stasi usa 1984 libertà

Guardare una serie crime qualsiasi in stile CSI eccetera ti mostra in modo “figo” quanto sia possibile scoprire della gente, spiarla, controllarla, stanarla. Loro sono i buoni, ovvio. Ma la luce è giusta, loro sono fighi e affascinanti. Eleganti. Palazzi a vetri, corridoi ampi, strumentazione nuova e lucente. Tutta roba che io devo fare per lavoro.

Contemporaneamente “Le vite degli altri” che tratta della Stasi e quel periodo, oppure della serie distopica “1983” che si trova ora su Netflix, ti mostra le stesse identiche cose, tecnologie, possibilità, ma usate da un più realistico stato oppressivo, onnipresente, punitivo, onnipotente e con un “partito”. 1984 di Orwell in testa. Le tecnologie e le possibilità sono le stesse. Persino i tipi di autorità coinvolta, in una certa misura, sono gli stessi.

Il controllo delle comunicazioni e la libertà di richiedere password di accesso che c’è in UK non è inferiore a quello di un qualsiasi regime totalitario. Ovviamente si tratta del modo. Però ci si può riflettere. O anche sbattersene. Come dicono in questa serie la gente vuole solo pace, cibo, tranquillità.

Per un attimo ho sbagliato titolo, ma ve lo consiglio comunque, proviene dal periodo in cui potevo ancora guardare un film “vero”: il gusto Degli Altri

The Civil War over general purpose computer – by Cory Doctorow

Vi propongo la lettura (in inglese) di questo pezzo di Cory Doctorow sul futuro delle tecnologie nascoste nei computer. Non consideratelo un pezzo troppo “nerd”: alcune delle sigle le potete anche saltare, per capire il senso generale e poi tornare ad approfondire un po’ … altre con due colpetti di wikipedia ve le risolvete.

In generale Doctorow ci dice: i computer sono dappertutto, ma sono sotto il nostro contollo? Sono sotto il controllo del proprietario (chi è?) ? Sono sotto il controllo dell’utente ? E’ un bene, è un male? Perché? E comunque a cosa porta?

Il suo punto di vista si spinge a ricordarci che oggi quando diciamo che i computer sono ovunque intendiamo proprio ovunque. Il telefono è un computer: qualsiasi telefono. Quello sulla vostra scrivania cambiato il mese scorso o lo smarzporn fichetto. Ma queste sono ovvietà: ormai le automobili lo sono, e anche gli aerei. Si, proprio gli aerei.

Ah ma sono tutte bazzecole? Eppure anche molta di quella che ieri era  “domotica” oggi è automaticamente presente in molte periferiche d’uso comune e non sempre consentono all’utente/proprietario il controllo su ciò che ha. Questo che si presnta giornalmente come un semplice inconveniente, dovrebbe essere guardato con occhio più attento.

Perché un computer potrebbero essere i vostri arti, il vostro impianto cocleare (per sentire) o quello retinico (per vedere) … e potrebbero autocensurare qualcosa oppure  decidere, per assurdo, di mandarvi interessanti pubblicità contestuali, magari mentre ascoltate la vostra ragazza dirvi che ha intenzioni piccantine.

Non è fantascienza, non è estermismo. E’ pensiero libero. Ve lo consiglio.