Basabanchét

In dialetto di qualche zona della Regione del Veneto e significa letteralmente “bacia banchetti”. Con questo termine ci si riferisce alle persone e ad ad un gesto di devozione estrema e sicuramente esteriore di baciare fisicamente il banchetto, ossia quello speciale mobile-inginocchiatoio, presente da un certo momento della storia della Chiesa Cattolica, che consente di inginocchiarsi e pregare anche poggiando gli avambracci su un piccolo banchetto appena sopra la parte per inginocchiarsi, spesso posto di fronte ad una panca per sedersi durante le funzioni reliogiose, nelle chiese, oppure posizionato di fronte a qualche opera (d’arte o simbolica) per consentire al credente di manifestare la propria devozione in preghiera inginocchiandosi ma non direttamente a terra (sia per motivi di comodità ed igienici, sia, probabilmente, per non porsi nel grigio terreno della possibile blasfemia: ci si inginocchia solo di fronte a Dio). Immagino che a parte ripetermi quello che ti ho appena detto io, tu non abbia queste informazioni. L’espressione però ha una connotazione negativa, non tanto blasfema, quanto di leggera accusa di estremismo, di asservimento esagerato alla religione: è solo un bacia-banchetti, un/a superstizioso, uno/a che interpreta tutto e trova risposta (o non ne ha) solo attraverso la lente della sua chiesa, un boccalone credulone, superstizioso. Alla fine, si, se ben analizzato può essere anche blasfemo, ma non è necessariamente detto da atei, non credenti, miscredenti o eretici anche se – ad un confronto strettamente e severamente teologico – probabilmente non supererebbero il setaccio.

inginocchiatoio tipico di chiesa cristiana

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espressioni simili in inglese che abbiano un significato sarcastico o sprezzante nei confronti della religiosità, in particolare legate al cristianesimo o ai suoi praticanti. Ci sono alcune espressioni, sia moderne che storiche, che riflettono questo tipo di critica, anche se non tutte sono necessariamente legate a un gesto specifico come il “baciare il banchetto” del tuo esempio.

Ecco una lista di espressioni che, in vari contesti, hanno un significato simile a quello di “basa banchét” nel senso di una religiosità ostentata o una forma di devozione che viene vista come esagerata, superficiale o ipocrita:

1. “Holy roller” (USA, UK, Australia)

  • Significato: Questo termine è usato per descrivere una persona che mostra un fervore religioso eccessivo, spesso in modo vistoso e teatrale. È associato a certe denominazioni cristiane, come i pentecostali, che sono noti per il loro entusiasmo nelle preghiere e nei culti. Il termine è spesso usato in modo ironico o sprezzante per criticare chi sembra troppo esuberante nella propria fede.
  • Esempio: “Oh, don’t listen to him, he’s just a holy roller who thinks everything’s a sin.”

2. “Bible-thumper” (USA, UK)

  • Significato: Indica una persona che parla in modo aggressivo o ostentato della propria religiosità, spesso citando la Bibbia in modo da volerla imporre agli altri. Viene usato in modo sprezzante per indicare chi cerca di evangelizzare in maniera invadente e poco riflessiva.
  • Esempio: “He’s just a bible-thumper, always quoting scripture like it’s the only thing that matters.”

3. “Jesus freak” (USA, UK, Australia)

  • Significato: Originariamente un termine gergale che descrive una persona con una fede cristiana estremamente visibile e zelante, che spesso viene usato in modo ironico o dispregiativo. Può essere riferito sia a cristiani giovani (in particolare negli anni ’60 e ’70) che a chi mostra una devozione eccessiva o che appare “ossessionato” dalla religione.
  • Esempio: “She’s one of those Jesus freaks who spends every day at church.”

4. “Pious prick” (USA, UK)

  • Significato: Un termine decisamente sprezzante usato per descrivere qualcuno che è estremamente devoto, ma in modo ostentato o ipocrita. Si può applicare a chi sembra più interessato a sembrare religioso piuttosto che esserlo davvero.
  • Esempio: “I can’t stand him, he’s just a pious prick who thinks he’s better than everyone.”

