Consapevolezza talebano-religiosa

“Ciò che gli altri reputano”, ossia la reputazione.

“La reputazione rappresenta la valutazione o il riconoscimento positivo (stima) combinato con l’attenzione, il riguardo o il rispetto (considerazione) che le persone hanno nei confronti di un individuo o entità, basati sulla percezione o giudizio delle loro qualità, azioni o comportamenti. Essa indica quanto una persona è vista o ritenuta in modo positivo e con rispetto nella comunità o nel gruppo di riferimento”

Quanto questo passaggio porti al “si può fare” VS “non si può fare”, cioé la legge, che diventa norma, obbligo, imposizione, fino alla forza, alla limitazione della libertà o alla sua privazione è fondamentale e chiaro a chi imponga un potere secondo una ideologia.

“Questo non devi dirlo, non puoi dirlo” è strettamente legato alla slippery slope che qualsiasi detentore di potere controlla sempre. Se fai questo, potresti poi fare quest’altro.

Citando qualcuno che interrogava il prof.Barbero, se un personaggio noto può dire impunemente che si vanta di non pagare le tasse, mentre invece non può, con la stessa sensazione ed aspettativa di normalità e consenso, dire “io meno la mia anziana mamma, ogni volta che dice cazzate le spacco qualche osso”, senza con questo essere sottoposto alle conseguenze della pubblica riprovazione, è a causa di come sia – in quel momento e area geografica – reputato un determinato comportamento.

Cioè una OPINIONE.

Controllare cosa sia lecito pensare, cosa sia giusto alla fine dire, sarà quindi uno dei fili da burattinaio da tenere ben saldi nelle mani di chi voglia esercitare un potere ideologico. E anche se pensare ad un religioso, ad un tiranno qualsiasi magari di provenienza ideologica estrema, è facile, non mi pare che ci possiamo tutti quanti esimere dal riconoscerci in questo stesso identikit. Le nostre OPINIONI possono diventare legge. Non sono fatti. Sono il nostro semplice sentire. Che può variare nel tempo. Le donne non possono parlare. I giovani hanno sempre torto. Gli anziani sono tutti rincoglioniti. Se è scritto nel libro sacro è così. GLi anziani hanno tutti sempre ragione. Le donne hanno diritto di ogni cosa perché il patriarcato prima blah. Opinoni, la mia opinione è che —> io REPUTO CHE —> diventa la TUA reputazione e … conta? Eccome se conta.

Ancora una volta: tu puoi accettarti, ma a noi tutti non frega un cazzo. La forza del numero, la maggioranza, noi tutti, REPUTIAMO.

E non è un bene? Ho i miei dubbi. Perché raramente facciamo un “meta-pensiero” sul “pensiamo a come pensiamo” e soprattutto a “come tendiamo a coportarci come umani”.

Ad esempio smetterei di dire che questo o quell’altro sono comportamenti disumani. La cosa più umana di tutte è la violenza come pensiero, azione, soluzione. Tutt’altro che disumana. Fa schifo, è crudele, è ingiusta, non è degna di . Ma che non sia umana… è ideologia. Adattarsi al reale e pensare al maggiormente desiderabile per il maggior numero di persone, a prescindere da ciò che il singolo reputa, forse, sarebbe meglio, tenendo però conto del fatto che dentro di noi, in ognuno di noi, il nemico è in casa.

Iniziare ad avere piùà a che fare, statisticamente, con i comportamenti umani con antropologia, sociologia, psicologia e tutte le neuroscienze ed altre scienze dei comportamenti ad illuminare tutte le altre, credo sarebbe una direzione più corretta. La scienza X ci dice che dato A di partenza per ottenere B la cosa corretta da fare è il comportamento K. Ma l’osservazione della realtà dice che in generale “la gente ” tende a fare tutt’altro.

