tentare non significa migliorare

tentativo non significa miglioramento“Status quo non deteriorante” (fai quello che hai sempre fatto per sempre: a parte invecchiare, le tue azioni ripetute all’infinito non producono danno e non ci sono azioni esterne al tuo operato che lo producono, a parte l’invecchiamento, ovviamente).
Tentativo e insuccesso non significa miglioramento. Tentare non è significato migliorare, alla fine.
Tentativo e successo significa miglioramento. Tentare è valso la pena.
Senza dubbio, prima dell’esito, il tentativo non significa né l’uno né l’altro. Prima di tentare non conosci l’esito del tentativo, né lo conosci dopo aver fatto la scelta di tentare, né mentre stai agendo.
Nessun tentativo, senza dubbio, significa nessun peggioramento.
Nessun tentativo, senza dubbio, significa nessun miglioramento.

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sono inquietante, someone said

faccio nanna

Sono un paio di mesi che le dichiarazioni non richieste, sincerità incontinenti, mi vengono sparate in faccia. Ma personalmente eh. Nella vita vera. Ed ecco quella di ieri.

Arrivo nella struttura presso la quale lavorano quelli che mi affitano lo studio, gironzolo, arrivo in un ufficio, e di botto la tipa mi fa “ciao, sai che inquieti le persone?”.

“Le persone”.

Le persone, a casa mia, significa: tutti. Gli esseri umani. Tutti gli esseri umani indistintamente. The whole thing, no one excluded. Non i cani, non i gatti. Le persone. Io, nientemeno, inquieterei le persone. Buongiorno a te, penso. E anche che vorrei sapere chi ho inquietato e in quale modo avrei tolto la quiete a lui o a lei. Devo anche capire bene perché voglio sapere se sbattermene il cazzo oppure se interessarmi di una nuova evidenza di quanto io e il resto del genere umano non ci appiccichiamo bene insieme.

In pratica voglio capire se sia un problema mio o suo, chiunque costui o costei sia. Continue reading →

rubatillo

[…]

E si giocava anche a contare le stelle cadenti di quelle notti estive.

Mi avevano detto che il desiderio da esprimere doveva essere formulato nell’immediatezza. Altrimenti la stella avrebbe perso efficacia.

Ma io non sapevo mai quale delle decine e decine di desideri fosse meglio esprimere. Ero sempre indecisa.

Forse avrei dovuto prepararmene uno prima, per essere pronta al momento giusto. Ma me ne dimenticavo sempre.

Allora un giorno ho pensato che forse l’ideale sarebbe stato un desiderio omnicomprensivo, generale, valido un po’ per tutto. E scelsi come desiderio quello d’essere felice. Solo quello. “Voglio essere felice”.

Pensavo che le stelle, sapendo tutto, avrebbero realizzato ciò che per ogni momento della mia vita sarebbe stato il desiderio più adatto a rendermi felice.

Ho delegato alle stelle ogni potere sulla mia vita.

Ma, dopo qualche anno, ho cominciato a dubitare della validità di quel desiderio. Mi son detta che, forse, alle stelle non piaceva una paraculata del genere. Che, magari, bisognava essere specifici e che addirittura le stelle forse s’erano pure arrabbiate per quel tentativo di furbata che però a me era parsa una cosa geniale.

Poi non so cosa sia successo. Forse non ho più visto nessuna stella cadente o non ho più espresso alcun desiderio, non credendoci più. O forse non avevo più alcun desiderio da esprimere.

Ma stamattina chissà perchè mi è tornato in mente quel gioco adolescenziale e tutta la questione delle stelle.

E a ripensarci mi sono accorta di una cosa che m’era sempre sfuggita.

Le stelle hanno sempre realizzato quel mio desiderio. Sempre.

Finchè l’ho espresso, finchè ci ho creduto, finchè ho avuto qualcosa da chiedere.

Le stelle hanno sempre scelto la cosa più giusta per me.

Solo che io non l’ho mai capito.

[…]

Tratto dal blog di TillaDurieux.