ciao 2025

A metà del 2025 ho smesso. Smesso di fare ogni cosa? Non proprio. Ma ci assomiglia. Smesso di sopravvivere bene, di vivere di quel tempo lasciato dal sopravvivere efficientemente, anche.

Una delle prime cose che ho fatto è stato chiudere un abbonamento-sprone. Si tratta di uno strumento di inserimento automatico di metadati. Una delle cose che, almeno, facevo, in attesa di suicidarmi, per spalare un po’, nel frattempo, era appunto… spalare. Spalare contenuti che ho scattato o girato, nel tempo, dentro la fornace della tentata vendita, nelle agenzie online. Se la lasci là, la roba, non serve proprio a niente, forse è una costante perdita.

Quindi, sensato o no, era come alzarsi dal letto, bere un caffè, guardare fuori dalla finestra e … buttare le immondizie. Non molto di più.

Ma ho smesso, del tutto. Ora devo riprendere quel minimo. Qui si gioca così, a gradini del minimo, in depressione cronica e incapacità di uscirne, perché ormai la lucidità di vedere che non esiste obiettivo me lo rende assurdo. Ogni fatica non ha senso, nel lungo termine. Alcune, nel breve: senso solo per me, ma hanno un costo.

Così ecco, avevo chiuso l’abbonamento mensile: il suo modello era a numero di pezzi al mese. Perfetto per farti dire “hai pagato la palestra, ci devi andare”. Ma come ben sanno in molti: poi disdici e imputridisci sul divano.

Ho smesso di caricare, di aggiornare, persino su Dreamstime dove ho materiali che stanno lì e basta, in loading, ma senza “ok vai avanti”. Bastavano anche cinque al giorno e oggi, 29, forse sarebbero tutti online. E conta? Beh conta, in questo istante della storia questo mestiere produce ancora qualcosa. Nei mei numeri, in proporzione, poco. Ma comunque resta: io ho prodotto le immagini: lasciarle qui non serve a niente, non era l’atto di produrle in sé ad essere significativo, nemmeno per i miei valori, ruolo che invece può produrre l’atto artistico delle foto di nudo.

Niente. Non ho nemmeno più scaricato i … cazzo nemmeno mi ricordo come si chiamano. I cosi report che dicono quanto guadagni: con iStock e Deepmerda devi scaricarli, poi caricarli dall’altra. Una rottura, ma era un semplice gesto mensile. Non cambia niente, i soldi arrivano oppure non arrivano. Comunque non l’ho più fatto.

E piano piano sono arrivate scadenze: cose che scadono proprio. I moduli W8-BEN che scadono, poi i documenti di supporto di Satispay. La burocrazia e le sue scadenze… ti riportano sempre alla realtà asciutta: premere qui per continuare.

Devi sempre premere qui, per continuare. Se non premi, succede qualcosa. Qualcosa di brutto.

Il 2025 dunque mi ha visto sentire lo sforzo come improbo, impari, fuori dal tempo e dalla percezione: il mio mercato verrà fagocitato dall’iA, cannibalizzato. Mi hanno anche infastidito le “missioni” in cui mi si chiede di fare ad un costo vergognoso operazioni che servono a nutrire i dataset. Le ho chiuse. Anche se erano potenziali guadagni. Robette, centoeuro, anche meno. Ma a volte… nella mia condizione, cifre che – per me – sono significative.

E a fine anno i casini costosi hanno detto chiaramente “i soldi servono a questo, ora ti rompo della roba, sul tuo corpo e su ciò che consideri scontato avere”. Crack, crack. Spezzato. Conti belli alti.

Ma ho imparato a mettere la farina su qualsiasi preparato di pollo che non sia al forno. Questo ho guadagnato, da ora in poi, nel 2025. Scaloppinizza tutto? Non si secca. Questo è fantastico.

E ho anche iniziato … quanto uno strato di polvere inizia a formarsi, non di più, a lavorare sul demo che diventi un non-più-demo. A volte ci si dimentica quanto significativo diventi, quando stai già pensando di ucciderti, di morire. Quello finalmente diventa “beh, ma ne vale la pena: è bello, è tra le uniche cose belle e non obbligatorie o necessarie che ho fatto” … assomiglierebbe allo scopo, al necessario per andare avanti. Non lo è, ma ci assomiglia. Due istanti di più, uno sforzo verso una direzione che vuoi.

E che a nessuno interessa, ma a te si.

Come questo blog che, dopo averlo spostato a suo tempo, ha praticamente zero-views. Un luogo fantasma. Che però nutro e rimpolpo. Il mio essere più puro e sincero è totalmente privo di attrattiva, attenzione, interesse.

Doloroso, eppure anche chissenefrega.

Quindi: alzate i vostri calici di quello che vi pare e buon quello che vi pare per il 2026.

Non riesco a dimenticare Ucraina, clima, Palestina, l’Ai-Rising, le destre mondiali, l’autoritarismo e il ritorno al mondo pre guerre mondiali. Lo devo fare, ho già abbandonato, avete già sventolato i fazzoletti, siete già tornati a casa, sono già seppellito, ma gironzolo ancora qui sulla banchina, qui attorno al cimitero. Questi sono i veri fantasmi.

Questo testo è stato interamente scritto da un essere umano. Che culo!

mRAW e adesso il denoise? nel culo.

Nella mia organizzazione di shooting in RAW ho, praticamente sempre, escluso i formati non-full di Canon come s-RAW o m-RAW. Questi ultimi consentono di restare RAW ma di avere dimensioni più contenute. Fino ad oggi non è mai stato un problema. Ma in un recente evento non ero sicurissimo di potermi permettere di scattare all’infinito. Non sono quel genere di fotografo, non mi trovo nella situazione in cui è standard prevederlo: conosco le soluzioni possibili, ma non necessitandone solitamente ho optato per la riduzione del formato usando mRAW con una DSLR Canon EOS 5D MarkIV e, boh, qualcosa anche con una Canon EOS 7D MarkII.

E ho sbagliato.

Questo perché quando scatti in digitale, in RAW, non “pensi a pellicola” per parecchi motivi, non ha senso farlo. Ha senso invece considerare il mezzo e il processo fino alla post produzione e io ho dato – sbagliando per inesperienza, che non significa età, mai – per scontato che mRAW fosse solo “più piccolo” (dimensione in pixel) e che usasse tecniche di compressione e BLAAAAAAAAH, ripeto, sbagliandomi. Non mi sono ri-documentato: impreparazione: poco professionale. Ho solo detto “usiamo quello piccolo”. Qui apriamo al commento di classe: se puoi averlo grande, non scegliere quello piccolo.

Bene, anche questa è fatta. Colorado mi aspeTa.

Si ma qual è il problema? Il problema è che non scatti in RAW perché fa figo, scatti in RAW proprio per il processo nel suo insieme. Nell’ecosistema si sono inseriti svariati software di elaborazione aggiuntivi, che servono proprio a migliorare il file automaticamente in situazioni non-ottimali, tipicamente quelle ad alta variabilità, imprevedibili. Ad esempio i software della DxO per il denoise. Ecco: quelli proprio ti dicono “file incompatibile”.

Ah beh ma io ho la maglia di lana e me la rido*! – direte voi. Cioè: io ho comunque ACR che ha l’enhancer , superdenoiser ai-denoiser e l’adenoider. E no, cazzo. Non con gli mRAW, sicuramente quindi sRAW anche meno. Colpa mia, non ho ripassato-studiato. Quindi ora? Denoising a mano o scoprire altra roba.

Molte analisi tecniche (es. LibRaw) sottolineano che sRAW/mRAW sono già debayerizzati in camera e salvati in un formato “simil-JPEG lossless” (con luminanza piena e crominanza sottocampionata), quindi non sono equivalenti al RAW pieno.( libraw.org ) Questo spiega anche perché alcuni software li trattano diversamente: ma non spiega perché io sia stato cojone. Cosa, invece, lo spiega? Il fatto che non ci ho pensato, disattenzione e superficialità perché sono vecchio e pensavo “so sempre tutto sulle situazioni e conosco i miei mezzi”. Quindi ho dimenticato che si, certo, ho tanta esperienza sul campo e la situazione me la gestisco, ma non avevo esperienza di uso ed errore di questi formati. E quindi adesso ho materiale di qualità inferiore sotto diversi punti di vista. Un vero inferno di merda, cazzo! Proprio come i neofiti: bra-vo. Spero solo che la gente, come sempre, non capisca un cazzo. Io farò del mio meglio perché siano accettabili da un professionista-medio. Ma intanto ecco, ricordiamoci; nel frattempo: smazzarsi.

Ho anche già pensato di includere nel mio software scarica-dalla-scheda-al-pc alcune righe per far fare ad exiftool la scrematura e ricordarmi: con queste ti scordi di usare il denoiser basato sul deep learning e ti diverti con il deep-self-anal.

usando questi comandi per scremare (questa è la base)

per la versione testuale e

sempre sia lodato Phil Harvey.

Poi integrerò qualcosa perché sposti lui e faccia segnalazioni. Ma … in teoria non dovrei IO mai più farlo: se non c’è trippa per gatti software, i gatti software non hanno ciccia sulla quale lavorare. E io mi inculo peggio del 2004. Forse.

Se comunque sei stato come me e hai Canon… non sei “finito”, ma hai messo i file in una zona grigia dove i denoiser “furbi” (quelli che lavorano prima del demosaic) non possono più fare il loro mestiere.

Perché ACR Enhance/Denoise e DxO PureRAW ti mollano lì

  • Canon mRAW/sRAW non è un RAW “mosaico” classico: la macchina fa già una parte di pipeline (demosaic / ricostruzione colore + riduzione risoluzione). In pratica il file è già “mezzo cotto”. È proprio per questo che l’AI denoise di Adobe e il DeepPRIME di DxO (che vogliono i dati Bayer/X-Trans grezzi) spesso rifiutano il formato. support.dxo.com+3community.adobe.com+3Photography Life+3
  • DxO lo dice esplicitamente: mRAW/sRAW non supportati perché “non true RAW” e perché limita quello che possono fare i loro algoritmi. support.dxo.com
  • Anche lato Adobe: Raw Details è dichiarato per raw mosaic; l’AI denoise segue la stessa logica (non può “tornare indietro” a un mosaico che non esiste più). Adobe Help Center+1

“Lo converto in DNG e via?” (comunque non ti ridà il RAW)

Convertire in DNG non ricrea quello che la camera ha già “cucinato”. Se l’origine non è più mosaico, non ottieni un DNG mosaico “vero”.

