce le mostra. Ha delle schede delle attività e te le mostra, ben organizzate, come un sito.

Il risultato per l’utente finale medio è indistinguibile. Per cui google in questo modo rischia di fornire informazioni PRIMA del tuo vero sito internet, se ne hai uno.

Eccezion fatta dunque per questa mia visione paranoica della cosa, il consiglio è di seguire google nella sua mossa di recupero del fallimento di google plus, che è appunto questo: googlemybusiness. Google plus doveva essere il social di google ed è stato ritirato. Ma i social, dal punto di vista delle aziende servono al business. E il mondo è già utente di google. Quello a cui mirano deve solo auto-incatenarsi. Fatelo al più presto, perché nei social la regola è sempre e solo la stessa: se non partecipi alla conversazione la gente parlerà comunque di te.

Alla fine quindi mi sono aggiunto pure io. La mia posizione è alquanto ambigua. Non ho partita iva, non fornisco servizi su commissione eppure miro ad avere recensioni e fornire la posizione fisica dello studio, per comodità di chi ci viene. Perché? Perché ti cercano su google. E così gli dico io cosa trovare.

usare le app favorisce la censura

“per la vostra sicurezza” dicono di solito quelli che desiderano prendere il controllo. Togliendolo a voi.

E magari spesso è vero.

Ma vorrei che fosse opzionale. Decido io, non tu. Decido io se ricevere la pubblicità di qualcosa. Invece no, tutto il mercato NC-17 rende “non-marketable” un sacco di produzione video, spesso perché non sono patrocinati dalla MPAA. Tanto per fare un esempio old-style della sessuofobia.

Ma oggi silenziosamente accade ancora. Avete mai visto una APP porno? Nei Marketplace: che siano Apple, Google (android) o Microsoft, non ci sono corrispondenti app rispetto ai siti web di argomenti che possono contenere o addirittura trattare specificamente, esplicitamente la sessualità. Quindi il contenuto veicolato viene inibito già dal contenitore del contenitore. I vari Marketplace delle “APP” (che non sono necessarie per la maggior parte dei contenuti: basta che il sito sia responsive) possono ad un certo punto semplicemente far scomparire una app. Supponiamo per un istante che Instagram decida che #freethenipple . All’istante Apple, Google, Microsoft fanno sparire Instagram. Oh no, non Instagram. Instagram esisterebbe ancora, andando con un browser web per computer desktop sul sito di Instagram, loggandosi ed accedendo.

Cosa molto scomoda ormai, ma che renderebbe libero Instagram dalle policies di Google, di Microsoft, di Apple. La figa, il cazzo, il culo e i capezzoli sono IL MALE. Puoi trovare cose orribili nei contenuti: violenza, odio, sevizie, dolore. Ma il sesso no. Se lo trovi c’è il tasto per segnalarlo, per fare la delazione. E scomparirà. Ma la violenza no. Non siamo un mondo VERAMENTE civile, perché anche voi che leggete qui, che avete sicuramente visto L’ESORCISTA credo vi preoccupereste di più del pompino di Zabriskye Point che di qualsiasi casino di un horror. Che so, The Hostel oppure i primi 3 “SAW”. Per me sesso anale a smorzacandela (reverse cowgirl anal, per chi cerca contenuti in inglese) con frontale visuale, per quanto sia “diretto” esplicito e sessuale, non è una cosa orrenda come una testa spaccata.

Io penso che la raffigurazione della realtà sia sempre un prodotto di una mente, destinato ad un’altra mente.

Parlare di qualsiasi cosa deve essere lecito.

MA

Se proprio volete scandalizzarvi, per me due che si inculano con gioia non sono brutti. Una persona a cui tagliano la testa, anche se è il cattivo che lo fa, comunque non è una bella cosa. Eppure per noi è intrattenimento. Anche una scazzottata di 10 minuti, con denti che volano, con ossa rotte. Cose che se le pensiamo nella realtà portano a menomazioni e alla morte.

Il sesso anale, sodomia, in alcuni stati del mondo è PUNITO CON LA MORTE, ancora. E ancora, noi, tutti, al mio paragone, pensando ai nostri figli e nipoti eccetera, non riusciamo a dire “beh si, è vero”.