Se al posto di una scienza molto meccanica, o economica, ci mettiamo giustizia, diritto, libertà, benessere, relazioni umane, comportamenti … osservare cosa davvero fanno le persone per darci tutti quanti una direzione realistica, e non idealistica sarebbe tendere ad un ideale, si, ma tenendo conto del “ma comunque la gente dato X fa Y anche se pluridimostrato che fa loro male”.

La legge che SUPERA la reputazione potrebbe essere auspicabile, se proveniente da un percorso che considera la meschinità umana, quella che chiameremmo disumanità se non siamo noi a commettere il fatto.

Funziona praticamente con tutto: voglio dimagrire ma senza fare movimento. Voglio essere come mi pare ma non lo accetto negli altri. Voglio non pagare le tasse ma voglio i servizi. Voglio che gli altri facciano fatica al posto mio – e tutti contemporaneamente dicono questo – tutti essendo “gli altri”.

Tendiamo al fancazzismo per tutti? Ma certo: facciamo lavorare le macchine. A vantaggio di tutti, non di qualcuno e basta. Perché appunto, tendenzialmente, a nessuno frega degli altri. Mors tua vita mea. Eccetera. Questo siamo. Teniamone conto.

Che flash, come mi ha riconosciuto?

Succedono dei casini alla macchina, vado in concessionaria (cosa che di solito evito, il mio meccanico è onesto e resta in garanzia) e mentre attendo l’inculata il tipo al banco mi fa “HEY MA TU SEI QUELLO DEL <nome_programma_televisivo_un_tempo_noto> !!!”.

Sono passati 30 kg e 25 anni. Avevo i capelli lunghi sciolti e qualsiasi stato di stempiatura avessi non era in quel momento noto nemmeno a me. Ora sono un vecchio quasicinquantenne ciccione di merda con vario grigiume , gli occhiali, la coda tipo… si, il tizio del negozio di fumetti dei Simpson, sono così, una merda, in confronto a com’ero in quel momento. Potrei dire persino: figo.

Per qualcuno, perlomeno. Certo non per me, al tempo. Oggi però sarei grato di quell’aspetto.

Comunque non sono più fatto in quel modo e non conosco quel tizio. Mai visto. Lui mi ha visto SOLO in tv e sapeva quei fatti. E sbotta così, tutto gasato e felice. Come cazzo ha fatto?

Incredibile. Non c’è quasi traccia di me, dentro di me. Figurati fuori.

riempire il vuoto con l’utilità non funziona (sempre)

Nel 98 suonavo con vari gruppi. Con uno di questi facemmo un CD in studio, cosa totalmente fica e poco comune, per il tempo. Un obiettivo, un impegno economico, di tempo, di forze. Lo ricordo, tra l’altro, come uno dei momenti che ti dicono che cosa significa quando vivi, invece di quando sopravvivi. Fai qualcosa che vuoi fare. Quello che me lo diceva, lo sapete se vi è successo, è che anche se dormi poco, appena apri gli occhi con la sveglia ad ore assurde, BAM, ti alzi, come una molla, fai tutto e parti, fai chilometri, non vedi l’ora. E stai pure pagando!

Tornavo di sera così stanco che mi ricordo di essere passato drittissimo col rosso.

L’esperienza in sé era gratificante, gasante. Come direbbe Gennaro Romagnoli, in quel momento ero affezionato al processo più che al risultato? Oddio, il CD lo volevo veder finito. Ma nel fare c’era energia, si stava bene, come andare in gita, fare quello che vuoi fare. Dico che ero più innamorato del processo perché la musica che facevamo con quel gruppo mi faceva cacare. Se vi dicessi il nome la trovereste su spotify ed iTunes. Lasciai il gruppo per questo: la musica mi faceva venire il sangue acido mentre loro, tutti, mi stavano simpatici e non volevo guastare tutto; mi rendevo conto che non vedevo l’ora di finire le prove per andare al bar dopo. E io non bevo alcol, sia chiaro.