In più: quando Adobe fa “Enhance”, storicamente genera spesso un Linear DNG (demosaiced), che è più simile a un TIFF come natura dei dati (anche come peso). Quindi: anche se passi da DNG, il collo di bottiglia resta (i denoiser che pretendono mosaico non si attivano). community.adobe.com+1

Quindi che strade hai (buone) per il denoise, restando il più “raw-like” possibile?

1) Resta in “sviluppo RAW” con software che digeriscono mRAW, e fai denoise lì

Qui l’idea è: lavori in un raw developer che apre e tratta bene i CR2 mRAW, fai NR prima di esportare, e poi eventualmente finisci in Photoshop/ACR con un file a 16 bit.

Opzioni sensate:

  • Canon Digital Photo Professional (DPP): è il percorso più “coerente” con i file Canon perché è fatto apposta per EOS RAW. Apri, bilanciamento del bianco, recuperi, NR, poi esporti TIFF 16-bit. Canon Italia+1
  • darktable / RawTherapee: supportano CR2 e hanno denoise seri (non AI “mosaico”, ma molto efficaci se regolati bene). darktable gestisce CR2 tra i formati supportati. darktable+2darktable+2
    • Nota nerd: in RawTherapee ci sono state proprio note di rilascio su “improved support for Canon mRaw variants” (quindi vale la pena usare una versione recente). RawTherapee

Workflow pratico (robusto):

  1. Apri in DPP / darktable / RawTherapee.
  2. Fai le correzioni “da negativo”: WB, esposizione, recupero alte luci moderato, curve base.
  3. Fai denoise (prima crominanza, poi luminanza con mano leggera).
  4. Esporta TIFF 16-bit (gamut ampio, es. ProPhoto/16 bit se previsto dal software) e fai il resto (contrasto fine, dodge&burn, sharpening finale) in PS/ACR.

pro: resti il più possibile in una pipeline “da negativo” fino a quando serve.
Contro: non hai DeepPRIME / ACR AI Denoise, perché quelli vogliono mosaico.


2) Vuoi comunque “AI denoise”? Fallo su un TIFF 16-bit (non RAW)

Se il tuo obiettivo è la resa più che “restare RAW a tutti i costi”, la soluzione più pragmatica è:

  • sviluppi “pulito” (minimo indispensabile) in DPP/darktable/RT → esporti TIFF 16-bit
  • applichi un denoiser AI che accetta TIFF (ce ne sono diversi sul mercato)
  • rientri in PS/Lightroom per finire

Qui lo scambio è chiaro: perdi la flessibilità RAW pura, ma in cambio ottieni un denoise AI comunque potente.


3) Se ti serve più “ciccia” in pixel: Super Resolution dopo

Dato che mRAW ti ha tagliato risoluzione, puoi valutare upscaling dopo lo sviluppo/denoise:

  • Adobe “Super Resolution” supporta più tipi file rispetto a Raw Details (inclusi JPEG/TIFF). Quindi può essere un passo successivo su TIFF 16-bit se ti serve output grande. Adobe Help Center

I “drawback” reali con mRAW (così ti regoli mentalmente)

  • Risoluzione: persa e non recuperabile (se non via upscaling). Photography Life+1
  • Demosaic già fatto: molte magie “pre-demosaic” (tipo DeepPRIME / ACR AI Denoise) non sono più applicabili. community.adobe.com+1
  • In alcuni casi c’è anche roba tipo subsampling cromatico / encoding interno che rende il file “meno negativo e più immagine” rispetto a un RAW pieno. Open Photography Forums+1

Se dovessi scegliere io un percorso “zero sbatti / massima resa”

  1. DPP → TIFF 16-bit (pulizia + base) Canon Italia+1
  2. Denoise (nel raw developer o AI su TIFF, a seconda di quanto sei esigente)
  3. Finitura in Photoshop/ACR/Lightroom

Se invece ti piace smanettare e vuoi restare “parametrico”: darktable o RawTherapee e ti fai un preset di denoise per ISO tipici. darktable+2

*cit: Rat-Man d’altri tempi

Red-Anzian 578348957

Nel 2015 (credo sia reperibile scartabellando nei link) finalmente ottenevo la mia sala di posa. Dopo 2 anni di incessante ricerca, scontro con condizioni impossibili, tentativi di lavorare in studi di amici, scoperta di alcuni limiti umani dolorosi, scoperta di tantissima umanità nel cammino, finalmente si poteva lasciare la roba lì, trovarla il giorno dopo, avere un posto dove lasciarla, la roba, ti permetteva di averla, anche: furono gli ultimi soldi della liquidazione del vecchio lavoro insieme alla mia ultima ed attuale auto (puttana di una puttana di auto che adesso mi stai facendo morire).
Anziani che volevano aiutare “i giovani” (chi, io, signora? mi ha visto? Le faccio vedere la carta d’identità?), gente del posto che non mi ha aiutato ma MANCOPELCAZZO, stranieri che mi avrebbero aiutato anche con un centimetro quadrato gratis. Prima facevo altro, la storia la sapete, la fotografia l’ho toccata davvero a partire dal 2003 eccetera eccetera. Ho festeggiato i 10 anni di “studio” ?

Per ora no.

Sono un coglione ingrato?

Coglione si. Ingrato non lo devo essere né voglio esserlo. Ora mi devo inventare che sbarabaus posso permettermi per “festeggiare”. Manifestare gratitudine: senza quelle persone io non potrei fare quello che faccio. Niente di quello che faccio “dipende solo da me”. Certo, niente potrebbe essere fatto se non lo facessi, ma thanks to the dick, many thanks to graziella too.

Ok ci penserò. Non manca molto alla fine del 2025. In realtà quando pago l’affitto le mie buste sono diventate una raccolta attesissima dalle segretarie di sopra. Visto che consegno personalmente la busta al presidentissimo e che lo conosco, anni fa ho iniziato timidamente con una stronzata: ho scritto allusioni a bustarelle, corruzione. Trattandosi di un luogo ad altissimo impegno sociale, invece, era divertente. Per fortuna lo è, continua ad esserlo. Ma ad ogni mese alzavo l’asticella, alzavo il tiro: mafia, terrorismo, connessioni internazionali, prostituzione di disabili, Al Qaida talebani e Isis, criminali di guerra, malaffare di qualsiasi genere. Prima di dare quella fottuta busta studiavo per fare una cazzata migliore!

Un mese non ero ispirato e ho solo scritto il mese e l’anno. Mi è arrivato un messaggio whatsapp inquadrato-selfie con il presidentissimo e la segretaria che registra le entrate con la busta e le loro facce che dicevano “CHE CAZZO SUCCEDE QUI?”. Ha ha!!! 🙂 Mi sono scusato per non essere idiota.

Questo è già bello.

Però sono anche un vecchio rompicoglioni. Passo presso i loro uffici perché c’è armonia… ma credo che nei miei confronti, presidentissimo a parte che conosco, ci sia più che altro tolleranza. Non so.

Nel 1992 che facevo? E che c’entra? Niente, una inaspettata visitatrice del mio blog aveva alcune date nella sua bio che mi hanno fatto pensare. Nel 1992… credo io fossi ancora in un dolente mondo interiore che iniziava… ma fisicamente? Liceo? Terza? Quarta. Si, la mia prima quarta. 120 ore di assenze. Non credo avessimo già iniziato a suonare, a mettere assieme il gruppo, penso fosse più 1994-1995.

Ma ora che ci penso: come fu che mettemmo su il gruppo? Cioè, io me lo ricordo esattamente il momento. F, T, C mi dissero “eh non è giusto che tu sappia suonare uno strumento! (pianoforte / tastiera NDr) Devi anche tu suonare qualcosa che non sai suonare!!!” – non faceva una piega, ero d’accordo, mi piaceva il basso, mio cuGGGGino aveva un basso, a occhio a nessuno fregava di suonare il basso. Una combinazione di fattori che mi ha immediatamente reso Marcus Miller mescolato a Jaco Pastorius? AHAHAHAHAHHAHHHA manco pe’l’cazzo. Merda ero, merda sono rimasto. Ma con gusto. Ovviamente primo pezzo che ci vide “imparare a suonare”: come as you are (e Kurt era vivo). Si, ovviamente senza chorus, chi sapeva che il chorus esisteva? Mia madre (che va verso i 90 attualmente) quando cito C dice sempre “ah quello che sembrava un gallo a cui tirano il collo?” – apprezzando il suo canto melodioso.

Ricordo il luogo, il momento. Le 6 gestioni di pizzerie che oggi sono invece un susharolo. Ma la colonna attorno alla quale c’erano le panche presso le quali dicemmo le fatali parole… è ancora lì, è tutto ancora vivo, in questa provincia per il resto morente: lì decidemmo di mettere su il gruppo.

Ma com’era successo? Perché ci incontrammo, ci incontravamo e alla fine decidemmo di suonare? Figa? A mia memoria non è mai stato l’obiettivo principale. Gradito, sarebbe stato, ma non eravamo un gruppo acchiappone. Ci fregava di fare la nostra musica, era “la scena degli anni 90” … una cosa che pensavo normale, ma oggi so che è stato un miracolo. Si suonava ovunque, tutti suonavano, tutti ascoltavano, gente con la birretta in mano e la fettina di limone infilata (cose che osservo come un antropologo: io non bevo, non fumo, non altero la mia percezione con le TTTTTTTroke, sorry, strano & noioso since 1974).

M lo vedevo perché eravamo in classe insieme e basta? Boh. E anche lui… so perfettamente perché ci siamo visti: non so come cazzo faceva a saperlo ma arrivò in spogliatoio della palestra del liceo, timidissimo (e per questo coraggiosissimo, comprendo ora) a dirmi “mi hanno detto che hai [nomedivideogioco] con tutti i codici… me lo passi?”. Avventato… pirateria in luogo pubblico… birbantello. Eravamo entrambi degli sfigati, ai miei occhi. Riguardando le foto oggi devo dissentire: non facevo cagare come sembrava a me. E lui è sempre stato sportivo. Ma gli sfigati sono sfigati inside. Credo che dissentirebbe lui, oggi, se lo dicessi. Ma se lo inducessi a ripensarci lentamente, a come si sentiva davvero… ricordo chiaramente che era la prima volta – e lo ringrazio per essersi aperto – che sentivo qualcuno pronunciare qualcosa che comprendevo bene, ma che non era affatto pronunciato da maschi che conoscessi: sentirsi una nullità, invisibile, irrilevante, qualcosa del genere. Per qualche assurdo motivo io non ne ero ancora cosciente, non mi sentivo ancora così. Forse fu così che facemmo amicizia? Oppure nerdaggine informatica? Io avevo l’abitudine di autoinvitarmi dalla gente: in provincia anni 90 no macchine, no cellulari, no mezzi di trasporto… se arrivavi da una parte ad una certa ora… tornare indietro non era un’opzione. Mangiare? Beh soldi. tempi molto diversi dalle laute paghette che ci si attende di avere oggi. I miei mi davano due soldini da quando avevo 8 anni per comprenderne l’uso. Fine.

