aiuta te stesso

Ok, la citazione biblica completa è “medico, aiuta te stesso”.

Cosa so fare? Di tanto in tanto mi chiedo, forse tanti come me lo fanno, nella vita “cosa so fare davvero?”.

Ho scoperto, col tempo, qui nel mio campo di seghe mentali, da solo, ragionando, che l’unico ad autorizzarsi a vivere sei tu, che ti autorizzi ad esistere “e basta”, che ti dai il diritto di vivere perché si, non perché “servi a qualcosa” o a qualcuno. Anche se non hai merce di scambio. Questa è una cosa tua. Per la società ovviamente non è così: nasci e devi darti da fare per ripagare un debito di fame, di freddo, di sete, di qualcosa e poi di qualcos’altro, con tutti, con tutto.

Notavo ieri che, qui, non sono un buon copy. Ma quando seguo qualcuno e questo qualcuno fa quello che gli dico di solito funziona: i suoi numeri salgono, il suo target viene colpito. Certo non accade a chi non ha un cazzo da dire. Non accade a chi non ha nulla e vuole creare qualcosa dal nulla. Ma quelli non li conosco. E non saprei, questo lo dico sempre, come servire un assicuratore. Oppure si, ma sarebbe tutta volontà, contro tutto e tutti. Punterei sfacciatamente sulla sfiga, in modo comico. Ad oltranza. Difficile trovare uno che ti paghi per essere fottutamente pazzo.

Ma nel giro di pochi giorni laggente mi dicono la stessa parola.

Coach.

Ma scherziamo? Eppure… eppure ci starebbe con il mio pensiero. Pensiero che, inconsapevolmente, uno mi ha risbattuto in faccia. Dico inconsapevolmente perché, in modo totalmente incoerente gli dicevo una cosa che io di solito confuto. Cioè: come puoi permetterti tu di dare questi giudizi vista la tua situazione? Eppure io sono sempre stato dell’idea che quello che dici può essere giusto. Anche se non lo applichi. Infatti resta giusto: semplicemente tu non lo hai fatto, quindi hai fatto una cosa sbagliata. Le due cose non si elidono. Continue reading →

google+ chiude i battenti: il fallimento di un social

ATTENZIONE NERD-SOCIAL POST! ********

In ambito social media marketing si diceva che il futuro probabilmente sarà google+: tenetelo d’occhio! – era questo il tono.

Annunciato da qualche giorno il fatto che chiuderà i battenti per la massa degli utenti consumer, restando vivo in ambito enterprise. Che significa non essere social affatto. Ok, anche LinkedIn per molti è considerato “il social inutile”. A parte che utile è tutto da discutere, in ambito di social network. La sua utilità è evidente se sai usarlo decentemente e non ti comporti come su Facebook. Ed per gli angolosassoni è di utilità normale. Ti chiedono nome, cognome, profilo LinkedIn.  Continue reading →

sono un ottimo cuoco sono un ottimo cuoco sono un ottimo

Sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco, sono un ottimo cuoco … a volte cucino nel vialetto… sono un ottimo cuoco.

Ho bruciato di nuovo le lenticchie.

Ho comprato le lenticchie secche, che costano meno e che se cucini tu va tutto meglio eccetera eccetera. Le ho messe a bagno, un congruo numero di ore in anticipo. Ho lavorato, intanto l’umido faceva il suo. Ad un certo punto è giusto il fatal momento: schiaffarle nella padella , aggiungere altra acqua e vino e qualcosa che l’altra volta aveva dato buon risultato e far consumare. E così è stato.

Poi mi sono messo a mandare vocali a Tanya sui suoi social, visto che mi ha “assunto” per questo: social media marketing. Era un po’ in vena di essere cazziata e così è stato. In effetti stava iniziando ad avere il tono da MAURIZIOSEIMANDIIiiiii-SMAAAàAA! e soprattutto stava facendo i video con rima baciata in -are. Ora, ovviamente bisogna controllare se tu e il tuo target siete sulla stessa lunghezza d’onda. Ma direi di no: il tempo medio di visualizzazione di video da 20 secondi (che è il massimo del tollerabile) era di 6 secondi. Direi che avevo ragione. Ecccetera eccetera eccetera, un po’ tranquillizzare un po’ correggere e bla che ti riblà e … sniff sniff…

PORCODDUE.