Il loro batterista, dopo anni, quando io cercavo da 2 anni uno studio a prezzi abbordabili, mi ha semplicemente ascoltato e si è preso davvero a cuore ciò che gli dicevo, proponendo dove aveva una entratura di farmi avere l’affitto che io potevo permettermi, laddove loro prima non prendevano assolutamente nulla. Ma io così ero a posto! Da quella volta ho lo studio. Non solo, mi ha aiutato fisicamente a fare un sacco di lavoro di merda, anzi: lo ha fatto lui. Lui ed un altro paio di amici. Io non ho fatto quasi niente, cazzate ho fatto.

Ecco, con lui e con l’ente presso il quale tutt’ora ho lo studio, ho certamente un debito. Con l’ente cerco di fare tutti i lavori gratis che posso, avendo messo in chiaro di non approfittarsi, cosa che non è accaduta nemmeno di striscio.

Ora lui, post-covid ha intrapreso la via del commercio; prima faceva 3 lavori e in uno di questi era dipendente presso un negozio di compravendita dell’usato che svuota soffitte, cantine, eccetera. Ad un certo punto gli hanno proposto di subentrare in una delle due sedi.

Il precedente negozio lo avevo seguito per i social, quindi come ho fatto con loro, ho promeso anche a lui: la prima dose è gratis. Cioè: ti avvio la faccenda, ti spiego, poi ti dico quale è il mio lavoro e quanto costa. Oggi però sono spuntate tutte le parti tecniche di base, di rete eccetera. Lo avevo avvertito di ogni singolo futuro passaggio e necessità e tutte puntualmente accadono. Del resto ho fatto quasi vent’anni in una PMI come sysadmin, dei servizi tecnici di base diciamo che le basi le so. Non sembra essere cambiato molto. Anche oggi ho preso, etichettato tutto, smontato il casino che c’era prima, ripulito, rietichettato, costituito uno schema per raccapezzarsi su cosa-va-dove e chiarire le stronzate che vari dicevano. Pensavo costantemente che sono un inutile pezzo di merda, lo schifo fatto schifo. Che almeno in quel momento, per qualcuno che proprio non sa niente di niente e agli occhi del quale quindi sembro qualcuno che sa tanto, come ogni orbo per il cieco, stavo dando qualcosa di utile, perché credo davvero che almeno lui sia uno che vuole vivere, che si è sempre speso per gli altri, che ha lasciato andare tantissime minacce accomodando, vivendo per i figli, per la ex moglie che non lo amava, per la sua attuale tipa che non lascia il marito. Lavora, si spacca la schiena, faceva assistenze domiciliari a disabili ed anziani. Figurati se non cerco di fargli andare internet, reti, telefoni, gestionali e social e altre puttanate.

Chiaramente io avvio le cose in modo da consegnare le chiavi e spiego sempre: io non voglio occuparmi di risolvere problemi, questo non è risolvere problemi, per me. Cioè, ora hai la roba che funzia, non toccare dove ti ho detto di non toccare, non fare casino, usa quello che ti ho detto e vivi felice senza fare “eh ma se io facessi…” solo per, che so, risparmiare, oppure perché “ma magari così è più facile” quando ti ho detto passo passo come fare le cose, perché io NON verrò a sistemare casini.

Ma: chiamami pure come content creator, o insomma copy, aiuto a postare, strategia, video, visual, tutta quella merda lì; io ti seguo per dire cose, storyminchia eccetera.

Ma con lui, che tra l’altro non si mette in mezzo come quelli che sanno loro, ho potuto aiutare a fare le parti tecniche in modo più sicuro, ovunque ho potuto usando sistemi di qualità, accortezze anti-inculata o come diceva quello “future proof” (ma senza il senso profondo che ci metteva lui) … insomma un po’ di prevenzione merda.

