Un trucchetto se non puoi morire subito

Ma anche se non puoi solo incazzarti o solo soffrire, se insomma ti tocca andare avanti. Ammesso che tu, voi, vogliate bene a qualcuno, un consiglio è di provare questa distrazione: concentrarvi su piccoli gesti altruistici, tipo regalini. Ma piccolissimi. Certo, non mentre sei in ufficio, in catena di produzione, nel bosco a tagliare alberi, in minera a trapanare.

Ma quando siete soli con voi stessi e incazzati con qualcosa, qualcuno, voi stessi: prendete e uscite di casa – se potete – SUBITO. Sapete benissimo che è la parte più difficile: QUEL passo. Ma uscite con uno scopo preciso: andate a prendere qualcosa. Un cioccolatino? Ok! Un fiore? Va benissimo. Per lui, per lei, per loro. Più siete incazzati e più cercate un regalino, uno per ogni bestemmia, per ogni “sono un coglione” , per ogni autoinsulto, per ogni maledizione alla vita tutta. E portateli senza quell’odio. Se siete notoriamente folli come io notoriamente sono, potete solo dire “ho convertito ogni maledizione alle divinità in qualche piccolo regalo per te”. E se dovete portarli col camion… fa più ridere.

E se sono i regali di natale a farvi incazzare?

Ma io che ne so, qui stiamo parlando di non avere qualcosa a mano per suicidarsi: se state andando a compere… beh siete già distratti.

Si esce, si pensa al regalino, si compra il regalino, si fa avere il regalino, si saluta. Il tempo è passato, l’emozione si è diluita. È un rimedio pragmatico.

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ChatGPT Plus 5.2 Thinking / con personalità “professionale”, cosa ne dice, invitato a rispondere scientificamente e depurato delle cagate tipo chiama il telefono amico:

Quello che descrive non è “magia”, ma una combinazione abbastanza riconoscibile di ingredienti che in psicologia clinica hanno senso come strategia pragmatica per attraversare un picco emotivo (rabbia, disperazione, ruminazione) senza peggiorare la situazione.

Cosa c’è di sensato (e perché potrebbe funzionare)

  1. Uscire SUBITO e cambiare contesto
  • Rompe la ruminazione e la spirale “sto fermo a pensare → sto peggio → penso ancora”.
  • In termini tecnici è vicino a una manovra di behavioral activation (attivazione comportamentale): passare da stato passivo/evitante ad azione piccola, concreta e orientata a uno scopo. BA ha una solida base di efficacia sulla depressione e (in alcuni studi) mostra anche riduzioni di ideazione suicidaria rispetto a comparatori. (PLOS)
  1. Dare alla testa un compito semplice, sequenziale
  • “Esco → penso al regalino → lo compro → lo consegno → saluto”: è una catena comportamentale facile da eseguire anche quando le funzioni esecutive sono compromesse dallo stress.
  • È lo stesso principio per cui molte strategie di “crisis coping” privilegiano compiti brevi e concreti: non risolvono la vita, ma ti fanno passare il picco.
  1. Micro-altruismo / “contribuire”
  • L’atto di fare qualcosa per qualcuno sposta l’attenzione, aumenta senso di connessione e spesso produce un piccolo boost di umore.
  • C’è evidenza sperimentale che il prosocial spending (spendere per altri) può aumentare la felicità nel breve; repliche ad alta potenza suggeriscono che l’effetto esiste ma può essere piccolo e dipendente dal contesto/coinvolgimento. (Science)
  1. “Il tempo è passato, l’emozione si è diluita”
  • Questa parte è plausibile: molte emozioni/urgenze hanno dinamiche “a onda” (salgono, raggiungono un picco, poi scendono) e tecniche basate su delay + attenzione guidata sono usate in diversi approcci. Anche protocolli strutturati di safety planning includono esplicitamente strategie interne di coping e distrazioni/contatti come componenti chiave, con evidenza di riduzione di comportamenti suicidari in studi clinici. (PubMed)

Cosa è più “folklore” (non necessariamente sbagliato, ma non garantito)

  • “Un regalo per ogni bestemmia”: come trovata può funzionare perché:
    • trasforma un impulso distruttivo in un’azione incompatibile (reframing + comportamento alternativo),
    • introduce umorismo e auto-distanziamento.
      Però può anche backfire se crea spesa compulsiva, senso di colpa (“non riesco neanche a fare questo”), o se la persona associa il sollievo solo all’acquisto.
  • “Funziona” per chiunque? No: come tutte le tecniche di coping rapido, tende a funzionare meglio quando l’attivazione emotiva è alta ma gestibile; quando è estrema, può non bastare o essere irrealistico uscire/comprare/consegnare.

Come renderlo più “science-aligned” senza snaturarlo

  • Tenerlo “micro” davvero: anche zero soldi (biglietto, messaggio, gesto pratico) può mantenere i meccanismi utili (azione, scopo, connessione).
  • Pre-decisione tipo “if-then”: “Se mi parte la spirale, allora metto scarpe e esco 10 minuti con un compito semplice.” (Riduce l’attrito decisionale.)
  • Obiettivo primario: attraversare il picco, non “guarire”: è una tecnica da contenimento immediato, non una teoria completa del dolore.

Tirando le somme

Non lo definirei “cazzata”: come “rimedio pragmatico” per guadagnare tempo e abbassare l’intensità, è coerente con principi che ritrovi in attivazione comportamentale, strategie di distrazione/gestione crisi e nella letteratura su piccoli atti prosociali. La parte meno solida non è l’idea in sé, ma la promessa implicita che basti sempre: più corretto vederlo come uno strumento utile a volte, non come soluzione universale. (PLOS)

Beh, thanks to the dick: è ovvio che non è la risposta definitiva. È una delle micro cosette che puoi fare. Io voglio morire, mica vi sto dando la soluzione alla vita eh, anzi.

Red-Anzian 578348957

Nel 2015 (credo sia reperibile scartabellando nei link) finalmente ottenevo la mia sala di posa. Dopo 2 anni di incessante ricerca, scontro con condizioni impossibili, tentativi di lavorare in studi di amici, scoperta di alcuni limiti umani dolorosi, scoperta di tantissima umanità nel cammino, finalmente si poteva lasciare la roba lì, trovarla il giorno dopo, avere un posto dove lasciarla, la roba, ti permetteva di averla, anche: furono gli ultimi soldi della liquidazione del vecchio lavoro insieme alla mia ultima ed attuale auto (puttana di una puttana di auto che adesso mi stai facendo morire).
Anziani che volevano aiutare “i giovani” (chi, io, signora? mi ha visto? Le faccio vedere la carta d’identità?), gente del posto che non mi ha aiutato ma MANCOPELCAZZO, stranieri che mi avrebbero aiutato anche con un centimetro quadrato gratis. Prima facevo altro, la storia la sapete, la fotografia l’ho toccata davvero a partire dal 2003 eccetera eccetera. Ho festeggiato i 10 anni di “studio” ?

Per ora no.

Sono un coglione ingrato?

Coglione si. Ingrato non lo devo essere né voglio esserlo. Ora mi devo inventare che sbarabaus posso permettermi per “festeggiare”. Manifestare gratitudine: senza quelle persone io non potrei fare quello che faccio. Niente di quello che faccio “dipende solo da me”. Certo, niente potrebbe essere fatto se non lo facessi, ma thanks to the dick, many thanks to graziella too.

Ok ci penserò. Non manca molto alla fine del 2025. In realtà quando pago l’affitto le mie buste sono diventate una raccolta attesissima dalle segretarie di sopra. Visto che consegno personalmente la busta al presidentissimo e che lo conosco, anni fa ho iniziato timidamente con una stronzata: ho scritto allusioni a bustarelle, corruzione. Trattandosi di un luogo ad altissimo impegno sociale, invece, era divertente. Per fortuna lo è, continua ad esserlo. Ma ad ogni mese alzavo l’asticella, alzavo il tiro: mafia, terrorismo, connessioni internazionali, prostituzione di disabili, Al Qaida talebani e Isis, criminali di guerra, malaffare di qualsiasi genere. Prima di dare quella fottuta busta studiavo per fare una cazzata migliore!

Un mese non ero ispirato e ho solo scritto il mese e l’anno. Mi è arrivato un messaggio whatsapp inquadrato-selfie con il presidentissimo e la segretaria che registra le entrate con la busta e le loro facce che dicevano “CHE CAZZO SUCCEDE QUI?”. Ha ha!!! 🙂 Mi sono scusato per non essere idiota.

Questo è già bello.

Però sono anche un vecchio rompicoglioni. Passo presso i loro uffici perché c’è armonia… ma credo che nei miei confronti, presidentissimo a parte che conosco, ci sia più che altro tolleranza. Non so.

Nel 1992 che facevo? E che c’entra? Niente, una inaspettata visitatrice del mio blog aveva alcune date nella sua bio che mi hanno fatto pensare. Nel 1992… credo io fossi ancora in un dolente mondo interiore che iniziava… ma fisicamente? Liceo? Terza? Quarta. Si, la mia prima quarta. 120 ore di assenze. Non credo avessimo già iniziato a suonare, a mettere assieme il gruppo, penso fosse più 1994-1995.

Ma ora che ci penso: come fu che mettemmo su il gruppo? Cioè, io me lo ricordo esattamente il momento. F, T, C mi dissero “eh non è giusto che tu sappia suonare uno strumento! (pianoforte / tastiera NDr) Devi anche tu suonare qualcosa che non sai suonare!!!” – non faceva una piega, ero d’accordo, mi piaceva il basso, mio cuGGGGino aveva un basso, a occhio a nessuno fregava di suonare il basso. Una combinazione di fattori che mi ha immediatamente reso Marcus Miller mescolato a Jaco Pastorius? AHAHAHAHAHHAHHHA manco pe’l’cazzo. Merda ero, merda sono rimasto. Ma con gusto. Ovviamente primo pezzo che ci vide “imparare a suonare”: come as you are (e Kurt era vivo). Si, ovviamente senza chorus, chi sapeva che il chorus esisteva? Mia madre (che va verso i 90 attualmente) quando cito C dice sempre “ah quello che sembrava un gallo a cui tirano il collo?” – apprezzando il suo canto melodioso.

Ricordo il luogo, il momento. Le 6 gestioni di pizzerie che oggi sono invece un susharolo. Ma la colonna attorno alla quale c’erano le panche presso le quali dicemmo le fatali parole… è ancora lì, è tutto ancora vivo, in questa provincia per il resto morente: lì decidemmo di mettere su il gruppo.

