INGOIA LA MIA DEMOCRAZIA

Democrazia? Democrazia globale? Libertà? Di chi? Ipocrisia.

Goditi una lista di casi storici concreti in cui potere economico, militare e politico delle grandi potenze è stato usato per imporre la propria visione globale, aggirare il diritto internazionale o accaparrarsi risorse comuni, con esempi di guerre, interventi e operazioni economiche. Alcuni esempi possono essere sfumati a livello geopolitico, ma qui ci concentriamo su quelli più emblematici “recenti”.

1) L’intervento in Iraq (2003): “Esportazione della democrazia” o motivi economici e strategici?

  • Contesto: Gli Stati Uniti, guidati dal presidente George W. Bush, invadono l’Iraq nel 2003, dichiarando che Saddam Hussein possiede armi di distruzione di massa (mai trovate) e che la guerra è necessaria per fermare il terrorismo.
  • Dinamica di potere: Gli USA, dopo l’11 settembre, hanno utilizzato la guerra come strumento per consolidare il controllo strategico su una regione ricca di risorse energetiche (petrolio) e per imporre la propria visione di democrazia.
  • Esito: Oltre alla devastazione e alle migliaia di vittime civili, la guerra ha rafforzato l’influenza statunitense nella regione e ha ridotto la concorrenza per le risorse energetiche. Inoltre, ha mostrato come la forza militare possa essere usata per aggirare il diritto internazionale (l’invasione fu dichiarata illegale dall’ONU).
  • Lezione: La “guerra per la libertà” può diventare un pretesto per l’intervento imperialista, soprattutto quando sono in gioco risorse cruciali come il petrolio.

2) Il colpo di stato in Cile (1973): intervento USA in difesa degli interessi economici

  • Contesto: Dopo l’elezione di Salvador Allende, un presidente socialista, gli Stati Uniti (tramite la CIA) sostengono il colpo di stato che porta al potere Augusto Pinochet, un dittatore militare.
  • Dinamica di potere: Gli Stati Uniti temevano che Allende e le sue politiche socialiste minacciassero gli interessi delle multinazionali statunitensi (soprattutto la ITT Corporation che aveva ingenti investimenti in Cile, tra cui la compagnia telefonica nazionale) e quindi intervennero per proteggere gli interessi economici e stabilire un regime favorevole al libero mercato.
  • Esito: Pinochet instaura una dittatura brutale, e gli interessi delle multinazionali vengono protetti, a scapito dei diritti umani.
  • Lezione: La democrazia può essere “esportata” con il bastone, non solo con la carota — in questo caso, con l’aiuto diretto a una dittatura che avrebbe garantito il controllo economico.

3) La Guerra del Vietnam (1955-1975): L’imposizione di un ordine “liberale”

  • Contesto: Gli Stati Uniti intervengono in Vietnam per evitare che il paese diventasse comunista sotto l’influenza dell’Unione Sovietica e della Cina.
  • Dinamica di potere: La guerra fu giustificata con la Teoria del Domino, secondo cui il comunismo si sarebbe diffuso in tutta l’Asia se il Vietnam fosse caduto sotto il controllo del Viet Cong. La “democrazia” fu usata come pretesto per motivi strategici legati al contenimento della diffusione comunista e al controllo geopolitico nella regione.
  • Esito: La guerra devastò il Vietnam, con milioni di morti e un paese distrutto. Gli Stati Uniti, nonostante la superiorità militare, non riuscirono a vincere e il Vietnam divenne un Stato comunista nel 1975.
  • Lezione: La “lotta per la libertà” venne usata come copertura per una guerra di potere contro la Cina e l’URSS, ma alla fine si tradusse in una tragedia umanitaria. La giustizia internazionale non fermò mai il conflitto, nonostante fosse evidente che l’intervento violava il principio di autodeterminazione dei popoli.

