non tanto smargiasso

Non vado avanti come una schiacciasassi, un rullo compressore, un trattore con questa cosa. Con i nudi di donna. Ho una mia visione, un mio sentire. Ma quando mi trovo di fronte a visioni ed obiezioni di un certo tipo, pur sapendo quel che voglio fare, io non sono insensibile alle obiezioni. Le contesto, ne discuto, non mi piego o mi fermo solo perché qualcuno mi giudica. Tuttavia quello che prima di tutto non posso accettare è che una mia modella si senta offesa nei pressi della sessione fotografica di nudo alla quale partecipa. Continue reading →

Dei paesi tuoi #2019091842

Su Instagram avevo trovato una modella interessata/disponibile a posare nuda, che aveva lavorato con altri fotografi che seguo e mi piacciono dall’abbastanza al parecchio. Mi aveva detto ci sentiamo dopo settembre leggo e ti faccio sapere. Ha finto di non aver letto (posso sapere se leggi o meno le e-mail e lei lo ha fatto allo scoccare del 1 settembre) e poi i soliti bla ho moto da fare eccetera. Le faccio “ok, non ti interessa più, ciao!” , bla bla cazzate scusami sbrodolamenti. Pazienza. Sarebbe stato interessante ma avrei dovuto viaggiare davvero parecchio, senza soldi, a rischio. Quindi un po’ mi solleva (comfort zone) e un po’ mi rompe il cazzo. Ma ovviamente so che trovare una modella di nudo non è facile. E moltissime sono “perché mi dovrei spogliare se non per soldi?” … cosa che non mi interessa più. Giuro, potessi permettermelo, dovrei trovare dove collocare un tipo di collaborazione del genere. Ma credo dovrei trovare specifici committenti. In generale però lo escludo, non mi interessa. Non voglio che qualcuno dica mai “mi ha pagato, ho fatto”. No no, grazie. Oltre al fatto che questo tipo di atto si presta perfettamente ad essere giudicato prostituzione: l’esercizio del commercio di sé lo rende tale. E io non voglio farne parte.

Credo che, semplicemente, abbia letto la liberatoria e qualcosa non le sia piaciuto. Possibilissimo.

Pian piano mi faccio l’idea che sia sempre una frequentazione, una serie di passaggi. E la cosa richiede la presenza fisica. La distanza non lo consente. Serve tempo e presenza.

Quindi paradossalmente mi sa che mi troverò davvero a fotografare nude ragazze di questa zona dell’Italia così difficile, chiusa, distaccata, diffidente. Eppure, paradossalmente, è più facile che succeda qui solo perché “so da dove vieni”. Quanto siamo provinciali. Stesso accento, so da che paese vieni. E quindi? Non potresti trovarti con un machete piantato sullo sterno solo perché vengo da meno chilometri di qualcun altro? Mi pare che le cronache siano piene di orrori tutti molto molto locali. E violenze sessuali sono quasi sempre parentali.

Ma tant’è.

A chi serve un fotografo?

A risposta di questo articolo, tra le varie altre, trovo “Tutti sono capaci di cucinare, ma gli chef esistono ancora”

E io sono quel fotografo?