Nella mia seconda quarta però con M finimmo per essere compagni di classe. E non mi ha mai fatto copiare il compito di matematica. Bastardo. Glielo ricorderò per sempre, anche se mi ha prestato 10000 euro per la caparra di casa che gli sto restituendo euro su euro con fatica e lui non ne ha alcun bisogno perché guadagna i milionardi.

Si, alla fine io ero un lupo solitario e quindi C era amico d’infanzia di M? per questo ci incontrammo? Lui che scuola faceva? Forse no, forse era in classe con M ed era anche amico d’infanzia. T era il fratello di M e probabilmente nel loro mondo erano influenzati da quelli che oggi sono i (nonpossodirlo*) … moltissime influenze ed interessi “alti”, stimoli.

Si, ecco. Grazie blog!

E oggi, per ripagare una parte del mio debito con M sto pianificando un servizio a dicembre per la sua Azienda, così non abbiamo casini di transazioni, iva, tasse, cazzi e mazzi, lui ottiene un servizio vero professionale, si fida, io tiro via parecchio del mio debito. Ma la cosa più importante è che mentre sarò lì gli scasserò la minchia per tirare fuori i pezzi di chitarra del demo del ’98. Fanculo se muoio prima che quela roba sia pubblicata. Non mi frega niente se non lo ascolterà neanche una iA. Deve essere fatto.

Il titolo? riferimenti culturali per meme d’altri tempi.

Merda adesso mi tocca ascoltare smell. Ma… io lo so, lo so che ai tempi non li ascoltavo!!!!!!

* Nome di gruppo musicale Italiano – attuale – apprezzato da gente che se la tira parecchio e che ha ragione di farlo, ma i cui componenti fanno altri lavori per campare, non stiamo parlando di star del pop. Se ve lo dico divento troppo identificabile e non voglio.

La non interessanza

La Premessa: Devo chiaramente premettere che ho scelto questo specifico posto per non essere facilmente riconoscibile, trovabile. Che vengo da quella internet dell’anonimato “perché si”. Che i dialoghi su “ma così non so chi sei, non ti vedo, non sei sincero” eccetera li abbiamo fatti, li abbiamo fatti in chat furiose, in room di WinMX persino. E i miei argomenti restano, forti, non sono bianco-o-nero. Hanno una forza però, r-esistono. E più passa il tempo più mantengono e prendono nuovo senso. Se io non intendo (come invece ho fatto in questo post dall’inizio) darvi un’idea di quanti anni abbia o quale sia il mio sesso, la forma del mio corpo, il suono o il tono della mia voce, il mio gesticolare, le espressioni o la loro mancanza sul mio volto, il mio respiro, il mio eventuale odore o profumo, i miei occhi, denti, capelli e abiti, la prossemica eccetera, non è affatto vero che non rimane nulla. Così come non lo sarebbe se considerassimo un libro qualsiasi senza le indicazioni su autore, editore, tipografia eccetera. Ad esempio l’Odissea. Rimane quello che è, e tu puoi masturbarti le meningi a capire se Omero sia o meno esistito e come fosse e perché e psicanalizzarlo o fare a “lui” una analisi sociologica. Oppure puoi leggere quello che c’è scritto e quanta roba e a quanti livelli ti venga comunicata.

Molte volte iniziavo un libro e aspettavo mezzo libro per dire “lo ha scritto un uomo o una donna?” e rispondermi. Perché non dovrebbe essere importante. Potrei (e lo farò) dilungarmi ma sto parlando d’altro qui.

Così vedo quanta differenza ci sia con questo modo di vedere le cose: https://www.ilpost.it/2025/11/10/impatto-salute-mentale-twitch/

Credo che si possa considerare quello dell’artista. L’artista che vuole che tutti lo conoscano e che tutti – quando vuole l*i – facciano finta di non conoscerl*. Roba che è sempre esistita. Ma adesso? Adesso la democratizzazione del mezzo , il buon vecchio (ormai) UGC hanno reso “tutti tutto”. La disintermediazione, no? Eccomi qui, infatti. Ma quanto è bello sbattermene il cazzo se mi leggete o no? E come mai non l’ho scritto – come facevo prima del 2003/2004 – in un luogo non-su-internet? Io so la mia motivazione: il modo in cui io ho iniziato a scrivere questo genere di roba era per farmi conoscere da una ragazza tra i 17 e i 18 anni. Niente cellulari al tempo, niente e-mail. Certo avremmo potuto scriverci lettere. Scrissi per sfogo, così, perché il tempo che non avevamo per sapere vicendevolmente chi eravamo io lo avevo in abbondanza. Scrissi “come se”. Come se scrivessi a lei. Cosa mi piaceva, cosa pensavo, cosa era stato frainteso. Ma il tempo passava e scrissi tantissimo. Così cambiai fogli, modo di scrivere, penne, colori, direzioni di scrittura, grandezze, tutto con carta e inchiostro. Un giorno le diedi tutto, Una settimana dopo mi restituì tutto e chi lo sa, sapeva qualcosa di più di me. Ci mettemmo assieme dopo o prima? Non lo ricordo.

Da quel gesto iniziai a scrivere su pc, che era più la mia cosa, sempre di più e sempre più velocemente. Al momento di arrivare al mio primo vero lavoro la mia velocità alla tastiera era incredibilmente più alta di quella delle “segretarie”, che avevano studiato dattilografia. Almeno a qualcosa era servito.

Ma scrivevo eccome, sempre e tanto. Come se avessi scritto a lei. Ma lei non c’era più da tanto.

Scrivere come se scrivessi a qualcuno che può leggere, che ha una testa, che potrebbe fraintenderti, che non è dentro la tua testa… è diverso dallo scrivere solamente per sé. Quindi in quelo che scrivo qui c’è un 99% di chisseneincula se mi leggete. C’è un 1% di “se passi e mi incontri e la mia e la tua umanità si fermano a conoscersi… mi fa piacere; mi leggi e ti fa cagare? Bene lo stesso: non sai chi sono, non so chi sei, hai avuto accesso diretto ad un istante di mente e cuore di questo tizio e non potevamo farci troppo del male con le nostre esistenze fisiche“. Però potevamo, possiamo, spiegarci, parlarci, interrogarci e risponderci, discutere, litigare persino. Ma preferisco sempre di no. Appassionarsi non comporta necessariamente odiare la controparte tanto da volerla ferire come persona. Il suo argomento, esso, non merita nulla che meriti un umano: è un argomento, non soffre.

Così osservo con sentimenti di straniamento che molte persone possano considerare la loro espressione umana “pressoché lavorativa” come il totale del sé: ho poche visual, non sono interessante. Magari ha un modo di essere vero: ma la psicologia ci dice che è normale i veri amici (con dei criteri per dirci quali essi siano) si contino sulle dita di una mano. E “interessante” diventa qualcosa di diverso dalla moda o dalla performance.

A me interessa la musica e la sua produzione, non solo ascoltarla. In un certo momento esibirmi live con i pezzi dei quali eravamo autori sarebbe stato figo. Ma ora? Ora so che non me ne sbatte: mi interessa produrre qualcosa e produrla come voglio, prima cosa (bene, credo io). Secondariamente sarebbe bello che questo ex-primere incontrasse altra umanità, ci si connettesse anche in differita. Ma se non accade, pazienza: io voglio fare BENE questa cosa. E bene secondo me. Certo, anche secondo chi era co-autore di quella musica. Ma ce ne sarà altra in cui farò quello che mi pare fottendomene di tutto. Tutto! E me la ascolterò io? Beh ma certo, mentre la crei lo fai. Se poi arriva qualcuno e la ascolta almeno quanto l’ho ascoltata io producendola e la gode così … beh ma che bello!

Ci conto? Ma neanche per sogno. Qui, ora, dove sto scrivendo in questo momento, è il deserto delle statistiche. E me ne frega? Ma no. Ho URGENZA di scrivere a volte. E da un po’ scrivo anche testi di canzoni: su carta! A volte solo idee, solo titoli, solo concetti ed anche su PC o solo in abbozzi in dialoghi con Chat-GPT (oggi ho coniato* Chat-CBD per voialtri TROGATI) … faranno cagare? Può darsi. Saranno incantabili perché non scrivo linee vocali? Può darsi. Io intanto scrivo.

Se non avessi scattato i nudi non li avrei. Li esporrò? Chi lo sa: ci sono molte difficoltà che non so come affrontare. Però il materiale lo ho. Oggi forse non incontro più nessuna, non avrei “materia prima”. Quindi ho fatto bene a fare quando c’era da fare. Pubblicare il nulla… non si può.

Sono interessante? L’ultima tizia che me l’ha detto non l’ho mai più vista. La gente non mi chiama granché, neanche quella che poi quando ci siamo … si parla. Ho abbandonato l’idea di essere davvero interessante, attraente. Corpo, mente, cuore: non interesso quelli di nessuno. Non mi fa stare bene: ma quanto mi fa più male illudermi che questo accada, poi accade per un po’ e poi si strappa via tutto?

Questo silenzio, vuoto, è freddo. Ma anche le fiamme dell’inferno non sono ‘sto granché.

Invece esprimere, produrre prima per sé, ma con la possibilità di una connessione… non garantita ma possibile dal momento che l’espressione è stata emessa ed esiste… questo è diverso. Arte? Questo non lo so davvero. Studiare estetica? Mh.

~

* fanculo, ho verificato subito: esisteva già! maledizione!!!!!!

INGOIA LA MIA DEMOCRAZIA

Democrazia? Democrazia globale? Libertà? Di chi? Ipocrisia.

Goditi una lista di casi storici concreti in cui potere economico, militare e politico delle grandi potenze è stato usato per imporre la propria visione globale, aggirare il diritto internazionale o accaparrarsi risorse comuni, con esempi di guerre, interventi e operazioni economiche. Alcuni esempi possono essere sfumati a livello geopolitico, ma qui ci concentriamo su quelli più emblematici “recenti”.

1) L’intervento in Iraq (2003): “Esportazione della democrazia” o motivi economici e strategici?