4) Le sanzioni economiche contro l’Iran: manipolazione dei mercati per il controllo geopolitico

  • Contesto: Gli Stati Uniti e altri paesi occidentali hanno imposto sanzioni economiche severe all’Iran dopo la sua rivoluzione islamica del 1979 e, più recentemente, a causa dei suoi programmi nucleari.
  • Dinamica di potere: Le sanzioni, che hanno incluso il blocco delle transazioni finanziarie e l’embargo sul petrolio, sono state giustificate come misure per prevenire la proliferazione nucleare. Tuttavia, molti osservatori ritengono che gli Stati Uniti abbiano anche l’obiettivo di controllare le risorse energetiche del Medio Oriente, contenendo la forza regionale dell’Iran.
  • Esito: L’Iran ha sofferto enormemente sotto le sanzioni, ma ha anche rafforzato la propria autonomia in alcune aree, sviluppando capacità militari avanzate. Le sanzioni non hanno portato a un cambiamento significativo nel regime, ma hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione civile.
  • Lezione: Le sanzioni economiche sono uno strumento di coercizione che punisce la popolazione civile e sfrutta la potenza economica per ottenere vantaggi geopolitici, senza rispettare i principi di giustizia globale.

5) La crisi delle Falkland (1982): Intervento militare per motivi territoriali e risorse

  • Contesto: La guerra tra Regno Unito e Argentina sulle Isole Falkland fu scatenata dall’invasione argentina delle isole nel 1982. Il Regno Unito rispose con un intervento militare diretto per difendere la sovranità delle isole, che sono ricche di risorse naturali e occupano una posizione strategica nell’Atlantico meridionale.
  • Dinamica di potere: Sebbene la Gran Bretagna giustificasse l’intervento come una difesa della sovranità territoriale, era chiaro che anche la presenza di risorse naturali sotto il mare (compreso il potenziale petrolifero) avesse una certa rilevanza strategica per Londra.
  • Esito: La Gran Bretagna vinse la guerra, riprendendo il controllo delle Falkland, ma il conflitto evidenziò come un paese con una potenza militare superiore possa imporsi a una nazione più piccola per difendere i propri interessi, anche se l’oggetto del conflitto non era esclusivamente legato alla sicurezza nazionale, ma anche a risorse economiche.
  • Lezione: La guerra fu un esempio di come i piccoli conflitti possano essere usati per difendere interessi economici e strategici, piuttosto che principi di giustizia internazionale.

questi esempi sono recenti, ma per dare una visione più completa, dovremmo parlare anche di quelle dinamiche storiche che hanno fatto da fondamento a questa continua logica di predazione e prevaricazione. Se consideriamo la storia internazionale da un punto di vista sistematico e strutturale, la questione va ben oltre i singoli conflitti recenti. Si tratta di un modello di interazione tra potenze imperiali e il resto del mondo, che si ripete in varie forme, con l’uso di strumenti economici, militari e diplomatici.

Ecco una lista di episodi storici fondativi che mostrano l’evoluzione della prevaricazione come logica sistematica, e che sono alla base della forma-mentis odierna.

1) Colonialismo europeo (dal XV al XX secolo): “La conquista dei popoli”

  • Contesto: Il colonialismo europeo si è esteso in quasi ogni angolo del mondo, dal 1500 fino al 1900, con potenze come Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo e Olanda che colonizzano l’Asia, l’Africa e le Americhe.
  • Dinamica di potere: Le potenze coloniali impongono il loro controllo su intere popolazioni, sfruttando risorse naturali (come oro, terre, schiavi) e riducendo le culture indigene a una condizione di subordinazione totale. L’idea di “libertà” è un’illusione che serve solo a giustificare il dominio.
  • Esito: La colonizzazione ha segnato la supremazia economica e culturale dell’Occidente, con decine di milioni di vittime tra le popolazioni native. Le risorse venivano estratte senza compenso, e i popoli colonizzati subivano sistematicamente l’imposizione di strutture politiche, economiche e sociali che li rendevano schiavi del sistema imperialista.
  • Lezione: Il colonialismo è stato un esempio primario di dominazione globale, dove la “libertà” dei colonizzatori è diventata oppressione sistematica per le popolazioni colonizzate.