Ma com’era successo? Perché ci incontrammo, ci incontravamo e alla fine decidemmo di suonare? Figa? A mia memoria non è mai stato l’obiettivo principale. Gradito, sarebbe stato, ma non eravamo un gruppo acchiappone. Ci fregava di fare la nostra musica, era “la scena degli anni 90” … una cosa che pensavo normale, ma oggi so che è stato un miracolo. Si suonava ovunque, tutti suonavano, tutti ascoltavano, gente con la birretta in mano e la fettina di limone infilata (cose che osservo come un antropologo: io non bevo, non fumo, non altero la mia percezione con le TTTTTTTroke, sorry, strano & noioso since 1974).

M lo vedevo perché eravamo in classe insieme e basta? Boh. E anche lui… so perfettamente perché ci siamo visti: non so come cazzo faceva a saperlo ma arrivò in spogliatoio della palestra del liceo, timidissimo (e per questo coraggiosissimo, comprendo ora) a dirmi “mi hanno detto che hai [nomedivideogioco] con tutti i codici… me lo passi?”. Avventato… pirateria in luogo pubblico… birbantello. Eravamo entrambi degli sfigati, ai miei occhi. Riguardando le foto oggi devo dissentire: non facevo cagare come sembrava a me. E lui è sempre stato sportivo. Ma gli sfigati sono sfigati inside. Credo che dissentirebbe lui, oggi, se lo dicessi. Ma se lo inducessi a ripensarci lentamente, a come si sentiva davvero… ricordo chiaramente che era la prima volta – e lo ringrazio per essersi aperto – che sentivo qualcuno pronunciare qualcosa che comprendevo bene, ma che non era affatto pronunciato da maschi che conoscessi: sentirsi una nullità, invisibile, irrilevante, qualcosa del genere. Per qualche assurdo motivo io non ne ero ancora cosciente, non mi sentivo ancora così. Forse fu così che facemmo amicizia? Oppure nerdaggine informatica? Io avevo l’abitudine di autoinvitarmi dalla gente: in provincia anni 90 no macchine, no cellulari, no mezzi di trasporto… se arrivavi da una parte ad una certa ora… tornare indietro non era un’opzione. Mangiare? Beh soldi. tempi molto diversi dalle laute paghette che ci si attende di avere oggi. I miei mi davano due soldini da quando avevo 8 anni per comprenderne l’uso. Fine.

Nella mia seconda quarta però con M finimmo per essere compagni di classe. E non mi ha mai fatto copiare il compito di matematica. Bastardo. Glielo ricorderò per sempre, anche se mi ha prestato 10000 euro per la caparra di casa che gli sto restituendo euro su euro con fatica e lui non ne ha alcun bisogno perché guadagna i milionardi.

Si, alla fine io ero un lupo solitario e quindi C era amico d’infanzia di M? per questo ci incontrammo? Lui che scuola faceva? Forse no, forse era in classe con M ed era anche amico d’infanzia. T era il fratello di M e probabilmente nel loro mondo erano influenzati da quelli che oggi sono i (nonpossodirlo*) … moltissime influenze ed interessi “alti”, stimoli.

Si, ecco. Grazie blog!

E oggi, per ripagare una parte del mio debito con M sto pianificando un servizio a dicembre per la sua Azienda, così non abbiamo casini di transazioni, iva, tasse, cazzi e mazzi, lui ottiene un servizio vero professionale, si fida, io tiro via parecchio del mio debito. Ma la cosa più importante è che mentre sarò lì gli scasserò la minchia per tirare fuori i pezzi di chitarra del demo del ’98. Fanculo se muoio prima che quela roba sia pubblicata. Non mi frega niente se non lo ascolterà neanche una iA. Deve essere fatto.

Il titolo? riferimenti culturali per meme d’altri tempi.

Merda adesso mi tocca ascoltare smell. Ma… io lo so, lo so che ai tempi non li ascoltavo!!!!!!

* Nome di gruppo musicale Italiano – attuale – apprezzato da gente che se la tira parecchio e che ha ragione di farlo, ma i cui componenti fanno altri lavori per campare, non stiamo parlando di star del pop. Se ve lo dico divento troppo identificabile e non voglio.

La non interessanza

La Premessa: Devo chiaramente premettere che ho scelto questo specifico posto per non essere facilmente riconoscibile, trovabile. Che vengo da quella internet dell’anonimato “perché si”. Che i dialoghi su “ma così non so chi sei, non ti vedo, non sei sincero” eccetera li abbiamo fatti, li abbiamo fatti in chat furiose, in room di WinMX persino. E i miei argomenti restano, forti, non sono bianco-o-nero. Hanno una forza però, r-esistono. E più passa il tempo più mantengono e prendono nuovo senso. Se io non intendo (come invece ho fatto in questo post dall’inizio) darvi un’idea di quanti anni abbia o quale sia il mio sesso, la forma del mio corpo, il suono o il tono della mia voce, il mio gesticolare, le espressioni o la loro mancanza sul mio volto, il mio respiro, il mio eventuale odore o profumo, i miei occhi, denti, capelli e abiti, la prossemica eccetera, non è affatto vero che non rimane nulla. Così come non lo sarebbe se considerassimo un libro qualsiasi senza le indicazioni su autore, editore, tipografia eccetera. Ad esempio l’Odissea. Rimane quello che è, e tu puoi masturbarti le meningi a capire se Omero sia o meno esistito e come fosse e perché e psicanalizzarlo o fare a “lui” una analisi sociologica. Oppure puoi leggere quello che c’è scritto e quanta roba e a quanti livelli ti venga comunicata.

Molte volte iniziavo un libro e aspettavo mezzo libro per dire “lo ha scritto un uomo o una donna?” e rispondermi. Perché non dovrebbe essere importante. Potrei (e lo farò) dilungarmi ma sto parlando d’altro qui.

Così vedo quanta differenza ci sia con questo modo di vedere le cose: https://www.ilpost.it/2025/11/10/impatto-salute-mentale-twitch/

Credo che si possa considerare quello dell’artista. L’artista che vuole che tutti lo conoscano e che tutti – quando vuole l*i – facciano finta di non conoscerl*. Roba che è sempre esistita. Ma adesso? Adesso la democratizzazione del mezzo , il buon vecchio (ormai) UGC hanno reso “tutti tutto”. La disintermediazione, no? Eccomi qui, infatti. Ma quanto è bello sbattermene il cazzo se mi leggete o no? E come mai non l’ho scritto – come facevo prima del 2003/2004 – in un luogo non-su-internet? Io so la mia motivazione: il modo in cui io ho iniziato a scrivere questo genere di roba era per farmi conoscere da una ragazza tra i 17 e i 18 anni. Niente cellulari al tempo, niente e-mail. Certo avremmo potuto scriverci lettere. Scrissi per sfogo, così, perché il tempo che non avevamo per sapere vicendevolmente chi eravamo io lo avevo in abbondanza. Scrissi “come se”. Come se scrivessi a lei. Cosa mi piaceva, cosa pensavo, cosa era stato frainteso. Ma il tempo passava e scrissi tantissimo. Così cambiai fogli, modo di scrivere, penne, colori, direzioni di scrittura, grandezze, tutto con carta e inchiostro. Un giorno le diedi tutto, Una settimana dopo mi restituì tutto e chi lo sa, sapeva qualcosa di più di me. Ci mettemmo assieme dopo o prima? Non lo ricordo.

Da quel gesto iniziai a scrivere su pc, che era più la mia cosa, sempre di più e sempre più velocemente. Al momento di arrivare al mio primo vero lavoro la mia velocità alla tastiera era incredibilmente più alta di quella delle “segretarie”, che avevano studiato dattilografia. Almeno a qualcosa era servito.

Ma scrivevo eccome, sempre e tanto. Come se avessi scritto a lei. Ma lei non c’era più da tanto.

Scrivere come se scrivessi a qualcuno che può leggere, che ha una testa, che potrebbe fraintenderti, che non è dentro la tua testa… è diverso dallo scrivere solamente per sé. Quindi in quelo che scrivo qui c’è un 99% di chisseneincula se mi leggete. C’è un 1% di “se passi e mi incontri e la mia e la tua umanità si fermano a conoscersi… mi fa piacere; mi leggi e ti fa cagare? Bene lo stesso: non sai chi sono, non so chi sei, hai avuto accesso diretto ad un istante di mente e cuore di questo tizio e non potevamo farci troppo del male con le nostre esistenze fisiche“. Però potevamo, possiamo, spiegarci, parlarci, interrogarci e risponderci, discutere, litigare persino. Ma preferisco sempre di no. Appassionarsi non comporta necessariamente odiare la controparte tanto da volerla ferire come persona. Il suo argomento, esso, non merita nulla che meriti un umano: è un argomento, non soffre.

Così osservo con sentimenti di straniamento che molte persone possano considerare la loro espressione umana “pressoché lavorativa” come il totale del sé: ho poche visual, non sono interessante. Magari ha un modo di essere vero: ma la psicologia ci dice che è normale i veri amici (con dei criteri per dirci quali essi siano) si contino sulle dita di una mano. E “interessante” diventa qualcosa di diverso dalla moda o dalla performance.

A me interessa la musica e la sua produzione, non solo ascoltarla. In un certo momento esibirmi live con i pezzi dei quali eravamo autori sarebbe stato figo. Ma ora? Ora so che non me ne sbatte: mi interessa produrre qualcosa e produrla come voglio, prima cosa (bene, credo io). Secondariamente sarebbe bello che questo ex-primere incontrasse altra umanità, ci si connettesse anche in differita. Ma se non accade, pazienza: io voglio fare BENE questa cosa. E bene secondo me. Certo, anche secondo chi era co-autore di quella musica. Ma ce ne sarà altra in cui farò quello che mi pare fottendomene di tutto. Tutto! E me la ascolterò io? Beh ma certo, mentre la crei lo fai. Se poi arriva qualcuno e la ascolta almeno quanto l’ho ascoltata io producendola e la gode così … beh ma che bello!

Ci conto? Ma neanche per sogno. Qui, ora, dove sto scrivendo in questo momento, è il deserto delle statistiche. E me ne frega? Ma no. Ho URGENZA di scrivere a volte. E da un po’ scrivo anche testi di canzoni: su carta! A volte solo idee, solo titoli, solo concetti ed anche su PC o solo in abbozzi in dialoghi con Chat-GPT (oggi ho coniato* Chat-CBD per voialtri TROGATI) … faranno cagare? Può darsi. Saranno incantabili perché non scrivo linee vocali? Può darsi. Io intanto scrivo.

Se non avessi scattato i nudi non li avrei. Li esporrò? Chi lo sa: ci sono molte difficoltà che non so come affrontare. Però il materiale lo ho. Oggi forse non incontro più nessuna, non avrei “materia prima”. Quindi ho fatto bene a fare quando c’era da fare. Pubblicare il nulla… non si può.

Sono interessante? L’ultima tizia che me l’ha detto non l’ho mai più vista. La gente non mi chiama granché, neanche quella che poi quando ci siamo … si parla. Ho abbandonato l’idea di essere davvero interessante, attraente. Corpo, mente, cuore: non interesso quelli di nessuno. Non mi fa stare bene: ma quanto mi fa più male illudermi che questo accada, poi accade per un po’ e poi si strappa via tutto?

