shitloop

Mentre lo pensavo, pensavo anche “sto per vergognarmi” o “dovrei vergognarmi e sta per succedere” e… e invece non è successo, forse proprio perché ci pensavo, meta-cognizione in atto. Fatto sta che lo pensavo. Lei mi dice “ma come, non sai cosa sono i Labubu ?” e mi manda un paio di reel. Mi ritengo informato: già il fatto che ci sia “gente in coda per” è una cosa che mi sta sul cazzo da tanti, tanti anni. Gli iPhone, per dire, non sono né gli ultimi né i primi della lista.

Ma tra i vari reel ce n’è uno che mostra una scena ad intento comico in cui un ragazzo sta subendo uno scippo e dice “no aspetta aspetta” e stacca uno di questi pupazzetti “ok ora puoi” e il ladro prende la borsa, mentre lui sospira di sollievo. Zac, il ladro gli scippa anche quelli. Fine.

Ma ho guardato lui e la scimmia antropomorfa retrograda destrorsa reazionaria e maschilista che evidentemente è anche in me ha pensato “ci annienteranno”.

Chi?

Se seguite un po’ questo blog potreste pensare che mi riferisca a me, che io personalmente, ormai ben oltre il mezzo del cammin di nostra vita, mi ritenga minacciato lavorativamente e quindi esistenzialmente dai giovani. Beh, intanto non in questo paese. E lo dico con gran dispiacere per loro.

No no, lo schifo che ha costruito la mia mente è tribale, scimmiesco: ho osservato questo ragazzino che … boh era solo brutto per me. Ma il reel era in loop e quindi lo guardo e lo riguardo. Ed è stato terribile, qualcosa nella mia testa ha avuto l’impulso contrario a ciò che penso sull’ingiustizia, su come funzioniamo, sulla debolezza disprezzata e su come, in fondo, sia tutta una mega ipocrisia che serve solo a mitigare l’intensità con cui facciamo cagare.

Il pensiero era “se questi sono i rappresentanti della nostra popolazione giovane, così sfigati, deboli, mezze checche, non ci sono speranze: là fuori ci sono guerrieri spietati, gente che ha fame, che vive duramente, nella povertà, non viziata, che ha bisogno di ciò che noi diamo per scontato e lo fanno con la forza della mente, delle braccia, della resistenza e sopportazione, della violenza, della competenza acquisita con l’impegno indefesso nello studio. Questa gente è forte, resistente, ci butterà a terra con una spallata e ci passerà sopra camminando piano, senza farsi problemi”.

Ed il problema è questo. Io ho pensato questo. Non così dettagliatamente, no. Ma io ripenso al perché e questa roba era lì compressa in un pensiero rapido e fugace. Che però io non ho voluto lasciar andare e pensare “che fai? Perché pensi così? Proprio tu, un debole, una mezza sega?”.

Ed è chiaro il perché.

Tutti noi vogliamo che accanto a noi ci siano persone forti perché noi siamo o potremmo essere: deboli.

Ecco perché vogliamo male ai deboli… perché ci ricordano che nel nostro gruppo dovremo fare più fatica, badare a noi stessi, cavarcela senza di loro, che non sono capaci, non sono forti: non ci sono utili.

Una merda.

Questo è il motivo per cui disprezziamo nascostamente i deboli e fragili. Questo il motivo per cui – sbagliando comunque – anche da piccoli il nostro istinto ci fa dire “devi essere duro” (senza sapere che quel sistema ci rende più fragili).

Voglio solo sperare che sia questo, questo vecchio imprinting dei miei, negli anni ’70, da parte loro proveniente dagli anni ’30, guerre, povertà, altri tempi.

Ma questa merda è passata per la mia mente.

Quel ragazzo sono io. L’ho detto a me stesso. Sono un nastro di moebius plasmato con la merda. Mi vergogno.

Trumpolino per tuffarsi

…nella diarrea, probabilmente. Ma oggi mi sveglio solare, apro tutte le finestre ed entra il fresco ma non ho freddo. Entra il sole dappertutto, le gatte sono matte, prima di vedere il sole ho avvicinato la mia cicciona e le ho strappato delle fusa a sua totale insaputa (è deficiente, ma la adoro) e quindi è inconsapevolmente positiva: metto a terra i piedi, apro la saracinesca e pof, lei scende a terra con me… andando ad aspettare ulteriori coccole in bagno, dove ci raggiunge quell’usurpatrice di spazzola della smilzina. Riesco a pensare ad eseguire UN solo compito, anche se si affacciano mille cose che non riuscirò a fare o che farò di mer… le scaccio.

Accendo la radio, pare che ci siano pochi dubbi sul fatto che Trump sarà presidente. Non è colpa sua: siamo solo scimmie e come tali ci comportiamo. Bravo lui a giocare sul campo erectus, non su quello sapiens: ha capito bene che non lo siamo abbastanza.

Mi frega? Oggi no. Ho delle cose da fare, le faccio.

È così che dev’essere andata sempre, per milioni di persone non in diretto pericolo di sopravvivenza, ma con una certa libertà d’azione perché quel pericolo rimanesse solo potenziale. Alzarsi, fare quello che devono fare, andare a dormire. Mentre Hitler, Mussolini, Berlusconi, Trump, Meloni o Narendra Modi. Glielo lasci fare, lasci che tutti lascino fare o che fàcciano. Regole quando si partecipa? Nah. Lassez-faire quando si partecipa. Poi, dopo, regole su di te, quando non si partecipa più e si subisce. E ti chiedi… ma come sarà accaduto?

Make America Great in gain

Forse quella mattina entrava il sole, la brezza dalla finestra, i gatti erano matti e simpatici e tu avevi le tue cose da fare.

Caro mio professore DEL CAZZO che, quando si parlava di esistenzialismo, dicevi che “la gente pensa a queste cose perché si vede che non si è spezzata abbastanza la schiena a zappare”. Certo, mentre zappi, qualcuno si occupa della tua vita, visto che a queste “cazzate” tu non hai pensato perché eri occupato nella nobile arte della sopravvivenza.

La tua schiena si piegherà di più, ma sempre più faticosamente a sempre meno vantaggio tuo. Perché non ti sei occupato di te, mentre pensavi di si e mentre qualcuno – più furbo del mio professore del cazzo – sorrideva senza farsi vedere.

Vado a fare cose. Che oggi, al contrario di quel che potreste pensare, non voglio morire subito, qui, ora. Ho delle cose da fare. Ma se un cecchino fosse in ascolto… io sono qui eh!