No. Diremmo “eh si ma mio figlio” qualcosa. Eppure di sicuro proteggi di più tuo figlio dal vedere atti di sesso esplicito, definiti aprioristicamente osceni, che non da violenza esplicita, che non sono definiti mai osceni, disonorevoli e tutta quella serie di aggettivi che vengono inopinatamente affibbiati alla nudità, ai genitali, al sesso “così com’è”. E nota bene che non stiamo vedendo Cencio e la Gigia, i due vecchietti del paese che si tolgono la dentiera per un sessantanove. Di solito è gente anche carina, in forma, bella gente. Perfino esteticamente non c’è nulla di osceno. E’ esplicito. Si vede tutto. E non si può nemmeno dire che non sia finzione, che sia una reale rappresentazione del sesso di una coppia qualsiasi: per cui persino l’elemento “finzione” (il lichann taglia la gola al vampiro, che però se lo guardo bene, povero cristo, è una bella ragazza o un bel figliuolo, nel fiore degli anni… e lo decapitano tanto come i musulmani un giornalista).

Ma anche l’arte raffigura la nudità. Se la volete vedere o meglio, se non volete si impedisca di poporvela, lasciando a voi la scelta di vedere, nel mondo moderno, del web, ricordate che il mero preferire le app invece dei siti offre il fianco alla censura preventiva.

Creare un Marketplace alternativo? Si garantisca sicurezza INFORMATICA (no virus, no falle, no furti di dati) e per il resto della sicurezza decidiamo noi. Voi fate le classifiche e noi decideremo, come per le autorizzazioni su android, no? Facile.

come un gatto in uno scatolo sul baratro

A volte siamo così, in una situazione assurda, in cui conoscendo ed osservando lucidamente la situazione puoi essere dell’idea che ci sia una probabilità piuttosto alta di farsi del male. Ma anche no. Per questo bisogna guardarla bene e tutta, e segarsi mentalmente a dovere, più volte, eiaculare mentalmente, copiosamente, più volte, far uscire lo sperma dall’orecchio destro col mignolino, ricominciare.

Perché la situazione è assurda ma stai bene. Assurda allora? Assurda perché se ti allontani di 10 metri ti vedi, vedi di più, vedi che ci sarebbe un grosso pericolo. E allora è illogico quello che fai, a occhio. Ma ecco, questo è il livello di sega n.1; approfondendo, livello di sega 2, si smette di dire “a occhio” e si vede se sia poi davvero tanto assurdo quello che fai.

Visualizzate ora il mio esempio in oggetto con questo scenario (foto):

Il quadratino nero è questo bellissimo LURVIG dell’IKEA (foto):

LURVIG scatola per gatto, by IKEA

e dentro c’è il gatto; il gatto-noi. Entri nella scatola e fine, c’è una parete, rassicurante, anche calda, protettiva. Dalla parte del cerchio c’è l’entrata, la visuale che conosci, tieni d’occhio tutto. E sopra il cielo: bello. Quando ti accoccoli sei nella tua scatoletta, al sicuro. Allontanando un po’ la visuale beh, sei sull’orlo del baratro a 1400 metri a strapiombo sulle rocce, forse appuntite, forse un fiume.

La probabilità che ti schianti è superiore a quella se fossi a terra, in mezzo al deserto, con o senza scatola. Ma che tu non sia al sicuro è tutto da vedere. Quella roccia è lì da miliardi di anni: di per sé dimostra che, per quanto in equilibrio più precario delle pareti rocciose che la circondano, non è poi tanto precaria. Anzi. Persino sulla scala dell’universo forse si è fatto una partitina a carte con gli Dei, qualche settimana fa (sempre su scala tempo-universale). Magari sarà il fatto che non ci sia acqua a rendere il posto poco ospitale. Ma a me pare che a 20 metri dalla scatola ci sia una fontanella, la vedete? A tenere su tutto quel popo’ di roba è il tub o della fontanella, secondo me.

Vi informo che ho un po’ di tensione alle spalle e vorrei fortemente dei massaggi sciogli-tutto. Davvero, lo dico sempre: sarei come i ricchi-cattivi dei film di James Bond: sempre a farmi massaggiare.

Ma lo escludo. 480 di tagliando. E oggi il dentista mi ha dato il conto finale di “quando avremo finito”. Sono 3500 euro.

Svengo e torno.

grazie

Ad un certo punto mi sono ritrovato a pensare. Insonne, non operativo. Donna felice e stanca che tiene il mio corpo col suo corpo come fanno pollice e resto della mano con una brioche: prende, tiene; senza schiacciare. Il pollice è la gamba sinistra, sotto. Sono una brioche. Lo spero.

Perché ad un certo punto la notte scende. Ho preso la mia droga? La notte scende dentro di me. Non ho motivo. Inizio a sentire il buco, a fare bilanci, piangere, a sentirmi per la merda che sono, uno schifo, un inutile, un aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeep! – ECG piatto.