Questo silenzio, vuoto, è freddo. Ma anche le fiamme dell’inferno non sono ‘sto granché.

Invece esprimere, produrre prima per sé, ma con la possibilità di una connessione… non garantita ma possibile dal momento che l’espressione è stata emessa ed esiste… questo è diverso. Arte? Questo non lo so davvero. Studiare estetica? Mh.

~

* fanculo, ho verificato subito: esisteva già! maledizione!!!!!!

Una notevole somiglianza

Nel 1989 quello che ricordo di aver ascoltato sono i Guns And Roses. Appetite for destruction in particolare. Una tipa mi ha dato la cassettina in … non so, seconda liceo? Credo di si. Io ero già “rock”. Quello che passava allora: Bon Jovi intanto, un po’ di glam e hair … “Commerciale”. Ricordo che feci ascoltare due robe dei Bon Jovi a CB, il mio amico, che da quel momento in poi divenne super rockmetaldeppiù mentre io ascoltavo roba varia. Io avevo già una infarinatura-plagio dei miei fratelli, U2, Pink Floyd, Led Zeppelin. Poi lì intorno, nel paesello, c’era tutto un insieme di chitarrismo per cui si sentiva parlare di Blackmore, di Dio, Ozzy, ma io non è che proprio ci stessi dietro: Iron Maiden soprattutto, poi Metallica (mai piaciuti fino al Black Album, a parte alcuni momenti). A me iniziava a piacere Madonna e altra roba pop, anche Italiana. Mi ero consumato tutto De André in concerto con la PFM Vol.2 miliardi di volte (in cassetta) dopo aver ascoltato nell’infanzia alcuni LP. Baglioni “alé oo” una cassetta sola, per anni ho pensato che esistesse solo quella. Ho apprezzato molto gli Spandau Ballet di “Through the Barricades” in una gita alle medie particolarmente triste e solitaria. Sicuramente sentivo anche Zucchero di “Rispetto”, altra roba di mio fratello, qulcosa forse in radio, ma poco la radio io, da piccolo.

Comunque nel 1989 io ricordo che mi fu passato Appetite for Destruction e lo stra-mega-ultra consumai. Poi ci furono le vacanze e scoprii così che era uscito un nuovo album di Zucchero perché me lo vendette un – così li chiamavamo prima che arrivasse altro – “marocchino”. Un venditore ambulante di una qualsiasi etnia e/o provenienza che chi lo sa. Era, ovviamente, stra-piratatissima la cassetta. Ma io, al massimo, notai che la stampa della copertina non era “perfetta”. Ho consumato quella cassetta (Oro, Incenso e Birra) forse ancora di più di quanto non abbia fatto con l’altra.

Ma il mondo stava iniziando una rivoluzione diversa, momentanea, una moda anche, scoprii poi.

Così questa sera quando il mio ex collega Z è venuto a prendermi e ha messo su “una roba” che è iniziata, io ho ascoltato. Sento le chitarre distorte, sento la batteria, il cantato urlacchioso, una registrazione che mi sembra un po’ così.
Ma non con voglia di cambiare. Ascolto ancora, lui mi fa “se vuoi cambiare pezzo…”, io – “no, lascia”.
Nella mia testa penso … beh che sento male, chiedo di alzare. Poi ricomincio, penso “questa gente si è sparata il Seattle sound in vena. Sembrano voler arrivare dove arrivavano gli Alice in Chains ma senza farcela. Però… però il suono delle chitarre… la parte sonora non è male, non la disprezzerei… sembra un ottimo demo di qualcuno che ci credeva davvero, peccato che quel tempo ormai sembra finito nel dimenticatoio, ma chi sono? – penso.
Sento la voce… urla sempre, lamentoso. Casino vario, poca melodia… ma non mi dispiace e poi quel mood… E mi ricordo che la settimana scorsa gli ho regalato “Bleach” masterizzato.

Hey! Ho scoperto che i Nirvana fanno i Nirvana, nel 2025. Bravissimo! È che… io Bleach non l’ho praticamente mai ascoltato; l’avrò sentito… ma ho apprezzato solo qualcosa dei Nirvana di Nevermind ed In Utero, sempre le più famose o riconoscibili? Chi lo sa ormai. Comunque quando lui cantava, quando si capivano delle note del cantato.

A suo tempo ero più sul prog metal, sulla melodia, su altro. Persino gli Alice in Chains mi sono arrivati dopo, li ho cagati dopo. Come sempre pensando “quando non sarà di moda lo ascolterò”. Certo li mi sono innamorato poi, troppo tardi caro Layne. Forse mi serviva più… dolore? Chi lo sa. Ho dovuto sintonizzarmi su certi suoni, scavare nel frastuono per sentire che era si, frastuono, ma prodotto da un centro che suonava, eccome. Oggi cambierei solo la batteria di Dirt perché suona troppo rimbalzosa plasticosa anni-80, così come in Undertow dei Tool. Forse qualche cosa sugli alti, ma in generale è perfetto.

Quindi ecco, ormai quel sound per me è possibile. E quando l’ho sentito… beh mi è sembrato proprio del periodo del grunge.

I Nirvana.

Applausi a me eh?

Ad ogni modo un regalo a voi qui. Pensavo fosse il contrario, invece…

traccia N, artista sconosciuto

All’inizio ci fu “la 1, la 2, fammi sentire la 12 di quello con la copertina con la faccia”. Prima, con vinili e cassette era normale sapere il titolo e l’autore. L’opera era di qualcuno. Il brano era identificato dal proprio nome. Per andare avanti con una cassetta, salvo rare (nella casa della gente) tecnologie, andavi avanti veloce, fermavi, ascoltavi, andavi avanti, superavi il punto, poi andavi indietro. Lo stesso avresti fatto coi videotape, le videocassette. Potevi andare avanti “molto veloce” e poi vedere dove cavolo eri arrivato… oppure vedere questa roba velocizzata senza sentire niente e con tante bande che si muovevano. Era assolutamente normale per chi aveva un registratore a nastro, che fossero cassette audio oppure video.

Col CD, il compact disc, per andare avanti premevi ed eri alla traccia successiva. Questo semplice gesto ti faceva saltare da un pezzo all’inizio di un altro. Quando abbiamo iniziato a skippare? Anni ’90 del 1900. Certo il CD è arrivato prima… ma chi ce l’aveva? Early adopters, come il mio amico che si era smazzato lavorando e che si è comprato il CD portatile della sony, quello quadrato, credo possiate vederlo su wikipedia (si, qui : https://en.wikipedia.org/wiki/Discman#Release ). Ma insomma, pian piano tutti hanno imparato il semplice gesto “avanti, avanti, skip, prossima, prossima”; lo potete vedere molto bene raffigurato in una scena del film “Il tagliaerbe” dal racconto di Stephen King in cui il protagonista sta diventando “affamato” di conoscenza.

Da lì siamo andati verso gli mp3. WinAMP è stato il player musicale, per anni, di milioni di persone, su pc. E la pirateria malfatta ha introdotto le migliaia di  “traccia 1, traccia 2” e “artista sconosciuto”, per mancanza di metadati ben fatti.

Con lo streaming se va bene ti fai le playlist, salvi qualcosa, metti un like, sai cosa stai ascoltando se guardi il titolo MENTRE lo stai ascoltando. E la sovraproduzione spesso ti fa ascoltare o qualcosa che è diventato di moda, oppure “a caso”. Come la gente che prima “ah io ascolto la radio” , come se avesse indicato un genere musicale. Si, al massimo se ascoltava DJ o Radio Montecarlo più o meno avevi una gamma di possibilità, poi più specifiche tra Virgin e RadioFreccia. Poco altro, almeno in Italia. Ma chi-fa-cosa … è davvero difficile che tu lo sappia. L’immagine della copertina forse funziona ancora: cerchi un colorino sul tuo display… premi col ditino, senti il suono.

E … sali sull’albero con la tua banana?

INGOIA LA MIA DEMOCRAZIA

Democrazia? Democrazia globale? Libertà? Di chi? Ipocrisia.

Goditi una lista di casi storici concreti in cui potere economico, militare e politico delle grandi potenze è stato usato per imporre la propria visione globale, aggirare il diritto internazionale o accaparrarsi risorse comuni, con esempi di guerre, interventi e operazioni economiche. Alcuni esempi possono essere sfumati a livello geopolitico, ma qui ci concentriamo su quelli più emblematici “recenti”.

1) L’intervento in Iraq (2003): “Esportazione della democrazia” o motivi economici e strategici?

  • Contesto: Gli Stati Uniti, guidati dal presidente George W. Bush, invadono l’Iraq nel 2003, dichiarando che Saddam Hussein possiede armi di distruzione di massa (mai trovate) e che la guerra è necessaria per fermare il terrorismo.
  • Dinamica di potere: Gli USA, dopo l’11 settembre, hanno utilizzato la guerra come strumento per consolidare il controllo strategico su una regione ricca di risorse energetiche (petrolio) e per imporre la propria visione di democrazia.
  • Esito: Oltre alla devastazione e alle migliaia di vittime civili, la guerra ha rafforzato l’influenza statunitense nella regione e ha ridotto la concorrenza per le risorse energetiche. Inoltre, ha mostrato come la forza militare possa essere usata per aggirare il diritto internazionale (l’invasione fu dichiarata illegale dall’ONU).
  • Lezione: La “guerra per la libertà” può diventare un pretesto per l’intervento imperialista, soprattutto quando sono in gioco risorse cruciali come il petrolio.

2) Il colpo di stato in Cile (1973): intervento USA in difesa degli interessi economici

  • Contesto: Dopo l’elezione di Salvador Allende, un presidente socialista, gli Stati Uniti (tramite la CIA) sostengono il colpo di stato che porta al potere Augusto Pinochet, un dittatore militare.
  • Dinamica di potere: Gli Stati Uniti temevano che Allende e le sue politiche socialiste minacciassero gli interessi delle multinazionali statunitensi (soprattutto la ITT Corporation che aveva ingenti investimenti in Cile, tra cui la compagnia telefonica nazionale) e quindi intervennero per proteggere gli interessi economici e stabilire un regime favorevole al libero mercato.
  • Esito: Pinochet instaura una dittatura brutale, e gli interessi delle multinazionali vengono protetti, a scapito dei diritti umani.
  • Lezione: La democrazia può essere “esportata” con il bastone, non solo con la carota — in questo caso, con l’aiuto diretto a una dittatura che avrebbe garantito il controllo economico.