  • Contesto: Gli Stati Uniti, guidati dal presidente George W. Bush, invadono l’Iraq nel 2003, dichiarando che Saddam Hussein possiede armi di distruzione di massa (mai trovate) e che la guerra è necessaria per fermare il terrorismo.
  • Dinamica di potere: Gli USA, dopo l’11 settembre, hanno utilizzato la guerra come strumento per consolidare il controllo strategico su una regione ricca di risorse energetiche (petrolio) e per imporre la propria visione di democrazia.
  • Esito: Oltre alla devastazione e alle migliaia di vittime civili, la guerra ha rafforzato l’influenza statunitense nella regione e ha ridotto la concorrenza per le risorse energetiche. Inoltre, ha mostrato come la forza militare possa essere usata per aggirare il diritto internazionale (l’invasione fu dichiarata illegale dall’ONU).
  • Lezione: La “guerra per la libertà” può diventare un pretesto per l’intervento imperialista, soprattutto quando sono in gioco risorse cruciali come il petrolio.

2) Il colpo di stato in Cile (1973): intervento USA in difesa degli interessi economici

  • Contesto: Dopo l’elezione di Salvador Allende, un presidente socialista, gli Stati Uniti (tramite la CIA) sostengono il colpo di stato che porta al potere Augusto Pinochet, un dittatore militare.
  • Dinamica di potere: Gli Stati Uniti temevano che Allende e le sue politiche socialiste minacciassero gli interessi delle multinazionali statunitensi (soprattutto la ITT Corporation che aveva ingenti investimenti in Cile, tra cui la compagnia telefonica nazionale) e quindi intervennero per proteggere gli interessi economici e stabilire un regime favorevole al libero mercato.
  • Esito: Pinochet instaura una dittatura brutale, e gli interessi delle multinazionali vengono protetti, a scapito dei diritti umani.
  • Lezione: La democrazia può essere “esportata” con il bastone, non solo con la carota — in questo caso, con l’aiuto diretto a una dittatura che avrebbe garantito il controllo economico.

3) La Guerra del Vietnam (1955-1975): L’imposizione di un ordine “liberale”

  • Contesto: Gli Stati Uniti intervengono in Vietnam per evitare che il paese diventasse comunista sotto l’influenza dell’Unione Sovietica e della Cina.
  • Dinamica di potere: La guerra fu giustificata con la Teoria del Domino, secondo cui il comunismo si sarebbe diffuso in tutta l’Asia se il Vietnam fosse caduto sotto il controllo del Viet Cong. La “democrazia” fu usata come pretesto per motivi strategici legati al contenimento della diffusione comunista e al controllo geopolitico nella regione.
  • Esito: La guerra devastò il Vietnam, con milioni di morti e un paese distrutto. Gli Stati Uniti, nonostante la superiorità militare, non riuscirono a vincere e il Vietnam divenne un Stato comunista nel 1975.
  • Lezione: La “lotta per la libertà” venne usata come copertura per una guerra di potere contro la Cina e l’URSS, ma alla fine si tradusse in una tragedia umanitaria. La giustizia internazionale non fermò mai il conflitto, nonostante fosse evidente che l’intervento violava il principio di autodeterminazione dei popoli.

4) Le sanzioni economiche contro l’Iran: manipolazione dei mercati per il controllo geopolitico

  • Contesto: Gli Stati Uniti e altri paesi occidentali hanno imposto sanzioni economiche severe all’Iran dopo la sua rivoluzione islamica del 1979 e, più recentemente, a causa dei suoi programmi nucleari.
  • Dinamica di potere: Le sanzioni, che hanno incluso il blocco delle transazioni finanziarie e l’embargo sul petrolio, sono state giustificate come misure per prevenire la proliferazione nucleare. Tuttavia, molti osservatori ritengono che gli Stati Uniti abbiano anche l’obiettivo di controllare le risorse energetiche del Medio Oriente, contenendo la forza regionale dell’Iran.
  • Esito: L’Iran ha sofferto enormemente sotto le sanzioni, ma ha anche rafforzato la propria autonomia in alcune aree, sviluppando capacità militari avanzate. Le sanzioni non hanno portato a un cambiamento significativo nel regime, ma hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione civile.
  • Lezione: Le sanzioni economiche sono uno strumento di coercizione che punisce la popolazione civile e sfrutta la potenza economica per ottenere vantaggi geopolitici, senza rispettare i principi di giustizia globale.

5) La crisi delle Falkland (1982): Intervento militare per motivi territoriali e risorse

  • Contesto: La guerra tra Regno Unito e Argentina sulle Isole Falkland fu scatenata dall’invasione argentina delle isole nel 1982. Il Regno Unito rispose con un intervento militare diretto per difendere la sovranità delle isole, che sono ricche di risorse naturali e occupano una posizione strategica nell’Atlantico meridionale.
  • Dinamica di potere: Sebbene la Gran Bretagna giustificasse l’intervento come una difesa della sovranità territoriale, era chiaro che anche la presenza di risorse naturali sotto il mare (compreso il potenziale petrolifero) avesse una certa rilevanza strategica per Londra.
  • Esito: La Gran Bretagna vinse la guerra, riprendendo il controllo delle Falkland, ma il conflitto evidenziò come un paese con una potenza militare superiore possa imporsi a una nazione più piccola per difendere i propri interessi, anche se l’oggetto del conflitto non era esclusivamente legato alla sicurezza nazionale, ma anche a risorse economiche.
  • Lezione: La guerra fu un esempio di come i piccoli conflitti possano essere usati per difendere interessi economici e strategici, piuttosto che principi di giustizia internazionale.

questi esempi sono recenti, ma per dare una visione più completa, dovremmo parlare anche di quelle dinamiche storiche che hanno fatto da fondamento a questa continua logica di predazione e prevaricazione. Se consideriamo la storia internazionale da un punto di vista sistematico e strutturale, la questione va ben oltre i singoli conflitti recenti. Si tratta di un modello di interazione tra potenze imperiali e il resto del mondo, che si ripete in varie forme, con l’uso di strumenti economici, militari e diplomatici.

Ecco una lista di episodi storici fondativi che mostrano l’evoluzione della prevaricazione come logica sistematica, e che sono alla base della forma-mentis odierna.

1) Colonialismo europeo (dal XV al XX secolo): “La conquista dei popoli”

  • Contesto: Il colonialismo europeo si è esteso in quasi ogni angolo del mondo, dal 1500 fino al 1900, con potenze come Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo e Olanda che colonizzano l’Asia, l’Africa e le Americhe.
  • Dinamica di potere: Le potenze coloniali impongono il loro controllo su intere popolazioni, sfruttando risorse naturali (come oro, terre, schiavi) e riducendo le culture indigene a una condizione di subordinazione totale. L’idea di “libertà” è un’illusione che serve solo a giustificare il dominio.
  • Esito: La colonizzazione ha segnato la supremazia economica e culturale dell’Occidente, con decine di milioni di vittime tra le popolazioni native. Le risorse venivano estratte senza compenso, e i popoli colonizzati subivano sistematicamente l’imposizione di strutture politiche, economiche e sociali che li rendevano schiavi del sistema imperialista.
  • Lezione: Il colonialismo è stato un esempio primario di dominazione globale, dove la “libertà” dei colonizzatori è diventata oppressione sistematica per le popolazioni colonizzate.

2) La tratta degli schiavi africani (dal XVI al XIX secolo): “Risorse umane per l’Occidente”

  • Contesto: Durante il periodo coloniale, milioni di africani furono catturati, venduti e trasportati come schiavi nelle Americhe e in Europa. Si stima che tra il 1500 e il 1800, circa 12 milioni di africani siano stati deportati.
  • Dinamica di potere: La tratta degli schiavi era parte integrante dell’economia mondiale, alimentando l’industria agricola nelle Americhe (cotone, zucchero, tabacco) e la nascita del capitalismo moderno. Gli schiavi venivano trattati come beni da commerciare, senza alcun diritto o libertà.
  • Esito: La tratta degli schiavi ha generato enormi profitti per l’Europa e gli Stati Uniti, ma ha avuto un impatto devastante sulle popolazioni africane, che ancora oggi vivono gli effetti del colonialismo e della schiavitù.
  • Lezione: Ancora una volta, la libertà veniva concessa solo ai dominatori, mentre le persone venivano private della propria umanità per scopi economici.

3) Le guerre imperialiste dell’Ottocento (es. le Guerre dell’Oppio con la Cina, 1839-1842): “Libertà di commerciare”

  • Contesto: Le guerre dell’oppio furono combattute dal Regno Unito contro la Cina per forzare l’apertura dei mercati cinesi all’oppio. La Gran Bretagna, che produceva l’oppio in India, costrinse la Cina ad importare il prodotto attraverso una serie di guerre violente.
  • Dinamica di potere: Il principio di “libertà commerciale” venne usato dai britannici per giustificare il loro intervento in Cina. In realtà, si trattava di espandere i propri mercati e aumentare i profitti delle proprie compagnie, a costo della salute e del benessere dei cittadini cinesi.
  • Esito: La Cina fu costretta a firmare il Trattato di Nanchino, aprendo i suoi porti al commercio britannico e cedendo territori (come Hong Kong) alla potenza coloniale.
  • Lezione: Qui si vede chiaramente come la libertà commerciale sia diventata prevaricazione economica, dove una potenza impone il suo volere, anche a costo di distruggere la società di un altro paese.

4) L’“imperialismo economico” degli Stati Uniti (fine XIX – XX secolo): “La Monroe Doctrine e il controllo del continente americano”

  • Contesto: La Dottrina Monroe (1823) stabilisce che qualsiasi intervento europeo nelle Americhe sarebbe stato visto come un atto ostile, ma gli Stati Uniti iniziarono anche a espandere la propria influenza in America Latina, usando l’imperialismo economico e militare per proteggere i propri interessi.
  • Dinamica di potere: Le interventi USA in paesi come Panama, Messico e Cuba avevano come obiettivo il controllo economico, militare e politico di tutta la regione. Gli USA esercitano pressioni e minacce per ottenere concessioni, risorse e mercati.
  • Esito: Durante tutto il XX secolo, gli Stati Uniti intervennero in decine di paesi latinoamericani, sostenendo governi amici (o destituendo quelli ostili), come ad esempio durante la rivoluzione cubana o il colpo di stato in Guatemala (1954).
  • Lezione: Questo imperialismo economico e politico si fonda sulla “libertà” degli Stati Uniti di fare ciò che vogliono nella loro sfera d’influenza, senza considerare le esigenze o i diritti degli altri popoli.