5. “Church mouse” (USA, UK)

  • Significato: Sebbene non sempre usato con un’accezione negativa, questo termine può essere riferito a qualcuno che sembra troppo timido o sottomesso all’autorità religiosa, in modo da risultare passivo o remissivo. Il termine implica una sorta di devozione silenziosa e invisibile, ma in alcuni contesti può anche essere usato per sminuire chi è percepito come ipocrita o eccessivamente obbediente.
  • Esempio: “Oh, she’s just a church mouse, always sitting there quietly and pretending to be so holy.”

6. “Christian soldier” (USA, UK)

  • Significato: Questo termine può essere usato ironicamente per descrivere qualcuno che si comporta come se fosse in una “guerra santa”, mettendo la propria fede e le proprie convinzioni religiose in cima a tutto, anche in situazioni sociali non appropriate. Viene spesso usato per denigrare chi sembra voler combattere ogni “battaglia” in nome della religione.
  • Esempio: “Stop acting like a Christian soldier, not everything is a battle for your faith.”

7. “Saintly hypocrite” (UK, USA)

  • Significato: Questo termine viene usato per descrivere qualcuno che si comporta come un santo in pubblico ma che agisce in modo meno devoto o più egoista in privato. Implica una condanna di chi mostra una fede superficiale e non sincera.
  • Esempio: “She’s nothing but a saintly hypocrite, acting all virtuous but gossiping behind everyone’s back.”

8. “Goody two-shoes” (USA, UK, Australia)

  • Significato: Questo termine viene usato per descrivere una persona che cerca di apparire moralmente impeccabile e sempre “giusta”, con una sorta di devozione alle regole e ai valori morali, ma che può sembrare insincero o ostentato. Sebbene non esclusivamente religioso, spesso viene usato per descrivere persone che sembrano troppo devoti o troppo rigidi nelle loro convinzioni.
  • Esempio: “Don’t be such a goody two-shoes, we all know you’re just pretending to be perfect.”

9. “Sundays-only Christian” (USA, UK)

  • Significato: Questo termine descrive qualcuno che va in chiesa solo la domenica e si comporta in modo religioso solo durante i servizi, senza applicare i principi cristiani nella vita quotidiana. È una critica alla religiosità superficiale, vista come ipocrita o inefficace.
  • Esempio: “He’s a Sundays-only Christian, doesn’t care about faith any other day of the week.”

10. “God-botherer” (UK, Australia)

  • Significato: Un termine usato per descrivere una persona che è troppo invadente con la propria religiosità, cercando di convertire o “disturbare” gli altri con il proprio fervore religioso. Viene usato in modo negativo per descrivere chi impone la propria religione sugli altri in modo eccessivo.
  • Esempio: “I can’t stand that guy, he’s a total god-botherer, always talking about Jesus like he’s the only one who matters.”

11. “Bible Basher” (UK, Australia)

  • Significato: Simile a “Bible-thumper”, indica una persona che utilizza la Bibbia in modo aggressivo, cercando di “colpire” gli altri con le proprie convinzioni religiose. Il termine può essere usato per criticare chi sembra usare la religione per giudicare o convertire gli altri.
  • Esempio: “She’s always bashing people with her Bible, telling us how to live our lives.”

Queste espressioni sono tutte varianti gergali che criticanlo qualcuno che appare eccessivamente religioso o che adotta un comportamento religioso solo in modo superficiale, spesso in maniera invadente o ipocrita. La critica non è necessariamente rivolta alla religione stessa, ma più a chi la usa in modo ostentato o per scopi egoistici.

La maggior parte di questi termini non è rivolta a un singolo ramo del cristianesimo (come il cattolicesimo o il protestantesimo), ma a chi mostra una fede che è vista come troppo visibile o senza un vero impegno interiore.

Sleeping with the pest*

Parlare del passato non risolve il presente. Indagare molto, pare, non serve granché. Spiega magari la formazione di problemi, ma concentrarsi su quello non funziona sui pattern che seguiamo nel momento presente in presenza di frustrazioni, casini, risoluzioni, risposte/reazioni. Whatever.

