Vi rendete conto di quanto questo posto possa essere totalmente invisibile?
Immaginiamoci tutti, qui su wordpress com, org … come in una specie di boschetto, una capannetta in cui appariamo di tanto in tanto. Uscendo dalla capanna poi ci sarà una foresta come fu quella amazzonica, il rio delle amazzoni. Lontano, lontanissimo da tutto, in mezzo ad un tipo di vita che non necessariamente è ostile ma nemmeno necessariamente umana.
Nella tua capanna puoi leggere, scrivere, ascoltare o produrre musica e la lasci li, nella capanna. Chiunque potrebbe passare, entrare, ascoltare, parlarti, leggere.
Ma tutti vivono non solo lontano: in un altro continente.
Sapete che l’Ai-Overview di google ha drasticamente ridotto l’accesso a qualsiasi sito web. I ragazzini quasi non sanno che esiste tutto quello che nella generazione precedente si sapeva. Non serve. Serve sempre meno. Il “web” come si visse non avrà più senso (economico) per quintalate di persone. La macchina delle risposte disincentiverà ad esporre la fonte? Molto probabilmente si per tantissime realtà e persone. Il tuo probabile interlocutore sarà una Ai. Il lettore, il crawler di una Ai.
Quindi ecco a chi sto scrivendo. A nessuno. Forse proprio come feci quando iniziai: non qui in forma di “blog” (su splinder, nel 2003/2004), ma quando iniziai il mio diario. Era per una ragazza. La prima che mi diede la misura dello scemare del mio dolore, del mio lutto, di sette anni, per essere sopportabile. Niente cellulari, telefono ohmygod, distanti. Per farle sapere chi ero le scrissi non tanto una lettera… ma cose che avevo scritto pensando a lei ma senza intenzione di dargliele. Fino a che lo feci. Gliele diedi. Bla bla, un giorno finì.
Ma quell’abitudine ormai era presa. Dopo il cartaceo passai al PC. Mentre usavo un editor ne progettavo un altro, fino a cercare di pensare ad un correttore … e per un correttore serviva un dizionario.
Così scrivevo un diario “come se” scrivessi a lei. Ma poi piano piano scrivevo a nessuno in particolare. E piano piano questo è andato avanti per un bel po’. Forse mi sono fermato in certi anni. Poi non so… ma di sicuro qualcosa è ripreso con il blog. Tra l’altro incontrando anche altre menti. Questo è il luogo. E ora che scrivo sto ascoltando qualcosa di quello che forse ascoltavo anche allora, quando iniziai, in questo istante (poi vedremo) : Pull me under.
L’altro giorno, sempre nell’atmosfera del progetto dal demo del 98 a qualcosa stavo cernitando musicassette. Si. Alla fine sono tornato al mio buon vecchio stereo. Quello col quale sono state registrate alcune di loro, presumibilmente. Certo non quelle che sto cercando.
Molte erano compilation, una vera e propria serie. Con gli anni avevo pensato “le prendo e le shazammo tutte”. L’altro ieri ne ho buttate via 9. Nel secco.
Avevo sia una serie “cose che mi piacciono” , singoli brani di LP, mezzi LP, anche piccoli pezzettini… sia una serie “lentoni” o roba d’ammmmmOre et similia.
Ecco come scegli: pensi che avrai vita, pensi shazammo. Pensi: ho 51 anni, voglio solo morire, ma prima ho delle cose da fare. Non shazammi. Butti via molte, moltissime cose. E se ce la fai, se non senti il dispiacere straziante, l’inutilità del tuo sforzo passato, del tuo dolore passato, esperienza, tener duro o risparmiare o qualcosa. Che alla fine ti interessa solo di fare una cosa che non serve a nessuno, nemmeno a te quando avrai finito.
Penso agli oggetti da milioni che ora non valgono nulla, di mio padre: tecnologia che si è deprezzata e la senti come disprezzata. Così deprezzata e disprezzata che ne ho trovata in un negozio dell’usato… e non la prende nessuno. Quindi quando penso alla mia… non so nemmeno perché non sono rapido a farla sparire, buttare via. Alcune cose possono essere riusate all’infinito: libri eccetera. Ma… potrebbero. Lo saranno?
