Anni fa, all’ennesimo “eh, tu si che te la passi bene!”*, detto senza pensarci, ho risposto con la frase di rito “ci possiamo scambiare quando vuoi”.
L’ambiente industriale di qualche anno fa, parecchio pre-crisi, in cui i dipendenti si auto-suddividevano stupidamente in operai ed impiegati presentava spesso questa forzatura, quasi caricaturale, di “conflitto di classe alla macchinetta del caffè”. Quel signore burbero non aveva molti modi per manifestare quella che, in fondo, era una specie di pacca sulla spalla di un vecchio ad un giovane, fatta da chi non ha molti argomenti, non condivide molto con te per età ed ambiente… non ha molto da dirti ma ha delle frasi fatte, che di solito funzionano bene al posto del silenzio imbarazzato. Magari qualche giorno lo vuoi capire, altre volte ascolti il significato vero della frase. Metti mai che ti salti la mosca al naso, capita no?
Beh quel giorno non girava bene, così ho risposto, sempre rispettosamente, che se trovava facile il mio lavoro potevamo scambiarci quando voleva: anche in quello stesso momento. Sapevo quale posto occupasse e da quanti anni: non avrei saputo fare il suo lavoro subito, ma in mattinata avrei imparato e lo avrei lasciato a prendere il mio posto. Continue reading →
Lo so che fanno solo il loro lavoro. Lo so perfettamente che è pieno giorno. So benissimo che fanno quello che devono fare e lo fanno come va fatto.
Le uniche parole che si riferivano alle persone comuni sono “…spronare la nostra rete produttiva italiana ad adeguarsi agli standard necessari a competere a livello internazionale e a produrre per…“. Un buon vecchio “taci e sgobba – e di più”.