Lo sapete vero che farsi una substack è esattamente la stessa cosa che essere qui, si?
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WOW che NOVITONA!!!!!
Io comunque preferisco qui, dove l’aspetto “novitona” non esiste. Se mi trovi e ci incontriamo bene, se ti interessa bene, altrimenti io faccio il mio, lascio il mio.
A volte penso che nella mega raccolta iniziale a strascico usata per il dataset degli LLM per le iA generative si siano succhiati parecchi dei nostri blog. Gente che ha scritto scritto e scritto… con nessuno o quasi nessuno che leggeva e, alla fine, è diventata ciccia per un motore di scrittura automatica. Mi fa pensare che “se l’è letta lei/lui”, ma anche ad un’idea che preferisco (se fosse vera, cosa che non è) del nostro sapere, del fare, che non si perde ma si aggiunge ad un tutto al quale attingere, disponibile per chi verrà dopo, ma non disperso a vaporizzarsi… bensì a portata di mano, che esce, carattere dopo carattere, da qualcosa che siamo stati noi.
Ad ogni modo: substack, no news nel meccanismo. Ha quel sapore di “posizionamento”, di “qui abbiamo il tempo e prenditi il tempo delle cose lente” e soprattutto “vieni da me e non nella piattaforma” ; che poi… sono piattaforme, ma meno chiuse e recintate.
Sto pensando – mai facendo, per carità – al pilates. Ho visto la mia prima ragazza vera (quella che diede inizio in me al ciclo dei 7 anni di dolore) che ora ha cambiato la sua vita e si è data al pilates. E devo dire che punta davvero un casino sulla schiena: mi sembra una cosa sensatissima, è davvero centrale nei problemi DI NOI OVER, porcaputt.
Forse non dovevo farmi camminare sulla schiena dalla nipote più piccina, dite? E nemmeno saltare forte tipo “ti spezzo!” ? Forse no.