Ho DI NUOVO bruciato le fottute lenticchie. Quello era l’ottimismo.

Il realismo ha comprato quelle in scatola pronte. E ora si mangia.

Ricordavo a B che da me questo c’è da aspettarselo, che quando iniziavamo a conoscerci, nella sua prima casa da sola, io avevo bruciato i piselli. I PISELLI!!!!!! Ma come si fa a bruciare i piselli? E’ come bruciare l’acqua.

Ma ci sono arrivato, con gli anni. A bruciare l’acqua. Si brucia la pentola, ovviamente. Che è di metallo. Avete mai visto una pentola rossa incandescente? Io mettevo a bollire l’acqua per il the almeno 6 volte. Finché andava bene aggiungevo acqua. Ad un certo punto non l’ho aggiunta. Ma mi sono accorto di quanto fosse calcarea: oltre al suddeto pentolino rosso incandescente, ho trovato lo STAMPO del calcare, marrone, che alla variazione della temperatura della pentola ha fatto cric, e mi ha lasciato un anello marrone di calcare bruciato, una specie di corona di pietra. Sono il Re, in effetti.

Ovviamente la citazione, per chi di voi non fosse una vestigia del passato, un residuato bellico, una muffa o una crosta vecchia come me che se lo ricorda per averlo visto quando è uscito, è “sono un ottimo guidatore” da Rain Man, voce doppiatore di Dustin Hoffman il solito buon vecchio (rip) Claudio Amendola.

comodo edonismo morboso?

Dalla prima volta che si è innescato il meccanismo per cui ho iniziato e poi proseguito con la fotografia di nudo ho imparato molte cose. Molte cose sulle donne, più che sulla fotografia. E sicuramente molte cose sulle donne di questo paese, di questo periodo particolare. Non vuol dire che sono un grande conoscitore delle donne. Non confondiamo. Conosco alcune cose, più o meno sempre nello stesso ambito. Continue reading →

“il mio feisbuc”

Come se vi parlassi di che foggia di abiti (ah che anzianità snocciolata parola per parola, sentite la muffa? foggia! nientemeno! e abiti … eh? che desueto aleggiare di polvere e muffetta!) sono solito vestire, o che mi piacciono, ecco che vi racconto il mio rapporto con il social network Facebook.

Per quasi 20 anni ho svolto mansioni che di solito, dove si sanno dare i nomi ai ruoli, si riconducono al cosiddetto “amminsitratore di sistema” o sysadmin. Per cui per gente così l’informatica è scienza. Tecnica, naturalmente, ma più proveniente dalla scienza che dal marketing. Su quel pianeta un altro concetto che si tratta(va) parecchio è la sicurezza. E anche di privacy. Ma sul serio.

Inoltre sono “nordico” ed in buona parte ho sicuramente l’atteggiamento “da orso”, non esageratamente espansivo, ma al 100% sicuro che non voglio che tu ti faccia i cazzi miei se non ho dischiuso io l’informazione. Se apri senza bussare, se sfondi la porta e guardi dentro, se tiri su il cellulare e provi a leggerci. Mi stai sul cazzo, ti devi fare i cazzi tuoi.