Questo perché lui lo vale. Ho debito e lo vorrei felice. So che comunque spenderà soldi, che è stanco, che è preoccupato, vive con la zia perché ha dato e continua a dare ad altri, che prima che inizi ad essere in attivo per un po’ di anni di seguito avrà spese e sarà sotto. Farlo per lui contribuisce a qualcosa, a qualcuno, che vale qualcosa.

Va bene farlo e sono felice di aver fatto quelle quattro cosette che per lui sono invece importanti. Dubito fortemente che dopo, quando sarebbe bello avere un rapporto continuativo per la creazione e promozione, vedrò qualcosa: non per scarsa stima di qualcuno in qualcuno, ma per risparmiare, per sfangarla, per starci dentro.

Anche solo dopo aver finito e consapevole che per lui aveva valore, contemporaneamente sentivo il dolore di esistere come schifo, una cosa che sento io. So bene che c’è di peggio, si trova sempre di peggio. Ma la mia mediocrità, la vecchiaia, il solito bilancio … schifo. Capita, a volte, come oggi, che ci sia qualcuno di cui vedi chiaramente la stima: persone che non conoscono il tuo lavoro, che vedono andare avanti qualcosa dove non sanno mettere le mani, sembri qualcuno. Suo figlio era così, vedevo che un po’ gli stavo simpatico e un po’ valutava positivamente il mio operato. Ma chiunque sappia fare qualcosa in questo settore sa che non è nulla e che io non sono nulla di più di uno che in un cantiere edile pianta un chiodo e trasporta una carriola senza cadere troppo spesso.

Felice di aver fatto la malta per chi ne aveva bisogno – restando in metafora. Ma quel sottile strato di felicità per altri, per me era il solito disgusto. Credo sia il disgusto di … si, sprecare risorse. Ossigeno, tempo, spazio. Com’è assurdo vero? Visto da fuori oggi ho fatto solo cose giuste, buone, forse persino più cose utili e corrette del solito, numericamente.

Eppure non mi vengono i conati solo perché assumo un blando antidepressivo, immagino.

E non ho la minima idea di come procurarmi il monossido al giusto grado di purezza. Inutile pezzo di merda.

Ecco, che non sia una parte dell’istinto “della vita” a dirmi che faccio schifo? Mnah: il risparmio energetico (essere un mantenuto) dovrebbe essere valutato, insieme al fatto che sopravvivo. Forse però il non avere prole né fare sesso “dicono” al mio programma : questo ingranaggio non gira come dovrebbe e quindi …

ma che cazzo dico.

Nessun senso, causa-effetto

Ciò che proviamo non significa nulla se non che per noi. Siamo un mezzo per un fine che non è nostro. L’auto-perpetuazione della vita. Che però, di per sé, non è niente. Non è una entità cosciente, morale, con una volontà. Quella che sembra una “volontà” non lo è più di quanto non lo sia l’attrazione di gravità. La gravità non ha volontà, il grave non ha volontà dovuta alla gravità… se avesse una volontà propria, comunque sarebbe completamente nel solipsismo.

Noi non abbiamo senso, la nostra vita non ha senso, la vita stessa non ha senso, persino la sua bellezza ha senso solo per noi che la osserviamo, ma gli stessi osservati, per la maggior parte, nemmeno se ne accorgerebbero di essere degni di nota.

Una causa, un effetto, una lontanissima causa ed una infinita serie di reazioni a catena di effetti. E basta. In mezzo atutto questo, noi proviamo emozioni. Sentimenti. Dal nostro soggettivissimo punto di vista, significano anche soddisfazione, appagamento e gioia o dolore, frustrazione, fatica e così via, ma gli unici a esserne interessati, in tutto questo girotondo di giostre e giocattolini meccanici che si roteano e si rimbalzano addosso schiavi solo di imperativi biologici, siamo noi stessi, senza senso, senza un motivo nostro, con la magra consolazione di potercelo inventare, un sostituto all’inesistente.

