quella troia, dice

Circa un anno fa, quando decisi di farmi uccidere, in una giornata decisa, come a cercare un negozio con le scarpe giuste, ma di corsa, con urgenza, una delle persone che avrebbe potuto procurarmi un contatto mi fece sorridere, nel suo maschilismo schifoso, ma perché faceva parte del personaggio.

cercavo questo

Arrivai al suo negozione. Aspettai, poi gli chiesi di poter parlare in privato. Gli chiesi di non fare parola con nessuno di quanto stavo per dirgli. Poi gli chiesi se fosse in grado di trovare qualcuno che poteva far fuori qualcun altro. Si. Senza esitazione era un si. Forse in lontananza il me non disperato era stupito, ma si stava facendo i fatti suoi e non battei ciglio. Mi chiese subito chi era e cosa aveva fatto: stupri? Hanno fatto del male a qualcuno? – No no, tranquillo, non sono quel tipo di persona e non voglio che venga fatto male a nessuno. Esito un attimo. Ma ok, sono li: è per me. E lui fa “non sarà mica stata quella troia? è colpa sua?” – e io giuro ho trovato talmente stupida questa reazione, ingiusta, sbagliata… che ho riso. Era parte del personaggio. Panza, alcol, motori, un po’ cowboy, molto popolare, molto alla mano con un sacco di gente. In fondo tutto sommato anche buono. Ostenta fascismo, ma ripeto, in fondo in fondo un pezzo di pane.

Il resto lo sapete, non se ne parla, bla bla, no non te lo dico, no per te no, non esiste, e comunque non te lo farebbe. Vabbé, saluti, ciao. Forse boh, forse gli ho anche spiegato che non si trattava di una prima volta… era (è, aggiungo: non è cambiato nulla, anzi, la cosa si è aggravata) la disperazione, la mancanza di speranza, il futuro nero, la vecchiaia, il passato che non prometteva per il futuro.

Ma che assurdo dare la colpa del fatto che io voglia morire … a qualcuno se non a me. E’ anche terrificante, ok.

ora mi odia (34ma puntata)

Siamo arrivati al classico “maledetto il giorno che ti ho incontrato“. Quando mi ha lasciato, lei, senza appello, mi ha chiesto esplicitamente “questa volta non bloccarmi, per favore”. Ok, le ho risposto, non ti blocco da nessuna parte, come vuoi, anche questo come vuoi.

Ieri ero costretto dalle circostanze a non dormire a casa, ma in studio, luogo che avevo iniziato ad amare perché ci “vivevo” con lei. Ero l’uomo più felice della terra osservando il soffitto industriale, la lampada al neon sopra di me, gli incroci di linee tristi e grigie… e pensando che non le trovavo più tristi e grigie: ero felice, felice e appagato, con la mia bimba tra le mie braccia, addormentata, accoccolata su di me in un modo che raramente è possibile tra uomo e donna, senza che qualcuno non abbia la circolazione bloccata. Felice.

Da solo, trovarmi di nuovo li mi ricorda lei, momenti felici, meravigliosi.

Ne ho fatta una foto/stato su whatsapp, perché me la ricordava, mi ricordava lei, mi mancava. Lei mi scrive “interessante” e poi parte a disprezzarmi, a dirmi “chi ti scopi adesso” … mentre io voglio solo lei, io non vado subito da qualcuno, io. Non lo faccio. Se qualcuno lo fa, tra noi, è stata lei. E non gliene ho fatta una colpa, mai. Dirlo a me… è meschino.

E’ arrivata ora a rinnegare ogni cosa, che se potesse tornare indietro non mi chiederebbe mai quel fatidico like che ci ha fatti incontrare. Quanto odio, anche se lei dice che mi ama ed è per questo che soffre così. Ma dove sta questo amore? io vedo disprezzo, non apprezzamento. Vedo lontananza, non voglia di stare. Lo so che è giovane. Mi accusa di essere causa del suo dolore, di fregarmene della sua solitudine (ma… sei andata via, bambina mia, mica ti ho mandato via! … e io, non mi hai lasciato solo? ti importa?) e poi ci mette dentro tutti i maschi del pianeta (i penedotati) eccetera. Ma io sono qui. Io ti aspetto, non sono andato via io. Sei tu e non torni. E ti lamenti che sei sola. Poi dopo avermi scaricato addosso merda, mi blocca. E se le scrivo su telegram, “lasciami in pace”. Ok. Lo faccio.

Ora sono uno stronzo, un mostro. Ma non ero una meraviglia? Chissà cosa diventerò nei suoi racconti ora, una specie di sirena-maschio che ammalia le povere malcapitate? Quando ci ha provato LEI? E io la adoro per questo. Ma cosa si inventerà la sua rielaborazione? cosa sta già facendo, invece di capire, tornare, calmarsi? Che guazzabuglio il cuore umano 😦

Purtroppo nel I secolo a.c. Catullo già aveva esperienza di questo sentimento doppio.