2) La tratta degli schiavi africani (dal XVI al XIX secolo): “Risorse umane per l’Occidente”

  • Contesto: Durante il periodo coloniale, milioni di africani furono catturati, venduti e trasportati come schiavi nelle Americhe e in Europa. Si stima che tra il 1500 e il 1800, circa 12 milioni di africani siano stati deportati.
  • Dinamica di potere: La tratta degli schiavi era parte integrante dell’economia mondiale, alimentando l’industria agricola nelle Americhe (cotone, zucchero, tabacco) e la nascita del capitalismo moderno. Gli schiavi venivano trattati come beni da commerciare, senza alcun diritto o libertà.
  • Esito: La tratta degli schiavi ha generato enormi profitti per l’Europa e gli Stati Uniti, ma ha avuto un impatto devastante sulle popolazioni africane, che ancora oggi vivono gli effetti del colonialismo e della schiavitù.
  • Lezione: Ancora una volta, la libertà veniva concessa solo ai dominatori, mentre le persone venivano private della propria umanità per scopi economici.

3) Le guerre imperialiste dell’Ottocento (es. le Guerre dell’Oppio con la Cina, 1839-1842): “Libertà di commerciare”

  • Contesto: Le guerre dell’oppio furono combattute dal Regno Unito contro la Cina per forzare l’apertura dei mercati cinesi all’oppio. La Gran Bretagna, che produceva l’oppio in India, costrinse la Cina ad importare il prodotto attraverso una serie di guerre violente.
  • Dinamica di potere: Il principio di “libertà commerciale” venne usato dai britannici per giustificare il loro intervento in Cina. In realtà, si trattava di espandere i propri mercati e aumentare i profitti delle proprie compagnie, a costo della salute e del benessere dei cittadini cinesi.
  • Esito: La Cina fu costretta a firmare il Trattato di Nanchino, aprendo i suoi porti al commercio britannico e cedendo territori (come Hong Kong) alla potenza coloniale.
  • Lezione: Qui si vede chiaramente come la libertà commerciale sia diventata prevaricazione economica, dove una potenza impone il suo volere, anche a costo di distruggere la società di un altro paese.

4) L’“imperialismo economico” degli Stati Uniti (fine XIX – XX secolo): “La Monroe Doctrine e il controllo del continente americano”

  • Contesto: La Dottrina Monroe (1823) stabilisce che qualsiasi intervento europeo nelle Americhe sarebbe stato visto come un atto ostile, ma gli Stati Uniti iniziarono anche a espandere la propria influenza in America Latina, usando l’imperialismo economico e militare per proteggere i propri interessi.
  • Dinamica di potere: Le interventi USA in paesi come Panama, Messico e Cuba avevano come obiettivo il controllo economico, militare e politico di tutta la regione. Gli USA esercitano pressioni e minacce per ottenere concessioni, risorse e mercati.
  • Esito: Durante tutto il XX secolo, gli Stati Uniti intervennero in decine di paesi latinoamericani, sostenendo governi amici (o destituendo quelli ostili), come ad esempio durante la rivoluzione cubana o il colpo di stato in Guatemala (1954).
  • Lezione: Questo imperialismo economico e politico si fonda sulla “libertà” degli Stati Uniti di fare ciò che vogliono nella loro sfera d’influenza, senza considerare le esigenze o i diritti degli altri popoli.

5) L’estrazione delle risorse naturali dall’Africa (dal XIX secolo ad oggi): “La ricchezza che va via”

  • Contesto: Fin dall’era coloniale, le potenze europee hanno saccheggiato le risorse naturali africane (diamanti, oro, petrolio, terre rare, ecc.), imponendo sistemi di lavoro forzato e colonizzando interi territori per sfruttare risorse strategiche.
  • Dinamica di potere: Le risorse naturali del continente africano sono continuamente sfruttate dalle potenze imperialiste e dalle multinazionali occidentali, senza che i benefici vengano ridistribuiti tra le popolazioni locali. I governi corrotti (spesso sostenuti dalle potenze imperialiste) sono complici di questo sistema.
  • Esito: La povertà e la miseria in Africa sono direttamente legate alla rapina delle risorse naturali e alla creazione di economie neocoloniali che impediscono lo sviluppo sostenibile.
  • Lezione: La prevaricazione economica è diventata sistematica, con il “mercato libero” che giustifica l’estrazione senza rispetto per l’ambiente o le persone.

