Il 2012 nella mia vita – non so la vostra – ha dato il via a quella merda che sarebbe poi diventato il 2013. Ne si sentiva forte l’odore, dentro l a paura.
Non era più il solito allarmismo : è stato tutto vero. Quindi, se ben ricordo, ho già sfanculato il 2012, degno erede dei precedenti 2009 e 2006 per come li ho sentiti nel mio bilancio personale.
Il 2013 però ha fatto schifo, tanto schifo: ha vinto su tutti gli anni schifosi, per ora. So che si può sempre far peggio.
Il 2014? … boh. Credo che nel 2014 rivivrò una seconda adolescenza sfigata: della sua esistenza me ne fotterò, cercando di tirare avanti, come fu per capodanni, natali, compleanni … particolari periodi di tempo in cui aspettarsi qualcosa e dai quali venire delusi.
No illusione = no delusione.
Quindi 2014… me ne fotto della tua esistenza. Per me dal 2014 finisce la conta degli anni ed inizia “dopo il 2013” in un unico periodo.
Si, ok, saprò all’incirca in che anno siamo, certo. Ma mentalmente…
E allora adieu fottuto 2013. Ti ho odiato tanto, hai colpito duramente e hai sempre fatto centro. Ma ora muori tu, dopo aver sicuramente lasciato la tua eredità. Ma intanto crepa.

Vivere la chiusura di un’azienda strutturata in cui non si era tantissimi, ma comunque un buon numero, ognuno con il proprio compito e settore, e specifica competenza diventa davvero dura quando si riduce sempre più il personale e si da per scontato che “qualcuno le cose le farà”. Perché ovviamente non è così. La gente non è competente perché gli dici “da oggi sei competente” … al massimo puoi dire che “gli compete” nel senso che se ne deve occupare… ma non gli conferisci automaticamente la capacità di farlo.


Trovo utile questo commento del sig. Carlo Bianco tratto dal blog (in cui potete scaricare un testo sulla teoria Keynesiana) “uscire dalla crisi con Keynes” … sapere, non contrastare ciecamente. Meglio dare una letta, no?