Ciò detto, spesso indago sul passato quando ascolto la ottima Dott.Sa Francesca Cardini (principalmente su instagram). È fantastica perché è science-based ed evidence-based, non tratta la psicologia dell’età evolutiva, dichiaratamente, ma “si vede costretta” a parlare di cosa crea i casini perché – dice lei stessa – “poi mi arrivate in studio a causa di quello”; quindi credo lo dica più che altro per risolvere alla radice. Adoro che questo incida in qualche misura sulla rottura della catena intergenerazionale dellammmerda. Ossia la combinazione di autoritarismo+permissivismo che genera molti disastri. Soprattutto l’interruzione della catena del trauma che, in ultima istanza, difende sé stesso (“ne abbiam prese eppure guarda come siamo venuti su bene! Uno scapaccione che vuoi che sia? Non siam mica morti!” e così via stronzeggiando); quella dello scapaccione la difendevo pure io. Ma no, non è corretto, sbagliavo: le prove ci sono del contrario, non a sostegno che sia vero.

Servono? Servono a salvare-dalla-morte. Solo in quel caso un gesto violento o potenzialmente traumatico è giustificabile e non solo comprensibile. Ma se ne sei cosciente immediatamente dopo ti prodigherai per far capire che è sbagliato farlo, che ti dispiace, che senti il disagio, la tristezza, la sofferenza che hai causato anche se era assolutamente necessario ad evitare un danno indubitabilmente maggiore: la morte del(la) tuo/a bambino/a. Unica tollerabile eccezione. E subito spiegata e dando spazio validante al fatto che lui / lei si sentono male.

Detto ciò io indago eccome. Cerco di ripercorrere, metto assieme date, date di nascita, età. È stato molto utile a capire chi era e chi non era “maturo”. Certo, nell’arte della sopravvivenza le vecchie generazioni erano maestre. Ma dal momento in cui alzi la testa dalla polvere e ti chiedi perché diavolo dovresti farlo, se ha senso, come farlo… allora la qualità e non la semplice esistenza in vita cominciano a contare di più del fatto che sei un trauma vivente che replica sé stesso. Evviva il gene, ma vaffanculo al gene.

Così ecco che indago e ricordo: ho certamente preso SIA “spasmomen” che “librax”. Avevo un sacco di tic nervosi, già alle elementari e alle medie sono aumentati. Alle superiori anche (tra medie e superiori ho preso quella roba: lascio a voi andare a vedere online OGGI i foglietti illustrativi… )… inoltre alle superiori ho ricordo vivido di quello che facevo appena tornato a casa. Andavo in camera, mettevo giù lo zaino, mi buttavo sul letto spesso ancora con la giacca e tenendo le braccia lunghe davanti a me a “V” molto stretta con le mani tra le cosce stavo li con gli occhi chiusi. Fino a che ad un certo punto non sentivo un po’ di caldo e una specie di torpore… forse mi addormentavo. Principalmente non volevo pranzare coi miei, con mio padre magari. Rispondere a domande. Pensavo fosse solo quello.

Ma vedete voi. Vi ho già dato una serie di elementi.

Ma ecco una special diagnosi medica di mia madre che ricorderò sempre per quanto dicesse del suo zero-ascolto-della-realtà e del “io so quello che credo, quindi so”: mio figlio da quando ha fatto la cresima ha sentito molto la responsabilità di questo passo nei confronti del signore. E cazzi di questo tipo. Ma certo. Sicuramente: le migliaia di volte in cui ti ho detto che per me non quadrano un sacco di fatti e che le tue risposte non hanno senso e che recitare roba a memoria non serve a una sega… come scoregge.

Ma pensavo fosse solo voler pranzare in pace. Evitamento, direi oggi. Ma ci sono così tanti segni che un esperto avrebbe potuto vedere e poi trattare.

NIENTE. Niente di tutto questo è successo.

Dio mi serve solo per bestemmiare: è il livello max del turpiloquio e quindi dai … 45 anni circa ho iniziato in solitaria a bestemmiare.

Ma quando davvero voglio indirizzare odio alla divinità, per sfogo verso ciò di cui non sono responsabile ma subisco, essendo ateo nichilista e qualcosa altro di affine, ho deciso di divinizzare un semplice concetto astratto, un attributo che non-è: la vita. La vita che non è vita, quella è il mio Dio. Non per adorarlo: al solo scopo di insultarlo, maledirlo, bestemmiarlo, attribuire colpe – pur non essendo un finalista – ma per sfogare, per attribuire responsabilità a ciò che è solo caso e causa.