non lo so davvero.
Quello che mi chiedo è : a chi serve un fotografo? Avete tutti un cellulare. Pressoché ogni cellulare ha una fotocamera più che decente, di sicuro permette di ottenere risultati migliori di qualsiasi compatta del pre-digitale.
Quasi tutte ormai hanno una messa a fuoco dignitosa. Colori, veri o meno, accettabili, così l’esposizione media.
Ma questo discorso dovrebbe essere valido per chi si occupa(va) di sviluppo e stampa da negativo. La stampa non si usa più, è un vezzo. Uno splendido vezzo, il desiderio di tangibilità. Ma resta marginale rispetto al mostruoso numero di immagini che ogni giorno ognuno di noi cattura: la fotografia, dunque, come tutti dicono con un minimo di obiettività, è più viva che mai. Non si tratta della pittura. E’ strumento quotidiano. Grandi foto di gente in pantaloncini davanti a qualcosa si facevano tra gli anni 80 e i 90 e si continuano a fare anche oggi. Oggi magari sono riapparse le foto di festa, tante foto di gente che si sta divertendo. Ogni bevuta, ogni momento di incontro felice, di coppia di amici e amiche, di fidanzati, di infiniti animali da compagnia. Non è morta.
Ma un fotografo è un’altra cosa. Un … cosa? Fissato di un’estetica? Di una qualità di un certo dettaglio? Dello scatto immediato? Di una vecchia tecnologia piena di grossi cristalli pesanti? Della consapevolezza che quei due scatti sono diversi anche se non se ne accorge praticamente nessuno?
O come sempre la foto si fa senza fotocamera, prima, e poi si fa CON. E quello è il fotografo? Il fotografo è qualcosa di diverso, che ha a che fare con un pochina meno nonchalance con ciò che fotografa. Gli interessa di più, assapora di più e quindi poi lo fa assaporare di più anche a te?
Io col cellulare non ho abbastanza controllo. Le mie foto col cellulare fanno cagare. Mi fanno cagare. Penso che le mie foto con una compatta (digitale) siano un’altra cosa. Forse perché anche in quel caso cerco uno strumento che faccia quello che dico io. Ecco, forse. La foto col cellulare la fa molto più il soggetto del fotografo, a prescindere dal tipo di foto.
La tristezza nel pensare che fai una cosa senza senso se non che per te, come mestiere, ti rende ridicolo, fuori tempo, assurdo. Cosa devo fare, l’artista?
Questo tipo di pensiero mi viene in mente solo ogni tanto, quando vedo qualcuno che ha lasciato del tutto per motivi economici. “non te le paga nessuno” “il reporter non esiste più” “si può fare col cellulare” “a chi interessa?” sono tutte cose sensate. Vere. Forse però proprio la possibilità, l’onore, la fortuna di poterlo fare oggi, momento in cui tutti possono creare immagini in qualsiasi momento senza alcuna fatica, competenza o dispendio economico specifico (vogliono il cellulare, poi ok, c’è dentro anche una discreta fotocamera) , dovrebbe farmi respirare di nuovo.
Come sempre bisogna essere anche realistici, guardare i guadagni.
Ma l’impegno? Quanto impegno?
Però il mio programma mi tira su, quando mi sento sprofondare. Non è il programma di una vita felice a farmi andare avanti: non ho vere speranze in quello. Non posso più dirlo in giro. Fa male a tutto, persino come calcolo, non è opportuno. Me lo tengo per me: devo pagare dei debiti, uno grosso, uno meno, e suicidarmi.
Nel frattempo, mentre vivo, ci sono cose che mi fanno anche piacere e cerco di farle. Ora devo aggiungere “cercando di non ascoltare la gente che mi chiede perché, se sia sensato, se sia lavoro”.
Assolto il compito di sopravvivere ogni giorno, la fotografia di nudo la farei comunque. Con soldi da buttare nel cesso a prescindere dall’interesse del mondo, farei anche mostre ovunque, con stampe, gigantografie: riempire di bellezza il mondo, che la si consideri arte o meno. Non sai che fare, entri in una mostra in cui ci sono foto decenti di splendidi esseri umani nel fiore della vita. Ti ho migliorato la vita anche di poco?
Certo, una stampa decente costa parecchio.
Ora sono troppo giù. Per fortuna Fear Inoculum sembra fatto apposta per stare in cuffia a ripetizione all’infinito, lungo, lento, atmosfera, suono ottimo, di tanto in tanto uno schizzo di violenza sonora.
Dopo il secondo ascolto credo che comprerò il CD, appena sarà disponibile in formato standard. Le follie intermedie non aggiungono qualcosa di davvero imperdibile. E visto che mi ci hanno costretto, me lo sono già procurato, per cui lo dico a ragion veduta.
Secondo qualcuno a loro* di noi non frega un cazzo, anzi, forse li infastidiamo un po’. Ma a me migliorano la vita. E diosolosa quanto io abbia bisogno di poterla chiamare vita.
*i Tool