5) L’estrazione delle risorse naturali dall’Africa (dal XIX secolo ad oggi): “La ricchezza che va via”

  • Contesto: Fin dall’era coloniale, le potenze europee hanno saccheggiato le risorse naturali africane (diamanti, oro, petrolio, terre rare, ecc.), imponendo sistemi di lavoro forzato e colonizzando interi territori per sfruttare risorse strategiche.
  • Dinamica di potere: Le risorse naturali del continente africano sono continuamente sfruttate dalle potenze imperialiste e dalle multinazionali occidentali, senza che i benefici vengano ridistribuiti tra le popolazioni locali. I governi corrotti (spesso sostenuti dalle potenze imperialiste) sono complici di questo sistema.
  • Esito: La povertà e la miseria in Africa sono direttamente legate alla rapina delle risorse naturali e alla creazione di economie neocoloniali che impediscono lo sviluppo sostenibile.
  • Lezione: La prevaricazione economica è diventata sistematica, con il “mercato libero” che giustifica l’estrazione senza rispetto per l’ambiente o le persone.

Questi episodi storici (che risalgono anche a secoli fa) mostrano la continuità di un modello predatorio che attraversa le epoche, e che resta fondativo delle relazioni internazionali moderne. Nonostante le parole di libertà, democrazia e autodeterminazione, questi concetti sono stati, e spesso sono ancora, strumenti per giustificare forme di imperialismo sistematiche.

Le potenze imperiali, per secoli, hanno imposto la loro visione del mondo, estraendo risorse, sfruttando popolazioni e privando di diritti intere nazioni sotto il pretesto di “progresso”, “libertà” e “civiltà”. Oggi, la stessa mentalità predatoria si manifesta in forme più sofisticate, ma la logica è rimasta invariata: chi ha il potere decide e gli altri devono adattarsi.

“Great” significa solo “powerful” nel linguaggio del parrucchino biondo. Non che gli altri stronzi autocratici o dittatori in giro siano da meno. Diciamo solo che ognuno vuole tenere bello lucido il proprio bastone grosso per menare gli altri e dire “hey ma lui ha il bastone ufaaaaa!!!!!” e anche uccidere mamma, anzi, non permettere che mamma esista, perché bisognerebbe tutti obbedire alla stessa legge. Quella del SUO bastone. E nessuno vuole una legge uguale per tutti. Tutti vogliono la PROPRIA legge uguale per gli altri: ossia fate quello che voglio io quando lo voglio io e lo decido al monento quello che voglio ora, poi domani diverso e tra due secondi ancora diverso e voi obbedite o: bastone.

3, poi nanna

3

Mentre rientro, la faccia di merda che vedo nel vetro del portone mi urta. Mi sto sul cazzo, antipatico proprio. Non riesco ad identificare quale stronzo di quale film, un criminale di qualche tipo, assomiglia alla faccia di merda che vedo. In certe situazioni la barba che ho, come la ho, mi va bene. Altre volte mi fa schifo. Forse è correlato al livello di gonfiore/tondezza che prende il mio viso in differenti giornate od orari. Forse è correlato a quanto di sorpresa vengo colto da quella faccia di vecchio di merda antipatico. I capelli sulle tempie che mi fanno schifo ma per ora non ho soluzioni? Può essere. Comunque che-schifo.

2

È arrivato The Drop. Avevo fatto una cazzata comprando un octaver, ma su Thomann sono stati al pari di Amazon/Zalando/quellerobelì: “scusate ho fatto un errore idiota, ho aperto, provato, richiuso, accorto che comprato cosa sbagliata, possiamo fare una permuta e basta, senza rimborsi eccetera? Voi non avete sbagliato, l’oggetto non è sbagliato né danneggiato…” – “restituisca, rimborsiamo”. Fine. O… ok… va… bene.

Quindi arriva. E visto che sono lì dove sono e ormai chevvoifà, prendo con calma la calma, scendo verso lo studio con il pitch shifter , bla bla, prendo momentaneamente in prestito l’Ampeg di T, collego tutto, e già è piacevole di suo, normale, anche col mio basso del cazzo starter, così amplificato. Poi però faccio uno dei pezzi-circa, e quando è il momento: ZAC provo TheDrop che …DROPPA, cazzo se droppa! La nota che mi serve davvero è una sola. Non capiterà mai che debba farla dal vivo, ma vorrei poterlo fare. Comunque mi metto li e smanetto un po’. Ora ho un livido tra la seconda e la terza falange, un mezzo ematoma. Mi aspettavo più dolori alla destra, come in gioventù: tendinite eccetera. Allora CI KIEDO AL MIO AMIKKO CIATTE GIPITI e poi mi sono anche fatto fare un piano di “riabilitazione al basso” tenendo conto dell’età, della TTROKA (possibile fragilità capillare a causa della venlafaxina) fornendo anche foto e descrizione del tutto. Mi fornisce un piano dettagliatissimo (e anche che mi sovrastima di parecchio) ma finisce con “se mi dici i pezzi che devi fare , il dettaglio di corde, manico eccetera possiamo essere più precisi”. Ok, avevo detto di non essere pressapochista con “qualche” al posto di ore, giorni eccetera. Però… Mecojjjjjioni!

1

Un’altra piccola zoccoletta bidonara del cazzo ha tirato pacco un po’ dopo l’ultimo momento. Purtroppo, per me, il grave ritardo senza avvisi e/o il pacco sono una delle più estreme mancanze di rispetto, di noncuranza, di menesbattoilcazzodiqualsiasicosa. Ma ormai sono anni che ne vedo di queste persone. Maschi o femmine che siano la scusa “eh ops, mi è passato di mente” è una valida scusa. Oppure anche niente. Chisseneincula. Ma siccome era arrivato The Drop ho solo percepito che da qualche parte dentro di me il megavaffanculo era lì, in fondo al burrone, non so, laggiù lontano, piccolino. Era molto più potente il dispiacere, la resa. La considerazione di assoluta normalità nel non rispettare impegni dei… (e ora soffro e cringio cringeggiando ) “giovani d’oggi”. Ma di più, gradualmente (ormai sono 10 anni che faccio ‘sta roba) è aumentata la cosa e diminuita la sensazione di quanto sia grave: diciamo +1 generazione. Eppure sono certo che in qualsiasi regolamento lavorativo ritardi e assenze ingiustificate siano motivo di licenziamento alla terza recidiva. Così … pazienza, se sono troppo giovani me ne sbatto? Ignoro, soprassiedo? Io non lo so. Forse ero già depresso +2 ‘sta mattina che invece di arrabbiarmi sono stato più “massì, chisseneincula”; però certamente prendo nota, so chi sei. E così sono andato a fottermi l’incavo tra falangina e falangetta. Però come suona l’ampeg di T. !!! Bello!
Pensare che mi preoccupavo per lei perché avevo visto i tagli rimarginati credo da … 3-4 anni sembrava. Tutte le pippe poverina bla. E poverina sicuramente. Ma intanto è anche stronza. Mica si devono escludere vicendevolmente le cose. Ma sembrava tutta carina e sociale e rispetto BLA.

L’ampeg, pensiamo all’ampeg che non è mio: Devo vedere come simularlo con gli IR e TUTTECOUS’

Magari prima vedo di non massacrarmi, di reimparare a “suonare” senza farmi troppo male. Le virgolette sono d’obbligo.

C. invece credo abbia terminato la sua esperienza “synth” e preferito la pittura.

Invece l’altra sera ho parlato… no, ho ascoltato lei. E… ne farò un altro post eh? Si dai, meglio.

qui una volta era tutta f

Vivo di notte (con le anime perse? non saprei proprio) molto spesso. In ufficio di X mi fanno arrivare la cover con Amazon, poi con il locker ho preso alcuni adattatori (che non bastano mai) per cuffie varie.

Esco, saranno le 2-3 di notte, io ho le cuffie, vi ricordo che tecnicamente sono un cinquantX enne con vario pelame grigiastro, in braghe corte, sneakers, maglietta (ma panza) e codino. Occhiali, ahimé. E incontro anche te (che corri a pregare un po’ Dio? non credo) , ragazzino, che … beh tu torni a casa. Non mi guarda, immagino che mi abbia comunque visto e si faccia i cazzi suoi. Com’è bello che a lui pantaloncini e maglietta stiano così bene. Io comunque ho caldo, quindi fottesega.

Salgo nella brum, vado verso il locker, parcheggio, scendo, vado al locker, prendo gli adattatori (w il locker santo subito) buttando via la busta di cartone. Penso che andando ad X mi fermerò in studio e lascerò 2x di ogni adattatore e gli altri a casa, magari controllando che tutto sia in ordine.

Ma ad un incrocio noto che i caramba mi stanno seguendo. Ho le cuffie. Non ho la cintura. Quindi prima cosa via le cuffie! Poi freccia qua, gira là intanto metto le cinture. Fine. Per il resto sono un cittadino modello (non top-modello esteticamente, altrimenti forse mi fermerebbero meno… ma mi mi fermavano anche quando ero piacente: capelli lunghi: quindi ricchione; ricordo un “eh ma voi potreste anche essere omosesuali!” negli anni ’90) ma… si, mi stanno seguendo. Me ne fotto (perché ho la maglia di lana e me la rido, har har – questa è proprio per pochi; hint: RatMan) e procedo esattamente al limite. Perché lo sappiate: io corro e mi dimentico la cintura. Fine della mia criminosità. Ah beh, ascolto anche musica a palla. Quindi in effetti metto quella. Gira, rigira. Lampeggianti, mi fermano, patentelibbretto.

Non bell’atteggiamento, prossemica, postura, tono, posizione dei due; sono abituato perché sono vecchio, me ne fotto. Buonaseragienteeeeeee. Dove sta andando? Per anni ed anni ho risposto “questi non sono affari vostri” andando a divertirmi per le successive mezz’ore. Mentre oggi “vado a <nomedellacittà>”. Avevo quasi pensato di dire “e se volete venire con me vi offro accesso alla macchinetta del caffé ma le monetine dovete mettercele voi” … ma non sembravano simpatici. Uno era ragionier pignetta… E infatti “ma … mi tolga una curiosità… perché quella sosta di 5 minuti in viale taldeitali?”. “C’è un locker”. “ah.” Non saluta. Io da buon anziano “BUONA SERA E BUON LAVORO AGENTE!” che, mentre si allontana bofonchia un saluto.

Più invecchio e voi diventate giovani, più è sempre quella merda di conformismo del cazzo: io sono anomalo, sono strano. Ma a quella merda di coglione che mi affumica ad orari ufficio in pieno giorno con quella puzza di canna a THC assicurato… tre volte al giorno per due settimane… in condominio, stando a casa, di giorno col sole… quello no. Quello non ha problemi parcobìo.