Quindi figuratevi Facebook. Fino al 2012 sono stato un vomitatore-su-facebook. Per ragioni tutt’ora validissime. La vera utilità di facebook, se escludiamo casi in cui i social davvero hanno dato potere alle masse (paesi arabi, india, alcuni casi di sputtanamenti eccellenti) è direi zero. Il meraviglioso motivo per cui è nato esisteva già prima su siti come classmates o roba del genere. Ma erano poco interattivi… quindi il cambio di tecnologia e di formato è stato vincente. Restare in contatto con i compagni di scuola. Grande. Ma lo scopo vero era “sapere chi si scopa chi”, chi sta insieme eccetera. Lo stato. Ma in ogni caso il suo funzionamento è esporre i fatti tuoi in modo che tutti si facciano i fatti tuoi. Le stesse notifiche mi hanno sempre fatto un po’ ridere e parecchio infastidire, essendo io sempre stato un grande fan del grande capo Eeestiqaatsi: “Gianna ha messo mi piace a una foto” “Luigi si gratta la chiappa” “Francesca ha scritto questo” “Virna ha messo mi piace alla foto di Gigi”. E sticazzi? Ogni volta io con tanto d’occhi chiedevo a tutti “ma perché?? perché esiste? cioé tu entri e dici i più banali fatti tuoi quotidiani? cioé non è che esponi un tuo dubbio esitenziale e arriva uno che è filosofo, un logico, un saggio studioso e confrontate spirito e ragione e… no, tu ti fai il selfi? ma… e… a me…? cosa… boh” Ti fai i cazzi degli altri e parli dei cazzi tuoi. Essendo io probabilmente asocial non ho compreso UAI IN DE UORLDZSSS bisognasse fare ciò. A me piace UNA persona alla volta, se mi piace. E allora mi ci voglio dedicare. Un amico? Una tipa? Un bambino? Un parente? IO E LUI. FINE. Ci ascoltiamo, ci parliamo. Nessuna interferenza, nessuna distrazione. Io ascolto TUTTO e ci penso.

Comunque, ogni volta, chiedevo, non capacitandomi del fatto che lo scopo – dal punto di vista degli utenti – di Facebook fosse quello che tutti mi dicevano, di tanto in tanto chiedevo. E ogni volta “ah.” .

Fino a che ad un certo punto ho deciso di fare un corso di alcune robette sui social per capire quanto sapevo e cosa mi mancava. E tecnicamente non mi mancava niente. Ma mi ha illuminato una certa panoramica generale sul marketing e sul “dietro”. E allora con un misto di sadismo verso la massa e un interesse da “venditore” ho rimesso tutto in prospettiva. Questo però è lavoro. Di marketing. Per aziende.

Come persona, ma comunque per lavoro, ho dovuto “farmi facebook”. Perché? Perché come fotografo contatto direttamente le persone. E molte di queste persone sono giovanissime. E quando qualcuno mi ha detto “ah l’e-mail … quella per farsi facebook?” allora ho dovuto cedere. Il messenger di facebook era diventato più importante di qualsiasi mezzo di comunicazione per una determinata fascia di età. Ma non solo. Farsi un’idea di chi sei. Se non sei nel social non mi fido. Roba di questo genere. Persino roba che suona come una best-practice di sicurezza o protezione della privacy, invece, è completamente distorta: è stata imparata senza comprendere. Fanno una fatica boia a darti l’indirizzo e-mail. A te, personalmente, da persona a persona. Chissà poi cosa fai. E cosa cazzo farò mai? ti scriverò una e-mail. Manco sai cosa sia lo spamming, ammesso che ti disturbi. Ma tant’è, succede così. SMS niente, perché costano. Whatsapp devi avere la connessione e “ho finito internet” (al DARPA e al CNR si preoccuperanno, non se l’aspettavano che lo finissi tu) … e quindi.

Poi una volta usato per carità, ho resistito poco. Ma io non sono “da facebook” … per cui ovviamente “il tuo facebook è nosioso” potrebbe essere anche il mio adesivo. Ma non ha grande importanza. Ogni tanto sbotto con le mie esternazioni. Per il resto mi serve per farmi taggare quando modelli e modelle mettono fuori le mie foto. E di tanto in tanto lo uso davvero per lo scopo per cui FB è stato creato: mantenere i contatti.

