caino

Mi sento Caìno. I miei hanno 80 e 81 anni. Mio fratello ne ha 51. E’ certamente depresso, ma non vuole riconoscere che questa sia una malattia, un disturbo dell’umore o quel che vuoi, ma che le mere condizioni avverse della vita, prima, non erano sufficienti a renderlo il calzino usato che è ora. Sapete come sto: non sono uno che sottovaluta il dolore o che sottovaluta la voglia di non-vivere, che crede che la depressione sia un “problema di carattere” e che “volere è potere” e via cazzando. No. Ma rimangono svariati fatti che rendono comoda la sua posizione. Ha rinunciato ad un lavoro alienante per non impazzire, ma il lavoro lo portava a vivere di notte e dormire di giorno, lontano dalla gente. Ora che fa? Guarda la tv e cazzeggia su internet .. di notte e dorme di giorno. Solo che non guadagna più nemmeno un soldo. La sua prigione, oggi, se la impone da solo. Io lavorativamente sono messo in merda, ma mi do da fare attivamente. Avevo persino proposto a lui di fare keywording, lo avrei pagato io stesso. Poco, ma comunque “a cottimo” e quindi l’idea era: fai tanto, prendi tanto. E l’idea non dichiarata era “e almeno fai qualcosa invece di marcire”. Comunque no, non lo ha fatto.

Quando andammo dallo psichiatra, senza di lui ovvio, a descrivere la situazione, la soluzione fu la stessa identica di uno che gestisce tutto questo in modo non-medico, con ex drogati, potenziali suicidi, eccetera… un sacerdode, ma “Esperto di vita” e comunque diceva la stessa-identica-cosa: sbattetelo fuori di casa se non fa orari regolari. Quest lo smuoverà automaticamente. E siate inflessibili.

Naturalmente questo è considerato eccessivo per tutti. Il tempo passò, le cose rimasero immutate. Trovò quel lavoro, il lavoro si dimostrò corrosivo per la sua anima, ora siamo daccapo. Continue reading →