tentare non significa migliorare

tentativo non significa miglioramento“Status quo non deteriorante” (fai quello che hai sempre fatto per sempre: a parte invecchiare, le tue azioni ripetute all’infinito non producono danno e non ci sono azioni esterne al tuo operato che lo producono, a parte l’invecchiamento, ovviamente).
Tentativo e insuccesso non significa miglioramento. Tentare non è significato migliorare, alla fine.
Tentativo e successo significa miglioramento. Tentare è valso la pena.
Senza dubbio, prima dell’esito, il tentativo non significa né l’uno né l’altro. Prima di tentare non conosci l’esito del tentativo, né lo conosci dopo aver fatto la scelta di tentare, né mentre stai agendo.
Nessun tentativo, senza dubbio, significa nessun peggioramento.
Nessun tentativo, senza dubbio, significa nessun miglioramento.

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non vogliono essere leccate perché non vogliono succhiare

Leggo questo interessante articolo che, riassumendo, dice che risulta che ci sia un “orgasm gap” in questo periodo (2017) e che le donne di cui l’articolo parla non se la vogliano far leccare, nonostante sia chiaro che piace, perché non vogliono ricambiare il favore.

Ah.

Eh beh, ragazzi, questo ci ricorda che dobbiamo FARE TUTTI SESSO PRIMA DI QUALSIASI ALTRA COSA. Poi ci conosceremo. Ma davvero vuoi stare con uno che non te la vuole leccare? Davvero voglio stare con una che non vuole succhiare, leccare, ingoiare?  Ma non esiste.

A meno che non vogliate stare assieme senza fare sesso: cosa rispettabilissima.

Ora però, poi non stupiamoci se il porno dilaga, la prostituzione anche, il sesso extraconiugale e le cornazze pure.

la figa post-orgasmo maschile: piace ancora?

woman-having-orgasm-616287Oh a me si. E tanto. Ma pure il culo, il buco del culo della mia donna. Se me la sto scopando il mio desiderio passa sempre per il baciare, toccare, accarezzare, leccare, infilare la lingua. Mangiare!

Eppure lei, oggi, un po’ imbronciatina col suo nuovo tipo (“sto piantando un muso da 13 ore”) dice (whatsapp) che lui dopo che è venuto (è sempre stata molto attenta alla privacy e a non divulgare i fatti degli altri…) non gliela vuole manco toccare. Letterale: non vuole nemmeno masturbarla perché, dice, “dopo è diverso”. Ma tu sei diverso!

Boh, ok, siamo tutti diversi, strani, ognuno sente quello che sente. Ma in effetti questo ricade nello stereotipo del tizio che vuole segarsi dentro di te. Ora, sicuramente, cento per cento, io voglio venire dentro di te. Sicuro. Possibilmente in gola, in fondo alla gola, mentre tu puoi sentire le mie palle appoggiate alle tue labbra, alla tua lingua, che pulsano per venirti dentro, mentre mi guardi perché una delle due: o ti piaccio tantissimo e sei infoiata, oppure la precedente E MI AMI e i tuoi occhi me lo dicono. Oppure anche mi piace, tanto, venirti nel culo. Sicuro. L’ultimo posto dove mi piace venire è la figa. Ma non è l’ultimo posto che mi piace. E’ solo che, nonostante la vasectomia, venire nella figa lo associo troppo alla procreazione, che io rifuggo, come pensiero, nell’atto del congiungermi carnalmente con una donna. In quel momento io voglio LEI che vuole ME. Proprio mi da fastidio pensare che lo stiamo facendo per mettere gli ingredienti della torta “figlio”. Per come mi sento ora, almeno.

Ma la figa è meravigliosa. Per questo la adoro liscia, completamente glabra, depilata. Perché io adoro baciarla, leccarla tutta, toccarla, accarezzarla in ogni modo, insalivarla, meterci dentro qualsiasi cosa di me ci vada di metterci dentro, le mani, le dita, la testa, voglio rientrare e dormire lì. Anzi voglio diventare piccino e farti venire toccando ESATTAMENTE quel punto, sempre. Potre diventare di una grandezza esatta, giustissima, in cui farti un pompino alla clitoride eh? Che bello 🙂 Sentirti venire, vibrare, esplodere e morire in quel breve momento di tortura meravigliosa. Quanto è bello. Continue reading →

certamente non capisco un cazzo di arte.