3) La Guerra del Vietnam (1955-1975): L’imposizione di un ordine “liberale”

  • Contesto: Gli Stati Uniti intervengono in Vietnam per evitare che il paese diventasse comunista sotto l’influenza dell’Unione Sovietica e della Cina.
  • Dinamica di potere: La guerra fu giustificata con la Teoria del Domino, secondo cui il comunismo si sarebbe diffuso in tutta l’Asia se il Vietnam fosse caduto sotto il controllo del Viet Cong. La “democrazia” fu usata come pretesto per motivi strategici legati al contenimento della diffusione comunista e al controllo geopolitico nella regione.
  • Esito: La guerra devastò il Vietnam, con milioni di morti e un paese distrutto. Gli Stati Uniti, nonostante la superiorità militare, non riuscirono a vincere e il Vietnam divenne un Stato comunista nel 1975.
  • Lezione: La “lotta per la libertà” venne usata come copertura per una guerra di potere contro la Cina e l’URSS, ma alla fine si tradusse in una tragedia umanitaria. La giustizia internazionale non fermò mai il conflitto, nonostante fosse evidente che l’intervento violava il principio di autodeterminazione dei popoli.

4) Le sanzioni economiche contro l’Iran: manipolazione dei mercati per il controllo geopolitico

  • Contesto: Gli Stati Uniti e altri paesi occidentali hanno imposto sanzioni economiche severe all’Iran dopo la sua rivoluzione islamica del 1979 e, più recentemente, a causa dei suoi programmi nucleari.
  • Dinamica di potere: Le sanzioni, che hanno incluso il blocco delle transazioni finanziarie e l’embargo sul petrolio, sono state giustificate come misure per prevenire la proliferazione nucleare. Tuttavia, molti osservatori ritengono che gli Stati Uniti abbiano anche l’obiettivo di controllare le risorse energetiche del Medio Oriente, contenendo la forza regionale dell’Iran.
  • Esito: L’Iran ha sofferto enormemente sotto le sanzioni, ma ha anche rafforzato la propria autonomia in alcune aree, sviluppando capacità militari avanzate. Le sanzioni non hanno portato a un cambiamento significativo nel regime, ma hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione civile.
  • Lezione: Le sanzioni economiche sono uno strumento di coercizione che punisce la popolazione civile e sfrutta la potenza economica per ottenere vantaggi geopolitici, senza rispettare i principi di giustizia globale.

5) La crisi delle Falkland (1982): Intervento militare per motivi territoriali e risorse

  • Contesto: La guerra tra Regno Unito e Argentina sulle Isole Falkland fu scatenata dall’invasione argentina delle isole nel 1982. Il Regno Unito rispose con un intervento militare diretto per difendere la sovranità delle isole, che sono ricche di risorse naturali e occupano una posizione strategica nell’Atlantico meridionale.
  • Dinamica di potere: Sebbene la Gran Bretagna giustificasse l’intervento come una difesa della sovranità territoriale, era chiaro che anche la presenza di risorse naturali sotto il mare (compreso il potenziale petrolifero) avesse una certa rilevanza strategica per Londra.
  • Esito: La Gran Bretagna vinse la guerra, riprendendo il controllo delle Falkland, ma il conflitto evidenziò come un paese con una potenza militare superiore possa imporsi a una nazione più piccola per difendere i propri interessi, anche se l’oggetto del conflitto non era esclusivamente legato alla sicurezza nazionale, ma anche a risorse economiche.
  • Lezione: La guerra fu un esempio di come i piccoli conflitti possano essere usati per difendere interessi economici e strategici, piuttosto che principi di giustizia internazionale.

questi esempi sono recenti, ma per dare una visione più completa, dovremmo parlare anche di quelle dinamiche storiche che hanno fatto da fondamento a questa continua logica di predazione e prevaricazione. Se consideriamo la storia internazionale da un punto di vista sistematico e strutturale, la questione va ben oltre i singoli conflitti recenti. Si tratta di un modello di interazione tra potenze imperiali e il resto del mondo, che si ripete in varie forme, con l’uso di strumenti economici, militari e diplomatici.

Ecco una lista di episodi storici fondativi che mostrano l’evoluzione della prevaricazione come logica sistematica, e che sono alla base della forma-mentis odierna.

1) Colonialismo europeo (dal XV al XX secolo): “La conquista dei popoli”

  • Contesto: Il colonialismo europeo si è esteso in quasi ogni angolo del mondo, dal 1500 fino al 1900, con potenze come Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo e Olanda che colonizzano l’Asia, l’Africa e le Americhe.
  • Dinamica di potere: Le potenze coloniali impongono il loro controllo su intere popolazioni, sfruttando risorse naturali (come oro, terre, schiavi) e riducendo le culture indigene a una condizione di subordinazione totale. L’idea di “libertà” è un’illusione che serve solo a giustificare il dominio.
  • Esito: La colonizzazione ha segnato la supremazia economica e culturale dell’Occidente, con decine di milioni di vittime tra le popolazioni native. Le risorse venivano estratte senza compenso, e i popoli colonizzati subivano sistematicamente l’imposizione di strutture politiche, economiche e sociali che li rendevano schiavi del sistema imperialista.
  • Lezione: Il colonialismo è stato un esempio primario di dominazione globale, dove la “libertà” dei colonizzatori è diventata oppressione sistematica per le popolazioni colonizzate.

2) La tratta degli schiavi africani (dal XVI al XIX secolo): “Risorse umane per l’Occidente”

  • Contesto: Durante il periodo coloniale, milioni di africani furono catturati, venduti e trasportati come schiavi nelle Americhe e in Europa. Si stima che tra il 1500 e il 1800, circa 12 milioni di africani siano stati deportati.
  • Dinamica di potere: La tratta degli schiavi era parte integrante dell’economia mondiale, alimentando l’industria agricola nelle Americhe (cotone, zucchero, tabacco) e la nascita del capitalismo moderno. Gli schiavi venivano trattati come beni da commerciare, senza alcun diritto o libertà.
  • Esito: La tratta degli schiavi ha generato enormi profitti per l’Europa e gli Stati Uniti, ma ha avuto un impatto devastante sulle popolazioni africane, che ancora oggi vivono gli effetti del colonialismo e della schiavitù.
  • Lezione: Ancora una volta, la libertà veniva concessa solo ai dominatori, mentre le persone venivano private della propria umanità per scopi economici.

3) Le guerre imperialiste dell’Ottocento (es. le Guerre dell’Oppio con la Cina, 1839-1842): “Libertà di commerciare”

  • Contesto: Le guerre dell’oppio furono combattute dal Regno Unito contro la Cina per forzare l’apertura dei mercati cinesi all’oppio. La Gran Bretagna, che produceva l’oppio in India, costrinse la Cina ad importare il prodotto attraverso una serie di guerre violente.
  • Dinamica di potere: Il principio di “libertà commerciale” venne usato dai britannici per giustificare il loro intervento in Cina. In realtà, si trattava di espandere i propri mercati e aumentare i profitti delle proprie compagnie, a costo della salute e del benessere dei cittadini cinesi.
  • Esito: La Cina fu costretta a firmare il Trattato di Nanchino, aprendo i suoi porti al commercio britannico e cedendo territori (come Hong Kong) alla potenza coloniale.
  • Lezione: Qui si vede chiaramente come la libertà commerciale sia diventata prevaricazione economica, dove una potenza impone il suo volere, anche a costo di distruggere la società di un altro paese.

4) L’“imperialismo economico” degli Stati Uniti (fine XIX – XX secolo): “La Monroe Doctrine e il controllo del continente americano”

  • Contesto: La Dottrina Monroe (1823) stabilisce che qualsiasi intervento europeo nelle Americhe sarebbe stato visto come un atto ostile, ma gli Stati Uniti iniziarono anche a espandere la propria influenza in America Latina, usando l’imperialismo economico e militare per proteggere i propri interessi.
  • Dinamica di potere: Le interventi USA in paesi come Panama, Messico e Cuba avevano come obiettivo il controllo economico, militare e politico di tutta la regione. Gli USA esercitano pressioni e minacce per ottenere concessioni, risorse e mercati.
  • Esito: Durante tutto il XX secolo, gli Stati Uniti intervennero in decine di paesi latinoamericani, sostenendo governi amici (o destituendo quelli ostili), come ad esempio durante la rivoluzione cubana o il colpo di stato in Guatemala (1954).
  • Lezione: Questo imperialismo economico e politico si fonda sulla “libertà” degli Stati Uniti di fare ciò che vogliono nella loro sfera d’influenza, senza considerare le esigenze o i diritti degli altri popoli.

5) L’estrazione delle risorse naturali dall’Africa (dal XIX secolo ad oggi): “La ricchezza che va via”

  • Contesto: Fin dall’era coloniale, le potenze europee hanno saccheggiato le risorse naturali africane (diamanti, oro, petrolio, terre rare, ecc.), imponendo sistemi di lavoro forzato e colonizzando interi territori per sfruttare risorse strategiche.
  • Dinamica di potere: Le risorse naturali del continente africano sono continuamente sfruttate dalle potenze imperialiste e dalle multinazionali occidentali, senza che i benefici vengano ridistribuiti tra le popolazioni locali. I governi corrotti (spesso sostenuti dalle potenze imperialiste) sono complici di questo sistema.
  • Esito: La povertà e la miseria in Africa sono direttamente legate alla rapina delle risorse naturali e alla creazione di economie neocoloniali che impediscono lo sviluppo sostenibile.
  • Lezione: La prevaricazione economica è diventata sistematica, con il “mercato libero” che giustifica l’estrazione senza rispetto per l’ambiente o le persone.

Questi episodi storici (che risalgono anche a secoli fa) mostrano la continuità di un modello predatorio che attraversa le epoche, e che resta fondativo delle relazioni internazionali moderne. Nonostante le parole di libertà, democrazia e autodeterminazione, questi concetti sono stati, e spesso sono ancora, strumenti per giustificare forme di imperialismo sistematiche.

Le potenze imperiali, per secoli, hanno imposto la loro visione del mondo, estraendo risorse, sfruttando popolazioni e privando di diritti intere nazioni sotto il pretesto di “progresso”, “libertà” e “civiltà”. Oggi, la stessa mentalità predatoria si manifesta in forme più sofisticate, ma la logica è rimasta invariata: chi ha il potere decide e gli altri devono adattarsi.

“Great” significa solo “powerful” nel linguaggio del parrucchino biondo. Non che gli altri stronzi autocratici o dittatori in giro siano da meno. Diciamo solo che ognuno vuole tenere bello lucido il proprio bastone grosso per menare gli altri e dire “hey ma lui ha il bastone ufaaaaa!!!!!” e anche uccidere mamma, anzi, non permettere che mamma esista, perché bisognerebbe tutti obbedire alla stessa legge. Quella del SUO bastone. E nessuno vuole una legge uguale per tutti. Tutti vogliono la PROPRIA legge uguale per gli altri: ossia fate quello che voglio io quando lo voglio io e lo decido al monento quello che voglio ora, poi domani diverso e tra due secondi ancora diverso e voi obbedite o: bastone.

