servizi SOLO in abbonamento sia Adobe sia Microsoft?

Il 30-7-2013 così mi esprimevo in questo post nerd:

Ragazzi, è finita; se è così è finita. O si passa al software libero, ma per una scelta davvero poco dettata dall’etica della “libertà della sorgente”, oppure ecco come vedo io lo scenario futuro delle due suite che SECONDO ME interessano maggiormente il mondo:

  • Microsoft Office (Word, Excel, Access, Outlook …)
  • Adobe Creative Suite (Photoshop, Illustrator, InDesign, Premiere … )

Con la versione 6 della Adobe Creative Suite si passa alla “CC” (creative cloud).
Con la versione 2013 di Microsoft si passa alla non-più-esistenza del CD o DVD di installazione.

Se ho ben capito. Se ho ben capito quindi non esisteranno più le attuali “perpetual licenses”.

Ma con Adobe è peggio. Ti rassicurano sul fatto che l’applicazione non è nel cloud, che gira sul tuo computer, ma contemporaneamente tu non puoi comprarla. Come nelle avventure di Asimov, il software “è in licenza”, ok: ma ormai solo per una “monthly subscription”. Ormai è una roba in abbonamento!!! Mi fa schifo al cazzo!!!

Ormai conviene congelare il mondo a “Windows_7 + Creative Suite 6 + Office 2012” e basta. Funziona tutto piuttosto bene, fa quello che deve fare con gran soddisfazione… e cristo, se non vuoi comprare il mese prossimo, non ha importanza: hai comprato DUE ANNI FA e continui ad usare.

Ci saranno un sacco di vantaggi, ma raga… io ho la macchina di 10 anni fa e funziona perfettamente. (NdCG: nel 2013 questo era vero) Se dovessi noleggiarla ogni settimana invece sarei nella merda. E se non voglio usare la benza per due settimane, la userò DOPO, non sarà “scaduta”.

Tutto il mondo è felice di avere un aumento di spese mensili?! Non ci posso credere.

Del resto se posso anche figurarmi mezzo pianeta passare ad OpenOffice, non riesco proprio a vedermi uno stuolo di grafici, fotografi, illustratori passare tutti a Gimp e InkScape, così, perché altrimenti gli aumentano le spese fisse.

Ma potrebbe essere.
Potrebbe essere anche che io abbia frainteso.

Potrebbe anche darsi che tutti si inventino un sistema super-pirata. Io non lo so. Però non mi piace.

Sono passati 5 anni e quello che paventavo è ni effetti successo. L’abbonamento mensile alla suite Adobe “per fotografi” viene circa 12 euro. E la diffusione del pacchetto office pirata è larghissima. Oltre a questo resta un fatto che stando online e senza esigenze business puoi usare allegramente la suite Google.

Certo, io senza word non sto. E per fortuna essendo una specie di dipendente di Adobe per ora la suite della fotografia me la sparo gratis per un anno. Meglio sfruttarla eh?

Ed un altro post tra le bozze salvate se ne va.

no no no l’e-mail non te la do

E dateme sta emairellaaaaa

l’emairella gnornò gnornòò

So che ne ho già parlato. Ma nuovamente rimango stupito da questo fatto. Le persone non capiscono bene il funzionamento dei mezzi di comunicazione elettronica che si trovano in mano.

Vedo la foto di una che conosco e sua figlia. La figlia è molto carina. Le scrivo (a lei, non alla figlia) e le dico “tua figlia è davvero molto graziosa! Chiedile se vuole posare, se ha almeno 16 anni” “ma come, in che modo?” “lasciami la sua e-mail e vi mando lo spiegone!” “col cavolo che ti lascio la sua e-mail!”.

Non avevo grande voglia di separare i piezzi piccoli da quelli grandi di coglioni che mi tira questa storia, quindi ho solo lasciato un vocale per dirle “siccome la storia è lunga io ho un testo preparato che le persone se vogliono ricevono e leggono e quindi decidono che vogliono fare: del resto non saprei che danno i possa mai farti inviandoti una e-mail, ma tranquilla, se non vuoi lasciarmela non ci sono problemi! Se vuoi lasciami la tua! Ciao e buon anno!”.

Ma i gironi mi cogliano comunque. Visualizzate, specie se siete mamme: quale che sia la vostra preoccupazione, di cosa, davvero, vi siete preoccupate? Per favore, sul serio, no pancia, ragioniamo: perché non si da l’indirizzo e-mail alle persone? Come funziona l’e-mail? Pensiamoci assieme per favore. Non ho chiesto IL TELEFONO (cosa che qualsiasi ragazzino ti da, invece, più facilmente dell’indirizzo e-mail, porcattttroia della sicurezza) ma l’indirizzo e-mail. La cosa più gestibile, sicura, asettica, distaccata, meno invadente del mondo, tra persone.

