A Chiara B.

Mi chiedo cosa sarà di te, come me lo chiedo di molte altre. A volte mi sento responsabile, corresponsabile intendo, parte in causa di quello che fate della vostra vita, del fatto che di questa onda di edonismo, di vanità che i social network hanno fatto impennare, io mi servo a piene mani. Non credo che farlo o non farlo, per come io lo faccio, cambi qualcosa. Corro il rischio, e con te sicuramente è successo, di annoiarvi, tanto sono responsabile, chiaro, esauriente, esaustivo nello spiegare il contesto, le conseguenze possibili, non solo nel grave, ma nel meno grave, che i vostri genitori non capiscono, ma in cui io sono dentro e vi vedo, entrambi, di fronte a me, mentre loro non capiscono, non si capacitano, sono in un’atmosfera che non hanno mai annusato mentre io e voi ci capiamo e loro non capiscono. Ma io capisco sia loro che voi.

Un mesetto fa, via contatti su Instagram, sei venuta a posare da me. Sei arrivata con tua madre, eri minorenne quindi ti ho reso sempre chiarissima la cosa: obbligatorio parlarne coi genitori, che devono venire , capire, firmare.

Guardarti negli occhi quel disprezzo, vergogna perché – si vede che lo pensi – tua madre non capisce un cazzo, è sfigata, eccetera. Senza pensare forse che tua madre ha fatto tutto e fa, ogni giorno, tutto per te. Che le devi tutto, anche il tuo grazioso aspetto fisico, che presto scoprirai essere uno dei tanti, niente di speciale nel mondo degli speciali. Le devi ogni cosa: in 15 minuti ho capito che è (stata) una ragazza madre. Osservandole le mani ho capito molto. E tu ti senti a disagio, ti vergogni, facendo una foto con lei, vicino. Ti vergogni che la tua faccia sia associata a quella di tua madre, piccola cagacazzi. Continue reading →

bambino, questo è il tuo.

La cronaca è sesssualmente trasversale nel regalarci gioie. Mi arriva QUESTA splendida notizia. Riassunto: verifica del DNA, la tipa 35 enne si era scopata un ragazzo che oggi è 15 enne, ma al tempo dell’atto era inferiore ai 14 (l’età del consenso, legalmente, si chiama, se non lo sapete vi interessa); lei, sposata, rimane incinta. Suo marito ha riconosciuto il figlio. Ma lei che fa? LO DICE AL RAGAZZINO!

Cioè, che sia chiaro: ha scopato un MOLTO-MINORENNE e ok, scopare è scopare. Ma quello che segue è roba da adulti: figliare, crescere un essere umano, decidere della sua (eventuale) esistenza. Cosa fai, lo tratti come un uomo? Perché ha il cazzo?

Di solito direi: si deve condividere il peso, dal pensiero, alla responsabilità, a tutto.

Ma qui le cose sono squilibrate: tu sei una donna, lui non è un uomo. Che fai, lo chiami per dirgli “sono incinta, che facciamo?” Ma sei scema???! “Il corpo è mio e me lo gestisco io” non nasceva SOLO per scopare, ma soprattutto per decidere se tenere o no i figli, tanto per fare un po’ di storia del femminismo. Tu donna, matura (ok, diciamo “più avanti con gli anni”) potevi decidere due cose sensate: 1) tenerlo e tirarlo su con tuo marito 2) abortire. Poi per carità 3) tenerlo, lasciare tuo marito e fare tutto tu.

Ma l’unica cosa non-sensata era coinvolgere un ragazzino in una cosa diversa da una scopata. Sarebbe stato diverso se fossero stati due ragazzini. Entrambi avrebbero dovuto subire il peso della propria avventatezza nonostante gli avvisi dei genitori ecc ecc ecc ecc. Ma qui la cosa è sbilanciata: la responsabilità è tutta degli adulti.

Donna o uomo che sia.

I maschietti sono sempre indietro, lo diciamo sempre, no? Sono indietro!!!! Sono più bambini delle ragazze alla stessa età. Che cazzo fai? Cosa pensavi che facesse? Che ti mantenesse? Che si portasse via il pargolo? Cazzo sette anni prima era in seconda elementare!