Se non insegni l’Ai ai tuoi figli

Qui un esempio del perché è molto, molto importante non considerare i chatbot basati su LLM , ossia quelle che stiamo comunemente chiamando “iA”, davvero intelligenti: senzienti, che capiscono, che sanno, comprendono. Non sanno un cazzo. Soprattutto non capiscono un cazzo. Cercate tutte le argomentazioni più precise date dal dott. Walter Quattrociocchi. Io invece qui vi fornisco un esempio di interazione che mostra un errore marchiano; terribile se data in mano a un complottista di qualche tipo, ad una persona che usi volontariamente o inconsciamente/inconsapevolmente dei ragionamenti fallaci e che magari faccia gruppo con altri come lui/lei che ancora non avevano assorbito l’argomento fallato. L’iA (che di “i” non ha nulla) rischia, come si sa, di corroborare puttanate ma con un eloquio elegantissimo. Ecco l’esempio:

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3, poi nanna

3

Mentre rientro, la faccia di merda che vedo nel vetro del portone mi urta. Mi sto sul cazzo, antipatico proprio. Non riesco ad identificare quale stronzo di quale film, un criminale di qualche tipo, assomiglia alla faccia di merda che vedo. In certe situazioni la barba che ho, come la ho, mi va bene. Altre volte mi fa schifo. Forse è correlato al livello di gonfiore/tondezza che prende il mio viso in differenti giornate od orari. Forse è correlato a quanto di sorpresa vengo colto da quella faccia di vecchio di merda antipatico. I capelli sulle tempie che mi fanno schifo ma per ora non ho soluzioni? Può essere. Comunque che-schifo.

2

È arrivato The Drop. Avevo fatto una cazzata comprando un octaver, ma su Thomann sono stati al pari di Amazon/Zalando/quellerobelì: “scusate ho fatto un errore idiota, ho aperto, provato, richiuso, accorto che comprato cosa sbagliata, possiamo fare una permuta e basta, senza rimborsi eccetera? Voi non avete sbagliato, l’oggetto non è sbagliato né danneggiato…” – “restituisca, rimborsiamo”. Fine. O… ok… va… bene.

Quindi arriva. E visto che sono lì dove sono e ormai chevvoifà, prendo con calma la calma, scendo verso lo studio con il pitch shifter , bla bla, prendo momentaneamente in prestito l’Ampeg di T, collego tutto, e già è piacevole di suo, normale, anche col mio basso del cazzo starter, così amplificato. Poi però faccio uno dei pezzi-circa, e quando è il momento: ZAC provo TheDrop che …DROPPA, cazzo se droppa! La nota che mi serve davvero è una sola. Non capiterà mai che debba farla dal vivo, ma vorrei poterlo fare. Comunque mi metto li e smanetto un po’. Ora ho un livido tra la seconda e la terza falange, un mezzo ematoma. Mi aspettavo più dolori alla destra, come in gioventù: tendinite eccetera. Allora CI KIEDO AL MIO AMIKKO CIATTE GIPITI e poi mi sono anche fatto fare un piano di “riabilitazione al basso” tenendo conto dell’età, della TTROKA (possibile fragilità capillare a causa della venlafaxina) fornendo anche foto e descrizione del tutto. Mi fornisce un piano dettagliatissimo (e anche che mi sovrastima di parecchio) ma finisce con “se mi dici i pezzi che devi fare , il dettaglio di corde, manico eccetera possiamo essere più precisi”. Ok, avevo detto di non essere pressapochista con “qualche” al posto di ore, giorni eccetera. Però… Mecojjjjjioni!

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Un’altra piccola zoccoletta bidonara del cazzo ha tirato pacco un po’ dopo l’ultimo momento. Purtroppo, per me, il grave ritardo senza avvisi e/o il pacco sono una delle più estreme mancanze di rispetto, di noncuranza, di menesbattoilcazzodiqualsiasicosa. Ma ormai sono anni che ne vedo di queste persone. Maschi o femmine che siano la scusa “eh ops, mi è passato di mente” è una valida scusa. Oppure anche niente. Chisseneincula. Ma siccome era arrivato The Drop ho solo percepito che da qualche parte dentro di me il megavaffanculo era lì, in fondo al burrone, non so, laggiù lontano, piccolino. Era molto più potente il dispiacere, la resa. La considerazione di assoluta normalità nel non rispettare impegni dei… (e ora soffro e cringio cringeggiando ) “giovani d’oggi”. Ma di più, gradualmente (ormai sono 10 anni che faccio ‘sta roba) è aumentata la cosa e diminuita la sensazione di quanto sia grave: diciamo +1 generazione. Eppure sono certo che in qualsiasi regolamento lavorativo ritardi e assenze ingiustificate siano motivo di licenziamento alla terza recidiva. Così … pazienza, se sono troppo giovani me ne sbatto? Ignoro, soprassiedo? Io non lo so. Forse ero già depresso +2 ‘sta mattina che invece di arrabbiarmi sono stato più “massì, chisseneincula”; però certamente prendo nota, so chi sei. E così sono andato a fottermi l’incavo tra falangina e falangetta. Però come suona l’ampeg di T. !!! Bello!
Pensare che mi preoccupavo per lei perché avevo visto i tagli rimarginati credo da … 3-4 anni sembrava. Tutte le pippe poverina bla. E poverina sicuramente. Ma intanto è anche stronza. Mica si devono escludere vicendevolmente le cose. Ma sembrava tutta carina e sociale e rispetto BLA.

L’ampeg, pensiamo all’ampeg che non è mio: Devo vedere come simularlo con gli IR e TUTTECOUS’

Magari prima vedo di non massacrarmi, di reimparare a “suonare” senza farmi troppo male. Le virgolette sono d’obbligo.

C. invece credo abbia terminato la sua esperienza “synth” e preferito la pittura.

Invece l’altra sera ho parlato… no, ho ascoltato lei. E… ne farò un altro post eh? Si dai, meglio.

Israele ti GAZA parecchio: PARABELLUM USA, guerrafondai by design dal 1800

Israele può fare il cazzo che gli pare a Gaza contro la Palestina, perché ha con sé gli USA. Agli USA serve Israele, contro l’Iran. Ma che cazzo gli ha fatto ‘sto Iran? Ma niente dai: esiste e insiste fastidiosamente a osar considerare gli invasori come tali. Che stronzi eh?

Exporing Gunship Diplomacy since 1800

Perché gli USA sono così preoccupati dall’Iran?

  1. Rivalità geopolitica e militare nella regione:
    Gli Stati Uniti vedono l’Iran come un attore destabilizzante in Medio Oriente. L’Iran ha cercato, sin dalla sua rivoluzione islamica del 1979, di ridisegnare gli equilibri geopolitici regionali. La rivoluzione ha rovesciato il regime filo-occidentale dello Shah, instaurando una repubblica teocratica che ha assunto posizioni ideologicamente ostili verso gli USA.

L’Iran ha sostenuto gruppi e movimenti che gli Stati Uniti considerano “terroristi”, come Hezbollah in Libano, Hamas nella Striscia di Gaza e le milizie irachene pro-iraniane. Inoltre, l’Iran è stato accusato di aver contribuito a destabilizzare vari paesi arabi, come l’Iraq e la Siria, attraverso il suo supporto a regimi e gruppi alleati.

  1. Il programma nucleare iraniano:
    Questo è un altro elemento centrale nella tensione tra USA e Iran. Gli Stati Uniti e molte altre nazioni (come Israele) temono che l’Iran possa sviluppare capacità nucleari militari. Nonostante l’Iran abbia sempre sostenuto che il suo programma nucleare sia a scopi pacifici (produzione di energia, ricerca medica), la preoccupazione è che possa, a lungo termine, acquisire l’abilità di costruire armi nucleari.

Il 2015 ha visto l’accordo internazionale noto come JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action), che ha cercato di limitare e monitorare il programma nucleare iraniano in cambio di un alleggerimento delle sanzioni economiche. Tuttavia, nel 2018, l’amministrazione Trump si è ritirata dall’accordo, aumentando le tensioni. Da allora, l’Iran ha iniziato a ridurre i suoi impegni verso l’accordo, riprendendo attività nucleari controverse.

  1. L’Iran come potenza regionale:
    Oltre alla questione nucleare, gli Stati Uniti temono che l’Iran voglia espandere la sua influenza in tutta la regione. In particolare, l’Iran cerca di creare un “corridoio terrestre” che vada dalla sua frontiera attraverso l’Iraq e la Siria fino al Libano, permettendogli di rafforzare il suo controllo sulla regione e influenzare direttamente Israele e altri alleati degli Stati Uniti. Questo tipo di influenza regionale è percepito dagli USA e dai suoi alleati come una minaccia strategica alla sicurezza.
  2. L’Iran e il sostegno al terrorismo:
    Gli Stati Uniti accusano l’Iran di sostenere attività terroristiche e gruppi che minacciano la sicurezza regionale e globale. Le milizie e i gruppi che l’Iran appoggia hanno spesso combattuto contro le forze degli USA e dei suoi alleati in Medio Oriente. Per esempio, in Iraq, dopo l’invasione statunitense del 2003, l’Iran ha sostenuto gruppi militanti come le Forze di Mobilitazione Popolare (PMU), che hanno combattuto contro l’occupazione americana.
  3. Influenza economica e alleanze strategiche:
    Gli Stati Uniti vedono il Medio Oriente come una regione strategicamente cruciale non solo per la sicurezza ma anche per l’accesso a risorse energetiche, in particolare il petrolio. Se l’Iran dovesse diventare una potenza regionale dominante, potrebbe avere la capacità di alterare gli equilibri energetici globali, influenzando i prezzi del petrolio e la stabilità economica mondiale.
  4. La rivalità con l’Arabia Saudita e altri alleati sunniti:
    Gli Stati Uniti hanno alleanze molto forti con paesi sunniti come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e il Kuwait. L’Iran, essendo a maggioranza sciita, è in contrapposizione a questi paesi sunniti. Gli Stati Uniti sono preoccupati che un Iran potente e influente possa minacciare i loro alleati e creare un contrappeso nella regione, destabilizzando ulteriormente il Medio Oriente.

Perché gli USA “non possono farsi i fatti loro” e lasciare che gli altri si facciano i propri?

