Substockazzo

Lo sapete vero che farsi una substack è esattamente la stessa cosa che essere qui, si?

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WOW che NOVITONA!!!!!

Io comunque preferisco qui, dove l’aspetto “novitona” non esiste. Se mi trovi e ci incontriamo bene, se ti interessa bene, altrimenti io faccio il mio, lascio il mio.

A volte penso che nella mega raccolta iniziale a strascico usata per il dataset degli LLM per le iA generative si siano succhiati parecchi dei nostri blog. Gente che ha scritto scritto e scritto… con nessuno o quasi nessuno che leggeva e, alla fine, è diventata ciccia per un motore di scrittura automatica. Mi fa pensare che “se l’è letta lei/lui”, ma anche ad un’idea che preferisco (se fosse vera, cosa che non è) del nostro sapere, del fare, che non si perde ma si aggiunge ad un tutto al quale attingere, disponibile per chi verrà dopo, ma non disperso a vaporizzarsi… bensì a portata di mano, che esce, carattere dopo carattere, da qualcosa che siamo stati noi.

Ad ogni modo: substack, no news nel meccanismo. Ha quel sapore di “posizionamento”, di “qui abbiamo il tempo e prenditi il tempo delle cose lente” e soprattutto “vieni da me e non nella piattaforma” ; che poi… sono piattaforme, ma meno chiuse e recintate.

Sto pensando – mai facendo, per carità – al pilates. Ho visto la mia prima ragazza vera (quella che diede inizio in me al ciclo dei 7 anni di dolore) che ora ha cambiato la sua vita e si è data al pilates. E devo dire che punta davvero un casino sulla schiena: mi sembra una cosa sensatissima, è davvero centrale nei problemi DI NOI OVER, porcaputt.

Forse non dovevo farmi camminare sulla schiena dalla nipote più piccina, dite? E nemmeno saltare forte tipo “ti spezzo!” ? Forse no.

Fuori moda forever

C’è un che di rilassante, di pacifico e calmo nell’essere una goccia nel mare. Con la scrittura è ovviamente più facile: costa meno, praticamente, di qualsiasi altra forma di espressione. Anche solo usare la voce, forse, richiederebbe … ma no, forse no. Forse con la voce si potrebbe. Ma pensate uno come me, che spara cazzate nel mare di spotify. Anonimo… ci resterei? Non credo. Dopo un po’ mi scoprirebbero. Però chissà.

Musica: la musica oggi si trova nella stessa condizione: 120000 brani AL GIORNO riversati nei servizi di streaming. Chi cazzo li ascolta? Già nel 2003 avevo deciso “ok, ho scaricato più musica di quanta abbia il tempo di ascoltare anche calcolando i prossimi anni di vita”. Alla fine poi qualche anno fa ho ceduto e ho ritirato fuori l’uccellino azzurro… ma insomma, la verità è che probabilmente non ascolterò alcune cose.

Ma nel produrle, queste cose, questa consapevolezza di essere una goccia nel mare, se non hai velleità di fama, riconoscimento, successo… ti conferisce una tranquillità di essere nessuno nella folla. Magari incontri uno sguardo, magari un pensiero. Ma puoi continuare. Dici il tuo, non hai fari puntati. Non è un social network vero e proprio (anche se il metodo è nato qui, non certo lì, anche se non ti logghi qui puoi leggere, non è in nessun modo deep web).

Alla fine ho “bloggato” pensieri anche su Facebook, fuori posto. È meglio qui. Forse ha finito per leggere qualcosa davvero solo un mio amico d’infanzia. Alle volte altri… tutta gente che non mi interessa che mi leggano: se vogliono il mio pensiero glielo regalo vis-a-vis, uscirebbe in due secondi, sono ciarliero ormai.

Preferisco tornare a questo luogo, mi sembra quello giusto. Anonimo, libero*. Avrei avuto voglia di svuotare le mie stronzate di facebook qui e toglierle da lì. È meglio: lì sembra che le vuoi davvero sfoggiare, esporre, che ti vuoi vantare. Qui invece… non sapete chi sono: non è bello? Voglio incontrarvi ma … senza che il mio corpo o la mia vita reale se ne avvantaggino o ne risentano. Il “buon vecchio web anonimo” con questo preciso spirito. Vuoi leggere, vuoi sentire il mio pensiero? Eccolo. Se il mio corpo c’entra, ti dirò qualcosa. Se non c’entra, ottimo: non è rilevante, non è stato citato.