L’unica vera scelta è rinunciare ad esistere, porre fine. Quella è l’unica sfida al meccanismo che ti vuole usare spingendoti a provare anche qualcosa, a suo vantaggio,. A vantaggio di qualcosa che non sente nulla, non sa nulla, non desidera, non vuole, non fa, non é, esiste, causa.

Reflusso acido di coscienza

Allora funziona così, a volte.

Il dolore arriva – Faccio schifoschifoschifoDIOMIOCHESCHIFO no, cosa dici lo sai che è troppo, sai che sei mediocre non puoi dire che fai schifo si ok ma io sento che devo moriresubito, ma se hai appena fatto la lavastoviglie non mi pare che ci sia qualcosa di , si ok ok ma senti il dolore che ti attanaglia per nessun motivo, certo, questa è depressione, cioè dolore così senza alcun motivo, oggi abbiamo sentito chiaramente il dottor Gennaro Romagnoli Psicologo e psicoterapeuta dire a chiarissime lettere la base del tutto e che cioè se vuoi smettere di avere problemi devi smettere di vivere e non lo sapevamo già, certo che lo sapevamo già ma non riesco a trovare un modo per procurare il monossido di carbonio puro e poi dai hai dei debiti con alcune persone, non ti hanno fatto niente, non lo meritano, potevi fare a meno di farti dare cose o di prenderle in fondo, già non servi a niente perché devi essere anche di danno si ok ma solo tu pensi di fare così schifo ok ma non è davvero il punto lo sappiamo è la mediocrità la velocità del mondo e la meta che si sposta in tutte le cose che in qualche modo ti interessano perché dai, sei un mediocre, quindi ti interessano cose facili o la parte facile delle cose, che magari impressionerà qualche inesperto ma che non ha niente che non sia più che sorpassato da secoli, vivi solo in periferia e in provincia e siamo indietro di vent’anni e tu sei indietro del tutto, sei vecchio e quello che ti interessa e che sapresti meglio ora non è più nel tuo mondo e il resto costa troppa fatica per goderselo davvero, e adesso non vuoi vedere nessuno, vuoi distenderti sul divano ma sei stato così bravo a pensare che avresti sistemato tutto e invece il divano è pulito e se vuoi distenderti così come sei sporcheresti e ci sarebbe O che aspetta, che a te non costa niente davvero fare quella stronzata col font, per lui è complicato e per te è una bazzecola ma gli occhi ti si chiudono o sono lacrime? Sei solo stanco o sei così deficiente che non vuoi andare di nuovo dall’oculista si ma ci sono andato l’altra volta e alla fine sti cazzo di occhiali non mi risolvono e poi erano anche brutti eh bravo ma saran mica belli questi da 2 euro che prendi al super dai, ma almeno se li perdi, visto che li perdi, non son sta gran perdita, si ma poi vedo alcune cose leggermente deformate e niente che vuoi farci continuo a penasare ciclicamente al sesso, non a una sega, ad uno sfogo, ma all’incontro con un altro essere umano il cui corpo ti attiri… ma è assurdo perché il tuo non è più desiderabile e allora perché cazzo devi avere questo fottuto desiderio e stimolo che non serve a nessuno se non alla solita fottuta bastarda vita e si certo che non ha senso la fottuta bastarda, tu sei solo un piccolo ingranaggio una pedina che viene mossa da un meccanismo che perpetua sé stesso e nemmeno ha una volontà più di quanto non ce l’abbia un sasso che rotola dal monte e tu non hai altro che una caratteristica collaterale che ti provoca l’autocoscienza ma in rapporto a che cosa a chi a nessuno, sei un mezzo per lo scopo di una macchina nata per caso e i vecchi che sono vecchi e diventano vecchi ma soffrono e basta e tutti hanno anche loro quel fottuto meccanismo di autoconservazione che è solo un istinto che ti schiavizza ma che bello ora possiamo invecchiare e goderci più anni di quel pezzo di vita che fa schifo al cazzo e soffrire più a lungo e poi che tristezza scoprire che alla fine ci sono situazioni che rendono la libertà personale un diritto per alcuni di rimangiarsi la parola ed essere solo in balia dellosperiamochenonsiricordi e non capisco poi perché mi interessa di quello che succede di come cambia il mondo che poi non sono cazzi miei eppure mi prende forse perché non riuscendo a risolvere me mi distraggo col resto ma io mi distraggo volentieri con della buona fantascienza ma cazzo ce n’è poca anche se in effetti Legion era proprio carino cazzo non avrei mai immaginato che fosse così flashato certo la serie su disney la serie non quegli altri due con l’angelo in copertina che sono delle merdecolossali poi non vorrei perdermi dune seconda parte ecco dai almeno un motivo per esistere anche domani