  1. Interessi strategici e alleanze:
    Gli Stati Uniti hanno interessi vitali in Medio Oriente, dove hanno basi militari e una presenza diplomatica consolidata. La sicurezza di Israele è una delle principali priorità per Washington, e Israele vede l’Iran come una minaccia esistenziale, soprattutto per quanto riguarda il programma nucleare iraniano. L’alleanza tra USA e Israele è così forte che gli Stati Uniti sono disposti a intervenire per proteggere gli interessi israeliani, anche se ciò significa entrare in conflitto con l’Iran.
  2. L’instabilità regionale:
    Se l’Iran riuscisse a espandere la sua influenza in modo significativo, non solo si metterebbe in gioco la sicurezza dei suoi vicini, ma potrebbe anche destabilizzare tutta la regione, aumentando il rischio di conflitti più ampi. Gli Stati Uniti, storicamente, non sono disposti a lasciare una simile instabilità crescere, soprattutto in una zona così strategicamente importante.
  3. Il ruolo della Cina e della Russia:
    Gli Stati Uniti vedono anche la crescente alleanza tra l’Iran, la Russia e la Cina come una sfida geopolitica. Mentre l’Iran è alla ricerca di maggiore supporto da queste due potenze, gli Stati Uniti sono preoccupati che questa alleanza possa minare la loro influenza nella regione e nel mondo. La Cina, in particolare, ha iniziato a giocare un ruolo sempre più importante nella politica iraniana, con investimenti infrastrutturali e accordi economici. Questo è visto come una minaccia agli interessi economici e politici degli Stati Uniti.

Gli USA “non possono” semplicemente “farsi i fatti loro” in Medio Oriente per una serie di motivi interconnessi, tra cui la sicurezza degli alleati regionali, l’equilibrio del potere nucleare, il controllo delle risorse energetiche e la rivalità con potenze come la Russia e la Cina. La presenza strategica degli USA in Medio Oriente ha radici profonde che si dice vadano al di là di una semplice “questione di potere”, ma riguarda la protezione di una rete di alleanze e interessi vitali per la sicurezza globale (?) e la stabilità economica (di chi?) . D’altro canto, l’Iran cerca di mantenere la sua indipendenza, sfidando l’ordine mondiale a guida occidentale e cercando di rimanere come un attore centrale nella propria regione.

Sintesi essenziale — da quando gli USA smettono di “farsi i fatti loro” e diventano potenza interventista

Gli Stati Uniti passano progressivamente da potenza continentale a potenza globale in varie fasi chiave. Non fu una singola “decisione”, ma una serie di sviluppi politici, economici e strategici:

  1. Monroe Doctrine (1823)
    • Dichiarazione presidenziale che ingiunge alle potenze europee di non intervenire nelle Americhe. È l’inizio politico-ideologico dell’ingerenza statunitense nell’emisfero occidentale: «queste sono cose nostre, voi fuori». Non è già interventismo armato su scala globale, ma imposta un ruolo di poliziotto regionale.
  2. Espansione continentale e Guerra messicano‑statunitense (1846–1848)
    • Espansione territoriale (Manifest Destiny). La guerra col Messico porta a grandi acquisizioni territoriali (Texas, California ecc.) e dimostra la volontà di usare la forza per interessi nazionali.
  3. Giro verso l’esterismo — Guerra ispano‑americana (1898)
    • Abbandono dell’isolationism: vittoria rapida contro la Spagna; gli USA ottengono Cuba (de facto), Puerto Rico, Filippine, Guam. Segna l’inizio di un’imperialismo oltre‑oceano (coloniale / neocoloniale).
  4. Dottrina Roosevelt e interventi latinoamericani (inizio XX secolo)
    • Roosevelt Corollary (1904): i USA si autoproclamano «poliziotti» dell’emisfero. Seguono i “Banana Wars”: interventi militari, occupazioni, supporto a governi amici in America Latina e Caraibi (Haiti, Repubblica Dominicana, Nicaragua, Panama).
  5. Prima e Seconda Guerra Mondiale
    • WWI (entrata 1917) e soprattutto la WWII (entrata massiccia 1941) trasformano gli USA in superpotenza industriale e militare. Dopo il 1945 gli USA rimangono con una rete globale di basi e responsabilità.
  6. Guerra Fredda e politica di contenimento (dal 1947)
    • Truman Doctrine (1947) e NSC‑68 (1950) formalizzano la strategia: contenere il comunismo ovunque — ergo interventi esterni, aiuti, alleanze (NATO), colpi di stato e operazioni segrete.
    • Esempi concreti: golpe CIA in Iran (1953) che rovescia Mossadeq; Guatemala (1954); supporto a colpi e regimi anti‑comunisti in decine di casi.
  7. Guerre per procura e interventi aperti (anni ’60–’70)
    • Guerra del Vietnam: impegno militare massiccio (escalation anni ’60), dimostrazione di volontà di intervenire militarmente per bloccare sfere d’influenza.
    • America Latina e Africa: sostegno a regimi amichevoli e milizie per contenere sinistre o nazionalisti che minacciano interessi strategici.
  8. Doppia eredità: guerra economica e legale
    • Dopo la Guerra Fredda: uso massiccio di sanzioni economiche, pressione diplomatica, supporto ad alleati regionali (es. Israele), dottrina di risposta rapida, basi globali e capacità di proiezione di potenza (portaerei, forze speciali).
    • Esempi recenti: Golfo (1991), interventi balcanici (anni ’90), invasione dell’Iraq (2003), guerra in Afghanistan (2001–2021), operazioni tramite droni e forze speciali.

Meccanismi che gli USA usano (oltre al semplice “potere militare”)

  • Forza militare convenzionale: interventi aperti, basi, attacchi aerei.
  • Operazioni segrete: CIA e servizi segreti per colpi di stato, assassinii mirati, destabilizzazioni (mezzi non trasparenti).
  • Supporto a proxy: armare/sostenere alleati locali o milizie amiche per proiettare influenza senza invasione diretta.
  • Sanzioni economiche: strumento potente per coartare economie avverse.
  • Aiuto economico e diplomatico: Marshall Plan, aiuti condizionati, diplomazia.
  • Dottrina ideologica: contenimento del comunismo prima, «promozione della democrazia» spesso dopo; entrambe usate come giustificazione.
  • Influenza economica e multinazionali: aziende e interessi commerciali spesso legati alle politiche estere (es. energia, accesso ai mercati).
  • Alleanze e garanzie di sicurezza: scudi e interventi in difesa degli alleati (es. protezione di Israele, garanzie ai paesi del Golfo).

Quando si può dire che gli USA «decidono di non farsi i fatti propri»?

Non c’è un giorno preciso: è un processo culminato tra fine XIX e metà XX secolo (1898–1945) e sistematizzato durante la Guerra Fredda (dopo il 1947). Da allora, l’interventismo è parte strutturale della politica estera degli USA — con alternanze di intensità e giustificazioni ideologiche.

Perché lo fanno:

  • Sicurezza nazionale percepita: proteggere rotte strategiche, risorse (es. petrolio) e garantire che potenze rivali non controllino nodi chiave.
  • Interessi economici concreti: accesso a materie prime, protezione di investimenti di aziende USA, stabilità che favorisca il commercio globale dominato dal dollaro.
  • Sistema di alleanze: proteggere gli asset e gli alleati (Israele, Arabia Saudita, Corea del Sud ecc.) che a loro volta rafforzano la posizione globale statunitense.
  • Ego geopolitico e ideologia: “American exceptionalism”, volontà di modellare il mondo secondo interessi/valori USA.
  • Meccanismi di potere interno: lobby industriale-militare, interessi politici interni che premiano interventismo, relazioni tra élite politiche e affari.

Critiche e realpolitik

  • Questo approccio ha portato spesso a contraddizioni: sostegno a dittatori amichevoli, interventi che hanno creato instabilità a lungo termine, violazioni di sovranità altrui e risentimento regionale.
  • Storici e analisti sono divisi: alcuni vedono le azioni USA come necessarie per la stabilità globale; altri le definiscono imperialistiche e responsabili di molti conflitti successivi nella regione (e altrove).

Fonti e autori che approfondiscono (per verificare senza propaganda)

  • Revisionisti/critici: William Appleman Williams (sulla politica del “Open Door”), Noam Chomsky (critico dell’imperialismo USA), Andrew Bacevich (sull’uso eccessivo della forza).
  • Storici della Guerra Fredda: John Lewis Gaddis, Odd Arne Westad.
  • Studi su specifici colpi di stato e operazioni: documentazione su Iran 1953 e Guatemala 1954 (archivi CIA declassificati, lavori accademici).
  • Analisi contemporanee: libri e articoli su Iraq 2003, Afghanistan, uso dei droni e sanzioni.

Qualcuno parlerebbe di predazione, ingiustizia e ipocrisia: descrizione cruda, ma molti fatti storici e comportamenti statali la giustificano in parte.

1) L’ accusa — riassunto in una frase storica

Gli USA, come potenza, hanno spesso agito perseguendo interessi strategici ed economici con metodi che vanno dal soft power al ricatto economico, da interventi militari pieni e diretti a operazioni segrete e supporto a regimi compiacenti. Questo ha prodotto benefici per élite (politiche, militari, economiche) e costi per popolazioni altrui (instabilità, repressione, perdita di sovranità, sofferenza).

2) Esempi concreti che supportano l’accusa (fatti noti, verificabili)

  • Colpo di Stato in Iran, 1953 (Operazione Ajax): la CIA e l’intelligence britannica rovesciarono il primo ministro nazionalista Mossadeq dopo che aveva nazionalizzato il petrolio. Ne seguì il ritorno dello Shah e un lungo periodo di repressione.
  • Guatemala, 1954: rovesciato il governo democraticamente eletto di Jacobo Árbenz in parte per proteggere interessi della United Fruit Company.
  • Cile, 1973: sostegno USA ai gruppi che portarono al golpe contro Allende e all’ascesa di Pinochet (repressione e violazioni dei diritti umani).
  • Supporto a dittature anticomuniste: America Latina (anni ’60–’80), Asia e Africa: armi, addestramento, sostegno politico a regimi repressivi se “servivano” gli interessi geopolitici.
  • Vietnam (1965–1975): escalation militare massiccia per contenere il comunismo; enorme distruzione e perdita di vite civili.
  • Iraq, 2003: invasione giustificata su presunte armi di distruzione di massa inesistenti; conseguenze: lunga occupazione, instabilità regionale, crescita di ISIS.
  • Uso sistematico di sanzioni: Iran, Cuba, Venezuela — strumenti economici che colpiscono le popolazioni civili e limitano la sovranità economica.
  • Supporto armato e politico a Israele e ai regimi del Golfo: interventi regionali e protezione di interessi energetici e geopolitici, anche quando ciò alimenta conflitti locali.

Questi esempi non sono propaganda: sono fatti storici ampiamente documentati — archivi declassificati, ricerche accademiche, inchieste giornalistiche.

3) Come lo fanno — i meccanismi di potere

  • Forza militare globale: basi, portaerei, capacità di proiezione.
  • Operazioni segrete della CIA e spionaggio per influenzare governi esteri.
  • Supporto a proxy/alleati: armi, addestramento, fondi.
  • Sanzioni economiche e coercizione finanziaria: pressione tramite accesso ai mercati, al sistema bancario in dollari, e attraverso istituzioni multilaterali dove gli USA hanno grande influenza.
  • Soft power condizionato: aiuti, investimenti, media e cultura che creano dipendenza o consenso.
  • Lobbying e “complesso militare-industriale”: interessi economici domestici che premiano guerra e interventismo (Eisenhower lo avvertì nel 1961).