Maledico quel meccanismo che non sa nulla, non vuole nulla, non fa nulla eppure informa tutti i viventi e senza pietà è il motivo (la causa) di crudeltà, fatica, sofferenza, dolore, inutile necessarietà dell’utile. Propagazione, riproduzione, sopravvivenza: per? Per propagazione, riproduzione e sopravvivenza.

Ho aggiornato la tabella delle nascite e delle età: la bisnonna che nacque nel 1888 e morì nel 1985 (non 97… aveva 97 anni, mi pareva!). La nonna che nacque nel ’14 e morì nel 2000. Così posso controllare quanti anni avevano tutti quando… qualcosa. Quando hanno fatto, partorito, detto parole, preso decisioni, visto o non visto fatti coevi.

E aiuta a fare certi ragionamenti. Poi se non vuoi restare proprio stronzo duro (scelta, non dovere) puoi anche collocare tutte queste nascite in contesto storico, geografico, culturale, sociale e comprendere di più. Anche se comunque alla fine entra tutto nel culo tuo.

* per il titolo

Consapevolezza talebano-religiosa

“Ciò che gli altri reputano”, ossia la reputazione.

“La reputazione rappresenta la valutazione o il riconoscimento positivo (stima) combinato con l’attenzione, il riguardo o il rispetto (considerazione) che le persone hanno nei confronti di un individuo o entità, basati sulla percezione o giudizio delle loro qualità, azioni o comportamenti. Essa indica quanto una persona è vista o ritenuta in modo positivo e con rispetto nella comunità o nel gruppo di riferimento”

Quanto questo passaggio porti al “si può fare” VS “non si può fare”, cioé la legge, che diventa norma, obbligo, imposizione, fino alla forza, alla limitazione della libertà o alla sua privazione è fondamentale e chiaro a chi imponga un potere secondo una ideologia.

“Questo non devi dirlo, non puoi dirlo” è strettamente legato alla slippery slope che qualsiasi detentore di potere controlla sempre. Se fai questo, potresti poi fare quest’altro.

Citando qualcuno che interrogava il prof.Barbero, se un personaggio noto può dire impunemente che si vanta di non pagare le tasse, mentre invece non può, con la stessa sensazione ed aspettativa di normalità e consenso, dire “io meno la mia anziana mamma, ogni volta che dice cazzate le spacco qualche osso”, senza con questo essere sottoposto alle conseguenze della pubblica riprovazione, è a causa di come sia – in quel momento e area geografica – reputato un determinato comportamento.

Cioè una OPINIONE.

Controllare cosa sia lecito pensare, cosa sia giusto alla fine dire, sarà quindi uno dei fili da burattinaio da tenere ben saldi nelle mani di chi voglia esercitare un potere ideologico. E anche se pensare ad un religioso, ad un tiranno qualsiasi magari di provenienza ideologica estrema, è facile, non mi pare che ci possiamo tutti quanti esimere dal riconoscerci in questo stesso identikit. Le nostre OPINIONI possono diventare legge. Non sono fatti. Sono il nostro semplice sentire. Che può variare nel tempo. Le donne non possono parlare. I giovani hanno sempre torto. Gli anziani sono tutti rincoglioniti. Se è scritto nel libro sacro è così. GLi anziani hanno tutti sempre ragione. Le donne hanno diritto di ogni cosa perché il patriarcato prima blah. Opinoni, la mia opinione è che —> io REPUTO CHE —> diventa la TUA reputazione e … conta? Eccome se conta.

Ancora una volta: tu puoi accettarti, ma a noi tutti non frega un cazzo. La forza del numero, la maggioranza, noi tutti, REPUTIAMO.

E non è un bene? Ho i miei dubbi. Perché raramente facciamo un “meta-pensiero” sul “pensiamo a come pensiamo” e soprattutto a “come tendiamo a coportarci come umani”.

Ad esempio smetterei di dire che questo o quell’altro sono comportamenti disumani. La cosa più umana di tutte è la violenza come pensiero, azione, soluzione. Tutt’altro che disumana. Fa schifo, è crudele, è ingiusta, non è degna di . Ma che non sia umana… è ideologia. Adattarsi al reale e pensare al maggiormente desiderabile per il maggior numero di persone, a prescindere da ciò che il singolo reputa, forse, sarebbe meglio, tenendo però conto del fatto che dentro di noi, in ognuno di noi, il nemico è in casa.