Questi episodi storici (che risalgono anche a secoli fa) mostrano la continuità di un modello predatorio che attraversa le epoche, e che resta fondativo delle relazioni internazionali moderne. Nonostante le parole di libertà, democrazia e autodeterminazione, questi concetti sono stati, e spesso sono ancora, strumenti per giustificare forme di imperialismo sistematiche.

Le potenze imperiali, per secoli, hanno imposto la loro visione del mondo, estraendo risorse, sfruttando popolazioni e privando di diritti intere nazioni sotto il pretesto di “progresso”, “libertà” e “civiltà”. Oggi, la stessa mentalità predatoria si manifesta in forme più sofisticate, ma la logica è rimasta invariata: chi ha il potere decide e gli altri devono adattarsi.

“Great” significa solo “powerful” nel linguaggio del parrucchino biondo. Non che gli altri stronzi autocratici o dittatori in giro siano da meno. Diciamo solo che ognuno vuole tenere bello lucido il proprio bastone grosso per menare gli altri e dire “hey ma lui ha il bastone ufaaaaa!!!!!” e anche uccidere mamma, anzi, non permettere che mamma esista, perché bisognerebbe tutti obbedire alla stessa legge. Quella del SUO bastone. E nessuno vuole una legge uguale per tutti. Tutti vogliono la PROPRIA legge uguale per gli altri: ossia fate quello che voglio io quando lo voglio io e lo decido al monento quello che voglio ora, poi domani diverso e tra due secondi ancora diverso e voi obbedite o: bastone.

il disprezzo tra le origini della crisi? Una ipotesi (+ “non c’è budget”)

Iniziamo con il consiglio di leggere un articolo dell’illustratore Davide Calì, che potete trovare qui, dal titolo “non è stato previsto un budget” (= lavora gratis, coglione).

Per me questo attegiamento, fratello e figlio, sicuramente, di altri ben radicati in Italia, è tra quelli che originano il nostro disastro: è il DISPREZZO dell’altro. Se ti disprezzo ti tolgo il prezzo, il valore. E allora dò per scontato che non ti devo pagare. E faccio discorsi come quelli del fatto che dovresti pagarmi tu per lavorare.

Chi NON ragiona così di solito sa valutare il lavoro, sa valutare i collaboratori, i fornitori, rispetta anche i clienti, ma se non pagano non farà mai il ragionamento “se glieli chedo non lavoreremo più”. Col cazzo. L’attività non retribuita, se non è volontariato, è SCHIAVITU’. Oppure, se non c’è l’obbligo si chiama FURTO : li lo commette si chiama LADRO.

Tutto qui, semplice. Da questo deriva anche l’atteggiamento del non voler pagare le tasse. Figurati: se non voglio pagare la gente che lavora per me o che mi ha dato beni o servizi in qualsasi forma (io non mi sono arrangiato, qualcuno ha fatto qualcosa, se non fosse stata fatta avrei in mano il nulla) come potrei pensare possibile quello di contribuire alla costruzione e al mantenimento del bene comune al quale anche io attingo ogni giorno?

Vi prego, leggetelo.

I paesi dove c’è lo sfruttamento si fanno pagare eccome, anche in anticipo. Vedi Cina, Romania, Brasile (ormai in ascesa da un pezzo) … In UK (ormai un ricordo lontano) mi hanno pagato PRIMA che il lavoro venisse terminato: a metà lavoro ci hanno dato metà del compenso!

Disco rotto: in UK in blacklist ci vanno le ditte e le persone che notoriamente hanno avuto delle storie di mancati pagamenti. Da noi ci finisce il “fesso che paga”.