Una delle cose che devi imparare sempre con i social è che non sono internet. Sono SU internet. Sono ospitati da internet, Si muovono attraverso internet. Ma non sono internet. Lo scopo principale è racchiuderti in un sottoinsieme ben delimitato di internet per targettizzarti e profilarti. Ora ci metto un bel chissenefrega. Quello che interessa è che non è tuo. Facebook non è tuo. Tu sei un ospite. Se decidono di chiudere domani, ogni tua attività muore.

Per dire, qui su wordpress, ammesso che sappiate farlo, potete in qualsiasi istante fare un backup locale a casa, montare wordpress su un hosting vostro et voiltà siete di nuovo online con gli stessi identici contenuti, commenti compresi se non ricordo male.

Una bella differenza dal “fare il backup del orofilo facebook” no? Dopo dove lo monti quando lo hai?

Per cui per quello che mi interessa davvero io sto aspettando di sentirmela di fare un sito web. E poi usare i social per linkare linkare linkare. Le policy sono tue, o perlomeno sono quelle degli Stati, quindi #freethenipple forever. E allora lo uso così, come aggregatore, per alcune robe che mi interessano. E per seguire alcuni clienti che lo devono usare, sapere cosa sto usando.

Ma siccome sono una pigna in culo io non accetto gente che chiede l’amicizia E NON TI PARLA. Ma che cazzo vuoi? Chi sei? Perché? Magari li saluti. Niente, silenzio. Ma fottiti. L’ho scritto in gigantesco sopra. Lo stesso. E allora fottetevi. Aggiungono per venire a vedere. Ma se è privato e non ti conosco, allora vuol dire che minchia almeno mi devi salutare.

E poi.

Chiunque sia un professionista singolo, con clienti, dovrebbe capire da solo che dare allegramente l’amicizia ai CONCORRENTI non è una buona idea. Perché i concorrenti non faranno altro che contattare al volo i tuoi clienti. Paranoia? Con Instagram non ci sono controlli granulari della privacy, liste, eccetera. Un tipo si è fatto tutta la lista delle mie modelle e le ha contattate una dietro l’altra dicendo “ho visto che hai fatto foto con CG! vieni anche da me?” come se ci conoscessimo bene e potesse usarmi come garanzia. Il pezzodimmerda. Ma la fatica che io ho fatto a guadagnarmi la fiducia di persona, con la mia faccia, fermando la gente PER STRADA, tu non te la sei fatta stronzo. E quindi voilà: non è teoria, non è paranoia. E dopo un po’ ho visto che anche gli esperti di social lo hanno detto “ok, sappiamo che dovremmo dare l’amicizia a un sacco di gente… ma darla ai concorrenti ha questo svantaggio e quindi non fatelo”; ma va?!!!!! Dopo 6 anni?!!!! Ho visto che i buoi erano su un altro pianeta quando hai chiuso il cancello.

In generale chi sia “cresciuto” su internet da quando era quasi solo per universitari e nerd (salve) sa quali siano le dinamiche comunicative in ambienti community. La netiquette è nata per i newsgroup usenet, parecchio prima dei forum, parecchio prima dei social. E i moderatori c’erano, i regolamenti c’erano, i flame, gli offtopic, gli spoiler sono nati li, e un sacco di gergo, compreso il “newbie” (divenuto NABBO oggi… senza sapere manco come mai) e forse persino il “bimbominkia”… salvo che sono gli stessi interessati a definire così gli altri. Tutta questa roba è peggiorata. Molti ambienti che erano di crescita non esistono semplicemente più. Io ho imparato molto. Ho chiesto, studiato, capito. Tutto senza spendere un soldo, e direttamente da altre persone, sconosciuti totali.

Per cui mi risulta molto strano il mondo delle community nate per uno scopo classico da college americano: la popolarità. E ne ha tutte le caratteristiche, compresa l’esclusione, il bullismo, la centralità dell’apparire.