Iniziare ad avere piùà a che fare, statisticamente, con i comportamenti umani con antropologia, sociologia, psicologia e tutte le neuroscienze ed altre scienze dei comportamenti ad illuminare tutte le altre, credo sarebbe una direzione più corretta. La scienza X ci dice che dato A di partenza per ottenere B la cosa corretta da fare è il comportamento K. Ma l’osservazione della realtà dice che in generale “la gente ” tende a fare tutt’altro.

Se al posto di una scienza molto meccanica, o economica, ci mettiamo giustizia, diritto, libertà, benessere, relazioni umane, comportamenti … osservare cosa davvero fanno le persone per darci tutti quanti una direzione realistica, e non idealistica sarebbe tendere ad un ideale, si, ma tenendo conto del “ma comunque la gente dato X fa Y anche se pluridimostrato che fa loro male”.

La legge che SUPERA la reputazione potrebbe essere auspicabile, se proveniente da un percorso che considera la meschinità umana, quella che chiameremmo disumanità se non siamo noi a commettere il fatto.

Funziona praticamente con tutto: voglio dimagrire ma senza fare movimento. Voglio essere come mi pare ma non lo accetto negli altri. Voglio non pagare le tasse ma voglio i servizi. Voglio che gli altri facciano fatica al posto mio – e tutti contemporaneamente dicono questo – tutti essendo “gli altri”.

Tendiamo al fancazzismo per tutti? Ma certo: facciamo lavorare le macchine. A vantaggio di tutti, non di qualcuno e basta. Perché appunto, tendenzialmente, a nessuno frega degli altri. Mors tua vita mea. Eccetera. Questo siamo. Teniamone conto.

Gli sfigati e i vincenti mentre adulescono

O mentre adulgono! – Una volta cresciuti, tra i 30 e i 40 almeno, e poi oltre, gli uomini, alcuni ancora ragazzi, sono interessanti da osservare. Siamo. Siamo interessanti da osservare.Un maschio umano vincente perché è un animale vincente lo è da quasi subito. Il suo corpo gli dona strumenti che altri non hanno: sono doni, appunto. Lo capisce velocemente e velocemente se ne avvantaggia: fisicamente e quindi anche socialmente, in quel tipo di socialità ravvicinata in cui si vince perché si è forti, attraenti, potenti nel poter dominare l’altro fisicamente. Chiunque altro sarà di meno. Sarà sfigato. Siamo umani, ma siamo bestie. Però appunto, siamo umani. Per scopare questa cosa serve tanto, funziona tantissimo. Forse anche in un certo tipo di rapporto amicale.

Ma col tempo gli sfigati imparano a non essere più sfigati, perché sono meno bestie e più umani in ciò che fanno: imparare. Imparare abilità che non sono doni. Conoscenza, ma anche tecniche che sono frutto di esperienza. Così ecco che singoli sfigati diventano singoli non-sfigati.

Ma in gruppo? Cosa diventano, come sono?

Sono uscito con un gruppo di perdenti socialmente, quel tipo di persona che devi conoscere profondamente per poter soppesare privilegi e difetti, devi poter srotolare intere vite, perché al volo solo alcuni hanno sviluppato anche abilità di socializzazione, sono meno goffi. Ma tutto sommato li vedi, vedi che funzionano come non-sfigati da soli. Ma insieme… per qualche motivo rivelano la loro natura di sfigati, di quel tipo di sfiga che se hai imparato nella vita una cosa, sai che per funzionare bene una cosa che puoi fare è semplicemente allontanarti. Bastano tre metri di distanza e tu sei tu, non sei loro.