4) Perché non è solo “cattiveria pura” — ma non per questo scusa

Motivazioni miste: sicurezza percepita, accesso a risorse, mantenimento di maggiore influenza globale, difesa delle alleanze. Ma la realtà è che spesso gli interessi economici e di potere degli apparati e delle élite interne prevalgono su diritti umani e sovranità estera. Non è un “complotto” unico: è un sistema di incentivi politici ed economici che produce risultati predatori.

5) Ci sono limiti e contraddizioni

  • Non è monolitico: amministrazioni diverse hanno approcci diversi (isolazionismo vs intervencionismo; realpolitik vs “promozione della democrazia”).
  • Gli USA hanno anche contribuito a istituzioni globali, aiuti umanitari, campagne per la salute pubblica e alcune cause progressiste: non tutto è puro sfruttamento.
  • Ma le politiche predatorie esistono e sono parte consistente della storia americana contemporanea.

C’è buona ragione a sentire tutto questo come predazione: esiste una lunga storia di interventi che hanno favorito interessi di élite statunitensi e internazionali a spese di popoli e sovranità locali. Non è un “tutti cattivi” né una giustificazione morale; è il prodotto di potere, interessi e opportunismo politico-economico. La critica è legittima, e la rabbia è comprensibile. L’unico rimedio pratico è combinare memoria storica, mobilitazione politica internazionale, controllo democratico interno (trasparenza sulle operazioni estere) e regole multilaterali vincolanti che limitino abusi di potere: certo, ma… accade in misura rilevante?

1) Cos’era l’avvertimento di Eisenhower (1961)

Il 17 gennaio 1961, nel suo discorso d’addio alla nazione, Dwight D. Eisenhower — ex generale cinque‑stelle, comandante alleato nella Seconda guerra mondiale e presidente degli USA dal 1953 al 1961 — pronunciò una frase diventata storica e spesso citata così in inglese:

“In the councils of government, we must guard against the acquisition of unwarranted influence, whether sought or unsought, by the military‑industrial complex.”

Traduzione italiana corrente e sintetica:

«Nei consigli del governo dobbiamo proteggerci dall’acquisizione di un’influenza ingiustificata, cercata o non cercata, da parte del complesso militare‑industriale.»

Nel paragrafo che precede e segue questo passaggio Eisenhower spiega il contesto: dopo la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti si sono dotati di una gigantesca macchina militare e tecnologica permanente — industrie belliche, centri di ricerca, ampie strutture burocratiche e una rete politica che dipende da appalti, posti di lavoro e finanziamenti legati alla difesa. Lui lo descrive come un potere potenzialmente pericoloso per la democrazia se lasciato senza freni. Avvertiva anche che la politica pubblica poteva diventare “prigioniera” di un’élite tecnico‑scientifica e industriale.

2) Perché il suo avvertimento è rilevante (e cosa intendeva davvero)

Pochi punti concreti:

  • Non parlava di un singolo complotto, ma di un circuito di interessi: imprese produttrici di armi, centri di ricerca, alti ufficiali, politici che votano stanziamenti e rappresentanti eletti che vogliono posti di lavoro per i loro distretti.
  • Effetto auto‑alimentante: più risorse vengono destinate alla difesa → più lobby, posti e infrastrutture si formano → più pressione politica per mantenere o aumentare quei budget → incentivi per interventi o minacce percepite che giustifichino la spesa.
  • Rischio politico: le decisioni strategiche possono essere prese con lenti che privilegiano l’interesse industriale/militare piuttosto che il bene pubblico o la diplomazia.
  • Eisenhower lo diceva da insider: era un generale che aveva guidato la macchina di guerra; non era un pacifista naïf, ma vedeva i rischi reali di trasformare la guerra e la preparazione permanente in interesse strutturale.

3) Collegamento con chi critica: potere, indifferenza, capitalismo‑religione

Chi porta le osservazioni — che il problema non è solo “qualche persona cattiva” ma un sistema che premia la concentrazione di potere e di ricchezza e produce indifferenza sistemica — dialogano esattamente con quel che Eisenhower temeva. In pratica:

  • Il “complesso” non è solo militare: include lobbies, think‑tank, fondazioni, media, centri di ricerca e il “revolving door” (passaggi tra governo e industrie).
  • Incentivi: quando la politica estera e la sicurezza nazionale sono valutate anche in termini di posti di lavoro, profitti e interessi locali, diventa facile che la forza — o la minaccia dell’uso della forza — sia usata come strumento politico ed economico.
  • Noncuranza vs cattiveria: molte azioni non nascono da “cattiveria” personale ma da calcoli strutturali dove i danni collaterali sono tollerati perché il sistema li prevede o li legittima. Questo è spesso più pericoloso, perché è sistemico e legittimato.
  • Capitalismo come religione: la critica che fai — che il capitalismo viene trattato come verità indiscutibile e che il suo primato giustifica ogni mezzo — è storicamente fondata in molti dibattiti (evidenziata da studiosi che analizzano lobbying, deregolamentazione, e potere delle corporation).

4) Conseguenze pratiche (ciò che osserviamo nel mondo reale)

  • Politiche che privilegiano sanzioni, interventi militari limitati, guerre per procura o conflitti prolungati spesso favoriscono l’industria della difesa e creano utilità politica ed economica a più livelli.
  • Le elite economiche e i grandi interessi finanziari possono usare il loro potere per plasmare l’agenda estera — non sempre via direttive esplicite, ma tramite incentivi istituzionali e finanziari.
  • Questo spiega perché certe politiche persistono nonostante costi umani elevati: il sistema ricompensa chi mantiene lo status quo.

5) Sostanziale convergenza con: il capitalismo è il sistema che origina tutto questo

La questione non è solo morale individuale, è di struttura. È per questo che criticare l’azione statale come “predatoria” non è solo retorica: ha basi nei meccanismi di potere ed economia che Eisenhower vedeva e che da allora sono cresciuti e si sono diversificati.

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1) Discorso di Eisenhower (1961) – Il Complesso Militare-Industriale

Ecco il passaggio integrale del discorso che Eisenhower fece il 17 gennaio 1961. Il testo completo è abbastanza ampio, ma il punto cruciale riguarda la sua avvertenza sul potere del complesso militare-industriale. Di seguito c’è la parte centrale:


Discorso di Eisenhower – 17 gennaio 1961:

“In the councils of government, we must guard against the acquisition of unwarranted influence, whether sought or unsought, by the military-industrial complex. The potential for the disastrous rise of misplaced power exists and will persist. We must never let the weight of this combination endanger our liberties or democratic processes. We should take nothing for granted. Only an alert and knowledgeable citizenry can compel the proper meshing of the huge industrial and military machinery of defense with our peaceful methods and goals, so that security and liberty may prosper together.”

Traduzione Italiana:

“Nei consigli del governo, dobbiamo proteggerci dall’acquisizione di un’influenza ingiustificata, cercata o non cercata, da parte del complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di un potere mal indirizzato esiste e persisterà. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Non dobbiamo mai dare nulla per scontato. Solo una cittadinanza vigile e consapevole può costringere all’integrazione corretta della gigantesca macchina industriale e militare della difesa con i nostri metodi pacifici e obiettivi, affinché la sicurezza e la libertà possano prosperare insieme.”


2) Come Funzionano Lobbying, Revolving Door e Finanziamento delle Campagne nella Politica Estera USA

Revolving Door:
Il termine “revolving door” si riferisce al flusso continuo di individui tra posizioni di potere nel governo e nel settore privato. Questa pratica, che è stata oggetto di molte critiche, permette a ex-politici, funzionari e alti ufficiali militari di entrare in aziende private o lobby industriali (specialmente nel settore della difesa) dopo il loro servizio pubblico. Questo crea un conflitto di interesse che facilita politiche che favoriscono il settore privato a discapito del bene pubblico.

Esempi di funzionamento:

  1. Sostegno a leggi pro-difesa: Politici che lavorano nei comitati di difesa, dopo aver lasciato il governo, passano a lavorare per aziende di armi o consulenza militare. Questi stessi politici, durante il loro mandato, sono più inclini a votare leggi favorevoli alla spesa per la difesa e all’adozione di nuovi contratti di armi.
  2. Caso Lockheed Martin: Lockheed Martin, uno dei principali appaltatori di difesa degli USA, ha avuto numerosi ex-alti funzionari del Pentagono nel suo staff. Ad esempio, ex-segretari della difesa e generali sono passati a dirigere le politiche aziendali di queste compagnie, ampliando il potere di influenzare le decisioni governative in favore della spesa per la difesa.

Lobbying e Finanziamento delle Campagne:

  • Istituzioni di lobbying come la AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) sono esempi di come i gruppi di interesse possano avere un forte impatto sulla politica estera americana. La AIPAC ha svolto un ruolo centrale nel sostenere la relazione tra USA e Israele, influenzando decisioni politiche attraverso finanziamenti alle campagne elettorali, supporto per candidati e interazioni politiche dirette. Questo è un esempio di come i finanziamenti possano determinare la politica estera a livello governativo.
  • Corporate Donations: Alcuni dei principali finanziatori delle campagne elettorali sono società che operano nel settore della difesa. Queste aziende, tramite donazioni o tramite gruppi di interesse, promuovono leggi che aumentano il budget per la difesa e altre politiche che favoriscono le loro attività.

Esempi noti di lobbying e finanziamento:

  • Il caso di Dick Cheney e Halliburton: Cheney, vicepresidente sotto George W. Bush, aveva forti legami con Halliburton, una delle maggiori compagnie di energia e difesa al mondo. Nel periodo in cui era vicepresidente, Halliburton beneficiò enormemente dall’aumento della spesa militare e dagli appalti legati alla guerra in Iraq.
  • Le donazioni a favore della guerra in Iraq: Aziende come Lockheed Martin, Northrop Grumman e altre compagnie di difesa hanno donato enormi somme di denaro ai candidati politici che sostenevano l’invasione dell’Iraq nel 2003. Questi finanziamenti non solo aiutavano i politici a farsi eleggere, ma incentivavano politiche favorevoli a queste imprese.

3) I Casi Storici: La Legittimazione delle Politiche Imperialistiche USA

Per chiarire come tutto questo si traduca in politica estera, ecco tre casi emblematici che dimostrano il funzionamento del “complesso” in azione, con il supporto della lobby, la revolving door e i finanziamenti:


1. Operazione Ajax – Iran 1953

Contesto: Dopo che il primo ministro iraniano Mohammad Mossadegh nazionalizzò l’industria petrolifera del paese, gli Stati Uniti, con la complicità del Regno Unito, pianificarono e realizzarono un colpo di stato per rovesciarlo, riportando il monarca Shah Reza Pahlavi al potere. Mossadegh aveva minacciato gli interessi economici delle compagnie petrolifere occidentali, in particolare la British Petroleum.