Vado, arrivo sopra lo studio, prendo gli adattatori , butto via l’altro cartone. Ne estraggo per portarli giù… il tipo che ho faticosamente trovato per tagliare l’erba ha fatto un così buon lavoro proprio lungo il perimetro che un rampicante con spine si sta mettendo di traverso alla porta. Entro e do’ un po’ di aria alla sala prove degli <nomedelgruppo>. Apro la mia porta… e la signoragina è incastrata sulla gamba di un tavolo, si è portata via le cuffie scrause… guardo a sinistra… disastro. Ma ho le cuffie e la musica. La signoragina aveva tirato giù il tavolo dove stavamo provando con il Minibrute 2S e il pc messo sui cavalletti. Per fortuna il minibrute, che non è mio, lo avevo messo su un supporto più solido e stabile. Tiro su tutto, rimetto la signoragina sulla sua base, ascolto Caterina Barbieri produrre la sua marcetta con sottofondi simil-ambient, penso ai suoni… finisco, chiudo tutto, mi aspetto che nel piazzale ci siano di nuovo i caramba, ma non ci sono. Allora vado verso S, sperando che la sua stazione sia ancora un po’ vecchiotta. Per i clip del video che voglio fare mi serve la stazione messa male… cazzo le stanno sistemando tutte. Proprio ADESSO. Eh certo, ci sono i giochi olimpici. Quella non è malissimo… ma quelle piastrellette che mi ricordavo… io le volevo.

Ma alla fine… mi sarebbe servita anche una Fiat Tipo stile anni ’80 … dove cazzo la trovo così al volo? Quindi dai, pazienza. Come dice L … “basta dare l’idea”. Vedremo di farlo.

Nel frattempo studio (poco) Reaper, raccolgo informazioni che aumentano il freezing da indecisione, raccolgo materiali, di tanto in tanto ne analizzo e scopro che c’era davvero della roba buona nel nostro demo… e nelle cassette che ho avuto cura di registrare in quegli anni. Credevo di averne di più sinceramente. Forse nel 2014 ho già fatto un buon lavoro iniziale: infatti ci sono alcuni testi che nel demo non ci sono.

Certo ci sono altri che dovrebbero fare cose. Ma … io non posso dire a nessuno che li sto solo aspettando: non sarebbe affatto vero. Non so davvero registrare una batteria. La mia parte non l’ho già registrata in modo ineccepibile. E se poi Mx cambia tutto quando finalmente si mette con le chitarre?

Quindi intanto faccio passetti.

Mio padre declina. Mia madre quasi meno. Ma quanto tempo avrò? Non è con le mie forze che la mia sussistenza si mantiene. Quindi visto che non ho nessuna voglia di sopravvivere intanto cerco di fare l’unica cosa di cui mi frega. Sarebbe davvero stato tutto stupido senza almeno questo. Da lei sono passati 7 anni. E come 7 anni fa… non ho davvero un motivo serio per sopravvivere. Solo cercare di non soffrire troppo. E dai, si, ho un paio di cose che vorrei che vedessero la luce. Ma credo sarà solo la luce a vedere loro.

Il demo deve diventare musica vera, professionalmente prodotta.

E le foto di nudo … devono trovare una via. Una mostra? un libro? qualcosa.

E non ho ancora il mio tasto rosso.

Tornando indietro ho fatto la strada alternativa e ho guardato quella di DEFGHI di stazione: oltre a venire rinnovata dove era decrepita… ormai è diventato decrepito quello che quando andavo a Liceo io non c’era! Nè il SOTTOpassaggio, né il passaggio rialzato. Entrambi sono apparsi dopo. E ricordo quanto “non è un problema mio” in versione “sono tutti cazzi tuoi non mi interessa” mi venisse opposto quando il mio ritardo era dovuto ai ritardi di treni e corriere. Ricordo anche quando la pula mi portava in ufficio perché avevo attraversato i binari pur di non arrivare in ritardo.

Sono sempre d’aiuto, è bello, mi sento protetto.

essere ciò che odiasti, Valerie?

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Testo originale 1967 dalla fotocopia della Northwestern University (1):

    “Life” in this “society” being, at best, an utter bore and no aspect of “society” being at all relevant to women, there remains to civic-minded, responsible, thrill-seeking females only to overthrow the government, eliminate the money system, institute complete automation and eliminate the male sex.

    It is now technically feasible to reproduce without the aid of males (or, for that matter, females) and to produce only females. We must begin immediately to do so. Retaining the male has not even the dubious purpose of reproduction.

    The male is a biological accident: the y(male) gene is an incomplete x(female) gene, that is, has an incomplete set of chromosomes. In other words, the male is an incomplete female, a walking abortion…. To be male is to be deficient, emotionally limited; maleness is a deficiency disease and males are emotional cripples.

        p. [1] (“y(male)” & “x(female)” spaceless in original).

    The male is completely egocentric, trapped inside himself, incapable of empathizing or identifying with others, or love, friendship, affection or tenderness. He is a completely isolated unit, incapable of rapport with anyone. His responses are entirely visceral, not cerebral; his intelligence is a mere tool in the services of his drives and needs; he is incapable of mental passion, mental interaction; he can’t relate to anything other than his own physical sensations. He is a half-dead, unresponsive lump, incapable of giving or receiving pleasure or happiness; consequently, he is at best an utter bore, an inoffensive blob, since only those capable of absorption in others can be charming.

    He [“the male”] is trapped in a twilight zone halfway between humans and apes, and is far worse off than apes, because he is, first of all, capable of a large array of negative feelings that the apes aren’t – hate, jealousy, contempt, disgust, guilt, shame, disgrace, doubt – and, secondly, he is aware of what he is and isn’t.

        p. [1] (hyphens so in original (en-dashes probably not available on most typewriters in 1967)).

    To call a man an animal is to flatter him; he’s a machine, a walking dildo. It’s often said that men use women. Use them for what? Surely not pleasure.

    Eaten up with guilt, shame, fears and insecurities and obtaining, if he’s lucky, a barely perceptible physical feeling, the male is, nonetheless, obsessed with screwing; he’ll swim a river of snot, wade nostril-deep through a mile of vomit, if he thinks there’ll be a friendly pussy awaiting him. He’ll screw a woman he despises, any snaggle-toothed hag, and, further, pay for the opportunity. Why? Relieving physical tension isn’t the answer, as masturbation suffices for that. It’s not ego satisfaction; that doesn’t explain screwing corpses and babies.

        pp. [1]–2 (page break between “pay for” & “the opportunity”) (commas in “he despises, any snaggle-toothed hag, and, further, pay for” presumed despite horizontal line truncation in source, due to consistency with copy of same edition from The Andy Warhol Museum (Jansen, Sharon L., Reading Women’s Worlds from Christine de Pizan to Doris Lessing: A Guide to Six Centuries of Women Writers Imagining Rooms of Their Own (N.Y.: Palgrave Macmillan, 1st ed. Apr., 2011 ISBN 978-0-230-11066-3, p. 143 (author a teacher)).

    Completely egocentric, unable to relate, empathize or identify and consisting of a vast, pervasive, diffuse sexuality, the male is psychically passive. He hates his passivity, so he projects it onto women, defines the male as active, then sets out to prove that he is (“prove he’s a Man”). His main means of attempting to prove it is screwing (Big Man with a Big Dick tearing off a Big Piece). Since he’s attempting to prove an error, he must “prove” it again and again. Screwing, then, is a desperate, compulsive attempt to prove he’s not passive, not a woman; but he is passive and does want to be a woman.

    Being an incomplete female, the male spends his life attempting to complete himself, become female. He attempts to do this by constantly seeking out, fraternizing with and trying to live through and fuse with the female and by claiming as his own all female characteristics – emotional strength and independence, forcefulness, dynamism, decisiveness, coolness, objectivity, assertiveness, courage, integrity, vitality, intensity, depth of character, grooviness, etc. – and projecting onto women all male traits – vanity, frivolity, triviality, weakness, etc. It should be said, though, that the male has one glaring area of superiority over the female – public relations. He has done a brilliant job of convincing millions of women that men are women and women are men.

        p. 2 (hyphens (not en- or em-dashes) so in original).

    The male claim that females find fulfillment through motherhood and sexuality reflects what males think they’d find fulfilling if they were female.

    Women, in other words, don’t have penis envy; men have pussy envy. When the male accepts his passivity, defines himself as a woman (Males as well as females think men are women and women are men), and becomes a transvestite he loses his desire to screw (or to do anything else, for that matter; he fulfills himself as a dragqueen) and gets his cock chopped off. He then derives a continuous diffuse sexual feeling from “being a woman.” Screwing is, for a man, a defense against his desire to be female. Sex is, itself, a sublimation.

        p. 2 (“Males” & “dragqueen” so in original).

    Every man, deep down, knows he’s a worthless peice of shit.

        p. 2 (“peice” so in original, probably intended as “piece”).

    The male has a negative Midas Touch – everything he touches turns to shit.

        p. 5 (hyphen (not en- or em-dash) so in original).

    Our “society” is not a community, but merely a collection of isolated family units. Desperately insecure, fearing his woman will leave him if she’s exposed to other men or to anything remotely resembling life, the male seeks to isolate her from other men and from what little civilization there is, so he moves her out to the suburbs, a collection of self-absorbed couples and their kids. Isolation, further, enables him to try to maintain his pretense of being an individual by being a “rugged individualist”, a loner, equating non-co-operation and solitariness with individuality.

        p. 7 (line break in “non-“/”co-operation”).

    A true community consists of individuals – not mere species members, not couples – respecting each others individuality and privacy while at the same time interacting with each other mentally and emotionally – free spirits in free relation to each other – and co-operating with each other to achieve common ends. Traditionalists say the basic unit of “society” is the family; “hippies” say the tribe; noone says the individual.

        p. 7 (hyphens (not en- or em-dashes) so in original; “others” so in original, probably intended as “other’s”; line break across “inter-“/”acting”; “noone” so in original, probably intended as “no one”).

    Although wanting to be an individual, the male is scared of anything about him that’s the slightest bit different from other men; it causes him to suspect he’s not really a “Man,” that he’s passive and totally sexual, a highly upsetting suspicion. If other men are A and he’s not, he must be not a man; he must be a fag. So he tries to affirm his “Manhood” by being like all the other men. Differentness in other men, as well as in himself, threatens him; it means they’re fags, who he must, at all costs, avoid, so he tries to ensure that all other men conform.

    The male dares to be different to the degree that he accepts his passivity and his desire to be female, his fagginess. The farthest out male is the dragqueen, but he, although different from most men, is exactly like all other dragqueens; like the functionalist, he has an identity – a female; he tries to define all his troubles away – but still no individuality. Not completely convinced that he’s a woman, highly insecure about being sufficiently female, he conforms compulsively to the man-made feminine stereotype, ending up as nothing but a bundle of stilted mannerisms.

        p. 8 (“dragqueen”, “dragqueens”, & hyphens (not en- or em-dashes) so in original).

