Mental dickpics voyeurs

guarda le mie seghe! – mentali, e cosa avevi capito?

Quelle che molte persone chiamano “seghe mentali” sono semplicemente ragionamenti. E con ragionamenti non intendo tanto QUESTO (che, per carità, è giustissimo) quanto piuttosto i significati 1 e 3 del Vocabolario Treccani (QUI). Ma cosa accade? Accade che ti prendi i tuoi pensieri, che di giorno in giorno si nutrono di nuove informazioni, punti di vista, opinioni, considerazioni, critiche, ribaltamenti, ma soprattutto DOMANDE, e te li meni di brutto. Li incroci, li confronti, verifichi, vedi che cosa ne esce, magari dici solo che quello che ti sembrava vero ora non lo sembra. Se per il “semplice” dilemma del tram (trolley problem) NON ci sono soluzioni ma più che altro puoi usarlo per capire come tu pensi, come tutti noi pensiamo, in quale modo le persone si comportino davvero e non in modo ideale e magari perché … non si vede perché non potresti avere pensieri, domande e … ragionamenti relativi a questo. A volte potrebbe essere il semplice “se questo, allora quest’altro”. Ma come dice il buon Casto, naturalmente ,la parte “SE-QUESTO” spesso è quella da verificarsi. Ciononostante porre sul piatto questo tipo di “if” non è ininfluente: spesso spinge persone capaci a chiedersi “si ma… quell’IF li, iniziale? Lo verifichiamo o no? Perché a me la risposta a quella domanda mi interessa, non mi va bene se va così, non mi piace, quindi vediamo se quell’IF è vero”. Ed ecco l’evidence based: la verifica, il metodo.

Bene, quando leggiamo i saggi, le domande, stiamo guardando le seghe mentali di esseri umani, guardiamo fisso nella loro mente, lo srotolarsi ed il chiedersi, il dubbio, le eventuali fallacie o la loro correzione.

Guardoni.

tristezze altrui #298437294387

Un ragazzo mi ha dato lavoro, un secondo lavoro, dal 2006 ad oggi. Sempre meno a dire il vero, ma comunque qualcosa. Questo mentre facevo il mio vecchio lavoro. Quindi a mano a mano che il mio vecchio lavoro andava verso la rovina, contemporaneamente ricevevo meno incarichi per il secondo lavoro. La crisi, il risparmio.

Ma questo ragazzo, per quanto sia una testa di rapa per mille cose, un maleducato in cento altre, resta comunque un ragazzo ed ha almeno una parte di ammirazione da parte mia perché ha una impresa in proprio. D’accordo, l’ha pagata suo padre. Ma resta il fatto che gestire da soli un’attività non è facile. D’accordo, la gestisce con suo padre. Ma suo padre invecchia.

Comunque io sono più vecchio di lui e per quanto non mi fosse stato richiesto ho ben pensato di ammannirgli pistolotti paternalistici in tutti questi anni: non sono cascati così male. Protesta, ma alla fine mi chiama anche per chiedere consigli, non solo per darmi lavoro. In un certo senso fa piacere, anche se mille altre volte è una rottura di maroni perché, credetemi, non è un bel disquisire.

Tra alti e bassi mi è capitato quindi, ricordo, di osservare che lasciava fare troppe cose a suo padre: era vecchio e, Dio ce ne scampi, poteva restarci secco in qualsiasi momento. La pigrizia e le scuse che la mascheravano sono state infinite. Il delegare mestieri pagandoli (e cercando di non pagarli) ad altri non è mai diminuito. Pochi o nessuno i corsi strettamente legati alla sua professione.

Tanto, però, l’impegno da negoziante, da mercante, da “stratega della vendita” per cercare di farcela, di inventarsi qualcosa, di stringere alleanze o dividere spese …

Ma è un ineducato, un diseducato, un refrattario all’educazione. Uno che si vanta di mal sopportare determinate regole.

Ora me lo trovo a notte fonda, da solo, a rendersi conto che suo padre si sta pian piano ritirando, che la baracca va a rotoli e che lui – dice – sa fare bene solo quello.

Tutti i “te l’avevo detto” del mondo mi si spengono subito. A che servono? Lo invito ad andare a dormire sodo e guardarsi due cazzate prima, per non fare una nottata nera, che so io cosa vuol dire. Domani forse potrebbe anche ragionare.

Ma era uno che alle scuole superiori se non gli piaceva una festa faceva saltare la corrente e ricorda il fatto dopo 12 anni come una prodezza. Dentro quella testa non c’è solo stronzeria, ma non è esente. Io mi rattristo comunque: mi sembra il simbolo della parabola distruttiva di una mancata educazione e della manifestazione del suo risultato nella potenziale miseria di un essere umano.

E contemporaneamente la sento una ingiustizia: la solita che ti fa sentire che se non sei “utile” allora puoi anche morire, per questo mondo. Non vale solo per i simpatici.

efficientare

Un tipo che non vedo da anni mi dice di “passargli il CV via FB” ed usa frasi come “efficientare” ed “ho efficientato me stesso”.

Ho comprato invece il libro “L’utilità dell’inutile“.

Sapete già che su questo tema ragiono abbastanza spesso: la ricerca di efficienza, ovvero di “rispondere bene ai fini a cui dovrebbe servire” per me riconduce, per le persone, a essere valutati, in primis. Oltre a questo, la valutazione è esercitata in merito ad avere un fine, al servire a qualcosa…, ovvero sia all’essere utile.

E quindi a valutare un essere umano in base al fatto che possa essere utilizzato. Certo, “contribuire al buon esito delle cose” è bello. Ma nascere per essere strumenti … interessa?

Se vincessi la miliardata al superanalotto credo che buona parte del mio tempo sarebbe devoluta a cose che non si fanno, studiano, imparano, perché “serve”. Non amo tanto questo mondo commerciale… pur dovendo averci a che fare per bene.

Detto questo… pur essendo un momento difficile… sono fortemente spinto a non mandargli quel CV. Ma glielo manderò lo stesso.

persone eliminabili

(C) Visualphotos.com

Un gentil signore francese mi ha sparato un like o qualcosa del genere su un post… e siccome io di francese non ci capisco abbastanza e di traduttori automagici non se ne parla mi sono comunque fatto un’idea… che un suo articolo dicesse pressappoco:

quando siamo diventati persone “che si possono gettare” ?

Siamo cestinabili, eliminabili … esuberi, come si usava qualche anno fa. Persone che non servono. Usa e getta.

Ah si, usa paga e getta, certamente.

Come mai non riesce ad andarmi giù che questo genere di economia non-artigianale, non-di-sussistenza, non-più-nemmeno-industriale ci faccia fuori tutti? Perché non mi sono adattato abbastanza, vero? Questa è la risposta … eppure chi mi dice così, assieme a me, si è adattato in alcuni MILIONI di anni. Chi ha creato il disadattato è un mio stesso simile… chi ha occupato l’intero pianeta e reso un inadatto un altro essere umano… è un altro essere umano.

Le formiche non fanno così. Le tigri nemmeno. Mi pare nemmeno i ratti facciano così.

Gli alieni che fanno? 🙂

Ma soprattutto voi sentite giusto nascere, esistere, con l’obbligo di essere utili ?