happy b

Era il giorno del mio compleanno e volevo morire non esistere un po’ più del solito, almeno per quest’anno, per questo periodo.

Oltre ai trascorsi con mia sorella e al rincaro, proprio in occasione dell’organizzazione di questo rito che da tempo non voglio svolgere ma devo, che sennò ci rimangono male, ma che quest’anno aggiunge un “facciamo anche finta che va tutto bene”, ci aggiungiamo che da ieri mi sentivo giù dopo essere stato molto su, per via di una stronza che però ha fatto sentire stronzo me. E che nonostante anche B mi abbia detto “hai a che fare con degli stronzi, abbastanza spesso, delle stronze anzi”, è una cosa di cui non riesco a farmi una ragione. In effetti necessitando di bellezza, forse dimentico quello che mi hanno insegnato 40 anni di vita pensando solo agli ultimi 7. Arrivo e mi rendo conto che come al solito mio padre non sentirà nulla e che alla fine, come sempre, in gruppo, a dare il peggio siamo tutti noi figli, compreso mio fratello. La cosa “buffa” è che proprio qualche giorno fa mi ero preso la briga di verificare, di andare a vedere sotto il sassetto se ci fossero i vermi: gli ho proprio chiesto “non è che mi vedi per cortesia e che intanto pensi che sono una boriosa testa di cazzo, che sparo cazzate e che vabbé, tra un po’ ognuno sarà a casa propria” ? E no, non era così, per fortuna. Pensava di essere stato manchevole nella mia adolescenza, mancante … ma no, non gliene faccio una colpa, anzi, forse è stato meglio così. Gliel’ho ribadito, non è la prima volta, forse ci pensa ma io no. Però abbiamo dato un pessimo spettacolo. Per fortuna non a mio padre, che non sente più nulla. Io avevo ormai il mal di pancia da magone. Poi a casa una sana cacata mi ha fatto pensare che forse era molto più prosaicamente l’intestino. Ma di sicuro non andava bene: mia madre con la sua tragica gravità e il potere conferito dall’anzianità se n’è uscita con una triste lamentosa supplica con la seguente bomba : “visto che non si sa se il prossimo anno ci sarò – RICORDATEVI CHE SIETE FRATELLI E VOGLIATEVI BENE”.
Mi sono subito chiesto se c’è qualcosa di preciso nella salute di mia madre che non so. Cioé, puoi morire involontariamente tanto quanto me.
Ma era molto più potente il pensiero sul “ma come puoi chiedere alla gente di volere bene a qualcuno?”. Questo non so davvero perché non mi sia venuto in mente mai prima d’ora. In tutte queste maree di “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi [purché non siate lesbiche e ricchioni, diciamo in periodo DDL zan]” diceva quello. Ma, davvero puoi pensare di esortare qualcuno: “ama” ?
Come mai nessuno ha mai discusso di questo? Belle parole, ma “ama!” è come dire “sogna!”, oppure “che piova!” o “innalza la temperatura!”. No, dite? Ok, allora “prova compassione! Senti il sentimento dell’altro! Sii empatico!”. O lo sei o non lo sei. Magari se proprio fai lo sforzo immaginativo puoi capire come sia la condizione dell’altro. Puoi dare o non dare importanza a tale condizione. Puoi metterla in relazione a qualcosa. Questo è il massimo che puoi fare se non senti un sentimento per l’altro. E se lo senti lo senti e basta.
È così ovvio.
Eppure sei un rompipalle se lo dici. Un bastian contrario. Un polemico. Ma l’amore è spontaneo, talmente spontaneo che siamo amati anche quando non riamiamo. E viceversa.
Quello che puoi chiedere è sostenetevi, rispettatevi decentemente, comportatevi civilmente. Ma “vogliatevi bene” è ingenuo, se non vogliamo dire stupido. Potrebbe essere arrogante. Ma preferisco considerare che sia una ingenua visione di come si possa premere un tasto per accendere l’amore, la stima, il voler bene.