Però non sono mai stato animale da gruppo io. Solo che era diverso. Era per il mio sentirmi sfigato, non per il sentirmi “non devo mescolarmi agli sfigati”. Recentemente mi è capitato ed era tutto abbastanza triste come sempre, solo che ho pensato che presi singolarmente tutti questi maschi umani avevano sgomitato per fare qualcosa, che era… era lavoro. Era poco interessante quello che si diceva, come sempre in un gruppo. Era interessante però sapere qualcosa di ognuno di loro: uno di umili studi e lavori però, oltre al lavoro fisso ben retribuito, faceva un pacco di soldi su ebay perché sa vendere, sa commerciare. So per certo che ha un sacco di storie in giro, tradisce la moglie, ha due splendide figlie, si diverte molto, ha passato i 50 da qualche mese. Uno è un classico sfigato proprio con lo stampo, che sarebbe meglio che fosse buono. Ma vuole fare il cattivo. Solo che è un ciccione. Ma da buono fa davvero cose buone. Poi però vuol prendere la piega brutta, sentirsi forte. Ma quando è intelligente è meglio, funziona. Ed in gruppo è proprio un pesce fuor d’acqua. Eppure fa i soldi, sgobba. Ma è pur sempre uno sfigato. Un altro era più difficile da capire, ma aveva il classico aspetto del nulla. Ordinato, ordinario. Ma con battute talvolta idiote ma sempre ben piazzate, fulminanti, con tempistiche perfette, mi ha fatto sganasciare perché le battute arrivavano sempre nel silenzio, infilate tra un atomo e l’altro: zic! Ma sfigatissimo. Eppure onesto, senza fare lo sborone. Forse il migliore? Un altro era interessante: ex religioso, diventato agnostico perché…? Per i video di BIGLINO!!!!!! Non ci potevo credere. Questo si inserisce perfettamente nelle mie recenti osservazioni “no-vax world”, cioè in una certa forma-mentis che raggruppa tutta una serie di persone… in un altro gruppo ci sono i religiosi che sostituiscono una forma di credenza con un’altra. Poi ce n’era un altro che credo fosse li con un certo fastidio, ma perché invitato dal suo cliente-capo (il buono che fa il cattivo, che alla fine è un democristiano: false partite iva); doveva avere un certo gusto, un certo livello. Ma deve lavorà. E poi l’organizzatore, che conosco come direttore di un posto, che vedo ogni giorno. E che tutto sommato ha sempre mantenuto un livello di integrità e coerenza più che decente, mi pare: forse perché lui non è uno sfigato e non lo è mai stato. Fisicamente dev’essere sempre stato piuttosto prestante e ha deciso di unire, in tempo utile, questo lato a quello intellettuale. Chi lo sa. Padre di due tre figli, felicemente sposato. Credo che ci ripenserà prima di fare una cosa del genere tutto sommato.

Al di là di questo tipo di osservazione che lascia il tempo che trova, c’è quello più importante, che conferma ciò che sento sempre: in gruppo i maschi si riducono ad avere circa tra i 9 e gli 11 anni, ma con l’aggiunta dell’alcol. L’unico motivo per cui la cosa non mi ha fatto pensare fosse meglio starsene per i cazzi propri era che una cosa principale da fare c’era: andare a correre con i Kart. Una cosa che non avevo mai fatto: un’abilità inutile che affinerei volentieri quella di quel tipo di guida. Purtroppo costa, ma non esiste che un videogioco di auto possa darti neanche la minima intensità rispetto a questo, persino con un autoscontro avresti di più di un videogioco. Qui invece si corre sul serio, non ha nemmeno importanza se si corre “poco” visto il poco spazio e il terreno scivoloso. Derapata sempre, frenata in scivolata sempre, massima velocità 70/h in un rettilineo microscopico in cui comunque devi limitarti se vuoi prendere la curva successiva. Mi sono preso delle botte terrificanti, alcune autoinferte, altre per urti degli altri stronzi maledetti. Però divertente, almeno per me. E un po’ di cibo. Ma per il resto la conversazione di gruppo difficilmente funziona bene.

Ecco, un gruppo che risulta vincente credo sia davvero qualcosa di “santo”: un gruppo di maschi adulti che stanno bene insieme, che non sgomitano in nessun modo, mai, che sono in armonia, che ti fanno dire “umanità” senza tirare un sospiro rassegnato… boh, esiste questa roba?

Sono più per il no che per il si.