Il motivo per cui nello scorso decennio abbiamo imparato a diffidare dal dare l’indirizzo e-mail è lo spam. E per qualcuno: i virus. Cioé stiamo parlando di problemi seri, tecnici, settoriali, ben definiti e circoscritti, specificamente correlati con attività negative che non partono quasi mai da individui, bensì da entità, che potrebbero essere aziende nel più normale dei casi di spam, o vari tipi di associazioni a delinquere o sistemi automatizzati sia nel caso dello spam, sia dei virus. Ma quanto spam c’è oggi? E ti difendi non fornendo il tuo indirizzo a delle persone? La raccolta e la generazione di indirizzi sono automatizzati. E lo spam è correlato ormai moltissimo alle abitudini di navigazione targettizzate, profilate, correlate all’uso dei cookies e dei social per chi non si protegge. E si proteggono solo quelli come me, nerd, paranoici, smanettoni per capirci.

QUINDI: cosa cazzo può succedere se mi dai il tuo indirizzo e-mail? Che …? Ti mandooooooo ….

Una e-mail! 🙂

CaZZOoooooooo! 😀 Terribile. Cosa posso farti con una e-mail, soprattutto dopo che ti ho avvertito esplicitamente? Che ti scrivo. Porcaminchia! Pericolosissimo! Certo, sono un vecchioporcochefotografaledonnenude e miafiglianonlavrai. Ma non mi hai detto beh, parliamone, io voglio sapere se vuoi fotografarla nuda. No: mi hai detto: col cazzo che ti do la sua e-mail! Questo mi fa girare i frascatelli! Ma sei scema? Ma si! Sei stupida. E ignorante. Tutte e due. E lo so, ti conosco, bella. E hai il sangue alla testa in due secondi, quindi pazienza, meglio perderti che trovarti, a te e alla tua discendenza. Ma resta il fatto – diffuso – che invece di usare l’e-mail come uno scudo, uno spazio-tampone che assorba il pericolo di un contatto diretto, di un telefono che è molto più invasivo, di un contatto facebook dove scrivi i fatti tuoi … no, hai PAURA dell’e-mail.

Se dovessi mandarti spam in due secondi mi denunci e mi aprono in due. E se tua figlia è minorenne, a parte che in tutta la mail c’è scritto: DEVI DIRLO AI TUOI, SE NON LO DICI AI TUOI NON FACCIAMO NIENTE, FAI LEGGERE QUESTA E-MAIL AI TUOI (ma ovviamente questa stupida – non per questo motivo – non può saperlo perché non ha ricevuto l’e-mail in cui questo è contenuto) – comunque non ha diritto di firmare un documento, la liberatoria, che mi da diritto ad usare le foto.

E ok, ok, mentre lo scrivo lo capisco da solo: non sanno delle cose, hanno paura giustificata per i figli. Ma ok. Ma siamo nel 2018. L’e-mail è nata prima 15 anni prima di me, ok? Abbiamo usato il telefono, le lettere, le cartoline, gli sms, e un sacco di altra roba con più consapevolezza del mezzo. L’e-mail è meno pericolosa di altri mezzi. Se tua figlia l’avessi trovata per strada le avrei parlato. Non è più pericoloso forse? Se l’avessi trovata su instagram (cosa che adesso è il 70% del mio contatto, e non sono io ad avvicinarmi per primo: sono loro) cosa credete che sarebbe successo? Che la comunicazione sarebbe stata mediata da un genitore? Assolutamente no. Se fossi un predatore sessuale senza scrupoli avrei gioco facile. Ciao come stai, vediamoci. 15 minuti e io vedo in faccia tua figlia. Ma io NON lo faccio. Io le dico: lasciami qui il tuo indirizzo e-mail e ti manderò informazioni scritte.

Io lascio VOLUTAMENTE una traccia scritta, dettagliata, repricabile, documentabile legalmente, a tua disposizione. Potrei usare i messaggi autodistruttivi in istagram, telegram e snapchat. I ragazzini lo usano, le mamme non sanno manco se premo qui oppure qua? cheioconquestecosetecnologiche. Ok, d’accordo. Ma allora l’e-mail, cara mamma? L’e-mail è del tempo tuo, non di tua figlia. Per tua figlia l’e-mail è “quello che ho usato per iscrivermi a facebook” (sic).