Luddista, ma tecnologico

Non sono le macchine a togliere il lavoro agli uomini. Sono altri uomini. Un numero inferiore di uomini. Questo lo rende “togliere”. Fino a qualche secolo fa gli spazi si muovevano, le possibilità c’erano, cambiavi, imparavi altro. Ma lo scopo della tecnologia è fare di più, permettere di fare di più ad un numero inferiore di persone, o meglio, con inferiore sforzo umano. Il che sarebbe bello, se facessi lo sforzo perché ne hai voglia. Per diletto.

Purtroppo il modo in cui le macchine e la tecnologia diventano negative è quando rendono le persone come pezzi di un macchinario, soggetti al trattamento che si riserva alle cose, agli strumenti, alle risorse non-umane. Ad togliere il lavoro ad un uomo è un altro uomo che fa uso di una macchina, o meglio, anzi, questa è la realtà più pericolosa, che ne possiede l’accesso esclusivo. Che ha i mezzi economici per accedere a quel mezzo, escluderne altri e, nel senso più letterale della parola, avvantaggiarsene.

Non sono le macchine nè la tecnologia ad essere il male, ma la necessità di un modo di progettare la vita della comunità di esseri umani improntata alla necessità di un vantaggio competitivo, per il semplice fatto che questa competizione esiste. Devo competere per vivere. Devo meritarmi di vivere. Ma se è già faticoso farlo senza competizione e senza che lo si consideri un dono, perché mai, a parte che il tuo obiettivo non sia di per sé “esistere” ?

Una vita desiderabile per tutti, non detestabile, non faticosa, non conflittuale, non competiva, in cui essere felici di aver aperto gli occhi la mattina e con un sacco di voglia di mettere giù i piedi ed alzarsi… per tutti gli esseri umani , questo potrebbe essere un obiettivo dell’umanità.

E la tecnologia ha tutte le potenzialità per offrircelo. Quindi non sono un luddista “perché si”. Sono un luddista perché i proventi dell’eliminazione dei lavoratori da ogni settore progressivamente, mentre la demografia mondiale aumenta, non sono a favore della popolazione, ma di una microscopica, esigua, minoranza.

In una qualsiasi altra società animale credo che 8 miliardi di persone sarebbero riuscite a sbriciolarne un miliardo che li stanno facendo strisciare a terra.

Evidentemente siamo schiavi per natura? Schiavi si, della paura di morire, dell’esistenza “in quanto tale”. Di quello siamo schiavi e pochissimi trovano la forza per liberarsi da questo imperativo biologico. Di cui raramente i vantaggi sono godibili per la maggior parte dell’esistenza.