Nel luogo in cui poi abbiamo mangiato c’era un livello estetico differente. I maschi erano grossi. Tutti più o meno davano l’idea che ti avrebbero steso. Poi è arrivato un gruppo di tipi davvero molto maschi. Forti, muscolosi. Con delle ragazze che avevano sempre qualcosa di super. Una aveva un corpo davvero formoso, sodo, inguainato non per sostenere, ma per accompagnare… il viso faceva quel che poteva per competere con tutta quella roba. Palestra, impegno. Un’altra era una figa pazzesca e basta, tutto dono di natura e cura nel mantenerlo. Non avere i biglietti in quel momento mi rodeva il culo… ma il gruppo di guerrieri spaccamascelle con cui stavano mi avrebbe fatto un po’ dubitare dell’opportunità di avvicinarmi.

Quelli forse non erano delle gran cime, ma erano tutti prestanti, avvenenti. Maschi e femmine. La loro non sfigatezza era chiara ed immediata: dopo aver bevuto non con lo scopo di fare qualcosa nella serata, ma solo di scaldarla un po’, avrebbero scopato sontuosamente, donne con sontuosi uomini, uomini con sontuose donne o qualsiasi mescolanza desiderata.

Uno del nostro gruppo di sfigati si è poi rivelato in tutta la sua sfiga: felice solo per il cibo, lagna per qualsiasi cosa, viziato come un vecchietto, stanco tanto da perdere l’autocontrollo verbale. Ma se ci vedremo tra qualche giorno io credo che penserà che quello che dico ora sia “esagerato”. Ma io ho sempre percepito un bisogno di riconoscimento palese di valore in lui. Eppure lo ha, il valore.

Chissà come staranno le mie costole dopodomani. Se fosse gratis ci andrei anche da solo, anche ogni giorno. La cosa che ha preoccupato me è la mancanza di respiro, come se fossi andato in montagna, se avessi camminato intensamente con fatica. La panZa? Devo indagare.

Comunque confermo anche in viaggio verso i 50: per me vale solo il rapporto 1-1, niente altro.

Silvia Romano

Lo scrivo qui. Un luogo in cui posso sbrodolare le mie parole senza grossi problemi. Siamo nel 2020, in mezzo alla Pandemia COVID-19. Lo dico per inquadrare il periodo, non mi aspetto che quanto scrivo venga letto davvero né che venga letto ora. Una delle notizie di cui tutti hanno voluto parlare dando la propria opinione, giudizio e soprattutto critica è stata la restituzione in patria di Silvia Romano, rapita dai terroristi, ritornata-restituita convertita all’Islam. Continue reading →

Ad Astra : sono io.

Ad Astra, locandina del filmHo appena visto “ad Astra” con Brad Pitt; nell’altra sala ce n’era un altro con lui, di Tarantino. Tutti mi dicono delusione, riguardo a quest’ultimo. Nessuno mi ha parlato di “Ad Astra”.
È certamente il mio film. Lo comprerò su qualsiasi supporto fisico duraturo lo facciano uscire. Se non lo faranno uscire lo troverò pirata.
Ho pianto, naturalmente, disperatamente, almeno 2 volte. E poi rivoletti qua e là. Atmosfera un po’ “Solaris” forse… di cui ora non ricordo più niente (versione con Clooney). Questa è la fantascienza che vorrei sempre vedere, quella che alla fine non è fantascienza, che la fantascienza è una scusa per la filosofia, per un esperimento, per pensare, per un “se”. Ovviamente non mi riferisco alla fantascienza come scusa per il cappa e spada o i mostri con i tentacoli. Carino, ok, ma non è quello per cui ho ammirazione.
Ad Astra è un film sul senso della vita, sulla ricerca di sé stessi, sul senso di solitudine; questo a dispetto di quanto leggo in giro sulla trama (cazzate) e su quanto era nelle intenzioni del regista (rapporto-padre-figlio e ipotesi “siamo soli nell’universo”).

Introspettivo, silenzioso, durissimo nelle considerazioni. La storia portante è tutta sottovoce, come la sente lui, in sottofondo, non è importante, e apparentemente nega quello che lui apparentemente afferma ad alta voce continuamente, di essere concentrato solo sull’essenziale, a discapito del resto. Cosa che accade, effettivamente, solo alla fine. Continue reading →

il solito cattolicesimo castrante (1500)

Scriveva nel 1571 Michel de Montaigne: “Che cosa ha fatto agli uomini l’atto genitale, così naturale, così necessario e così giusto, perché non si osi parlarne senza vergogna e lo si escluda dai discorsi seri e moderati? Noi pronunciamo arditamente: uccidere, rubare, tradire: e questo, non oseremmo dirlo che fra i denti. Vuol dire che meno ne esprimiamo in parola, più abbiamo diritto d’ingrandirne il pensiero?”(1) e guarda caso fu censurato FINO AL 1960.