*si ok, magari non in senso giuridico, ma a chi interesso?

MySecretBlog

Ogni tanto lo devo ripetere. Nel 2003 iniziai un blog su splinder tanto per dire “embé che è sta roba? ma che panzane ‘sto 2.0”. In effetti si, ma contemporaneamente no: il 2.0 rendeva possibile alcune cose a tutti. Cose che prima erano possibili ad alcuni. Era davvero la facilità di accesso a dare un mezzo.

Avendo avuto un passato di diarista, presto l’addiction a questa cosa ha preso il sopravvento. E sul vecchio splinder, conobbi anche della gente molto interessante e di certo migliore di me.

Di “Piretto” mi chiedo sempre se sia ancora vivo. Era pieno di quella rabbia da ventenni che magari ora è sfumata ed essendo di grande valore ora avrei qualcosa da imparare. Mi ha segnalato dei bei gruppi, gli feci anche una parte per una copertina, che immagino non abbia mai usato, e mi sa che ha fatto bene, chissà che pessimo lavoro ho fatto quella volta.

Poi si passò qui. Ad un certo punto dopo anni, ho incontrato fisicamente una donna: ho violato tutto quello che per me era il blog. Lei si è innamorata, io no, questo le faceva male, si sparì.

Dovetti però portare via tutto il blog. Quel vecchio blog, anche se aveva le stesse ZERO intenzioni di essere notato, con la stessa idea di “io voglio scrivere, non voglio essere riconosciuto, mi aiuta, non mi dispiace se anonimamente si dialoga con qualcuno che vuole leggere e ci si trova”, ma in qualche modo aveva dei numeri.

Qui i numeri sono ai minimi storici, forse perché orglioNamente taggo con argomenti che qualsiasi politica vuole tenere lontana, cioè il suicidio, la morte, il dolore chiamati così.

Lontano dalla vanità, però, si sta bene ad esprimersi. Lo fai e basta, non ti interessa molto di stili, lettori, contenuti. Ci sono lettori? Bene. Non ci sono? Bene lo stesso.

Diventa molto più meandro della rete, ritorna un luogo poco frequentato, nascosto, lontano, che non è di moda. Che non cerca di esserlo.

Come si scrive

Roba per scrittori, che poi la sapete già. Ma magari siete nuovi.

Roba teorica utile per chi scrive:

  • “La morfologia della fiaba” di Vladimir Propp (1928)
  • “Il potere del mito” di Joseph Campbell (1949)
  • “L’ eroe dai mille volti” di Joseph Campbell (1949)
  • “Story” di Robert McKee (1997)
  • “Il viaggio dello scrittore” di Christopher Vogler (1992)
  • “Save the Cat” di Blake Snyder (2005)
  • “La teoria Dramatica della storia” di Melanie Anne Phillips e Chris Huntley (1994)
  • “Story Engineering” di Larry Brooks (2011)
  • “Anatomia della storia: 22 passi per diventare un maestro del racconto” di John Truby (2007)
  • “L’arte della scrittura drammatica” di Lajos Egri (1946)
  • “La struttura a tre atti” di Syd Field (1979)
  • “Storytelling: il segreto della struttura della sceneggiatura” di Robert McKee (2000)
  • “The Story Grid” di Shawn Coyne (2015)
  • “Il segreto della storia” di John Dufresne (2007)
  • “Teoria del racconto” di Viktor Shklovsky (1925)
  • “La struttura della poesia” di Boris Eichenbaum (1926)
  • “Il problema dei generi letterari” di Michail Bakhtin (1939) Il titolo in italiano è “Il problema dei generi letterari”
  • “Teoria del romanzo” di Michail Bakhtin (1940) Il titolo in italiano è “Teoria del romanzo”
  • “Teoria dell’arte” di Yuri Lotman (1970)