Nel frattempo: https://www.lastampa.it/cultura/2023/07/18/news/io_obama_vi_dico_basta_proibire_i_libri_di_neri_e_lgbtq-12951467/

Cosa non sono

Ascolto Paolo Colombo leggere con ottima voce in un podcast, credo del 2020-21 :

“…L’essere coraggiosi non richiede nessuna qualità speciale, nessuna formula magica, nessuna speciale combinazione di tempo, luogo e circostanza, è un’occasione che presto tardi si presenta a noi tutti.
La politica fornisce semplicemente una delle arene che impongono speciali prove di coraggio.
In qualunque arena della vita possiamo incontrare la sfida del coraggio quali che siano i sacrifici che egli affronta seguendo la coscienza, la perdita degli amici, della fortuna, della contentezza, persino della stima dei suoi fratelli concittadini.
Ciascun uomo bisogna che decida da sé il corso che seguirà, i racconti del coraggio passato possono definire quell’ingrediente, possono insegnare, possono offrire speranza, possono fornire ispirazione, ma non possono fornire il coraggio stesso.
Per questo ogni uomo bisogna che frughi nella propria anima”.

Parole di JFK, dal suo libro “Profili di coraggio”.

Mi pare che un personaggio molto meno epico, di un nostro precedente autore, lo dicesse da un differente punto di vista: “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.

Solo un trucco è quello di chi pensa di dire che tutti hanno paura ma chi decide di trasformarla BLA. Ecco, quello è coraggio, non è paura. Quella parte lì, quell’istante, quel superamento. E dunque torniamo sempre li: noi merde esistiamo. Pretendete, dichiarandolo, girandovi e andando via senza proseguire il discorso, di avere superato la brutale legge della natura, di sacralizzare e rendere assoluto il valore della vita. Noi però esistiamo. Non valiamo un cazzo, nel sistema di valori che ci misura tutti oggi. Uccideteci, no? Ci biasimate, vi facciamo schifo, siamo codardi, non abbiamo lo slancio vitale, la voglia di vivere “assoluta”, la grinta di considerare la fatica e la sofferenza come compagna di vita che si, dai, c’avrà pure i suoi difetti ma in fondo…

Il senso della vita non cambia. La speranza, per i giorni in cui decidi di vivere, può darla questa frasetta per bambini di cui ancora ringrazio Paolo Colombo per averlmela ricordata:

la paura bussò

il coraggio andò ad aprire

dietro la porta non c’era nessuno.

Una piccola ricerchina per non santificare nessuno, senza smerdare comunque nessuno.

… e chi stenta.

Ricordo d’infanzia, frase spesso pronunciata alle medie da una che mi piaceva:

C’è chi può,

chi non può

e chi stenta.

Accompagnato con le adeguate sopracciglia, il tono e tutto il resto, dava una sufficiente immagine di quello che è, istintivamente, un sentire comune sulla immediata valutazione della persona che facciamo in modo automatico. Un giudizio immediato.

Prestanza fisica, bellezza, attrattività sessuale.

Potere del denaro e di accesso a cose ed esperienze.

Nell’espressione era chiaro anche “e io sto con chi può, perché io posso”.

Poteri che danno accesso ad altri poteri.

Infantilità, mi direte, si cresce. Mi direte. Ingenuamente pensando ad alti ideali. Ma guardatevi attorno, calmi, razionali. Guardate telegiornali, leggete dati, guardate la soddisfazione od il suo contrario nei volti.

Poi ditemi se si cresce poi tanto.

Questo no, io no. (Tilt)

Passo a preparare la scatola settimanale delle medicine di mia madre, dopo alcune altre commissioni di cui porto il risultato. Sto per andare ma vedo che vuol fare un po’ di conversazione. Mi pare che delle nipotine le va di sentir parlare e io ne parlo come parlo io. Qundi a parte i fatti, faccio considerazioni e metto in relazione alcune cose.

Ad un certo punto cito la dificoltà che riconosco nell’essere genitori in un piccolo fatto accaduto anni fa con una mia modella. Si lamentava perché i suoi genitori non avevano provveduto a lei (non faccio a tempo a specificare: alla sua salute) e che lei se ne stava occupando, ma che contemporaneamente li biasimava perché avrebbero dovuto insistere di più!

“Come hai fatto tu!” – mi dice.

Muto, colpito da questo diretto al volto, colto alla sprovvista: lei continua.