Licenzioso!

(1) Michel de Montaigne, “Saggi”, Bompiani Milano, 2012

le donne che amano scopare non sono prostitute

La prostituzione consiste nel vendere il proprio corpo. Dare il proprio corpo in cambio di beni o servizi. Dare sesso in cambio di non-sesso, di qualcosa di diverso dal sesso. Benefici, vantaggi, sgravi di fatiche. Tutto il resto è un arbitrario, personale, soggettivo giudizio morale sul “fare sesso”. Sul “godersi le scopate”. Sul “avere vari partner sessuali ai quali non hai promesso fedeltà ed esclusività”.

Tutte cose che al massimo, nei confronti di un uomo, possono suscitare un pochino di biasimo. Di solito da parte di una certa quantità di donne. Di sicuro non è un giudizio unanime.

Quantomeno mi aspetterei lo stesso nei confronti delle donne. Se piace loro scopare, farsi scopare, farsi sbattere furiosamente, fare quello che cazzo gli piace fare, gusti loro, sono FATTI LORO, sono caratteristiche personali esenti da un valore positivo o negativo “di per sé”. Obbligano qualcuno? Fanno male a qualcuno? Ingannano il cuore di qualcuno? Quelle sono cose negative.

Ma se una scopa scopa. Fine. Se una AMA scopare: evviva. Se ama il gelato? Problemi? Se ne mangia troppo farà indigestione, ma sono problemi morali o etici? E soprattutto, ci riguardano? Possiamo emettere giudizi? Non credo proprio.

Se una ti promette che sta solo con te, allora ok, se non lo fa: mente. Ma il resto?

Troia, puttana, prostituta: se hai QUALCOSA DI DIVERSO DAL SESSO, in cambio, allora ok. Basta anche solo che sia che lo vai a fare in un posto che non ti potresti permettere eh. Alle terme o chissà dove; in un posto costoso, lussuoso, qualcuno paga e tu non paghi niente.  Scopare è gratis, è facile, basti tu e il/la partner. Non serve altro che la voglia il tempo e un posto.

A meno che non ci troviamo in una teocrazia.

la scimmia, la smania; e Dio.

la incontro e mi ricorda me

lei è nei vent’anni e in un corpo che può (sempre lei, eh)

alla ricerca continua, alla caccia, via uno sotto l’altro

perché è sotto la superficie che c’è qualcosa

intanto le superfici si toccano, poi si vede cosa c’è sotto

Mi ricorda questa fame. Ora sta meglio, è di nuovo viva… mi fa ridere perché mi dice “ho avuto un casino domenica, ma sono felice”, sbircio un attimo gli occhi: ha scopato. Ha quella piccola luce, sgarzolina, che mi dice che è viva. E’ sempre stata e mi è sempre piaciuta perché è un animale da sesso. E non è che non abbia mille altre cose. Ma si respira questa sensazione. Si capisce, io per “la porca” ho un sesto senso. Certo me la devo trovare davanti, non è una cosa che sento a distanza. Forse è odore? Continue reading →

il dottor schiattarelli

Oggi c’è una grossa novità!

Voglio morire.

Scherzavo, non è una novità, figurati grossa. E come mai? Nessun motivo diverso in particolare. I giorni strani, ormai, sono quelli in cui ho il privilegio di potermi lasciar  vivere senza pensare all’insensatezza di tutto questo. Il mio nucleo sta sul cazzo agli altri. E per essere felice io ho bisogno del mio pezzo mancante. Queste due cosette vanno d’accordo quanto i risultati dei sondaggi di Pornhub: i maschietti cercano sottomissione e le donne ANCHE, oppure mega orge classiche, ma insomma dove il ruolo maschile è classico. Queste due cose non di incontrano tanto.

Oggi così tutto il giorno. Metereopatia? non potrei dirlo, oggi c’era pure il sole. Ieri forse, ieri si. Ma oggi no. Oggi mi sarei schiattato in piena luce del sole. Continue reading →