Secondo ChatGPT: Raymond Carver Non ha scritto un libro specifico sull’analisi della narrazione o sulla struttura e composizione, ma è uno scrittore statunitense considerato un maestro del racconto breve e del minimalismo narrativo, la sua opera è considerata una fonte di ispirazione e di studio per molti scrittori e studenti di scrittura creativa. La sua scrittura è caratterizzata da una prosa asciutta e precisa, che mette in evidenza la bellezza nella semplicità e nell’umanità dei personaggi. Alcune delle sue opere più famose sono “What We Talk About When We Talk About Love” (1981), “Will You Please Be Quiet, Please” (1976), “Cathedral” (1983)

Chiedendo di Francesi si spinge più sul film (interessante!) anche se non solo

  • “Poétique” di Aristotle (IV secolo a.C.) tradotta in francese dal XIX secolo. Il titolo in italiano è “Poetica” – grazie al cazzo.
  • “L’analyse du film” di Christian Metz (1969) Il titolo in italiano è “Analisi del film”
  • “Sémiologie de la bande dessinée” di Thierry Groensteen (1999) Il titolo in italiano non esiste
  • “Récit et discours, histoire et fiction” di Gérard Genette (1972) Il titolo in italiano è “Narrazione e discorso, storia e finzione”
  • “Le sujet en jeu” di Gérard Genette (1978) Il titolo in italiano non esiste
  • “La parole filmique” di Christian Metz (1984) Il titolo in italiano non esiste
  • “Le cinéma ou l’homme imaginaire” di André Bazin (1957) Il titolo in italiano è “Il cinema o l’uomo immaginario”
  • “Le récit” di Gérard Genette (1966) Il titolo in italiano non esiste

“Questi sono alcuni dei libri più importanti scritti da autori francesi sul tema della narrazione e della struttura nella letteratura e nel cinema.” Dice la buona vecchia nuovissima iA.

12 anni fa aprivo qui

Nel 2012, quindi più tardi, Splinder chiuse. Probabilmente avevo già iniziato un blog tecnico, 12 anni fa, su questa piattaforma. Non sono mai riuscito ad importare correttamente tutto quello che iniziai nel 2003. Ho iniziato davvero con scetticismo e solo con tantissimo tempo mi sono reso conto di cosa significhi quello che per me non era affatto nuovo. La novità era ed è la semplificazione. Ogni volta che si introduce semplificazione quello che per te è normale diventa normale per chi fa fatica a farla. E la spinta in avanti, comunque la si voglia intendere (negativo, positivo) diventa massiva.

Anche lei qui

Ora anche lei è qui. La simpatica vita è sempre una stronzetta. Si chiede sempre perché non la sblocco da FB, visto che ormai siamo amici. Perché crede che io la blocchi perché lei non deve vedere me. E invece sono io che non posso vedere lei. Costantemente qualcosa che non è più me. No, non ce la faccio. Forse non seguo più nemmeno il suo profilo instagram.

Cerco di andare avanti verso il mio baratro senza crearmi altri legami col dolore. Mi dice che sua madre ha letto delle cose che scrive su Facebook e le ha detto “ma potresti fare la giornalista!”. Sorrido, ricordo il dialogo che ho avuto con una collaboratrice del Fatto… Anche no. Ma tu fai, prova, non devo tirarti giù. Vuoi fare la scrittrice, niente meno?

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comunicazione aziendale VS gusto personale [1]

Partiamo subito antipatici. Pronti? Uno, due, tre: se non è il tuo lavoro, fallo fare a chi lo sa fare e non impicciarti.

Yeeeeeeeeeeeee!!!!!!! Ehmachestronzo, ma c’è diritto di parola, io posso dire quello che voglio, non mi fido degli esperti, io voglio fare, io voglio sapere!

I più attenti e puntigliosi palinculo che non lasciano che le stronzate illogiche si mescolino con quelle che non sono stronzate ma sono fuori luogo avranno individuato sicuramente qualcosa che è più che lecito: sapere aude e “fa di sapere e sarai libero”.

Si, se ti arrangi, se comunque ricordi che sei parte di un pianeta che l’acqua calda l’ha già scoperta, che il metodo scientifico è già scettico di suo, che esiste un gusto generale … eccetera. Certo, fare la propria esperienza ed imparare è bene, bello.