    To be sure he’s a “Man,” the male must see to it that the female be clearly a “Woman,” the opposite of a “Man,” that is, the female must act like a faggot. And Daddy’s Girl, all of whose female instincts were tromped out of her when little, easily and obligingly adapts herself to the role.

    The male is just a bundle of conditioned reflexes, is incapable of a mentally free response, is tied to his early conditioning, is determined completely by his past experiences. His earliest experiences are with his mother, and he is throughout his life tied to her. It never becomes completely clear to the male that he is not part of his mother, that he is him and she is her.

    His greatest need is to be guided, sheltered, protected and admired by Mama (Men expect women to adore what men shrink from in horror – themselves), and, being completely physical, he yearns to spend his time – that’s not spent “out in the world” grimly defending against his passivity – in wallowing in basic animal activities – eating, sleeping, shitting, relaxing and being soothed by Mama. Passive, rattle-headed Daddy’s Girl, ever eager for approval, for a pat on the head, for the “respect” of any passing piece of garbage, is easily reduced to Mama, mindless administrator to physical needs, soother of the weary, apey brow, booster of the puny ego, appreciator of the contemptible, a hot water bottle with tits.

        pp. 5–6 (capitalization of “Men” so in original; hyphens (not en- or em-dashes) so in original; page break between “soother of” & “the weary”).

    [T]he male …. tries to convince himself and women – he’s succeeded best at convincing women – that the female function is to bear and raise children and relax, comfort and boost the egos of the male, that her function is such as to make her interchangeable with every other female. In actual fact, the female function is to relate, groove, love and be herself, irreplacable by anyone else; the male function is to produce sperm. We now have sperm banks.

        p. 6 (hyphens (not en- or em-dashes); “the egos of the male” so in original & “irreplacable” so in original).

    In actual fact, the female function is to explore, discover, invent, solve problems crack jokes, make music – all with love. In other words, create a magic world.

    Love can’t flourish in a “society” based on money and meaningless work, but rather requires complete economic, as well as personal, freedom, leisure time and the opportunity to engage in intensely absorbing, emotionally satisfying activities which, when shared with those you respect, lead to deep friendship, but which our “society” provides practically no opportunity to engage in.

    Love is not dependency or sex, but is friendship, and, therefore, love can’t exist between two males, between a male and a female or between two females, one or both of whom is a mindless, insecure, pandering male; like conversation it can exist only between two secure, free-wheeling, independent, groovy female females, as friendship is based on [respect, not contempt.]

        p. 10 (“respect, not contempt.” (not bracketed in original) not certain in original due to truncation of bottom of photocopy page but consistent with it).

    Sex is the refuge of the mindless. And the more mindless the woman, the more deeply embedded in the male “culture,” in short, the nicer she is, the more sexual she is. The nicest women in our “society” are raving sex maniacs.

    Sex is not part of a relationship, but is, to the contrary, a solitary experience as well as being non-creative and a gross waste of time. The female can easily – far more easily than she may think – condition her sex drive away, leaving her completely cool and cerebral and free to pursue truly worthy relationships and activities; but the male, who seems to dig women sexually and who seeks constantly to arouse them, stimulates the highly-sexed female to frenzies of lust, throwing her into a sex bag from which few women ever escape. The lecherous male excites the lustful female; he has to – when the female transcends her body, rises above animalism, the male, whose ego consists of his cock, will disappear.

        p. 12 (hyphens (not en- or em-dashes) so in original; line break across “highly-“/”sexed”).

    [M]any females would, even assuming complete economic equality between the sexes, prefer residing with males or peddling their asses on the street, thereby having most of their time for themselves, to spending many hours of their days doing boring, stultifying, non-creative work for somebody else, functioning as less than animals, as machines, or, at best – if able to get a “good” job – co-managing the shitpile. What will liberate women, therefore, from male control is the total elimination of the money-work system, not the attainment of economic equality with men within it.

        p. 3 (hyphens (not en- or em-dashes) so in original).


Paragrafo 1

“Life” in this “society” being, at best, an utter bore and no aspect of “society” being at all relevant to women, there remains to civic-minded, responsible, thrill-seeking females only to overthrow the government, eliminate the money system, institute complete automation and eliminate the male sex.

Analisi:

  • Contesto storico (1967): Negli anni ’60, molte donne si sentivano alienate da una società patriarcale che le relegava a ruoli domestici e subordinati. Tuttavia, l’affermazione che “nessun aspetto della società sia rilevante per le donne” è un’iperbole che ignora i contributi e le partecipazioni femminili in vari ambiti.
  • Conoscenze attuali: Oggi riconosciamo che, sebbene persistano disuguaglianze, le donne partecipano attivamente in tutti gli aspetti della società. L’idea di eliminare il sesso maschile è una provocazione estrema, priva di fondamento etico o scientifico.
  • Fallacie: Generalizzazione eccessiva, appello alla violenza come soluzione.
  • Problematiche etiche: Incitamento al genocidio di un intero sesso; proposta di eliminazione di sistemi sociali senza considerare le conseguenze pratiche.

Paragrafo 2

It is now technically feasible to reproduce without the aid of males (or, for that matter, females) and to produce only females. We must begin immediately to do so. Retaining the male has not even the dubious purpose of reproduction.

Analisi:

  • Contesto storico (1967): La clonazione e la riproduzione asessuata erano concetti teorici; la riproduzione senza gameti maschili non era tecnicamente possibile.
  • Conoscenze attuali: Anche oggi, la riproduzione umana richiede contributi genetici da entrambi i sessi. Tecniche come la clonazione sono ancora sperimentali e sollevano questioni etiche significative.
  • Fallacie: Falsa premessa; ignoranza delle conoscenze scientifiche.
  • Problematiche etiche: Promozione dell’eliminazione di un sesso basata su presunte inutilità biologiche.

Paragrafo 3

The male is a biological accident: the y(male) gene is an incomplete x(female) gene, that is, has an incomplete set of chromosomes. In other words, the male is an incomplete female, a walking abortion…. To be male is to be deficient, emotionally limited; maleness is a deficiency disease and males are emotional cripples.

Analisi:

  • Contesto storico (1967): La genetica era meno avanzata, ma l’idea che il cromosoma Y sia un “X incompleto” è una semplificazione errata.
  • Conoscenze attuali: Il cromosoma Y ha funzioni specifiche e non è semplicemente un X incompleto. L’affermazione che la mascolinità sia una “malattia da carenza” è priva di base scientifica.
  • Fallacie: Ad hominem; falsa analogia.
  • Problematiche etiche: Linguaggio abilista (“emotional cripples”); disumanizzazione di un intero gruppo basata su caratteristiche biologiche.

Paragrafo 4

The male is completely egocentric, trapped inside himself, incapable of empathizing or identifying with others, or love, friendship, affection or tenderness. He is a completely isolated unit, incapable of rapport with anyone…

Analisi:

  • Contesto storico (1967): Stereotipi di genere erano comuni, ma l’affermazione che tutti gli uomini siano incapaci di empatia è una generalizzazione estrema.
  • Conoscenze attuali: Studi psicologici dimostrano che l’empatia non è determinata dal sesso; esistono variazioni individuali.
  • Fallacie: Generalizzazione indebita; essenzialismo biologico.
  • Problematiche etiche: Negazione della capacità emotiva di un intero sesso; rafforzamento di stereotipi dannosi.

Paragrafo 5

He [“the male”] is trapped in a twilight zone halfway between humans and apes…

Contesto storico (1967):

  • All’epoca, l’evoluzionismo era noto, ma usato anche per giustificare gerarchie razziali o sessuali. Solanas rovescia il razzismo scientifico in misoginia inversa.

Oggi (evidence-based):

  • La genetica ha dimostrato che uomini e donne condividono oltre il 99,9% del DNA. L’idea che il maschio sia “meno evoluto” è biologicamente infondata.

Fallacie:

  • Disumanizzazione, riduzione ad absurdum, antropomorfizzazione selettiva.

Problematiche etiche:

  • Linguaggio disumanizzante che riprende retoriche storiche usate contro i neri ebrei, ora applicate agli uomini. Mirroring evidente.

Paragrafo 6

To call a man an animal is to flatter him; he’s a machine, a walking dildo…

Contesto storico (1967):

  • L’oggettivazione delle donne era (ed è) un fatto sociale reale. Solanas lo inverte, ma non lo decostruisce.

Oggi:

  • L’oggettivazione sessuale è dannosa a prescindere dal bersaglio. Descrivere l’uomo come “dildo ambulante” è un attacco ad personam privo di valore argomentativo.

Fallacie:

  • Ad hominem, disumanizzazione, oggettivazione sessuale.

Problematiche etiche:

  • Sessismo inverso; mirroring dell’oggettivazione patriarcale.

Paragrafo 7

Eaten up with guilt, shame, fears and insecurities… he’ll screw a woman he despises… even pay for it… not ego satisfaction; that doesn’t explain screwing corpses and babies.

Contesto storico:

  • L’associazione tra sessualità maschile e necrofilia/pedofilia è volutamente scioccante, ma completamente priva di fondamento generalizzabile.

Oggi:

  • La pedofilia è un disturbo psichiatrico raro, non rappresentativo della sessualità maschile. L’accusa generalizzata è gravemente diffamatoria.

Fallacie:

  • Associazione indebita, cherry picking estremo, generalizzazione hasty.

Problematiche etiche:

  • Accuse gravi e diffamatorie, insensibilità verso vittime reali di abusi. Moral panic deliberato.

Paragrafo 8

…male is psychically passive… projects passivity onto women… proves he’s a Man by screwing…

Contesto storico:

  • Il concetto di “mascolinità tossica” esisteva in forme embrionali, ma non era ancora formalizzato.

Oggi:

  • La critica alla mascolinità costruita sulla dominazione sessuale ha basi teoriche (Connell, hooks), ma qui è estremizzata.

Fallacie:

  • Psicologismo riduttivo, proiezione ideologica, generalizzazione.

Problematiche etiche:

  • Descrizione patologizzante della sessualità maschile; elimina agency e complessità.

Paragrafo 9

Being an incomplete female, the male spends his life attempting to complete himself, become female…

Contesto storico:

  • Idea simile a Jung (anima/animus), ma travisata in chiave polemica.

Oggi:

  • I ruoli di genere sono costrutti sociali, ma non determinano il desiderio di “diventare donna”. L’attribuzione di “desiderio di fusione” è infondata.