Vi prego, leggete quell’articolo: è molto serio, non è uno dei miei piegnistei (non l’ho scritto io!) ed è di uno che lavora: viene retribuito per ciò che fornisce, e viene rispettato dai propri committenti. Da noi sarebbe quello guardato con l’occhio da pesce mentre ti si dice “si, e di lavoro che fai?”.

Ormai l’Italia è una troia, una pornostar volgare e cattiva , per questo la guardiamo con desiderio e ci arrabbiamo tanto: la guardiamo per quel che ci piacerebbe, vediamo potenzialità, conosciamo la storia e vediamo attorno a noi i resti di cose meravigliose. Ma ormai è diventata una stronza. Quel genere di stronza che il pappone nano di turno difende dicendo “ne parlano male! devono parlarne bene, non sono patrioti!” … ma coglione, falla tornare in riga e vedrai quanto ci si gonfierà il petto d’0rgoglio! Fai bella figura tu per primo nell’essere un rappresentante impeccabile! Impara a VERGOGNARTI quando ciò che rappresenti non è all’altezza!

Impara a metterci la faccia, così se ciò che rappresenti non è all’altezza ti sbatterai oppure dirai “io quella roba non la rappresento: sistemate, fate qualcosa o io non ne parlo, fottetevi”.

Mi è capitato, come giornalista tecnico, di fare solo articoli positivi. Per qualche motivo i lettori erano in grado di contattarmi personalmente ed ogni volta che sparavo una cazzata vi assicuro che non ce n’era per nessuno. Molte volte infatti il mio tempo era perso nel vagliare cose che non funzionavano. E scartarle, decidendo di non parlarne, per parlare solo delle cose buone.

Certo però, non mi è mancato un po’ di tempo da dedicare agli autori delle cose con dei problemi per dare loro un po’ di feedback: chi ti ascolta di solito capisce e qualcosa fa. Gli altri ti rispondono che sbagli e basta. Poi qualcun altro fa più o meno quello che gli avevo suggerito e lo surclassa. Mica sono il dio della figata: sono una persona che si serve delle tue cose e posso dirti come mi sono trovato: se ti interessa, ti metti anche in discussione in qualche modo. In qualche modo vuol anche dire che se sei convinto, per esempio, spieghi la tua scelta che non intendi cambiare. Ma aprendoti al confronto potresti trovare qualcuno  che ti dice che la tua spiegazione fa acqua. E se resti aperto al confronto, magari, di nuovo, ti metti in discussione.

La cultura umanistica, il ragionare, il discutere con pacatezza e lucido interesse, senza mollare ma senza incazzarsi… e mescolandosi poi con qualsiasi altro tipo di cultura. Con rispetto per i tuoi simili.

Pay for what you get.

I cinesi sono migliori degli italiani?

uniti sotto un unico cielo... E SILENZIO.Non è una trollata. Su FB un egregio signore* ha scritto quanto riporterò qui sotto e la cosa può farci legittimamente ragionare, pensare, discutere e dire la nostra, io credo.

Egli dice:  Continue reading →

si ma per il lavoro? A bersà!

Ho visto qualche oretta fa due secondi di Bersani a Ballarò. Mi è stato anche simpatico, sono sicuro che fa bene il suo. Di sicuro è difficile che mi trovi in disaccordo su quel che propone (a parte alcune stronzate sulla liberalizzazione che ha fatto tempo fa, tipo abolire le tariffe minime… ) … però attualmente bisogna capire come competiamo con un pianeta che funziona a schiavi. 

Se il mondo girasse come piace a me il comportamento base da proteggere sarebbe la GENTILEZZA. E il rispetto sul lavoro. Nonappena hai un dipendente devi poter dimostrare di essere una persona INTEGERRIMA e responsabile, perché hai responsabilità su qualcuno. 

Lo ribadisco, anche. 