Detto questo, magari quando hai finito di fare la tua esperienza sono passati 10 anni e non hai esperito IL RESTO. Ecco, ci sarà qualcuno che sa il resto e non sa il tuo. Possiamo iniziare adesso? Bene. Continue reading →

lettere alla Signora delle Nevi

(una) Signora delle Nevi

Quelli che oggi sarebbero più proni all’abbandono della vita in quanto amanti solamente di cose che non sono essenziali per la sopravvivenza , dediti alla loro produzione diretta non industrializzata o alla loro fruizione, quindi inadatti ad una società che ti valuta e ti prezza in base al tuo grado di produrre utile, alla tua utilità pratica di svolgere un compito monetizzabile, sarebbero forse gli unici adatti alla Vita. Cioè non alla sopravvivenza.

Amanti dell’arte, della filosofia, della conoscenza dell’altro, dell’amore e del sesso per il piacere. Del godimento dei sensi.

Molti, alla lunga, anche nel solo godimento dei sensi finirebbero per essere delle specie di drogati, io credo. Quelli che comunque non sanno stare “con le mani in mano”. Che devono risolvere un problema, svolgere un compito, spaccarsi la schiena e lamentarsi vantandosi che se la sono spaccata. Che loro fanno qualcosa, che sono utili. Ecco, divenuti inutili ma liberi, credo non farebbero nulla. Ma gli altri forse non avrebbero ancora abbastanza tempo per cantare, suonare, ballare, viaggiare, guardare, fotografare, dipingere, scolpire, godere, correre, arrampicarsi, scopare, bere e mangiare, produrre meraviglie, leggere, discutere, filosofare, ricercare per il gusto di ricercare, dare fondo alla curiosità. Continue reading →

com’è successo

Credo di avere, su questo Blog, un solo lettore. Per uno che in parte si occupa di Social Media Marketing questa è una dimostrazione palese di incapacità di copywriting, di coinvolgimento di pubblico, di utilizzo di strumenti di promozione, e di generare interesse “organico” (così si chiama quando non paghi) … ma è in realtà così liberatorio sbattersene!

Io questa cosa delle statistiche, quando devo lavorare, la faccio sempre. E tanto. Ad ogni consulenza, cliente, anche possibile cliente, lo dico sempre: ti serve il sito, il sito deve avere un blog, il sito deve raccogliere dati. Se non hai i dati il sito non serve quasi a niente. Amen.

Ma qui… qui non me ne frega. E’ un po’ come avere un’anima. Certo, è bello condividere i pensieri, intrecciare il tuo cuore e la tua mente con. Ma la tua mente ce l’hai, il tuo cuore ce l’hai. Ecco, questo blog ne è parte. Una piccola parte di egocentrismo, di voglia di essere qualcuno esiste, altrimenti basta scrivere con Word, localmente, svuoti comunque: con il blog hai una possibilità di incrociare qualcuno.

Capita, poi di solito volano via. Molti sono qui, come tanti scrittori, per scrivere e non leggere. Tutti rivolti con la bocca verso il mare, me li immagino, tutti a parlare uno a fianco all’altro fissando l’orizzonte, senza ascoltarsi l’un l’altro. E nel mare non c’è nessuno, parole al vento.

Ma parole che hai bisogno di dire.

Mi chiedo come sia stato possibile incontrarlo questo lettore. Questa lettrice. Lo so, lo so che le statistiche dicono che non si tratta di così poco… ma gli altri sono passanti, casuali, in questo bar senza i cessi sporchi. Com’è stato? So perché si è fermata. Ma com’è stato? Che caso strano. Curiosità.

Ho iniziato a farmi il caffè a casa, di nuovo, come tanto tempo fa. Con la cuccumella napoletana, una versione un po’ scassata, caratteristica che storicamente a casa mia è normale. La cuccuma non è mai intera. O è bottata o è storta o gli manca un manico o non sta attaccata… qualcosa deve sempre avere. Me la sono fatta prestare a tempo indeterminato da mia madre, che la usava solo per l’orzo ed ora non la usa più.

Lo bevo senza zucchero. Lascio filtrare, assomiglia molto a quello “alla turca”.

Ho finito 2 cose che non avevo voglia di fare, durante la notte. Ne manca una terza. La musica ha aiutato tantissimo. Gli Snarky Puppy mi hanno dato supporto. Devo andare avanti.

Devo?

Beh per ora si, ha senso.

Vado.