Lei è felice. Io ero felice. Non riuscivo a dire, a parole, perché le ero grato. Colmo, traboccante di gratitudine. Lei era felice, appagata, innamorata d’Amore, quello vero, quello originale Svizzero costruito con tutte le cosine fiche sia degli artigiani che degli ingegneri che sanno, non quello tarocco made in PRC eh. Io lo riconosco, quello è, non ci sono dubbi, quello fico, capolavoro gioiello della meccanica e tutto il resto. E io ero grato di poter essere questo, un po’. Ma ero soprattutto grato ti potermi sollevare dalla mia condizione di essere un nulla, morto vivente, una merda, un mediocre con insufficiente talento per ogni cosa, zero capacità per ogni altra e pochissimo impegno per sopperire a queste mancanze… che magicamente ha un’occasione rara: essere l’amore per qualcuno, essere il nucleo positivo. Rendere felice al 100% una donna, per qualche secondo, forse qualche minuto. Ma di nuovo, però. E ma però io lo dico qui, tié.

Grazie, grazie perché io in questo modo esisto. Prima non-sono. Poi tu sei felice e allora io sono. Questa cosa, nostra, non è come nelle fiabe. Lo sappiamo. Ma la spinta è essere felici, non seguire le istruzioni della forma e dei dettami di. Non ci sono, nessuna delle due cose c’è. Facciamo il massimo possibile per essere felici? Beh, l’intento è quello. E il test è sempre sentire. Sentire come stai.

Grazie, allora, grazie per questo che tu mi consenti di essere per te, che lasci la corazza a terra quando sei con me, nel tuo castello. Di cui senza neanche pensare un secondo mi hai anche dato le chiavi col gufetto.

bad vibrations

Rancore, risentimento, muso, fastidio, “uffi uffi”. Mi hanno chiamato a fare un discorsetto, un racconto, un bla, come vi avevo detto, presso un’associazione fotografica, un classico fotocineclub di provincia. Li ho sentiti prima di partire per la luna, ho visto la sede, abbiamo chiacchierato… alla fine vado a braccio, chiacchiero, sono a casa mia, non ho problemi. Unica cosa era il lato tecnico: vogliono fare evento Facebook? Ci sono proiettori o cosa in sala? Devo per forza portare le mie foto? Le avrete già viste no, altrimenti che vi frega di me?

Evento: non ci avevano pensato ma anche si.

Foto: devi portarle.

Ok allora ricordo che nella stanza c’era un televisore di quelli che accettano le chiavette USB: risolvo i problemi di test, profili colore, calibrazione e impostazioni varie.

Volete lo stock o i nudi? Vogliamo tutto, se non ci sono problemi con le ragazze. Miraccomando non si vede la mia faccia, mai, in foto in giro. Solo e sempre il logo.

Quindi mi accingo a preparare l’immagine di testata per l’evento Facebook: approfitto di una sessione di scatti non consegnata in corso, prendo una cosa dove si capisca chiaramente un po’ di quel che faccio. Poi ne cerco una dove esagerare un po’, dove c’era una tipa splendida. Ma guarda che ti riguarda e mi incazzo sempre di più. La vedo un po’ grassa, più imperfetta di quel che ricordavo, ma in modo che non mi va tanto… ma non tanto per la forma del corpo quanto per quella che percepisco come una protezione continuativa, un nascondersi, una serie di compromessi, un percorso per arrivare a qualcosa… che non è arrivato, che poi abbiamo smesso. Che ok, lei è bella, ma le foto forti, quelle giuste, sono castrate, private della loro vera forza, un gradino sotto, censurate. In una c’è la forma, nell’altra la spudoratezza, nell’altra la bellezza, nell’altra la giovinezza acerba, nell’altra ancora il tirarsela, nell’altra la nudità di precisi punti del corpo, in un’altra la luce o il mood. E vaffanculo quasi sempre quelle giuste non sono nudi totali. Io BANDISCO L’ESISTENZA DELLE MUTANDINE. BASTA cazzo! Basta! Fanculo. E’ stata una delle più belle. Ma alla fine credo che “pancia piatta” sia forse il punto “se non so un cazzo di te e devo scegliere: pancia piatta, si, dubbio, no”. Perché se c’è quella, di solito, assieme ci sono altre caratteristiche. Ma l’atteggiamento… quello è diverso.

