credere alla propria menzogna

Mio fratello ha rubato a mia madre. Ha rubato a mia sorella.

Quando alla fine la cosa è arrivata all’orecchio di mio padre, oltre ad indignarsi per l’accaduto, ha pensato “e perché io stesso non avrei dovuto subire lo stesso trattamento?” – così ha controllato. Ed anche a lui, mio fratello aveva rubato.

Uso questa parola perché nessuno, fino a mio padre, voleva usarla.

Io ho rispetto per ciò che le parole significano: riflettono la complessità del pensiero, la chiarezza, la verità del pensiero. Per cui quando rubi, io dirò che hai rubato.

Conosco mio fratello dal punto di vista della menzogna. Lui mente, mente sui suoi comportamenti che deviano costantemente dalle regole che lui ritiene stupide e sulle quali potremmo naturalmente discutere, potrebbe aver ragione. Ma il punto è che lui non le rispetta e poi dice di averlo fatto. Mente sempre. E poi tenta di farti sentire in colpa dicendo che per quello che ne sai tu lui fa quello che lui dice, quindi come puoi tu osare mettere in dubbio la sua parola? Tutte le balle che racconta sono basate su questo.

Ed è quindi chiaro, in ogni altro contesto, che chi ha avuto a che fare con gente che fa questo alla fine sia della scuola “se non hai nulla da nascondere” (mi riferisco alla privacy); come posso non capirli?  Continue reading →