Basta, ‘sto post me lo trascino da tre giorni e forse quando ho iniziato volevo dire davvero qualcosa, ma ora non sto dicendo un cazzo.

Ciao zuk!

 

la mia seconda gatta, ecco perché

Ho trovato una seconda fonte in QUESTO ARTICOLO che racconta una schifosa realtà che hanno portato con sé i social media: la gente non prende più gatti neri perché “vengono male nelle foto dei social”. Visto che sono bestie del diavolo, mi auguro che chi prende questa decisione venga presto punito da Satana, nella cui esistenza probabilmente loro credono. A differenza mia.
E dei gatti neri. Continue reading →

quarantenni

Scopro che per iggiovani “quarantenni” è pressoché un insulto 😀 Lo usano come per dire “i morti viventi” quasi 🙂 Nei canali sociali (youtube, facebook) già due volte mi è capitato.

Ora… a parte un po’ di sarcasmo la cui parte comica non era sto granché, i personaggi che facevano tutto questo non avevano ‘sto grancazzo da dire. Parlavano effettivamente sempre di roba di moda. Quindi… chissenincula 🙂

Però fa sempre un certo che essere odiato “come categoria”. E ancora una volta con gran gioia sono felice di non essere padre, soprattutto di questi brutti stronzi 😀

GIOVINASTRI!!!!!

giovinastri!

giovinastri!

aiutare gratis gli amici

Dubbi e perplessitaggini. Anni fa scrissi metaforicamente davanti a me, sul muro, qualsiasi muro avessi di fronte appena sopra il monitor, un bel “BASTA LAVORARE GRATIS“. Questo era perché avevo fatto troppi favori agli amici.

memento

memento

Cioé: o me paghi o t’arrangi. Ma ad un amico avevo detto che l’avrei sempre aiutato. Solo che un aiuto è un conto, una svalangata di cose da fare è un altro. E così ora mi trovo a dover fare i conti, a dover quantificare quanto dovrei chiedergli per un lavoro continuativo.

“manutenzione tecnologica generale”, infrastruttura IT interna, connettività, mail, problemi eventuali con hosting, e poi… web marketing di VARIA natura. Il sito da gestire (non da fare, non lo faccio più, ho dato forfait: non sono più in grado) , i contenuti, le promo, i dati da analizzare, keywords, analytics, foto, mailing list e mailing, insights, gli sbocchi possibili, la concorrenza, recensioni,  il listening, landing pages , remarketing, crossmarketing, crosspost, video, seo, sem, serp, il SMM con tutto lo storyminkia da fare, costante. I vari canali e naturalmente tutte le vie pre-web, locali, nazionali, internazionali. Oltre al fatto che poi ha le sue tecniche per ungere gli influencer tradizionali del suo settore.

Io ho il mio lavoro. Quella roba o la fai con costanza o non funziona. E anche quando funziona difficilmente puoi quantificare la vendita.

E se non te la fai tu che sei il diretto interessato devi pagare qualcuno perché se ne occupi settimanalmente. E adesso come cazzo faccio? Glielo devo dire.

facebook VS Linkedin? mh.

Techcrunch in QUESTO ARTICOLO parla di una nuova apertura delle facebook pages riguardo alla pubblicabilità di apertura di posti di lavoro ecc ecc, e quindi della possibilità di usare le features a pagamento anche in questo caso.

Ok, tutto fantastico, da considerare.

Ma pensiamoci bene: io quello che faccio su facebook (ufficiale o farlocco) non lo faccio su linkedin. Hanno uno spirito completamente differente. Quindi OK, possibilità in più, ma io farei un redirect da facebook a linkedin o, meglio, mi ricorderei SEMPRE che 1) google+ è aperto al web mentre gli altri no, 2) i social possono sparire, ma IL TUO SITO no.

Quello che renderebbe internet un “mega-social” è un sistema di login “worldwide”.

Ad ogni modo negli usa esiste anche la feature per vendere le cose, mentre per ora noi ce l’abbiamo solo nei gruppi.