Allora opto velocemente per lei. Soffro poco, molto poco. Sorrido per quel momento, ora mi fa meno male. Ma anche lei, stessa cosa, ad un certo punto non ha “obbedito ai comandi”. Questa cosa la dovrò tenere più sotto controllo. Alla fine magari ho migliaia di scatti e un grande sciacquone da tirare. Ho messo due nudi – bianco e nero – in tutto, censurati ovviamente, per FB. Ci ho farcito tanti mini riquadri di vecchia roba stock e schiaffato il logo. Seguito le indicazioni sul formato del 2019. Seguito le indicazioni che dicono di fare quelle, con quella ratio, ma di farle pure più grandi. Ok, raddoppio. Altro? Basta.

Ma questa cosa mi ha tirato giù. Mi sono messo io in un gorgo di relazioni difficili. Ma questo è. Se vuoi la modella coin-operated, poi però il tuo cervello lo sa. Se invece è la modella “facciamolo insieme” … insieme significa che lei fa parte della cosa. E’ un equilibrio bello difficile quello che mi sono scelto eh.

Per questo è importante andare avanti e fotografare ancora. Ho molte foto mie che sono solo un promemoria di “rifare”, rifarla meglio, rifarla con, senza, che si veda questo, che sia più, che sia meno, ricordati di. E poi dovrò di nuovo guardare un po’ di anatomia in altre foto. Forse chiedo troppo a corpi che non sono giusti? O forse semplicemente il momento di vederle bene arriverà.

Comunque memo: mentre tornavo dalla luna ascoltavo la radio: intervistavano una ragazzina che fa uno sport spettacolare, molto da esibizione, in stile pattinaggio artistico, per capirci. Dicono di dov’è: assolutamente a portata, chilometraggio da casa mia: molto bene. La cerco su Instagram, la trovo, la contatto. Mi ha risposto, sembra positiva. Vedremo.

Poi mi è venuto in mente che la mia modella smilza e splendida va a qualche chilometro dalla luna, all’università, quando ci andrà. Forse posso combinare dei viaggi condivisi e chiacchierare, ma molto, molto meglio: quando avrò tempi morti ad un’ora c’è lei, se per caso si può… la location è splendida… e magari potrò fare shooting pure lì! 🙂 GH! Se stai positivo di solito le cose arrivano meglio, si sa. Sei più aperto. Ovvio, anche a far entrare i cazzi roventi con le punte eh. Ma magari sei più attento.

Nel frattempo il tagliando ha previsto un bel “DISCHI DEI FRENI USURATI” e un conto totale di 480 europorcodduecazzommerda.

Devo

assolutamente

fare

quel

fottuto

lavoro dove hanno già i soldi in mano da darmi. E con quelli non mi godrò la vita: semplicemente salderò un conto. E sempre sia santo il mio meccanico che mi permette di pagare rateale. Santo sempre.

Cara Bongiorno se volete aiutare le donne cacciate i soldi

Avatar di ruminatiolaicaruminatiolaica

Sembra brutale detto così, vero? Ma vi assicuro che non c’è altro modo di dirlo. Perché oggi ci si sta concentrando su tutto tranne che sulla vera e unica soluzione: garantire alle donne vittime di violenza una via d’uscita rapida, sicura ed economicamente praticabile. Già, perché quando chiami telefono rosa una delle prime cose che ti chiedono è: “hai un posto dove andare?”.

Eppure sembra che in troppi e troppe facciano finta di non vedere e non sentire questa urgenza. Nessuno parla più di investire fondi per finanziare i centri antiviolenza. Questo significa che si è persa di vista una cosa, tanto semplice quanto fondamentale: l’aiuto concreto richiede investimenti concreti.

Volete aiutare le donne vittime di violenza? Cacciate i soldi perché i progetti di ascolto, i centri antiviolenza, le stanze rosa, gli alloggi protetti destinati alle vittime di violenza costano. E siccome costano non si fanno con…

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sono “rimasta” incinta … OPS!

Si può ancora “rimanere” incinte? Oggi. 2019. Contatto quasi sempre ragazze molto giovani per il mio lavoro. Oggi ne sento una per capire se arriva o no, aveva sempre un casino da fare, passa un anno… mai venuta… si mi piacerebbe… Eh. E allora?

E’ successa questa cosa che sono rimasta incinta e allora vado a vivere col mio ragazzo e mille difficoltà.

Ok. Una sessione di shooting sono 4 ore.

Io non ho altro da dire.

Detto questo mi fa ridere, perché per venire in studio a fare le foto del pancione il tempo ce lo hai eh? 🙂 E allora vaffanculo te e la tua prole del cazzo: vuoi solo un servizio gratis con tempi e modi che più ti aggradano. Allora vai in negozio e paghi. Voilà.

Ma queste sono cagate mie lavorative. Continue reading →