Seguo volutamente questo iter preciso. Innanzitutto ti lascio il mio indirizzo, io, se sei per strada. Non tu a me. Se TU vuoi mi scrivi. Io non so chi sei, come ti chiami, il tuo telefono, niente. TU sai chi sono io. Se mi scrivi (e quindi mi darai il tuo indirizzo) , io ti risponderò, mandandoti informazioni. A questo punto cosa avrò io di tuo? Il tuo indirizzo e-mail. E basta. E un po’ della tua attenzione.

Tu cosa avrai di mio? Nome, cognome, telefono, indirizzo e-mail, zona di casa mia, zona dello studio, e se scendessimo nei dettagli tecnici, una miriade di informazioni contenute nei metadati. Ma lasciamo perdere. Non solo: nella mail ti spiego ogni cosa. Ti fornisco esempi, ti do il collegamento per vedere il lavoro, ti dico che faccio anche foto di nudo ma che se sei minorenne non esiste. Che se sei minorenne DEVI far leggere tutto ai tuoi quantomeno perché loro firmano documenti.

Se le cose funzionano allora si, mi lasci i tuoi dati. Ma comunque lo fai perché hai deciso di posare, di venire personalmente da me: il lupo. E se sei minorenne deve venire chi firma i documenti! TU, IL GENITORE.

Ma se sei stupida come una capra, allora hai paura di lasciare il tuo indirizzo e-mail ad uno sconosciuto. Pensateci, per favore. Cos’è un’e-mail tra due individui? Non aziende. Non banche. Quell’indirizzo lo hanno dato almeno a 6 social diversi. Cosa posso fare io, di differente, senza che voi possiate intervenire in modo ragionevole, civile, responsabile?

Daaaaaaaaaah

Samsung Galaxy S5mini SUCA

Questo post nerdino risale al 26-9-2015

Confermo che il Samsung Galaxy S5 MINI (ripeto, MINI) suca.

Mentre S4 mini funzionava benissimo e stava benissimo in mano. OK, errore mio.

ei fu

Ma ne ho avuto conferma parlando con altra gente che ce l’ha. Suca di brutto: crasha, si congela, si blocca, il lettore di impronte suca di brutto … e non ho nemmeno voglia di sapere se condivida il problema di sicurezza delle impronte dell’S5 standard.

Nel 2019 posso dire che S8 funziona molto bene. Ovviamente avendo scelto un pezzo di vetro (in abbonamento con Wind che scade tra boh con penale se ti stacchi) c’era da aspettarsi che, col mio modo di usarlo, si spaccasse in breve tempo. Ma questo breve tempo è stato più di quanto mi aspettassi. E la crepa in alto a sinistra chissà quando è apparsa. Non lo so. Me ne sono accorto in un momento in cui ormai c’era. Continue reading →

sono una mamma, non sono una donna

Fermo la gente per strada perché mi facciano da modelli o modelle: repetita juvant, ve lo ricordo. Faccio il fotografo, devo barattare il mio lavoro con il tempo di persone gradevoli alla vista ( cit.M. ❤ ). Perché, anche questo vi ricordo, ci sono persone bellissime in giro, che non se ne rendono conto. Alcune di queste sono donne, dalle quali il mio occhio e il mio istinto sono particolarmente attratti. Alcune di queste donne sono, incredibile a dirsi, madri. E a questo punto MILF, devo dire. Perché – anche questo, ricordiamolo, che non è mai

la mia mamma non è più una donna? ah si?

abbastanza, in questo acronimo c’è MOTHER, ma da nessunissima parte viene indicata l’età. Che la consuetudine all’utilizzo del termine sdoganato si, ma proveniente dal porno, lo abbia portato a confondersi con la cougar (sempre porno) è un grande errore. Sei mother a 16 anni tanto quanto a 90. Ovviamente la cosa nasceva da quell’immagine di culetti che ad una seconda occhiata risultavano essere montati addosso ad una mother che stava spingendo un passeggino. Ma era il corpo di queste che I'(d) like (to) fuck, dice l’acronimo.

Io fermo una donna per strada: una mamma per strada? che ne so che sei mamma? potresti anche essere agente delle tasse, banchiera, pompinara, suora, santa, stronza, sorella, avere le emorroidi, avere il cazzo ed essere trans. Io so che sei bella, non so altro. Ergo ti chiedo se vuoi, se ti interessa, prima di sapere che sei mamma. E del resto, se lo sei: MEGLIO! Ho DUE modelli invece di una.