Ma poi penso che i meccanismi che governano i rapporti tra stati sono fatti di DAZI ed INCENTIVI. Fine. Tutto qui. E quindi ripeto: a Bersà, cosa facciamo per il fatto che gli altri hanno gli schiavi gratis? Io punterei tutto su una FORMAZIONE CONTINUA e ti aggiungo, come sto dicendo da tempo su questo blog, che c’è bisogno di PROTEZIONE PSICOLOGICA. Si, non è una stronzata. 

Gli italiani sono provati psicologicamente, moltissimi. Ora che ti scrivo ho un po’ più di verve, ma ormai la situazione è così brutta che ho PAURA. Paura di tutto! Eppure non ero mica così un po’ di tempo fa.

Quindi dico: ok, mi rompo una gamba? (a parte che coi ticket che ti trovi oggi e certi atteggiamenti del personale che dice “beh, non era tanto grave!” in modo alquanto arbitrario…) ok, si ripara. Ma “si è spaccato il coraggio, la salute psichica” ? Non vuoi farmi aiutare? Vuoi che vada da quelle specie di manicomi che sono tanti consultori, lasciati a decadenza e squallore?

Moltissimi italiani hanno bisogno di riprendere coraggio e non bastano due slogan a tirarli su. Serve una vera TERAPIA, fatta da gente competente. 

perché quando sei piccolino c’è la mamma, ma quando hai 50 anni e stai per spararti, c’è poco da prendere per il culo: serve “uno bravo da cui farsi vedere”, come dicevano tanti simpaticoni tempo fa.

E io ne ho molti meno.

regalandia: meglio l’hobbistica della sciura Maria che uno schiavo cinese (o rumeno)

Avete presente lo stile “Country” ? Quegli addobbi per la casa puccettosi come cuoricini di pezza, di legno, mix di puntocroce ecc ecc … Non sto a parlare di gusto o meno, non sto parlando di questo aspetto (magari ne vado matto, che ne sapete?).

L’intento di queste decorazioni è di ricordare il fatto in casa, il calore familiare, l’affetto, la cura artigianale.

Allora se proprio così dev’essere, che sia vero: fateveli fare da qualcuno di cui sapete per certo che materialmente li ha prodotti con le proprie mani, la propria macchina per cucire, che si è comprato/a il filo, la stoffa, i cartamodelli… che se li è anche disegnati, magari, che li ha copiati da quelli della bisnonna … ma che ha fatto la roba. Altrimenti avrete anche il cuore colmo di gioia, ma i piedi li avrete messi sulla testa di qualche schiavo distante millemila chilometri.

Se sull’etichetta non c’è indicato IL PAESE D’ORIGINE DELLA MERCE (“made in”) ma solo l’importatore, potete stare tranquilli che sono stati distrutti dei posti di lavoro dove questo è ancora sinonimo di “io faccio una cosa, tu mi paghi il giusto” e sono stati fatti in altri dove invece si fa così : “se non vuoi morire di fame, fai questo e questo e questo e quest’altro, zitto, fai, no, non puoi fare quello che dici, fai quello che dico io, zitto, quest’altro, quest’altro ancora, no, non mi interessa se tua figlia è malata, non mi interessa se devi fare pipì, l’avevi già fatta due ore fa, quello rifallo, non perdere tempo… ” ecc.

Non è vero che se non avessero quello non avrebbero niente. E’ un trucco di chi vuol livellare gli stipendi al “giusto” dove “giusto” significa NULLA: se non avessero quello, proprio come noi, avrebbero un lavoro pagato normalmente, competendo con altra gente pagata normalmente: dovrebbero competere sulla qualità e sull’innovazione tecnica, eventualmente. E le industrie dovrebbero avere margini inferiori, ragionare in modo meno avido. Continue reading →

volevamo una internet libera e invece era un calesse

Mi ricordo che anni fa, di sfuggita dentro un newsgroup, ho sentito freedom che suonavaaaaa….

libero di obbedire

Insomma internet è un po’ figlia degli ‘anni 70. Anche se è figlia dell’esercito, è però transitata nelle università per un bel po’ … e si è nutrita dei nerd degli anni ’80… nerd VERI, quelli che amano la tecnologia. Comunque in gran parte tutti hanno sgranato gli occhi quando hanno capito quale potenza e libertà comunicativa poteva portarci; tutti avevano lo spirito “alla facebook” ma senza le stronzate e le fighetterie: ritrovare la gente, conoscere persone di tutto il pianeta, eccetera.

