caffè amaro

Ho bevuto del caffé con una dolcissima guerriera. Sceso dove la guerra di cui si narrava si combatte davvero, in prima persona. Oggi è generale dei cappuccini e comanderà molte truppe. Ma il prossimo anno sarà solo un soldato. Un soldato molto forte, della truppa vera, non di quelli che comandano e non annusano il sangue. Un soldato di quelli veri, che combattono per i propri cari, per salvare la vita a sé stessi e ai propri cuccioli. Che cammina sotto le bombe con l’ombrellino, ma un passo alla volta, uno dietro l’altro, senza arretrare. Al massimo si ferma e aspetta, trema un po’, procede. Arriverà alla trincea nemica a piedi. Il coltello lo sa usare.

Probabilmente non berrò mai più il caffé zuccherato. Così, di botto. Non ci sono mai riuscito da quando ho tentato. Quanto sarà? Due anni? Seriamente, dico. Ci avevo provato e sono passato solo da una bustina e mezza ad una. A volte a quella piccola, senza troppo fastidio. Ma il patto per fare un passo sulla luna e un caffé di moka veramente buono… chissà: forse hanno compiuto il miracolo. Quello in autogrill non era lo stesso: troppo acido. Ma forse il passo è fatto: sento di più il caffé. Sono anni che me lo dite tutti, che quando inizi a berlo normale (non zuccherato) poi lo vuoi solo così. Vedremo. È anche probabile. E tutto sommato mi fa doppiamente felice: per il gusto, per la dieta.

E il motivo e la persona: di più. Lo bevo zuccherato da tutta la vita, ragazza. Questo cambiamento – se c’è – lascia un segno amaro ma buono. Quindi mi hai fatto sentire anche questo? Forse si. Pensa: dicono, alcuni, mi ha detto una che ne sa, che per abituarsi a tutto bastino 2 settimane. Io sapevo tre mesi. Ma ok, proviamo prima con 2 settimane. Io però vorrei che non ci si abituasse a tutto in due settimane.

Io a certe cose non mi abituo: non mi abituerò mai.