Risposta tipica (a rispondere è sempre prima il corpo) è: piega all’indietro (= mi distanzio) , faccia un po’ oltraggiata (sono superiore a quello che tu sporco plebeo porti a me Nobile et Superiore) unita a scansione alto-basso-alto e sguardo “scusa? ma conchiccazzocredidiavereaccheffare?” , cambio espressione in sorriso di cortesia con un “io non sono più una zoccola come quelle altre troie con cui potresti avermi confusa: io ho l’alone non viola, ma bianco, attorno” e inizio fase del diniego con “noooo, noooo… he he… Io… sono mamma“. Che sembrerebbe desiderare una risposta tipo “AHHHHH, MI SCUUUUUUSIIIII VOSTRA SIGNORIA LA MADRE SUPERIORAAAAA, ELLA HA USATO L’UTERO COME SOLO LEI SAFFAREEEEEeeeee, mi perdoni, mi prostro e vada con tutte le mie benedizioni et lodi e mi scusi ancora se ho osato parificarla alle altre donne non-madri povere ed inferiori che ancora non hanno infuso nel loro spirito il sacro-essere-una-madreee!” e quindi purificata in stile battesimo non già dal peccato originale, bensì dal peccato successivo di essere, di esistere come una donna che magari prima poteva, zoccola tra le zoccole, zozzona comune, mera meretrice merdosa che poteva usare del suo corpo in siffatto lurido modo impuro, esteriore, mostrarlo – pensa! – in chissà che modo…

ah scusa, in che modo? Ah non me lo chiedi. Toh. Sei madre, e questo è dichiarato, forte e chiaro, sempre nello stesso modo da questo tipo di ragazze o donne, sempre come uno scudo dal “io non sono più” qualcosa. Che foto ti voglio fare ti interessa? O dai per scontato? Le altre, prima di assurgere alla perfezione della Grazia della Madritudine, come minimo mi chiedono “che tipo di foto scusa?” anche se la faccia dice “porco, lo so che mi vuoi nuda, zozzone, ma sentiamo potresti anche convincermi” oppure “ma sentiamo, voglio svergognarti, porco, lo so che voiuominisietetuttiugualiblaaaaa”. Ma, bontà loro, non danno per scontato: chiedono. E guarda caso scoprono che si, certo, faccio anche quello, ma non le ho fermate per quello. Per quello me lo dici TU se vuoi, se ti interessa. Continue reading →

Citazione nome fotografo obbligatoria

Questo post era in bozza dal 16/4/2012

Il diritto morale è inalienabile. Lo sapete? Dovreste sapere cos’è il diritto morale, in quali stati è rispettato e come. E dovrebbe fregarvene qualcosa. Tutte cose che non dare per scontate. L’altra sera (2018) sono andato ad una cena dove si parlava allegramente di quanto tutti piratassero tutto. CB01 rulez forever! Yeee!

Quindi direi che la percezione generale del diritto d’autore non sia proprio consapevolezza totale. Perlomeno di sapere che stai rubando. Lo faccio anche io, ma lo so, non lo do per scontato, non penso che mi sia dovuto, che le creazioni della mente di qualcuno e del lavoro di altri fluiscano per loro volontà e nessun compenso dentro di me.

Ad ogni modo il codice civile stabilisce chiaramente che le fotografie devono essere accompagnate dal nome dell’autore originale (quindi non di colui che detiene i diritti di altro tipo, bensì il diritto morale che, come detto, è inalienabile). Ma è davvero obbligatorio? Certo. Ma direi anche anche di no, purtroppo… ogni trucchetto si gioca sulla non veloce giudicabilità della creatività, come potete leggere voi stessi qui.

Uno schifo.

Abbozzato originariamente nel 2012.

foto, tecnica?

La banalità di quello che faccio, oggi (che non è l’oggi in cui leggete) mi ha travolto per un po’. Osservavo su Instagram il lavoro fatto ad un corso da una tizia per me è solo “quella che ha fatto da tramite per farmi prendere la gatta” (la prima gatta). Ma si interessa di fotografia. E non serve essere un professionista per fare foto. Ottime foto. E come dice quello, “buone foto”. Ma le foto di nudi femminili, che io trovo la forma estetica più bella del mondo, sembrano essere tutt’altro che rari, no? Basta quel link che vi ho appena fornito per vedere bellezza su bellezza, estrema, splendida.

E per questo banale?