Che tristezza di mondo. E’ che il meccanismo più vecchio del mondo sembra non essere ben chiaro a tutti, stranamente. Io mi sono vasectomizzato. Non genererò vita solo perché posso spruzzare sperma. Per fare un figlio con me me lo devi estrarre con una siringa dalle palle. La mia volontà di riprodurmi deve essere manifesta, diversa dal piacere. MOLTO diversa.

Se si provasse dolore anche nell’atto io credo che succederebbe in modo molto molto diverso. E che ci saremmo probabilmente estinti.

no no no l’e-mail non te la do

E dateme sta emairellaaaaa

l’emairella gnornò gnornòò

So che ne ho già parlato. Ma nuovamente rimango stupito da questo fatto. Le persone non capiscono bene il funzionamento dei mezzi di comunicazione elettronica che si trovano in mano.

Vedo la foto di una che conosco e sua figlia. La figlia è molto carina. Le scrivo (a lei, non alla figlia) e le dico “tua figlia è davvero molto graziosa! Chiedile se vuole posare, se ha almeno 16 anni” “ma come, in che modo?” “lasciami la sua e-mail e vi mando lo spiegone!” “col cavolo che ti lascio la sua e-mail!”.

Non avevo grande voglia di separare i piezzi piccoli da quelli grandi di coglioni che mi tira questa storia, quindi ho solo lasciato un vocale per dirle “siccome la storia è lunga io ho un testo preparato che le persone se vogliono ricevono e leggono e quindi decidono che vogliono fare: del resto non saprei che danno i possa mai farti inviandoti una e-mail, ma tranquilla, se non vuoi lasciarmela non ci sono problemi! Se vuoi lasciami la tua! Ciao e buon anno!”.

Ma i gironi mi cogliano comunque. Visualizzate, specie se siete mamme: quale che sia la vostra preoccupazione, di cosa, davvero, vi siete preoccupate? Per favore, sul serio, no pancia, ragioniamo: perché non si da l’indirizzo e-mail alle persone? Come funziona l’e-mail? Pensiamoci assieme per favore. Non ho chiesto IL TELEFONO (cosa che qualsiasi ragazzino ti da, invece, più facilmente dell’indirizzo e-mail, porcattttroia della sicurezza) ma l’indirizzo e-mail. La cosa più gestibile, sicura, asettica, distaccata, meno invadente del mondo, tra persone.

Il motivo per cui nello scorso decennio abbiamo imparato a diffidare dal dare l’indirizzo e-mail è lo spam. E per qualcuno: i virus. Cioé stiamo parlando di problemi seri, tecnici, settoriali, ben definiti e circoscritti, specificamente correlati con attività negative che non partono quasi mai da individui, bensì da entità, che potrebbero essere aziende nel più normale dei casi di spam, o vari tipi di associazioni a delinquere o sistemi automatizzati sia nel caso dello spam, sia dei virus. Ma quanto spam c’è oggi? E ti difendi non fornendo il tuo indirizzo a delle persone? La raccolta e la generazione di indirizzi sono automatizzati. E lo spam è correlato ormai moltissimo alle abitudini di navigazione targettizzate, profilate, correlate all’uso dei cookies e dei social per chi non si protegge. E si proteggono solo quelli come me, nerd, paranoici, smanettoni per capirci.

QUINDI: cosa cazzo può succedere se mi dai il tuo indirizzo e-mail? Che …? Ti mandooooooo ….

Una e-mail! 🙂

CaZZOoooooooo! 😀 Terribile. Cosa posso farti con una e-mail, soprattutto dopo che ti ho avvertito esplicitamente? Che ti scrivo. Porcaminchia! Pericolosissimo! Certo, sono un vecchioporcochefotografaledonnenude e miafiglianonlavrai. Ma non mi hai detto beh, parliamone, io voglio sapere se vuoi fotografarla nuda. No: mi hai detto: col cazzo che ti do la sua e-mail! Questo mi fa girare i frascatelli! Ma sei scema? Ma si! Sei stupida. E ignorante. Tutte e due. E lo so, ti conosco, bella. E hai il sangue alla testa in due secondi, quindi pazienza, meglio perderti che trovarti, a te e alla tua discendenza. Ma resta il fatto – diffuso – che invece di usare l’e-mail come uno scudo, uno spazio-tampone che assorba il pericolo di un contatto diretto, di un telefono che è molto più invasivo, di un contatto facebook dove scrivi i fatti tuoi … no, hai PAURA dell’e-mail.