E chiederlo ad altri. La bomba è che lo faccia un genitore. Che non si renda conto che tutto è a scatafascio, che questi tre fratelli fanno cagare e che non sanno aiutare sé stessi, non si ascoltano, vogliono solo emettere e non ricevere. Vogliono dire e non ascoltare. Vogliono tutti avere ragione e nessuno considerare quella degli altri, nessuno vuole considerare le mezze-ragioni (che ci sono) e soprattutto i mezzi-torti o le incoerenze. Nessuno. Tutti facciamo cagare. E tutti pensano che siano GLI ALTRI a farlo. Per me io so di avere delle qualità, ma sono un mediocre. Sono qualità mediocri. Non sono un nessuno, niente di speciale. Lo cito per ricordare il solito “fai parte di quel 5% che” e via a dirci della fame nel mondo. Quindi non voglio negare di avere delle qualità positive. Ma sono come piccole gocciole di cioccolato in un piatto di diarrea. E se non la volete così grave, diciamo pure in un pane raffermo, gnucco, vecchio di una settimana. Una roba che non è un granché. Senza infamia e senza lode. Ma che eticamente e moralmente l’infamia ce l’ha eccome. Ma sempre niente di eccezionale, niente di eclatante. Una mosca da scacciare, nel mondo del male, niente di più.
Ci siamo comportati male. Mia madre non avrebbe detto quella cosa, per quanto io possa vederla insensata. È comunque frutto di una dolorosa constatazione: non stiamo bene insieme. Ma nessuno sta bene. Siamo tre pazzi che dicono “io io io io io” senza mai pensare agli altri. Tutti che devono dire la loro quando qualcuno ascolta.
Tristi e meschine persone. Di certo non ci facciamo del bene. Come si può essere così ingenui da richiamare alla vicinanza tra loro persone così? È forse la cosa peggiore che possiamo fare, gli uni per gli altri.
Ciononostante, lo ripeto, l’impulso di madre che lo fa scaturire è che siamo stati come bimbetti di 5 anni che non si sanno comportare e non stanno stare a tavola come i grandi.
Penoso.
Il mio bilancio è che faccio schifo, a prescindere da questa scenetta spiacevole. E ringrazio la cara mamma di avermi ricordato di tenermi pronto, di mettere in ordine, di essere pronto a uccidermi in qualsiasi momento, che il momento verrà presto, di non lasciare casino in giro, di avere il testamento e quante più carte corrette per gli altri. E aspettando quel momento, ma solo con tutto in ordine, andare avanti e fare qualcosa. Sempre nei soliti due binari. Sono stato manchevole nei miei due binari: morire, vivere.
Quanto mi ha scioccato sentire “o fai tutto per morire o fai tutto per vivere” ne “le ali della libertà”, che non avevo mai visto. L’ho visto una settimana fa. Per me è stata una elaborazione. Vedi? Sai che scoperta! Del resto un mediocre non può che, faticosamente, riscoprire l’acqua calda.
Quello che mi aspetto ora, visto che mio padre come prima cosa mi ha dato una busta – regalo – che sicuramente contiene soldi, è che ci sia un biglietto scritto al computer: l’ultima volta gliel’ho chiesto: babbo se mi scrivi un biglietto io ora faccio fatica a leggere la tua scrittura, come forse tu fatichi a scrivere. Usa il computer e io non mi offenderò mai per questo. (so che è lui che lo trova brutto, mica io).
Questo mi aspetto. E mi aspetto di piangere.
Quindi lo faccio dopo.
Ora dovevo vomitare fuori quanto cagare mi faccio oggi. E si, disprezzatemi pure, un debole, una lagna, un piagnisteo. Non accuso nessuno per questo: accuso me stesso, sono io il fallito, non è colpa degli altri, non sto davvero incolpando nessuno tranne me stesso, ci mancherebbe altro.

Oggi poca ironia, niente anzi. Oggi schifo di me. E un po’ di sconforto anche per “la gente” in generale. Quella richiesta di catechistica memoria però mi ha fatto pensare alla religione come buon sistema per gestire le masse… ma poi mi sono ricordato che non mi pare che ne esca bontà per il prossimo, il diverso, l’altro. Sento più fastidio per il mancato rispetto di norme, forme, credenze. Protezioni di tradizioni che non ci sono più, credenze che non sono condivise da una popolazione, che sono smontate da anni.

Ok. Happy happy joy joy.

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