Visto che, osservata questa notizia su un’opera d’arte venduta a 90 milioni di dollari (info qui), ho esclamato “non capisco un cazzo di arte”, credo che la mia vita di “artista” subirà nuove interessanti scosse.

il copyright, l’autore e il macaco

La faccenda del selfie del macaco ci deve insegnare una cosa o perlomeno l’ha insegnata a me già diversi anni fa: il pulsante di scatto si disabilita se non l’hai in mano tu e si abilita un controllo remoto. Io decido quando scattare e quindi anche se hai puntato TU la camera, se io non scatto, non decidi TU quando il punto sia quello che voglio io. Ragazzi, dopo aver visto il lavoro di Thorgerson io non posso sentirla certa roba. Ma tant’è. Dura lex sed lex? Fatta la legge trovato l’inganno? Ok, molto bene. Regoliamoci di conseguenza.

le mie sono belle uGGuale

Claudia Shiffer nuda 2019Ieri ero al super a mangiare. A fianco a me le riviste. Guardo, vedo un inizio di monte di venere e una cresta iliaca e una gamba molto lunga: adoro tutto ciò. Toh, è la Shiffer nuda. Piglio, è Vogue Italia. Tacco alto, un peletto di plateau. Guardo bene. Penso subito a M. che ho fotografato l’altro ieri a casa propria: non le manca niente. Non hanno lo stesso viso, d’accordo. Ma quella specie di corona anni ’80 che ha la Shiffer in quella copertina non è che mi faccia impazzire. Del resto posa, gamba, pube, fianco… tutto ok. Penso che alle mie modelle non manca un cazzo. Per essere così all’età della Shiffer devi avere le risorse della Shiffer.

Da fotografo mi viene da dire: mh, si, chi ha piazzato tutto prima che lei premesse il tasto di scatto? Che poi… mi sembra tanto una pompetta per pulizia… ma magari sono trigger di cui non conosco nulla. Certo, quella è una Nikon. E quella dell’altra tipa sembra una Sony mirrorless. L’altezza del treppiede mi conforta: sono nel giusto da anni.

Poi mi do’ del sessista e mi dico che possono ben avere imparato di tutto e di più in fotografia. Molte modelle sono diventate fotografe.

Fotografe famose e di successo non so proprio. Non sono informato. Sono state “supervisionate” da Collier Shorr, cosa che rende il “potere alle donne” di questa idea, una presa per il culo: è infatti lei la fotografa, o loro perché hanno fatto click, come  la storia del selfie della scimmia ci insegna? In effetti alla tipa che voleva dirigere ho detto: hey, ti do il telecomando e te le fai tu, ma la cosa si trasforma, io non sono più il fotografo, ma una specie di assistente tecnico. Preferisco insegnarti e poi ti arrangi.

Se la cosa – diventare fotografe brave/famose – non è successa penso che possa mancare la spinta verso la bellezza della figa. Se non ti interessa, allora vuoi “solo” (ehm) “fare la fotografa”. Ma se tu adori la bellezza femminile, allora la tua spinta verso il bello sarà differente, la sua costanza, il tuo impegno e il tuo coinvolgimento. Ora ovviamente Lindsay Adler sta mirando ai miei coglioni e sorride. Ed anche la Collier, tutto sommato, ha fatto questa mossa per togliere il desiderio tra chi fa il ritratto e chi è ritratto.

Del resto: che ne so? – mi dico. Se un giorno per caso diventassi “fotografo di moda” io farei sempre lo stesso: fotograferei una ragazza nuda a cui hanno messo – fastidiosamente – addosso un vestito, coprendo quello che era bello; a me interessa la splendida donna che vogliono vestire. Mettere i sacchetti sui fiori? Bah.

Mentre finivo di mangiare un vecchietto ha comprato “intimità” per sua moglie. Raramente vedo chi li compra, questi giornali.

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non sembra un telecomando

laggiente rombono’gojjoni ( recensioni negative su google my business )

Recensioni negative su Google, recensioni negative su Facebook, recensioni negative su Trip Advisor. Non si ignorano, non si cancellano, si risponde. Continue reading →