Ora, forse, voi che non siete nati col cellulare un mano potete capire cosa significhi vedere una scena di un film in cui uno scienziato russo che osserva il cielo gioca a scacchi con uno statunitense. Significava “grande meraviglia”… oltre al fatto che sostanzialmente rappresentava uno sberleffo da parte della scienza alla guerra fredda e alla cortina di ferro ed al potere ottuso… significava anche “gente che comunicava per giocare – per giocare in modo intelligente – e lo faceva con un computer … e lo faceva per ore” ORE, in un mondo in cui una telefonata in Russia di 10 minuti poteva costare come uno stipendio di un operaio.

Beh, pian piano abbiamo forse sentito parlare dell’impossibilità di frenare la libertà esplosiva che internet riesce a far transitare. Il guaio (il solito fottuto guaio degli ottimisti ciechi) è stato crederci. Perché credere in quell’idea e spingere perché si avverasse sarebbe stato ottimo… come credere nell’esistenza di vita intelligente nell’universo. Ma da scettici, perdio!!! Perché se desideri che sia vero, non puoi accontentarti di una balla. Credere che sia già vero è stato l’errore. Perché non è affatto vero. Come non è vero che le tre libertà della rivoluzione francese governano i popoli: tutto ciò che opprimeva la gente all’inizio del 1800 è ancora attivo e presente nella mente di ogni industriale. Se torniamo ancora un po’ indietro ritireranno fuori la schiavutù e poi la tortura come strumento valido per far dichiarare qualcosa a qualcuno.

Ma tornando ad internet: la Cina è piuttosto grande. E internet non è mai stata libera presso tutta quella vasta area del nostro pianeta. Libera significa davvero libera. Significa che il governo cinese dovrebbe fare spallucce e dire “non ci possiamo fare niente, è libertà, sapete… possono dire quello che vogliono”. Ecco, questo non esiste. E negli altri paesi dove notoriamente la libertà è fastidiosa è lo stesso: e non sono paesi poco popolosi: tutt’altro.

Internet POTEVA ESSERE uno strumento, un veicolo, una zona di libertà. Ma non lo è. E va sempre peggio. E come sempre è il silenzio a farla da padrone: come sempre quando tu non parli e non voti, i cattivi GODONO.

Ecco qui di cosa sto parlando, come ultimo esempio della serie.

Le ferie dell’anno in corso non si dovbrebbero mangiare

Se avete permessi e ferie maturati gli anni precedenti, e ve le mangiano obbligandovi ad andare in ferie per, se poi le cose vanno male, cacciarvi in cassa integrazione (evviva il fatto che esista, sono d’accordo) , ricordate che prima vanno usati proprio quelli. Se invece notate – anche in periodi non sospetti – che vi spariscono le ferie dell’anno in corso, andate a farvi dare istruzioni e delucidazioni in merito presso il sindacato e poi dal datore di lavoro. Ad ogni modo se vi si obbliga a far fuori le ferie prima di averle maturate togliendovi ogni possibilità di scelta, anche in questo caso, parlate col vostro sindacato di riferimento. Le ferie servono a voi per riposare e i permessi per fare altre cose. Non sono uno strumento dell’azienda per mettervi in pausa come un robot da spegnere. Sicuramente è invece per questo che gran parte della scelta (il potere, la facoltà) è in mano sua, ma ricordate che se avete un brandello di diritto, rinunciarvi è una vostra colpa, non è un’azione del datore di lavoro. E’ una vostra inazione.