“quando hai detto che avrei potuto insistere che tu tornassi a scuola”.

Rispondo in 0.1 secondi “questo-non-è-mai-accaduto-mamma” e le dico subito come funziono, che io di certe cose ho una memoria pazzesca (mentre non mi ricordo un cazzo di altre cose), che mi fa appiccicare al luogo in cui determinate frasi e dialoghi si sono svolti, ricordo a lei ad esempio come fosse ieri di quando mi disse che non avrei avuto mai la forza di rimettermi a studiare lavorando, perché è faticoso e la sera si è stanchi. E che col tempo ho pensato che lei avesse ragione ma…

Di mille altre cose, le ricordo, sia che mi sia trovato d’accordo, sia in disaccordo, ho riavvolto il nastro e confermato o smentito: avevate sbagliato, avevate fatto bene. QUESTA non è tra loro.

Sono sgomento ma sento anche: confuso.

Come può avere un simile ricordo? Da dove viene?

Poi vedo nella mia velocità di reazione la stessa che ho visto l’altr’anno in mio padre nel verificare che negava l’evidenza “no” – diceva, per cose che io so che sono “si”, ero lì, sono pietre miliari nel mio fastidio o nel dolore.

Lo sto facendo anche io, mi chiedo?

Ma conosco anche la pluri verificata inattendibilità e poca credibilità di mia madre.

Ho anche questo elemento: da sempre si lamenta che non ho finito la scuola o che ho avuto risultati scolastici non all’altezza delle loro aspettative. Non perde occasione per farlo. Non sono io a citare questo.

Penso: che si sia sognata questo evento per darsi ragione? Troppo facile che lo dica io.

Penso: potrebbe averglielo detto con la consueta violenza che quelle parole, così citate (“potevi insistere!”) e così accusatorie e scarica barile, mio padre.

Io non ho mai pensato che poteva insistere nel farmi stare a scuola. Ho pensato tantissime altre cose, ma questa no. Eppure in certi momenti mia madre ha un occhietto particolare… che sembra un attimo di lucidità, di intensità di pensiero… come se dentro di lei ci fosse un’altra persona che è migliore e più forte che se ne sta a leggere nel soggiorno della sua mente e ogni tanto si scuote come se l’avessero chiamatae si affaccia dagli occhi a dar man forte e a dire il vero.

C’è anche il dubbio che quando B mi ha detto che ho detto certe cose io ne disconosco totalmente l’ideologia, ma non dubito di lei e della sua memoria, bensì della mia. Se lei dice che ero così, lo ero. Una merda, imperdonabile, già perdonata da lei, ma non da me. Quel precedente mi fa dire : se non ti ricordi quello, magari era lo stesso momento e non ti ricordi nemmeno quell’altro.

Ma sono due persone diverse! Una è credibile, l’altra no. E poi c’è proprio la ratio : io NON penso che lei avrebbe potuto, Non ho rancore, biasimo, recriminazioni da fare su questo. Per questo mi pare che non quadrino i conti. E so anche con quanta leggerezza ed una scrollata di spalle mia madre prenda le smentite e con quanta pervicacia difenda il falso che le provo vero in piccoli fatti (le medicine: “ma io l’ho presa!” – ed è li, di fronte ai nostri occhi, nello scomparto // cibo: il suo pluridecennale “ma io ho ne ho fatto tanto!” e tutti hanno fame).

Allora riporto il tutto a B che in zero secondi mi dice “no. tu non hai mai avuto questo tipo di pensiero o di lamentela: questoè qualcosa che tua sorella potrebbe aver detto. è lei che da le colpe delle proprie scelte agli altri”. Dopodiché mi cita N aspetti che quadrano perfettamente con la ratio del mio pensiero riguardo alla scuola, al rammaricarsi mio personale, di cui io sono responsabile di me stesso.

Ma il dubbio mi resta. L’ho detto?