Fallacie:

  • Psicologismo abusivo, traslazione indebita di tratti tra sessi.

Problematiche:

  • Transfobia implicita: descrizione della transizione come patologia/autoannullamento.

Paragrafo 10

The male claim that females find fulfillment through motherhood and sexuality…

Storico:

  • Critica valida alle narrazioni dominanti sul ruolo materno. Questa è un’argomentazione con base femminista solida.

Oggi:

  • Studi confermano che la realizzazione personale femminile non è legata univocamente a maternità.

Argomentazione fondata.


Paragrafo 11

Women don’t have penis envy; men have pussy envy… dragqueen… cock chopped off…

Storico:

  • Travestitismo e identità trans erano altamente stigmatizzati.

Oggi:

  • Descrivere le donne trans come “uomini passivi che si tagliano il pene” è transfobico, falso e offensivo.

Fallacie:

  • Essentialismo biologico, patologizzazione dell’identità di genere.

Problematiche:

  • Transfobia esplicita, disprezzo per le identità queer e trans.

Paragrafo 12

Every man, deep down, knows he’s a worthless piece of shit.

Storico & oggi:

  • Affermazione non argomentativa, ma insulto puro.

Fallacia:

  • Ad hominem totale.

Paragrafo 13

The male has a negative Midas Touch – everything he touches turns to shit.

Storico & oggi:

  • Iperbole totale, basata su demonizzazione. Non supportata da alcun dato.

Fallacia:

  • Ipergeneralizzazione disfattista.

Paragrafo 14

Our “society” is not a community, but… isolated family units… suburbs…

Storico:

  • Critica alla suburbanizzazione; è in linea con Herbert Marcuse e sociologia urbana anni ’60.

Oggi:

  • Riflessione parzialmente valida sulla disintegrazione del tessuto comunitario.

Argomentazione parzialmente fondata, ma inficiata dalla generalizzazione sessuale.


Paragrafo 15

A true community consists of individuals… free spirits… cooperation…

Storico & oggi:

  • Utopia individualista, simile ad alcuni pensatori anarchici e femministi radicali. Legittimo come ideale.

Argomentazione fondata come visione utopica.


Paragrafo 16

Although wanting to be an individual, the male is scared of being different… he must conform…

Storico:

  • In linea con le analisi sociologiche su mascolinità conformista.

Oggi:

  • Confermato da studi su mascolinità egemonica (Connell).

Argomentazione fondata sul piano culturale.


Paragrafo 17

The farthest out male is the dragqueen… ends up as bundle of stilted mannerisms.

Storico:

  • Disprezzo verso persone queer era norma; Solanas però non li difende, li ridicolizza.

Oggi:

  • Transfobia e omofobia esplicite; descrive i drag come caricature senza identità.

Problematiche gravi: transfobia, stereotipi, ridicolizzazione identitaria.


Paragrafo 18

To be sure he’s a “Man,” the male must see that the female be a “Woman”… act like a faggot…

Storico:

  • Uso deliberato di insulti omofobi. Denuncia reale: binarismo sessuale forzato.

Oggi:

  • Contiene spunti validi sulla costruzione sociale del genere, ma espresso in termini offensivi.

Fallacia & problematica:

  • Linguaggio omofobo, mirroring del patriarcato. Sfrutta l’omofobia come arma retorica.

Paragrafo 19

The male is just a bundle of conditioned reflexes… never realizes he’s not part of his mother…

Storico:

  • Freud e Lacan influenzano questo passaggio; però è una distorsione estrema.

Oggi:

  • Psicologia evolutiva e neuroscienze smentiscono che l’uomo sia “completamente legato” alla madre in modo patologico.

Fallacie:

  • Psicologismo riduttivo, patologizzazione del legame madre-figlio.

Paragrafo 20

His greatest need is to be guided, sheltered… rattle-headed Daddy’s Girl becomes Mama…

Storico:

  • Caricatura estrema del ruolo femminile nella famiglia patriarcale. Commistione tra psicoanalisi e insulto.

Oggi:

  • Patologizza la relazione genitore-figlio e riduce la donna a “sacca di funzioni”.

Problematiche etiche:

  • Abilismo implicito (“rattle-headed”), infantilizzazione, sessismo inverso.

Paragrafo 21

[T]he male… has convinced women that their function is to serve men…

Storico:

  • Denuncia reale della costruzione patriarcale dei ruoli femminili. Parte centrale della critica femminista.

Oggi:

  • Ampiamente documentato e confermato.

Argomentazione fondata.


Paragrafo 22

In actual fact, the female function is to explore, discover… create a magic world.

Storico & oggi:

  • Visione idealizzata della donna, in chiave spirituale/romantica.

Problematiche:

  • Essenzialismo positivo: esalta la donna, ma le nega complessità.

Paragrafo 23

Love can’t flourish in a “society” based on money…

Storico & oggi:

  • Argomentazione compatibile con pensiero anarchico e utopista. Critica al capitalismo e all’alienazione sociale.

Argomentazione fondata ma idealistica.


Paragrafo 24

Love… can’t exist between male and female… only between free-wheeling groovy female females…

Storico:

  • Rovescia la norma eterosessuale, ma con linguaggio escludente e normativo.

Oggi:

  • Contraddice l’esistenza delle relazioni sane di ogni orientamento.

Fallacia:

  • Esclusivismo normativo, purismo ideologico.

Problematiche:

  • Esclude ogni forma di amore queer o etero che non si adatti a un’utopia ideologica.

Paragrafo 25

Sex is the refuge of the mindless… nicest women are raving sex maniacs.

Storico & oggi:

  • Ridicolizza la sessualità femminile conforme alla norma. Tentativo di critica alla sessualizzazione coatta, ma scivola nella misoginia interna.

Problematiche:

  • Sessofobia, abilismo implicito (“mindless”), internalized misogyny.

Paragrafo 26

Sex is not part of a relationship… solitary… gross waste of time…

Storico:

  • Posizione radicale, vicina all’asessualità ideologica.

Oggi:

  • La sessualità è esperienza soggettiva e può essere parte integrante di relazioni sane.

Fallacia:

  • Universalizzazione di preferenze individuali.

Paragrafo 27

Even with equality, many women prefer peddling their asses…

Storico:

  • Esprime disprezzo verso il lavoro salariato e riconosce la prostituzione come forma di autonomia.

Oggi:

  • Discorso complesso: sex work è oggi oggetto di riflessione critica (liberazione vs. sfruttamento). Tuttavia, l’espressione è volgare e denigratoria.

Problematiche:

  • Linguaggio degradante verso le sex worker, idealizzazione dell’antilavorismo senza considerare agency e contesto.

CONCLUSIONE GLOBALE

  • Fallacie predominanti: Generalizzazione, ad hominem, riduzione, disumanizzazione, biologismo essenzialista.
  • Problematiche strutturali: Transfobia, sessismo inverso, disumanizzazione dell’uomo, linguaggio abilista e sessuofobo.
  • Argomentazioni fondate: Alcune critiche alla società patriarcale, ai ruoli di genere, all’alienazione del lavoro, alla suburbanizzazione e al capitalismo.

Nota finale: SCUM Manifesto è spesso considerata opportunisticamente, di volta in volta, a seconda di quel che fa comodo più un’opera provocatoria e satirica (secondo alcuni critici, performativa) che un saggio argomentativo. Tuttavia, anche in quel contesto, contiene retoriche violente e discriminatorie che non possono essere ignorate o giustificate in nome della provocazione artistica, che resta comunque sempre da difendere in qualsiasi sua forma come espressione umana della libertà – anche se per alcuni estrema – di parola e pensiero. Se non contestato nel merito, qualsiasi testo emozionante potrebbe essere considerato valido nel suo contenuto e non nell’intenzione provocatoria / stimolante.

(1) Copyright 1967 Valerie Solanas, qui riprodotto per fair use (diritto di critica).

era un grande lavoratore, quindi

Di tanto in tanto mio padre mi parla del riversamento che una mia… boh, cugina? fa nei suoi confronti della sempre crescente frustrazione e disprezzo, recriminazioni rispetto al suo corrente (RIP – 103 anni) secondo marito. Ora è morto e lei sollevata non fa che reiterare quanto sbagliato fosse con lei, per lei. Anche io mi sono sempre chiesto e chi te l’ha fatto fà? Sei ricca sfondata, che te ne frega? “Ha insistito tanto”… beh lui ti amava, ma se non ti piaceva facevi a meno.

Cmq, il tipo di prima, che è morto, era fantastico e lei lo amava ecc, ecc. Quello che però mi dice molto di mio padre è che lui mette dentro a tutto questo il successo professionale come se avesse una importanza centrale nel rapporto di relazione. Gliene farei anche io una colpa se ormai non avessi passato questo segno: penso più al dispiacere di una visione della vita così legata alla sopravvivenza comoda. Il che non significa che non piaccia a tutti. Ma se fosse tutto qui significherebbe che due poveracci con le pezze al culo hanno una situazione sentimentale e relazionale non rilevabile, inesistente, se il fatto che sei povero, che sei incapace in un lavoro determinano il tuo valore personale e, in seguito, quello che tu fornisci alla relazione. In realtà nella relazione questo non c’entra niente.

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Cinque anni dopo. Siamo migliorati?

panorama postapocalitticoQuesto post è stato scritto il giorno 7 aprile 2020, in pieno lockdown da coronavirus, covid-19, e pubblicato in modo automatico. Ci si chiedeva se saremo migliori. Lo siamo? Avremo capito qualcosa sul telelavoro? Qualcosa sul valore del tempo, del tempo di qualità, aggiungerei io – abbiamo capito? Abbiamo capito qualcosa sul valore della collaborazione e non dell’isolamento politico? Abbiamo capito qualcosa e siamo migliorati? Abbiamo capito che la conoscenza e la scienza sono importanti, che i religiosi e altri santoni tentano sempre di attaccarci quando diventiamo più deboli? Anche in questo caso il supporto psicologico non è stato valutato? Com’è andata? Quanti sono morti? Quanto si è approfittato della situazione per limitare la libertà, la privacy, per aumentare i poteri forti, accentratori, diminuire la democrazia, la libertà?

Siamo imbarbariti? Siamo diventati ancora più ricchi e ancora più poveri? È morto mezzo pianeta? Alla fine il contagio è stato fermato, contenuto, si è trovato il vaccino? Abbiamo capito perfettamente la sua dinamica? Ci siamo scagliati gli uni contro gli altri e non ci siamo aiutati? Abbiamo capito come smettere di produrre e ascoltare fake news? Continue reading →