Se dovessi mandarti spam in due secondi mi denunci e mi aprono in due. E se tua figlia è minorenne, a parte che in tutta la mail c’è scritto: DEVI DIRLO AI TUOI, SE NON LO DICI AI TUOI NON FACCIAMO NIENTE, FAI LEGGERE QUESTA E-MAIL AI TUOI (ma ovviamente questa stupida – non per questo motivo – non può saperlo perché non ha ricevuto l’e-mail in cui questo è contenuto) – comunque non ha diritto di firmare un documento, la liberatoria, che mi da diritto ad usare le foto.

E ok, ok, mentre lo scrivo lo capisco da solo: non sanno delle cose, hanno paura giustificata per i figli. Ma ok. Ma siamo nel 2018. L’e-mail è nata prima 15 anni prima di me, ok? Abbiamo usato il telefono, le lettere, le cartoline, gli sms, e un sacco di altra roba con più consapevolezza del mezzo. L’e-mail è meno pericolosa di altri mezzi. Se tua figlia l’avessi trovata per strada le avrei parlato. Non è più pericoloso forse? Se l’avessi trovata su instagram (cosa che adesso è il 70% del mio contatto, e non sono io ad avvicinarmi per primo: sono loro) cosa credete che sarebbe successo? Che la comunicazione sarebbe stata mediata da un genitore? Assolutamente no. Se fossi un predatore sessuale senza scrupoli avrei gioco facile. Ciao come stai, vediamoci. 15 minuti e io vedo in faccia tua figlia. Ma io NON lo faccio. Io le dico: lasciami qui il tuo indirizzo e-mail e ti manderò informazioni scritte.

Io lascio VOLUTAMENTE una traccia scritta, dettagliata, repricabile, documentabile legalmente, a tua disposizione. Potrei usare i messaggi autodistruttivi in istagram, telegram e snapchat. I ragazzini lo usano, le mamme non sanno manco se premo qui oppure qua? cheioconquestecosetecnologiche. Ok, d’accordo. Ma allora l’e-mail, cara mamma? L’e-mail è del tempo tuo, non di tua figlia. Per tua figlia l’e-mail è “quello che ho usato per iscrivermi a facebook” (sic).

Seguo volutamente questo iter preciso. Innanzitutto ti lascio il mio indirizzo, io, se sei per strada. Non tu a me. Se TU vuoi mi scrivi. Io non so chi sei, come ti chiami, il tuo telefono, niente. TU sai chi sono io. Se mi scrivi (e quindi mi darai il tuo indirizzo) , io ti risponderò, mandandoti informazioni. A questo punto cosa avrò io di tuo? Il tuo indirizzo e-mail. E basta. E un po’ della tua attenzione.

Tu cosa avrai di mio? Nome, cognome, telefono, indirizzo e-mail, zona di casa mia, zona dello studio, e se scendessimo nei dettagli tecnici, una miriade di informazioni contenute nei metadati. Ma lasciamo perdere. Non solo: nella mail ti spiego ogni cosa. Ti fornisco esempi, ti do il collegamento per vedere il lavoro, ti dico che faccio anche foto di nudo ma che se sei minorenne non esiste. Che se sei minorenne DEVI far leggere tutto ai tuoi quantomeno perché loro firmano documenti.

Se le cose funzionano allora si, mi lasci i tuoi dati. Ma comunque lo fai perché hai deciso di posare, di venire personalmente da me: il lupo. E se sei minorenne deve venire chi firma i documenti! TU, IL GENITORE.

Ma se sei stupida come una capra, allora hai paura di lasciare il tuo indirizzo e-mail ad uno sconosciuto. Pensateci, per favore. Cos’è un’e-mail tra due individui? Non aziende. Non banche. Quell’indirizzo lo hanno dato almeno a 6 social diversi. Cosa posso fare io, di differente, senza che voi possiate intervenire in modo ragionevole, civile, responsabile?

Daaaaaaaaaah