Riguardo agli straordinari non retribuiti, quando pensate “eh, ma in un periodo come questo è già bello lavorare” : ricordate che lavoro = una cosa che fai e ti pagano, altrimenti si chiama volontariato. E in secondo luogo guardate quanti problemi di coscienza si fanno altre persone.

speriamo di perdere la #sovranità, dai

Eh, dai. Già non era tanto bello avere tutti questi posti fissi e i vecchi che invecchiavano con dignità (sei vecchio? muori per strada! eh, non vorrai mica tutto gratis) , e ce l’abbiam fatta, via tutto. Alé. Adesso forse dai che ce la facciamo a perdere la sovranità nazionale, che decidono gli altri, che già decidevano gli altri, ma adesso di più e senza nascondersi, che dà fastidio e ti devi ricordare sempre: la terza guerra mondiale non si fa con i cannoni, si fa con i dindini, ma direttamente, si usano le armi economiche.

Ecco.

Allora intanto tra gli stati certamente non decideremo qualcosa noi, che siamo quattro pirlètti governati da altri quattro pirlètti che non è che ci “governino”: ci impongono delle cose e noi muti (con la faccia sotto i tuoi piedi e noi… zitti sotto!) . Quindi uno o l’altro, si spera solo nel meno peggio. Dal lato vero, governano quelli con le palanche, come sempre. Al massimo si fa finta ogni tanto che i governi e gli stati, a quella gente lì gli dicano qualcosa. Ma tanto…

Ecco.

Adesso pian piano ristabiliamo un po’ di normalità, niente voto a certe persone che non piacciono a chi può deciderlo, o comunque fregarsene del voto se il risultato non piace, altrimenti si dice “il popolo ha parlato! lo vuole il popolo!” … e poi magari cerchiamo di farci un po’ di Cina qui, con i nostri, che si risparmia parecchio in trasporto e traduzioni, che sarà anche bella la internet, ma sai col gratis quanto meglio si va? Che poi devi scrivere, gestire… e quelle robe là. Boh, comunque da esternalizzare, via, via tutto, schiavetti qui e gratis, si, ma che se li gestisca qualcun altro. Ecco, due cinesi possiam portarli, che faccian loro (ma più gratis possibile eh) e senza tanti problemi.

Basta, l’unica cosa è che se noi non contiamo un cazzo, ad un certo punto, perché non si fottono tutti quanti e non si arrangiano a farsi la roba loro? A me di vivere per la merda non m’interessa. Se io me ne vado, farete voi. Auguri!

Vogliate leggere il testo soprastante con voce dialettale
della vostra zona, ma io lo farei in lombardo perché
mi ispira di più.

Ci vogliono guardare nelle mutande e nel cervello

immagine ricordande l'oppressivo controllo descritto nel romanzo 1984 di Orwell

che bel futuro

Notizia n.1: Negli Usa era ormai pratica comune richiedere le credenziali di accesso (utente e password) di facebook o twitter o dei social network ai dipendenti e pare anche dell’e-mail. A questo almeno alcuni stati hanno iniziato a porre rimedio… vedi notizia qui ( http://punto-informatico.it/3508761/PI/News/password-lavoro-disegno-legge-federale.aspx) ma la cosa che fa accapponare la pelle è Continue reading →

Lettura consigliata: Perché siamo così ipocriti sulla guerra?

immagine che ricorda la violenza dei forti sui deboli

questo siamo

Per l’editore Chiarelettere è uscito il libro di Fabio Mini dal titolo “Perché siamo così ipocriti sulla guerra?“. Lo consiglio. Il curriculum dell’autore non è secondario. La sua autorevolezza non gli viene solo dall’aver prestato servizio “in alto” … ma dalla parte dalla quale non ti aspetteresti di sentir parlare chiaro in questi termini delle motivazioni della guerra, del nostro atteggiamento e soprattutto di chi governa il mondo e i nostri paesi: che questa gestione venga dallo stato oppure dalle multinazioanali.

E’ un Generale a parlarci e a dirci quello che il pezzente al bar sa da sempre, che il populista ha facile gioco ad urlare per il proprio lato politico, e il poeta dissacratore o la satira affermano come un dato certo. Ma che poi, dati alla mano assenti, tacciono quando sentono in faccia l’odore dell’alito del potente che, una volta ogni tanto, raggiungono. Continue reading →