Così butto altre cassette. Trovo alcuni spezzoni che avevo avuto cura di registrare “dal vivo” (dal televisore anche, ma anche dal… telefono! dalla linea fissa: roba tipo il segnale orario!!!) e riconosco un pezzo di “indovina chi viene a cena”: verifico, tutto su youtube, è del 1967. Dice cose che ho ripensato cento volte come se le avessi inventate io.
Un altro pezzo veniva sicuramente da “ER, medici in prima linea”; era una definizione circostanziata di un preciso modo di amare. E del riconoscimento di lei che no, lei non lo amava così come lui. C’è anche un pezzo della voce della mia ragazza tra il 1994 e il 1995 ? 96? che mi dice affettuosamente “CICIONE” … (non lo ero, era davvero affettuoso; ma poi ho capito davvero che era una stronza colossale come forse non avevo voluto vedere… complice un film con Meg Ryan in cui era chiaro che lei sfidava i tipi con cui stava a lasciarla, a vedere chi rimaneva davvero. E io – vero coglione – pensavo “beh io resisterò”.
Coglione.
Una buona parte della mia difficoltà di erezione deve essere stata la chiara percezione che non mi stimava. Forse voleva il mio cazzo. E io glielo avrei dato volentieri. Ma qualcosa dentro di me mi diceva disprezzo. Come essere umano. Che tempo perso, anche li. Quando sei così giovane che potresti fottertene, se ci riuscissi, se questa macchina di merda te lo consentisse.
Butto via altre cassette. Arrivo a quelle che nel 2014 avevo già, credo, vagliato. Ma è il mio limite per quel giorno. Mi viene da vomitare. Ho già dato. E ho anche deciso di buttare fisicamente qualcosa. Non male.
E oggi? Qui, queste scatole?
Ma per fortuna non ho buttato alcune cose che “non si sa mai”. Una DAC/Ampli-cuffia miniaturizzato forse lo posso usare per amplificare delle Sennheiser HD600 per mix/mastering quando sarà ora. Quando lo testavo (ce l’ho gratis per quello) mi chiedevo “ma che cazzo??? qual’è lo scopo?” e la base della spiegazione, ossia lo scopo di una DAC invece di una scheda sonora, non me la diceva nessuno. Poi ho compreso. Ma poi i driver sono scomparsi come quella ditta in quella divisione e quella divisione in italia.
Per fortuna funziona. Ho tutta la scatola, come ampli diretto funzia, c’è il suo caricatore. ChatGPT lo conosce abbastanza.
Ah si. Vi conviene scaricare tutti i documenti, i PDF, le pagine web con contenuti che vi interessano. Se non avrà un senso per chi ce le ha messe… spariranno. I vostri documenti di istruzioni potrebbero interessare solo a voi tra un po’. Meglio archiviare e condividere. Anche con sistemi di P2P filesharing.
Non vi conviene pensare (non conveniva neanche prima, ma ora è peggio) “tanto è su internet”. Potrebbe sparire davvero. Un file, una pagina, un sito. Ricordatevi che i dataset dei chatbot NON sono un imagazzinamento di internet. Non lo sono affatto. E il professor Walter Quattrociocchi si sta sbattendo parecchio per cercare di farci capire bene che i gli LLM / Chatbot non sanno niente.
Se avete culo… ma se non ce l’avete?
Spero di riuscire a buttare via tutto bene. Non ho, spesso, la forza di fare niente. Mi faccio schifo anche per quello.
Leggevo l’articolo “Scusa caro vicino” della sempre ottima Tiasmo. Il punto è “noi facciamo casino e non ci rompere i coglioni perché noi siamo molto di più del rumore che senti, siamo vita, stanchezza, allegria che tutte le feste porta via, io sono una mamma da sola e ho i miei cazzi”.
Lo so che fanno solo il loro lavoro. Lo so perfettamente che è pieno giorno. So benissimo che fanno quello che devono fare e lo fanno come va fatto.