Io mi guardo attorno, ogni giorno. E quella bellezza che potete vedere in quei ritratti io la vedo, talvolta, rarissimamente, in persone che se ne stanno passeggiando per la città. Bellezza potenziale. Però non ci nascondiamo: ce ne sono di foto come quelle che faccio io, milioni. Figurati, io sono capace di dedicarmi alla stessa modella per sessioni su sessioni. A quella vita li, con quel corpo li.

Le foto di questa tizia, tutto sommato neofita, non erano male. La modella era sicuramente professionista, era guidata da un professionista (che seguo su Instagram). E d’improvviso una delle cose che fa parte della mia sopravvivenza, una cosa bella, è diventata facile da sottrarre alle mie mani. Lo scrittore prende tutto dalla sua testa: certo, lo trae dalla vita; certo può vedere la sua idea scritta prima. Ma 

ma un cazzo, non ho altro da dire. Parole vuote, scuse, lagna, lamentela, gne gne, piagnisteo, nonsononessuno, nessunomiama, mediocrità eccetera. solita roba, addio.

Ad ogni modo in questi momenti mortiferi, mi viene più facile regalare informazioni, tecnica. Quindi beccatevi questo regalo. Udite udite. Sono cose che dico abitualmente alle modelle di nudo mentre sono li o a chi vuole fare “roba fashion”: solo che è one-on-one, rimane tra le quattro mura. Ma che me ne frega. Comunque lo potete vedere in ognuna di quelle foto se sono buone. Lasciate perdere la luce, quella è un’altra faccenda. Pronti?  Continue reading →

eccone un’altra. Che succede?

Stavo facendo delle foto di famiglia. Ad una brutta famiglia. Il cui padre ha un atteggiamento che non mi piace. Che è evidente che sotto sotto si rompe le palle e che non ha voglia di pagare. Mi hanno chiamato loro. La bimba è piccolissima; comunque mi sorride e questo mi basta. E partecipa per quanto possibile. Mi ha rigurgitato su un po’ di roba, ma fortunatamente la madre si è offerta di portare tutto a lavare e io ho candidamente detto “SI GRAZIE!”.

Finito tutto questo, in cui io mi sento svuotato perché l’energia profusa serve solo a guadagnare del denaro, mi arriva invece un messaggio.

Avevo condiviso su instagram una storia di UN ALTRO. Di una figa pazzesca in una foto che farei senza dubbio ma con una BALLERINA o una ginnasta. Altrimenti col cavolo che fai quella posa. E il messaggio, già il secondo, dice wow, yeah fantastico, arte.

Spiego che non è mia, ma ricordo il nome e che non intendeva fare nudi. Ma non vede l’ora. Perlò mi vergogno. E ho problemi. E il corpo. Però vuole. Ma non vuole.

Un’altra, anche lei, sembra volere. Due oggi. In effetti io non espongo mai i miei nudi. Di nessun tipo. E quando ho ri-condiviso la foto di un genio (ma credo sia di una lei) che ha simulato la masturbazione femminile ma tra le pagine di un libro, TRAC, anche la mia modelal francese si è fatta viva per sapere com’erano venute le foto che avevamo fatto mesi fa. E che torna a Natale.

E poi verso sera lei. Che ha l’influenza, quindi vale come emergenza dice, senza molestie, fammi mangiare che non ho cibo.

Mi ha anche chiamato un vecchio compagno di classe che deve aver letto un mio sproloquio su facebook, convincendosi che facevo per lui e che potevo fargli un video promozionale per la sua attività.

Boh. Io in effetti oggi ero ad ospedali, funerali, e foto a poppanti. E ho roba da consegnare. io ODIO avere roba da consegnare. Cazzo!!!!!!

retoucher is watching you

Se credete che il ginecologo abbia visto tutto, vi sbaglaite. Lo ha visto il fotoritoccatore. Fare fotoritocco riduce (ingrandisce?) una persona ad una specie di superficie lunare in cui i crateri e le montagnole devono diventare una specie di praticello piatto. Una donna a quell’ingrandimento sembra un elefante. Qualsiasi donna. Qualsiasi persona. Non so se si salvino nemmeno i neonati. Odio fare questa merda. Certo ha un risultato utile. E non tutte le donne hanno questo tipo di pelle. Ma tante. Tantissime. Brufolini, pori aperti. Cheppalle. Manco sapevo che avessero la pelle. Ok, liscia al tatto, o no. Ma bella lì e ciao. Invece adesso… uff. Me ne fottevo della cellulite, delle smagliature. Ora le vedo. Due palle. Per fortuna me ne fotto, ma le vedo: se devo vedere, mi tocca anche tentare di risolvere. Questo per la roba commerciale.