Meccanismo: La CIA organizzò e finanziò il golpe, non solo per proteggere gli interessi economici delle multinazionali, ma anche per evitare l’influenza crescente del comunismo nell’area (durante la Guerra Fredda). Dopo il colpo di stato, molte delle figure coinvolte in queste operazioni passarono a ricoprire posizioni influenti in aziende petrolifere e difensive.

Risultato: L’Iran fu destabilizzato per decenni, con un regime autoritario e impopolare che creò un risentimento che alla fine portò alla rivoluzione iraniana del 1979.


2. Vietnam – 1965-1975

Contesto: Gli USA entrarono in Vietnam per fermare la diffusione del comunismo in Asia, sostenendo il governo del Sud Vietnam contro il Vietnam del Nord. Nonostante i tentativi di negoziato e la crescente opposizione alla guerra, gli Stati Uniti continuarono l’escalation militare.

Meccanismo: Le aziende statunitensi, in particolare quelle nel settore della difesa (come Boeing, Lockheed Martin), avevano enormi contratti per la produzione di armi e veicoli militari per il conflitto. Inoltre, l’industria bellica beneficiò delle politiche di interventismo militare. Gli interessi di queste aziende erano un motore economico potente che influenzava fortemente la politica estera americana.

Risultato: Il conflitto lasciò milioni di morti e una devastazione enorme in Vietnam, con effetti duraturi nelle relazioni internazionali. La guerra fu un fallimento strategico per gli USA, ma permise agli appaltatori di difesa di ottenere enormi profitti.


3. Invasione dell’Iraq – 2003

Contesto: L’invasione dell’Iraq nel 2003 fu giustificata dal governo degli Stati Uniti con la presunta esistenza di armi di distruzione di massa (WMD) in mano a Saddam Hussein, ma questa prova non fu mai trovata.

Meccanismo: Le aziende di difesa, come Halliburton (presieduta da Dick Cheney prima di diventare vicepresidente), ebbero contratti enormi per la ricostruzione e la gestione dei giacimenti petroliferi iracheni. Inoltre, i consiglieri del Pentagono avevano stretti legami con l’industria bellica, creando un circolo vizioso in cui la guerra favoriva le aziende di difesa. Le donazioni politiche e il lobbying giocano un ruolo decisivo nel portare avanti la retorica della “guerra preventiva”.

Risultato: L’Iraq fu destabilizzato, e i gruppi estremisti, come ISIS, emersero come risultato di un conflitto prolungato. Nonostante l’instabilità, le compagnie di difesa americane ottennero contratti miliardari.


Questi esempi dimostrano come il “complesso” di difesa, l’industria bellica e le lobby politiche abbiano giocato un ruolo cruciale nell’imporre politiche imperialistiche a favore di interessi economici privati, costringendo il governo a interventi in paesi terzi. Non è solo questione di alcuni individui cattivi, ma di un sistema che si alimenta attraverso interessi finanziari, lobby e revolving door, creando disastri geopolitici a vantaggio delle elites industriali.

autoeliminazione #2398472,5

Vi rendete conto di quanto questo posto possa essere totalmente invisibile?

Immaginiamoci tutti, qui su wordpress com, org … come in una specie di boschetto, una capannetta in cui appariamo di tanto in tanto. Uscendo dalla capanna poi ci sarà una foresta come fu quella amazzonica, il rio delle amazzoni. Lontano, lontanissimo da tutto, in mezzo ad un tipo di vita che non necessariamente è ostile ma nemmeno necessariamente umana.

Nella tua capanna puoi leggere, scrivere, ascoltare o produrre musica e la lasci li, nella capanna. Chiunque potrebbe passare, entrare, ascoltare, parlarti, leggere.

Ma tutti vivono non solo lontano: in un altro continente.

Sapete che l’Ai-Overview di google ha drasticamente ridotto l’accesso a qualsiasi sito web. I ragazzini quasi non sanno che esiste tutto quello che nella generazione precedente si sapeva. Non serve. Serve sempre meno. Il “web” come si visse non avrà più senso (economico) per quintalate di persone. La macchina delle risposte disincentiverà ad esporre la fonte? Molto probabilmente si per tantissime realtà e persone. Il tuo probabile interlocutore sarà una Ai. Il lettore, il crawler di una Ai.

Quindi ecco a chi sto scrivendo. A nessuno. Forse proprio come feci quando iniziai: non qui in forma di “blog” (su splinder, nel 2003/2004), ma quando iniziai il mio diario. Era per una ragazza. La prima che mi diede la misura dello scemare del mio dolore, del mio lutto, di sette anni, per essere sopportabile. Niente cellulari, telefono ohmygod, distanti. Per farle sapere chi ero le scrissi non tanto una lettera… ma cose che avevo scritto pensando a lei ma senza intenzione di dargliele. Fino a che lo feci. Gliele diedi. Bla bla, un giorno finì.

Ma quell’abitudine ormai era presa. Dopo il cartaceo passai al PC. Mentre usavo un editor ne progettavo un altro, fino a cercare di pensare ad un correttore … e per un correttore serviva un dizionario.

Così scrivevo un diario “come se” scrivessi a lei. Ma poi piano piano scrivevo a nessuno in particolare. E piano piano questo è andato avanti per un bel po’. Forse mi sono fermato in certi anni. Poi non so… ma di sicuro qualcosa è ripreso con il blog. Tra l’altro incontrando anche altre menti. Questo è il luogo. E ora che scrivo sto ascoltando qualcosa di quello che forse ascoltavo anche allora, quando iniziai, in questo istante (poi vedremo) : Pull me under.

L’altro giorno, sempre nell’atmosfera del progetto dal demo del 98 a qualcosa stavo cernitando musicassette. Si. Alla fine sono tornato al mio buon vecchio stereo. Quello col quale sono state registrate alcune di loro, presumibilmente. Certo non quelle che sto cercando.

Molte erano compilation, una vera e propria serie. Con gli anni avevo pensato “le prendo e le shazammo tutte”. L’altro ieri ne ho buttate via 9. Nel secco.

Avevo sia una serie “cose che mi piacciono” , singoli brani di LP, mezzi LP, anche piccoli pezzettini… sia una serie “lentoni” o roba d’ammmmmOre et similia.

Ecco come scegli: pensi che avrai vita, pensi shazammo. Pensi: ho 51 anni, voglio solo morire, ma prima ho delle cose da fare. Non shazammi. Butti via molte, moltissime cose. E se ce la fai, se non senti il dispiacere straziante, l’inutilità del tuo sforzo passato, del tuo dolore passato, esperienza, tener duro o risparmiare o qualcosa. Che alla fine ti interessa solo di fare una cosa che non serve a nessuno, nemmeno a te quando avrai finito.

Penso agli oggetti da milioni che ora non valgono nulla, di mio padre: tecnologia che si è deprezzata e la senti come disprezzata. Così deprezzata e disprezzata che ne ho trovata in un negozio dell’usato… e non la prende nessuno. Quindi quando penso alla mia… non so nemmeno perché non sono rapido a farla sparire, buttare via. Alcune cose possono essere riusate all’infinito: libri eccetera. Ma… potrebbero. Lo saranno?

Così butto altre cassette. Trovo alcuni spezzoni che avevo avuto cura di registrare “dal vivo” (dal televisore anche, ma anche dal… telefono! dalla linea fissa: roba tipo il segnale orario!!!) e riconosco un pezzo di “indovina chi viene a cena”: verifico, tutto su youtube, è del 1967. Dice cose che ho ripensato cento volte come se le avessi inventate io.

Un altro pezzo veniva sicuramente da “ER, medici in prima linea”; era una definizione circostanziata di un preciso modo di amare. E del riconoscimento di lei che no, lei non lo amava così come lui. C’è anche un pezzo della voce della mia ragazza tra il 1994 e il 1995 ? 96? che mi dice affettuosamente “CICIONE” … (non lo ero, era davvero affettuoso; ma poi ho capito davvero che era una stronza colossale come forse non avevo voluto vedere… complice un film con Meg Ryan in cui era chiaro che lei sfidava i tipi con cui stava a lasciarla, a vedere chi rimaneva davvero. E io – vero coglione – pensavo “beh io resisterò”.

Coglione.

Una buona parte della mia difficoltà di erezione deve essere stata la chiara percezione che non mi stimava. Forse voleva il mio cazzo. E io glielo avrei dato volentieri. Ma qualcosa dentro di me mi diceva disprezzo. Come essere umano. Che tempo perso, anche li. Quando sei così giovane che potresti fottertene, se ci riuscissi, se questa macchina di merda te lo consentisse.

Butto via altre cassette. Arrivo a quelle che nel 2014 avevo già, credo, vagliato. Ma è il mio limite per quel giorno. Mi viene da vomitare. Ho già dato. E ho anche deciso di buttare fisicamente qualcosa. Non male.

E oggi? Qui, queste scatole?

Ma per fortuna non ho buttato alcune cose che “non si sa mai”. Una DAC/Ampli-cuffia miniaturizzato forse lo posso usare per amplificare delle Sennheiser HD600 per mix/mastering quando sarà ora. Quando lo testavo (ce l’ho gratis per quello) mi chiedevo “ma che cazzo??? qual’è lo scopo?” e la base della spiegazione, ossia lo scopo di una DAC invece di una scheda sonora, non me la diceva nessuno. Poi ho compreso. Ma poi i driver sono scomparsi come quella ditta in quella divisione e quella divisione in italia.

Per fortuna funziona. Ho tutta la scatola, come ampli diretto funzia, c’è il suo caricatore. ChatGPT lo conosce abbastanza.

Ah si. Vi conviene scaricare tutti i documenti, i PDF, le pagine web con contenuti che vi interessano. Se non avrà un senso per chi ce le ha messe… spariranno. I vostri documenti di istruzioni potrebbero interessare solo a voi tra un po’. Meglio archiviare e condividere. Anche con sistemi di P2P filesharing.

Non vi conviene pensare (non conveniva neanche prima, ma ora è peggio) “tanto è su internet”. Potrebbe sparire davvero. Un file, una pagina, un sito. Ricordatevi che i dataset dei chatbot NON sono un imagazzinamento di internet. Non lo sono affatto. E il professor Walter Quattrociocchi si sta sbattendo parecchio per cercare di farci capire bene che i gli LLM / Chatbot non sanno niente.

Se avete culo… ma se non ce l’avete?

Spero di riuscire a buttare via tutto bene. Non ho, spesso, la forza di fare niente. Mi faccio schifo anche per quello.